lunedì 2 novembre 2009

SE LEI ERA PAZZA...

La poetessa Alda Merini, una delle maggiori voci del Novecento, è morta ieri a Milano. Era nata nel capoluogo lombardo il 21 marzo del 1931 e nella sua vita aveva conosciuto la malattia mentale ed era stata anche internata. Da sempre vicino alla musica ha collaborato con Vecchioni, Dalla, Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Socorso) e Giovanni Nuti.

La Merini era considerata una delle principali poetesse del Novecento, oltre che una personalità originale, audace e irriverente. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall'Academie Française e segnalazioni in suo favore erano state avanzate anche da Dario Fo e da altri esponenti della cultura e del giornalismo. La prima raccolta di poesie "La presenza di Orfeo", pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica. Il suo capolavoro è considerato "La Terra Santa" che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia. Stretto anche il rapporto con la musica. Roberto Vecchioni le ha dedicato "Canzone per Alda Merini", insieme a Giovanni Nuti hanno scritto "La Stufa di Maiolica", Dalla ha rappresentato "La musica di San Francesco”, tratto dal testo di Alda Merini "Francesco, canto di una creatura'" mentre nel disco "Movimenti" di Vittorio Nocenzi, il tastierista ha musicato alcune sue poesie.

Riporto il testo di "Canzone per Alda Merini" di Roberto Vecchioni.


Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,

si vive afferrandosi a qualunque sguardo,

contandosi i pezzi lasciati là fuori,

che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,

ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:

qui dentro il dolore è un ospite usuale,

ma l'amore che manca è l'amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia

era il verso di una poesia

perduto, straziato, raccolto, abbracciato;

ogni amore della vita mia

ogni amore della vita mia

è cielo è voragine,

è terra che mangio

per vivere ancora



Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,

com'è dolce il ricordo di Dino Campana;

perchè basta anche un niente per essere felici,

basta vivere come le cose che dici,

e di vederti in tutti gli amori che hai

per non perderti, perderti, perderti mai.



Cosa non si fa per vivere,

cosa non si fa per vivere,

guarda... Io sto vivendo;

cosa mi è costato vivere?

Cosa l'ho pagato vivere?

Figli, colpi di vento...

La mia bocca vuole vivere!

La mia mano vuole vivere!

Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!

La mia vita vuole vivere!

Amo, ti amo, ti sento!



Ogni uomo della vita mia

era il verso di una poesia

perduto, straziato, raccolto, abbracciato;

ogni amore della vita mia

ogni amore della vita mia

è cielo è voragine,

è terra che mangio

per vivere ancora

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