sabato 20 dicembre 2008

IL FIGLIO DELLA SPERANZA


I.

L'emozione infuocava l'aria;

davanti ai tam-tam e ai tamburi muti

gli stregoni inquieti attendevano

la buona novella.

I danzatori impazienti e taciturni

attendevano la stessa buona novella:

l'Africa intera

deve mettere al mondo un figlio;

il figlio della speranza

il figlio dei sogni ancestrali

sogni divenuti incubi

sogni che come nati, sono subito morti

trafitti da lacrime di disperazione.


II.

Il mondo libero, il mondo prigioniero

la ragione

la giustizia

la libertà stessa

attendevano la nascita

con un sentimento di incredulità pesante, pesante;

questo figlio atteso così a lungo

è il figlio della debolezza disarmata

è il figlio di secoli

di umiliazione ininterrotta;

il figlio dei giorni senza sole

il figlio delle notti senza stelle

il figlio del sangue nero versato a fiumi

per niente, per un niente

dalla bestialità umana.


XIII.

Domani, Africano sarà fatto

con le nostre mani le nostre mani d'Africani

la nostra forza di domani

è la nostra debolezza di ieri

con la forza della sua debolezza

con la sua unità di granito,

l'Africa che deve essere africana

che deve essere umana

agguerrita dalle mille sofferenze

dalle mille umiliazioni,

l'Africa riprenderà la sua fiaccola

mille volte millenaria

portatrice di luce alla civiltà umana

di cui è la culla

di cui sarà la culla.


( Camara Kaba 41, poeta anti-Apartheid)


Con queste parole, scritte alcuni anni fa ma ancora molto attuali,

attendiamo il figlio della speranza.

Mandela lo è stato per il Sudafrica,

Obama potrà esserlo per l'America, ma non solo.

E per l'Italia? Per le nostre città?

Qualsiasi gemito di novità presente dentro di noi,

nei nostri progetti e nei nostri sogni,

è il Dio che nasce continuamente.

Non deleghiamo ad altri la realizzazione della nostra felicità!

Auguri.

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