mercoledì 1 ottobre 2014

Seconda lettera al papa

Caro papa Francesco, eccomi... Io ti riscrivo!!
Sono una delle 26 donne che alcuni mesi fa ti avevano scritto raccontandoti delle loro sofferenze per amore di sacerdoti.
Sento nuovamente l'esigenza di scriverti....il mio cuore ha davvero bisogno di raccontare. Non ti scrivo per me. Ti scrivo spinta da una forza ancora nuova, una forza che purtroppo viene dall'aver ascoltato in questi mesi tantissime altre storie da voci di donne e, sì, anche di sacerdoti. 
Dopo che la nostra lettera è stata conosciuta in tutto il mondo, sono stata e siamo state contattate da un numero inquantificabile di persone che esprimevano la loro gratitudine e solidarietà, e soprattutto manifestavano l'esigenza di aprirsi, di sentirsi capiti, di poterne parlare. Storie che nella loro diversità, racchiudono costantemente un dolore molto profondo. Amori che non riescono a esaurirsi col tempo e la distanza. 
Io, credimi, non ho motivo di espormi così tanto... E se lo faccio è per la compassione che ogni giorno preme sempre di più il mio cuore. Non sai quanto desiderio avrei di raccontarti tutto ciò che viene delicatamente e con fiducia messo nelle mie mani. 
È dura per me sentir dire da un sacerdote "io sono di tutti e per tutti, ma nessuno si chiede io come sto, nessuno...se non lei, la donna che amo nel segreto del mio cuore. Lei, che però devo tenere distante. È un supplizio quotidiano. Tra noi sacerdoti non se ne parla e fingiamo anche tra noi che tutto vada bene". 
La solitudine di questi sacerdoti impèra, caro papa Francesco. Parlano costantemente di amore nelle loro omelie, ma di esso ne hanno una paura folle. Ho toccato con mano l'estrema fragilità di molti di loro, e constatato non di rado un'immaturità caratteriale e affettiva. Le donne soffrono anch'esse(e sono le vere vittime), ma sono più forti e tenaci, più salde e consapevoli. Dolcissime! 
Per non parlare di quanti e quanti amori malati e distruttivi ho conosciuto. Non per la cattiveria di questi uomini, ma per la profonda scissione del sè che avviene in loro, supportata spesso da un disagio già presente.Tanti, troppi irrisolti. 
Ne soffro amaramente e con tutto il cuore! 
Ho conosciuto sacerdoti sposati fantastici, persone che hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione e fare una scelta radicale che confermi la coerenza e Bellezza di Cristo nella loro vita. Essi non possono esercitare il ministero per l'attuale regola vigente, ma sarebbero sacerdoti validissimi, e in più illuminati dall'amore aggiunto che Cristo ha dato loro attraverso la famiglia. A differenza di altri preti che di nascosto hanno dei figli non riconosciuti (e i vescovi lo sanno!!), ma tutti tacciono e quindi continuano ad esercitare il ministero. Rovinando vite!! Vite di bambini e di donne straziate dal dolore.
Penso di capire cosa provasse Gesù a vedere tutta l'ipocrisia delle istituzioni del suo tempo, "essi filtrano il moscerino e ingoiano il cammello". Anche la nostra chiesa purtroppo è diventata così, e se siamo di Cristo, dobbiamo puntare alla coerenza e giustizia. Basta ipocrisie! 
Se mi sono permessa di scriverti è proprio perché mi fido di te, della tua sapienza e della limpidità che auspichi per la chiesa.
So che per adesso ci sono problemi mondiali molto più gravi e urgenti e quello da me esposto è al loro confronto un problema minore, ma è anche vero che non è nelle nostre mani la possibilità di poter fermare la guerra, invece è nelle tue mani la possibilità di cambiare questa regola. 
Vorrei porre ai tuoi piedi tutta questa sofferenza affinché lo Spirito illumini le scelte della Chiesa, tenendo conto non solo degli aspetti evangelici della questione (che a mio avviso sono maggiormente a favore del celibato facoltativo) ma anche gli aspetti umani. L'amore è un sentimento universale e negarlo vuol dire negare la natura umana e divina dell'uomo.
Io sogno una chiesa più pulita e limpida, più vera e pronta all'aiuto e all'ascolto. Che sappia aiutare questa società che cambia e che sta perdendo la fiducia nell'uomo e nel Signore. Vorrei cambiare il mondo di oggi partendo dalla chiesa e dalle nostre comunità. Per questo darle un volto più vero, più umano, più dignitoso e credibile penso sia il primo passo in questa direzione.
Ti chiedo perdono se i miei modi e le mie parole ti avessero in qualche modo infastidito. Spero tanto di no, perchè le mie intenzioni non sono di giudizio o condanna ma di umile richiesta di aiuto per tutto il dolore che sto conoscendo e spero possa essere compreso. 
Che il Signore ti benedica e ti protegga in ogni tuo giorno! 

Giovanna

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