(riporto l'intervento di JOSE' COMBLIN alla Festa di Macondo il 31 maggio '09)
Come tutti sappiamo, il Cristianesimo non è una religione. Ma storicamente ha generato una religione. Molte volte è stato spento da questa religione che ha fatto dimenticare quel che realmente è il messaggio di Gesù. Tale religione è valida nella misura che aiuta a entrare nel progetto di Gesù, se così non fosse la religione cristiana sarebbe l'ostacolo maggiore al Vangelo di Gesù. Al giorno d'oggi la cosa si è fatta più chiara che nel passato quando il Cristianesimo era stato sottomesso ai poteri temporali e per questo doveva coprire, nascondere il Vangelo di Gesù, e presentarsi come la religione di stato. Il Cristianesimo è una speranza, ma è una speranza diversa da tutte le altre, una speranza unica, senza imitazione. Tutti i popoli vivono di speranza. Ad esempio gli Indios d'America del Sud, sperano nell'arrivo della “terra senza mali”. Pensano: un altro mondo è possibile. Ma, possibile come?
Un altro mondo possibile? Solo nell'aldilà...
Al tempo di Gesù molti Giudei furono impressionati dalla persistenza dei mali in questo mondo. Erano gli autori e i seguaci delle apocalissi. Giunsero a pensare che un altro mondo non è possibile in questa terra con questa umanità, ma arriverà un altro mondo dopo la distruzione di questo e solo allora avremo la realizzazione della speranza. In molte epoche della cristianità questa stessa idea riapparve, esattamente quando i mali erano tanto grandi che sembravano insuperabili e ogni speranza puntava nell'arrivo di un altro mondo.
Anche nel Giudaismo nello stesso contesto apocalittico apparve l'idea della resurrezione. Questa idea vuol dire che anche noi e tutti i fratelli defunti entreremo in questo mondo nuovo futuro perché risusciteremo.
Un altro mondo possibile? Un miracolo... un re... la chiesa...
In molte parti del mondo esiste la speranza che il cambiamento del mondo arriverà attraverso un atto miracoloso, con il potere di alcune forze soprannaturali, per intervento di una divinità magari. A un certo punto un dio deciderà di eliminare tutti i peccatori e tutti i mali del mondo, lasciandoci un modo libero dal male e felice.
Ora per raggiungere questo bene da parte delle potenze superiori, bisogna chiedere con insistenza e offrire tutti i doni che le religioni hanno inventato. Bisognerebbe vivere secondo virtù in un gruppo così perfetto da smuovere la potenza divina. Bisognerebbe osservare le leggi e i precetti che le divinità hanno imposto. Attraverso molti sforzi religiosi e morali l'umanità potrebbe raggiungere questo immenso dono divino che è la trasformazione della umanità.
Ci sono stati momenti nella storia in cui la speranza si incarnò in un imperatore, in un faraone, in un re santo e perfetto. Quante volte alla nascita del figlio del re, hanno pensato: adesso viene il re salvatore. Quando i re di Francia erano unti e incoronati in Reims, gli uomini semplici pensavano che il re avrebbe fatto miracoli, curando gli ammalati. Ma la speranza poi non durava molto.
Quando Costantino pubblicò l'editto di tolleranza e subito dopo moltiplicò i privilegi dei vescovi e dei sacerdoti, molti, assieme a Eusebio di Cesarea, pensarono che il regno di Dio annunciato da Gesù era arrivato. E cominciò l'illusione della Cristianità. La Cristianità sarebbe la manifestazione terrestre del regno di Dio. Non si doveva attendere più nulla. Questa illusione è rimasta viva durante tutti i secoli fin da allora. E resta ancora nella mente di molti ecclesiastici. Se i governi si lasciassero guidare dalla Chiesa come si suppone sia stato durante il Sacro Romano Impero, si realizzerebbe di nuovo il regno di Dio in terra. E dunque la speranza si collocherà nella conversione dei governanti che diventeranno dei nuovi Costantino e dei nuovi Teodosio. Il sogno degli imperatori cristiani d'Oriente, il sogno dei re barbari convertiti, il sogno di Carlo Magno, il sogno dell'Impero romano germanico è ancora vivo, anche se in forme diverse per nascondere il suo carattere obsoleto.
La Cristianità era il regno della Chiesa, e dunque del clero, con il potere temporale al loro servizio. il Papa aveva due spade. La prima la usava direttamente e delegava per la seconda l'Imperatore cristiano. Quando Gioacchino da Fiore annunciò che questa Cristianità non era ancora il regno dello Spirito Santo, ma che questo sarebbe arrivato più tardi, fu condannato e rifiutato non soltanto dai poteri ecclesiastici, ma anche dai teologi che erano al servizio tutti della Cristianità. Di conseguenza non si doveva aspettare, ma credere: il regno di Dio era già lì presente. Quel regno aveva ancora dei difetti, ma solo attraverso di esso di poteva poi sperare di raggiungere il cielo. Sulla terra niente di nuovo ci si poteva attendere. Certamente c'erano molti che non si adeguavano e continuavano a sperare in un mondo migliore qui sulla terra. Ma secondo la dottrina ufficiale niente più si poteva attendere. La Chiesa prendeva da Dio ogni dono. E dunque il regno di Dio era dentro la Chiesa. La Chiesa era il grande dono di Dio per l'umanità. Per Chiesa si intendeva la Cristianità con tutta la sua organizzazione di potere.
Un'altra Chiesa è possibile?
In seno alla Cristianità è nata un'altra speranza. È possibile un'altra Chiesa! Questa speranza è nata in mezzo ai poveri delle città. Il movimento dotato di un fortissimo simbolismo e di una forza spirituale è nato da Francesco d'Assisi. Dopo di lui e di altri uomini chiamati Mendicanti, ci fu tutto un movimento che desiderava una riforma perché si realizzasse questa nuova chiesa. Trecento anni dopo, molti avevano pensato che questa nuova chiesa possibile dovesse essere indipendente dal clero e dal Papa. Hanno rotto con costoro. Ma in molti casi caddero negli stessi errori perché non avevano compreso la fonte della corruzione del clero, che era l'alleanza con i poteri economici, politici e culturali. Non scoprirono i poveri, salvo alcune eccezioni che furono calpestate. Intanto, dal secolo XVI° alcuni cominciarono a leggere la Bibbia con i propri occhi e non con gli occhi della teologia ufficiale. A poco a poco scoprirono che la cosiddetta Cristianità non era il progetto di Gesù. Gesù aveva annunciato il regno di Dio senza potere, senza religione, senza esercito. Il regno di Dio non era il regno della Chiesa, ma l'avvento di un mondo nuovo, più umano. Cominciava un movimento di laicizzazione della speranza che resiste fino a oggi anche se con meno forza. Per essi nella Cristianità, non c'era più speranza, ma sottomissione ai poteri costituiti. Più di due secoli di monarchia avevano paralizzato la speranza. I primi missionari francescani giunsero in America per fondare il regno di Dio che era oramai impossibile all'interno della Cristianità europea. Non durarono perché il re di Spagna li obbligò a restare come prigionieri dentro i loro conventi. Alla fine del secolo XVII° c'è già tutta una corrente intellettuale che si era convinta che il nuovo mondo annunciato da Gesù si sarebbe realizzato soltanto dopo la caduta della Cristianità. Il nuovo mondo si sarebbe costruito contro la Cristianità, e agirono in funzione di questa convinzione. Furono 300 anni di lotta tra le forze laiche e le istituzioni ecclesiastiche che resistettero e si difesero, ma che hanno perso poi tutte le battaglie. Ancora oggi le forze dominanti nella Chiesa romana restano sul medesimo orientamento, di ricostruzione della Cristianità. In questa epoca di formazione e crescita della modernità divenne ogni volta più chiaro che un altro mondo è possibile, ma che tale mondo lo faremo noi stessi. Gesù non è venuto ad annunciare un grande miracolo di Dio, o la trasformazione della umanità attraverso la religione che pretende di avere origine in Gesù. Un altro mondo è possibile e a farlo saremo noi.
L'arrivo della modernità
A questo punto si produce uno sviluppo straordinario e progressivo della capacità umane per operare nel mondo e nella società in tutta libertà. Il movimento cominciò dalla Fisica che permetteva di sviluppare un metodo scientifico ed emancipava liberava la ragione dal pensiero simbolico incapace di agire sul mondo. Poi arrivò la scienza della Politica con la sua critica delle istituzioni fondate sulla tradizione e non sulla ragione. Era il secolo XVIII°. Il risultato fu la caduta delle monarchie e della Cristianità. Già all'inizio del secolo XVIII° cominciava la rivoluzione industriale che avrebbe moltiplicato la capacità di agire sulla terra per estrarre da essa una infinità di metalli e di materie prime, moltiplicando le forme del lavoro. Era la società liberale che metteva piede nel secolo XIX°. La industrializzazione strappò gli agricoltori dalla terra per farne un proletariato industriale. Ma davanti alla miseria del proletariato, nacque l'idea che la società non poteva essere abbandonata alla spontaneità del mercato, ma ha bisogno di essere organizzata razionalmente perché tutti possano parteciparvi. Verso la metà del secolo XIX° comparve il Socialismo che in qualche modo condusse verso una grande umanizzazione della vita sociale. Così il mondo cambiò in maniera sensibile!
Tutti questi cambiamenti si fecero contro la resistenza della Chiesa. Con molto ritardo i cattolici si liberarono della gerarchia quel tanto sufficiente per entrare nei movimenti sociali, ma troppo tardi: il Cristianesimo rimase con la fama di essere di ostacolo al progresso umano. Ancora oggi la cosa non è superata nella mentalità delle masse istruite. Furono le rivoluzioni, tutte ispirate dal messaggio cristiano contro l'organizzazione ecclesiastica. Tutte queste rivoluzioni furono grandiose dimostrazioni della speranza aperta dal messaggio di Gesù.
La storia reale di queste rivoluzioni preparate e vissute poi da milioni di esseri umani è una cosa inimmaginabile! Che dose grande di speranza! Che speranza senza limite vissuta da tante generazioni fin dal secolo XVI°! La Chiesa orientava la speranza verso la vita eterna insieme con tutto il suo apparato religioso. Difendeva la Cristianità senza comprendere quel che stava accadendo. I Cristiani che capivano il cambiamento venivano subito repressi. Certamente i Cristiani non restarono inerti.
Fino alla metà del secolo XIX° la grande maggioranza degli abitanti abitavano ancora la campagna. Lì sopravviveva la Cristianità e nacquero molte opere che produssero pure molti frutti in questo resto della Cristianità. La scoperta della realtà storica avvenne quando la quasi totalità degli abitanti vennero ad abitare nella città e lavorarono nell'industria e nei servizi. Allora fu chiaro che la Cristianità era scomparsa e solo restavano dei frammenti di quella popolazione ancora fedele alle tradizioni del passato. Fu chiaro allora che tutta la macchina ecclesiastica fatta per una Cristianità si rivelava inutile, inefficiente. Tutti gli appelli missionari si rivelarono inefficaci perché il mondo era cambiato e la struttura ecclesiastica non era cambiata. E adesso quale speranza ci rimane?
Le sfide del XXI° secolo
Intanto all'inizio de secolo XXI° sembra che la speranza sia morta in tutte le regioni toccate dalla civiltà occidentale, e dunque per quasi tutta l'umanità. La scienza si è sviluppata più che mai e moltiplica i suoi effetti, ma è finita la speranza in una scienza capace di produrre una società nuova. Ci si è resi invece coscienti che la scienza può cadere nelle mani della guerra o della pace. La società industriale e finanziaria che doveva assicurare l'abbondanza e la felicità di tutti ha generato una enorme popolazione miserabile.
La crisi di questi anni mostra la grande delusione. Le promesse di una società democratica sono più lontane che mai dalla loro realizzazione. La democrazia è oggigiorno oggetto di ridicolo, di sarcasmo, e di disprezzo perché lascia i poveri senza la possibilità di influire sulle decisioni. La retorica politica serve per ingannare i popoli e fare in modo che la realtà non appaia in prospettiva per quello che sarà fra cinquanta anni. Il Socialismo è stato abbandonato da molti dei suoi movimenti e partiti, convertiti tutti al Capitalismo, perché non sanno qual è il contenuto del Socialismo e preferiscono partecipare ai vantaggi del potere. Cos'è successo? Cos'è che non ha funzionato? Perché tante speranze suscitate in 400 anni sono finite in un sentimento di frustrazione? La risposta non è difficile anche se può essere sorprendente per molti. Tutti i tentativi di fondare il nuovo mondo che abbiamo qui evocato, prendevano origine dalla classe superiore. Volevano un mondo nuovo per un cambiamento realizzato dall'alto verso il basso. Pareva dovesse essere così. Quelli che stanno di sopra, sanno di più e hanno il potere. Hanno tutti gli elementi per formare una nuova società. In verità essi hanno scienza e potere. Ma il cammino scelto da essi non era il cammino di Gesù. Gesù aveva annunciato il regno di Dio, un mondo nuovo. Ma egli aveva convocato i poveri. I moderni hanno le loro attenuanti. La stessa Chiesa non annunciava questo messaggio di Gesù. Chi altri pensava che dai poveri potesse venire qualcosa di buono? Anche ai tempi di Gesù si diceva: “Cosa può venir fuori di buono da Nazareth?”Gesù non aveva potere, non possedeva la scienza di questo mondo. Aveva scelto il cammino della povertà, del non-potere per rivolgere la sua parola ai poveri di Galilea. Non era solo un episodio edificante. Era invece un cammino proposto a tutti i suoi seguaci.I poveri non hanno armi, non hanno potere, non hanno conoscenze. Ma sono gli unici che aspirano a un mondo nuovo. Le elites, per quanto siano rivoluzionarie, sono soddisfatte quando scoprono un luogo importante nei cambiamenti che hanno provocato.
La rivoluzione è stato per molti il cammino di ascesa sociale ed economica. Il discorso era bello, ma mancava la volontà di elevare le energie dei poveri. Quelli che stanno sopra temono di perdere i vantaggi che hanno e, per questo, controllano e limitano con diligenza i cambiamenti e impediscono che i poveri definiscano le regole della vita sociale. I poveri sono gli unici che non hanno nulla da perdere.È vero che anche i poveri possono corrompersi, possono entrare nella stessa dinamica dei potenti quando si presenta una qualche opportunità. Anche Gesù lo sapeva e per questo moltiplica gli insegnamenti, le istruzioni. Il contenuto del messaggio è sempre lo stesso per i poveri: “che non si lascino corrompere”.
Gesù non ha detto quanto c'era da aspettare per la creazione di un mondo nuovo. Ma fece affidamento sui poveri per entrare nel movimento a partire dal luogo dove erano nati, senza prestigio e senza potere. È chiaro che i poveri debbono essere svegliati e stimolati, appoggiati nella loro fede. Per questo Gesù ha inviato gli apostoli. La loro missione è la stessa: suscitare e appoggiare la fede dei poveri nella sua missione. I poveri hanno un sentimento profondo di impotenza e di incapacità. Molte volte tale sentimento viene associato a un sentimento di colpa: essi possono sentirsi in colpa perché sono i vinti della società. Per questo hanno bisogno dell'appoggio di persone profetiche, per ricordare il vero Vangelo di Gesù. I profeti dovranno dire ai poveri che la forza di Dio, la forza dello Spirito di Dio, resta con loro e che tale forza sarà più forte delle forze dei potenti. Ci hanno creduto alcuni? Hanno avuto fede? Molti hanno avuto fede e nella loro vita hanno cercato tutte le forme di azione collettiva per cambiare questo mondo. Lo hanno fatto con un coraggio eroico. Hanno ottenuto dei risultati? Certamente. Non hanno cambiato tutto. Sono riapparse sempre nuove forme di potere e nuove classi di potenti e hanno dovuto riprendere sempre da capo la lotta. Intanto però non si sono persi d'animo, non hanno perso la speranza. E sono stati invece portatori di speranza.Non possiamo pensare che qualcuno faccia un miracolo come si pensava lo avrebbe fatto Dio. Non ci sarà un cambiamento repentino e totale nel mondo.
Il cambiamento viene dai poveri
Ma c'è una azione paziente, lenta e progressiva per conquistare le tappe di una maggiore giustizia e di una pace più solida nelle relazioni umane. Gli unici a poterlo fare sono i poveri, con la loro perseveranza, la loro audacia, il loro coraggio per sfidare i potenti. Il sapere dei saggi deve essere orientato dai poveri. L'organizzazione politica deve essere controllata dai poveri e la economia deve avere un orientamento definito dai poveri.I discepoli di Gesù sono i portatori di questa speranza, se sono veri discepoli di Gesù e non si fermano alle parole. Gesù non è venuto per insegnare un culto, una religione, ma per infondere una speranza, mandando lo Spirito che è la forza di questa speranza.
giovedì 2 luglio 2009
mercoledì 1 luglio 2009
IL DISPOTISMO MORBIDO
Riporto un tratto di un articolo di Riccardo Chiaberge apparso sul Sole24ore, intitolato "Il dispotismo morbido (secondo i neocon)". Riccardo l'ho conosciuto un mese fa, quando è venuto a Padova per incontrarmi. Sta preparando un libro dove ha intenzione di inserire anche la mia esperienza.
Sull’ultimo numero del «Weekly Standard», settimanale di destra americano, il filosofo neocon Harvey Mansfield mette in guardia dai rischi del «dispotismo morbido». Non si riferisce ovviamente ad Ahmadinejad e ai suoi sgherri, che di morbido hanno ben poco come purtroppo stiamo vedendo in questi giorni, ma a una «deriva» insidiosa, per quanto meno drammatica e nient’affatto cruenta, delle democrazie contemporanee. Il primo a parlare di «despotisme doux» è stato Alexis de Tocqueville: invece di far tremare la gente di paura, come le tirannie vere e proprie, questa forma di autoritarismo strisciante dispensa regalie ed elemosine ai cittadini-sudditi. In tal modo, spiega Tocqueville, «non spezza le volontà, ma le ammorbidisce, le piega e le dirige». Ti insegna perfino come migliorare la tua vita. Ma il prezzo delle elargizioni è di ostacolare e scoraggiare ogni attività politica e associativa, riducendo la democrazia a una massa di individui disgregati. Il dispotismo «dolce», sostiene Mansfield, è la minaccia più grave che oggi incombe sulle società libere: non gli stati canaglia o l’asse del Terrore, non qualche riedizione dei totalitarismi novecenteschi, ma un nemico subdolo, una sorta di Alien dall’apparenza benigna e accattivante, cresciuto nelle viscere stesse del sistema.
Sull’ultimo numero del «Weekly Standard», settimanale di destra americano, il filosofo neocon Harvey Mansfield mette in guardia dai rischi del «dispotismo morbido». Non si riferisce ovviamente ad Ahmadinejad e ai suoi sgherri, che di morbido hanno ben poco come purtroppo stiamo vedendo in questi giorni, ma a una «deriva» insidiosa, per quanto meno drammatica e nient’affatto cruenta, delle democrazie contemporanee. Il primo a parlare di «despotisme doux» è stato Alexis de Tocqueville: invece di far tremare la gente di paura, come le tirannie vere e proprie, questa forma di autoritarismo strisciante dispensa regalie ed elemosine ai cittadini-sudditi. In tal modo, spiega Tocqueville, «non spezza le volontà, ma le ammorbidisce, le piega e le dirige». Ti insegna perfino come migliorare la tua vita. Ma il prezzo delle elargizioni è di ostacolare e scoraggiare ogni attività politica e associativa, riducendo la democrazia a una massa di individui disgregati. Il dispotismo «dolce», sostiene Mansfield, è la minaccia più grave che oggi incombe sulle società libere: non gli stati canaglia o l’asse del Terrore, non qualche riedizione dei totalitarismi novecenteschi, ma un nemico subdolo, una sorta di Alien dall’apparenza benigna e accattivante, cresciuto nelle viscere stesse del sistema.
domenica 28 giugno 2009
DIETRO LE SPALLE
le raffinerie di petrolio.
Dietro la pelle nera
l'oro nero.
Sulla barca molte reti e pochi pesci.
Pochi per noi, abbastanza per loro.
Sulle cisterne molto denaro e poca giustizia.
Molto per noi, poca per loro.
Due uomini nudi
pescatori di giornata.
Penetrano il mare con i remi
con forza e naturalezza.
Il sole tramonta,
la terra li aspetta,
la tavola imbadita di pesce fresco arrostito
con baton di manioca e platano bollito.
E il fumo continua a salire verso il cielo.
( pescatori di Limbè - Camerun)
mercoledì 24 giugno 2009
LA CHIESA CATTOLICA IN CAMERUN
Sono appena tornato da un viaggio in Camerun. Della visita del papa non rimane che la sua foto assieme al presidente Paul Biya appesa sulla vetrina di qualche edicola della capitale. Due capi di stato a confronto, sbiaditi dalla forte umidità. Mentre passeggio noto ancora la loro immagine stampata sulle stoffe che le donne africane usano per creare i coloratissimi vestiti tradizionali. Mi presento come italiano e subito un tale, cattolico osservante, mi chiede un poster di Benedetto XVI, da appendere nell'ufficio della sua fanta-associazione. Mi accorgo infatti che si tratta di un bugiardo, un ciarlatano che prova ad intenerire il cuore degli occidentali per ricevere fondi per la sua associazione che non c'è. Lo evito ma non gli nego il poster desiderato.
Ho un amico in Camerun, si chiama Etienne ed è parroco di Ombessa, una cittadina di qualche migliaio di abitanti. É stato il primo camerunense ad aiutarmi gratuitamente, quando nel 2007 un imprevisto mi aveva obbligato a chiedere aiuto. Mi ospitò nella sua canonica assieme ad un gruppo di giovani padovani. Da allora ci manteniamo in contatto.
Gli spiego la situazione in Italia, parrocchia del papa, le difficoltà che incontrano i movimenti di riforma e chiedo a lui di raccontarmi la situazione dei preti in Camerun. Mi risponde senza mezzi termini: «Credevo che in Italia, "Paese sviluppato", ci fosse più democrazia all'interno della Chiesa cattolica! Qui i vescovi non possono alzare la voce su alcune questioni come il celibato obbligatorio dei preti altrimenti perderebbero i finanziamenti che arrivano dal Nord del mondo. Comunque la maggior parte dei vescovi, e non solo dei preti, ha moglie e figli, ma non lo dichiara pubblicamente. E spesso sono i preti più bravi a lasciare il ministero!»
Parla in generale, fatica a condividere con me la sua situazione personale. Ma riesco ad intravvedere qualcosa, oltre le parole. É dispiaciuto per l'improvviso spostamento di una giovane suora con la quale collabora. Sono una squadra, li vedo, li sento. Sono belli e mi fanno tenerezza. Lei lo chiama "padre" e lui "sorella", anche in privato?
Organizza un incontro con gli adolescenti della parrocchia. Francesco, un mio compagno di viaggio, rivolge loro la classica domanda: “Qual è il vostro sogno?” Su 20 partecipanti 5 ragazzi vogliono diventare preti e una ragazzina suora. Incredibile! Le vocazioni non sembrano essere in crisi, lì dove l'ordinazione sacerdotale ti garantisce una bella casa con la televisione, un automobile seminuova e una cuoca discreta. Proprio in questi giorni un altro mio compagno di ordinazione ha comunicato al vescovo Mattiazzo di lasciare il ministero ufficiale. Non crede nell'obbedienza al vescovo, nel celibato obbligatorio, nella presunzione dell'istituzione cattolica. Dunque tra non molto avremo in Italia un clero composto quasi interamente da giovanotti africani e indiani. Giocheranno a fare i preti in cambio di uno stipendio in grado di mantenere tutta la loro famiglia d'origine. E li chiamiamo sottosviluppati?!
Ho un amico in Camerun, si chiama Etienne ed è parroco di Ombessa, una cittadina di qualche migliaio di abitanti. É stato il primo camerunense ad aiutarmi gratuitamente, quando nel 2007 un imprevisto mi aveva obbligato a chiedere aiuto. Mi ospitò nella sua canonica assieme ad un gruppo di giovani padovani. Da allora ci manteniamo in contatto.
Gli spiego la situazione in Italia, parrocchia del papa, le difficoltà che incontrano i movimenti di riforma e chiedo a lui di raccontarmi la situazione dei preti in Camerun. Mi risponde senza mezzi termini: «Credevo che in Italia, "Paese sviluppato", ci fosse più democrazia all'interno della Chiesa cattolica! Qui i vescovi non possono alzare la voce su alcune questioni come il celibato obbligatorio dei preti altrimenti perderebbero i finanziamenti che arrivano dal Nord del mondo. Comunque la maggior parte dei vescovi, e non solo dei preti, ha moglie e figli, ma non lo dichiara pubblicamente. E spesso sono i preti più bravi a lasciare il ministero!»
Parla in generale, fatica a condividere con me la sua situazione personale. Ma riesco ad intravvedere qualcosa, oltre le parole. É dispiaciuto per l'improvviso spostamento di una giovane suora con la quale collabora. Sono una squadra, li vedo, li sento. Sono belli e mi fanno tenerezza. Lei lo chiama "padre" e lui "sorella", anche in privato?
Organizza un incontro con gli adolescenti della parrocchia. Francesco, un mio compagno di viaggio, rivolge loro la classica domanda: “Qual è il vostro sogno?” Su 20 partecipanti 5 ragazzi vogliono diventare preti e una ragazzina suora. Incredibile! Le vocazioni non sembrano essere in crisi, lì dove l'ordinazione sacerdotale ti garantisce una bella casa con la televisione, un automobile seminuova e una cuoca discreta. Proprio in questi giorni un altro mio compagno di ordinazione ha comunicato al vescovo Mattiazzo di lasciare il ministero ufficiale. Non crede nell'obbedienza al vescovo, nel celibato obbligatorio, nella presunzione dell'istituzione cattolica. Dunque tra non molto avremo in Italia un clero composto quasi interamente da giovanotti africani e indiani. Giocheranno a fare i preti in cambio di uno stipendio in grado di mantenere tutta la loro famiglia d'origine. E li chiamiamo sottosviluppati?!
domenica 21 giugno 2009
IL CREDO DI FREI BETTO
Credo nel Dio liberato dal Vaticano e da tutte le religioni esistenti e che esisteranno.
Il Dio che è antecedente a tutti i battesimi, pre-esistente ai sacramenti e che và oltre tutte le dottrine religiose.
Libero dai teologi, si dirama gratuitamente nel cuore di tutti, credenti e atei, buoni e cattivi, di quelli che si credono salvati e di quelli che si credono figli della perdizione, e anche di quelli che sono indifferenti al mistero di ciò che sarà dopo la morte.
Credo nel Dio che non ha religione...
(nella foto: arcobaleno sopra il cielo di Ngabè-Tikar, Camerun)
ROBERT VACHON DALL'IIM
Ho ricevuto una bellissima lettera da Robert Vachon, co-fondatore dell'Intercultural Institute of Montreal, che si congratula con me per il libro "Bianco e nera" che gli ho inviato tramite Kalpana.
"As I receved the book I devoured it in one hour. Then I read the book again more slowly. Now I am meditating it even more slowly.
You should know that the title means a lot to me and so does its content. Congratulations on your courage and perspicaty! I am with you 100%. And I feel your suffering and joy. It is a great book and should be translated in many languages. It has great depth and is very inspiring. Congratulations to both of you!"
Verso la fine Robert mi chiede di approfondire le radici culturali di Kate, la sua famiglia africana, i suoi ancestri. Perchè - sostiene- che non si può comprendere Kate senza conoscere la sua famiglia e la sua storia. "No Kate without her family and ancestors!!!"
Grazie Robert, è un'osservazione interessante, fatta da un appassionato di interculturalità, che mi rimanda alla sorgente. Il prossimo viaggio in Africa, in Nigeria, mi aiuterà a incontrare e conoscere la famiglia di Fidelia.
"As I receved the book I devoured it in one hour. Then I read the book again more slowly. Now I am meditating it even more slowly.
You should know that the title means a lot to me and so does its content. Congratulations on your courage and perspicaty! I am with you 100%. And I feel your suffering and joy. It is a great book and should be translated in many languages. It has great depth and is very inspiring. Congratulations to both of you!"
Verso la fine Robert mi chiede di approfondire le radici culturali di Kate, la sua famiglia africana, i suoi ancestri. Perchè - sostiene- che non si può comprendere Kate senza conoscere la sua famiglia e la sua storia. "No Kate without her family and ancestors!!!"
Grazie Robert, è un'osservazione interessante, fatta da un appassionato di interculturalità, che mi rimanda alla sorgente. Il prossimo viaggio in Africa, in Nigeria, mi aiuterà a incontrare e conoscere la famiglia di Fidelia.
DIO HA SCONFESSATO LA TORRE DI BABELE
Commentando l'undicesimo capitolo della Genesi, Panikkar afferma che a Babele Dio ha sconfessato il tentativo di creare la grande torre che unificasse le varie tribù: "...il Signore... non sembra ben disposto verso simili imprese umane e, una volta ancora, li disperde su tutta la terra...". E Panikkar si chiede: "Che cosa accadrebbe se noi semplicemente smettessimo di affannarci a costruire questa tremenda torre unitaria? Che cosa, se invece dovessimo rimanere nelle nostre belle piccole capanne e case e focolari domestici e cupole e incominciassimo a costruire sentieri di comunicazione (invece che solo di trasporto), che potrebbero col tempo convertirsi in vie di comunione, fra diverse tribù, stili di vita, religioni, filosofie, colori, razze e tutto il resto?"
Il fondamento filosofico del pluralismo risiede nel pluralismo della realtà: la verità esiste, ma non è unica nel senso in cui noi l'intendiamo, perchè l'uomo non la esaurisce e non ne ha il monopolio.
(tratto da "Raimon Panikkar, L'altro come esperienza di rivelazione, L'altrapagina, 2008)
Il fondamento filosofico del pluralismo risiede nel pluralismo della realtà: la verità esiste, ma non è unica nel senso in cui noi l'intendiamo, perchè l'uomo non la esaurisce e non ne ha il monopolio.
(tratto da "Raimon Panikkar, L'altro come esperienza di rivelazione, L'altrapagina, 2008)
L'UMANITA'
-Che cosa l'ha sorpreso di più dell'umanità?
"Gli uomini: perchè perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute; perchè pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente e nè il futuro; perchè vivono come se non dovessero morire mai e perchè muoiono come se non avessero mai vissuto".
(Dalai Lama)
"Gli uomini: perchè perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute; perchè pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente e nè il futuro; perchè vivono come se non dovessero morire mai e perchè muoiono come se non avessero mai vissuto".
(Dalai Lama)
giovedì 18 giugno 2009
PADOVA AL BALLOTTAGGIO
Domenica 21 e lunedì 22 giugno i residenti nel comune di Padova verranno chiamati nuovamente alle urne per votare il loro sindaco. Zanonato o Marin.
I dibattiti televisivi si sono concentrati sul tema della sicurezza legata all'immigrazione. Certo non si potrà accusare la giunta Zanonato di essere stata leggera con i delinquenti!
Io mi preoccupo piuttosto della mentalità che si sta creando. Mi fa paura il clima di sospetto, di violenza fisica e verbale, di discriminazione verso tutto ciò che è straniero.
Riporto il racconto di una mia carissima amica che si è trovata dentro ad una scena incredibile. Non voglio che la mia città sia una prigione nè un cimitero, nè un oasi di gente ordinata e indifferente o un grande centro commerciale.
Gli stranieri che frequento hanno apprezzato Zanonato, e riconoscono tanti diritti e agevolazioni che l'attuale amministrazione ha offerto agli immigrati. Non mancano aspetti da migliorare, per una distribuzione equa e giusta delle risorse, ma la nostra città è un buon esempio di città multietnica, vivibile e attiva. A parte episodi come quello sotto riportato!
Ieri pomeriggio sono andata in un parco all'arcella con un amico africano e siccome c'erano tutte le panchine al sole ci siamo seduti sull'erba. Ce la stavamo raccontando, quando arrivano un uomo ed una donna, seguiti da tre bimbi. I due adulti, con arroganza, ci dicono che non possiamo stare lì, perchè è un parco giochi. E poi mi chiedono immediatamente se io sono rumena. Chissà che film si erano fatti nella loro piccola testolina?
Io ho risposto che ero italiana ed ho chiesto dove c'era scritto che noi non potevamo stare lì, allora hanno iniziato a dire, che no noi potevamo rimanere nel parco ma almeno dovevamo sederci su una panchina e non fare cose sporche. Quando fin a quel momento non avevamo fatto altro che parlare!!!!
Cavolo, più ci penso a tutta la dinamica e più mi fa incazzare, se avessi risposto che sì, sono rumena, avrebbe fatto qualche differenza? E se il mio amico fosse stato italiano, ci avrebbero parlato allo stesso modo? Non lo so, fatto sta che siamo ridotti proprio male, se ora è vietato anche sedere nell'erba di un parco.
E poi quei tre bimbi avevano già la faccia da inquisitori, come gli adulti, anche loro nel ruolo di vigilantes. Il problema è che sono vigilantes di che cosa????
erika
I dibattiti televisivi si sono concentrati sul tema della sicurezza legata all'immigrazione. Certo non si potrà accusare la giunta Zanonato di essere stata leggera con i delinquenti!
Io mi preoccupo piuttosto della mentalità che si sta creando. Mi fa paura il clima di sospetto, di violenza fisica e verbale, di discriminazione verso tutto ciò che è straniero.
Riporto il racconto di una mia carissima amica che si è trovata dentro ad una scena incredibile. Non voglio che la mia città sia una prigione nè un cimitero, nè un oasi di gente ordinata e indifferente o un grande centro commerciale.
Gli stranieri che frequento hanno apprezzato Zanonato, e riconoscono tanti diritti e agevolazioni che l'attuale amministrazione ha offerto agli immigrati. Non mancano aspetti da migliorare, per una distribuzione equa e giusta delle risorse, ma la nostra città è un buon esempio di città multietnica, vivibile e attiva. A parte episodi come quello sotto riportato!
Ieri pomeriggio sono andata in un parco all'arcella con un amico africano e siccome c'erano tutte le panchine al sole ci siamo seduti sull'erba. Ce la stavamo raccontando, quando arrivano un uomo ed una donna, seguiti da tre bimbi. I due adulti, con arroganza, ci dicono che non possiamo stare lì, perchè è un parco giochi. E poi mi chiedono immediatamente se io sono rumena. Chissà che film si erano fatti nella loro piccola testolina?
Io ho risposto che ero italiana ed ho chiesto dove c'era scritto che noi non potevamo stare lì, allora hanno iniziato a dire, che no noi potevamo rimanere nel parco ma almeno dovevamo sederci su una panchina e non fare cose sporche. Quando fin a quel momento non avevamo fatto altro che parlare!!!!
Cavolo, più ci penso a tutta la dinamica e più mi fa incazzare, se avessi risposto che sì, sono rumena, avrebbe fatto qualche differenza? E se il mio amico fosse stato italiano, ci avrebbero parlato allo stesso modo? Non lo so, fatto sta che siamo ridotti proprio male, se ora è vietato anche sedere nell'erba di un parco.
E poi quei tre bimbi avevano già la faccia da inquisitori, come gli adulti, anche loro nel ruolo di vigilantes. Il problema è che sono vigilantes di che cosa????
erika
mercoledì 17 giugno 2009
MONOGAMIA O POLIGAMIA?
Durante la celebrazione del matrimonio di Narcisse e Emilie presso il municipio di un quartiere della capitale del Camerun, Yaoundè, il sindaco (donna) chiede allo sposo se vuole essere monogamo o poligamo, se vuole cioè sposare una sola donna oppure più di una. Credo che questo succeda in molti stati africani, non soltanto in quelli musulmani.
La domanda mi spiazza: mi sembra lontana anni luce dalla mia realtà culturale... comunque la rispetto.
Narcisse "ha scelto" di essere monogamo, per la gioia di sua moglie. L'unica nota negativa è che la scelta spetta all'uomo, mentre dovrebbe essere il frutto di una decisione di coppia.
Sullo sfondo la foto di Paul Biya, 26 anni al potere. Recentemente ha accolto il Papa durante la visita in Camerun. Ha fatto la sua comparsa, anche se di solito risiede in Svizzera, lontano dalla sua gente e dai suoi problemi.
SIAMO TORNATI (SANI E SALVI!)
(foto di gruppo assieme agli amici del villaggio di Ngambè-Tikar)
Ci vorrà qualche giorno prima di abituarci di nuovo ai ritmi occidentali, alle strade asfaltate e alla pelle bianca.
Oggi in fabbrica ho chiesto ad un collega italiano se poteva sostituirmi cinque minuti per andare ai servizi, e lui mi ha risposto "Non è un mio problema!" Subito la mia mente è tornata in Africa, a Yaoundè, quando un altro mio collega camerunese mi ha ospitato a casa sua cedendomi il suo letto e dormendo per terra.
Ci vorrà qualche giorno prima di renderci conto che la nostra super organizzazione crea distacco, e spesso indifferenza.
Intanto lasciamo parlare le foto, le stoffe che abbiamo acquistato nel quartiere musulmano della capitale, gli oggetti artigianali e la terra rossa appiccicata sui pantaloni chiari. Ci vorrà qualche lavaggio prima di toglierla dai nostri vestiti.
E se non si toglierà più dai nostri ricordi: il mal d'Africa ci avrà contagiato.
sabato 30 maggio 2009
SONO IN CAMERUN
Domani sera, domenica 31 maggio, io e gli altri compagni di viaggio atterreremo a Douala, capitale economica del Camerun. Da lì inizierà un viaggio nell'Africa vera, quella non raccontata dai mass media, quella che smantellerà i nostri luoghi comuni sul continente nero.
"ATTENTI ALLE MALATTIE!" ci ripetono gli amici che ci vedono partire con troppo entusiasmo.
“CHISSÁ QUANTO CALDO!” mi ricorda l'anziana vicina di casa.
“TROVERETE DEL CIBO COMMESTIBILE?” è la preoccupazione dei buongustai.
Ma soprattutto: “NON C'É IL RISCHIO DI RAPIMENTI, AGGRESSIONI, FURTI?”
... come se là, per forza, deve essere sempre peggio di qua! Ma chi l'ha detto?
Attese, desideri, preoccupazioni, sensazioni... attraversano la mente dei coraggiosi partecipanti: COME SARÁ QUESTA BENEDETTA (da chi?) AFRICA?
L'Africa non esiste, esistono le afriche, esiste la nostra esperienza di Lei. Donna Africa.
DOUALA, LIMBE, YAOUNDE, NGAMBE-TIKAR.
Città, villaggi, persone, colori. Tanta frutta, rigorosamente biologica.
“Ho sempre desiderato conoscere l'Africa – afferma Francesco, impiegato all'Agripolis di Legnaro –
ma ho deciso di farlo attraverso un viaggio che mi permetta di vivere alcuni giorni a contatto con la
gente”. “Immagino l'Africa come una terra di colori – aggiunge Luisella, infermiera all'ospedale
civile di Padova – ma quello che mi preoccupa maggiormente è non conoscere la lingua, in questo
caso il francese”. “Non ho aspettative – sottolinea Mirca, medico terapista del linguaggio – ma ho
sempre ritenuto l'Africa l'ombelico del mondo, e non voglio certo perdermi questa occasione!”
Non ci resta che partire...
P.S. Torneremo lunedì 15 giugno.
mercoledì 27 maggio 2009
E CHE VINCA... LA GIUSTIZIA!
Ieri, martedì 26 maggio, il figlio di Ken Saro Wiwa, leader nigeriano assassinato alcuni anni fa mentre difendeva il suo popolo Ogoni dallo sfruttamento delle multinazionali petrolifere, ha aperto il processo a New York contro la Shell.
Ken Saro denunciava l'inganno delle compagnie petrolifere che occupano il delta del Niger e che incassano tutti i proventi dell'attività di estrazione del petrolio, lasciando nella miseria le popolazioni che camminano sopra quella stessa terra.
Attualmente l'1% della popolazione nigeriana detiene l'80% della ricchezza nazionale.
Nel suo testamento Ken Saro scrisse profeticamente: “La giustizia vincerà” e dopo alcuni anni dalla sua morte il territorio del popolo Ogoni viene risparmiato dall'assalto salvaggio delle multinazionali.
BUONA LOTTA NON-VIOLENTA al figlio di Ken Saro e che VINCA LA GIUSTIZIA!
Ken Saro denunciava l'inganno delle compagnie petrolifere che occupano il delta del Niger e che incassano tutti i proventi dell'attività di estrazione del petrolio, lasciando nella miseria le popolazioni che camminano sopra quella stessa terra.
Attualmente l'1% della popolazione nigeriana detiene l'80% della ricchezza nazionale.
Nel suo testamento Ken Saro scrisse profeticamente: “La giustizia vincerà” e dopo alcuni anni dalla sua morte il territorio del popolo Ogoni viene risparmiato dall'assalto salvaggio delle multinazionali.
BUONA LOTTA NON-VIOLENTA al figlio di Ken Saro e che VINCA LA GIUSTIZIA!
martedì 26 maggio 2009
PERMESSO DI SOGGIORNO IN NOME DI DIO
I comboniani di Castelvolturno stanno consegnando agli immigrati non regolari "permessi di soggiorno in nome di Dio", in preparazione alla Giornata mondiale dei Rifugiati che si celebrerà il prossimo 20 giugno.
Un gesto simbolico e ricco di significato evangelico e profondamente umano.
Il nome di Dio ultimamente viene abusato per difendere interessi personali ed egoistici. In nome di Dio si sono compiuti i crimini più atroci dell'umanità!
Perchè allora non usarlo anche per dare dignità a persone in difficoltà, emigrate da terre "svuotate" dalla nostra ingordigia e impoverite dalla corruzione?
Un gesto simbolico e ricco di significato evangelico e profondamente umano.
Il nome di Dio ultimamente viene abusato per difendere interessi personali ed egoistici. In nome di Dio si sono compiuti i crimini più atroci dell'umanità!
Perchè allora non usarlo anche per dare dignità a persone in difficoltà, emigrate da terre "svuotate" dalla nostra ingordigia e impoverite dalla corruzione?
PER UN CONSIGLIO COMUNALE MULTIETNICO
Padova è una città multietnica, così come molte città italiane. Per questo motivo è necessario che il consiglio comunale rappresenti le differenze culturali presenti sul territorio.
Uno straniero in Italia può votare soltanto se ha ottenuto la cittadinanza italiana, e spesso il riconoscimento avviene dopo 10-15 anni di regolare permanenza. Attualmente sono pochi gli stranieri che potranno votare alle prossime elezioni del 6-7 giugno, e quindi la loro voce non avrà nessun peso.
Tutti i partiti stanno parlando di loro, ma loro non possono esprimere un pensiero. Sono obbligati a rispettare le leggi italiane ma non hanno il diritto di votare.
Dal momento che conosco un candidato consigliere che proviene da una terra martoriata come la Palestina, vorrei proporlo ad amici e conoscenti come persona seria ed affidabile, aldilà del partito che rappresenta.
Gharaba Jamil si candida con il Partito dell'Italia dei Valori, come consigliere del comune di Padova (scheda azzurra), a sostegno del sindaco Zanonato.
“Vivo a Padova da oltre trent’anni. Nella nostra città ho passato la maggior parte della mia vita. A Padova ho completato i miei studi universitari, a Padova ho incontrato mia moglie, cresciuto i miei 2 figli, faccio il medico dentista. Sono sempre stato impegnato socialmente e politicamente nell'ambito della vita della nostra cara città, mi sono impegnato perchè a Padova si vivesse con reciproca comprensione e sicurezza tra tutte le comunità nel rispetto delle diverse culture e contro il degrado”.
Lascio al dottor Gharaba queste mie domande provocatorie ma fondamentali:
*Come dare voce alle minoranze etniche e religiose?
*In una società multietnica ha ancora senso imporre una visione monoculturale (occidentale)?
*Come promuovere una convivenza pacifica nel rispetto di norme stabilite insieme?
*Riusciranno le comunità musulmane ad aprirsi al dialogo con la comunità civile, e viceversa?
Uno straniero in Italia può votare soltanto se ha ottenuto la cittadinanza italiana, e spesso il riconoscimento avviene dopo 10-15 anni di regolare permanenza. Attualmente sono pochi gli stranieri che potranno votare alle prossime elezioni del 6-7 giugno, e quindi la loro voce non avrà nessun peso.
Tutti i partiti stanno parlando di loro, ma loro non possono esprimere un pensiero. Sono obbligati a rispettare le leggi italiane ma non hanno il diritto di votare.
Dal momento che conosco un candidato consigliere che proviene da una terra martoriata come la Palestina, vorrei proporlo ad amici e conoscenti come persona seria ed affidabile, aldilà del partito che rappresenta.
Gharaba Jamil si candida con il Partito dell'Italia dei Valori, come consigliere del comune di Padova (scheda azzurra), a sostegno del sindaco Zanonato.
“Vivo a Padova da oltre trent’anni. Nella nostra città ho passato la maggior parte della mia vita. A Padova ho completato i miei studi universitari, a Padova ho incontrato mia moglie, cresciuto i miei 2 figli, faccio il medico dentista. Sono sempre stato impegnato socialmente e politicamente nell'ambito della vita della nostra cara città, mi sono impegnato perchè a Padova si vivesse con reciproca comprensione e sicurezza tra tutte le comunità nel rispetto delle diverse culture e contro il degrado”.
Lascio al dottor Gharaba queste mie domande provocatorie ma fondamentali:
*Come dare voce alle minoranze etniche e religiose?
*In una società multietnica ha ancora senso imporre una visione monoculturale (occidentale)?
*Come promuovere una convivenza pacifica nel rispetto di norme stabilite insieme?
*Riusciranno le comunità musulmane ad aprirsi al dialogo con la comunità civile, e viceversa?
domenica 24 maggio 2009
42 ANNI AL POTERE!
Giovedì scorso il presidente del Gabon Omar Bongo, 73 anni, è stato ricoverato da due settimane in gravi condizioni in una clinica di Barcellona, e le sue condizioni, giudicate serie, sono stabili. L'anziano leader, che detiene il primato di longevità alla testa di un paese africano, è da 42 anni alla guida della nazione dell'Africa occidentale, dove giunse al potere con un colpo di stato nel 1967. Il Gabon è il quinto paese esportatore di petrolio del continente.
DDL SICUREZZA: GLI IMMIGRATI REGOLARI SE NE ANDRANNO?
Il nuovo ddl sulla sicurezza dovrebbe incutere timore a tutti gli immigrati clandestini presenti in Italia e a tutti gli extracomunitari che si trovano sulle coste libiche, pronti per raggiungere il Bel Paese. Riguardo alle nuove norme da adottare per arginare il fenomeno della criminalità e della delinquenza legata soprattutto all'immigrazione irregolare, sono stati interpellati gli stranieri onesti presenti in Italia da alcuni anni?
A non credere nell'emendamento della Lega, è anche mia moglie Fidelia, nigeriana, in attesa ormai della cittadinanza italiana. “Qualcuno se ne tornerà a casa, ma non di certo i delinquenti o i clandestini”. Mi vuole far capire che ad andarsene dall'Italia saranno gli stranieri che negli ultimi anni hanno lavorato in regola e sono riusciti a raccimolare un po' di soldi, quelli necessari per tornare al loro Paese d'origine e iniziare una piccola attività redditizia. Il clima di razzismo e di discriminazione, la difficoltà nell'ottenere il passaporto italiano e la pesante burocrazia per rinnovare il permesso di soggiorno stanno scoraggiando proprio gli immigrati che finora hanno cercato di integrarsi nel nostro sistema. Si sentono in qualche modo traditi, perchè non vedono premiato il loro impegno e la loro onestà. Sono stanchi dei giudizi generalizzanti e stanno pensando seriamente di lasciare l'Italia.
Dall'altra parte, invece, chi dovrebbe andarsene non lo farà mai, per i motivi che noi probabilmente non conosciamo. “Chi non ha guadagnato niente, in modo particolare i clandestini che non possono essere assunti con un regolare contratto di lavoro, - continua Fidelia - non potranno mai presentarsi davanti alle loro famiglie a mani vuote, dopo che queste hanno venduto tutto per comprare al loro figlio un biglietto d'aereo per l'Europa.” Lo stesso discorso vale anche per chi sta incassando un sacco di soldi attraverso lo spaccio di droga e lo sfruttamento alla prostituzione. “Se hanno trovato il modo per iniziare questo business, troveranno anche le strategie per fuggire ai controlli e risultare “regolari” davanti alla legge. E poi, qualche mese nelle vostre carceri attrezzate ad albergo, non sconvolgerà di certo i loro piani!”
Insomma questo effetto boomerang del nuovo ddl sulla sicurezza non era stato previsto, nonostante esistano Paesi europei dove ormai è presente la terza-quarta generazione di immigrati e il tempo medio per l'attesa del rinnovo di un permesso di soggiorno si aggira attorno a due giorni lavorativi, e non a due anni. E se gli stranieri che lavorano nelle linee di montaggio di molte fabbriche torneranno ai loro Paesi, i nostri giovani laureati prenderanno il loro posto?
A non credere nell'emendamento della Lega, è anche mia moglie Fidelia, nigeriana, in attesa ormai della cittadinanza italiana. “Qualcuno se ne tornerà a casa, ma non di certo i delinquenti o i clandestini”. Mi vuole far capire che ad andarsene dall'Italia saranno gli stranieri che negli ultimi anni hanno lavorato in regola e sono riusciti a raccimolare un po' di soldi, quelli necessari per tornare al loro Paese d'origine e iniziare una piccola attività redditizia. Il clima di razzismo e di discriminazione, la difficoltà nell'ottenere il passaporto italiano e la pesante burocrazia per rinnovare il permesso di soggiorno stanno scoraggiando proprio gli immigrati che finora hanno cercato di integrarsi nel nostro sistema. Si sentono in qualche modo traditi, perchè non vedono premiato il loro impegno e la loro onestà. Sono stanchi dei giudizi generalizzanti e stanno pensando seriamente di lasciare l'Italia.
Dall'altra parte, invece, chi dovrebbe andarsene non lo farà mai, per i motivi che noi probabilmente non conosciamo. “Chi non ha guadagnato niente, in modo particolare i clandestini che non possono essere assunti con un regolare contratto di lavoro, - continua Fidelia - non potranno mai presentarsi davanti alle loro famiglie a mani vuote, dopo che queste hanno venduto tutto per comprare al loro figlio un biglietto d'aereo per l'Europa.” Lo stesso discorso vale anche per chi sta incassando un sacco di soldi attraverso lo spaccio di droga e lo sfruttamento alla prostituzione. “Se hanno trovato il modo per iniziare questo business, troveranno anche le strategie per fuggire ai controlli e risultare “regolari” davanti alla legge. E poi, qualche mese nelle vostre carceri attrezzate ad albergo, non sconvolgerà di certo i loro piani!”
Insomma questo effetto boomerang del nuovo ddl sulla sicurezza non era stato previsto, nonostante esistano Paesi europei dove ormai è presente la terza-quarta generazione di immigrati e il tempo medio per l'attesa del rinnovo di un permesso di soggiorno si aggira attorno a due giorni lavorativi, e non a due anni. E se gli stranieri che lavorano nelle linee di montaggio di molte fabbriche torneranno ai loro Paesi, i nostri giovani laureati prenderanno il loro posto?
sabato 23 maggio 2009
INTERVISTA A TETTAMANZI: IL FUTURO DI MILANO
Una città smarrita, frantumata, incattivita. Cadono i miti in questa Milano con poco orgoglio e molte paure. Era la città dell’accoglienza. Oggi si discute di apartheid in metrò. Soffia un vento di intolleranza: e a volte il Duomo sembra un fortino assediato. Tempo fa sventolava uno striscione della Lega: «Vescovo di Kabul». C’è chi esagera, anche con le minacce. Il cardinale Dionigi Tettamanzi considera gli immigrati una risorsa e parla a una città che ha perso un po’ della sua anima. «La diversità è sempre un problema — dice — ma noi dobbiamo avere la vista lunga dei profeti, preparare il domani. L’integrazione è più avanti di quel che si pensi: basta imparare dal mondo dei ragazzi, recuperare un po’ della loro saggezza». C’è una paura che nasce dall’egoismo, dall’assenza di visione. «Alla Milano di oggi manca la consapevolezza del suo ruolo, della sua responsabilità verso i propri abitanti e il Paese, della sua vocazione europea». Non c’è futuro senza solidarietà, gli ha scritto una giovane studentessa. La lettera è diventata il titolo del suo ultimo libro. Con la crisi bisogna ritessere tessuti sociali sfilacciati, riscoprire la sobrietà, lavorare per una convivenza più umana. «Dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità — spiega — chi non lo fa non è solo inutile, è anche dannoso». La notte di Natale ha messo a disposizione dei nuovi poveri e di chi ha perso il posto qualcosa di suo e poi ha detto: ai poveri le case dei preti. Certi immobili del clero sono troppo grandi, possono essere usati da chi ha più biso¬gno. È il concetto del buon samaritano. Si sono perse queste pratiche solidali nella città di Milano? «No. La solidarietà non si è persa a Milano. Ne ho prove concrete. Il Fondo Famiglia-Lavoro ha raccolto in poco più di quattro mesi 4,3 milioni di euro tra la gente. E al tempo stesso nelle parrocchie sono state donate ingenti quantità di denaro per i terremotati d’Abruzzo, in Quaresima dalle mille comunità della Diocesi sono scaturiti senza clamore altrettanti rivoli di solidarietà che hanno dissetato i bisogni di tanti poveri assistiti dai missionari».
Questo è un Paese che riesce a dare il meglio nei momenti di difficoltà. Milano è risorta dalle macerie con un progetto di speranza e di accoglienza...
«Ricordo quei giorni, c’erano le macerie ma anche molti fermenti positivi. Oggi vedo tanta generosità, nonostante la crisi. Ma c’è una condizione che fonda la solidarietà: come si può essere solidali se non a partire da una prossimità offerta e da una condivisione sperimentata? È l’individualismo a minare la solidarietà. Questa forma di solitudine genera in sequenza paura, chiusura, rifiuto dell’altro, specie se portatore di una diversità. Come purtroppo accade verso gli immigrati».
Trova una maggior difficoltà nella borghesia di oggi a donare un po’ del superfluo per chi ha bisogno?
«Da sempre l’esercizio della carità — un esercizio discreto, silenzioso, evangelico — è patrimonio per tante famiglie di ogni estrazione sociale. È un modo per essere responsabili verso la società. Piuttosto mi domando se esista ancora la borghesia della Milano dei decenni scorsi...».
Dov’è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente in questi giorni. Qual è la Milano che si vede dalla stanza del cardinale?
«Milano è una città che sfugge alle semplificazioni immediate e chiede tempo e perspicacia per essere conosciuta e amata. Io vedo una Milano generosa nell’aiutare ma talora diffidente ad aprirsi e a intrecciare legami di conoscenza e arricchimento reciproco, specie se l’altro è portatore di qualche diversità. Vedo anche una città piena di energia, di creatività, di risorse, con la fatica però a fare sistema, a dare piena espressione alle proprie potenzialità attraverso progetti concreti e condivisi di grande respiro e di corale coinvolgimento. L’Expo rappresenta, in questo senso, una grande chance».
Tra polemiche e ritardi, la partenza però non è stata incoraggiante. Bisognerebbe spiegare a Milano cos’è Milano, riunire le tante radici positive in un disegno comune...
«Ci sono oggi tante città impenetrabili: la città della fiera, la città della moda, della finanza, di un gruppo etnico, le periferie, il centro storico... Ma solo una città che ritrova l’ambizione della propria identità civica — pensata come sintesi viva delle sue tante originalità — può tornare a fare appassionare al bene comune e a suscitare il desiderio di una partecipazione responsabile. Una città così ritiene dovere fondamentale garantire un’abitazione decorosa ai suoi abitanti, si preoccupa di tutelare tutti e in modo particolare i deboli. Se invece si alimentano le contrapposizioni questa identità non si realizza, l’atteggiamento della corresponsabilità decresce e scompare, ad alcune categorie di persone non vengono riconosciuti tutti i diritti».
Esiste una vocazione per la Milano del futuro?
«Milano può e deve ritrovare la sua vocazione di capitale morale del Paese, di crocevia dei popoli e di laboratorio italiano della metropoli postmoderna».
Oggi sono più i segnali di allarme o quelli di speranza?
«Io dico che c’è una speranza Milano che può contagiare il Paese intero. Incontro la speranza visitando le parrocchie, seguendo il lavoro pastorale dei miei preti, delle associazioni, del volontariato. Ma questa speranza perché non ha visibilità? Perché non fa notizia? Perché anche i media non si assumono la responsabilità di far circolare la speranza? Servono occhi di speranza per riconoscere quanto c'è di positivo e anche per suscitarlo».
Che cosa chiede il cardinale a chi governa una città complessa?
«Di stare vicino alla gente, alle necessità materiali e spirituali del vivere quotidiano; ma insieme di coltivare una grande apertura al senso alto della politica. Occorre ricondurre tutte le scelte amministrative ad una grande, organica visione di città, consapevoli che Milano è parte e protagonista del sistema Paese. La responsabilità della vita della città e del territorio non può ricadere solo sui suoi amministratori. Tutti sono responsabili di tutto. Ma è compito degli amministratori mettere i cittadini e le associazioni nelle condizioni di dare il proprio insostituibile contributo a beneficio di tutti».
C’è a suo giudizio un rallentamento del processo di integrazione influenzato da calcoli elettorali?
«C’è una fatica della nostra società a confrontarsi con l’immigrazione, una realtà che è un problema ma che resta una opportunità. È all’immigrazione che Milano deve non poco della sua fortuna: questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. È una memoria da recuperare, una memoria che è incarnata anche dalla sapienza biblica nel libro del Levitico: "Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri"».
Come dovrebbe essere la politica dell’accoglienza nella legalità?
«Occorre intervenire per regolare doverosamente il fenomeno migratorio, garantendo la legalità, attivandosi di concerto con le altre nazioni e le istituzioni sovranazionali, sempre nel rispetto dell’inviolabile dignità di ogni persona. Una dignità spesso umiliata nei paesi d’origine degli immigrati: non possiamo dimenticare da quali condizioni fuggono coloro che bussano alle nostre porte. La politica deve muoversi — ma qui le lacune sono evidenti — sul piano della progettazione, per immaginare e realizzare modelli di convivenza e di integrazione, aggregando tutte quelle forze sociali, culturali, educative, istituzionali che ne hanno competenza. Chiesa compresa».
In una recente omelia ha detto che da questa crisi si può uscire migliori. Ne è ancora convinto?
«Cito una frase dell’economista Marco Vitale che mi ha colpito. "Se la crisi aiuterà questa mutazione dovremo essere grati alla crisi, perché ci avrà aiutato a trasformare la paura in energia". Sperimentiamo la paura perché sentiamo venir meno le facili certezze sulle quali abbiamo fondato tanto della nostra vita. Aiutare a trasformare la paura in energia è anche compito delle Istituzioni, della politica, delle agenzie educative, della Chiesa. E la solidarietà è un’energia che si sta già sprigionando. Vorrei che lasciasse il segno».
Questo è un Paese che riesce a dare il meglio nei momenti di difficoltà. Milano è risorta dalle macerie con un progetto di speranza e di accoglienza...
«Ricordo quei giorni, c’erano le macerie ma anche molti fermenti positivi. Oggi vedo tanta generosità, nonostante la crisi. Ma c’è una condizione che fonda la solidarietà: come si può essere solidali se non a partire da una prossimità offerta e da una condivisione sperimentata? È l’individualismo a minare la solidarietà. Questa forma di solitudine genera in sequenza paura, chiusura, rifiuto dell’altro, specie se portatore di una diversità. Come purtroppo accade verso gli immigrati».
Trova una maggior difficoltà nella borghesia di oggi a donare un po’ del superfluo per chi ha bisogno?
«Da sempre l’esercizio della carità — un esercizio discreto, silenzioso, evangelico — è patrimonio per tante famiglie di ogni estrazione sociale. È un modo per essere responsabili verso la società. Piuttosto mi domando se esista ancora la borghesia della Milano dei decenni scorsi...».
Dov’è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente in questi giorni. Qual è la Milano che si vede dalla stanza del cardinale?
«Milano è una città che sfugge alle semplificazioni immediate e chiede tempo e perspicacia per essere conosciuta e amata. Io vedo una Milano generosa nell’aiutare ma talora diffidente ad aprirsi e a intrecciare legami di conoscenza e arricchimento reciproco, specie se l’altro è portatore di qualche diversità. Vedo anche una città piena di energia, di creatività, di risorse, con la fatica però a fare sistema, a dare piena espressione alle proprie potenzialità attraverso progetti concreti e condivisi di grande respiro e di corale coinvolgimento. L’Expo rappresenta, in questo senso, una grande chance».
Tra polemiche e ritardi, la partenza però non è stata incoraggiante. Bisognerebbe spiegare a Milano cos’è Milano, riunire le tante radici positive in un disegno comune...
«Ci sono oggi tante città impenetrabili: la città della fiera, la città della moda, della finanza, di un gruppo etnico, le periferie, il centro storico... Ma solo una città che ritrova l’ambizione della propria identità civica — pensata come sintesi viva delle sue tante originalità — può tornare a fare appassionare al bene comune e a suscitare il desiderio di una partecipazione responsabile. Una città così ritiene dovere fondamentale garantire un’abitazione decorosa ai suoi abitanti, si preoccupa di tutelare tutti e in modo particolare i deboli. Se invece si alimentano le contrapposizioni questa identità non si realizza, l’atteggiamento della corresponsabilità decresce e scompare, ad alcune categorie di persone non vengono riconosciuti tutti i diritti».
Esiste una vocazione per la Milano del futuro?
«Milano può e deve ritrovare la sua vocazione di capitale morale del Paese, di crocevia dei popoli e di laboratorio italiano della metropoli postmoderna».
Oggi sono più i segnali di allarme o quelli di speranza?
«Io dico che c’è una speranza Milano che può contagiare il Paese intero. Incontro la speranza visitando le parrocchie, seguendo il lavoro pastorale dei miei preti, delle associazioni, del volontariato. Ma questa speranza perché non ha visibilità? Perché non fa notizia? Perché anche i media non si assumono la responsabilità di far circolare la speranza? Servono occhi di speranza per riconoscere quanto c'è di positivo e anche per suscitarlo».
Che cosa chiede il cardinale a chi governa una città complessa?
«Di stare vicino alla gente, alle necessità materiali e spirituali del vivere quotidiano; ma insieme di coltivare una grande apertura al senso alto della politica. Occorre ricondurre tutte le scelte amministrative ad una grande, organica visione di città, consapevoli che Milano è parte e protagonista del sistema Paese. La responsabilità della vita della città e del territorio non può ricadere solo sui suoi amministratori. Tutti sono responsabili di tutto. Ma è compito degli amministratori mettere i cittadini e le associazioni nelle condizioni di dare il proprio insostituibile contributo a beneficio di tutti».
C’è a suo giudizio un rallentamento del processo di integrazione influenzato da calcoli elettorali?
«C’è una fatica della nostra società a confrontarsi con l’immigrazione, una realtà che è un problema ma che resta una opportunità. È all’immigrazione che Milano deve non poco della sua fortuna: questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. È una memoria da recuperare, una memoria che è incarnata anche dalla sapienza biblica nel libro del Levitico: "Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri"».
Come dovrebbe essere la politica dell’accoglienza nella legalità?
«Occorre intervenire per regolare doverosamente il fenomeno migratorio, garantendo la legalità, attivandosi di concerto con le altre nazioni e le istituzioni sovranazionali, sempre nel rispetto dell’inviolabile dignità di ogni persona. Una dignità spesso umiliata nei paesi d’origine degli immigrati: non possiamo dimenticare da quali condizioni fuggono coloro che bussano alle nostre porte. La politica deve muoversi — ma qui le lacune sono evidenti — sul piano della progettazione, per immaginare e realizzare modelli di convivenza e di integrazione, aggregando tutte quelle forze sociali, culturali, educative, istituzionali che ne hanno competenza. Chiesa compresa».
In una recente omelia ha detto che da questa crisi si può uscire migliori. Ne è ancora convinto?
«Cito una frase dell’economista Marco Vitale che mi ha colpito. "Se la crisi aiuterà questa mutazione dovremo essere grati alla crisi, perché ci avrà aiutato a trasformare la paura in energia". Sperimentiamo la paura perché sentiamo venir meno le facili certezze sulle quali abbiamo fondato tanto della nostra vita. Aiutare a trasformare la paura in energia è anche compito delle Istituzioni, della politica, delle agenzie educative, della Chiesa. E la solidarietà è un’energia che si sta già sprigionando. Vorrei che lasciasse il segno».
venerdì 22 maggio 2009
RITA, LA SANTA DELLE CAUSE PERSE!
Oggi,secondo il calendario cattolico, si celebra la memoria di santa Rita, la santa delle cause perse! In tale occasione Andrea Furin, cosciente dell'"inutilità" di tale operazione, consegnerà per le vie del centro di Padova un volantino che ha scritto "con rabbia" - così ci tiene a sottolineare - ma che rispecchia il suo pensiero e che ci tiene a divulgarlo.
E' scritto sotto forma di test, e il risultato mostra se la persona è affetta dal VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS"

Ti sta bene che la Chiesa predichi in un freddo teologichese e non riesca a parlare ai cuori?
Ascolti di più i religiosi piuttosto che leggere il vangelo nel segreto della tua stanza?
Sei d'accordo che la Chiesa Cattolica destini il 20% dell'8per1000 in opere di carità mentre il resto vada all'edilizia, alla catechesi, al sostentamento del clero, ivi compresi i lussi della Curia Vaticana?
Sei d'accordo che il Governo destini fondi alle scuole cattoliche e tagli a quelle pubbliche?
Ti va bene che si predichi una doppia morale, una per i ricchi e una per i "normali"?
Ti sta bene la posizione della Chiesa sull'omosessualità, quando i comportamenti sessuali dei religiosi sono spesso coperti?
Ritieni contro natura l'omosessualità e non il celibato obbligatorio dei preti?
Ti va bene che a Natale il papa abbia sfoggiato un mantello damascato d'oro dall'apertura alare di 7-8 metri, mitria con incastonati gemme e diamanti, ecc..., e poi parli di povertà?
Ti sta bene che la politica italiana sia spesso un pappagallo dei cardinali?
Trovi sensate le posizioni ecclesiastiche in materia di testamento biologico, anche considerando le ultime parole di Giovanni Paolo II "Lasciatemi andare alla Casa del Padre"?
Pensi che il preservativo non serva alla lotta contro l'Aids?
Sei d'accordo con la revoca della scomunica ai lefevbriani fatta da Benedetto XVI, pochi giorni prima dell'anniversario del Concilio Vaticano II, vanificando l'operato di due papi precedenti?
Sei contrario alle coppie di fatto, al matrimonio dei preti, al sacerdozio femminile, ai sacramenti ai divorziati risposati?
Consideri meno grave lo stupro dell'aborto (vedi il caso della bambina di Recife, primi di marzo 2009?
Pensi anche tu che disgrazie come gli tsunami siano dei "castighi divini" come ha affermato mons. Wagner di Linz (che Benedetto XVI stava per nominare vescovo a febbraio) a proposito dell'uragano Katrina di New Orleans e dello Tsunami del 2004?
Ancora: sul terremoto dell'Abruzzo credi anche tu, come è stato detto dal direttore di Radio Maria, che "il Signore ha voluto che in questa Settimana Santa anche loro [gli abitanti abruzzesi] partecipassero alla sofferenza della Sua passione"?
Pensi che gli animali sinao creature inferiori e senza un'anima?
Preferisci una Chiesa fatta di paramenti, incensi, riti, cricifissi, ad una chiesa che tenti di ritrovare Cristo in chi è emarginato, disagiato, sofferente?
Affermeresti, se fosse il papa a farlo, che 1+1=3?
SE HAI RISPOSTO "sI'" ALLA MAGGIOR PARTE DELLE DOMANDE FAI ATTENZIONE: SEI AFFETTO DA VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS", "VATICANO: UN VIRUS NON CRISTIANO"
per un confronto su questo testo scrivi a andrea.furin@slacky.it
E' scritto sotto forma di test, e il risultato mostra se la persona è affetta dal VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS"

Ti sta bene che la Chiesa predichi in un freddo teologichese e non riesca a parlare ai cuori?
Ascolti di più i religiosi piuttosto che leggere il vangelo nel segreto della tua stanza?
Sei d'accordo che la Chiesa Cattolica destini il 20% dell'8per1000 in opere di carità mentre il resto vada all'edilizia, alla catechesi, al sostentamento del clero, ivi compresi i lussi della Curia Vaticana?
Sei d'accordo che il Governo destini fondi alle scuole cattoliche e tagli a quelle pubbliche?
Ti va bene che si predichi una doppia morale, una per i ricchi e una per i "normali"?
Ti sta bene la posizione della Chiesa sull'omosessualità, quando i comportamenti sessuali dei religiosi sono spesso coperti?
Ritieni contro natura l'omosessualità e non il celibato obbligatorio dei preti?
Ti va bene che a Natale il papa abbia sfoggiato un mantello damascato d'oro dall'apertura alare di 7-8 metri, mitria con incastonati gemme e diamanti, ecc..., e poi parli di povertà?
Ti sta bene che la politica italiana sia spesso un pappagallo dei cardinali?
Trovi sensate le posizioni ecclesiastiche in materia di testamento biologico, anche considerando le ultime parole di Giovanni Paolo II "Lasciatemi andare alla Casa del Padre"?
Pensi che il preservativo non serva alla lotta contro l'Aids?
Sei d'accordo con la revoca della scomunica ai lefevbriani fatta da Benedetto XVI, pochi giorni prima dell'anniversario del Concilio Vaticano II, vanificando l'operato di due papi precedenti?
Sei contrario alle coppie di fatto, al matrimonio dei preti, al sacerdozio femminile, ai sacramenti ai divorziati risposati?
Consideri meno grave lo stupro dell'aborto (vedi il caso della bambina di Recife, primi di marzo 2009?
Pensi anche tu che disgrazie come gli tsunami siano dei "castighi divini" come ha affermato mons. Wagner di Linz (che Benedetto XVI stava per nominare vescovo a febbraio) a proposito dell'uragano Katrina di New Orleans e dello Tsunami del 2004?
Ancora: sul terremoto dell'Abruzzo credi anche tu, come è stato detto dal direttore di Radio Maria, che "il Signore ha voluto che in questa Settimana Santa anche loro [gli abitanti abruzzesi] partecipassero alla sofferenza della Sua passione"?
Pensi che gli animali sinao creature inferiori e senza un'anima?
Preferisci una Chiesa fatta di paramenti, incensi, riti, cricifissi, ad una chiesa che tenti di ritrovare Cristo in chi è emarginato, disagiato, sofferente?
Affermeresti, se fosse il papa a farlo, che 1+1=3?
SE HAI RISPOSTO "sI'" ALLA MAGGIOR PARTE DELLE DOMANDE FAI ATTENZIONE: SEI AFFETTO DA VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS", "VATICANO: UN VIRUS NON CRISTIANO"
per un confronto su questo testo scrivi a andrea.furin@slacky.it
mercoledì 20 maggio 2009
DDL SICUREZZA: VITA ANCORA PIU' DURA PER GLI STRANIERI IN ITALIA
Diventa reato l'immigrazione clandestina
L’immigrazione clandestina diventa un reato. L’articolo 21 del disegno di legge introduce nell’ordinamento italiano il reato di “ingresso e soggiorno illegale”. La pena è un’ammenda da 5mila a 10mila euro. Questo renderà anche possibile denunciare i clandestini all’autorità giudiziaria. E potrebbe quindi far tornare medici-spia e presidi-spia. “A parte la discussione sul diritto ad essere curati che andrebbe difeso - ha commentato Narducci - non riesco a capire come il Governo non valuti le conseguenze di carattere epidemiologico che potrebbero derivare da una tale disposizione anche di fronte al pericolo di nuove epidemie che dovrebbero essere stroncate al loro insorgere. Ma cosa ci possiamo aspettare da un Governo che lascia in balia delle onde, su una nave naufraga, due donne incinte di cui una già cadavere? Non è omissione di soccorso? Dov’è finita la pietas umana tipicamente latina? Spero che ci sia un ravvedimento e si riconsiderino le decisioni prese. Si lasci che i medici, mantenendo fede al giuramento di Ippocrate, guardino il malato semplicemente come una persona da curare e non come un nemico da cacciare”.
Fino a sei mesi nei "Cie" per l'identificazione
L’extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.
Via libera alle ronde leghiste ma non potranno essere armate
Le ronde, cavallo di battaglia della Lega, sono previste nell’articolo 46. La norma prevede che gli enti locali «saranno legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazione tra cittadini» per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di grave disagio sociale o di pericolo per la sicurezza pubblica. In base ad un emendamento di Felice Casson (Pd) le ronde non potranno però girare armate e cooperare fattivamente con la polizia, come era previsto nel testo approvato dalla Commissione giustizia di palazzo Madama. Contraria alla norma l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Sarà un boomerang per la sicurezza».
Una tassa da 80 a 200 euro per avere o rinnovare il permesso di soggiorno
Per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno degli immigrati si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce anche il “Fondo rimpatri” per far tornare gli stranieri ai paesi di origine. Attualmente il costo del rilascio del permesso di soggiorno è di circa 72 euro ed è finalizzato alla mera copertura dei costi di erogazione del servizio, analogamente a quanto avviene per il rilascio del documento d’identità ai cittadini italiani. La modifica introdotta dal disegno di legge appare quindi discriminatoria e irragionevole.
Carcere a chi affitta casa ai clandestini
Si rischia il carcere fino a tre anni, se si dà alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipulazione o del rinnovo del contratto di locazione. Per questa tipologia di nuovo reato deve configurarsi però anche un "ingiusto profitto".
I bambini invisibili
L’art. 6 del testo unico sull’immigrazione, rende incerta la possibilità di compiere atti riguardanti lo stato civile e l’accesso ai servizi pubblici agli stranieri che non abbiano il permesso di soggiorno. La norma conseguenzialmente impedirebbe la registrazione della nascita di figli di cittadini stranieri irregolari e, in barba alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e l’art. 31 della Costituzione, scoraggia, di fatto, la protezione del minore e della maternità.
L’immigrazione clandestina diventa un reato. L’articolo 21 del disegno di legge introduce nell’ordinamento italiano il reato di “ingresso e soggiorno illegale”. La pena è un’ammenda da 5mila a 10mila euro. Questo renderà anche possibile denunciare i clandestini all’autorità giudiziaria. E potrebbe quindi far tornare medici-spia e presidi-spia. “A parte la discussione sul diritto ad essere curati che andrebbe difeso - ha commentato Narducci - non riesco a capire come il Governo non valuti le conseguenze di carattere epidemiologico che potrebbero derivare da una tale disposizione anche di fronte al pericolo di nuove epidemie che dovrebbero essere stroncate al loro insorgere. Ma cosa ci possiamo aspettare da un Governo che lascia in balia delle onde, su una nave naufraga, due donne incinte di cui una già cadavere? Non è omissione di soccorso? Dov’è finita la pietas umana tipicamente latina? Spero che ci sia un ravvedimento e si riconsiderino le decisioni prese. Si lasci che i medici, mantenendo fede al giuramento di Ippocrate, guardino il malato semplicemente come una persona da curare e non come un nemico da cacciare”.
Fino a sei mesi nei "Cie" per l'identificazione
L’extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.
Via libera alle ronde leghiste ma non potranno essere armate
Le ronde, cavallo di battaglia della Lega, sono previste nell’articolo 46. La norma prevede che gli enti locali «saranno legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazione tra cittadini» per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di grave disagio sociale o di pericolo per la sicurezza pubblica. In base ad un emendamento di Felice Casson (Pd) le ronde non potranno però girare armate e cooperare fattivamente con la polizia, come era previsto nel testo approvato dalla Commissione giustizia di palazzo Madama. Contraria alla norma l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Sarà un boomerang per la sicurezza».
Una tassa da 80 a 200 euro per avere o rinnovare il permesso di soggiorno
Per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno degli immigrati si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce anche il “Fondo rimpatri” per far tornare gli stranieri ai paesi di origine. Attualmente il costo del rilascio del permesso di soggiorno è di circa 72 euro ed è finalizzato alla mera copertura dei costi di erogazione del servizio, analogamente a quanto avviene per il rilascio del documento d’identità ai cittadini italiani. La modifica introdotta dal disegno di legge appare quindi discriminatoria e irragionevole.
Carcere a chi affitta casa ai clandestini
Si rischia il carcere fino a tre anni, se si dà alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipulazione o del rinnovo del contratto di locazione. Per questa tipologia di nuovo reato deve configurarsi però anche un "ingiusto profitto".
I bambini invisibili
L’art. 6 del testo unico sull’immigrazione, rende incerta la possibilità di compiere atti riguardanti lo stato civile e l’accesso ai servizi pubblici agli stranieri che non abbiano il permesso di soggiorno. La norma conseguenzialmente impedirebbe la registrazione della nascita di figli di cittadini stranieri irregolari e, in barba alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e l’art. 31 della Costituzione, scoraggia, di fatto, la protezione del minore e della maternità.
QUALE DIO?
(tratto da una riflessione di Alberto Maggi, biblista)
Il 22 aprile Rita Levi Montalcini, grande donna e grande scienziato, ha compiuto ben 100 anni, cento anni in splendida forma intellettuale e morale. Alla richiesta se credesse o no in un dio, la Montalcini ha risposto: “Invidio chi ha la fede. Io non credo in Dio. Non posso credere in un dio che ci premia e ci punisce”.
Le faceva quasi eco, una settimana dopo su Repubblica, nella sua tanto breve quanto interessante Amaca, Michele Serra, il quale prendendo spunto da quei fonda-mentalisti religiosi, sia cristiani che islamici, per i quali l’influenza suina era un castigo di Dio, scriveva che:
“Una delle prove dell’inesistenza di Dio, perlomeno del Dio pedante e cattivo invocato in questi casi, sta nel fatto che alcuni dei suoi seguaci in terra non vengano folgora-ti all’istante ogni volta che dicono una cazzata” (Miche-le Serra, La Repubblica, L’amaca, 29 aprile 2009).
Immediatamente ho pensato a Padre Livio, il famigerato conduttore di Radio Maria il quale nel suo farneticante commento quotidiano ha affermato che, con il terremoto in Abruzzo, il Signore ha voluto associare gli uomini alle sue sofferenze (si era durante la settimana santa). Affermazione di fronte alla quale viene spontaneo chiedere al Signore che, già che c’è, associ alle sue sofferenze anche Padre Livio e tutta Radio Maria…
Uno scienziato, un intellettuale e un prete, tre atei, che in maniera diversa hanno parlato di dio, ma quale dio? Quale è il dio che rifiutano, il dio verso il quale sono indifferenti, che non conoscono, o che manipolano?
Il 22 aprile Rita Levi Montalcini, grande donna e grande scienziato, ha compiuto ben 100 anni, cento anni in splendida forma intellettuale e morale. Alla richiesta se credesse o no in un dio, la Montalcini ha risposto: “Invidio chi ha la fede. Io non credo in Dio. Non posso credere in un dio che ci premia e ci punisce”.
Le faceva quasi eco, una settimana dopo su Repubblica, nella sua tanto breve quanto interessante Amaca, Michele Serra, il quale prendendo spunto da quei fonda-mentalisti religiosi, sia cristiani che islamici, per i quali l’influenza suina era un castigo di Dio, scriveva che:
“Una delle prove dell’inesistenza di Dio, perlomeno del Dio pedante e cattivo invocato in questi casi, sta nel fatto che alcuni dei suoi seguaci in terra non vengano folgora-ti all’istante ogni volta che dicono una cazzata” (Miche-le Serra, La Repubblica, L’amaca, 29 aprile 2009).
Immediatamente ho pensato a Padre Livio, il famigerato conduttore di Radio Maria il quale nel suo farneticante commento quotidiano ha affermato che, con il terremoto in Abruzzo, il Signore ha voluto associare gli uomini alle sue sofferenze (si era durante la settimana santa). Affermazione di fronte alla quale viene spontaneo chiedere al Signore che, già che c’è, associ alle sue sofferenze anche Padre Livio e tutta Radio Maria…
Uno scienziato, un intellettuale e un prete, tre atei, che in maniera diversa hanno parlato di dio, ma quale dio? Quale è il dio che rifiutano, il dio verso il quale sono indifferenti, che non conoscono, o che manipolano?
sabato 16 maggio 2009
LE PRATICHE FALLIMENTARI DI INTEGRAZIONE
Riporto alcune riflessioni di Bruno Amoroso, co-direttore della rivista Interculture. Troppo "alte" forse per chi governa il nostro paese, intento piuttosto a ricevere voti in campagna elettorale. Il nuovo ddl sull'immigrazione e sulla presunta sicurezza, è di un livello molto basso, scadente oltre che discriminatorio, perchè affronta il fenomeno dell'immigrazione come un problema e non come una realtà da accettare, anche da chi non vuole accoglierla come ricchezza.
Ho paura che misure restrittive non faranno altro che aumentare la rabbia e l'odio tra tutti.
Le pratiche di integrazione sono state finora fallimentari, come osserva Amoroso. Ne nasce quindi una auto-riflessione sul rapporto con l'altro, il diverso.
[...] "L'interesse per l'intercultura si è esteso in Europa per il crescere di comunità di provenienza da altri paesi dentro i confini degli Stati nazionali. Avvertire un problema non è di per sé garanzia di corrette interpretazioni e soluzioni.
Il nostro radicamento in forme di pensiero acquisite con la pratica di integrazione ritenuta necessaria per consentire anche ad altri di accedere alla superiorità dei nostri sistemi ha prodotto una interpretazione particolare dell'intercultura. Questa è concepita come un metodo di trasmissione dei nostri valori e sistemi ad altre culture e comunità. L'idea base è il travaso da un recipiente pieno, il nostro, a un recipiente vuoto, il loro, pronto a lasciarsi riempire dai nostri contenuti. L'ipotesi che forme e valori possano essere diversi e che questo debba influenzare le forme di organizzazione della convivenza viene respinta come un abbassamento del livello di qualità della nostra esistenza, giusta e quindi non negoziabile, piuttosto che un suo possibile arricchimento.
Qual è il bilancio di queste pratiche di integrazione? Il bilancio è fallimentare, come dimostrano gli eventi recenti verificatisi in paesi che hanno introdotto pratiche diverse e con diversi livelli di efficienza. Gli approcci adottati possono ridursi schematicamente a quattro:
1)Inserimento: si tollera l'altro con le sue peculiarità culturali, ma lo si considera “straniero”, cioè diverso a titolo permanente ed irriducibile. Questa pratica è stata utilizzata spesso in vari paesi per esigenze di occupazione in settori particolari dell'industria, o per i rifugiati politici in situazioni di emergenza, ma ha funzionato solo fino a quando si è trattato di presenze limitate numericamente e nel tempo.
2)Assimilazione: si accetta l'altro, ma non la sua “diversità”; lo si riceve senza discriminazioni ma a condizione che rinunci alle sue specificità ed adotti al più presto i valori ed i comportamenti della società di accoglienza. Queste pratiche adottate in numerosi paesi europei (Francia, Inghilterra, Belgio ecc...) negano la diversità e comportano quindi una compressione di valori e di culture diverse. Le identità represse riemergono poi sotto forma di nostalgia e di rancore, dando luogo ad esplosioni di ira, specialmente se sopravvengono delusioni per aspettative non realizzatesi e promesse tradite. I fatti di Londra e Parigi possono spiegarsi così.
3)Integrazione: è un processo nel quale ci si preoccupa di difendere i valori fondamentali della società di inserimento, e si punta ad un graduale inserimento dei “nuovi venuti”. L'insediamento prolungato produce effetti di reazione e di rivolta che, contrariamente alle previsioni, tendono ad accentuarsi con la seconda e terza generazione di emigrati (Paesi nordici).
4)Il melting-pot, cioè la coabitazione tra gruppi etnici nazionali diversi, ciascuno dentro i propri ambiti culturali e spaziali, ma imponendo a tutti il rispetto delle leggi e procedure imposte dallo Stato e dettate dalla cultura dominante. Pratica tipica degli stati Uniti e Canada, ma che va diffondendosi in Europa. Il carattere instabile di queste costruzioni sociali è dimostrato dal permanere del razzismo nelle società che la praticano". (prof. Bruno Amoroso)
Ho paura che misure restrittive non faranno altro che aumentare la rabbia e l'odio tra tutti.
Le pratiche di integrazione sono state finora fallimentari, come osserva Amoroso. Ne nasce quindi una auto-riflessione sul rapporto con l'altro, il diverso.
[...] "L'interesse per l'intercultura si è esteso in Europa per il crescere di comunità di provenienza da altri paesi dentro i confini degli Stati nazionali. Avvertire un problema non è di per sé garanzia di corrette interpretazioni e soluzioni.
Il nostro radicamento in forme di pensiero acquisite con la pratica di integrazione ritenuta necessaria per consentire anche ad altri di accedere alla superiorità dei nostri sistemi ha prodotto una interpretazione particolare dell'intercultura. Questa è concepita come un metodo di trasmissione dei nostri valori e sistemi ad altre culture e comunità. L'idea base è il travaso da un recipiente pieno, il nostro, a un recipiente vuoto, il loro, pronto a lasciarsi riempire dai nostri contenuti. L'ipotesi che forme e valori possano essere diversi e che questo debba influenzare le forme di organizzazione della convivenza viene respinta come un abbassamento del livello di qualità della nostra esistenza, giusta e quindi non negoziabile, piuttosto che un suo possibile arricchimento.
Qual è il bilancio di queste pratiche di integrazione? Il bilancio è fallimentare, come dimostrano gli eventi recenti verificatisi in paesi che hanno introdotto pratiche diverse e con diversi livelli di efficienza. Gli approcci adottati possono ridursi schematicamente a quattro:
1)Inserimento: si tollera l'altro con le sue peculiarità culturali, ma lo si considera “straniero”, cioè diverso a titolo permanente ed irriducibile. Questa pratica è stata utilizzata spesso in vari paesi per esigenze di occupazione in settori particolari dell'industria, o per i rifugiati politici in situazioni di emergenza, ma ha funzionato solo fino a quando si è trattato di presenze limitate numericamente e nel tempo.
2)Assimilazione: si accetta l'altro, ma non la sua “diversità”; lo si riceve senza discriminazioni ma a condizione che rinunci alle sue specificità ed adotti al più presto i valori ed i comportamenti della società di accoglienza. Queste pratiche adottate in numerosi paesi europei (Francia, Inghilterra, Belgio ecc...) negano la diversità e comportano quindi una compressione di valori e di culture diverse. Le identità represse riemergono poi sotto forma di nostalgia e di rancore, dando luogo ad esplosioni di ira, specialmente se sopravvengono delusioni per aspettative non realizzatesi e promesse tradite. I fatti di Londra e Parigi possono spiegarsi così.
3)Integrazione: è un processo nel quale ci si preoccupa di difendere i valori fondamentali della società di inserimento, e si punta ad un graduale inserimento dei “nuovi venuti”. L'insediamento prolungato produce effetti di reazione e di rivolta che, contrariamente alle previsioni, tendono ad accentuarsi con la seconda e terza generazione di emigrati (Paesi nordici).
4)Il melting-pot, cioè la coabitazione tra gruppi etnici nazionali diversi, ciascuno dentro i propri ambiti culturali e spaziali, ma imponendo a tutti il rispetto delle leggi e procedure imposte dallo Stato e dettate dalla cultura dominante. Pratica tipica degli stati Uniti e Canada, ma che va diffondendosi in Europa. Il carattere instabile di queste costruzioni sociali è dimostrato dal permanere del razzismo nelle società che la praticano". (prof. Bruno Amoroso)
venerdì 15 maggio 2009
IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL'OMOFOBIA

(...in coincidenza con le parole di Fini: "Sull'omosessualità Italia in ritardo")
Non è soltanto l'extracomunitario ad essere oggetto di violenze gratuite o di discriminazioni sociali, ma anche chi vive la propria sessualità in modo diverso da quella che il modello unico presenta come “normale”. L'omofobia e la transfobia non sono fatte solo di atti violenti, del singolo o del branco, sono anche presenti nel linguaggio, nelle parole e nelle immagini, nella strumentalizzazione dell'immagine e delle storie personali. Nonostante in Italia nel solo 2008 ci siano stati 9 omicidi, 45 aggressioni e numerosi atti vandalici e di bullismo basati su omofobia e transfobia, il nostro è uno dei pochissimi paesi europei che non abbia legiferato a favore del riconoscimento dei diritti civili di cui devovo poter godere le persone che vivono in coppie di fatto omosessuali ed eterosessuali. Una posizione che purtroppo si trova in linea con tutti i paesi fondamentalisti (islamici e non) che all'ONU bloccano ogni iniziativa volta a depenalizzare l'omosessualità.
II rapporto “Omofobia e discriminazione in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere negli stati membri dell'Unione Europea” denuncia infatti numerosi episodi di violenza contro lesbiche gay transessuali negli ultimi cinque anni, riferisce di una situazione in cui "un significativo numero di persone lgbt (lesbiche-gay-bisessuali-transessuali) nasconde il suo orientamento sessuale ai parenti per evitare discriminazione all'interno della famiglia”.
Contro la tragedia della sottocultura omofobica, transfobica, sessista, razzista, occorre un profondo impegno culturale, occorre conoscenza, occorrono battaglie per la laicità anche quando la legge dovesse davvero garantire i diritti e perseguire gli oppressori. Bisogna moltiplicare le iniziative (nelle scuole, nei luoghi di lavoro) perché si conosca la realtà delle persone gay, lesbiche e transessuali, al di là dei pregiudizi e delle manipolazioni televisive. Così come tenta di fare il Gruppo Emmanuele, persone omosessuali credenti, presente a Padova da alcuni anni, organizzando una veglia di preghiera in memoria delle vittime dell'omofobia, in occasione della Giornata Mondiale contro l'Omofobia, venerdì 15 maggio alle ore 20.45 presso la chiesa di Santa Caterina in via Cesare Battisti.
“Non possiamo stare in silenzio – sostiene il coordinatore del gruppo - quando milioni di uomini e donne soffrono nel mondo (minacciati, torturati e anche uccisi in alcuni Paesi) solo perché esistono, perchè amano e vogliono vivere l’affettività che il Signore ha dato loro”.
Certo, qualsiasi opinione ci siamo fatti riguardo alle persone omosessuali o con un differente orientamento sessuale dal nostro, non possiamo ignorarne nè l'esistenza nè le grosse difficoltà che devono superare per farsi riconoscere da questa società.
mercoledì 13 maggio 2009
SE VOI FOSTE PERSONE NORMALI
di Moni Ovadia
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l'ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un'impalcatura, l'annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un'indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un'opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra,non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo, gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Fonte: L'Unità 09.05.2009
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l'ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un'impalcatura, l'annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un'indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un'opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra,non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo, gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Fonte: L'Unità 09.05.2009
martedì 12 maggio 2009
ITALIA MULTIETNICA: L' "INTESA" A RISCHIO
L'Italia è già un Paese multietnico. L'avevo già pensato io, prima ancora che l'ufficio stampa del Vaticano facesse girare la stessa espressione. Guardando in faccia mia moglie nigeriana e ammirando le mie due figlie mulatte, ho l'Africa in casa. Non ha proprio nessun senso gridare “No ad un Italia multietnica”, anche se tale messaggio dovesse arrivare dal “nostro” presidente del Consiglio. Sì, proprio lui, che viene presentato dal suo padre spirituale come “uomo di grande fede e profondità religiosa!”, si rifiuta di accogliere essere umani, figli di Dio, in preda alla disperazione. “Per lui – continua don Zuliani - l'educazione cristiana è il cardine del fare”. E sul fenomeno degli sbarchi a Lampedusa il quotidiano della Santa Sede sottolinea “la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno”.
Per quanto tempo ancora assisteremo a queste assurde contraddizioni all'italiana che non fanno altro che allontanarci dalla politica? A quando il divorzio tra Berlusconi e la CEI? E il Papa, come una moglie tradita, restituerà al premier il crocifisso di pietre preziose che devotamente gli ha offerto in dono per rinnovare lo storico connubio?
Probabilmente arriverà una smentita. La coalizione centrodestra-Chiesa Cattolica deve rimanere unita per promuovere i valori cattolici e anti-evangelici del no: no al testamento biologico, no alla fecondazione artificiale, no ai pacs, no al preservativo, no al relativismo, no alle moschee, no...
Ora, la posizione ufficiale della Chiesa però non può essere di totale rifiuto nei confronti degli immigrati, e per questo si è giustamente astenuta dall'appoggiare il suo miglior rappresentante politico. Senza i volti stranieri che ringraziano i sacerdoti romani, come farebbero ad intenerire i cuori degli italiani e ricevere l'otto per mille? No, benedire una portaerei in partenza per l'Iraq si può anche fare, ma respingere donne, bambini, possibili rifugiati politici... questo proprio no! Il buon senso della Chiesa rappresentato dalle parole di monsignor Agostino Marchetto, quasi quasi commuove anche un prete come me. Ma rimane comunque un atteggiamento ambiguo e contradditorio, se letto nel contesto generale del pensiero della dottrina cattolica. Prima alza la voce a difesa dei rom, adesso dei clandestini. E allora: quando si accorgerà la Chiesa-istituzione che non potrà mai essere rappresentata in politica da persone e partiti che non hanno niente a che fare con il Vangelo? Se conoscessero il Vangelo, i paladini dell'identità cristiana staccherebbero subito i crocifissi dalle scuole e dalle banche per prendersi cura dei crocifissi viventi, sposterebbero lo sguardo dalle abusate “radici cristiane” per confrontarsi sui buoni frutti del loro operato.
Per quanto tempo ancora assisteremo a queste assurde contraddizioni all'italiana che non fanno altro che allontanarci dalla politica? A quando il divorzio tra Berlusconi e la CEI? E il Papa, come una moglie tradita, restituerà al premier il crocifisso di pietre preziose che devotamente gli ha offerto in dono per rinnovare lo storico connubio?
Probabilmente arriverà una smentita. La coalizione centrodestra-Chiesa Cattolica deve rimanere unita per promuovere i valori cattolici e anti-evangelici del no: no al testamento biologico, no alla fecondazione artificiale, no ai pacs, no al preservativo, no al relativismo, no alle moschee, no...
Ora, la posizione ufficiale della Chiesa però non può essere di totale rifiuto nei confronti degli immigrati, e per questo si è giustamente astenuta dall'appoggiare il suo miglior rappresentante politico. Senza i volti stranieri che ringraziano i sacerdoti romani, come farebbero ad intenerire i cuori degli italiani e ricevere l'otto per mille? No, benedire una portaerei in partenza per l'Iraq si può anche fare, ma respingere donne, bambini, possibili rifugiati politici... questo proprio no! Il buon senso della Chiesa rappresentato dalle parole di monsignor Agostino Marchetto, quasi quasi commuove anche un prete come me. Ma rimane comunque un atteggiamento ambiguo e contradditorio, se letto nel contesto generale del pensiero della dottrina cattolica. Prima alza la voce a difesa dei rom, adesso dei clandestini. E allora: quando si accorgerà la Chiesa-istituzione che non potrà mai essere rappresentata in politica da persone e partiti che non hanno niente a che fare con il Vangelo? Se conoscessero il Vangelo, i paladini dell'identità cristiana staccherebbero subito i crocifissi dalle scuole e dalle banche per prendersi cura dei crocifissi viventi, sposterebbero lo sguardo dalle abusate “radici cristiane” per confrontarsi sui buoni frutti del loro operato.
domenica 10 maggio 2009
LE SFIDE DELLA DIVERSITÁ

di Kalpana Das (nella foto)
direttrice generale dell'Istituto Interculturale di Montreal, Canada,
presente come relatrice a Bologna dall'8 al 10 maggio
per il convegno nazionale "Quale intercultura"
In un momento in cui il presidente del consiglio del nostro Paese afferma "No a un'Italia multietnica", queste parole, di straordinaria profondità, vogliono farci respirare aria nuova. Siamo ancora molto lontani dall'ideale che Kalpana ci offre, ma per camminare è necessario guardare l'orizzonte!
É evidente che siamo immersi nella diversità i nelle differenze, sul piano intra-culturale o sul piano inter-culturale. Ogni giorno ci troviamo di fronte a queste sfide in moltissime situazioni della nostra vita: nelle nostre conversazioni in famiglia o fra amici, nel socializzare con comunità diverse dalla nostra, nei luoghi di lavoro, nelle arene professionali, nei dibattiti politici e nelle attività economiche, e così via. Queste sfide sono di ordine diverso e non sono soltanto negative, conflittuali o destabilizzanti. Se affrontate con sincerità, diventano i più efficaci strumenti di “trasformazione”.
Anche se il bisogno di coesione e di pace è molto sentito nel mondo di oggi, io sono fortemente convinta che abbiamo bisogno di qualcos'altro perchè ciò possa essere raggiunto, e ritengo che l'obiettivo sia la trasformazione all'interno delle persone, delle famiglie, delle comunità e delle società. A mio avviso, le migliori politiche gestionali messe in atto dagli Stati, per quanto utili, non sono sufficienti se non si avvia una trasformazione in noi come persone appartenenti alle nostre rispettive comunità che compongono le nostre società.
Per questo dobbiamo impegnarci in un processo che vada al di là della sensibilità culturale, della tolleranza razziale e dell'onestà, della giustizia e dell'integrazione delle minoranze e delle loro comunità nella cultura dominante della modernità, come sembra essere all'ordine del giorno in tutti gli Stati-Nazione. Bisognerebbe avere ben chiara in mente la distinzione fra sensibilità culturale e interculturalità. Si può imparare ad essere sensibili alle differenze culturali senza lasciarsi trasformare da esse. L'interculturalità richiede questa trasformazione. [...]
A livello personale, come affrontare il profondo senso di sestabilizzazione o di minaccia alla propria identità che si avverte in presenza dell'”alterità” dell'altro? Tutto quello che si sa, tutto quello in cui si crede viene improvvisamente messo in discussione.
All'interno della famiglia, come si pongono i genitori di fronte a modi di crescere o di educare i figli che sono loro estranei e che essi ritengono inaccettabili in una comunità culturalmente diversa?
Come affrontano la situazione di un matrimonio inter-razziale, inter-culturale o inter-religioso dei loro figli?
Come ci assumiamo la responsabilità di fare i conti col peso del nostro passato storico, di creare nel nostro presente modi di vivere conviviali, contenendo tutte le forze distruttive dell'erosione culturale e del genocidio culturale, e di tracciare una via di saggezza per le generazioni future?
sabato 9 maggio 2009
L'INCOMPETENZA CREA DISCRIMINAZIONE
L'incompetenza crea discriminazione, e di conseguenza l'essere discriminati porta alla rabbia e alla violenza. Soprattutto se a negare le leggi della costituzione italiana è un dipendente dell'USSL che durante il giorno incontra molte persone.
É successo una mattina di qualche mese fa, quando mi sono recato in via E. degli Scrovegni a Padova per richiedere la tessera sanitaria per mia figlia, appena nata. Ho portato con me tutta la documentazione necessaria: atto di nascita, codice fiscale, libretto sanitario della madre. Doveva essere una semplice operazione, affidata al computer, quando ad un tratto mi sento rivolgere da una segretaria questa sconvolgente affermazione: “Sua figlia non ha la cittadinanza italiana! Devo farle un tesserino valido soltanto per tre mesi.” Ma come? Ribatto sconcertato. “Proprio così! Essendo la madre della bambina di nazionalità nigeriana, di conseguenza sua figlia assume matematicamente la nazionalità di sua moglie. Purtroppo è una legge assurda, lo riconosco, ma devo attenermi a tali disposizioni.”
Legge assurda? Non credevo ai miei orecchi. Io e mia moglie ci siamo sposati in municipio a Padova. Appena è nata nostra figlia l'ho riconosciuta davanti all'ufficiale del comune e mi è stato consegnato un regolare attestato. Per un attimo mi sono sentito straniero nel mio Paese dove 34 anni fa sono nato. Ho avuto la netta sensazione che mia figlia non fosse considerata italiana pura, perchè contaminata da una razza inferiore. D'istinto ho imprecato contro lo stato italiano e mentalmente ho rinnegato le mie radici lasciandomi trasportare da una rabbia viscerale, perchè non c'è sofferenza peggiore per un padre che vedere negati i diritti ai propri figli, gli stessi diritti che invece valgono per lui. Avrei voluto strappare il mio libretto sanitario, e volare lontano in un Paese più democratico e civile del mio. Ma alcune mie conoscenze all'interno dell'ufficio anagrafe sono bastate per farmi passare la collera e attribuire all'incompetenza della signora allo sportello la causa di quel naturale sfogo. Al telefono la voce del funzionario pubblico le cantava: “La legge italiana è molto chiara. All'articolo 1 della legge del 5 febbraio 1992, n. 91 dice che “è cittadino italiano per nascita: il figlio di padre o di madre cittadini; chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono. É considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.”
Capisco ora il disagio di molti stranieri che, allo sportello di vari uffici, ricevono umiliazioni da parte di dipendenti incompetenti. Così come capisco il disagio di molti cittadini padovani alle prese con la criminalità legata all'immigrazione. Ma una cosa è certa: ognuno ha le proprie responsabilità, nel cercare di rendere la nostra città più vivibile e meno violenta.
É successo una mattina di qualche mese fa, quando mi sono recato in via E. degli Scrovegni a Padova per richiedere la tessera sanitaria per mia figlia, appena nata. Ho portato con me tutta la documentazione necessaria: atto di nascita, codice fiscale, libretto sanitario della madre. Doveva essere una semplice operazione, affidata al computer, quando ad un tratto mi sento rivolgere da una segretaria questa sconvolgente affermazione: “Sua figlia non ha la cittadinanza italiana! Devo farle un tesserino valido soltanto per tre mesi.” Ma come? Ribatto sconcertato. “Proprio così! Essendo la madre della bambina di nazionalità nigeriana, di conseguenza sua figlia assume matematicamente la nazionalità di sua moglie. Purtroppo è una legge assurda, lo riconosco, ma devo attenermi a tali disposizioni.”
Legge assurda? Non credevo ai miei orecchi. Io e mia moglie ci siamo sposati in municipio a Padova. Appena è nata nostra figlia l'ho riconosciuta davanti all'ufficiale del comune e mi è stato consegnato un regolare attestato. Per un attimo mi sono sentito straniero nel mio Paese dove 34 anni fa sono nato. Ho avuto la netta sensazione che mia figlia non fosse considerata italiana pura, perchè contaminata da una razza inferiore. D'istinto ho imprecato contro lo stato italiano e mentalmente ho rinnegato le mie radici lasciandomi trasportare da una rabbia viscerale, perchè non c'è sofferenza peggiore per un padre che vedere negati i diritti ai propri figli, gli stessi diritti che invece valgono per lui. Avrei voluto strappare il mio libretto sanitario, e volare lontano in un Paese più democratico e civile del mio. Ma alcune mie conoscenze all'interno dell'ufficio anagrafe sono bastate per farmi passare la collera e attribuire all'incompetenza della signora allo sportello la causa di quel naturale sfogo. Al telefono la voce del funzionario pubblico le cantava: “La legge italiana è molto chiara. All'articolo 1 della legge del 5 febbraio 1992, n. 91 dice che “è cittadino italiano per nascita: il figlio di padre o di madre cittadini; chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono. É considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.”
Capisco ora il disagio di molti stranieri che, allo sportello di vari uffici, ricevono umiliazioni da parte di dipendenti incompetenti. Così come capisco il disagio di molti cittadini padovani alle prese con la criminalità legata all'immigrazione. Ma una cosa è certa: ognuno ha le proprie responsabilità, nel cercare di rendere la nostra città più vivibile e meno violenta.
venerdì 8 maggio 2009
OTTO PER MILLE E MINORANZE RELIGIOSE
Dichiarazione dei redditi: a chi destinare l'otto per mille?
-Se non barri la casella dell'otto per mille i tuoi soldi andranno automaticamente alla Chiesa cattolica In base ad un accordo con lo Stato italiano, la Chiesa Cattolica con il 34% di indicazioni in suo favore raccoglie quasi l'87% del gettito complessivo. Utilizzando le entrate in questo modo: 80% al culto e 20% alle opere di carità.
-La scelta “stato” ha una sua valenza “politica”: dice chiaramente che le tasse dei cotribuenti devono rimanere allo stato, e le religioni devono autofinanziarsi. L’utilizzo che ne fa lo stato è discutibile, vero, occorre fare pressione perche’ venga utilizzato tutto per calamità naturali (anche prevenzione!) e scopi umanitari (non guerre preventive!).
-C'è chi non versa soldi alle chiese e nella dichiarazione dei redditi mette la crocetta alla voce “esente dalla tassa di culto” (tassa piuttosto salata in Svizzera e Germania).
-La scelta invece di devolvere l'otto per mille alla Chiesa Valdese non è solo un modo per scegliere il “male minore” evitando di farlo confluire nel tesoro della Chiesa Cattolica Italiana, ma è un gesto concreto per appoggiare e sostenere le MINORANZE RELIGIOSE. Inoltre i valdesi dichiarano, rendendo pubblici e consultabili la somma delle entrate e la loro destinazione, di usare quei soldi esclusivamente per motivi “umanitari” e non a scopo di culto-lucro. Per tale motivo le firme espresse a loro favore sono costantemente aumentate negli ultimi anni, raggiungendo la cifra di 264.676 firme, pari all’1,6% dei contribuenti.
Sostenere le minoranze religiose presenti in Italia, dove sembra ancora scontato che tutti siano cattolici di rito latino, è un modo per dare uguale dignità a diverse espressioni di fede. Parlo dei valdesi così come degli anglicani, ma anche dei musulmani o dei buddisti.
Pur essendo cattolico, cresciuto quindi in ambienti cattolici e avendo ricevuto una formazione cattolica, credo di vivere la mia cattolicità, cioè universalità, promuovendo atteggiamenti di apertura, di ascolto, di dialogo... piuttosto che comportamenti di paura, di chiusura e di giudizio. Altre interpretazioni della Scrittura, altri modi di manifestare la propria spiritualità, altri nomi e tradizioni, non metteranno mai a rischio la mia identità, perchè credo di non avere la Verità. Solo chi crede di possere la Verità avrà paura di perderla! Io credo piuttosto in un cammino universale, dove varie identità si incontrano e si arricchiscono, in vista di un maggiore benessere personale e comunitario.
-Se non barri la casella dell'otto per mille i tuoi soldi andranno automaticamente alla Chiesa cattolica In base ad un accordo con lo Stato italiano, la Chiesa Cattolica con il 34% di indicazioni in suo favore raccoglie quasi l'87% del gettito complessivo. Utilizzando le entrate in questo modo: 80% al culto e 20% alle opere di carità.
-La scelta “stato” ha una sua valenza “politica”: dice chiaramente che le tasse dei cotribuenti devono rimanere allo stato, e le religioni devono autofinanziarsi. L’utilizzo che ne fa lo stato è discutibile, vero, occorre fare pressione perche’ venga utilizzato tutto per calamità naturali (anche prevenzione!) e scopi umanitari (non guerre preventive!).
-C'è chi non versa soldi alle chiese e nella dichiarazione dei redditi mette la crocetta alla voce “esente dalla tassa di culto” (tassa piuttosto salata in Svizzera e Germania).
-La scelta invece di devolvere l'otto per mille alla Chiesa Valdese non è solo un modo per scegliere il “male minore” evitando di farlo confluire nel tesoro della Chiesa Cattolica Italiana, ma è un gesto concreto per appoggiare e sostenere le MINORANZE RELIGIOSE. Inoltre i valdesi dichiarano, rendendo pubblici e consultabili la somma delle entrate e la loro destinazione, di usare quei soldi esclusivamente per motivi “umanitari” e non a scopo di culto-lucro. Per tale motivo le firme espresse a loro favore sono costantemente aumentate negli ultimi anni, raggiungendo la cifra di 264.676 firme, pari all’1,6% dei contribuenti.
Sostenere le minoranze religiose presenti in Italia, dove sembra ancora scontato che tutti siano cattolici di rito latino, è un modo per dare uguale dignità a diverse espressioni di fede. Parlo dei valdesi così come degli anglicani, ma anche dei musulmani o dei buddisti.
Pur essendo cattolico, cresciuto quindi in ambienti cattolici e avendo ricevuto una formazione cattolica, credo di vivere la mia cattolicità, cioè universalità, promuovendo atteggiamenti di apertura, di ascolto, di dialogo... piuttosto che comportamenti di paura, di chiusura e di giudizio. Altre interpretazioni della Scrittura, altri modi di manifestare la propria spiritualità, altri nomi e tradizioni, non metteranno mai a rischio la mia identità, perchè credo di non avere la Verità. Solo chi crede di possere la Verità avrà paura di perderla! Io credo piuttosto in un cammino universale, dove varie identità si incontrano e si arricchiscono, in vista di un maggiore benessere personale e comunitario.
martedì 5 maggio 2009
CAMPAGNA ELETTORALE
- il ministro degli interni deve ancora decidere i colori delle schede elettorali: mossa tattica? Del resto il centro destra è in ritardo rispetto al centro sinistra nella scelta dei candidati e nella campagna pubblicitaria.
- Veronica Lario riuscirà a togliere voti a Berlusconi e al suo partito?
- Come mai in questi giorni si notano soltanto i manifesti del centro (Casini), del centro-sinistra (PD e Di Pietro) e della sinistra? Quale tattica userà la destra per comprare la fiducia degli italiani?
- i candidati di Casini per le europee confermano il target di persone che vuole attirare: cattolici fondamentalisti (Magdi Allam) e borghesi (Emanuele Filiberto).
- a Padova la scelta di candidare Marin come sindaco per il centro destra ha sollevato non poche polemiche. Non solo perchè tutto è stato deciso a Roma ma anche perchè non gode di grandissima simpatia all'interno del suo partito.
- sempre a Padova mancano motivazioni valide da parte dell'opposizione per bocciare Zanonato. La moschea non si farà più e poi più sceriffo di lui?
- Veronica Lario riuscirà a togliere voti a Berlusconi e al suo partito?
- Come mai in questi giorni si notano soltanto i manifesti del centro (Casini), del centro-sinistra (PD e Di Pietro) e della sinistra? Quale tattica userà la destra per comprare la fiducia degli italiani?
- i candidati di Casini per le europee confermano il target di persone che vuole attirare: cattolici fondamentalisti (Magdi Allam) e borghesi (Emanuele Filiberto).
- a Padova la scelta di candidare Marin come sindaco per il centro destra ha sollevato non poche polemiche. Non solo perchè tutto è stato deciso a Roma ma anche perchè non gode di grandissima simpatia all'interno del suo partito.
- sempre a Padova mancano motivazioni valide da parte dell'opposizione per bocciare Zanonato. La moschea non si farà più e poi più sceriffo di lui?
venerdì 1 maggio 2009
FRANCO OPERAIO STANCO

“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” quando c'è, naturalmente, e quando non rende schiavi, come spesso succede.
Vi presento Franco, operaio di professione, gran lavoratore in tempo di crisi mondiale. É sulla cinquantina e non ha segni particolari, oltre l'accento dialettale veneto e l'intercalare qualche bestemmia. L'ho incontrato come compagno di linea, in catena di montaggio di una grande fabbrica metalmeccanica di Campodarsego con più di 700 dipendenti. Da quando ha iniziato a lavorare - mi racconta - ce ne sono stati di cambiamenti. L'azienda si è ingrandita e le relazioni un tempo amichevoli e familiari si sono trasformate in freddi rapporti lavorativi. Accanto a lui marocchini e rumeni, nigeriani e senegalesi si muovono con più disinvoltura e spensieratezza.
Franco attualmente si sente l'ingranaggio di una grande macchina che aumenta continuamente la velocità, secondo i criteri competitivi della globalizzazione. É stanco e insoddisfatto mentre maneggia con alienante ripetitività le macchine utensili, strumenti inermi che alimentano la nostalgia per il contatto fisico con l'umano. Karl Marx, dimenticato o sconosciuto, diceva che nella società capitalistica “il lavoro produce per i ricchi cose meravigliose, ma per gli operai produce soltanto privazioni. Produce palazzi, ma per l'operaio spelonche. Produce bellezza, ma per l'operaio deformità... Produce cose dello spirito, ma per l'operaio idiotaggine e cretinismo”.
Franco comincia ogni giornata pensando a che punto è della settimana, contando i giorni che mancano per arrivare al venerdì, al week-end, alle ferie, alla pensione. Scorrono le settimane, i mesi e gli anni finchè i capelli si diradano e la pelle diventa dura e irruvidita. Mi son chiesto che ne è di una persona che non fa che desiderare la fine della settimana? Affretta semplicemente la venuta della morte, mentre la sua vita passa più rapidamente davanti ai suoi occhi. Sogna la pensione come l'inizio di una nuova vita, scandita da ritmi più naturali e circondata dall'affetto dei suoi cari. Ma è proprio necessario arrivare al pensionamento per vivere bene ed essere felici?
Franco è solo quando beve al Bar Centrale assieme ai suoi colleghi, consapevole che l'apparente solidarietà da cameratismo non potrà mai aiutarlo ad affrontare e risolvere le sue difficoltà: una figlia disabile che lo ha escluso da vecchie amicizie, e soprattutto lo ha rassegnato all'idea di non poter mai avere una famiglia normale come tutti quanti, o quasi. “Ognuno ha le sue disgrazie! Non serve piangersi addosso!” risponde a quanti si lamentano della loro particolare situazione. Lo riconosce con estrema lucidità ma nello stesso tempo si lascia andare ad una sorta di disperazione, finchè non troverà un senso o uno scopo al suo presente, qui e ora, che gli permetta di vivere con dignità e libertà. Il nastro scorre sette o otto ore al giorno e poi si ferma, poi inizia la vera sfida!
mercoledì 29 aprile 2009
ROMPERE IL SILENZIO PER POI CAPIRSI
... dal Brasile
Ciao Federico.
Ti scrivo dopo molto tempo che non ci vediamo. Spero che tu stia bene.
Ho visto il tuo blog del 30 marzo che hai intitolato "Allontanato per nascondere".
Stai parlando di me. E hai toppato alla grande.
Di andare in missione, lo avevo chiesto più volte, durante il seminario e durante il mio servizio a Merlara e a Thiene. E che ci andavo, il vescovo lo ha deciso con un anno di anticipo rispetto al mio invio. Lo sapevi? Evidentemente no. E il tuo disagio come prete lo hai proiettato anche in altri che hanno sempre operato con il massimo piacere di essere al servizio del Signore e della Chiesa.
Le calunnie, sono un pericolo costante per chiunque. Gesù stesso non ne è stato esente. A Thiene sono state costruite sul nulla, nemmeno un episodio equivocato o mal interpretato.
Il tenente Scarpellini che ha sporto denuncia ha vinto, Di Natale non è stato assolto; e tu nel blog fai riferimento a un suo esposto, non alla sua assoluzione!
Non ho mai avuto nulla da nascondere nella mia condotta, né in Italia né in Brasile. Ho sempre camminato a testa alta, anche nei giorni che a Thiene avevano scatenato la bufera contro don Angelo e me. Non ho mai avuto paura di mostrarmi in giro.
E così intendo continuare.
Anche a te auguro di "ascoltarti, di farti aiutare e di condividere il tuo cammino alla luce del sole".
Che il Signore ti dia sempre felicità in abbondanza.
Spero che pubblicherai questa mia risposta.
Ti ringrazio.
Cristiano Marsotto
Ciao Cristiano,
anch'io son contento di sentirti e di sapere che le accuse contro di te erano infondate. Hai fatto bene a scrivermi, a tirarmi le orecchie. Dai gridiamolo: Bisogna conoscere prima di parlare! Internet è un oceano, dove c'è tutto e il contrario di tutto.
Il problema però non sono le calunnie, ma il silenzio.
Tutti siamo oggetto di calunnie, me compreso. La mia critica però va principalmente al modo di gestire le situazioni ambigue, pericolose per l'immagine, da parte di chi controlla l'informazione all'interno della Chiesa-istituzione. Accuse e smentite, titoli in prima pagina... non riescono ad affrontare i problemi reali.
Occorre analizzare i fatti alla luce del sole, e arrivare a delle conclusioni abbastanza certe. Attraverso il coinvolgimento delle persone interessate.
Ho lasciato la parrocchia, ma non il ministero, per continuare, come dici tu, “a camminare a testa alta” senza paura di mostrarmi.
Ho lanciato un appello: Affrontiamo seriamente e serenamente la questione dell'abbandono dei preti a Padova! Ma il vescovo, il vicario generale e il direttore del settimanale diocesano... mi hanno risposto che il problema non sussiste, perchè si tratta di casi sporadici.
Scusami se ti ho “pre-giudicato” sulla base di alcuni articoli che ho trovato sulla rete (non credere che siano in parecchi a visitare questo blog!!!). Tu mi hai risposto, adesso ho anche la tua versione e quindi... abbiamo rotto il silenzio!
Le accuse di pedofilia da parte di parrocchiani nei confronti di un prete, a volte sono solo un bruttissimo scherzo, che prima o poi si ritorcerà contro di loro. Cattiveria allo stato puro.
Speriamo quindi che le numerose storie-tragedie raccontate dai giornali siano solo fantasie, me lo auguro davvero. Non ti nascondo però di ricevere confessioni che riguardano i danni che alcuni preti causano in giro, per colpa di una gestione adolescenziale o malata della loro sessualità.
Se vorrai, comunque, potremo confrontarci più seriamente, ricordandomi che sei una persona intelligente.
Ti ringrazio ancora della tua risposta che, certamente, pubblicherò.
Un abbraccio
Federico
Ciao Federico.
Ti scrivo dopo molto tempo che non ci vediamo. Spero che tu stia bene.
Ho visto il tuo blog del 30 marzo che hai intitolato "Allontanato per nascondere".
Stai parlando di me. E hai toppato alla grande.
Di andare in missione, lo avevo chiesto più volte, durante il seminario e durante il mio servizio a Merlara e a Thiene. E che ci andavo, il vescovo lo ha deciso con un anno di anticipo rispetto al mio invio. Lo sapevi? Evidentemente no. E il tuo disagio come prete lo hai proiettato anche in altri che hanno sempre operato con il massimo piacere di essere al servizio del Signore e della Chiesa.
Le calunnie, sono un pericolo costante per chiunque. Gesù stesso non ne è stato esente. A Thiene sono state costruite sul nulla, nemmeno un episodio equivocato o mal interpretato.
Il tenente Scarpellini che ha sporto denuncia ha vinto, Di Natale non è stato assolto; e tu nel blog fai riferimento a un suo esposto, non alla sua assoluzione!
Non ho mai avuto nulla da nascondere nella mia condotta, né in Italia né in Brasile. Ho sempre camminato a testa alta, anche nei giorni che a Thiene avevano scatenato la bufera contro don Angelo e me. Non ho mai avuto paura di mostrarmi in giro.
E così intendo continuare.
Anche a te auguro di "ascoltarti, di farti aiutare e di condividere il tuo cammino alla luce del sole".
Che il Signore ti dia sempre felicità in abbondanza.
Spero che pubblicherai questa mia risposta.
Ti ringrazio.
Cristiano Marsotto
Ciao Cristiano,
anch'io son contento di sentirti e di sapere che le accuse contro di te erano infondate. Hai fatto bene a scrivermi, a tirarmi le orecchie. Dai gridiamolo: Bisogna conoscere prima di parlare! Internet è un oceano, dove c'è tutto e il contrario di tutto.
Il problema però non sono le calunnie, ma il silenzio.
Tutti siamo oggetto di calunnie, me compreso. La mia critica però va principalmente al modo di gestire le situazioni ambigue, pericolose per l'immagine, da parte di chi controlla l'informazione all'interno della Chiesa-istituzione. Accuse e smentite, titoli in prima pagina... non riescono ad affrontare i problemi reali.
Occorre analizzare i fatti alla luce del sole, e arrivare a delle conclusioni abbastanza certe. Attraverso il coinvolgimento delle persone interessate.
Ho lasciato la parrocchia, ma non il ministero, per continuare, come dici tu, “a camminare a testa alta” senza paura di mostrarmi.
Ho lanciato un appello: Affrontiamo seriamente e serenamente la questione dell'abbandono dei preti a Padova! Ma il vescovo, il vicario generale e il direttore del settimanale diocesano... mi hanno risposto che il problema non sussiste, perchè si tratta di casi sporadici.
Scusami se ti ho “pre-giudicato” sulla base di alcuni articoli che ho trovato sulla rete (non credere che siano in parecchi a visitare questo blog!!!). Tu mi hai risposto, adesso ho anche la tua versione e quindi... abbiamo rotto il silenzio!
Le accuse di pedofilia da parte di parrocchiani nei confronti di un prete, a volte sono solo un bruttissimo scherzo, che prima o poi si ritorcerà contro di loro. Cattiveria allo stato puro.
Speriamo quindi che le numerose storie-tragedie raccontate dai giornali siano solo fantasie, me lo auguro davvero. Non ti nascondo però di ricevere confessioni che riguardano i danni che alcuni preti causano in giro, per colpa di una gestione adolescenziale o malata della loro sessualità.
Se vorrai, comunque, potremo confrontarci più seriamente, ricordandomi che sei una persona intelligente.
Ti ringrazio ancora della tua risposta che, certamente, pubblicherò.
Un abbraccio
Federico
domenica 26 aprile 2009
POTERI E IDENTITA' IN AFRICA SUBSAHARIANA

La casa editrice Liguori così lo presenta:
Plasmate dalla storia, messe in scena sul teatro dell’alterità, le identità culturali appaiono spesso, in quella che si definisce postcolonia, oggetti intrattabili, e le loro retoriche rivelano la posta in gioco tutta politica che può esprimersi in uno spettacolo musicale, nelle barocche composizioni dei saperi della cura o nel ricorso alle forze dell’invisibile. I contributi del libro, per la maggior parte realizzati all’interno della Missione Etnologica Italiana in Africa Subsahariana, esplorano questo scenario dominato dall’insicurezza spirituale ed economica, dalla diffidenza e dalle accuse di stregoneria o da altre forme di violenza: l’obiettivo è analizzare le riconfigurazioni del potere e del sacro, la storicità propria delle società africane e l’immaginario al cui interno si affermano soggettività aggressive e inquiete.
Vorrei sottolineare il contributo di Eric De Rosny "Giustizia e stregoneria" il quale riflette la sua personale esperienza a contatto con una quarantina di nganga a Douala (Cameroun), tra il 1970 e il 1975. In francese li si chiama "guaritori" o tradipraticiens, termini questi del tutto accettabili, ma anche stregoni, termine invece sconveniente da pronunciare in pubblico. E ci spiega il perchè. In realtà essi sono gli eredi di una antica modalità di curare il male e la malattia, i restauratori di un ordine sociale continuamente esposto a squilibri e violenze.
Interessante inoltre è la ricerca di Roberto Beneduce, che ne ha curato l'edizione, su "Guaritori, medicina tradizionale e potere dell'immaginario nel Sud del Camerun".
Il tentativo di dare risposta a problemi come quelli della sofferenza sociale e delle malattie provocate dalle recenti epidemie (Aids, ad esempio), rimane lo scopo principale della medicina tradizionale. L'arrivo dei missionari e dei coloni fu l'inizio di un confronto e più spesso di un dominio dalle espressioni controverse, così come l'inizio di singolari forme di resistenza. Essi hanno ridotto una logica che sfugge dalle loro mani in una eresia da combattere.
Certo, un libro per esperti. Difficile da leggere, ma ben documentato. Da consigliare a chi vuole approfondire seriamente la relazione tra tradizione e modernità in Africa Subsahariana rispetto a temi come la medicina, la cultura, l'identità, la persona.
mercoledì 22 aprile 2009
LA CHIESA E I DIRITTI UMANI
Josè Maria Castillo uno dei più prestigiosi teologi europei il cui valore è riconosciuto sia per l’attività accademica svolta nel campo dell’insegnamento universitario (già docente nella Facoltà di Teologia di Granada, e professore invitato nell’Università Pontificia Gregoriana di Roma e di Comillas a Madrid), sia per la numerosa opera scientifica pubblicata in Spagna e all’estero...
ha appena pubblicato con la casa editrice Gabrielli il libro: La Chiesa e i diritti umani.
Castillo mette in evidenza la profonda relazione che esiste tra la crescente importanza che viene attribuita ai diritti umani e la crisi delle religioni, in particolare del cristianesimo e, al suo interno, del cattolicesimo. Alla base di questo legame ci sono le resistenze della Chiesa Cattolica, come Stato della Città del Vaticano e come confessione religiosa, ad assumere senza restrizioni i diritti umani e a promuoverli concretamente. Questa situazione genera notevoli difficoltà nella coscienza di molti e Castillo analizza fino alle estreme conseguenze le implicazioni di questo problema cruciale, che coinvolge la vita e il funzionamento della Chiesa Cattolica, così come il progresso dell'intera società civile. Si tratta in sostanza di sapere «se un'istituzione, pubblicamente accettata, riconosciuta e ufficialmente protetta dall'ordinamento costituzionale di un paese, possa organizzarsi in modo che, in virtù delle sue credenze confessionali, si crede in diritto di privare i suoi fedeli di determinati diritti che hanno come cittadini». Occorre infatti ripensare il rapporto tra la Chiesa e il potere e, in particolare, la pretesa di esercitare ancora un potere temporale che non ha nessun fondamento nelle parole di Gesù che, al contrario, nel mandare i Dodici a predicare: «Ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia,né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche» (Mc 6,8-9).
La sua abbondante bibliografia raccoglie tematiche di grande interesse nel dibattito teologico attuale, apportando un valido contributo nella riflessione sul significato della Chiesa e dei sacramenti, del Concilio e della proposta cristiana. La collaborazione di Castillo con l’Università Centroamericana José Simeón Cañas di EL Salvador, lo ha portato a interessarsi alla teologia della liberazione, pubblicando alcune importanti opere sul tema, tradotte anche in italiano dalla Cittadella di Assisi («I poveri e la teologia. Cosa resta della teologia liberazione», Assisi, 2002; «Simboli di Libertà», Assisi, 1983; «Dio e la nostra Felicità», Assisi, 2002). Una delle tematiche che ultimamente hanno attirato l’attenzione del teologo Castillo è stata quella della felicità umana, una felicità sempre minacciata, in ambito cristiano, dall’ossesione del peccato e dal senso di colpa. Per Castillo l’esperienza del Dio di Gesù, un Padre che comunica vita abbondante alle persone, qualunque sia il loro comportamento, offre una visione completamente diversa dell’agire del Signore. Ciò che conta agli occhi di Dio è alleviare la sofferenza dell’uomo e promuovere la sua piena felicità.
martedì 21 aprile 2009
OMOFOBIA IN CAMERUN
Camerun: comunità Lgbt a rischio
Data di pubblicazione dell'appello: 16.04.2009Status dell'appello: attivo
Manifestazione per i diritti Lgbt
Amnesty International è preoccupata per il gran numero di donne e uomini che, negli ultimi anni, sono stati trattenuti e condannati a causa del loro reale o presunto coinvolgimento in relazioni sessuali consensuali fra persone dello stesso sesso. L'omofobia è fortemente diffusa in tutto il paese.
Nel 2005, secondo quanto riportato dagli organi d'informazione, un esponente della Chiesa Cattolica Romana camerunense ha pubblicamente denunciato l'omosessualità; nel gennaio 2006 tre giornali hanno pubblicato i nomi di numerose persone, fra cui politici, musicisti e imprenditori, accusandoli di intrattenere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso.
Il 13 febbraio 2006 un anonimo, dichiaratosi rappresentante di un'organizzazione giovanile, ha pubblicato un memorandum sui giornali locali chiedendo ai camerunensi di non "tollerare" l'omosessualità e invitandoli a denunciare i gay e le lesbiche alle autorità.
Il 3 marzo, il direttore del giornale L'Anecdote è stato accusato di aver diffamato un ministro, avendo incluso il suo nome in una lista di presunti omosessuali, e condannato a una pena detentiva e pecuniaria.
Questi comportamenti contravvengono gli obblighi assunti dal Camerun con il Patto internazionale sui diritti civili e politici (gli art. 2.1 e 26 garantiscono la libertà da qualsiasi discriminazione; l'art. 21 tutela la libertà di associazione e di assemblea) e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli (l'art. 2 garantisce la libertà da ogni discriminazione e l'art. 10 la libertà di associazione e di assemblea).
Il Codice penale camerunense criminalizza le relazioni sessuali fra persone dello stesso sesso. In base alla sezione 347a "Chiunque abbia una relazione sessuale con una persona del suo stesso sesso sarà punita con la prigione, da sei mesi a cinque anni, e con una multa variabile fra i 20 mila e i 200 mila CFA (approssimativamente fra i 27 e i 267 euro)".
Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che vengono detenuti a causa del loro presunto o reale orientamento sessuale e ne chiede l'immediato e incondizionato rilascio.
Firma subito l'appello: http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/173
President of the Republic Son Excellence Paul Biya Président de la République Palais de l'Unité BP 1000, Yaoundé, Cameroun Fax: +237 222 0870
Minister of Justice Mr Amadou Ali Vice Premier Ministre, Ministre de la justice c/o Poste Centrale Yaoundé, Cameroun Fax : +237 223 59 61/22235869
President of the National commission of Human Rights Dr. Chemuta Divine Banda SGBC Building, 2nd floor Opposite chamber of Agriculture BP 20317, Yaounde, Cameroon Fax: 237 2 22 60 82 Email: cndhl@iccnet.cm/cdbanda26@yahoo.fr
Eccellenza,
Egregio Ministro,
Egregio Presidente,
Siamo sostenitori di Amnesty International, l'Organizzazione non governativa che lavora in maniera imparziale in difesa dei diritti umani dal 1961. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per tutti quegli uomini e donne che negli ultimi tre anni sono stati arrestati, trattenuti e/o condannati a pene detentive o pecuniarie, a causa di presunti rapporti consensuali con persone dello stesso sesso. Amnesty International è preoccupata per la diffusione dell'omofobia in Camerun ed esorta le autorità, le organizzazioni civili e religiose, e gli organi d'informazione a sostenere, rispettare e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente da loro orientamento sessuale. Il Codice penale camerunense criminalizza le relazioni fra persone dello stesso sesso. Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che vengono trattenuti o imprigionati sulla base di queste leggi e ne chiede l'immediato e incondizionato rilascio. Per queste ragioni, Le chiediamo di rispettare e proteggere i diritti di gay e lesbiche e di effettuare i dovuti passi affinché vengano rispettati gli obblighi assunti con il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli, di proteggere i diritti di coloro che dovessero essere coinvolti in relazioni omosessuali e di abrogare la sezione 347a del Codice penale e le altre leggi che criminalizzano i rapporti sessuali consensuali fra adulti dello stesso sesso. L'abrogazione dovrebbe inoltre assicurare che né il percepito o reale orientamento sessuale, né il coinvolgimento in rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso, né l'identità di genere possano essere in alcuna circostanza causa di arresti, detenzioni, o processi. Le chiediamo inoltre di:
permettere ai ricercatori di Amnesty International l'accesso al territorio camerunense per permettere loro di verificare autonomamente le accuse di violazioni dei diritti umani riportate dalla stampa, dalle organizzazioni locali e dagli oppositori politici;
dare l'opportunità ai rappresentanti di Amnesty International di esprimere alle autorità le preoccupazioni dell'organizzazione e le raccomandazioni per la promozione e la protezione dei diritti umani nel paese;
rendere efficace il lavoro dei difensori dei diritti umani in Camerun nella promozione e protezione dei diritti umani.
La ringraziamo per l'attenzione.
Data di pubblicazione dell'appello: 16.04.2009Status dell'appello: attivo
Manifestazione per i diritti Lgbt
Amnesty International è preoccupata per il gran numero di donne e uomini che, negli ultimi anni, sono stati trattenuti e condannati a causa del loro reale o presunto coinvolgimento in relazioni sessuali consensuali fra persone dello stesso sesso. L'omofobia è fortemente diffusa in tutto il paese.
Nel 2005, secondo quanto riportato dagli organi d'informazione, un esponente della Chiesa Cattolica Romana camerunense ha pubblicamente denunciato l'omosessualità; nel gennaio 2006 tre giornali hanno pubblicato i nomi di numerose persone, fra cui politici, musicisti e imprenditori, accusandoli di intrattenere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso.
Il 13 febbraio 2006 un anonimo, dichiaratosi rappresentante di un'organizzazione giovanile, ha pubblicato un memorandum sui giornali locali chiedendo ai camerunensi di non "tollerare" l'omosessualità e invitandoli a denunciare i gay e le lesbiche alle autorità.
Il 3 marzo, il direttore del giornale L'Anecdote è stato accusato di aver diffamato un ministro, avendo incluso il suo nome in una lista di presunti omosessuali, e condannato a una pena detentiva e pecuniaria.
Questi comportamenti contravvengono gli obblighi assunti dal Camerun con il Patto internazionale sui diritti civili e politici (gli art. 2.1 e 26 garantiscono la libertà da qualsiasi discriminazione; l'art. 21 tutela la libertà di associazione e di assemblea) e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli (l'art. 2 garantisce la libertà da ogni discriminazione e l'art. 10 la libertà di associazione e di assemblea).
Il Codice penale camerunense criminalizza le relazioni sessuali fra persone dello stesso sesso. In base alla sezione 347a "Chiunque abbia una relazione sessuale con una persona del suo stesso sesso sarà punita con la prigione, da sei mesi a cinque anni, e con una multa variabile fra i 20 mila e i 200 mila CFA (approssimativamente fra i 27 e i 267 euro)".
Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che vengono detenuti a causa del loro presunto o reale orientamento sessuale e ne chiede l'immediato e incondizionato rilascio.
Firma subito l'appello: http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/173
President of the Republic Son Excellence Paul Biya Président de la République Palais de l'Unité BP 1000, Yaoundé, Cameroun Fax: +237 222 0870
Minister of Justice Mr Amadou Ali Vice Premier Ministre, Ministre de la justice c/o Poste Centrale Yaoundé, Cameroun Fax : +237 223 59 61/22235869
President of the National commission of Human Rights Dr. Chemuta Divine Banda SGBC Building, 2nd floor Opposite chamber of Agriculture BP 20317, Yaounde, Cameroon Fax: 237 2 22 60 82 Email: cndhl@iccnet.cm/cdbanda26@yahoo.fr
Eccellenza,
Egregio Ministro,
Egregio Presidente,
Siamo sostenitori di Amnesty International, l'Organizzazione non governativa che lavora in maniera imparziale in difesa dei diritti umani dal 1961. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per tutti quegli uomini e donne che negli ultimi tre anni sono stati arrestati, trattenuti e/o condannati a pene detentive o pecuniarie, a causa di presunti rapporti consensuali con persone dello stesso sesso. Amnesty International è preoccupata per la diffusione dell'omofobia in Camerun ed esorta le autorità, le organizzazioni civili e religiose, e gli organi d'informazione a sostenere, rispettare e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente da loro orientamento sessuale. Il Codice penale camerunense criminalizza le relazioni fra persone dello stesso sesso. Amnesty International considera prigionieri di coscienza coloro che vengono trattenuti o imprigionati sulla base di queste leggi e ne chiede l'immediato e incondizionato rilascio. Per queste ragioni, Le chiediamo di rispettare e proteggere i diritti di gay e lesbiche e di effettuare i dovuti passi affinché vengano rispettati gli obblighi assunti con il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta africana dei diritti umani e dei popoli, di proteggere i diritti di coloro che dovessero essere coinvolti in relazioni omosessuali e di abrogare la sezione 347a del Codice penale e le altre leggi che criminalizzano i rapporti sessuali consensuali fra adulti dello stesso sesso. L'abrogazione dovrebbe inoltre assicurare che né il percepito o reale orientamento sessuale, né il coinvolgimento in rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso, né l'identità di genere possano essere in alcuna circostanza causa di arresti, detenzioni, o processi. Le chiediamo inoltre di:
permettere ai ricercatori di Amnesty International l'accesso al territorio camerunense per permettere loro di verificare autonomamente le accuse di violazioni dei diritti umani riportate dalla stampa, dalle organizzazioni locali e dagli oppositori politici;
dare l'opportunità ai rappresentanti di Amnesty International di esprimere alle autorità le preoccupazioni dell'organizzazione e le raccomandazioni per la promozione e la protezione dei diritti umani nel paese;
rendere efficace il lavoro dei difensori dei diritti umani in Camerun nella promozione e protezione dei diritti umani.
La ringraziamo per l'attenzione.
domenica 19 aprile 2009
APPUNTI SULLA NIGERIA E I NIGERIANI
La Nigeria, con i suoi 120 milioni di abitanti, è lo stato africano più densamente popolato. É un paese ricchissimo, baciato tutto l'anno non solo dal sole, ma anche da Dio, per le risorse che ha, specie nel sottosuolo: dal gas al petrolio passando per il manganese e l’oro.
Questo Paese ha dato premi Nobel come Wole Soyinka o Ken Saro Wiwa (profeta non-violento dei diritti del popolo Ogoni contro il controllo delle compagnie petrolifere sul delta del Niger) o artisti famosi come Fela Kuti (inventore del ritmo afro beat) o Sunny Ade ma anche ladroni militari che da decenni si succedono ai posti di comando e di potere senza che si veda un minimo di unità da parte dei popoli oppressi e in miseria (sia cristiani o musulmani o vuduisti), per tentare di dare un po’ di giustizia e di “ordine” a questa nazione. Per diventare presidenti in Nigeria occorre avere una formazione militare, così come in Italia occorre avere precedenti penali!
Non tutto il male comunque deve essere addebitabile ai bianchi che hanno colonizzato la Nigeria e che ancora oggi la sfruttano. C’è anche una responsabilità degli indigeni stessi. L'ignoranza e il fatalismo rimangono le cause principale di un sottosviluppo che si è creato soprattutto con il processo di occidentalizzazione che da alcuni anni vuole imporre il modello euroamericano anche ai paesi africani. A volte penso che agli africani vada bene sentirsi inferiori, e me lo ripete anche mia moglie, nigeriana appunto. Per il denaro si è disposti a perdere dignità e chiedere l'elemosina alle assistenti sociali. Forse perchè è l'unico modo per sopravvivere in un mondo governato dalle leggi del mercato e dalla competizione. Non lo so. Forse li abbiamo educati a sentirsi eterni schiavi, servi del padrone bianco, vu' cumprà e operai non qualificati nelle fabbriche disertate dai nostri laureati.
La strada per arrivare ad una pacifica ed equa convivenza tra varie culture è molto lunga. Le feste dei popoli, i ristoranti etnici, le trasmissioni televisive e i libri che affrontano le tematiche di integrazione... non bastano. Rassegnarsi ad aspettare molto tempo prima che le terze o quarte generazioni di immigrati riescano a risolvere i problemi sembra riduttivo. Che fare?
Conoscere, costruire relazioni d'amicizia, non rassegnarsi...insomma credere che il futuro è nelle nostre mani.
(nella foto una famiglia nigeriana in lutto per la morte del padre)
sabato 18 aprile 2009
GRUPPO BIBLICO "VANGELO E YOGA"
Negli ultimi anni si stanno moltiplicando in tutta Italia gruppi di persone che leggono la Bibbia, sia nell'ambito delle parrocchie che in quello extra-parrocchiale o privato. Tali gruppi vengono comunemente chiamati: gruppi biblici. C'è sete di vangelo! C'è fame di parola di Dio! Soprattutto quando si offre una lettura continuata di un libro della Bibbia, con lo scopo di capirne il significato globale e il contesto storico nel quale è stato scritto. In contrapposizione ad uno stile che preferisce citare versetti di qua e di là, senza approfondire un discorso dall'inizio alla fine.
Il ritorno alla sorgente, alle fonti originarie del cristianesimo sembra essere la naturale reazione ad un cristianesimo fondato sui dogmi, sulla dottrina, sui concetti. La ricchezza del messaggio dei vangeli, la loro straordinaria attualità e concretezza non conoscono tramonto.
A Padova esistono alcuni gruppi che, da anni, si ritrovano settimanalmente a leggere e meditare la parola di Dio. Dentro la quotidianità di una casa, senza formalità, in uno spirito di vera fraternità.
Sto pensando quindi di proporre anche nella zona di Mortise l'esperienza di una lettura continuata di un vangelo, arricchita dalla meditazione yoga, che aiuta a scavare in profondità.
Mi piacerebbe creare un gruppo dove ognuno possa mettere a servizio degli altri le proprie capacità, in un atteggiamento di umiltà e ascolto.
Il ritorno alla sorgente, alle fonti originarie del cristianesimo sembra essere la naturale reazione ad un cristianesimo fondato sui dogmi, sulla dottrina, sui concetti. La ricchezza del messaggio dei vangeli, la loro straordinaria attualità e concretezza non conoscono tramonto.
A Padova esistono alcuni gruppi che, da anni, si ritrovano settimanalmente a leggere e meditare la parola di Dio. Dentro la quotidianità di una casa, senza formalità, in uno spirito di vera fraternità.
Sto pensando quindi di proporre anche nella zona di Mortise l'esperienza di una lettura continuata di un vangelo, arricchita dalla meditazione yoga, che aiuta a scavare in profondità.
Mi piacerebbe creare un gruppo dove ognuno possa mettere a servizio degli altri le proprie capacità, in un atteggiamento di umiltà e ascolto.
venerdì 17 aprile 2009
DA RIDERE E DA RIFLETTERE
La compagnia TEATROILDONO
affiliata TEATROTERGOLA
Con il contributo del Consiglio di Quartiere 3 - Est
presenta:
CONDOMINUS
La riunione condominiale che tutti aspettavano!
VENERDI’ 17 APRILE 2009 ORE 21.15
PRESSO LA SALA PERTINI
DEL CENTRO COMMERCIALE LA CORTE
(VIA BAJARDI - MORTISE)
ingresso gratuito
è gradita offerta libera
e Dio disse luce ... ma non fu proprio esattamente così
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