sabato 8 settembre 2012
Le contraddizioni di CL su Martini
In questa prima lettera del presidente di CL viene accusato il cardinal Martini di essere la causa di tutti i problemi della Chiesa ambrosiana. Mentre nella seconda, lo stesso don Carròn, solamente un anno dopo, ne elogia l'operato. Le parole hanno ancora valore?
PRIMA LETTERA
Lettera del Presidente di Comunione e Liberazione don Juliàn Carròn
al Nunzio apostolico in Italia Giuseppe Bertello
del marzo 2011
Eccellenza Reverendissima,
rispondo alla Sua richiesta permettendomi di offrirLe in tutta franchezza e confidenza, ben consapevole della responsabilità che mi assumo di fronte a Dio e al Santo Padre, alcune considerazioni sullo stato della Chiesa ambrosiana.
1) Il primo dato di rilievo è la crisi profonda della fede del popolo di Dio, in particolare di quella tradizione ambrosiana caratterizzata sempre da una profonda unità tra fede e vita e dall’annuncio di Cristo “tutto per noi” (S. Ambrogio) come presenza e risposta ragionevole al dramma dell’esistenza umana. Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a una rottura di questa tradizione, accettando di diritto e promuovendo di fatto la frattura caratteristica della modernità tra sapere e credere, a scapito della organicità dell’esperienza cristiana, ridotta a intimismo e moralismo.
2) Perdura la grave crisi delle vocazioni, affrontata in modo quasi esclusivamente organizzativo. La nascita delle unità pastorali ha prodotto tanto sconcerto e sofferenza in vasta parte del clero e grave disorientamento nei fedeli, che mal si raccapezzano di fronte alla pluralità di figure sacerdotali di riferimento.
3) Il disorientamento nei fedeli è aggravato dalla introduzione del nuovo Lezionario, guidato da criteri alquanto discutibili e astrusi, che di fatto rende molto difficile un cammino educativo coerente della Liturgia, contribuendo a spezzare l’irrinunciabile unità tra liturgia e fede (lex orandi, lex credendi). E già si parla della riforma del Messale, uno dei beni più preziosi della Liturgia ambrosiana…
4) L’insegnamento teologico per i futuri chierici e per i laici, sia pur con lodevoli eccezioni, si discosta in molti punti dalla Tradizione e dal Magistero, soprattutto nelle scienze bibliche e nella teologia sistematica. Viene spesso teorizzata una sorta di “magistero alternativo” a Roma e al Santo Padre, che rischia di diventare ormai una caratteristica consolidata della “ambrosianità” contemporanea.
5) La presenza dei movimenti è tollerata, ma essi vengono sempre considerati più come un problema che come una risorsa. Prevale ancora una lettura sociologica, stile anni ’70, come fossero una “chiesa parallela”, nonostante i loro membri forniscano, per fare solo un esempio, centinaia e centinaia di catechisti, sostituendosi in molte parrocchie alle forze esauste dell’Azione Cattolica. Molte volte le numerose opere educative, sociali, caritative che nascono per responsabilità dei laici vengono guardate con sospetto e bollate come “affarismo”, anche se non mancano iniziali valorizzazioni di quelli che sono nuovi tentativi di realizzazione pratica dei principi di solidarietà e di sussidiarietà e che si inseriscono nella secolare tradizione di operosità del cattolicesimo ambrosiano.
6) Dal punto di vista della presenza civile della Chiesa non si può non rilevare una certa unilateralità di interventi sulla giustizia sociale, a scapito di altri temi fondamentali della Dottrina sociale, e un certo sottile ma sistematico “neocollateralismo”, soprattutto della Curia, verso una sola parte politica (il centrosinistra) trascurando, se non avversando, i tentativi di cattolici impegnati in politica, anche con altissime responsabilità nel governo locale, in altri schieramenti. Questa unilateralità di fatto, anche se ben dissimulata dietro a una teorica (e in sé doverosa) “apoliticità”, finisce per rendere poco incisivo il contributo educativo della Chiesa ai bene comune, all’unità del popolo e alla convivenza pacifica, fatto ancora più grave in una città, in una Regione (la Lombardia) e in una parte d’Italia (il Nord) in cui più forti sono le spinte isolazioniste e ormai drammatici e quotidiani i conflitti tra poteri dello Stato.
7) Per quanto riguarda la presenza nel mondo della cultura, così importante per una città come Milano, va rilevato che un malinteso senso del dialogo spesso si risolve in una autoriduzione della originalità del cristianesimo, o sconfina in posizioni relativistiche o problematicistiche che, senza rappresentare un reale contributo di novità nel dibattito pubblico, finiscono col deprimere un confronto reale con altre concezioni e confermare una sostanziale Irrilevanza di giudizio della Chiesa rispetto alla mentalità dominante.
Né va trascurata la peculiarità della presenza a Milano dell’Università Cattolica che, nonostante il prodigarsi ammirevole dell’attuale Rettore e dell’Assistente Ecclesiastico, attraversa una crisi di identità cosi grave da fare temere in tempi brevi un sostanziale e irreversibile distacco dalla impostazione originale. Nel rispetto delle prerogative della Santa Sede e della Conferenza Episcopale, non appare irrilevante il contributo che un nuovo Presule, per la sua preparazione e sensibilità, potrebbe offrire a favore di una più precisa linea culturale e educativa dell’Ateneo di tutti i cattolici italiani.
Mi permetto infine di rilevare, per tutte queste ragioni, pur sommariamente delineate, l’esigenza e l’urgenza di una scelta di discontinuità significativa rispetto alla impostazione degli ultimi trent’anni, considerato il peso e l’influenza che l’Arcidiocesi di Milano ha in tutta la Lombardia, in Italia e nel mondo.
Attendiamo un Pastore che sappia rinsaldare i legami con Roma e con Pietro, annunciare con coraggio e fascino esistenziale la gioia di essere cristiani, essere Pastore di tutto il gregge e non di una parte soltanto. Occorre una personalità con profondità spirituale, ferma e cristallina fede, grande prudenza e carità, e con una preparazione culturale in grado di dialogare efficacemente con la varietà delle componenti ecclesiali e civili, fermo sull’essenziale e coraggioso e aperto di fronte alle numerose sfide della postmodernità.
Per la gravità della situazione non mi sembra che si possa puntare su di una personalità di secondo piano o su di un cosiddetto “outsider”, che inevitabilmente finirebbe, per inesperienza, soffocato nei meccanismi consolidati della Curia locale. Occorre una personalità di grande profilo di fede, di esperienza umana e di governo, in grado di inaugurare realmente e decisamente un nuovo corso.
Per queste ragioni l’unica candidatura che mi sento in coscienza di presentare all’attenzione del Santo Padre è quella dell’attuale Patriarca di Venezia, Card. Angelo SCOLA.
Tengo a precisare che con questa indicazione non intendo privilegiare il legame di amicizia e la vicinanza del Patriarca al movimento di Comunione e Liberazione, ma sottolineare il profilo di una personalità di grande prestigio e esperienza che, in situazioni di governo assai delicate, ha mostrato fermezza e chiarezza di fede, energia nell’azione pastorale, grande apertura alla società civile e soprattutto uno sguardo veramente paterno e valorizzatore di tutte le componenti e di tutte le esperienze ecclesiali. Inoltre l’età relativamente avanzata (70 anni nel 2011) del Patriarca rappresenta nella situazione attuale non un “handicap”, ma un vantaggio: potrà agire per alcuni anni con grande libertà, aprendo così nuove strade che altri proseguiranno.
Colgo l’occasione per salutarLa con profonda stima.
don Juliàn Carrón Presidente
SECONDA LETTERA
Nel suo cuore di pastore c'è sempre stato spazio per noi
di Julián Carrón*
Caro Direttore,
la morte del cardinale Martini mi consente di riflettere su alcune parole‐chiave della sua vita e sul rapporto con don Giussani e col movimento di Comunione e Liberazione. La mia vuole essere una semplice testimonianza.
Ecumenismo. La sua capacità di entrare in rapporto con tutti testimonia la tensione del cardinale a intercettare ogni briciolo di verità che si trova in chiunque incontriamo. Chi ha incontrato Cristo non può non avere questa passione ecumenica. Mi ha colpito come il cardinale rispondeva a chi gli domandava quale considerava il momento culminante della vita di Gesù (il discorso della montagna o l’ultima cena o la preghiera nell’orto degli ulivi): «No. Il momento culminante è la Resurrezione, quando scoperchia il suo sepolcro e appare a Maria e a Maddalena». È la certezza che introduce la resurrezione di Cristo che spalanca lo sguardo del cristiano. L’antico termine oikumene sottolinea che lo sguardo cristiano vibra di un impeto che lo rende capace di esaltare tutto il bene che c’è in tutto ciò che si incontra, come ricordava don Giussani: «L’ecumenismo non è allora una tolleranza generica, ma è un amore alla verità che è presente, fosse anche per un frammento, in chiunque. Nulla è escluso di questo sguardo positivo. Se c’è un millesimo di verità in una cosa, lo affermo». Solo una tensione così può generare una vera pace fra gli uomini, anche questa una preoccupazione costante del cardinale Martini.
Carità come condivisione dei bisogni. Noi dobbiamo fare tesoro di questo desiderio di intercettare il bisogno degli uomini che l’Arcivescovo incontrava lungo il cammino della vita. La Chiesa non può essere mai indifferente alle domande e ai bisogni degli uomini. Queste domande, che sono le nostre, sono una sfida per noi credenti, perché solo così ci rendiamo conto se abbiamo qualcosa nella nostra esperienza da comunicare a chi ci chiede ragione della nostra speranza. Questo è il vantaggio del tempo presente per noi credenti: non è sufficiente la ripetizione formale delle verità della fede, come ci ricorda continuamente Benedetto XVI. Gli uomini attendono da noi la comunicazione della nostra esperienza, non un discorso astratto, sia pure corretto e pulito. Come ci richiamò Paolo VI: la nostra epoca ha bisogno di testimoni, più che di maestri. Solo il testimone può essere maestro. Sono sicuro che il cardinale Martini, dal Cielo, ci accompagnerà a condividere i bisogni degli uomini e a trovare strade per risponderne che siano all’altezza delle loro domande. Quanto al rapporto con CL, don Giussani ci parlava sempre della paternità del cardinale Martini, che aveva abbracciato e accettato nella diocesi di Milano una realtà come CL. Nel suo cuore di
pastore sempre c’è stato spazio per noi. Ricordo la gratitudine di don Giussani quando l’Arcivescovo gli concesse di aprire una cappella in uno dei locali della sede centrale del movimento a Milano, così da avere il Signore presente sempre.
E come l’arcivescovo Montini, che inizialmente confessava di non capire il metodo di don Giussani ma ne vedeva i frutti, anche il cardinale Martini ci incoraggiava ad andare avanti. Mi commuovono ancora le parole che rivolse a don Giussani nel 1995, durante un incontro di sacerdoti, quando ringraziò «il Signore che ha dato a monsignor Giussani questo dono di riesprimere continuamente il nucleo del cristianesimo. “Ecco, tu, ogni volta che parli, ritorni sempre a questo nucleo, che è l’Incarnazione, e ‐ con mille modi diversi ‐ lo riproponi”».
Per questo ci rincresce e ci addolora se non abbiamo trovato sempre il modo più adeguato di collaborare alla sua ardua missione e se possiamo aver dato pretesto per interpretazioni equivoche del nostro rapporto con lui, a cominciare da me stesso. Un rapporto che non è mai venuto meno all’obbedienza al Vescovo a qualunque costo, come ci ha sempre testimoniato don Giussani. Sono sicuro che, insieme a don Giussani, ci accompagnerà dal Cielo a diventare sempre di più quello per cui lo Spirito ha suscitato proprio nella Chiesa ambrosiana un carisma come quello di CL. La morte del cardinale Martini e di don Giussani costituiscono un richiamo per tutti noi che, nella varietà di sensibilità, abbiamo a cuore la Chiesa ambrosiana. Mi auguro che non ci stanchiamo mai di cercare quella collaborazione che è indispensabile ‐ soprattutto oggi ‐ per la missione della Chiesa, così come ne parlava il Cardinale nel 1991: «La “novità” della cosiddetta “nuova evangelizzazione” non va cercata in nuove tecniche di annuncio, ma innanzitutto nel ritrovato entusiasmo di sentirsi credenti e nella fiducia dell’azione dello Spirito Santo», così da «evangelizzare per contagio… da persona a persona».
Milano, 3 settembre 2012
*presidente della Fraternità di CL
sabato 1 settembre 2012
Il papa negato
La morte del cardinal MartiniDoveva essere eletto papa.
Se la Chiesa Cattolica Romana avesse voluto camminare lungo la strada del messaggio di Gesù di Nazareth... avrebbe dovuto riconoscere in Martini una guida profetica in questo periodo di profondi cambiamenti.
Aveva in sè le caratteristiche per un dialogo autentico dentro e tra le istituzioni, senza ipocrisie.
Conosceva il popolo, perchè lo incontrava e lo ascoltava.
Per questo non si scandalizzava di chi usava il preservativo! Sono questi i problemi?
Ha rifiutato l'accanimento terapeutico.
L'ateo era amico suo.
Doveva essere più valorizzato all'interno della gerarchia cattolica. Doveva essere eletto papa.
Vox popoli, vox Dei!
P.S. Come è successo con don Milani e con Tonino Bello... solo dopo la loro morte, tutti condividono il loro pensiero!
martedì 28 agosto 2012
Tornati dalle ferie estive pensiamo già a quelle di natale...
Quando cominciamo ogni giornata pensando a che punto siamo della settimana, contando i giorni che mancano per arrivare al venerdì, al weekend, alle ferie, in realtà affrettiamo la venuta della morte, desiderando che la nostra vita passi più rapidamente davanti ai nostri occhi, desiderando che tutto sia passato. Non sarà una specie di lento suicidio?"
Derek Rasmussen
Il rientro in fabbrica, dopo la pausa estiva, è pieno di bei ricordi, di volti abbronzati, di braccialetti etnici e di qualche nuova storiella sentimentale. Ma quanto dura?
Ben poco.
Dopo qualche giorno il pensiero vola già alle prossime ferie, al prossimo viaggio. Mario forse andrà in Sicilia, Luca forse ritornerà in Croazia con la famiglia, Giuseppe quasi sicuramente resterà a casa, chiuso dentro il salotto, con il condizionatore e la tv accesi.
E intanto il tempo ci passa sopra, davanti, sotto gli occhi.
Per tutti, non solo per l'operaio!
domenica 26 agosto 2012
Ambiente contro Lavoro?
Un contributo di Gianni Alioti
(tratto da "L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto. Terza parte)"
(tratto da "L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto. Terza parte)"
Si è molto parlato e scritto - questa estate - sugli operai
dell’Ilva. Se hanno o no coscienza della nocività causata dal loro
lavoro. Su cosa e quanto fanno a tutela della salute dei tarantini.
Una cosa è certa. Non è giusto colpevolizzarli per l’inquinamento.
Come tutti i “salariati” anche i lavoratori di Ilva soffrono dell’innegabile
debolezza della loro posizione.
Come tutti i “salariati” anche i lavoratori di Ilva soffrono dell’innegabile
debolezza della loro posizione.
Devono scegliere tra disoccupazione e accettazione del rischio. Anzi
nel caso di Taranto, molti di loro, vivono il rischio ambientale due
volte, sul posto di lavoro e fuori.
Il bisogno “mediatico” di semplificare ha generato facili
estremismi. Ambiente contro Lavoro. Nero e Bianco. On - Off.
Eppure non tutti gli ambientalisti sono degli irresponsabili che vogliono
Eppure non tutti gli ambientalisti sono degli irresponsabili che vogliono
mandare in mezzo alla strada diciottomila lavoratori e le loro
famiglie. E gli operai non sono dei pazzi che vogliono avvelenare la
loro città per mantenere il proprio lavoro. Il bisogno di
semplificare ha, però, creato contrapposizioni. Nell’uno o
nell’altro senso, si prospettano soluzioni solo drastiche. Chiusura
o mantenimento dell’esistente. Con qualche “rattoppo”.
Non c’è mai stato invece, come in questo caso, la necessità di
rifiutare le semplificazioni. E tener conto della complessità.
Tracciando una linea di frattura e di discontinuità con il passato.
A partire dalle relazioni industriali in Ilva, come sostenuto da
Mimmo Panarelli.
Immaginare oggi un futuro per Taranto, ambientalmente, economicamente
e socialmente sostenibile, significa immaginare una nuova modalità
e socialmente sostenibile, significa immaginare una nuova modalità
di produrre acciaio. Con le migliori tecnologie disponibili. Con la
partecipazione dei lavoratori e il controllo della città. Con una
transizione verso il superamento di cokerie e agglomerato (eliminando
alla fonte benzene, benzo(a)pirene, diossine e idrocarburi
policiclici aromatici). Attraverso impianti di riduzione diretta del
minerale di ferro. Coprendo i parchi minerali. Rimodulando le
produzioni. Mantenendo a fine campagna gli attuali altoforni e
sostituendoli gradualmente con i nuovi impianti.
Antonio Pennacchi, un ex-operaio, oggi scrittore di successo, ha
detto con una punta d’ironia che: «Non si può sognare un mondo
verde, senza fabbriche, nel quale ci si sposta con la sola
bicicletta. Perché anche per la bicicletta ci vuole l'acciaio».
mercoledì 22 agosto 2012
Il mondo in una fabbrica
Dopo qualche mese di silenzio... ritorno sulla rete con un'idea.
Come sapete, sto lavorando come operaio e come sindacalista in una delle fabbriche metalmeccaniche più grandi del Nordest italiano.
Incontro persone e ascolto le loro storie, così sto aprendo gli occhi sul mondo del lavoro. In crisi.
Rifletto sugli altri e rifletto su me stesso, perchè sto vivendo in prima persona la difficile condizione dell'operaio, penalizzato dal punto di vista economico e in continua lotta contro tutto e tutti.
Vorrei condividere con voi la vita della fabbrica. Non quella degli anni '60. Non quella in Germania o in Cina. La vita della fabbrica, oggi e qui. Sapendo che ormai il mondo è entrato dentro le fabbriche, e che è troppo pesante da portare in spalla!
Attendo vostri spunti di riflessione, contributi esperienziali e domande. Il mondo della fabbrica, con le sue regole e il suo linguaggio, ultimamente riempie le pagine dei giornali ma per molti è ancora un mondo troppo lontano...
Come sapete, sto lavorando come operaio e come sindacalista in una delle fabbriche metalmeccaniche più grandi del Nordest italiano.
Incontro persone e ascolto le loro storie, così sto aprendo gli occhi sul mondo del lavoro. In crisi.
Rifletto sugli altri e rifletto su me stesso, perchè sto vivendo in prima persona la difficile condizione dell'operaio, penalizzato dal punto di vista economico e in continua lotta contro tutto e tutti.
Vorrei condividere con voi la vita della fabbrica. Non quella degli anni '60. Non quella in Germania o in Cina. La vita della fabbrica, oggi e qui. Sapendo che ormai il mondo è entrato dentro le fabbriche, e che è troppo pesante da portare in spalla!
Attendo vostri spunti di riflessione, contributi esperienziali e domande. Il mondo della fabbrica, con le sue regole e il suo linguaggio, ultimamente riempie le pagine dei giornali ma per molti è ancora un mondo troppo lontano...
martedì 1 maggio 2012
VIAGGIO IN CAMERUN - V edizione
La piccola Africa
...un'esperienza unica di incontro con le persone e la cultura africana
Dal 29 novembre al 14 dicembre 2013
Il Programma
1° giorno: Partenza da Venezia (via Bruxelles).
2° giorno: Arrivo a Douala, taxi per Limbe e sistemazione all' Holiday Inn Resort.
3° giorno: Gita al Seme Beach, con spiaggia vulcanica e sorgente d'acqua dolce. Limbe by night!
4° giorno: Partenza con il pullman per Foumban, arrivo e sistemazione in albergo.
5° giorno: Visita al Palazzo del Sultano e ai negozi dell'artigianato tradizionale, con possibilità di comprare maschere e sculture.
6° giorno: Partenza con la jeep per il villaggio di Ngambè-Tikar, accoglienza del gruppo giovani AJD (Associazione dei Giovani per lo Sviluppo), sistemazione nelle famiglie.
7° giorno: Incontro con il capo del villaggio e con il sindaco. Incontro con i giovani dell'associazione AJD (Associazione dei Giovani per lo Sviluppo)
8° giorno: Visita all'ospedale, alla segheria e alla comunità dei pigmei. Serata di festa con balli e musica tradizionale.
9° giorno:: Partenza per Mbouda, arrivo e sistemazione nelle famiglie.
10° giorno: Visita alla città.
11° giorno: Escursione in montagna.
12° giorno: Partenza per Bamenda, visita al Palazzo del Re e sistemazione nelle famiglie.
13° giorno: Gita al lago Oku.
14° giorno: Partenza per l'aeroporto di Douala.
La guida e l'organizzatore
La guida del viaggio si chiama Colbert (a sinistra), camerunese di Bamenda, laureato in Scienze Farmaceutiche e residente a Padova da oltre 10 anni. Tra i partecipanti, inoltre, ci saranno alcuni amici che sono già stati in Camerun.
Caratteristiche del viaggio
Grazie ad una solida rete di contatti, è possibile trascorrere alcuni giorni (senza grosse spese) a stretto contatto con la gente, ospiti nelle famiglie. Il Camerun è un Paese sicuro e tranquillo, ideale per chi vuole conoscere l'Africa senza i filtri di istituzioni religiose o organizzazioni umanitarie. Siamo sempre turisti, ma diversi da tanti altri: noi accettiamo l'ospitalità di famiglie semplici che offrono tutto quello che hanno.
Note tecniche
Per partecipare al viaggio occorrono passaporto, vaccinazione contro la febbre gialla e visto turistico. Il costo del viaggio comprende principalmente il biglietto aereo e il visto.
Per il vitto, l'alloggio e il trasporto si richiede una modica cifra.
Per qualsiasi informazione scrivi a bollettin.federico@libero.it
...un'esperienza unica di incontro con le persone e la cultura africana
Dal 29 novembre al 14 dicembre 2013
Il Programma
1° giorno: Partenza da Venezia (via Bruxelles).
2° giorno: Arrivo a Douala, taxi per Limbe e sistemazione all' Holiday Inn Resort.
3° giorno: Gita al Seme Beach, con spiaggia vulcanica e sorgente d'acqua dolce. Limbe by night!
4° giorno: Partenza con il pullman per Foumban, arrivo e sistemazione in albergo.
5° giorno: Visita al Palazzo del Sultano e ai negozi dell'artigianato tradizionale, con possibilità di comprare maschere e sculture.
6° giorno: Partenza con la jeep per il villaggio di Ngambè-Tikar, accoglienza del gruppo giovani AJD (Associazione dei Giovani per lo Sviluppo), sistemazione nelle famiglie.
7° giorno: Incontro con il capo del villaggio e con il sindaco. Incontro con i giovani dell'associazione AJD (Associazione dei Giovani per lo Sviluppo)
8° giorno: Visita all'ospedale, alla segheria e alla comunità dei pigmei. Serata di festa con balli e musica tradizionale.
10° giorno: Visita alla città.
11° giorno: Escursione in montagna.
12° giorno: Partenza per Bamenda, visita al Palazzo del Re e sistemazione nelle famiglie.
13° giorno: Gita al lago Oku.
14° giorno: Partenza per l'aeroporto di Douala.
La guida e l'organizzatore
La guida del viaggio si chiama Colbert (a sinistra), camerunese di Bamenda, laureato in Scienze Farmaceutiche e residente a Padova da oltre 10 anni. Tra i partecipanti, inoltre, ci saranno alcuni amici che sono già stati in Camerun.
Caratteristiche del viaggio
Grazie ad una solida rete di contatti, è possibile trascorrere alcuni giorni (senza grosse spese) a stretto contatto con la gente, ospiti nelle famiglie. Il Camerun è un Paese sicuro e tranquillo, ideale per chi vuole conoscere l'Africa senza i filtri di istituzioni religiose o organizzazioni umanitarie. Siamo sempre turisti, ma diversi da tanti altri: noi accettiamo l'ospitalità di famiglie semplici che offrono tutto quello che hanno.
Note tecniche
Per partecipare al viaggio occorrono passaporto, vaccinazione contro la febbre gialla e visto turistico. Il costo del viaggio comprende principalmente il biglietto aereo e il visto.
Per il vitto, l'alloggio e il trasporto si richiede una modica cifra.
Per qualsiasi informazione scrivi a bollettin.federico@libero.it
lunedì 16 aprile 2012
Uno del popolo
La storia: il controesodo di Fabio
Si sa, di cittadini extracomunitari, che decidono di attraversare il deserto o l'oceano per arrivare in Italia in cerca di fortuna, ce ne sono a migliaia. Ma che da Padova decidono di emigrare in Africa o in America Latina e di piantare le radici in un villaggio sperduto di mille abitanti, ne conosco ben pochi. Uno di questi si chiama Fabio Lazzaro, ecco in breve la sua storia. Don Fabio viene inviato in Ecuador come prete missionario fidei donum ma poi sceglie di rimanervi come laico, come uno del popolo. Certo, è difficile togliersi di dosso l'etichetta del gringo, l'uomo bianco che porta sulla pelle il marchio del colonizzatore (o evangelizzatore), dell'arricchito e dell'evoluto. Ma lui ci prova, entrando in punta di piedi nell'ecosistema interculturale ecuatoriano senza scombinare equilibri delicati. Cerca di integrarsi realmente con la mente e soprattutto con il cuore, conoscere e amare. Non può che innamorarsi di una donna afroecuatoriana, che rappresenta la minoranza etnica del Paese e che discende dagli schiavi africani deportati nelle Americhe. Due minoranze che, una accanto all'altra, diventano coppia mista che desta curiosità, ammirazione e nello stesso tempo discriminazione.
Costruiscono la loro casa a nord di Quito, la capitale dell'Ecuador, in un paesino a maggioranza afro. Una casa grande ma sobria, con la stanza per gli ospiti e un salone per gli incontri con i gruppi e le associazioni locali. Il posto più vicino dove fare la spesa è a un'ora di bus. Fabio ha barattato le comodità e lo stress del nostro Nordest con la semplicità di vita e la schiettezza delle persone. “Più che il tuo passato – mi racconta - a loro interessa il tuo presente, come spendi le tue giornate, se sei una persona solidale, accogliente, rispettosa, allegra oppure no. Non mi sento giudicato come l'ex-prete ma sono considerato come una persona straniera che si chiama Fabio e che stranamente ha scelto di vivere con una negra (in Ecuador il termine negro non viene usato in senso dispregiativo) e in un popolo povero di afroecuatoriani”.
Da Padova all'Ecuador, da sacerdote a laico, dalla città al villaggio... una serie di controesodi, di esodi al contrario che Fabio non si vergogna di raccontare nemmeno a quanti si scandalizzano di lui. In questi giorni è tornato in Italia per un saluto a familiari ed amici e per ricordarci che ognuno è chiamato a compiere il proprio viaggio della fortuna. E della salvezza.
lunedì 9 aprile 2012
Consigli per chi ama una donna nigeriana
Riporto integralmente questa poesia da un blog che è appena nato e che si chiama http://leragazzedibenin.altervista.org/blog/
Ricorda!
Stai con una Ragazza di Benin (Benin City - Nigeria, ndr) per dare, non per avere
La ragazza di Benin prende.
Non essere stupido, ma forte
Le parole servono per ingannare
L‘amore si da – la ragazza di Benin ti sorprende.
Da innamorato può essere più difficile aiutare
Chi riesce è un leone
Una ragazza di Benin è diversa da te
conoscila.
Può prendersi gioco di te
Può giocare con te
E tu, davvero, chi sei?
La morale di Benin:
sei uomo quando hai una casa un lavoro e dei figli
il debito è da pagare
la famiglia da aiutare
questa è la morale di Benin
tu che chiedi amore, tu che uomo sei?
Non farti ingannare
Sogno di bimba – un principe azzurro – una reggia e un letto d’amore
E tu quanti anni hai?
Rughe sul volto, fame d’amore: è un gioco, ci stai?
Fame, tortura, sangue e paura.
Non c’è niente da giocare.
Ricorda!
Stai con una Ragazza di Benin (Benin City - Nigeria, ndr) per dare, non per avere
La ragazza di Benin prende.
Non essere stupido, ma forte
Le parole servono per ingannare
L‘amore si da – la ragazza di Benin ti sorprende.
Da innamorato può essere più difficile aiutare
Chi riesce è un leone
Una ragazza di Benin è diversa da te
conoscila.
Può prendersi gioco di te
Può giocare con te
E tu, davvero, chi sei?
La morale di Benin:
sei uomo quando hai una casa un lavoro e dei figli
il debito è da pagare
la famiglia da aiutare
questa è la morale di Benin
tu che chiedi amore, tu che uomo sei?
Non farti ingannare
Sogno di bimba – un principe azzurro – una reggia e un letto d’amore
E tu quanti anni hai?
Rughe sul volto, fame d’amore: è un gioco, ci stai?
Fame, tortura, sangue e paura.
Non c’è niente da giocare.
domenica 8 aprile 2012
Pioggia di Pasqua
Benedetta pioggia nel giorno di Pasqua! Pioggia che bagna, lava e purifica. Pasqua è un' occasione unica per riflettere personalmente, come famiglia e come comunità, su quanto siamo disposti a cambiare e a rinnovarci. Tutto ciò che ci circonda appare vecchio, perchè non ha nulla di nuovo da dirci. La novità che può sorprenderci è strettamente legata al nostro bisogno di verità e libertà. Buona Pasqua
lunedì 2 aprile 2012
Fabio e Olga si raccontano
Racconti liberi di una coppia mista, in Ecuador
Domande
In un periodo in cui assistiamo all'immigrazione di massa dall'Africa, dall'Asia e dall'America Latina verso l'Europa e l'Italia... è possibile per un uomo italiano compiere un vero e proprio contro-esodo?
Nell'era della globalizzazione e della con-fusione di culture, è possibile per una donna afroecuatoriana riscoprire i valori africani?
Di fronte ai recenti sequestri di italiani all'estero, è raccomandabile per Fabio e Olga vivere e operare in un villaggio dell'Ecuador?
Sabato 14 aprile 2012 ore 19
al Circolo Cameroes
via Po 56 Padova
(zona Altichiero, seguire indicazioni TELENUOVO)
Programma
ore 19: arrivo e accoglienza
ore 19,30: Fabio e Olga si raccontano
ore 20,30: balli Ecuatoriani come La Bomba, Marimba e altri.
ore 21: rinfresco e saluti (ognuno porta qualcosa!)
INGRESSO LIBERO
Presentazione "Bianco e nera" a Napoli
In occasione della presentazione del mio libro a Napoli, invitato da Vocatio e un gruppo biblico, ho sperimentato l'accoglienza calorosa del popolo napoletano.
Oltre ad aver mangiato la vera pizza, le mozzarelle e il babà, ho spezzato il pane della condivisione durante una celebrazione eucaristica in famiglia: esperienza delle prime comunità cristiane e, probabilmente, il futuro della nostra chiesa.
Un gruppetto di persone, animato da un forte desiderio di conoscere la parola di Dio e di non sentirsi esclusi dalla comunione con il Padre.
Ognuno porta all'altare il proprio contributo, la propria vita, la propria disponibilità nel mettersi al servizio degli altri.
E una casa diventa tempio dello Spirito Santo.
martedì 28 febbraio 2012
Contraddizioni all'italiana
1. Finti poveri senza dignità e veri poveri con una grande dignità
Da una parte, un evasore finto povero di Limena (Padova) affita in nero a clandestini,
un amministratore di condominio 72enne, milionario, con la faccia tosta di chiedere prestazioni sociali agevolate al proprio Comune, dichiarando un patrimonio mobiliare e immobiliare pari a zero.
Dall'altra a Vicenza un clochard restituisce un borsello con 500 euro, dichiarando: "Non li voglio, sono troppi soldi. Ho fatto solo il mio dovere".
2. Stipendi operai tra i più bassi in Europa e stipendi dirigenti e politici tra i più alti al mondo
Secondo i dati Eurostat, pubblicati nel rapporto ‘Labour market statistics’ e relativi all’anno 2009, lo stipendio medio annuo di un lavoratore italiano è stato di 23.406 euro contro i 48.914 di un lavoratore del Lussemburgo, i 44.412 di un lavoratore olandese, i 41.00 di un lavoratore tedesco, i 40.698 di un lavoratore belga.
I nostri lavoratori guadagnano di più solo di un lavoratore di Malta, Slovacchia, Slovenia e Portogallo e si collocano in fondo alla graduatoria dei redditi europei.
Contro questi dati relativi ai lavoratori, stride il livello degli stipendi dei manager italiani, che invece risultano i più alti in Europa.
La media per il 2008 dei nostri manager si è attestata su circa 2,15 milioni di euro, a fronte di una media europea pari a circa 1,82 milioni (secondo una ricerca di Assonime).
3. La terra che diede i natali ai più grandi navigatori della storia, da Cristoforo Colombo ad Amerigo Vespucci, è diventata la patria di comandanti imprudenti di immense navi oltre la misura d'uomo.
4. Gli italiani (e coloro che sono stati eletti) sembrano preferire le faraoniche opere come TAV, MOSE, treni superveloci Roma-MIlano, gli F-35... rispetto ad una efficienza minima dei servizi pubblici di base.
Da una parte, un evasore finto povero di Limena (Padova) affita in nero a clandestini,
un amministratore di condominio 72enne, milionario, con la faccia tosta di chiedere prestazioni sociali agevolate al proprio Comune, dichiarando un patrimonio mobiliare e immobiliare pari a zero.
Dall'altra a Vicenza un clochard restituisce un borsello con 500 euro, dichiarando: "Non li voglio, sono troppi soldi. Ho fatto solo il mio dovere".
2. Stipendi operai tra i più bassi in Europa e stipendi dirigenti e politici tra i più alti al mondo
Secondo i dati Eurostat, pubblicati nel rapporto ‘Labour market statistics’ e relativi all’anno 2009, lo stipendio medio annuo di un lavoratore italiano è stato di 23.406 euro contro i 48.914 di un lavoratore del Lussemburgo, i 44.412 di un lavoratore olandese, i 41.00 di un lavoratore tedesco, i 40.698 di un lavoratore belga.
I nostri lavoratori guadagnano di più solo di un lavoratore di Malta, Slovacchia, Slovenia e Portogallo e si collocano in fondo alla graduatoria dei redditi europei.
Contro questi dati relativi ai lavoratori, stride il livello degli stipendi dei manager italiani, che invece risultano i più alti in Europa.
La media per il 2008 dei nostri manager si è attestata su circa 2,15 milioni di euro, a fronte di una media europea pari a circa 1,82 milioni (secondo una ricerca di Assonime).
3. La terra che diede i natali ai più grandi navigatori della storia, da Cristoforo Colombo ad Amerigo Vespucci, è diventata la patria di comandanti imprudenti di immense navi oltre la misura d'uomo.
4. Gli italiani (e coloro che sono stati eletti) sembrano preferire le faraoniche opere come TAV, MOSE, treni superveloci Roma-MIlano, gli F-35... rispetto ad una efficienza minima dei servizi pubblici di base.
giovedì 9 febbraio 2012
L'unica pensione sicura!
Mai come in questi mesi sto vivendo a contatto con la gente, operai, famiglie, immigrati... oltre al fatto che anch'io come padre, marito e lavoratore sono DENTRO le dinamiche quotidiane della vita.
Di fronte a quanto sta succedendo nel nostro Paese, tra scandali (quale partito si salva? quale nave è così sicura?) e tentativi di riforma (mercato del lavoro, legge elettorale, sistema fiscale, ecc...), osservo incuriosito le reazioni della gente e mi interrogo...
1. La gente preferisce schierarsi con chi contesta tutto e tutti, accusa e grida. Perchè in un certo modo rappresenta quel malessere interiore che è più collegato con il mondo delle relazioni affettive che con quello economico.
2. La sicurezza, la stabilità, la fiducia... sono sempre più esperienze che vengono collegate alla quantità di denaro e di servizi piuttosto che alla qualità delle relazioni, familiari, comunitarie, ecc...
3. La crescita è ormai sinonimo di mercato libero e di azioni commerciali. Sembra quasi che un Paese cresce, si sviluppa, è felice, sta bene... solamente se circolano soldi liquidi. Fanno girare il mercato, si dice. Ma un operaio sarà veramente più felice se il suo stipendio aumenterà di qualche centinaio di euro? Sarà veramente più felice se dentro ad un centro commerciale potrà comprare un prodotto in più?
4. A volte, come rappresentante sindacale, mi sembra di lottare per difendere i capricci di alcuni lavoratori, ho proprio la sensazione di aiutarli a scavarsi la fossa di una superficialità culturale che porta solo a tanta rabbia e cattiveria. Assisto a continue scenate che oltre ad essere sterili non fanno altro che rovinare il fegato di molti lavoratori. Avrei voglia di proporre un altro stile di vita, più fondato sulle relazioni che sul denaro. Ormai è questa la vera lotta di classe, da una parte "padroni e operai" indistintamente, soli a difendere i propri capricci individuali, dall'altra persone che cercano di creare relazioni, comunità, famiglia, amicizia... vero sostegno, unica pensione sicura!
Di fronte a quanto sta succedendo nel nostro Paese, tra scandali (quale partito si salva? quale nave è così sicura?) e tentativi di riforma (mercato del lavoro, legge elettorale, sistema fiscale, ecc...), osservo incuriosito le reazioni della gente e mi interrogo...
1. La gente preferisce schierarsi con chi contesta tutto e tutti, accusa e grida. Perchè in un certo modo rappresenta quel malessere interiore che è più collegato con il mondo delle relazioni affettive che con quello economico.
2. La sicurezza, la stabilità, la fiducia... sono sempre più esperienze che vengono collegate alla quantità di denaro e di servizi piuttosto che alla qualità delle relazioni, familiari, comunitarie, ecc...
3. La crescita è ormai sinonimo di mercato libero e di azioni commerciali. Sembra quasi che un Paese cresce, si sviluppa, è felice, sta bene... solamente se circolano soldi liquidi. Fanno girare il mercato, si dice. Ma un operaio sarà veramente più felice se il suo stipendio aumenterà di qualche centinaio di euro? Sarà veramente più felice se dentro ad un centro commerciale potrà comprare un prodotto in più?
4. A volte, come rappresentante sindacale, mi sembra di lottare per difendere i capricci di alcuni lavoratori, ho proprio la sensazione di aiutarli a scavarsi la fossa di una superficialità culturale che porta solo a tanta rabbia e cattiveria. Assisto a continue scenate che oltre ad essere sterili non fanno altro che rovinare il fegato di molti lavoratori. Avrei voglia di proporre un altro stile di vita, più fondato sulle relazioni che sul denaro. Ormai è questa la vera lotta di classe, da una parte "padroni e operai" indistintamente, soli a difendere i propri capricci individuali, dall'altra persone che cercano di creare relazioni, comunità, famiglia, amicizia... vero sostegno, unica pensione sicura!
Religione e marketing
La fede non è un prodotto come gli altri
intervista di Nadia Henni-Moulaï a Éric Jaffrain
Lei parla della Chiesa come un “prodotto”. Che cosa significa?
Da diversi anni, la Chiesa (cattolica) presenta la religione come si presenta un prodotto di consumo, usando l’approccio nato dal marketing commerciale. A mio avviso, si tratta di un errore strategico fondamentale: la Chiesa non deve vendere se stessa, ma il suo prodotto centrale. Non si vende la fede come uno spazzolino da denti.
La Chiesa sarebbe quindi un’azienda...
Assolutamente! Ma che manca di chiarezza nella sua visione, nella sua missione e nei suoi prodotti. La sua strategia d’impresa è troppo legata alla propria marca, in quanto cerca di venderla come prodotto centrale. Oggi, la Chiesa difende più la propria azienda che Dio, nel senso che il packaging (riti, forme di devozione, atmosfera, gerarchia) diventa il modo di consumo inaggirabile. In questo, l’istituzione si è sostituita alla figura divina: prima di tutto, non siete credenti, ma cattolici. (continua)
intervista di Nadia Henni-Moulaï a Éric Jaffrain
Lei parla della Chiesa come un “prodotto”. Che cosa significa?
Da diversi anni, la Chiesa (cattolica) presenta la religione come si presenta un prodotto di consumo, usando l’approccio nato dal marketing commerciale. A mio avviso, si tratta di un errore strategico fondamentale: la Chiesa non deve vendere se stessa, ma il suo prodotto centrale. Non si vende la fede come uno spazzolino da denti.
La Chiesa sarebbe quindi un’azienda...
Assolutamente! Ma che manca di chiarezza nella sua visione, nella sua missione e nei suoi prodotti. La sua strategia d’impresa è troppo legata alla propria marca, in quanto cerca di venderla come prodotto centrale. Oggi, la Chiesa difende più la propria azienda che Dio, nel senso che il packaging (riti, forme di devozione, atmosfera, gerarchia) diventa il modo di consumo inaggirabile. In questo, l’istituzione si è sostituita alla figura divina: prima di tutto, non siete credenti, ma cattolici. (continua)
mercoledì 18 gennaio 2012
Dalle tragedie, l'uomo dovrebbe imparare
Pensieri
In ogni tragedia,
l'istinto umano è abituato a cercare il colpevole
e l'eroe.
Un colpevole da condannare (o difendere)
e un eroe da esaltare (o pubblicizzare).
Ciò che è accaduto nell'isola del Giglio,
rappresenta ciò che è accaduto nella scena politica del nostro Paese.
Il comandante lascia la nave dopo averla condotta in acque troppo basse, e mentre il grido di aiuto dei suoi passeggeri si faceva sempre più forte.
Più in basso di così si poteva andare?
Più sordi di così si poteva essere?
Lo scoglio maledetto è sempre stato lì,
la natura non perdona il capriccio dell'uomo,
di caricare più di quattro mila persone dentro una nave.
Opere faraoniche che non prevedono l'errore umano o l'imprevedibilità della natura.
Dalle tragedie, l'uomo dovrebbe imparare...
In ogni tragedia,
l'istinto umano è abituato a cercare il colpevole
e l'eroe.
Un colpevole da condannare (o difendere)
e un eroe da esaltare (o pubblicizzare).
Ciò che è accaduto nell'isola del Giglio,
rappresenta ciò che è accaduto nella scena politica del nostro Paese.
Il comandante lascia la nave dopo averla condotta in acque troppo basse, e mentre il grido di aiuto dei suoi passeggeri si faceva sempre più forte.
Più in basso di così si poteva andare?
Più sordi di così si poteva essere?
Lo scoglio maledetto è sempre stato lì,
la natura non perdona il capriccio dell'uomo,
di caricare più di quattro mila persone dentro una nave.
Opere faraoniche che non prevedono l'errore umano o l'imprevedibilità della natura.
Dalle tragedie, l'uomo dovrebbe imparare...
mercoledì 4 gennaio 2012
Il calendario del 2012: anno del cambiamento!
Scarica il calendario (clicca qui)
Quest'anno non finirà il mondo.
Quest'anno inizierà un mondo nuovo,
un cambiamento verso un mondo fatto
per te, per me, per noi.
Un mondo di idee nuove, un mondo migliore.
Il mondo che tutti vorremmo,
inizierà dal cambiamento dentro di te!
Non aver paura di sognare il mondo che vorresti!
Quest'anno non finirà il mondo.
Quest'anno inizierà un mondo nuovo,
un cambiamento verso un mondo fatto
per te, per me, per noi.
Un mondo di idee nuove, un mondo migliore.
Il mondo che tutti vorremmo,
inizierà dal cambiamento dentro di te!
Non aver paura di sognare il mondo che vorresti!
sabato 24 dicembre 2011
E' ancora natale
Finchè facciamo nascere dei bambini,
finchè abbiamo dei sogni,
finchè le cose più importanti non si possono comprare...
allora è ancora natale
Auguri
Federico
finchè abbiamo dei sogni,
finchè le cose più importanti non si possono comprare...
allora è ancora natale
Auguri
Federico
lunedì 12 dicembre 2011
Lo sciopero unitario e gli impiegati indifferenti
La muraglia umana e il prezzo della dignità

Con il presidio delle portinerie alla Carraro di Campodarsego FIM e FIOM si sono riunite: otto ore di sciopero per tutti, operai e impiegati. Contro la manovra Monti (e Berlusconi) che colpisce i soliti noti. Ladri di bistecche e caramelle, famiglie monoreddito, insomma lavoratori dipendenti e pensionati.
Una muraglia umana per impedire, in forma non violenta, che qualcuno entri dentro l'officina. Mentre l'adesione degli operai è stata totale, quella degli impiegati è stata parziale. Ci siamo trovati a dover bloccare e discutere con giovani impiegati che volevano raggiungere i loro uffici, fregandosene della nostra presenza. "A questo sciopero non ci credo", "ho molto lavoro da fare" ed altre le scuse che accompagnavano il loro dissenso a questa forma di protesta che i nostri padri hanno utilizzato per ottenere quei diritti di cui noi ora beneficiamo.
Con quale faccia scavalcavano il nostro grido di giustizia, per noi e per loro?
Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
don Lorenzo Milani - Lettera ai cappellani militari
Con il presidio delle portinerie alla Carraro di Campodarsego FIM e FIOM si sono riunite: otto ore di sciopero per tutti, operai e impiegati. Contro la manovra Monti (e Berlusconi) che colpisce i soliti noti. Ladri di bistecche e caramelle, famiglie monoreddito, insomma lavoratori dipendenti e pensionati.
Una muraglia umana per impedire, in forma non violenta, che qualcuno entri dentro l'officina. Mentre l'adesione degli operai è stata totale, quella degli impiegati è stata parziale. Ci siamo trovati a dover bloccare e discutere con giovani impiegati che volevano raggiungere i loro uffici, fregandosene della nostra presenza. "A questo sciopero non ci credo", "ho molto lavoro da fare" ed altre le scuse che accompagnavano il loro dissenso a questa forma di protesta che i nostri padri hanno utilizzato per ottenere quei diritti di cui noi ora beneficiamo.
Con quale faccia scavalcavano il nostro grido di giustizia, per noi e per loro?
Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
don Lorenzo Milani - Lettera ai cappellani militari
mercoledì 7 dicembre 2011
I soldi sono del diavolo?
Pubblico questo articolo dell'amico Marco Politi, che pone il problema dei privilegi del Vaticano. E' forse accettabile che alcune strutture, utilizzate per il culto e per la carità (il vescovo di Padova li definisce "prontosoccorso dei comuni") vengano esentate da Ici, ma la maggior parte hanno altre funzioni. Inoltre ci sono molte altre ingiustizie che hanno già fatto perdere la fede degli italiani nella Chiesa...
La Chiesa non fa sacrifici
La Chiesa si autoesenta, sacrifici mai. Resta attaccata ai suoi privilegi, ma è prodiga di consigli sull’equità della manovra. È da agosto che l’opinione pubblica aspetta dalla Cei un segnale di disponibilità ad aiutare lo Stato a ripianare il suo debito colossale. In tempi passati i vescovi fondevano l’oro dei sacri calici per sostenere la difesa di un regno invaso. Ora che il nemico finanziario è molto più subdolo e spietato, non succede nulla. Dalla gerarchia non è giunto il più piccolo segnale di “rinuncia”. Solo la dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, che ha affermato: “Il problema dell’Ici è un problema particolare, da studiare e approfondire”. Eppure quello che pensano gli italiani è chiarissimo. Sono contrari all’esenzione dell’Ici, sono contrari a spolpare le casse dello Stato ai danni della scuola pubblica, perché credono al principio costituzionale che chi fonda una scuola privata la paga con i propri soldi. Soprattutto gli italiani sono convinti a grande maggioranza che la Chiesa predica bene e razzola male. Vedere per credere l’indagine del professor Garelli sulla “Religione all’italiana”.
Quando si parla di soldi, la gerarchia ecclesiastica si rifugia subito nel vittimismo, accusa complotti da parte dei nemici della Chiesa, si attacca a errori di conteggio sbagliati per qualche dettaglio o di chi mette sullo stesso piano la Cei (organismo nazionale) e il Vaticano, realtà internazionale. Nessuno trascura l’aiuto sistematico che è venuto in questi anni alle fasce più povere da parrocchie, episcopato e organizzazioni come la Caritas o Sant’Egidio. Ma ora è il momento di gesti straordinari e di uno sfoltimento di privilegi come avviene in tutto il Paese. Ci sono fatti molto precisi su cui la gerarchia non ha mai dato risposta e che costituiscono privilegi inaccettabili specialmente nella drammatica situazione economica attraversata dal Paese. Ne elenchiamo alcuni, che indignano egualmente credenti e diversamente credenti.
Non limitare l’esenzione Ici agli edifici strettamente di culto è un’evasione fiscale legalizzata. L’attuale sistema di conteggio dell’ 8 per mille è truffaldino perché non tiene conto del fatto che quasi due terzi dei contribuenti – non mettendo la crocetta sulla dichiarazione delle tasse – intendono lasciare i soldi allo Stato. In Spagna, dove è stato a suo tempo copiato il sistema italiano, si conteggiano giustamente soltanto i “voti espressi”. In Germania il finanziamento alle chiese luterana e cattolica avviene con una “tassa ecclesiastica” che grava direttamente sul cittadino. Se il contribuente non vuole, si cancella.
L’attuale sistema dell’ 8 per mille è uscito fuori controllo. Doveva garantire una somma più o meno equivalente alla vecchia “congrua” data dallo Stato ai sacerdoti, ma essendo agganciata all’Irpef la somma che il bilancio statale passa alla Cei è cresciuta a dismisura. Nel 1989 la Chiesa prendeva 406 miliardi di lire all’anno, oggi il miliardo di euro che incassa equivale a quasi 2.000 miliardi di lire. Cinque volte di più! L’ 8 per mille è stato pensato (ed è approvato come principio dalla maggioranza degli italiani) per finanziare il clero in cura d’anime e l’edilizia di culto in primo luogo. Ciò nonostante la Chiesa si fa pagare ancora una volta a parte i cappellani nelle forze armate, nella polizia, negli ospedali, nelle carceri, persino nei cimiteri. Si tratta di decine di milioni di euro. Nessuno ignora quanti splendidi preti siano impegnati specialmente nelle prigioni, ma è il sistema del pagamento aggiuntivo che non è accettabile. Lo stesso vale per le decine di milioni aggiuntivi versati dallo Stato, dalle regioni e dai comuni per l’edilizia di culto, che è già coperta dall’ 8 per mille.
Per non parlare dei milioni di euro elargiti ogni anno attraverso la famigerata “Legge mancia”. Invitando a uno stile di vita più sobrio per la festa di Sant’Ambrogio in Milano, il cardinale Scola afferma che con gli anni si è stravolto il concetto di “diritti”. In un clima di benessere e “senza fare i conti con le risorse veramente disponibili si sono avanzate pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato”. Verissimo. C’è da aggiungere che anche la Chiesa ha partecipato alla gara. Non è bastato che gli insegnanti di Religione venissero stipendiati dallo Stato, si è preteso che da personale extra-ruolo venissero anche statalizzati.
Contemporaneamente si è iniziato a mungere le casse statali per finanziare le scuole cattoliche. Altrove in Europa lo fanno, ma non c’è l’ 8 per mille. È l’ingordigia nel ricorso ai fondi statali che spaventa.
Quanto al Vaticano, i Trattati lateranensi garantiscono ad esempio un adeguato fornimento d’acqua al territorio papale. Non è prepotenza il rifiuto di contribuire allo smaltimento delle acque sporche? Costa all’Italia 4 milioni di euro l’anno. Cifra su cifra ci sono centinaia di milioni che possono essere risparmiati.
Il premier Monti può fare tre cose subito. Decretare che, come accade in Germania e altri Paesi, i finanziamenti statali vanno solo a enti che pubblicano il bilancio integrale di patrimoni e redditi: così gli italiani e lo Stato conosceranno il patrimonio delle diocesi. Limitare l’esenzione dell’Ici esclusivamente agli edifici di culto. Attivare la commissione paritetica prevista dall’art. 49 della legge istitutiva dell’ 8 per mille per rivedere la somma del gettito. Sarebbe molto europeo.
Da Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2011
La Chiesa non fa sacrifici
La Chiesa si autoesenta, sacrifici mai. Resta attaccata ai suoi privilegi, ma è prodiga di consigli sull’equità della manovra. È da agosto che l’opinione pubblica aspetta dalla Cei un segnale di disponibilità ad aiutare lo Stato a ripianare il suo debito colossale. In tempi passati i vescovi fondevano l’oro dei sacri calici per sostenere la difesa di un regno invaso. Ora che il nemico finanziario è molto più subdolo e spietato, non succede nulla. Dalla gerarchia non è giunto il più piccolo segnale di “rinuncia”. Solo la dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, che ha affermato: “Il problema dell’Ici è un problema particolare, da studiare e approfondire”. Eppure quello che pensano gli italiani è chiarissimo. Sono contrari all’esenzione dell’Ici, sono contrari a spolpare le casse dello Stato ai danni della scuola pubblica, perché credono al principio costituzionale che chi fonda una scuola privata la paga con i propri soldi. Soprattutto gli italiani sono convinti a grande maggioranza che la Chiesa predica bene e razzola male. Vedere per credere l’indagine del professor Garelli sulla “Religione all’italiana”.
Quando si parla di soldi, la gerarchia ecclesiastica si rifugia subito nel vittimismo, accusa complotti da parte dei nemici della Chiesa, si attacca a errori di conteggio sbagliati per qualche dettaglio o di chi mette sullo stesso piano la Cei (organismo nazionale) e il Vaticano, realtà internazionale. Nessuno trascura l’aiuto sistematico che è venuto in questi anni alle fasce più povere da parrocchie, episcopato e organizzazioni come la Caritas o Sant’Egidio. Ma ora è il momento di gesti straordinari e di uno sfoltimento di privilegi come avviene in tutto il Paese. Ci sono fatti molto precisi su cui la gerarchia non ha mai dato risposta e che costituiscono privilegi inaccettabili specialmente nella drammatica situazione economica attraversata dal Paese. Ne elenchiamo alcuni, che indignano egualmente credenti e diversamente credenti.
Non limitare l’esenzione Ici agli edifici strettamente di culto è un’evasione fiscale legalizzata. L’attuale sistema di conteggio dell’ 8 per mille è truffaldino perché non tiene conto del fatto che quasi due terzi dei contribuenti – non mettendo la crocetta sulla dichiarazione delle tasse – intendono lasciare i soldi allo Stato. In Spagna, dove è stato a suo tempo copiato il sistema italiano, si conteggiano giustamente soltanto i “voti espressi”. In Germania il finanziamento alle chiese luterana e cattolica avviene con una “tassa ecclesiastica” che grava direttamente sul cittadino. Se il contribuente non vuole, si cancella.
L’attuale sistema dell’ 8 per mille è uscito fuori controllo. Doveva garantire una somma più o meno equivalente alla vecchia “congrua” data dallo Stato ai sacerdoti, ma essendo agganciata all’Irpef la somma che il bilancio statale passa alla Cei è cresciuta a dismisura. Nel 1989 la Chiesa prendeva 406 miliardi di lire all’anno, oggi il miliardo di euro che incassa equivale a quasi 2.000 miliardi di lire. Cinque volte di più! L’ 8 per mille è stato pensato (ed è approvato come principio dalla maggioranza degli italiani) per finanziare il clero in cura d’anime e l’edilizia di culto in primo luogo. Ciò nonostante la Chiesa si fa pagare ancora una volta a parte i cappellani nelle forze armate, nella polizia, negli ospedali, nelle carceri, persino nei cimiteri. Si tratta di decine di milioni di euro. Nessuno ignora quanti splendidi preti siano impegnati specialmente nelle prigioni, ma è il sistema del pagamento aggiuntivo che non è accettabile. Lo stesso vale per le decine di milioni aggiuntivi versati dallo Stato, dalle regioni e dai comuni per l’edilizia di culto, che è già coperta dall’ 8 per mille.
Per non parlare dei milioni di euro elargiti ogni anno attraverso la famigerata “Legge mancia”. Invitando a uno stile di vita più sobrio per la festa di Sant’Ambrogio in Milano, il cardinale Scola afferma che con gli anni si è stravolto il concetto di “diritti”. In un clima di benessere e “senza fare i conti con le risorse veramente disponibili si sono avanzate pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato”. Verissimo. C’è da aggiungere che anche la Chiesa ha partecipato alla gara. Non è bastato che gli insegnanti di Religione venissero stipendiati dallo Stato, si è preteso che da personale extra-ruolo venissero anche statalizzati.
Contemporaneamente si è iniziato a mungere le casse statali per finanziare le scuole cattoliche. Altrove in Europa lo fanno, ma non c’è l’ 8 per mille. È l’ingordigia nel ricorso ai fondi statali che spaventa.
Quanto al Vaticano, i Trattati lateranensi garantiscono ad esempio un adeguato fornimento d’acqua al territorio papale. Non è prepotenza il rifiuto di contribuire allo smaltimento delle acque sporche? Costa all’Italia 4 milioni di euro l’anno. Cifra su cifra ci sono centinaia di milioni che possono essere risparmiati.
Il premier Monti può fare tre cose subito. Decretare che, come accade in Germania e altri Paesi, i finanziamenti statali vanno solo a enti che pubblicano il bilancio integrale di patrimoni e redditi: così gli italiani e lo Stato conosceranno il patrimonio delle diocesi. Limitare l’esenzione dell’Ici esclusivamente agli edifici di culto. Attivare la commissione paritetica prevista dall’art. 49 della legge istitutiva dell’ 8 per mille per rivedere la somma del gettito. Sarebbe molto europeo.
Da Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2011
lunedì 5 dicembre 2011
Col bollettino parrocchiale...un parroco si espone
Pubblico la lettera che un parroco della periferia di Padova, don Franco Scarmoncin, ha inserito sul bollettino parrocchiale di domenica scorsa.
LETTERA IMMAGINARIA
2° parte
Cari politici di destra e di sinistra, ora avete alcuni mesi davanti con il nuovo Governo Monti e tutti ci auguriamo che facciate quanto non avete fatto in 20 anni di vita parlamentare; poi dimettetevi in massa e sparite.
Mi auguro che fintanto rimarrete in Parlamento, spero ancora per poco, troviate l'intesa per approvare in fretta:
- la riduzione del numero dei voi parlamentari... metà almeno di voi possono tornarsene a casa, vi abbiamo già fin troppo mantenuti gratis.
- Il taglio dei vostri stipendi a cinque mila euro mensili, fin da subito; via ogni emolumento, prebenda, servizi gratuiti, ecc... se non vi bastano cinque mila euro, statevene a casa.
- L'eliminazione delle guardie del corpo per voi politici; se avete paura... non entrate in politica e fate un altro mestiere.
- La legge per ridurre a due legislature la vostra permanenza in Parlamento; poi tornate a lavorare come tutti;
- il rifiuto della "legge mancia" di 150 milioni di euro, inserita in quest'ultima finanziaria, per interventi da eseguire nei vostri rispettivi collegi elettorali. Noi cittadini stiamo tirando la cinghia e voi non vi vergognate di assegnarvi un "premio" di buona uscita per assicurarvi il collegio elettorale. Ma non vi vergognate della vostra spudoratezza?!
- Eliminazione dalle liste elettorali di personaggi inquisiti o sotto inchiesta.
- La patrimoniale del 5% sui capitali, liquidi e solidi, (Chiesa compresa) per quanti possiedono case, barche al mare, alberghi, industrie, ecc.
- La lotta agli evasori fiscali, che non sono tra i poveri, ma piuttosto tra gli imprenditori, gli industriali, manager della finanza, tra i commercianti, tra i liberi professionisti, gli iscritti all'albo professionale di medici, avvocati, architetti, notai, banchieri, ecc... Cercate tra quel 10% di popolazione che possiede l'80% della ricchezza nazionale; non tassate sempre i poveri cristi di operai e pensionati, solo perchè sono in tanti...
- L'introduzione dell'ICI , tolta stupidamente per scopi elettorali, impedendo così ai Comuni di continuare a fornirci i servizi di cui abbiamo necessità.
- Il taglio drastico delle spese militari: fermate la guerra, restituite agli americani i 130 aerei supersonici costati 30 miliardi di euro; i generali restituiscano le 19 Maserati blindate regalate da quell'incompetente di La Russa.
- L'eliminazione di tutte le auto blindate; usate le vostre auto, come facciamo tutti noi. Se avete paura che qualche arrabbiato vi possa accoppare, non fate i politici o i magistrati e statevene a casa vostra.
- La possibilità di rintracciare i percorsi monetari oltre le 200 euro.
- La soppressione di ogni sussidio all'editoria; i giornali devono mantenersi da soli; se non ce la fanno... è segno che non sono interessanti o dicono fesserie non meritevoli di essere lette.
- Un tetto massimo per gli stipendi, pensioni e liquidazioni da lavoro. Certe liquidazioni sono uno scandalo !
- L'impedimento all'accumulo di incarichi ministeriali e governativi. Non siete in grado di fare bene neppure un lavoro, immaginarsi se ne potete fare due !
- Il varo di una legge che impedisca di entrare in politica chi ha patrimoni consistenti (neppure il sindaco di paese); può fare politica solamente chi non possiede aziende o interessi da difendere.
- La revisione dell'attuale legge elettorale che toglie ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti e lascia mano libera alle segreterie di partito.
- Un limite di sbarramento (es. 4%) ad ogni partito per entrare in Parlamento.
- Il blocco per ogni "mercato delle vacche": che un parlamentare non possa passare da un partito ad un altro; se non condivide più la linea del sua partito se ne va a casa.
- L'obbligo della buona educazione per i personaggi pubblici. Noi pretendiamo che quanti ci rappresentano, nelle loro apparizioni alla TV, siano più seri ed educati. Se i politici desiderano essere considerati "onorevoli", devono comportarsi come tali: dito medio alzato, barzellette, parolacce, litigi, calci, rutti e compagnia bella... sono roba da ragazzi maleducati, giovani allo sbando e ubriaconi da osteria !
- La soppressione delle Province.
- La Revisione del Codice civile e penale... Se lavorate 15 ore in tre mesi e la settimana si chiude al giovedì pomeriggio è evidente che riuscirete a combinare ben poco.
- La Revisione del sistema giudiziario. I processi devono venire celebrati entro un anno dalla denuncia; una volta aperto il procedimento giudiziario, questo non deve subire interruzioni o rinvii. Ci deve essere un limite anche per gli azzecca-garbugli e per le furbizie dei mafiosi.
E chi viene condannato (già primo grado di giudizio) sconta la pena per intero, senza condoni o premi buona condotta.
- La riforma delle norme sul lavoro e favorire la possibilità di impiego per i giovani. Se non avete idee di come favorire il lavoro ai giovani... o ridare spazio all'economia e alle imprese: chiedete aiuto a gente preparata: agricoltori, operai, artigiani, a qualche industriale o imprenditore, forse questa gente vi può suggerire qualche idea. Bisogna essere anche umili e chiedere consiglio quando da soli non si arriva a nulla.
- Il part-time nel lavoro;
- la pensione minima a tutti i cittadini, di almeno 1000 euro mensili;
- una politica seria a favore della famiglia: aiutare le famiglie con agevolazioni nel lavoro, assegni famigliari, esenzioni da spese mediche e scolastiche, ecc...
- L'eliminazione di ogni tipo di pubblicità nelle televisioni pubbliche statali, o si toglie il canone.Inoltre è necessario sottrarre la TV all'ingerenza dei partiti.
Di tutto questo, che è la mia aspirazione e credo di tutti i cittadini, non avete fatto praticamente nulla in questi 20 ultimi anni, al di là di parole, promesse, furbate, chiacchiere: "noi siamo il partito del fare", "noi siamo il partito dell'amore"... "in tre mesi sistemeremo tutto"... "ghe pensi mi", ecc....
Vergognatevi e chiedete scusa a tutti gli italiani (tutti voi politici di destra e di sinistra...); non sarà sufficiente, ma almeno capiremo che avete ancora una coscienza e siccome siamo "buoni e comprensivi", qualcuno potrà anche perdonarvi il male che ci avete fatto.
In fede
don franco
LETTERA IMMAGINARIA
2° parte
Cari politici di destra e di sinistra, ora avete alcuni mesi davanti con il nuovo Governo Monti e tutti ci auguriamo che facciate quanto non avete fatto in 20 anni di vita parlamentare; poi dimettetevi in massa e sparite.
Mi auguro che fintanto rimarrete in Parlamento, spero ancora per poco, troviate l'intesa per approvare in fretta:
- la riduzione del numero dei voi parlamentari... metà almeno di voi possono tornarsene a casa, vi abbiamo già fin troppo mantenuti gratis.
- Il taglio dei vostri stipendi a cinque mila euro mensili, fin da subito; via ogni emolumento, prebenda, servizi gratuiti, ecc... se non vi bastano cinque mila euro, statevene a casa.
- L'eliminazione delle guardie del corpo per voi politici; se avete paura... non entrate in politica e fate un altro mestiere.
- La legge per ridurre a due legislature la vostra permanenza in Parlamento; poi tornate a lavorare come tutti;
- il rifiuto della "legge mancia" di 150 milioni di euro, inserita in quest'ultima finanziaria, per interventi da eseguire nei vostri rispettivi collegi elettorali. Noi cittadini stiamo tirando la cinghia e voi non vi vergognate di assegnarvi un "premio" di buona uscita per assicurarvi il collegio elettorale. Ma non vi vergognate della vostra spudoratezza?!
- Eliminazione dalle liste elettorali di personaggi inquisiti o sotto inchiesta.
- La patrimoniale del 5% sui capitali, liquidi e solidi, (Chiesa compresa) per quanti possiedono case, barche al mare, alberghi, industrie, ecc.
- La lotta agli evasori fiscali, che non sono tra i poveri, ma piuttosto tra gli imprenditori, gli industriali, manager della finanza, tra i commercianti, tra i liberi professionisti, gli iscritti all'albo professionale di medici, avvocati, architetti, notai, banchieri, ecc... Cercate tra quel 10% di popolazione che possiede l'80% della ricchezza nazionale; non tassate sempre i poveri cristi di operai e pensionati, solo perchè sono in tanti...
- L'introduzione dell'ICI , tolta stupidamente per scopi elettorali, impedendo così ai Comuni di continuare a fornirci i servizi di cui abbiamo necessità.
- Il taglio drastico delle spese militari: fermate la guerra, restituite agli americani i 130 aerei supersonici costati 30 miliardi di euro; i generali restituiscano le 19 Maserati blindate regalate da quell'incompetente di La Russa.
- L'eliminazione di tutte le auto blindate; usate le vostre auto, come facciamo tutti noi. Se avete paura che qualche arrabbiato vi possa accoppare, non fate i politici o i magistrati e statevene a casa vostra.
- La possibilità di rintracciare i percorsi monetari oltre le 200 euro.
- La soppressione di ogni sussidio all'editoria; i giornali devono mantenersi da soli; se non ce la fanno... è segno che non sono interessanti o dicono fesserie non meritevoli di essere lette.
- Un tetto massimo per gli stipendi, pensioni e liquidazioni da lavoro. Certe liquidazioni sono uno scandalo !
- L'impedimento all'accumulo di incarichi ministeriali e governativi. Non siete in grado di fare bene neppure un lavoro, immaginarsi se ne potete fare due !
- Il varo di una legge che impedisca di entrare in politica chi ha patrimoni consistenti (neppure il sindaco di paese); può fare politica solamente chi non possiede aziende o interessi da difendere.
- La revisione dell'attuale legge elettorale che toglie ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti e lascia mano libera alle segreterie di partito.
- Un limite di sbarramento (es. 4%) ad ogni partito per entrare in Parlamento.
- Il blocco per ogni "mercato delle vacche": che un parlamentare non possa passare da un partito ad un altro; se non condivide più la linea del sua partito se ne va a casa.
- L'obbligo della buona educazione per i personaggi pubblici. Noi pretendiamo che quanti ci rappresentano, nelle loro apparizioni alla TV, siano più seri ed educati. Se i politici desiderano essere considerati "onorevoli", devono comportarsi come tali: dito medio alzato, barzellette, parolacce, litigi, calci, rutti e compagnia bella... sono roba da ragazzi maleducati, giovani allo sbando e ubriaconi da osteria !
- La soppressione delle Province.
- La Revisione del Codice civile e penale... Se lavorate 15 ore in tre mesi e la settimana si chiude al giovedì pomeriggio è evidente che riuscirete a combinare ben poco.
- La Revisione del sistema giudiziario. I processi devono venire celebrati entro un anno dalla denuncia; una volta aperto il procedimento giudiziario, questo non deve subire interruzioni o rinvii. Ci deve essere un limite anche per gli azzecca-garbugli e per le furbizie dei mafiosi.
E chi viene condannato (già primo grado di giudizio) sconta la pena per intero, senza condoni o premi buona condotta.
- La riforma delle norme sul lavoro e favorire la possibilità di impiego per i giovani. Se non avete idee di come favorire il lavoro ai giovani... o ridare spazio all'economia e alle imprese: chiedete aiuto a gente preparata: agricoltori, operai, artigiani, a qualche industriale o imprenditore, forse questa gente vi può suggerire qualche idea. Bisogna essere anche umili e chiedere consiglio quando da soli non si arriva a nulla.
- Il part-time nel lavoro;
- la pensione minima a tutti i cittadini, di almeno 1000 euro mensili;
- una politica seria a favore della famiglia: aiutare le famiglie con agevolazioni nel lavoro, assegni famigliari, esenzioni da spese mediche e scolastiche, ecc...
- L'eliminazione di ogni tipo di pubblicità nelle televisioni pubbliche statali, o si toglie il canone.Inoltre è necessario sottrarre la TV all'ingerenza dei partiti.
Di tutto questo, che è la mia aspirazione e credo di tutti i cittadini, non avete fatto praticamente nulla in questi 20 ultimi anni, al di là di parole, promesse, furbate, chiacchiere: "noi siamo il partito del fare", "noi siamo il partito dell'amore"... "in tre mesi sistemeremo tutto"... "ghe pensi mi", ecc....
Vergognatevi e chiedete scusa a tutti gli italiani (tutti voi politici di destra e di sinistra...); non sarà sufficiente, ma almeno capiremo che avete ancora una coscienza e siccome siamo "buoni e comprensivi", qualcuno potrà anche perdonarvi il male che ci avete fatto.
In fede
don franco
domenica 4 dicembre 2011
Un bel regalo

Alberto Maggi
Versetti pericolosi
"Neppure io ti condanno"
«Alberto Maggi è il frate più simpatico e più pericoloso che io conosca. Dolce e ribelle allo stesso tempo, conosce a memoria la Bibbia e la interpreta sempre a servizio della giustizia, mai del potere. Per questo dà parecchio fastidio a qualcuno, ed è la gioia di molti. Le frasi di Alberto non sono semplici parole, ma pugni e sorrisi, a seconda. Quello che è sicuro, è che lasciano sempre il segno, come dimostra il grande seguito di lettori appassionati in tutta Italia».
Vito Mancuso
Versetti pericolosi è un libro dirompente e illuminante che racconta la figura di Gesù Cristo come mai è stata raccontata.
Maggi va ben oltre la tesi secondo cui la Chiesa avrebbe frainteso le parole di Gesù, mostrando piuttosto come il suo messaggio rivoluzionario, lo scandalo della misericordia da lui annunciata e praticata, non sia stato capito, né ben visto già dai suoi discepoli e dalle prime comunità cristiane. Fin dall’inizio, infatti, l’immagine di un Dio-Amore presentata da Gesù sconcertò i suoi contemporanei e fece scandalo. Con acribia e sapienza, Maggi ci conduce lungo il vangelo di Luca: un viaggio capace di stravolgere il modo comune di guardare alle cose. Seppur la forza di Gesù fosse proprio quella di amare tutti, peccatori ed emarginati in primis, sorde alle sue parole le prime comunità cristiane preferirono censurarlo e bandirono quindi il brano ritenuto più scandaloso di tutti: il perdono di Gesù alla donna adultera. Questi Versetti pericolosi, tratti dal vangelo di Luca e censurati dai primi cristiani, furono inseriti soltanto in un secondo momento, dopo secoli di ostracismo, nel vangelo di Giovanni.
Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche “Marianum” e “Gregoriana” (Roma) e all’“École Biblique et Archéologique française” di Gerusalemme. Direttore del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” a Montefano, ha pubblicato tra gli altri: Roba da preti, Nostra Signora degli Eretici, Come leggere il vangelo (e non perdere la fede), Parabole come pietre.
A Padova gli immigrati scelgono i loro rappresentanti

Un passo verso il diritto di cittadinanza
Per molti l'iniziativa promossa dal comune di Padova e dal sindaco Zanonato doveva essere inutile. Pareva che ai cittadini "extracomunitari" non interessasse far sentire la loro voce! E invece in massa si sono riversati nei pressi della Fiera per votare i loro rappresentanti. Un successo che vuole dirci una cosa molto importante: ci sono uomini e donne che vivono e che lavorano... che vogliono essere qualcuno per questa società! La “Commissione per la rappresentanza dei cittadini stranieri” potrà presentare proposte proprie o esprimere pareri su quelle all’esame dei vari organismi che governano il Comune. Il Presidente o il Vice Presidente della Commissione parteciperà infatti al Consiglio comunale, mentre suoi membri delegati prenderanno parte ai lavori delle Commissioni Consiliari e dei Consigli di Quartiere.
Leggi i risultati!
Ha vinto un cinese, il proprietario di un ristorante. Candidandosi da solo, ha fatto riversare su di lui tutti i voti del popolo cinese residente a Padova. Questa vittoria ha soddisfatto uno di quei leghisti che vorrebbero gli immigrati copie identiche di noi veneti... La sfida sarà piuttosto mettere nelle mani di un cittadino immigrato la rappresentanza di tutte le comunità straniere presenti sul territorio.
Padova ci ha provato, ora tocca agli altri comuni. La multiculturalità dovuta all'immigrazione non è una minaccia da eliminare ma un fatto storico, una realtà da accogliere e da gestire nel miglior modo possibile.
martedì 25 ottobre 2011
Il futuro delle comunità cristiane di base

Il 23 ottobre è morto don Enzo Mazzi, fondatore della comunità cristiana di base dell'Isolotto a Firenze. Da non confondere con il don Mazzi (Antonio) che compare sempre nella tv commerciale.
"L’Isolotto fu l’incontro di preti non assimilati al sistema con una popolazione sradicata da altri luoghi che si ritrovò ad iniziare una vita in un quartiere in cui si doveva ricominciare da zero. Una realtà urbanistica sociologica assolutamente originaria che rese possibile ai suoi abitanti di organizzarsi e strutturarsi autonomamente."
Morto un papa, se ne fa un altro. Morto un fondatore non se ne fa un altro! Un carisma non si può programmare. Morto don Mazzi, quale sarà il futuro della comunità di base dell'Isolotto? Nei prossimi anni moriranno anche altri fondatori ultrasettantenni di comunità e movimenti di base che, ispirati dal Vaticano II e dal '68, hanno lottato per una Chiesa altra. E dopo? Se le comunità moriranno o si istituzionalizzeranno, a cosa saranno servite disobbedienze, digiuni, manifestazioni e martiri?
Ecco il passaggio epocale: dal leader carismatico alla comunità profetica. O all'indifferenza e all'appiattimento totale. E' qui la sfida.
Saranno le comunità, i gruppi, le famiglie a costruire una cultura che permetterà di continuare la lotta per una Chiesa altra. Ognuno sarà responsabile delle proprie scelte e contribuirà nel suo piccolo a creare mentalità.
mercoledì 12 ottobre 2011
Paternità negata e riconosciuta
Questo articolo è stato rimosso su richiesta dell'interessato.
"La Verità non ha bisogno di avvocati né testimoni...si fa strada da sola!"
lunedì 3 ottobre 2011
Francesco e basta
Santo? No, grazie.
Francesco come avrebbe potuto scrivere e imporre una legge mentre con tutta la sua vita non faceva che testimoniare ed esaltare la gratuità e la libertà dello spirito?
Perchè le cose diventavano preziose solo nel momento in cui erano spogliate della loro utilità. Solo allora apparivano nel loro splendore.
Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potrai soccorrere? Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
La Chiesa è una istituzione. E ogni istituzione per esistere, per restare nella storia, ha bisogno di regolamenti, ha bisogno di norme e di leggi. Francesco dice che la Chiesa deve essere soltanto testimone del vangelo. Se c'è una regola, ci sarà un ordine. Ci saranno dei conventi. Ci saranno degli orari. Ci sarà chi comanda e chi obbedisce. E ciò vuol dire uccidere Francesco.
(tratto da "M. BERTIN, Francesco, Città aperta edizioni")
martedì 20 settembre 2011
Imparare dalle esperienze
Tanti corsi, troppi!
Mi è appena arrivata una mail con la proposta di un corso su come gestire i conflitti, organizzato dal Centro Italiano Sviluppo Psicologia. Non è il primo che organizza questo tipo di corsi. Ormai sono diffusissimi a tutti i livelli e per tutte le categorie sociali. Appena ho letto le domande su cui si fonda il corso, mi è sorta questa breve riflessione.
Qualche anno fa, quando non esistevano questi corsi, le risposte alle domande che riporto sotto venivano trovate attraverso l'esperienza. Come dire no? Dicendo semplicemente no. Punto. Come fare le richieste? Facendo un primo tentativo. Un secondo. Un terzo. Fino ad imparare a fare delle richieste. Tutto qui. L'esperienza, fatta di tentativi, di fallimenti e di passi in avanti, era l'unica scuola, l'unico corso. In più vi erano i consigli degli amici, più o meno saggi.
Adesso sembra che per imparare qualcosa bisogna fare il corso. E se non ho successo è colpa del corso o di chi l'ha tenuto!
In effetti il corso in esame non ha molte pretese, perchè dice di offrire parole, contenuti, idee... è la vita poi il vero campo dell'esperienza!
Di cosa parliamo?
Come dire di no
Come difendersi dagli aggressivi
Come fare le richieste
Come gestire i rapporti conflittuali
Come fare e ricevere i complimenti
Come fare le critiche costruttive
Come usare la comunicazione non verbale
Come reagire alle critiche
Come reagire alle persone che insistono
Mi è appena arrivata una mail con la proposta di un corso su come gestire i conflitti, organizzato dal Centro Italiano Sviluppo Psicologia. Non è il primo che organizza questo tipo di corsi. Ormai sono diffusissimi a tutti i livelli e per tutte le categorie sociali. Appena ho letto le domande su cui si fonda il corso, mi è sorta questa breve riflessione.
Qualche anno fa, quando non esistevano questi corsi, le risposte alle domande che riporto sotto venivano trovate attraverso l'esperienza. Come dire no? Dicendo semplicemente no. Punto. Come fare le richieste? Facendo un primo tentativo. Un secondo. Un terzo. Fino ad imparare a fare delle richieste. Tutto qui. L'esperienza, fatta di tentativi, di fallimenti e di passi in avanti, era l'unica scuola, l'unico corso. In più vi erano i consigli degli amici, più o meno saggi.
Adesso sembra che per imparare qualcosa bisogna fare il corso. E se non ho successo è colpa del corso o di chi l'ha tenuto!
In effetti il corso in esame non ha molte pretese, perchè dice di offrire parole, contenuti, idee... è la vita poi il vero campo dell'esperienza!
Di cosa parliamo?
Come dire di no
Come difendersi dagli aggressivi
Come fare le richieste
Come gestire i rapporti conflittuali
Come fare e ricevere i complimenti
Come fare le critiche costruttive
Come usare la comunicazione non verbale
Come reagire alle critiche
Come reagire alle persone che insistono
martedì 13 settembre 2011
Matrimoni gay, tra profezia e cattolicesimo
Il fatto
Don Franco Barbero benedice l'amore di una coppia di donne in un agriturismo sui colli Euganei. Il quotidiano locale di Padova ne riporta la notizia ma l'ufficio stampa della Curia fa le sue "precisazioni". Nasce infine una lettera aperta di don Franco rivolta al vescovo di Padova che, come al solito, andrà nel dimenticatoio!
La reazione
Il matrimonio cristiano è un'altra cosa
In riferimento alla notizia pubblicata sul Mattino di Padova di martedì 6 settembre (pag. 14) in nome di un corretto uso dei termini e per evitare facili fraintendimenti su una materia tanto delicata quanto basilare per la vita sociale e per la vita cristiana, si precisa che l’unione fra due donne di cui si parla nell’articolo, non si può definire né tanto meno ha la valenza di matrimonio in senso cristiano. Nulla togliendo, infatti, al rispetto per la dignità delle persone e all’esistenza di un affetto tra due persone anche dello stesso sesso, l’amore sponsale rimanda all’amore biblicamente definito come unione tra un uomo e una donna.
Pertanto quello riferito dall’articolo, per la Chiesa, è in primo luogo un atto invalido, in quanto non si è celebrato il sacramento del matrimonio, che prevede il consenso tra un uomo e una donna battezzati, e inoltre è un atto illecito in quanto Franco Barbero risulta essere dimesso dallo stato clericale e come tale non è annoverato nella Chiesa tra i ministri ordinati, non può celebrare l’Eucaristia e gli altri sacramenti, né assumere incarichi propri dei chierici o attribuirsi titoli sacerdotali e portare abiti ecclesiastici.
Ufficio stampa Diocesi di Padova
Padova, 6 settembre 2011
Il confronto
Caro vescovo,
sabato 4 settembre ho benedetto le nozze di due donne omosessuali sui Colli Euganei. E' stata una celebrazione partecipata nella quale ho incontrato persone attente e disponibili ad accogliere il messaggio di Gesù di Nazaret. Con sorpresa ho letto una bella cronaca sul mattino di Padova e poi il suo comunicato. Ciò che un vescovo può dire rispetto alle persone omosessuali, si sa già prima che lui apra la bocca; ma io voglio solo proporle due riflessioni.
Come può dichiarare invalido questo atto quando la sua validità non dipende né da lei né da me, ma dalla realtà del dono che Dio ha accordato a queste due donne? E se imparassimo a scoprire i mille modi in cui Dio fa scorrere l'amore in tutte le arterie del mondo? Il rischio è quello di ripetere regole ecclesiastiche che la scienza e l'esegesi storico-crtitica hanno sepolto da decenni. Dio non si ferma alle mappe della nostra Chiesa.
Ma, signor vescovo, io le chiedo di partecipare a questa gioia. Voglio dirle che ormai milioni di gay e lesbiche vivono senza contraddizione l'esperienza di fede e l'esperienza dell'amore omosessuale, in tutta pace, sotto il sorriso di Dio. E' davvero un tempo nuovo, un tempo di grazia: sono cristiani e cristiane adulti/e, che finalmente non hanno più bisogno di chiedere permesso. Ne incontro a decine di migliaia. Per me come prete -tale sono da48 anni e tale resto- questa è una constatazione che mi allarga il cuore. Davvero il Vangelo libera, responsabilizza, fa crescere, alimenta l'amore. Perchè lei non partecipa a questa gioia nel vedere che esistono questi cristiani e cristiane usciti/e dalla minore età? Si tratta di discepoli del nazareno più autonomi, meno pastorizzati, più felici di essere ciò che sono e più capaci di assumere la responsabilità di un amore profondo e fedele.
Le esprimo queste riflessioni in evidente ed aperto dissenso, con rispetto e con viva cordialità.
don Franco
13 settembre 2011
Don Franco Barbero benedice l'amore di una coppia di donne in un agriturismo sui colli Euganei. Il quotidiano locale di Padova ne riporta la notizia ma l'ufficio stampa della Curia fa le sue "precisazioni". Nasce infine una lettera aperta di don Franco rivolta al vescovo di Padova che, come al solito, andrà nel dimenticatoio!
La reazione
Il matrimonio cristiano è un'altra cosa
In riferimento alla notizia pubblicata sul Mattino di Padova di martedì 6 settembre (pag. 14) in nome di un corretto uso dei termini e per evitare facili fraintendimenti su una materia tanto delicata quanto basilare per la vita sociale e per la vita cristiana, si precisa che l’unione fra due donne di cui si parla nell’articolo, non si può definire né tanto meno ha la valenza di matrimonio in senso cristiano. Nulla togliendo, infatti, al rispetto per la dignità delle persone e all’esistenza di un affetto tra due persone anche dello stesso sesso, l’amore sponsale rimanda all’amore biblicamente definito come unione tra un uomo e una donna.
Pertanto quello riferito dall’articolo, per la Chiesa, è in primo luogo un atto invalido, in quanto non si è celebrato il sacramento del matrimonio, che prevede il consenso tra un uomo e una donna battezzati, e inoltre è un atto illecito in quanto Franco Barbero risulta essere dimesso dallo stato clericale e come tale non è annoverato nella Chiesa tra i ministri ordinati, non può celebrare l’Eucaristia e gli altri sacramenti, né assumere incarichi propri dei chierici o attribuirsi titoli sacerdotali e portare abiti ecclesiastici.
Ufficio stampa Diocesi di Padova
Padova, 6 settembre 2011
Il confronto
Caro vescovo,
sabato 4 settembre ho benedetto le nozze di due donne omosessuali sui Colli Euganei. E' stata una celebrazione partecipata nella quale ho incontrato persone attente e disponibili ad accogliere il messaggio di Gesù di Nazaret. Con sorpresa ho letto una bella cronaca sul mattino di Padova e poi il suo comunicato. Ciò che un vescovo può dire rispetto alle persone omosessuali, si sa già prima che lui apra la bocca; ma io voglio solo proporle due riflessioni.
Come può dichiarare invalido questo atto quando la sua validità non dipende né da lei né da me, ma dalla realtà del dono che Dio ha accordato a queste due donne? E se imparassimo a scoprire i mille modi in cui Dio fa scorrere l'amore in tutte le arterie del mondo? Il rischio è quello di ripetere regole ecclesiastiche che la scienza e l'esegesi storico-crtitica hanno sepolto da decenni. Dio non si ferma alle mappe della nostra Chiesa.
Ma, signor vescovo, io le chiedo di partecipare a questa gioia. Voglio dirle che ormai milioni di gay e lesbiche vivono senza contraddizione l'esperienza di fede e l'esperienza dell'amore omosessuale, in tutta pace, sotto il sorriso di Dio. E' davvero un tempo nuovo, un tempo di grazia: sono cristiani e cristiane adulti/e, che finalmente non hanno più bisogno di chiedere permesso. Ne incontro a decine di migliaia. Per me come prete -tale sono da48 anni e tale resto- questa è una constatazione che mi allarga il cuore. Davvero il Vangelo libera, responsabilizza, fa crescere, alimenta l'amore. Perchè lei non partecipa a questa gioia nel vedere che esistono questi cristiani e cristiane usciti/e dalla minore età? Si tratta di discepoli del nazareno più autonomi, meno pastorizzati, più felici di essere ciò che sono e più capaci di assumere la responsabilità di un amore profondo e fedele.
Le esprimo queste riflessioni in evidente ed aperto dissenso, con rispetto e con viva cordialità.
don Franco
13 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
Io e Dio
Mancuso: il primato della coscienza contro la chiesa dell'obbedienza
di Gustavo Zagrebelsky in “la Repubblica” del 9 settembre 2011
Su questo libro non mancheranno discussioni e polemiche. Che sia ignorato è impossibile, se non altro perché esprime intelligenza e sensibilità che è di molti nel mondo cattolico, più di quanti si palesino. Le sue tesi si sviluppano dall’interno del messaggio cristiano, della “buona novella”. Vito Mancuso, che tenacemente si professa cattolico, cerca il confronto, un confronto non facile. Lui si considera “dentro”; ma l’ortodossia lo colloca “fuori”. Tutto si svolge con rispetto, ma l’accusa mossa al discorso ch’egli va svolgendo da tempo è radicale. La sua sarebbe, negli esiti, una teologia confortevole e consolatoria, segno di tempi permissivi, relativisti e ostili alle durezze della verità cristiana; nelle premesse, sarebbe la riproposizione di un, nella storia del cristianesimo, mai sopito spirito gnostico. Uno “gnostico à la page”?
Il motivo conduttore del libro Io e Dio (Garzanti) è il primato della coscienza e dell’autenticità sulla gerarchia e sulla tradizione, nei discorsi sul “divino”. Siamo nel campo della “teologia fondamentale”, cioè dell’atteggiamento verso a ciò che chiamiamo Dio e delle “vie” e dei mezzi per conoscerlo: in breve, delle ragioni a priori della fede religiosa. Ma, la teologia fondamentale è la base di ogni altra teologia. La teologia morale, in particolare, riguarda l’agire giusto, ovunque la presenza di Dio possa essere rilevante: la politica, l’economia, la cultura, il tempo libero, l’amore e la sessualità, la scienza… La teologia aspira alla totalità della vita. Si comprende così la portata del rovesciamento, dall’autorità che vincola alla coscienza che libera. Quella di Mancuso vuole essere, tanto nel conoscere quanto nell’agire, una teologia liberante, non opprimente. Le sue categorie non sono il divieto, il peccato e la pena, ma la libertà, la responsabilità e la felicità. Sullo sfondo, non c’è il terrore dell’inferno ma la chiamata alla vita buona.
(leggi tutto)
mercoledì 31 agosto 2011
Gli appelli e la laicità
Una lettera di Paolo Rabassini a proposito degli appelli come quello di Alex Zanotelli.
Salve,
ho ricevuto l'appello di Alex Zanotelli tramite un'amica. L'ho firmato perché lo condivido pienamente. Però sento di fare alcuni appunti, non solo su questo, ma su altri analogi appelli fatti da cattolici definiti "di strada" che, pur non essendo credente, apprezzo moltissimo. Infatti essi si richiamano sempre a certi valori accreditandoli sempre e solo ai credenti, soprattutto cattolici, come se questi valori fossero una loro prerogativa esclusiva. Cioè non parlano mai di valori universali che dovrebbero appartenere a tutti. In loro, mi dispiace dirlo, manca una vera laicità, quella laicità che spesso possiamo trovare in quei laici aperti a tutte le culture. Nello specifico dell’appello, fra l’altro, ho trovato una grossa falsità: - non è il “Vangelo di Gesù” che ha inventato la strada della “non violenza”, ma questa è stata cercata e concretizzata da soggetti appartenenti a culture e religioni diverse. [...]
(leggi tutto l'articolo)
Salve,
ho ricevuto l'appello di Alex Zanotelli tramite un'amica. L'ho firmato perché lo condivido pienamente. Però sento di fare alcuni appunti, non solo su questo, ma su altri analogi appelli fatti da cattolici definiti "di strada" che, pur non essendo credente, apprezzo moltissimo. Infatti essi si richiamano sempre a certi valori accreditandoli sempre e solo ai credenti, soprattutto cattolici, come se questi valori fossero una loro prerogativa esclusiva. Cioè non parlano mai di valori universali che dovrebbero appartenere a tutti. In loro, mi dispiace dirlo, manca una vera laicità, quella laicità che spesso possiamo trovare in quei laici aperti a tutte le culture. Nello specifico dell’appello, fra l’altro, ho trovato una grossa falsità: - non è il “Vangelo di Gesù” che ha inventato la strada della “non violenza”, ma questa è stata cercata e concretizzata da soggetti appartenenti a culture e religioni diverse. [...]
(leggi tutto l'articolo)
Dalla base... si può!
In attesa dello sciopero generale indetto (in forma solitaria) dalla CGIL ma che contesta gli stessi punti che contestano gli altri sindacati confederali, si sta muovendo qualcosa, grazie ad una pressione insistente che parte dalla base, nella speranza che si riesca a fare qualcosa insieme anche tra sindacati. Come hanno fatto i sindaci dei nostri comuni, dandoci una bella lezione! Quando si tratta di manovre inique e ingiuste, i colori e le ideologie slittano in secondo piano.
Ecco la lettera di un delegato FIM-CISL della Carraro di Campodarsego, che sottolinea il disagio reale e che vuole dare voce ai malesseri e alle richieste degli operai.
Voglio portare anch'io una mia piccola riflessione.
In fabbrica rappresento 180 iscritti FIM.
Sono tanti? Sono pochi? Non lo so, quello che so è che faccio una fatica bestiale a mantenerli iscritti.
Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma attualmente è più facile perdere una tessera che farla!
Sono questi NOSTRI ISCRITTI che mi chiedono di fare sciopero contro una manovra che tocca sempre e solo noi miseri operai.
Quando leggono che la CISL non sciopera perchè “veniamo da una brutta crisi e che questa crisi non è passata...” mi vengono a dire:
“MAURO, IO VOGLIO SCIOPERARE, PERCHE' NON SONO QUESTE OTTO ORE IN CUI NON SCIOPERO CHE MI FANNO RICCO, MA SONO LE ORE IN CUI STO A GUARDARE STO GOVERNO CHE MI DERUBA A FARMI DIVENTARE POVERO!”
Dulcis in fundo, con lo stravolgimento della manovra fatta ieri sera con l'attacco di nuovo alle pensioni, stamattina me ne hanno dette di tutti i colori.
La CISL cerca martiri o delegati?
Paradosso dei paradossi, la FIOM mi ricorda le parole di Bonanni e Angeletti alla nostra ultima manifestazione di giugno: “LA PROSSIMA VOLTA SARA' SCIOPERO!”.
Ripeto, sono adulto e vaccinato e so difendermi... ma mi sto incazzando.
Mauro Gallato, delegato FIM Carraro DriveTech
Ecco la lettera di un delegato FIM-CISL della Carraro di Campodarsego, che sottolinea il disagio reale e che vuole dare voce ai malesseri e alle richieste degli operai.
Voglio portare anch'io una mia piccola riflessione.
In fabbrica rappresento 180 iscritti FIM.
Sono tanti? Sono pochi? Non lo so, quello che so è che faccio una fatica bestiale a mantenerli iscritti.
Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma attualmente è più facile perdere una tessera che farla!
Sono questi NOSTRI ISCRITTI che mi chiedono di fare sciopero contro una manovra che tocca sempre e solo noi miseri operai.
Quando leggono che la CISL non sciopera perchè “veniamo da una brutta crisi e che questa crisi non è passata...” mi vengono a dire:
“MAURO, IO VOGLIO SCIOPERARE, PERCHE' NON SONO QUESTE OTTO ORE IN CUI NON SCIOPERO CHE MI FANNO RICCO, MA SONO LE ORE IN CUI STO A GUARDARE STO GOVERNO CHE MI DERUBA A FARMI DIVENTARE POVERO!”
Dulcis in fundo, con lo stravolgimento della manovra fatta ieri sera con l'attacco di nuovo alle pensioni, stamattina me ne hanno dette di tutti i colori.
La CISL cerca martiri o delegati?
Paradosso dei paradossi, la FIOM mi ricorda le parole di Bonanni e Angeletti alla nostra ultima manifestazione di giugno: “LA PROSSIMA VOLTA SARA' SCIOPERO!”.
Ripeto, sono adulto e vaccinato e so difendermi... ma mi sto incazzando.
Mauro Gallato, delegato FIM Carraro DriveTech
Minacce per l'accoglienza
Succede in una parrocchia della Bassa padovana, Borgoforte, guidata da don Daniele Marangon. Riporto la lettera che alcuni parrocchiani (anonimi ma non troppo, vista la scrittura!) hanno appeso nella struttura dove sono stati ospitati cinque profughi.
«Caro don Daniele, core voci in arivo profughi in patronato. Noi citadini siamo contrari, se dovese avenire in due tre persone siamo decise di incendiare il patronato con profughi dentro».
(leggi l'articolo da Il Mattino di Padova)
Esprimo chiaramente tutta la mia solidarietà al parroco e soffro nel vedere tanto odio proprio all'interno di comunità che si definiscono "cristiane"!
«Caro don Daniele, core voci in arivo profughi in patronato. Noi citadini siamo contrari, se dovese avenire in due tre persone siamo decise di incendiare il patronato con profughi dentro».
(leggi l'articolo da Il Mattino di Padova)
Esprimo chiaramente tutta la mia solidarietà al parroco e soffro nel vedere tanto odio proprio all'interno di comunità che si definiscono "cristiane"!
martedì 30 agosto 2011
Si può perdonare un genitore che ti abbandona?
Riprendo alcune frasi di un articolo di Manila Alfano e che riguarda il fondatore di Apple, Steve Jobs, e il suo rapporto con il padre che lo abbandonò dalla nascita.
Riguarda però in generale tutti quei padri che abbandonano e quei figli che non perdonano, oppure quei padri che si accorgono in tempo dell'errore fatto e recuperano il rapporto.
Può un padre tornare a chiedere di un figlio 56 anni dopo? John Jandali oggi ha 80 anni e vorrebbe tanto rincontrare suo figlio. «Prima che sia troppo tardi». Ma fino ad ora è rimasto nell’ombra, mai una telefonata, una lettera. Niente. Poi Jandali ha visto le foto di questo figlio dimenticato che oggi appare così malato e ha avuto paura. Suo figlio è Steve Jobs, geniale e ricchissimo fondatore di Apple, quello che ha inventato l’iPhone, l’iPod, l’iPad e che, a 56 anni, si sta spegnendo per un tumore. John, padre pentito e spaventato, cerca di infilarsi almeno per i titoli di coda. Sta a Steve l’ultima decisione, la sfida più difficile: il grande manager e il suo passato che torna come un fantasma, un incubo.
«Vivo nella speranza che prima che sia troppo tardi mi cercherà - dice Jandali -. Anche solo per bere un caffè, farebbe di me un uomo molto felice». [...]
Era giugno 2005 quando Steve Jobs aveva appena commosso centinaia di studenti dell’Università di Stanford. Lui era stato invitato come ospite d’onore, doveva parlare del futuro e per farlo scelse di raccontare il suo passato di bambino abbandonato. «Nella mia vita ho mollato tutto. È una storia che è iniziata prima che nascessi». [...]
«Siate affamati, siate folli. Guardate sempre avanti, dovete avere pazienza e non arrendervi», incitava lui da quel palchetto. I ragazzi erano lì a guardarlo con occhi spalancati pieni di ammirazione. «Credete sempre in qualcosa e alla fine guardandovi indietro scoprirete che la vita è fatta di puntini che si sono uniti». Ma John Jandali non è mai rientrato nella costellazione di Steve. Un bambino abbandonato è diverso dagli altri, e il rifiuto se lo porta addosso per tutta la vita. È così che il caos diventa destino, una fede da dimostrare agli altri che diventa successo sfacciato e geniale da sbattere in faccia anche a quel Jandali che non ti ha mai cercato, neppure quando avevi assoldato un investigatore per ritrovarlo.
Oggi probabilmente quella voglia di ricucire è passata. Forse è davvero tardi. C’è la malattia, i giorni da spendere con chi ti è stato vicino. «Se potessi tornare indietro cambierei molte cose», assicura Jandali.
(leggi tutto)
Riguarda però in generale tutti quei padri che abbandonano e quei figli che non perdonano, oppure quei padri che si accorgono in tempo dell'errore fatto e recuperano il rapporto.
Può un padre tornare a chiedere di un figlio 56 anni dopo? John Jandali oggi ha 80 anni e vorrebbe tanto rincontrare suo figlio. «Prima che sia troppo tardi». Ma fino ad ora è rimasto nell’ombra, mai una telefonata, una lettera. Niente. Poi Jandali ha visto le foto di questo figlio dimenticato che oggi appare così malato e ha avuto paura. Suo figlio è Steve Jobs, geniale e ricchissimo fondatore di Apple, quello che ha inventato l’iPhone, l’iPod, l’iPad e che, a 56 anni, si sta spegnendo per un tumore. John, padre pentito e spaventato, cerca di infilarsi almeno per i titoli di coda. Sta a Steve l’ultima decisione, la sfida più difficile: il grande manager e il suo passato che torna come un fantasma, un incubo.
«Vivo nella speranza che prima che sia troppo tardi mi cercherà - dice Jandali -. Anche solo per bere un caffè, farebbe di me un uomo molto felice». [...]
Era giugno 2005 quando Steve Jobs aveva appena commosso centinaia di studenti dell’Università di Stanford. Lui era stato invitato come ospite d’onore, doveva parlare del futuro e per farlo scelse di raccontare il suo passato di bambino abbandonato. «Nella mia vita ho mollato tutto. È una storia che è iniziata prima che nascessi». [...]
«Siate affamati, siate folli. Guardate sempre avanti, dovete avere pazienza e non arrendervi», incitava lui da quel palchetto. I ragazzi erano lì a guardarlo con occhi spalancati pieni di ammirazione. «Credete sempre in qualcosa e alla fine guardandovi indietro scoprirete che la vita è fatta di puntini che si sono uniti». Ma John Jandali non è mai rientrato nella costellazione di Steve. Un bambino abbandonato è diverso dagli altri, e il rifiuto se lo porta addosso per tutta la vita. È così che il caos diventa destino, una fede da dimostrare agli altri che diventa successo sfacciato e geniale da sbattere in faccia anche a quel Jandali che non ti ha mai cercato, neppure quando avevi assoldato un investigatore per ritrovarlo.
Oggi probabilmente quella voglia di ricucire è passata. Forse è davvero tardi. C’è la malattia, i giorni da spendere con chi ti è stato vicino. «Se potessi tornare indietro cambierei molte cose», assicura Jandali.
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giovedì 25 agosto 2011
Commercianti come contadini
Annata buona per il vino! Quest'anno la vendemmia viene anticipata, a causa della siccità, ma i grappoli d'uva non hanno subito i danni dei soliti temporali estivi.
Il mestiere del contadino è sempre stato un mestiere condizionato dalle leggi e dagli interventi misteriosi della natura.
Ogni raccolto è sempre stato ed è tuttora imprevedibile: basta una grandinata per rovinare un'intero vigneto e compromettere la vendemmia. Il contadino vive da sempre questa precarietà, non è una novità.
Negli ultimi anni qualcuno credeva di seminare certezze, ma per fortuna anche il mercato è condizionato dalle sue stesse leggi incalcolabili. Quando si crea un mostro bisogna prevedere che non sempre si può domare!
Ecco che il mondo trova un suo equilibrio, così anche i commercianti devono accettare lo stile dei contadini. Sai quando il banco è pieno ma non sai quando e se venderai.
Il mestiere del contadino è sempre stato un mestiere condizionato dalle leggi e dagli interventi misteriosi della natura.
Ogni raccolto è sempre stato ed è tuttora imprevedibile: basta una grandinata per rovinare un'intero vigneto e compromettere la vendemmia. Il contadino vive da sempre questa precarietà, non è una novità.
Negli ultimi anni qualcuno credeva di seminare certezze, ma per fortuna anche il mercato è condizionato dalle sue stesse leggi incalcolabili. Quando si crea un mostro bisogna prevedere che non sempre si può domare!
Ecco che il mondo trova un suo equilibrio, così anche i commercianti devono accettare lo stile dei contadini. Sai quando il banco è pieno ma non sai quando e se venderai.
L'elogio della bicicletta
Un libro di Ivan Illich
Tutto cominciò con il cuscinetto a sfere, l’invenzione della seconda metà dell’Ottocento grazie alla quale tanto l’automobile quanto la bicicletta diventano possibili. E lo diventano in contemporanea, dunque è falso pensare alla bicicletta come a qualcosa di arretrato e di preindustriale, quasi un ritorno all’età della pietra! A un dato momento si apre un bivio di portata storica: da una parte la strada che conduce a una maggiore libertà nell’equità, dall’altra l’illusione di una maggiore velocità progressivamente paralizzante. Rispettivamente: il mondo della bicicletta e quello dell’automobile.
E’ Ivan Illich a sottolineare questo passaggio cruciale dell’umana evoluzione nel saggio Elogio della bicicletta, finalmente tradotto in Italia da Bollati Boringhieri a oltre trent’anni dalla stesura originale. Il testo, nonostante i cambiamenti socioeconomici e culturali e i decenni trascorsi, è di un’attualità straordinaria, tanto più che Illich aveva visto bene verso dove la società dell’automobile ci avrebbe portato.
La sua è un’analisi scientifica, lucida, che nulla concede al sentimentalismo, e forse sta proprio qui la sua forza. I motivi che ci devono spingere a cambiare direzione sono razionali e oggettivi e hanno una loro forza necessitante.
Illich parte dal dato che la nostra è una società energivora, che di energia si ingozza fino a soffocarne. Ora, il problema è stabilire la soglia energetica oltre la quale si arriverebbe al collasso: si tratta però di un compito politico, di quella che lui definisce una “controricerca”.
La distinzione fondamentale da cui partire è quella che passa tra trasporto e transito: il primo ha a che fare con la logica del valore di scambio e del monopolio radicale da parte del capitale industriale, mentre il secondo è prodotto dal lavoro ed è essenzialmente valore d’uso. Il trasporto, che tende a marginalizzare, fino a distruggerlo, il transito diventa progressivamente per gli individui un fattore alienante: “il passeggero che consente a vivere in un mondo monopolizzato dal trasporto diventa un angosciato e forzato consumatore di distanze delle quali non può decidere né la forma né la lunghezza”. L’alienazione arriva a tal punto che “incontrarsi” significa per lui essere collegati dai veicoli (si pensi a quanto oggi ciò sia vero anche sul fronte della comunicazione: l’invio di messaggi digitali è la nuova frontiera dell’alienazione dei corpi…).
Illich si spinge fino a dare una lettura “di classe” della deformazione spaziotemporale del movimento: dimmi a che velocità vai e ti dirò chi sei! Traduciamo nel presente e otteniamo: dimmi quant’è grosso il tuo Suv…
Vi è poi la questione dell’ostruzione del traffico da parte del trasporto (saturazione fisica e ambientale, piramide di circuiti inaccessibili, espropriazione del tempo in nome della velocità) e, connessa a ciò, la determinazione della velocità-limite entro la quale il trasporto potrebbe favorire il transito: Illich non esclude che entro quel limite vi potrebbe essere un importante fattore di ausiliarietà (l’ipotesi è quella di una velocità di punta di 40 km/orari!).
Illich conclude la sua analisi individuando tre modelli di mobilità nell’odierno scenario globale: società sottoattrezzate, che cioè non garantiscono il diritto all’automobilità dei cittadini nemmeno alla velocità della bicicletta; società sovraindustrializzate dove vige il dominio dell’industria del trasporto; ma tertium datur: “c’è posto per il mondo dell’efficacia post-industriale [...] per un mondo di maturità tecnologica”, che cioè vada verso la duplice liberazione dall’opulenza e dalla carenza, che sposti l’asse dal trasporto al transito, dal monopolio alla libertà, che operi una “ristrutturazione sociale dello spazio che faccia continuamente sentire a ognuno che il centro del mondo è proprio lì dove egli sta, cammina e vive”. Ma ciò, di nuovo, non è oggetto di deduzione, quanto piuttosto di decisione politica: la rotta da prendere non è segnata sulle carte!
Il testo in lingua originale, intitolato Energie, vitesse et justice sociale, dovrebbe essere consultabile sul sito della casa editrice http://www.bollatiboringhieri.it sotto la voce Incipit (fino ad oggi ho provato, ma non è ancora disponibile).
In coda al volume vi è anche un piccolo saggio dell’antropologo Franco La Cecla, intitolato Per una critica delle automobili, sferzante e quantomai efficace, dove viene fatto il punto trent’anni dopo il testo di Illich.
Ivan Illich (1926-2002) è stato un filosofo, storico, antropologo e teologo tra i più eretici e interessanti del ’900. Tra le sue opere, tradotte in italiano: Descolarizzare la società (Mondadori 1972), Il genere e il sesso. Per una critica storica dell’uguaglianza (Mondadori 1984), Nemesi medica. L’espropriazione della salute (Bruno Mondadori 2004).
mercoledì 17 agosto 2011
Zero delle mie tasse al Papa!
E' lo slogan delle varie associazioni laiche che sono scese in campo durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid organizzata dalla Chiesa Cattolica Romana e presieduta dal papa Ratzinger.
L'evento internazionale, che si ripete da anni, si sta celebrando in una Spagna colpita fortemente dalla crisi e che contesta le spese per la manifestazione.
Da Padova son partiti cinquanta preti con 1300 giovani della diocesi.
E' bello sapere che è possibile esprimere liberamente il proprio pensiero in uno stato laico come la Spagna. Gesù è stato un laico e lo stato (il Vaticano) che per eccellenza si fonda sul messaggio di Gesù dovrebbe essere uno stato laico.
I fondamentalismi sono ormai antistorici ma presenti e pericolosi. Riconfermo il mio impegno per una pacifica convivenza tra persone e comunità di differenti culture e religioni.
L'evento internazionale, che si ripete da anni, si sta celebrando in una Spagna colpita fortemente dalla crisi e che contesta le spese per la manifestazione.
Da Padova son partiti cinquanta preti con 1300 giovani della diocesi.
E' bello sapere che è possibile esprimere liberamente il proprio pensiero in uno stato laico come la Spagna. Gesù è stato un laico e lo stato (il Vaticano) che per eccellenza si fonda sul messaggio di Gesù dovrebbe essere uno stato laico.
I fondamentalismi sono ormai antistorici ma presenti e pericolosi. Riconfermo il mio impegno per una pacifica convivenza tra persone e comunità di differenti culture e religioni.
domenica 7 agosto 2011
Un saggio padre ultra 80enne
La lettera del padre ultra 80enne di Annapaola Concia, deputata del Pd, in occasione delle sue nozze con Ricarda a Francoforte.
Quello che esprime e che anch'io ho sperimentato sulla mia pelle è che ci sono scelte autentiche d'amore che devono affrontare l'intolleranza e l'odio.
"Cara Ricarda ed Annapaola,
Solo voi potete sapere quanto è stato duro, difficile ed anche doloroso arrivare a questo giorno di felicità.
Purtroppo io non sarò con voi ma ci saranno fratelli e nipoti che vi faranno sentire l'affetto che meritate.
Già da domani tornerete ad affrontare l'intolleranza e in qualche caso addirittura l'odio per chi ha fatto una scelta di amore. Un amore diverso ma non per questo meno intenso e meno puro.
Ho oltre 80 anni e neanche per me è stato facile capire ed accettare fino in fondo. Ma quello che voglio dirci è né a me né ad altri che dovete rendere conto, ma solo l'una all'altra. Perché il diritto di amarvi è scritto più in cielo che in terra. In paradiso i matrimoni non ci sono ma l'amore si.
Benvenuta tra noi Ricarda. Per me sarai una figlia, sorella degli altri miei figli e come loro ti amerò.
Paola voglio ringraziarti per avermi donato ancora a questa mia tarda età la voglia di ribellarmi all'ingiustizia.
Auguri Papà".
Quello che esprime e che anch'io ho sperimentato sulla mia pelle è che ci sono scelte autentiche d'amore che devono affrontare l'intolleranza e l'odio.
"Cara Ricarda ed Annapaola,
Solo voi potete sapere quanto è stato duro, difficile ed anche doloroso arrivare a questo giorno di felicità.
Purtroppo io non sarò con voi ma ci saranno fratelli e nipoti che vi faranno sentire l'affetto che meritate.
Già da domani tornerete ad affrontare l'intolleranza e in qualche caso addirittura l'odio per chi ha fatto una scelta di amore. Un amore diverso ma non per questo meno intenso e meno puro.
Ho oltre 80 anni e neanche per me è stato facile capire ed accettare fino in fondo. Ma quello che voglio dirci è né a me né ad altri che dovete rendere conto, ma solo l'una all'altra. Perché il diritto di amarvi è scritto più in cielo che in terra. In paradiso i matrimoni non ci sono ma l'amore si.
Benvenuta tra noi Ricarda. Per me sarai una figlia, sorella degli altri miei figli e come loro ti amerò.
Paola voglio ringraziarti per avermi donato ancora a questa mia tarda età la voglia di ribellarmi all'ingiustizia.
Auguri Papà".
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