mercoledì 8 febbraio 2017

CANONICA A LUCI ROSSE


Anche oggi alcuni giornalisti mi hanno chiesto di rilasciare interviste sui fatti che hanno reso Padova famosa in questi giorni.

La scelta di presentare la mia storia di prete felicemente sposato in contrapposizione alle tristi vicende che coinvolgono alcuni preti di Padova, uno dei quali un mio carissimo amico...la trovo come lo scontato epilogo di una telenovela che sta stancando.

Il vero scandalo dal mio punto di vista è invece questo: per risolvere il problema dell'iperattività sessuale dei suoi preti... il vescovo di Padova li invita a tagliare le relazioni affettive stabili...non capisco davvero...ci sto pensando...


giovedì 9 giugno 2016

UN ALTRO DOCUMENTARIO CHE STA GIRANDO IL MONDO


Silvia Luzi, regista di un documentario che è andato in onda in mezzo mondo (ma non in terra italica!!) e che contiene anche un mio intervento, spiega come lo scopo di questo lavoro non sia quello di puntare il dito contro l'istituzione cattolica, che continua a obbligare al celibato i suoi ministri, ma a dimostrare come sia pesante e crudele la condanna sociale nei confronti di chi trasgredisce e critica la norma sul celibato ecclesiastico.


sabato 13 giugno 2015

Oggi l'anteprima

ANTEPRIMA MONDIALE
Uomini proibiti, di Angelita Fiore

sabato 13 giugno 2015 - ore 17.00  
Cinema Arlecchino, via delle Lame 59 - BOLOGNA

SELEZIONE UFFICIALE 
Concorso BIOGRAFILM Italia  

é aperta la prevendita dei biglietti presso il cinema Arlecchino,
é comunque possibile fare il biglietto anche direttamente al cinema il giorno della proiezione.

Uomini Proibiti, di Angelita Fiore
prodotto da Maxman Coop e Roberta Barboni



ALCUNE RECENSIONI

sabato 16 maggio 2015

Accoglienza gratuita

La Padova che accoglie si è ritrovata in piazza...
ma di persone accoglienti e "umane" ce ne sono molte di più in città!
Mi piacerebbe riempire Prato della Valle!
Magari la prossima volta, con una manifestazione che nasce dal coinvolgimento di tutte realtà sociali e religiose presenti sul territorio, e non dal narcisismo di qualcuno!
Una sola preoccupazione: ho sentito che gira un sacco di soldi per l'accoglienza dei migranti che continuamente arrivano in questura.
Care cooperative e onlus che spuntate come funghi, vi prego, non lucrate sui migranti!
Ci sono persone che credono ancora nella gratuità dell'accoglienza.
E non lo dicono, ma lo fanno!


giovedì 14 maggio 2015

Manifestazione "Padova accoglie"

VENERDI' 15 MAGGIO ORE 19
PIAZZA GARIBALDI, PADOVA
(Ci sarò anch'io!)
Accogliere i migranti in fuga da guerre e devastazioni è una sfida impegnativa. In molti anche a Padova la stanno raccogliendo senza paura, seppur tra mille difficoltà: singoli e realtà associative mettono insieme le forze per fornire almeno un tetto, un po' di ristoro e conforto a queste persone alla ricerca di una possibilità di salvezza.
Organizzare un'accoglienza degna, anche se si tratta attualmente di poche centinaia di persone in tutta la provincia, non è semplice: ci sono barriere linguistiche da superare, bisogna vincere la paura e la diffidenza di chi da anni ormai non è altro che merce in balìa di trafficanti di esseri umani senza scrupoli. Alla complessità della relazione con i migranti e alla difficoltà nel reperire risorse, recentemente a Padova sembrano aggiungersi pesanti ostacoli.
Dichiarazioni ed immagini diffuse dai giornali purtroppo non ci parlano di altro se non della esplicita volontà di respingere chiunque sia in fuga, criminalizzando non solo la figura dei migranti, ma - recente novità padovana - anche chi li accoglie.
Le case messe a disposizione per l'accoglienza dei profughi sono state pubblicamente condannate, con vasto supporto mediatico: il gesto di additare il campanello della casa, trovata dopo una ronda indagatoria, è stato immortalato e diffuso con fini di ammonimento e biasimo nei confronti dei proprietari stessi e di tutti coloro che lavorano ogni giorno accogliendo i profughi per dar loro un’opportunità di vita degna.
Mettere all'indice la solidarietà umana è un gesto che attacca al cuore profondo la nostra cittadinanza. Emanare provvedimenti amministrativi che rendano illegale addirittura la disponibilità personale dei singoli cittadini ad ospitare nelle proprie proprietà, nel momento in cui fra l’altro non vengono messi a disposizione spazi pubblici, è un’aggressione alla vera anima dei padovani: aperta, accogliente, solidale, fraterna.
A Padova ci sono molte persone che cercano di essere quotidianamente parte della soluzione alle molte problematiche che hanno a che fare con l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. Crediamo che la fiaccolata indetta per venerdì 15 sia un insulto a questa città volenterosa, che si vuole marginalizzare e immiserire con l'odio e la paura.
Ribadiamo che l'incontro manifestazione di venerdì 15 maggio è stato promosso a supporto e solidarietà di tutte le realtà associative che si muovono nell'ambito dei percorsi di accoglienza legati all'emergenza profughi di questi mesi, in particolare dopo gli attacchi alla coop. Percorso Vita per l'apertura di una casa di accoglienza in centro a Padova, ma anche per quelle come la Casa Don Gallo che provano tra mille difficoltà e senza finanziamenti a dare una risposta ai percorsi successivi all'emergenza. La piazza di venerdì pertanto non avrà alcuna bandiera di partito e raccoglierà nel suo insieme tutti i cittadini di Padova che vogliano rendersi solidali a chi opera tutti i giorni per l'accoglienza.
Chiediamo dunque che venerdì 15 maggio la vera Padova debba prendere parola e rendersi visibile. Per questo ci rivolgiamo a tutta la cittadinanza, ai gruppi organizzati, ai singoli, a partire da chi ogni giorno lavora per aiutare i profughi, fino a ogni cittadino che ritenga che la solidarietà sia un valore irrinunciabile, perché si possa costruire una piazza piena della Padova che sa e che vuole accogliere gli ultimi.
Alle ore 19:00 in Piazza Garibaldi convochiamo tutti i padovani che pensano che la nostra città sia accogliente, vogliamo fare sentire a chi in silenzio e senza clamore lavora con gli ultimi tutta la nostra vicinanza e il nostro massimo sostegno.

martedì 12 maggio 2015

Prossimamente...

Il film-documentario "Uomini proibiti" sarà proiettato in anteprima al Biografilm Festival di Bologna in programma dal 5 al 15 giugno 2015.
Ecco la scheda di presentazione (clicca qui)
Riporto anche una recensione uscita su La Repubblica domenica 10 maggio 2015.


sabato 2 maggio 2015

Da Lampedusa sale una preghiera...

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola

e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all'alba sei colore del frumento

al tramonto dell'uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste
.
Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire
Erri De Luca

domenica 18 gennaio 2015

20 parigini valgono più di 2000 nigeriani?

"At least 3.7 million people, including 50 world leaders, marched in anti-terrorism rallies in Paris and elsewhere in France on Sunday for the 12 people that was killed in an attack on the Paris satirical newspaper Charlie Hebdo. Look miles away to Nigeria where more than 2000 people were killed. No demonstration, not a single rally or world leader to condemn the attack in Nigeria by Boko Haram in what has been described as the deadliest attack in history.

Hollywood star, Boris Kodjoe questioned why world leaders are not concerned about Boko Haram. Osaseye agrees with Boris on this issue. But first, it starts with the people of Nigeria, then the leaders in Nigeria before the world. Nigerians are so quiet on this matter. It is as is." 
Dal blog http://osaseye.blogspot.it/2015/01/40-world-leaders-condemn-attack-in.html#.VLwRjtKG-Ex

E' proprio in occasione di simili tragedie che ci possiamo accorgere come i mezzi di comunicazione tradizionali (tv e giornali) non siano imparziali. Non raccontino i fatti, secondo la loro gravità, il loro giusto peso.
Con tutto rispetto alle vittime francesi... quello che sta accadendo in Nigeria è assai più drammatico. Interi villaggi distrutti, bruciati. Perchè? Perchè?
E' proprio quello che vorrei sapere...perchè tanta crudeltà tra poveri? O forse c'è lo zampino di qualche Potere o Nazione esterna?
E poi...chi mi sa spiegare cosa ci facevano Greta Ramelli e Vanessa Marzullo in Siria? 
Insomma...e la mia domanda è ancora più profonda e più universale...di chi mi posso fidare per conoscere la realtà dei fatti e poter dare il mio giudizio e il mio sostegno o sdegno?

giovedì 1 gennaio 2015

Appello a sostegno di papa Francesco

FERMIAMO GLI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO





           
L’arrivo del Papa «venuto dalla fine del mondo» che assume il nome di Francesco presentandosi non come Pontefice Massimo, ma come Vescovo di Roma, provoca reazioni scomposte dentro la Curia vaticana che, falcidiata da scandali e corruzioni, considera il Papa come corpo «estraneo» al suo sistema consolidato di alleanze col potere mondano, alimentato da due strumenti perversi: il denaro e il sesso.
Dapprima il chiacchiericcio sul «Papa strano» inizia in sordina, poi via via diventa sempre più palese davanti alle aperture di papa Francesco in fatto di famiglia, di «pastorale popolare» e di vicinanza con il Popolo di Dio per arrivare anche – scandalo degli scandali – a parlare con i non credenti e gli atei.
Dopo lo sgomento di un sinodo «libero di parlare», l’attacco frontale di cinque cardinali (Müller, Burke, Brandmüller, Caffarra e De Paolis), tra cui il Prefetto della Congregazione della Fede, ha rafforzato il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco «un pericolo» che bisogna bloccare a tutti i costi.
Rompendo una prassi di formalismo esteriore, durante gli auguri natalizi, lo stesso Papa elenca quindici «malattie» della Curia, mettendo in pubblico la sua solitudine e chiedendo coerenza e autenticità. 

Come risposta all’appello del Papa, il giorno dopo, il 24 dicembre 2014, Veglia di Natale, scelto non a caso, il giornalista Vittorio Messori pubblica sul Corriere della Sera «una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», dal titolo «I dubbi sulla svolta di Papa Francesco», condito dall’occhiello: «Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?».

L’attacco è mirato e frontale, «richiesto», una vera dichiarazione di guerra, felpata in stile clericale, ma minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: il Papa è pericoloso, «imprevedibile per il cattolico medio». È tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei «mandanti», ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli «è stato richiesto». 

Ci opponiamo a queste manovre, espressione di un conservatorismo, che spesso ha impedito alla Chiesa di adempiere al suo compito «unico» di evangelizzare. Papa Francesco è pericoloso perché annuncia il Vangelo, ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato. I clericali e i conservatori che gli si oppongono sono gli stessi che hanno affossato il concilio e che fino a ieri erano difensori tetragoni del «primato di Pietro» e dell’«infallibilità del Papa» solo perché i Papi, incidentalmente, pensavano come loro.

Noi non possiamo tacere e con forza gridiamo di stare dalla parte di Papa Francesco. Con il nostro appello alle donne e agli uomini di buona volontà, senza distinzione alcuna, vogliamo fare attorno a lui una corona di sostegno e di preghiera, di affetto e di solidarietà convinta.

La «svolta di Papa Francesco» non genera dubbi, al contrario coinvolge e stimola la maggioranza dei credenti a seguirlo con stima e affetto. Il ministero del Vescovo di Roma e la sua teologia pastorale suscitano speranza e anelito di rinnovamento in tutto il Popolo di Dio e il suo messaggio è ascoltato con attenzione da molte donne e uomini di buona volontà, non credenti o di diverse fedi e convinzioni.

Desideriamo dire al Papa che non è solo, ma che, rispondendo al suo incessante invito, tutta la Chiesa prega per lui (cfr. At 12,2). È la Chiesa dei semplici, delle parrocchie, dei marciapiedi, la Chiesa dei Poveri, dei senza voce, dei senza pastori, la Chiesa «del grembiule» che vive di servizio, testimonianza e generosità, attenta ai «segni dei tempi» (Matteo 16,3) e camminando coi tempi per arrivare in tempo.

Allo stesso modo, molti non credenti, atei o di altre religioni, uomini e donne liberi, gli esprimono pubblicamente la loro stima e la loro amicizia. La sètta di «quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re» (Luca 7,25) e non possono stare con un Papa di nome Francesco che parla il Vangelo «sine glossa».

Papa Francesco, ricevi il nostro abbraccio e la nostra benedizione.

 

Roma, 25 dicembre 2014 – Natale di Gesù


Comunità di San Torpete Genova, con Paolo Farinella, prete
Ornella Marcato e Fabio Cozzo, coniugi
«Una Chiesa a più voci» di Ronco di Cossato Biella, con Mario Marchiori, prete
Comunità Le Piagge Firenze, con Alessandro Santoro, prete
Noi Siamo Chiesa – Italia con Vittorio Bellavite, presidente
Aldo Antonelli, prete; Benito Fusco, frate
Luigi Ciotti, prete – Presidente di Libera
Centro Studi «Edith Stein» Lanciano, con Amedeo Guerriere, diacono e Carmine Miccoli, prete
Franco e Anna Borghi, coniugi; Luisa Marchini, laica
Beati i costruttori di pace, con Albino Bizzotto, prete
Associazione «Fraternità degli anawim» con Giovanni Cereti, prete

(Seguono altre 670 firme, per ora)

Chi condivide l’appello che segue può firmare al link sotto riportato.








lunedì 22 dicembre 2014

Dopo la lettura di Benigni...

...i 10 comandamenti non sono più gli stessi

di Alberto MAGGI


Dopo la lettura di Benigni i comandamenti non sono più gli stessi. Chi potrà mai dimenticare che il comandamento “Non rubare”, Dio l’ha scritto direttamente nella lingua italiana, in quanto insegnamento esclusivo per la corrotta Italia! Forse se la Chiesa avesse insistito meno sul sesso (tema ignorato da Gesù nel suo insegnamento) e più sul peccato di corruzione, sull’avidità, sull’ingordigia – atteggiamenti denunciati con forza da Gesù in quanto ritenuti la causa di ogni ingiustizia umana - la società sarebbe differente. E si spera che la Chiesa cattolica di Papa Francesco cancelli definitivamente dal Catechismo della Chiesa l’infelice articolo nel quale si legittima la pena di morte. In uno dei momenti più alti di tutto il programma, l’attore, con i tratti del volto tesi, ha infatti denunciato una società omicida che sopprime solo per legittimare i propri interessi e mai per giustizia.
Alla fine comunque Roberto Benigni è riuscito a scontentare tutti, sia i conservatori reazionari (come si è permesso ridicolizzare l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla sessualità?) sia i progressisti, sempre con la puzza sotto il naso, che hanno trovato non abbastanza provocatoria l’interpretazione che ha dato dei comandamenti di Mosè.
Eppure nella prima serata i tradizionalisti avevano esultato vedendo con quale enfasi, quasi da telepredicatore pentecostale, Benigni aveva presentato i primi tre comandamenti, quelli esclusivi del popolo di Israele, centrati sull’unicità di Dio. Ma poi Benigni ha rovinato tutto ieri sera, denunciando il crimine di una Chiesa sessuofoba che ha manipolato la stessa parola di Dio e trasformato il comandamento “Non commettere adulterio” in “Non commettere atti impuri”, rovinando così generazioni di adolescenti che si sono sentiti colpevolizzati per quelli che erano solo fenomeni dovuti all’esuberanza di ormoni in circolo.
Ma da vero genio dello spettacolo, l’asso nella manica Roberto l’ha tirato fuori proprio verso la fine della seconda serata. Dopo aver presentato in maniera teologicamente corretta e profonda i comandamenti, e la figura di Mosè e del Dio d’Israele, accentuando e magnificandone le luci e tacendo o sorvolando sulle ombre (secondo la Bibbia ha ammazzato più ebrei Mosè per liberarli dalla schiavitù egiziana che il faraone per trattenerli), il grande attore, con nonchalance, ha assestato il colpo basso.
Roberto Benigni ha raccontato infatti, come Gesù interrogato da uno degli scribi – i teologi ufficiali dell’istituzione religiosa – su quale fosse il comandamento più importante, nella sua risposta abbia ignorato provocatoriamente le tavole di Mosè, e si sia rifatto all’“Ascolta Israele”, il “Credo” che gli ebrei recitavano due volte il giorno: “Il più importante è “Ascolta Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. La domanda dello scriba concerneva un solo comandamento, il più importante. Ma secondo Gesù l’amore per Dio non è completo se non si traduce in amore per il prossimo, e per questo aggiunge alla sua risposta un precetto contenuto nel libro del Levitico: “E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”.
La disinvoltura di Gesù verso i comandamenti di Mosè è infatti a dir poco sconcertante. Quando l’uomo ricco gli chiese quali comandamenti osservare per ottenere la vita eterna, Gesù nella sua risposta omise quelli che riguardavano gli obblighi verso Dio e gli elencò solo i doveri verso gli uomini. Per Gesù non sono indispensabili per la salvezza i tre comandamenti esclusivi di Israele, la cui osservanza garantiva a questa nazione lo “status” di popolo eletto: Cristo ha preferito ribadire il valore di cinque essenziali comandamenti validi per ogni uomo, ebreo o pagano, credente o no, che riguardano basilari atteggiamenti di giustizia nei confronti del prossimo: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e la madre”.
“Con dieci parole fu creato il mondo” (Pirqé Aboth 5,1), insegnava la teologica ebraica con riferimento alle dieci parole di Esodo 34,28: “Scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole”. L’evangelista Giovanni nel prologo al suo vangelo non è d’accordo. Prima ancora della creazione del mondo c’era il Logos, un’unica Parola in base alla quale tutto fu creato (“In principio era la Parola”, Gv 1,1), una sola Parola che si formulerà nell’unico comandamento che Gesù lascerà ai suoi: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Con Gesù il credente non è più colui che ubbidisce a Dio osservando le sue Leggi, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore uguale a quello che del Padre è proprio.


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L’AUTORE – Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it ) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere.

Ha pubblicato, tra gli altri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. E’ in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita

domenica 14 dicembre 2014

Natale a Km0

Natale 2014:
Dio a km0  ma anche a costo zero

            Il Natale ci rivela che il Dio di Gesù Cristo (Emmanuele = il Dio con noi) è un Dio a Km0, perché incarnandosi si è reso vicino, accanto a ciascuno di noi. Questo tratto divino l'avevo sviluppato e approfondito in occasione del Natale 2013. Quest'anno voglio far emergere un altro aspetto fondamentale delDio con noi, ossia un Dio a costo zero, ossia puramente gratuito e senza tariffario.
            Nell'immaginario di tanta gente c'è ancora la visione di Dio che ci chiede tante cose per poter avere il suo perdono e la sua grazia: tante preghiere e suppliche, andare a Messa e confessarsi, celebrazioni con incensi e litanie, rosari e devozioni. Sulla scia del Dio predicato dagli scribi, farisei e dottori della legge, al tempo di Gesù, che per placare l'ira di un Dio giudice e per riuscire ad ottenere il suo perdono bisognava salire al tempio di Gerusalemme per realizzare le varie purificazioni e offrire sacrifici.
            Bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste ancora oggi un supermarket religioso presente nelle nostre diocesi, parrocchie, santuari, basiliche, con un tariffario per matrimoni, funerali, battesimi e anche per le intenzioni dei defunti nelle Messe, comprese le “messe gregoriane” che costano molto in un noto santuario veneto.  Questo mercato dei sacramenti ha generato l'immaginario popolare di poter comprare la Messa, mediante l'espressione popolare “pagare la Messa”,  in modo da aiutare il proprio defunto a raggiungere il paradiso.
            Tutto questo fa emergere un Dio che esige molto, anche in termini di denaro, mentre l'Eucarestia è l'azione di grazia per eccellenza, perché Gesù si è donato completamente e gratuitamente come pane spezzato e vino versato, senza esigere nulla: un amore senza misura e senza prezzo.

            Come è possibile monetizzare la grazia di Dio? Siamo di fronte ad una eresia cattolica che non ha niente  a che vedere con il cristianesimo, come pure una simonia contemporanea (compravendita di beni sacri spirituali)  denunciata già dall'apostolo Pietro negli Atti degli Apostoli 8, 18-25 e messa in pratica soprattutto nel Medioevo.

            Scrive il biblista Josè Antonio Pagola, nel suo noto libro Gesù, un approccio storico, rivelando la differenza tra Giovanni il Battista e Gesù di Nazaret: “Neppure il battesimo stesso ha più significato come rito di un nuovo ingresso nella terra promessa. Gesù lo sostituisce con altri segni di perdono e guarigione che esprimono e rendono realtà la liberazione voluta da Dio per il suo popolo. Per ricevere il perdono non è necessario immergersi nelle acque del Giordano; Gesù lo offre gratis a quanti accolgono il regno di Dio (…) Con Gesù, tutto comincia a essere diverso. Il timore del giudizio lascia il passo alla gioia di accogliere Dio, amico della vita (…) Gesù invita alla fiducia totale in un Dio Padre” (p. 96-97).
            Papa Francesco nell'omelia del 21 novembre 2014 a Santa Marta, ha lamentato lo scandalo del mercato religioso mediante le tariffe che sono ancora presenti nelle nostre chiese e lo ha fatto alla luce del Vangelo di Luca 19,45-48, dove Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano; “quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi: battesimo, tanto; benedizione, tanto; intenzioni di messa, tanto...”. Inoltre , il papa ha dichiarato in maniera profetica: “Dunque non si possono servire due signori: Dio è assoluto. Ma c’è anche un’altra questione: perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro?. Perché la redenzione è gratuita: la gratuità di Dio. Gesù, infatti, viene a portarci la gratuità totale dell’amore di Dio. Perciò, quando la Chiesa o le chiese diventano affariste, si dice che non è tanto gratuita la salvezza. Ed è proprio per questo che Gesù prende la frusta in mano per fare questo rito di purificazione nel tempio”.
            Nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco dichiara più volte la gratuità dell'amore di Dio, fino ad affermare con forza che la Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita (n.114).
           
            Il Natale ci chiama ad annunciare e soprattutto a testimoniare che il Dio di Gesù Cristo, fattosi uno di noi nel prendere dimora in mezzo all'umanità, è un Dio a km0 ma anche a costo zero: offrendoci gratuitamente tutta la sua misericordia e benedizione. Questo è il grande dono del Natale che dobbiamo continuamente offrire soprattutto ai più piccoli e poveri. Un dono che non si trova sulle corsie dei supermercati, ma che si rende presente mediante una relazione interpersonale che deve essere gratuita e amorevole.
            Allora impegniamoci a fare in modo che la nostra Chiesa sia strumento di questo amore gratuito di Dio, passando dai doni del babbo natale di questa economia capitalista al dono del Natale: l'amore di un Dio che lascia perfino il suo paradiso per stare con noi, per soffrire con noi e per camminare al nostro fianco fino a farci  raggiungere  una vita piena, libera da ogni sofferenza e oppressione, intrisa del suo amore di Padre e Madre.

Tramonte (Padova) 9/12/2014

Adriano Sella

domenica 26 ottobre 2014

Poesia dal carcere

"Sono come una tomba

che mi vengono a pregare."


Salvatore (51 anni), ergastolano. 9999". Di Posillipo. Rapina con un morto. Salvatore lavora nelle cucine, i suoi pensieri sono brevi e circostanziati, anzi governati in modiche stanze. La memoria è un segreto, il guizzo e il coraggio del recluso, o una spada conficcata nel fianco.

La nostra fortuna

Se leggiamo i quotidiani, se guardiamo i telegiornali, se ascoltiamo i discorsi ai bar o le urla agli stadi...sembrerebbe che questa società fosse esclusivamente razzista e xenofoba.
Io invece ci vedo una grande fortuna, una grande occasione.
L'esempio della comunità di Rovolon ne è l'immagine. Di fronte alla chiusura, alla paura, ai pregiudizi di un gruppetto di persone che non voleva 4-5 mamme straniere con bambini nel loro quartiere, la risposta di molte famiglie è stata questa: "la nostra casa è aperta per loro!"
Quindi è proprio in una società come la nostra che possiamo sperimentare l'autenticità e la coerenza dei valori in cui crediamo. Il cristianesimo di massa è solo un brutto ricordo, ora possono crescere donne e uomini di fede autentica!

Famiglia: cosa vuole la Chiesa?



di  p. José María CASTILLO

Che cosa vuole risolvere la chiesa in riferimento ai problemi che maggiormente preoccupano la famiglia in questo momento?
Come è logico, la prima cosa che attira l'attenzione – e che risulta difficile spiegare – è che i problemi trattati al Sinodo non sono quelli che maggiormente interessano e preoccupano la grande maggioranza delle famiglie nel mondo.
L'angoscioso problema della casa, il problema di una paga giornaliera o di uno stipendio con cui arrivare degnamente alla fine del mese, il problema della salute e della sicurezza sociale, quello dell'istruzione dei figli.
O, almeno, questi argomenti così gravi e che angosciano la gente non sono stati – a quanto ci risulta – problemi centrali all'ordine del giorno di nessuna delle commissioni o sessioni del Sinodo.
Questo dà motivo di pensare o magari sospettare – almeno in linea di principio – che quelli che hanno preparato e organizzato i lavori del Sinodo sono persone che possono dare l'impressione di essere più preoccupati per i dogmi cattolici e per la morale predicata dal clero che per le sofferenze e umiliazioni che stanno sopportando molte famiglie, anche più di quante immaginiamo.
Non è necessario essere né saggi né santi per rendersi conto di questo, per farsi logicamente la domanda che ho appena posto. E che nessuno mi dica che gli argomenti che ho appena indicato sono problemi che devono essere risolti dagli economisti e dai politici.
Anche nell'ipotesi che quello che ho detto è un argomento che riguarda direttamente l'economia e la politica, ci devono pensare però solo gli economisti e i politici? Ed allora? La sofferenza, la dignità, la sicurezza e i diritti della gente, i diritti fondamentali delle famiglie, non ci devono interessare, né possiamo o dobbiamo far nulla?
Questa è la prima grande questione che, a mio modesto parere, dovrebbe interessare soprattutto, e prima di qualsiasi altra cosa, la Chiesa, e soprattutto i suoi capi. Lo dico per tempo, quando ancora abbiamo un anno davanti a noi per giungere alle conclusioni del Sinodo.
Però, arrivando ai problemi che il Sinodo ha trattato, la mia domanda è la seguente: alla gerarchia della Chiesa, che cosa maggiormente le interessa o la preoccupa? Gente che “si ama”? O gente che “si sottomette”?

Confesso che queste domande mi sono venute in mente pensando e ricordando quello che io stesso sto vivendo nel mondo ecclesiastico da più di 60 anni, vale a dire, da quando sono coinvolto in ambienti clericali.Tanto in Spagna che fuori dalla Spagna, quello che ho percepito negli ambienti di Chiesa è che i problemi dell'economia e i temi sociali di solito non preoccupano troppo. Perché normalmente tali problemi (nelle istituzioni ecclesiastiche) sono risolti.
Mentre i temi legati all'ortodossia dogmatica (sottomissione alla gerarchia) e al sesso (osservanza della morale), non solo sono di solito molto preoccupanti, ma con frequenza risultano quasi ossessivi o sfioranti l'ossessione.
La conseguenza, che di solito deriva da questo stato di cose e che la gente nota molto, è davanti agli occhi di tutti: i vescovi non sono soliti parlare (o si limitano ad allusioni generiche) della corruzione politica e delle sue conseguenze, mentre quegli stessi vescovi sono soliti levare alte grida al cielo se la questione posta è il problema dei matrimoni tra persone omosessuali o, in generale, problemi legati al sesso.
Ecco, per fare un esempio, vediamo la differenza di trattamento che ricevono, in tanti confessionali, i capitalisti e i banchieri oppure i gay e le lesbiche.
Tutto questo ci porta – a mio parere - ad una domanda molto più radicale: perché le religioni affrontano in maniera tanto diversa i problemi legati alla “proprietà dei beni” e i problemi che si riferiscono alle “relazioni affettive tra le persone”?
Dal punto di vista della sociologia, uno degli specialisti più riconosciuti in questa materia, Anthony Giddens, ha scritto: “La famiglia tradizionale era soprattutto un’unità economica. L’attività agricola normalmente coinvolgeva tutto il gruppo familiare, mentre fra benestanti e l’aristocrazia la trasmissione della proprietà era la base principale del matrimonio. Nell’Europa medievale, il matrimonio non era contratto sulla base dell’attrazione amorosa, e nemmeno era considerato il luogo dove tale attrazione dovesse sbocciare (Un mundo desbocado, pp. 67-68. [trad. it., Il mondo che cambia. Come la globalizzazione ridisegna la nostra vita, Il Mulino, Bologna 2000]).
In realtà, “la proprietà dei beni” (e non “l'affetto tra le persone”), come fattore determinante della famiglia tradizionale, viene da più lontano e trae la sua origine in un'altra fonte: il diritto.
Come si sa, la famiglia era l'unità che interessava al primo diritto romano. Quel diritto non si occupava di ciò che succedeva dentro la famiglia. Le relazioni tra i suoi membri erano una questione privata, nella quale la comunità non interveniva.
La famiglia era rappresentata dal suo capo, il paterfamilias, nel quale si concentrava tutta la proprietà familiare. E tutti i suoi discendenti, in linea paterna stavano sotto il suo controllo. Nessun figlio poteva sfuggire al suo potere.
Più ancora, un figlio non smetteva di restare sotto il potere del padre fino a che non fosse diventato adulto e, fino a che non morisse il padre, non poteva neanche avere proprie proprietà. Conseguentemente, tutta la proprietà familiare si manteneva unita e le risorse della famiglia, come un tutto, si rafforzavano (Peter G. Stein, El Derecho romano en la historia de Europa, pp. 7-8 [trad. it., Il diritto romano nella storia europea, Cortina Raffaello, Milano 2001]).
L’aspetto notevole è che la Chiesa ha fatto pienamente suo questo diritto. In maniera tale che, per esempio, il concilio di Siviglia, dell’anno 619, definisce il diritto romano come lex mundialis, cioè la legge per antonomasia alla quale dovrebbero sottomettersi tutti i popoli (cf. E. Cortese, Le Grandi Linee della Storia Giuridica Medievale, Il Cigno GG Edizioni, Roma 2000, p. 48).
Ebbene, in questo contesto di idee e di leggi risulta comprensibile e logico che la Chiesa, man mano che si andava adattando alla cultura e al diritto ereditato dall'Impero romano, ugualmente assumeva e integrava nella sua vita e nel suo sistema organizzativo quello che era comune alle altre religioni.
Mi riferisco a quello che, con ragione, ha detto uno dei più riconosciuti specialisti in materia: “La religione è generalmente accettata come un sistema di ranghi, che implica dipendenza, sottomissione e subordinazione a superiori invisibili” (Walter Burkert, La creación de lo sagrado, p. 146 [trad. it., La creazione del sacro. Orme biologiche nell'esperienza religiosa, Adelphi, Milano 2003]).
Ecco perché le teologie e i rituali delle religioni, se in qualcosa insistono e in qualcosa sono simili le une alle altre, è proprio per quanto riguarda la “sottomissione”. E risulta che, per quanto riguarda concretamente questa sottomissione, i rituali che la creano, la fomentano e la mantengono, “non sono limitati da una religione particolare, ma si trovano in tutto il pianeta, e si può dimostrare che alcuni sono preumani” (op. cit., p. 156).

La sottomissione, a partire dalle società preumane, si esprime creando l'impressione che uno produce inchinandosi, inginocchiandosi, stendendosi a terra, strisciando, insomma tutto quello che “non ingrandisce”. Ed è dimostrato che i rituali religiosi coincidono tutti in questo (K. Lorenz, On Aggression, Nueva York, 1963, pg. 259-264 [trad. it., L’aggressività, Il Saggiatore, Milano 2008]; I. Eibl-Eibesfeldt, Liebe und Hass: Zur Naturgeschichte elementarer Verhaltensweisen, Munich, 1970, pp. 199 ss [trad. it., Amore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti elementari, Adelphi, Milano 1996]).

Ebbene, la cosa più sorprendente, in tutta questa problematica, è paragonare questi supposti elementi base della famiglia e della religione con quanto raccontano i vangeli che diverse volte fanno riferimento tanto alla famiglia quanto alla religione.

Sappiamo, infatti, che Gesù, sia per quanto si riferisce alla famiglia sia per quanto riguarda la religione, ha assunto pubblicamente e senza ambiguità un atteggiamento sommamente critico. Mi spiego.

Per quanto riguarda la religione, i vangeli ci informano degli scontri e dei conflitti costanti e crescenti avuti da Gesù con i dirigenti religiosi e i loro rituali. A questo si riferiscono gli scontri con gli scribi e i farisei, con i sommi sacerdoti e gli anziani, persino con lo stesso tempio di Gerusalemme.
Fino a giungere all’arresto da parte delle autorità religiose, al processo, alla condanna e all'esecuzione violenta nel tormento dei crocifissi, i lestái (Mc 15,27: Mt 27,38), vale a dire, non semplici ladroni, ma i ribelli politici, come spiega Flavio Giuseppe (H. W. Kuhn: TRE vol. 19,717).
Gesù è stato l'uomo più profondamente religioso che possiamo immaginare. Ma la religione di Gesù è stata spostata dal modello stabilito: la sua religione (come il Dio che rappresentava) non è stata centrata nel “sacro”, ma nell' “umano”.
Questo è centrale per comprendere il vangelo e tuttavia non è centrale per comprendere la teologia cristiana. E non è neanche al centro della vita della Chiesa.
Per quello che si riferisce alla famiglia, è certo che le relazioni di Gesù con la sua famiglia furono tese e complicate: i suoi parenti lo presero per pazzo (Mc 3,21) e non credevano in lui, lo disprezzavano perfino (Mc 6, 1-6; cf Gv 7,5).
D'altra parte, la prima cosa che Gesù chiedeva a coloro che volevano seguirlo, era di abbandonare la propria famiglia (Mt 8,18-22; Lc 9, 57-62). E quando un giorno gli dissero che lo cercavano sua madre e i suoi fratelli, la risposta di Gesù fu di dire che sua madre e i suoi fratelli sono quelli che ascoltano e mettono in pratica ciò che vuole Dio (Mc 3,31-35; Mt 12, 46-50; Lc 8, 19-21).
Ma Gesù, per quanto si riferisce alle relazioni con la famiglia, andò oltre. Perché osò dire che non era venuto a portare la pace, ma la spada, divisione e conflitto, in particolare tra i membri della propria famiglia (Mt 10, 34-42; Lc 12, 51-53; 14, 26-27).
Anzi, Gesù arrivò a toccare l'intoccabile di quel modello di famiglia: “Non chiamate 'padre' nessuno sulla terra” (Mt 23,9). Una proibizione così forte, in quella cultura, che arrivò a smontare l'asse stesso di quel modello di relazioni familiari. I grandi, gli importanti, non sono i “padri” ed i “gerarchi”, ma i “bambini”, i “piccoli”: il regno di Dio è di quelli che si fanno come loro (Mt 19,14).
Cosa vuol dire tutto questo? Dove sta il cuore del problema?
Le relazioni di parentela non sono libere, dato che sono date e imposte ad ogni essere umano che viene al mondo.
Al contrario, le relazioni comunitarie ed amicali, dato che nascono da convinzioni libere e da sentimenti che chiunque accetta liberamente, sono sempre relazioni che si basano sulla libertà umana e si mantengono con la forza della decisione libera.
La cosa più bella, più gratificante e più motivante della relazione di fede e fiducia nell'altro e in Dio, è che è sempre possibile perché è una relazione libera.
Quindi, l’aspetto determinante in questo modello di famiglia e di gruppo non è la sottomissione, né al “potere repressivo”, né al “potere che seduce” (Byung-chul Han), ma quello decisivo è la fede e fiducia nell'incontro (con l'Altro, con gli altri, con qualcuno in concreto) mediante la “relazione pura” (A. Giddens), che si basa sulla comunicazione emotiva. Cioè una forma di comunicazione nella quale le ricompense ricavate dalla stessa sono la base primordiale affinché tale comunicazione possa mantenersi e perdurare.
Per questo proprio l'esperienza ci dice che dove c'è affetto vero, c'è libertà, mentre dove c'è religione (centrata sui riti e sul sacro) c'è sottomissione.
Ebbene, tenuto conto di quello che ho detto in questa (già troppo lunga) riflessione, ritorna la domanda iniziale: che cosa vuole la Chiesa con tutto quello che ha rimosso a proposito della famiglia?
Ovviamente, papa Francesco, convocando e programmando il sinodo sulla famiglia, ha voluto rispondere a problemi urgenti che riguardano migliaia di famiglie nel mondo. Bisogna supporre che papa Francesco, convocando questo sinodo, esigendo libertà di parola sui problemi e trasparenza nell'informare di ciò che si è detto nelle sessioni sinodali, quello che ha fatto è stato di mettere in moto, senza possibilità di marcia indietro, un processo di apertura della Chiesa ai problemi reali e concreti che, in questo momento storico, si pongono a tutti noi.
Ma quello che è accaduto è che, non solo si è messo in moto questo processo, ma, oltre a questo, il mondo si è accorto che nella Chiesa persiste molto vivo un settore importante di clero (a tutti i livelli) e di laici che identificano le credenze cristiane con posizioni immobiliste e intolleranti che, per di più, dal punto di vista della più documentata, sana e ortodossa teologia, sono posizioni indimostrabili.
E, pertanto, posizioni che nascondono pretese inconfessabili di potere e autorità che si orientano di più a mantenere intatta la “sottomissione” dei fedeli che a fomentare la “libertà” che nasce dall'affetto tra gli esseri umani.
La situazione è delicata. Bisogna evitare, a tutti i costi, un nuovo scisma nella Chiesa.
Però non possiamo stare in modo incondizionato con coloro che identificano il cristianesimo con una religione centrata sull'osservanza di riti sacri, che produce ossessivamente sottomissione a gerarchie ancorate ad un passato e ad una cultura che non sono più né il nostro tempo, né la cultura in cui viviamo.
Un cristianesimo così, produce persone molto religiose e un clero fedele a gerarchie ecclesiastiche che si identificano di più con i privilegi che offre loro il potere politico che con la libertà indispensabile per ottenere una società più giusta nella quale tutti noi cittadini possiamo vivere in giustizia e uguaglianza di diritti.
Se il nostro progetto di vita vuole essere fedele a Gesù e al suo vangelo non abbiamo altro cammino da fare se non l'apertura al futuro che insieme dobbiamo costruire.
Anzi, se amiamo veramente la Chiesa e vogliamo essere fedeli alla “memoria pericolosa” di Gesù, noi cristiani, nel cammino che ci sta aprendo e tracciando papa Francesco, abbiamo l'itinerario certo che ci porta alla meta a cui aneliamo.

Pubblicato sul sito Religión Digital il 21.10.2014 e tradotto da Lorenzo Tommaselli

mercoledì 1 ottobre 2014

Seconda lettera al papa

Caro papa Francesco, eccomi... Io ti riscrivo!!
Sono una delle 26 donne che alcuni mesi fa ti avevano scritto raccontandoti delle loro sofferenze per amore di sacerdoti.
Sento nuovamente l'esigenza di scriverti....il mio cuore ha davvero bisogno di raccontare. Non ti scrivo per me. Ti scrivo spinta da una forza ancora nuova, una forza che purtroppo viene dall'aver ascoltato in questi mesi tantissime altre storie da voci di donne e, sì, anche di sacerdoti. 
Dopo che la nostra lettera è stata conosciuta in tutto il mondo, sono stata e siamo state contattate da un numero inquantificabile di persone che esprimevano la loro gratitudine e solidarietà, e soprattutto manifestavano l'esigenza di aprirsi, di sentirsi capiti, di poterne parlare. Storie che nella loro diversità, racchiudono costantemente un dolore molto profondo. Amori che non riescono a esaurirsi col tempo e la distanza. 
Io, credimi, non ho motivo di espormi così tanto... E se lo faccio è per la compassione che ogni giorno preme sempre di più il mio cuore. Non sai quanto desiderio avrei di raccontarti tutto ciò che viene delicatamente e con fiducia messo nelle mie mani. 
È dura per me sentir dire da un sacerdote "io sono di tutti e per tutti, ma nessuno si chiede io come sto, nessuno...se non lei, la donna che amo nel segreto del mio cuore. Lei, che però devo tenere distante. È un supplizio quotidiano. Tra noi sacerdoti non se ne parla e fingiamo anche tra noi che tutto vada bene". 
La solitudine di questi sacerdoti impèra, caro papa Francesco. Parlano costantemente di amore nelle loro omelie, ma di esso ne hanno una paura folle. Ho toccato con mano l'estrema fragilità di molti di loro, e constatato non di rado un'immaturità caratteriale e affettiva. Le donne soffrono anch'esse(e sono le vere vittime), ma sono più forti e tenaci, più salde e consapevoli. Dolcissime! 
Per non parlare di quanti e quanti amori malati e distruttivi ho conosciuto. Non per la cattiveria di questi uomini, ma per la profonda scissione del sè che avviene in loro, supportata spesso da un disagio già presente.Tanti, troppi irrisolti. 
Ne soffro amaramente e con tutto il cuore! 
Ho conosciuto sacerdoti sposati fantastici, persone che hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione e fare una scelta radicale che confermi la coerenza e Bellezza di Cristo nella loro vita. Essi non possono esercitare il ministero per l'attuale regola vigente, ma sarebbero sacerdoti validissimi, e in più illuminati dall'amore aggiunto che Cristo ha dato loro attraverso la famiglia. A differenza di altri preti che di nascosto hanno dei figli non riconosciuti (e i vescovi lo sanno!!), ma tutti tacciono e quindi continuano ad esercitare il ministero. Rovinando vite!! Vite di bambini e di donne straziate dal dolore.
Penso di capire cosa provasse Gesù a vedere tutta l'ipocrisia delle istituzioni del suo tempo, "essi filtrano il moscerino e ingoiano il cammello". Anche la nostra chiesa purtroppo è diventata così, e se siamo di Cristo, dobbiamo puntare alla coerenza e giustizia. Basta ipocrisie! 
Se mi sono permessa di scriverti è proprio perché mi fido di te, della tua sapienza e della limpidità che auspichi per la chiesa.
So che per adesso ci sono problemi mondiali molto più gravi e urgenti e quello da me esposto è al loro confronto un problema minore, ma è anche vero che non è nelle nostre mani la possibilità di poter fermare la guerra, invece è nelle tue mani la possibilità di cambiare questa regola. 
Vorrei porre ai tuoi piedi tutta questa sofferenza affinché lo Spirito illumini le scelte della Chiesa, tenendo conto non solo degli aspetti evangelici della questione (che a mio avviso sono maggiormente a favore del celibato facoltativo) ma anche gli aspetti umani. L'amore è un sentimento universale e negarlo vuol dire negare la natura umana e divina dell'uomo.
Io sogno una chiesa più pulita e limpida, più vera e pronta all'aiuto e all'ascolto. Che sappia aiutare questa società che cambia e che sta perdendo la fiducia nell'uomo e nel Signore. Vorrei cambiare il mondo di oggi partendo dalla chiesa e dalle nostre comunità. Per questo darle un volto più vero, più umano, più dignitoso e credibile penso sia il primo passo in questa direzione.
Ti chiedo perdono se i miei modi e le mie parole ti avessero in qualche modo infastidito. Spero tanto di no, perchè le mie intenzioni non sono di giudizio o condanna ma di umile richiesta di aiuto per tutto il dolore che sto conoscendo e spero possa essere compreso. 
Che il Signore ti benedica e ti protegga in ogni tuo giorno! 

Giovanna

giovedì 7 agosto 2014

Convegno preti sposati

Il prete e la donna nella chiesa di papa Francesco”
a cura dell’associazione VOCATIO e del gruppo “Ricerca e confronto”
Sorrivoli 19 – 21 settembre 2014

Programma

Venerdì 19 settembre

Entro le ore 18.00 Arrivi - Sistemazione logistica;

19.00 Saluto del Presidente di Vocatio Giovanni Monteasi

19.15 Saluti ed interventi dei presenti.
20.30 Cena – 1° pernottamento.

Sabato 20 settembre

10.00 ‘Nuova’ chiesa di papa Francesco (relatore Mauro Castagnaro)

Dibattito - Pausa.

11.15 “Le donne dei preti: la loro voce”
(introduzione storica: Adriana Valerio)

Dibattito

13.30 Pranzo;

16.00 Spiritualità e pastorale del prete sposato (relatore: Natale
Mele)
.
Dibattito - Pausa
18.30 Interventi – Lettera a papa Francesco
20.30 Cena;
21.30 Canti e facezie varie – 2° pernottamento.

Domenica 21 settembre

10.00 Celebrazione eucaristica;
12.00 Conclusioni – Partenze

Per info e prenotazioni invia mail a gildant@libero.it