sabato 31 ottobre 2009

LE BEATITUDINI

La lettura evangelica che la Chiesa cattolica propone nella liturgia in occasione della festa di Tutti i Santi è il discorso della montagna ovvero Le Beatitudini nella versione di Matteo. E' proprio il passo della Bibbia che a Ghandi piaceva di più! E' un testo bellissimo, sotto tutti i punti di vista. Eppure mentre conosciamo a memoria i 10 comandamenti non conosciamo altrettanto bene le Beatitudini. Mi fermo alla prima traducendola anche grazie al commento di Alberto Maggi.

BEATI, FORTUNATI
COLORO CHE,
DECIDONO VOLONTARIAMENTE
DI ABBASSARE IL LORO TENORE DI VITA
PER PERMETTERE A COLORO CHE SONO NELLA MISERIA
DI MIGLIORARE LA LORO CONDIZIONE DI VITA...
SAPENDO CHE ALLE SPALLE
HANNO UNA COMUNITA' DI FRATELLI E SORELLE
DOVE REGNA LO SPIRITO DELLA CONDIVISIONE.

DI SICURO RIUSCIRANNO A VIVERE FELICEMENTE.

Riporto poi un tratto di un intervento del carissimo Barbero.

"Bisogna cancellare i santi. Altro che “santo subito”! Essere semplicemente donne e uomini, ma esserlo sul serio, nel senso della ricerca e dell'onestà. Quando finiremo di misurarci con i criteri del più buono o meno buono? Vogliamo lasciare la nostra vita nelle mani di Dio, con la fragilità delle nostre scelte? E poi un santo lo tagliano a pezzi per portane uno di qua uno di là. É tutta una botteguccia con tanto rispetto per le persone, perchè le persone semplici non devono essere manipolate."

A UN ANNO DAL MIO "FAMOSO" ARTICOLO

A un anno dalla pubblicazione del mio articolo intitolato “Le ragioni dell'abbandono. A Padova un prete su quattro si toglie la veste” su Il Mattino di Padova del 31 ottobre 2008, in occasione della presentazione del mio libro...
di reazioni ne ho ricevute molte, belle, forti, dolci e amare.
Aldilà delle smentite in riferimento alla statistica (1 su 4), la cosa più interessante sono state le numerose lettere che, fino a qualche settimana fa, ho ricevuto.
Dalla signora indispettita "che mi vuole insegnare" (prima lettera) alla donna coinvolta in passato in una relazione con un giovane prete "che si sfoga" (seconda lettera), fino alla confidenza di un ultraottantenne parroco in pensione che "rilegge il suo passato"(terza lettera).
In attesa di completare la stesura di un nuovo articolo su “Le ragioni della gelosia. A Padova (e in tutto il mondo) l'80 per cento del comportamento dei preti è una questione di ormoni, non di Vangelo”, vi consegno il contributo di queste tre persone che, in modi diversi, hanno reagito alla mia provocazione e che contribuiscono a mantenere viva la riflessione. Grazie di cuore.

PRIMA LETTERA

Caro don Federico,
sono sposata da 39 anni e con mio marito ci siamo preparati cercando di vivere, il nostro fidanzamento prima e il nostro matrimonio poi, da cristiani. Abbiamo incontrato e conosciuto una chiesa postconciliare sensibile e feconda che attraverso alcuni sacerdoti e in seguito anche coniugi, ci ha illuminato sulle realtà sacramentali a partire dal battesimo fino a farci scoprire la grandezza e il valore dei due sacramenti della maturità: ordine e matrimonio.
Mi sono così innamorata della chiesa ed ho imparato a riconoscere come compagni di strada i suoi vari membri: laici, presbiteri e religiosi/e, per l’unica meta: la felicità (ma potrei dire il Regno, la piena realizzazione umana, il paradiso, l’incontro con Dio, ecc…), compagni che si aiutano nel seguire il percorso tracciato da Gesù maestro che ha specificato i diversi ministeri per ogni vocazione. E’ vero non c’è nessun divieto nel vangelo per i presbiteri di sposarsi e se è per questo neanche per le donne ad accedere all’ordine, ma ci ritorneremo anche su questi argomenti.
Ho conosciuto tanti preti, con alcuni abbiamo sviluppato delle belle amicizie; di altri nutro una stima più o meno grande, ma li porto tutti nel cuore e prego per loro (come sono capace, molto semplicemente e poveramente) e tu sei uno di loro, tra i più giovani e con uno dei miei figli che è stato ordinato da pochi anni.
Ho smesso da tempo di idealizzare il prete, così come ho smesso di idealizzare qualsiasi persona anche che si sia potuta distinguere per aver compiuto qualcosa di importante nella vita e nel mondo, ed ho imparato invece ad amare l’uomo concreto che con la sua umanità è davvero qualcosa di straordinario. Ho imparato a riconoscere i grandi slanci e le grandi miserie dell’umanità a partire da me ed ho appreso proprio dalla madre chiesa (Santa e peccatrice), attraverso i suoi ministri, la buona notizia dell’incommensurabile amore del Padre che Gesù ci ha mostrato con la sua vita.
Come in una grande famiglia anche nella chiesa c’è di tutto: provengo da una numerosissima famiglia e ho fatto una numerosa famiglia. In esse ho sperimentato dei legami d’amore molto forti insieme a delle contraddizioni altrettanto grandi e un rifugio sicuro per ogni suo membro indipendentemente da tutto.
E’ vero i tempi oggi sono molto cambiati, anche i costumi, ma io credo che ciò che accomuna in ogni epoca l’esito di ogni progetto di vita, rimanga lo spirito di sacrificio.
I miei genitori me ne hanno dato una testimonianza che per quanto mi sforzi io non riesco ad eguagliare e credo che siamo tutti un po’ debitori alle generazioni precedenti del frutto dei loro sacrifici. Oggi si è come un po’ ubriacati da falsi miti e false promesse, per cui vale più di ogni altra cosa la soddisfazione immediata di ogni nostro desiderio senza essere capaci della minima rinuncia, per cui riteniamo tiranni i genitori che pongono divieti; superata la chiesa nelle sue norme; imbecilli quelli che credono ancora nel rispetto dei valori quali la fedeltà, l’umiltà, l’obbedienza, la pazienza, la prudenza, ecc. Essi vengono respinti in nome di una psicologia spiccia che incentiva l’egocentrismo infantile (il sentirci unici al mondo e meglio degli altri), il soddisfacimento immediato delle nostre voglie in nome di una libertà che alla fine ci imprigiona più che mai, e l’incapacità di assumerci le responsabilità, attribuendo sempre ad altri le colpe di ogni nostro disagio. In più ci troviamo ricchi di capacità elucubrative e, talvolta, anche di mezzi materiali, che ci abilitano a fare quello che vogliamo in barba a tutte le promesse e al buon senso.
Detto questo voglio precisare che so benissimo che ci sono delle cose della tradizione che è stato giusto superare e molte altre ce ne sono per cui è giusto lottare; io stessa ho contestato e lottato non poco, ma quando si passa dall’altra parte di chi viene contestato, ecco che si ha come una nuova comprensione della realtà e si riconosce, prima di tutto la buona fede, la buona volontà di chi ci ha preceduto, pur con tanti limiti. E poi si scopre che gli ideali di gioventù devono fare i conti responsabilmente con una realtà molto complessa e molto più grande di noi, arrivando così ad un’alleanza cordiale con chi invece prima si voleva combattere, per perseguire quel piccolo cambiamento possibile sommando le forze anziché disperdere le giovani energie in lotte dai risultati improbabili, che appesantiscono il fardello di chi, già da tempo è impegnato a portarlo.
Ed ora veniamo alla tua specifica situazione: quando ti ho ascoltato al telefono e poi ti ho individuato in seminario nei giovedì sera, alla messa aperta a tutti, ho avuto la netta sensazione di una persona poco semplice e molto idealista. Il tuo modo di vestire (un po’ esibizionista?) non so bene cosa, la tua voglia di distinguerti mi ha fatto pensare: eccone un altro che si crede il salvatore del mondo. Speravo tanto di sbagliarmi e tanto più quando sei andato a Maserà e un mio zio ti aveva già eletto parroco per le tue belle doti espressive, la capacità di stare con i giovani e per il forte desiderio di rinnovamento che egli coltivava (lui ha comunque più di settant’anni), mi sono data della criticona, piena di pregiudizi e un po’ me ne sono vergognata. Per fortuna però non avevo fatto parola con alcuno. In seguito ho captato altre notizie e cioè che hai voluto cambiare, che necessitavi di tempo per pensare e intendevi fare nuove esperienze, magari di tipo missionario, e alla fine poi che avevi optato per scelte radicali non meglio precisate. E ora la tua testimonianza.
Mi è dispiaciuto tanto e mi sono perdonata per i miei pregiudizi e soprattutto perché, avendo io un’opinione personale molto critica nei confronti della formazione del seminario (ma non è colpa del seminario – credo- se tu ti trovi in questa situazione), per certi stili di certi preti che a me sembrano o sembravano degli eterni fanciulli o peggio come degli scapoloni senza responsabilità dirette, mi confermavo sulle mie idee e pensavo e penso in cuor mio che i preti dovrebbero sì “sposarsi, non con una donna (il che aprirebbe un capitolo di riflessioni molto ampio), ma con il senso di responsabilità, considerando la loro comunità o qualunque altro servizio, come e molto di più di una moglie e una famiglia, con impegni più vasti e più vari e con tempi totalizzanti, non certo nel senso che hai descritto tu “burocrate e funzionario del sacro” (non è vero che la gente vuole questo), ma nel senso della cura di ogni persona e situazione (cioè del farsi carico, dell’esserci).
L’amarezza che mi ha provocato la tua testimonianza è tanto grande, non solo per la difficoltà e pena che stai vivendo tu direttamente, dalla quale, secondo me, ponendoti in un atteggiamento di ascolto, e umile preghiera puoi trarre giovamento per la tua crescita umana, spirituale e morale (nulla è impossibile a Dio), ma per il tuo spiattellare senza carità le miserie (vere o presunte) dei tuoi confratelli, quasi che queste possano giustificare la tua scelta, anzi lasciando trasparire un sottile orgoglio per il coraggio del tuo metterti in pubblico e con la segreta speranza di evidenziarti come innovatore.
I preti sono come tutti gli uomini e credo che “pecchino” percentualmente uguale.
Anche Don Sante, al quale sembra associarti, aveva la stesso dichiarato obbiettivo: rinnovare la chiesa con la forza degli eventi da lui compiuti. Solamente lui minacciava di rendere pubbliche le vicende scabrose del clero padovano, tu invece l’hai fatto, gettando fango su tutto il presbiterio, seminando insinuazioni su alcuni superiori (l’intrattenimento con la donna sposata, i siti pornografici, le deviazioni di altri), ma tu pensi davvero che l’abolizione del celibato sanerebbe tutte le perversioni?
L’altra cosa che mi fa molto soffrire - e che ti da discredito- è il considerare deboli quelli che rimangono o che si ricredono (arrendendosi ai ricatti del vescovo?) non avendo il coraggio di procedere nella propria ribellione.
Altro motivo che mi fa pensare ad una vostra formazione carente sta nel fatto che nella vostra testimonianza non c’è nulla del matrimonio cristiano, che risponde sì agli stimoli di attrazione e passione, ma è anche luogo in cui l’esercizio della sessualità risponde agli stessi criteri di castità ai quali dovrebbe attenersi ogni persona ancorché prete. La sessualità inserita in un progetto di amore, comunione e relazione che rispetta stati e tempi con gradualità e responsabilità. E a questo proposito dico anche a te quello che ho detto ad una figlia quando mi annunciò la sua gravidanza a sorpresa e per questo pensava di accelerare il matrimonio: “un bambino, non è sufficiente per fare un matrimonio, ci vuole molto di più!”. L’amore vero non è quello che si abbandona solo ai sentimenti, ma è quello capace di promuovere le persone e il bene di tutti, anche di un figlio che ha il diritto di nascere in una condizione di accoglienza gioiosa e serena e in un clima di stabilità affettiva dei genitori.
Le cose che tu auspichi come soluzione del problema dei preti che rifiutano a posteriori il celibato, mi sembrano banali o strumentali, in ogni caso semplicistiche. Sarebbe come dire a chi è deluso dal proprio partner che può fare altre esperienze; o a dei genitori delusi dai propri figli che è possibile cambiarli.
Scusa la lunghezza, ma è venuta così. Prega Federico, non lasciarti abbagliare ancora una volta, sei ancora in tempo per non complicarti ancora di più la vita. Un abbraccio.
A.

SECONDA LETTERA

Quando si dice che il mondo è bello perchè è vario.... questa mattina compro come sempre il mio giornale, mi fermo alla chiesa dei Servi per un momento di riflessione, arrivo nella mia scuola dove lavoro da otto anni, un manicomio per la verità, mi siedo in sala insegnanti, sono sola, in effetti sono le 7.30 della mattina...amo arrivare in anticipo, e comincio a leggere e subito in prima pagine ti trovo, Federico. E fin qui nenche male, succede di finire sul giornale...quello che mi stupisce è il contenuto del tuo articolo. Ti sei sposato... Veramente lo stupore è durato poco perchè nei secondi successivi ti ho focalizzato ed in effetti ho pensato che sì, ci stava, eri un contestatore uno che ha sempre faticato ad accogliere le regole soprattutto se prive di un senso profondo. E così ho sorriso e quasi mi sono commossa. Ho letto volentieri il tuo articolo e leggerei volentieri anche il tuo libro. Si trova nelle libreire?
Lo sai? Forse sì... se n'è parlato un po' in parrocchia... mi sono riconosciuta in molte delle tue parole, perchè anch'io sono stata innamorata di un prete, e ho molto sofferto per questo, si soffre quando i tuoi sentimenti, la tua passione, la parte più autentica di te, deve essere repressa. La differenza con la vostra storia è che la mia non ha avuto un lieto fine e ho impiegato anni per poter stare come prima. Oggi che sono sposata con un uomo che amo posso parlare serenamente di questo, me ce n'è voluto...avevo 24 anni e pensavo che non avrei mai più avuto la possibilità di amare ancora una persona in quel modo e invece fortunatamente le cose cambiano.  Ricordo cosa mi disse don S. informato dall'interessato: “Ti passerà questa infatuazione, devi capire che ciò che vivi non è niente a confronto della sua vocazione, della sua chiamata, il vostro non è soltanto che un sentimento”.
Come no? Lui aveva detto che mi amava e che avrebbe lasciato la chiesa per me, è che poi non ha avuto il coraggio e non l'ha fatto: "non posso" mi ha detto, "non ce la faccio". L'anno che ho passato con lui penso sia stato il più intenso della mia vita ma anche uno dei più tristi. E poi sono andata alla sua ordinazione per vedere coi miei occhi fino a che punto poteva annientare i suoi sentimenti, che non erano stupidaggini come dicevano i vari preti che lo circondavano... e lui quel giorno non era felice, io l'ho capito guardandolo perchè se ami una presona non ti serve molto per capirla... se la conosci a tal punto ti basta molto poco per capire di cosa ha bisogno. Così la storia è finita... tranne che nei giorni successivi ho ricevuto una serie di telefonate da un tal prete che mi consigliava una guida spirituale per capire cosa volevo dalla vita.. per me? “No guardi – gli ho risposto - io so bene cosa voglio ed è per questo che ora sto soffrendo, sono i vostri giovani preti che non lo sanno tanto bene!”. Avevano paura che tormentassi il loro prete novello... Figurati, del resto ero stata io a sedurlo, dicevano, dunque ero una mina vagante.....ma io avevo capito e mi ero messa da parte, erano loro a non aver capito nulla di me.
Non so perchè ti ho sommerso con tutte queste parole, al limite non le leggerai ma sono scaturite dalla lettura del tuo articolo e ho avuto voglia di comunicartele, in amicizia...in fondo siamo stati amici!! Allora un saluto e un abbraccio forte a te e a tua moglie, congratulazioni e buona fortuna per tutto.
S.
 
ps anche mia mamma ti saluta tanto.

TERZA LETTERA

Caro confratello,
sono un prete vecchio.
Ho letto la sua lettera e della sua  vicenda conosco soltanto quello che da essa se ne può capire. Non ho letto Il Mattino, nessuno mi aveva parlato di quanto accaduto. Una settimana fa una Mail di don Giuseppe parlava del dolore causato dalla decisione di "Federico Bollettin" senza il don davanti e cercavo di capire chi fosse questo signore e che sorta di decisione poteva aver preso.
Non conosco lei, non so nulla sulla sua storia. Men che meno so qualcosa dei suoi sentimenti, delle sue convinzioni profonde, di tutto quello insomma che l'ha spinto a fare la scelta che ha fatto. Perciò nessun giudizio da parte mia. Solo l'impressione che la sua lettera sia sincera.
Le scrivo per dirle che la sua lettera mi ha fatto ripensare al mio passato e non mi è stato difficile accorgermi che qualcuno dei problemi cui lei accenna talvolta furono anche i miei. Però tra me e lei c'è una differenza. Dalla sua lettera mi sembra di capire che lei è dotato di una notevole autostima che l'aiuta a sostenere con forza le sue convinzioni anche a rischio di scontrarsi o di provocare scompiglio. Io invece sono sempre stato carente di autostima e talvolta questo è stato causa di interiore mortificazione.
Ora sono vecchio e ho imparato a ringraziare il Signore perchè, lasciandomi quel difetto, mi ha impedito di fare qualche passo di cui forse potevo pentirmi.
Spero davvero che la decisione presa da lei sia quella voluta da Lui e che, di conseguenza, Lui l'aiuti a percorrere fino in fondo la strada che per lei ha stabilito.
Con sincera stima
Don M. C.

venerdì 30 ottobre 2009

PERDONARE NON E' DIMENTICARE (clicca qui per testo integrale)

(tratto da un intervento di Massimo Cacciari, in occasione del 65° anniversario dell'eccidio di Marzabotto)

Perdonare: è possibile in politica? È possibile nelle relazioni sociali, politiche,
laiche nel senso letterale del termine, cioè che riguardano il nostro mondo
quotidiano, profano, è possibile perdonare? Io direi no, se per perdonare
intendiamo davvero quello che c'è scritto ad esempio nel Vangelo. In politica
quel tipo di perdono non credo sia possibile. Quel tipo di perdono che rispetto
al nemico giunge fino a quel supremo atto che Gesù ci indica come esempio,
cioè la parola più alta, davvero sovrumana, del Vangelo, davvero divina, direi,
del Vangelo: ama il nemico. Che significa: porgi l'altra guancia quando ti
colpisce. Ecco, questa misura così divina di perdono io credo che non sia
possibile in politica. È una idea che bisogna tener viva, che bisogna sentire -
facendo politica, nei nostri affari quotidiani, nel nostro impegno civile di ogni
giorno - dobbiamo sentire questa nostra incapacità di porgere l'altra guancia e
di perdonare in questo modo come una mancanza profonda. Dobbiamo sentire
dolore di non poterlo fare. Non dire: non lo possiamo fare. No. Dobbiamo
sentire dolore di non poterlo fare. Ma non lo possiamo fare, se siamo onesti con
noi stessi. Quella misura non è possibile.
Ma guai ad ascoltare l'invito del perdono, come spesso avviene, come fosse un
invito a dimenticare. Perché questo è il trucco, fra virgolette: bisogna riuscire a
perdonare come significasse "dimentichiamo". No. Gesù non dimentica. Tant'è
vero che dice: ama il nemico. Quindi sa che è un nemico. Ha di fronte un
nemico. Lo sa. Non dice: mi sono dimenticato che è un nemico. Quindi il
perdono non significa comunque affatto dimenticare. Non può significare
affatto dimenticare. Anzi, per perdonare è necessario ricordare con ancora più
intensità, passione e dolore, che se si volesse semplicemente un'opera di
vendetta. Questo è il punto fondamentale da capire. Ebbene sì, forse non
siamo capaci di perdonare come ci dice Gesù, ma siamo capaci di ricordare. E
ricordare è in qualche modo la forma nostra di perdono, perché nel ricordare
che cos'è che ricordiamo? Che cos'è che ricordiamo oggi qui a Marzabotto?
Ricordiamo l'incommensurabilità tra la colpa che qui è stata commessa e ogni
ordine di pena. Nessuna pena è sufficiente per quello che è stato commesso.
Non c'è pena per crimini contro l'umanità. E quindi non chiediamo vendetta.
Non saremo capaci forse politicamente di perdonare, ma se ricordiamo non
chiederemo vendetta, perché se ricordiamo, ricordiamo che quello che qui è
stato commesso non può essere risarcito in nessun modo, che nessuna pena
basterebbe.
Questo è un perdono laico. Questo è un perdono politico. Il ricordare è il nostro
perdono. E il ricordare nei termini che qui abbiamo detto, non il ricordare
soltanto ciò che è stato, ma il ricordare le cause di ciò che è stato, essere
attenti e responsabili nei loro confronti, perché quelle sì si ripetono
continuamente e possono portare fino a quell'estremo. E essere responsabili
significa, e essere responsabili qui a Marzabotto significa che noi, davvero, non
potremo ritenere questa Terra, questo mondo, e ormai siamo un mondo, e
Marzabotto fa parte di un mondo, e tutti noi siamo globalizzati, volenti o
nolenti… Non possiamo, dobbiamo dircelo, no, noi non riteniamo che si possa
vivere in un mondo dove ci sono o anche soltanto ci fosse un solo angolo di
inferno. Noi, qui, questa è la nostra responsabilità. Qui a Marzabotto questo
dobbiamo dirci. Ricordando quello che è stato, questo dobbiamo dirci. Noi non
riterremo umano un mondo fintanto che in questo mondo ci sarà un solo
angolo di inferno. E purtroppo non c'è un solo angolo di inferno a questo
mondo. C'è mezzo mondo che è ancora un inferno. E questo non è
sopportabile. Non è più sopportabile. E questo deve chiamare in causa ogni
Stato, ogni governo, ogni organismo sopranazionale, ma anzitutto, per le
ragioni che ho detto, la coscienza di ognuno di noi.
Grazie, amici.

UN ULTERIORE ESEMPIO DI OMERTA'


Ieri sera c'è stato un incontro ad Abano Terme (Pd), organizzato dalla comunità san Felice Papa, sul tema "Chiesa e pedofilia". Protagonisti della serata due giornalisti, Angelo Di Natale (al centro) e Marco Milioni (a destra), coinvolti in un'inchiesta-denuncia nei confronti di un prete-violento e un prete-pedofilo nella ricca Thiene (Vi). Il secondo è inoltre l'autore del libro "Mani D'Angelo", attualmente sotto sequestro.

Oltre a elencare dati sconvolgenti sul problema della pedofilia nel clero, dagli Stati Uniti all'Irlanda, dal Canada all'Australia, l'incontro è servito, purtroppo, per confermare la tesi secondo la quale quando un rappresentante della Chiesa è influente nella società e nello stesso tempo coinvolto in situazioni compromettenti, l'informazione è pagata a nascondere fatti che potrebbero disturbare quelle relazioni di interesse economico. Penoso. Solo in Italia succedono queste cose! Non è possibile!
Quei due giornalisti, tralaltro non vicentini, credevano di fare il loro dovere: riportare dei fatti, informando la comunità di quello che stava accadendo in una parrocchia di Thiene. Solo accuse di diffamazione hanno ricevuto, nessun confronto. Le persone interessate hanno boicottato qualsiasi iniziativa disposta a chiarire, a valutare attentamente la delicata situazione.
Insomma dalla magistratuta alle forze dell'ordine di Vicenza, si è riscontrato un ridicolo caso di servilismo nei confronti dell'autorità ecclesiastica territoriale.

Non serve fare i nomi. Non serve fare polemica. Qui si tratta di persone "malate" che necessitano di adeguate cure, altrimenti non fanno altro che passare il testimone della violenza ad altri futuri pedofili. Come mi ha spiegato don Franco Barbero, che accompagna un gruppo di 7 persone coivolte nella pedofilia, ognuna di loro ha subito in passato delle violenze. E' una catena diabolica, purtroppo, difficile da tranciare, soprattutto se per salvare il buon nome di una istituzione si usa l'omertà e per guarire il malato si usa il silenzio o un trasferimento.

Hans Küng e il papa pescatore di destra


Vi posto l'articolo di Hans Küng di ieri e la razione dell'Osservatore romano oggi
goergia

Quel Papa che pesca nell’acqua di destra
di Hans Küng

È una tragedia: dopo le offese già arrecate da Papa Benedetto XVI agli ebrei e ai musulmani, ai protestanti e ai cattolici riformisti, ora è la volta della Comunione Anglicana. Essa conta pur sempre 77milioni di aderenti ed è la terza confessione cristiana, dopo la chiesa cattolica romana e quella ortodossa. Cosa è successo? Dopo aver reintegrato l´antiriformista Fraternità San Pio X, ora Benedetto XVI vorrebbe rimpolpare le schiere assottigliate dei cattolici romani anche con anglicani simpatizzanti di Roma. I sacerdoti e i vescovi anglicani dovrebbero potersi convertire più facilmente alla chiesa cattolica, mantenendo il proprio status, anche di sposati. Tradizionalisti di tutte le chiese, unitevi – sotto la cupola di San Pietro! Vedete: il pescatore di uomini pesca soprattutto sulla sponda destra del lago. Ma lì l´acqua è torbida.


Questo atto romano rappresenta niente meno che un drastico cambio di rotta: via dalla consolidata strategia ecumenica del dialogo diretto e di una vera riconciliazione. E verso una pirateria non ecumenica di sacerdoti, cui viene persino risparmiato il medioevale obbligo di celibato, solo per render loro possibile un ritorno a Roma sotto il primato papale. Chiaramente l´attuale arcivescovo di Canterbury, il Dr. Rowan Williams, non era all´altezza della scaltra diplomazia vaticana.
Nel suo voler ingraziarsi il Vaticano apparentemente non ha compreso le conseguenze della pesca papale in acque anglicane. In caso contrario non avrebbe firmato il comunicato minimizzante dell´arcivescovo cattolico di Westminster. Le prede nella rete di Roma non capiscono che nella chiesa cattolica romana saranno solo preti di seconda classe, e che alle loro funzioni i cattolici non possono partecipare?


Il comunicato fa sfacciatamente riferimento ai documenti realmente ecumenici della Anglican Roman Catholic International Commission (Arcic), elaborati in anni e anni di laboriosi negoziati tra il romano Segretariato per l´Unione dei Cristiani e l´anglicana Conferenza di Lambeth: sull´Eucarestia (1971), sull´ufficio e l´ordinazione (1973) nonché sull´autorità nella Chiesa (1976/81). Gli esperti però sanno che questi tre documenti, a suo tempo sottoscritti da entrambe le parti, non sono mirati alla pirateria, bensì alla riconciliazione.
Questi documenti di vera riconciliazione offrono infatti la base per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane, delle quali Papa Leone XII nel 1896 aveva negato la validità con argomentazioni poco convincenti. Dalla validità delle ordinazioni anglicane deriva anche la validità delle celebrazioni eucaristiche anglicane. Sarebbe così possibile una reciproca ospitalità eucaristica, una intercomunione, un lento processo di unificazione tra cattolici e anglicani.

Ma la vaticana Congregazione per la dottrina della fede fece all´epoca in modo che questi documenti di riconciliazione sparissero il più rapidamente possibile nelle segrete del vaticano. «Chiudere nel cassetto», si dice. «Troppa teologia küngiana», recitava all´epoca un comunicato riservato della agenzia di stampa cattolica Kna. In effetti avevo dedicato l´edizione inglese del mio libro «La Chiesa» all´allora Arcivescovo di Canterbury, Dr.Michael Ramsey in data 11Ottobre 1967, quinto anniversario dell´apertura del concilio Vaticano secondo: nella «umile speranza che nella pagine di questo libro si ponga una base teologica per un accordo tra le chiese di Roma e Canterbury».
Vi si trova anche la soluzione alla spinosa questione del primato del papa, che da secoli divide queste due chiese, ma anche Roma dalle chiese dell´Est e dalle chiese riformiste. Una «Ripresa della comunità ecclesiale tra la chiesa cattolica e la chiesa anglicana sarebbe possibile», se «da un lato alla chiesa d´Inghilterra fosse garantito di poter mantenere il proprio attuale ordine ecclesiale sotto il primato di Canterbury e dall´altro la chiesa d´Inghilterra riconoscesse il primato pastorale del soglio di Pietro come istanza superiore di mediazione e conciliazione tra le Chiese».

«Così», speravo io all´epoca, «dall´impero romano nascerà un Commonwealth cattolico!»

Ma papa Benedetto vuole assolutamente restaurare l´impero romano. Alla Comunione Anglicana non fa alcuna concessione, intende piuttosto mantenere per sempre il centralismo medioevale romano, – anche se impedisce un accordo delle chiese cristiane su questioni fondamentali. Il primato del papa – dopo Papa Paolo VI bisogna ammetterlo il «grande scoglio» sulla via verso l´unità della chiesa – non agisce apparentemente come «Pietra dell´unità». Torna in auge il vecchio invito al «ritorno a Roma», ora attraverso la conversione soprattutto di sacerdoti, possibilmente in massa. A Roma si parla di mezzo milione di anglicani con venti o trenta vescovi. E gli altri 76 milioni? Una strategia dimostratasi fallimentare nei secoli passati e che condurrà nel migliore dei casi alla nascita di una minichiesa anglicana «unita» a Roma in forma di diocesi personali (non territoriali). Ma quali sono le conseguenze odierne di questa strategia?
1. Ulteriore indebolimento della chiesa anglicana: In Vaticano gli antiecumenici giubilano per l´afflusso di conservatori, nella chiesa anglicana i liberali esultano per l´esodo di disturbatori simpatizzanti cattolici. Per la chiesa anglicana questa scissione implica un´ulteriore corrosione. Essa soffre già in conseguenza della nomina inutilmente osteggiata di un pastore dichiaratamente omosessuale a vescovo in Usa – effettuata mettendo in conto lo scisma della sua diocesi e dell´intera comunità anglicana. La corrosione è stata rafforzata dall´atteggiamento discordante dei vertici ecclesiastici nei confronti delle coppie omosessuali: alcuni anglicani accetterebbero senz´altro la registrazione civile con ampie conseguenze giuridiche (tipo diritto di successione) e con eventuale benedizione ecclesiastica, ma non un «matrimonio» (da millenni termine riservato all´unione tra uomo e donna) con diritto di adozione e conseguenze imprevedibili per i figli.
2. Generale disorientamento dei fedeli anglicani: L´esodo dei sacerdoti anglicani e la proposta loro nuova ordinazione nella chiesa cattolica romana solleva per molti fedeli (e pastori) anglicani un pesante interrogativo: l´ordinazione dei sacerdoti anglicani è valida? E i fedeli dovrebbero convertirsi alla chiesa cattolica assieme al loro pastore? Che ne è degli immobili ecclesiatici e degli introiti dei pastori?
3. Sdegno del clero e del popolo cattolico. L´indignazione per il persistere del no alle riforme si è diffusa anche tra i più fedeli membri della chiesa. Dopo il Concilio molte conferenze episcopali, innumerevoli pastori e credenti hanno chiesto l´abrogazione del divieto medioevale di matrimonio per i sacerdoti, che sottrae parroci già quasi a metà delle nostre parrocchie. Ma non fanno che urtare contro il rifiuto caparbio e ostinato di Ratzinger. Ed ora i preti cattolici devono tollerare accanto a sé pastori convertiti sposati? Cosa devono fare i preti che desiderano il matrimonio, forse farsi prima anglicani, sposarsi, e poi ripresentarsi?
Come già nello scisma tra Oriente e Occidente (XI sec.), ai tempi della Riforma (XVI sec.) e nel primo Concilio vaticano (XIX sec.) la fame di potere di Roma divide la cristianità e nuoce alla sua chiesa. Una tragedia.

Traduzione di Emilia Benghi
La repubblica, 28 ottobre 2009, pp. 1 34


LA RISPOSTA DELL'OSSERVATORE ROMANO

La replica de ´"L´Osservatore Romano" all’articolo apparso ieri su "Repubblica"
La Chiesa insorge contro il teologo Küng

Il quotidiano del Vaticano definisce le accuse "false e inesatte" Il professore svizzero aveva criticato la decisione del Papa di accogliere i tradizionalisti anglicani

Città del Vaticano. Lontano dalla realtà». «Critiche ingiuste, aspre e senza fondamento», ma soprattutto «false e inesatte». Se non è una scomunica nel senso più classico del termine, poco ci manca. Anche perché, a richiamare con uno sferzante commento il teologo svizzero Hans Küng per le accuse rivolte - ieri su Repubblica - al Papa in seguito alla decisione di accogliere nella Chiesa cattolica i tradizionalisti anglicani (compresi vescovi, pastori e seminaristi sposati), è l´Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede oggi in edicola. L´altolà arriva sotto forma di editoriale pubblicato, autorevolmente, in prima pagina e firmato dal direttore del giornale vaticano, lo storico Giovanni Maria Vian, il quale - fin dalle prima battute - lamenta che «ancora una volta una decisione di Benedetto XVI torna a essere dipinta con tinte forti, precostituite e soprattutto lontanissime dalla realtà».
Da qui il titolo dell´editoriale con un eloquente «Lontano dalla realtà» che, in un certo senso, controbatte l´altrettanto eloquente titolo del testo di Küng - «Quel Papa che pesca nell´acqua di destra» - nel quale si accusa, tra l´altro, Ratzinger di voler «rimpolpare» le file cattoliche aprendo le porte della Chiesa di Roma ai gruppi più reazionari e conservatori, come dimostra la cancellazione della scomunica ai vescovi lefebvriani ed ora col sì agli anglicani tradizionalisti. Decisione, quest´ultima, definita da Küng «una tragedia» per l´ecumenismo «dopo le offese già arrecate da Benedetto XVI agli ebrei e ai musulmani, ai protestanti e ai cattolici riformisti».

Critiche, richiami ed accuse seccamente rispedite al mittente, anche se il giornale della Santa Sede non nasconde il timore che «l´articolo circolerà molto e contribuirà a una rappresentazione tanto fosca quanto infondata della Chiesa cattolica e di Benedetto XVI». Un testo scritto - per di più - da un teologo, Hans Küng, «suo antico collega e amico, che lo stesso Papa nel 2005, solo cinque mesi dopo la sua elezione, volle incontrare, in amicizia, per discutere delle comuni basi etiche delle religioni e del rapporto tra ragione e fede». Un incontro clamoroso ed inatteso «benché nel 1979, agli inizi del pontificato di Giovanni Paolo II, Küng - ricorda Vian con una malcelata vena polemica - fosse stato sanzionato per alcune sue posizioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (allora guidata dal cardinale croato Franjo Seper) che, al termine d´un procedimento iniziato negli ultimi anni di Paolo VI, dichiarò di non poterlo considerare un teologo cattolico». «Da allora - prosegue il direttore del quotidiano pontificio - più volte, Küng, infallibilmente ripreso da influenti media, è tornato a criticare, con asprezza e senza fondamento, Benedetto XVI».
«Come fa adesso, rilanciato con clamore in Inghilterra da The Guardian e in Italia da la Repubblica, che certo - teme Vian - non resteranno le uniche testate nel mondo a pubblicare il suo articolo, a proposito dell´annuncio, davvero storico, da parte della Santa Sede della prossima costituzione di strutture canoniche che permetteranno l´entrata nella comunione con la Chiesa cattolica di molti anglicani. Un gesto che è volto a ricostituire l´unità voluta da Cristo e riconosce il lungo e faticoso cammino ecumenico compiuto in questo senso, ma che viene distorto e rappresentato enfaticamente come se si trattasse di un´astuta operazione di potere da leggersi in chiave politica, naturalmente di estrema destra». «Non vale proprio la pena sottolineare le falsità e le inesattezze di questo ultimo scritto di Küng, i cui toni ancora una volta non fanno onore alla sua storia personale...», conclude Vian, dopo aver espresso tutta la sua «amarezza di fronte a questo ennesimo gratuito attacco alla Chiesa di Roma e al suo indiscutibile impegno ecumenico».
Repubblica, 29, ottobre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

INIZIA UN NUOVO GRUPPO BIBLICO

Da venerdì 30 ottobre, inizia un nuovo gruppo biblico che si inserisce all'interno di tutto un movimento che crede nell'importanza di uno studio approfondito della Bibbia, senza gli occhiali interpretativi del Magistero cattolico. Non mancheranno interpretazioni, linee guida, errori di traduzioni, passaggi controversi, ecc... l'importante è non assolutizzare nessuna affermazione, ma confrontarci e approfondire. Dio è più grande dell'idea che ciascuno di noi ha di Lui!

Dalle ore 20 alle 22, presso la cappella di san Giuseppe Lavoratore, via Quarta Strada 7, zona industriale di Padova (uscita tangenziale n°16), ci sarà la possibilità di leggere il vangelo di Matteo, aiutati da alcuni esercizi di yoga, da commenti di biblisti della scuola storico-critica e soprattutto dal contributo di ciascun partecipante. Mi farà piacere accogliere nuove prospettive di lettura, come ad esempio quella femminista, che già qualcuno ha elaborato.

Nessuno si senta escluso, e neppure obbligato a parteciparvi dopo il primo incontro.


PREMESSE METODOLOGICHE

1) Il binomio “vangelo e yoga”, in un primo istante, può apparire strano e incongruente. Cosa c'entra lo yoga con il vangelo? In questo contesto, intendiamo per yoga “uno strumento, di tradizione orientale, che cerca di favorire una maggiore disponibilità all'ascolto e una più profonda interiorizzazione della Parola”, in questo caso del vangelo di Matteo.

2) Provenendo da una formazione all'interculturalità, ritengo che qualsiasi testo sacro non esaurisce la Rivelazione di Dio, quindi anche il vangelo è una parte, consistente e preziosa, ma non l'unica, che Dio ha scelto per rivelarsi. Conoscerla però può servire ad una crescita culturale, umana e spirituale.

3) Ogni testo sacro, soprattutto se tradotto, non è esente da interpretazioni soggettive o legate alla propria chiesa di appartenenza. La mia lettura, pur cercando di rimanere fedele al testo originale, è sempre un'intepretazione che si inserisce all'interno della ricerca storico-critica e che si basa su letture e approfondimenti di ampio respiro. La linea guida è quella che presenta un Gesù storico, il quale parla a ciascuno di noi da uomo a uomo, da uomo a donna.

4) Vorrei dare all'iniziativa l'impronta di un gruppo di studio e condivisione, non quello di un corso istituzionale nè quello di un semplice gruppo di discussione. Metto a disposizione le mie competenze in materia biblica e teologica, assieme a quelle di Federica per quanto riguarda lo yoga, per creare uno spazio di maturazione e di libertà.

5) La struttura degli incontri prevede, dopo un paio di serate introduttive su “Come leggere il vangelo” e su “Il contesto storico”, la lettura continuata del vangelo di Matteo dalla traduzione che Elisabetta, laureata in greco antico, ci sta gentilmente offrendo. Un capitolo alla settimana, in modo da leggere l'intero vangelo nel corso di un anno. Avendo una conoscenza buona, non dettagliata che richiederebbe maggior approfondimento.

6) Il testo tradotto lo consegnerò alla fine della serata e sarà poi materiale di meditazione durante l'intera settimana.

SULLA TEOLOGIA FEMMINISTA

intervista a GERMAN GUTIERREZ

Vuoi spiegarci cosa significa la nuova lettura della Bibbia da parte del movimento femminista ed anche da parte dei movimenti indigeni? Vi è stata una rottura epistemologica con la lettura della Bibbia della teologia della liberazione?

Inizialmente ci ci fu una lettura della Bibbia alla ricerca di una parola di speranza nei confronti della discriminazione che subivano le donne. Pertanto si trattava di una lettura biblica con l’obiettivo di estrapolare dalla Bibbia contenuti di liberazione per la lotta delle donne. Egualmente fecero gli indigeni, le comunità nere, i contadini e, più recentemente, le comunità gay. Inizialmente si cercava di trovare nella parola della Bibbia una risposta alle necessità di un gruppo determinato di popolazione. Con il passare degli anni questi gruppi si resero conto che non potevano continuare a leggere i testi biblici, o non potevano continuare a studiare la teologia, con l’interesse di un gruppo determinato mantenendo l’epistemologia europea o l’epistemologia sistematica e universalista dei teologi della liberazione. Scoprirono per esempio che la teologia della liberazione aveva le sue basi nelle scienze sociali di matrice strutturalista, in una concezione economica universalista, che ostacolava una lettura più autentica rispetto alle necessità che ogni gruppo aveva. Fu così che si passò dalla teologia femminista della liberazione alla lettura della Bibbia con gli occhi delle donne, alla ricerca di una epistemologia nuova, di un nuovo criterio di lettura dei testi e di una riflessione teologica più adeguata e appropriato alla realtà delle donne. Si resero quindi conto che la loro teologia non era solo un’applicazione di una teologia universale di liberazione critica alla problematica delle donne, ma vi era una epistemologia femminista, una maniera di vedere il mondo da parte delle donne differente da quello degli uomini. Di conseguenza negli anni ’90 hanno preso il loro posto con una teologia femminista non come “sezione femminile” di una teologia della liberazione già definita negli anni ’60 e ’70, ma come un’altra teologia liberatrice che dialoga con la teologia della liberazione classica, che però identifica con alcuni tratti di patriarcato e di universalismo della ragione che esse non accettano perché pensano che vi sia una razionalità femminile altra rispetto ad una maschile. Così fecero anche gli indigeni e le comunità nere.

martedì 27 ottobre 2009

I TRANS FANNO NOTIZIA

Succede tutto così in fretta, tanti eventi pubblicizzati con al centro dei trans. La stampa è obbligata a parlarne, ma in che modo? Bestie rare? Soggetti da circo? Dalle dimissioni di Marrazzo, "scoperto" nell'aver avuto dei rapporti con una trans, al matrimonio celebrato da don Alessandro Santoro, presso la sua comunità Le Piagge(Fi), tra un uomo e un trans, per finire alla demenziale trasmissione del Grande Fratello in cui partecipa anche un trans, subito al centro delle attenzioni.

Il grande rischio, come al solito, è quello di etichettare "il trans" sulla base delle notizie più gridate. Se quel trans è esibizionista, significa che tutti i trans sono esibizionisti. Il vizio del generalizzare è tutto italiano.

E' possibile nascere con una personalità che non si riconosca nel corpo che riveste? E' possibile per la natura sbagliare la combinazione di cromosomi, come succede in molti altri casi?

Complimenti a chi cerca di riparare gli errori di Madre Natura, su se stesso e su gli altri, lottando contro chi è nato perfetto, talmente perfetto che non sembra umano.

RIGUARDA L'INTERA SOCIETA'

Tre fatti diversi, in comune una morte auto-provocata e la vicinanza geografica. Per paura, per sofferenza, per solitudine, per vari motivi... Il fatto è che le morti per suicidi continuano ad aumentare, malattia di questa nostra società. Da una parte sono stati inventati i vaccini per qualsiasi influenza o virus, dall'altra nascono nuove cause di morti premature, incidenti stradali e sul lavoro, suicidi, omicidi in famiglia, ecc...
Come rispondono le istituzioni di fronte a questo reale problema?
Si cercano di scovare le cause per poi trovare rimedi o percorsi di vita? Lo so, si tratta di modificare uno stile di vita che riguarda l'intera società!

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PADOVA (23 ottobre) - Un nigeriano è morto in un tentativo di fuga dal quarto piano di un palazzo durante un controllo antidroga della polizia a Noventa Padovana.
Il fatto è accaduto nel pomeriggio quando gli agenti, nel corso di un controllo su un traffico e spaccio di stupefacenti, hanno fatto irruzione in un appartamento dove si trovavano sei nigeriani. Uno di questi, alla vista della polizia, si è lanciato da una finestra tentando di sottrarsi agli agenti ma, precipitato dal quarto piano, si è schiantato al suolo morendo all'istante.
Sul posto sono giunti i sanitari del Suem 118 che non hanno potuto che constatare la morte dell'extracomunitario.

Un ragazzo di 15 anni. Di San Vito di Leguzzano in provincia di Vicenza, secondogenito di due operai, iscritto al primo anno di un istituto professionale di Schio, «simpatico, solare, vitale, pieno di amici, amante dello sport», aveva qualche difficoltà nello studio e pare che soffrisse amaramente per una ragazza che rifiutava il suo amore. L’altro giorno tornato da scuola scrisse un’e-mail a un amico («Mi sento tanto solo») poi prese il fucile del padre, lo caricò, se lo puntò nel petto e fece fuoco. I genitori, che stavano in strada lì vicino, sentendo gli spari si precipitarono in casa ma trovarono il figlio già stecchito sul pavimento in una pozza di sangue.
Primo pomeriggio di mercoledì 21 ottobre in una casa a San Vito di Leguzzano in provincia di Vicenza.

Una donna di 35 anni di San Giorgio delle Pertiche (Pd)si è impiccata in questi ultimi giorni.

lunedì 26 ottobre 2009

L'OCCHIO INTERIORE

Franco Battiato canta i festini dei servitori dello stato. "Inneres auge" ("l'occhio interiore" in tedesco), è il titolo della canzone indignata sui politici-lupi.

"Come un branco di lupi affamati che scende dagli altipiani ululando o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano come massi da altissimi monti in rovina. Uno dice: che male c'è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?".

L'AFRICA IN PIEDI. L'EUROPA CON L'AFRICA


13 - 15 novembre 2009
Ancona - Teatro delle Muse



PROGRAMMA


VENERDI 13

----------- Apertura lavori 9.30 -----------

Assemblea Nazionale del Coordinamento degli Enti Locali per e con l’Africa
Saluti:

Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche
Patrizia Casagrande, presidente della Provincia di Ancona
Fiorello Gramillano, sindaco di Ancona
Messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
La nuova sfida della Democrazia in Africa
sono stati invitati

Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia
Richard S. Odingo, Premio Nobel per la Pace 2007
-----------10.30 -----------

Gli Enti Locali e le Regioni Italiane per e con l’Africa
Quali linee guida delle Regioni Italiane per un intervento efficace di cooperazione con l’Africa

Introduzione di Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace

sono stati invitati

Elisabetta Belloni, Direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
Evelyn Herfkens, fondatrice della “Millennium Campaign” dell'ONU
Antoine Raogo Sawadogo, ex Ministro del Burkina Faso
Carlo Maria Pesaresi, vice presidente del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace
Enzo Nucci, corrispondente RAI dall'Africa
Teo Romero - presidente confederazione dei fondi di cooperazione della Spagna
Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche
Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e Coordinatrice della Commissione Affari Internazionali e Comunitari
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e presidente dell'Osservatorio Interregionale sulla Cooperazione allo Sviluppo
Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia
Giuseppe Morabito, Direttore Generale per l’Africa Sub-Sahariana
Modera l’incontro il giornalista de La Repubblica Pietro Veronese
----------- Pranzo ore 13.30 -----------

Il Presidente della Regione Marche riceve ufficialmente gli Ambasciatori Africani in Italia. Invitati i presidenti delle Regioni italiane e gli Amministratori Locali.

Hanno dato la loro conferma gli Ambasciatori della Repubblica Democratica del Congo, Mauritania, Mozambico e Zimbabwe
----------- ore 15.30 -----------

Sessione di lavoro del Coordinamento degli Enti Locali per e con l’Africa
Definizione degli obiettivi e della metodologia di lavovo

riunire e sostenere gli Enti Locali e le Regioni che operano in Africa
riflettere sulle esperienze sin qui realizzate
sviluppare la capacità di progettare e lavorare insieme per acquisire efficacia
definire un programma di lavoro comune
----------- ore 16.00 -----------

L’impegno delle comunità locali con l’Africa
Enti Locali, Associazioni e ONG a confronto

Sessione di lavoro che vedrà la partecipazione e il confronto dei rappresentanti degli Enti Locali, dei rappresentanti delle Associazioni e ONG locali, Nazionali, dei rappresentanti della società civile organizzata.
Conclusione dei lavori della Assemblea Nazionale degli Enti locali per e con l'Africa

----------- ore 21.00 -----------

La mia Africa nel Terzo Millennio
sono stati invitati

Richard S. Odingo, Premio Nobel per la Pace 2007
Aminata Traoré, Scrittrice e Politica del Mali

SABATO 14

----------- Apertura lavori 09.30 -----------

Saluti:

Raffaelle Bucciarelli, presidente dell'Assemblea Legislativa Regione Marche *
Luciano Antonietti, presidente del Consiglio della Provincia di Ancona
Andrea Filippini, presidente del Consiglio Comunale di Ancona
----------- 10.30 -----------

Africa Europa
tra crisi economica e nuova opportunità
Introduzione al convegno Eugenio Melandri, coordinatore di Chiama l'Africa
sono stati invitati

Abel Gbetoenonmon, giornalista del Benin
Thompson Ayodele, economista nigeriano
Niccolò Rinaldi, Parlamentare Europeo
Riccardo Petrella, Consigliere della Commissione Europea
Mamadou Cissoko Presidente Onorario del ROPPA
coordina Pasquale De Muro, economista Università Roma 3
----------- ore 12.00 -----------

Muri o ponti lungo il Mediterraneo
Le speranze, i drammi dell'immigrazione
sono stati invitati

Cléophas Adrien Dioma, giornalista del Burkina Faso
Fulvio Vassallo Paleologo, professore università di Palermo
Pierre Kabeza, sindacalista della Repubblica Democratica del Congo
coordina Anna Maria Rivera, università di Bari
----------- Pranzo ore 13.30 -----------

----------- ore 15.00 -----------

Storie e Racconti di vita
“Le donne, la vita, la pace.
Lancio della proposta del premio Nobel per la pace alle donne africane”

Introduce e coordina Patrizia Sentinelli, già Viceministra agli Affari Esteri
sono stati invitati
Sylvia Serbin, autrice del libro Reines d'Afrique
Hélène Yinda, Direttrice del Centro ecumenico per la ricerca e le trasformazioni sociali –Camerun
Bineta Diop, Direttrice esecutiva del Femmes Africa Solidarité
Terezinha da Silva, società civile, Mozambico
Isoke Aikpitanyi, associazione vittime ed ex vittime della tratta, Nigeria

“Il futuro dei giovani”

Dena Nathalie e Houeuto Yres Roland, Movimento Africano dei bambini e dei giovani lavoratori (MAEJT), Costa d’Avorio

“Immigrazione e diaspora africana”

Yayi Bayam Diouf – Collettivo di donne per la lotta contro l’emigrazione clandestina (Senegal)
Maria Turano Università del Salento
----------- ore 21.00 -----------

Concerto dell'Orchestra di Piazza Vittorio

DOMENICA 15

----------- ore 10.00 -----------

L'Africa interroga l'Europa
sono stati invitati

Franco Frattini, Ministro Affari Esteri
Louis Michel, copresidente dell'assemblea paritaria Eu ACP
Jean Leonard Touadi, giornalista e parlamentare italiano
Richard S. Odingo, Premio Nobel per la Pace 2007
Abel Gbetoenonmon, giornalista – Benin
Mamadou Cissoko, presidente onorario Roppa – Senegal
Conduce Andrea Vianello, giornalista RAI
Sintesi e proposte conclusive

Hélène Yinda, Consiglio ecumenico delle chiese del Camerun
Guido Barbera, presidente CIPSI
Flavio Lotti, direttore Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace
Chiusura del Convegno

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Come nostra consuetudine stiamo provvedendo a fornire delle sistemazioni gratuite per chi ha voglia di adattarsi in sacchi a pelo. Tutti gli alloggi saranno riscaldati e avranno dei bagni. Gli alloggi saranno posizionati sulla linea 14 dell'autobus (a 4 minuti di autobus o a 15 minuti a piedi dal teatro delle Muse)). Nel caso fossi interessata/o ti invitiamo a farcelo sapere al più presto in modo tale da poter organizzare al meglio l'accoglienza.

QUESTO TEMPO E' UN KAIROS

Dall'incontro con don Franco Barbero, svoltosi a Padova venerdì scorso, vorrei trascrivere alcuni spunti di riflessione, graqzie anche all'intervento dei partecipanti:

- Il tempo della cristianità è finita, il dimagrimento istituzionale è in atto, quindi non resta che far crescere il cristianesimo. "Il crstianesimo che conosciamo forse non è parente di Gesù", afferma un teologo. Questo tempo è un kairos.

- A molti interessa le sorti di questa chiesa, che però deve essere funzionale al Vangelo e non autocentrata. Non si tratta di fare polemica, ma di lavorare per rendere altra la chiesa che esiste.

- Alcuni si sono sentiti interpellati personalemente quando Barbero ha sottolineato l'importanza di studiare la Bibbia, di approfondire le varie linee interpretative, di leggere i commenti di biblisti e teologi... come se tutti dovessero imitarlo. In realtà alcuni hanno le possibilità, gli strumenti per spendere ore al giorno per lo studio e metterlo a servizio degli altri. Però è possibile, forse per tutti, ritagliare un po' di tempo per la lettura non solo delle scritture ma anche di commentari, non necessariamente in sintonia con il pensiero ufficiale della chiesa cattolica.

venerdì 23 ottobre 2009

DALL'INCLUSIVISMO AL PLURALISMO

NELLA CHIESA CATTOLICA C'E' POSTO PER TUTTI?
di Federico Bollettin

L'ultima serie di norme varate da Benedetto XVI per cercare di "recuperare" i 500mila aderenti alle varie chiese anglicane e reintegrarli nella chiesa cattolica prevede alcune eccezioni, a livello disciplinare, negate persino agli stessi preti cattolici. I chierici anglicani sposati che intendano riunirsi alla Chiesa di Roma potranno, secondo la Costituzione apostolica messa a punto dal papa, essere ordinati sacerdoti cattolici. Discriminazione? Anch'io sono un prete sposato e per di più cattolico, eppure non mi è stato ancora affidato nessun incarico dal vescovo. Strategia inclusivista? Chi si omologa alle direttive ufficiali è sempre ben accetto. O forse è arrivato il momento dell'apertura e dell'accoglienza nei confronti del "dottrinalmente diverso"?
Questo significherebbe, per la Chiesa cattolica, realizzare pienamente la propria originaria inclinazione all'universalità, secondo il modello pluralista. Ai discepoli, preoccupati perchè un tale scacciava i demòni nel nome di Gesù ma non apparteneva al loro gruppo, Gesù stesso risponde: «Non glielo proibite, perchè non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me» (Gv 9,38-39).
In quest'ottica, nella Chiesa cattolica "popolo di Dio" c'è posto per tutti. Per chi, ad esempio come il teologo tedesco Hans Kung, compagno di studi di Benedetto XVI, non crede nella resurrezione della carne. Anche per chi, come don Franco Barbero, questa sera a Padova per un incontro su "Un nuovo cristianesimo è possibile?", parla di "dono dell'omosessualità" anzichè di peccato o di malattia. Oppure per chi disobbedisce a certe leggi ecclesiastiche o rifiuta certi dogmi dottrinali e se ne assume le responsabilità.
Questa straordinaria e paradossale varietà di pensieri, che senz'altro arricchisce e spaventa la chiesa universale, potrebbe rivelarsi l'unica via di salvezza in un periodo di crisi di senso e di appartenenza ecclesiale. Qualcosa in questo senso si sta muovendo anche all'interno del mondo cattolico, per quanto riguarda l'insegnamento dell'islam nelle scuole italiane. Il CEM Mondialità – il mensile dell’intercultura edito dai padri saveriani di Brescia – propone da tempo una soluzione che si chiama "ora delle religioni" e che adesso rilancia. «Ogni bambino ha il diritto di leggere il Libro sacro degli altri bambini - ha affermato Amos Luzzatto, leader storico delle comunità ebraiche - poiché fino a quando i cattolici leggeranno solo il vangelo, gli ebrei solo la Torah e i musulmani solo il Corano sarà impossibile realizzare una vera integrazione a scuola e nella società».

giovedì 22 ottobre 2009

UN CONFRONTO SIMPATICO

Ripropongo un vecchio video delle Iene con il faccia a faccia tra don Franco Barbero e don Oreste Benzi (prima che morisse!). In preparazione all'incontro di domani sera a Padova con don Franco...

(per guardare clicca qui)

mercoledì 21 ottobre 2009

L'ORA DELLE RELIGIONI

Solo una scuola che favorisce e promuove il dialogo interreligioso e interculturale può contribuire a rafforzare il fondamento della civiltà e della convivenza sociale. Il dibattito che si è riacceso in questi giorni sull’ora di islam nelle scuole italiane che vede il consenso di Gianfranco Fini, di Massimo D’Alema e del cardinale Renato Martino è apprezzabile come segno di valorizzazione dell’islam nel nostro Paese, ma per evitare di essere inserita in un quadro di multiculturalismo separatista riteniamo che debba trovare la sua collocazione all’interno di una scelta più ampia, intercultuale e dialogica che metta in comunicazione le religioni tra di loro. Una soluzione che il CEM Mondialità – il mensile dell’intercultura edito dai padri saveriani di Brescia - chiama da tempo ora delle religioni. Ogni bambino ha il diritto di leggere il Libro sacro degli altri bambini, ha affermato Amos Luzzatto, leader storico delle comunità ebraiche, “poiché fino a quando i cattolici leggeranno solo il vangelo, gli ebrei solo la Torah e i musulmani solo il Corano sarà impossibile realizzare una vera integrazione a scuola e nella società”. Mentre, stando ad Andrea Canevaro, “l’educazione interculturale non può non fare i conti con le religioni” (al plurale).
La presenza crescente delle seconde generazioni nelle scuole italiane mostra con l’evidenza dei numeri che il mosaico delle fedi richiede il passaggio dall’ora di religione cattolica o di analoghe altre ore di religione (ebraica, musulmana, buddhista, induista, ortodossa, valdese, sikh ecc...) a una situazione nuova.
La cultura religiosa non può essere solo quella confessionale, se si vuole evitare l’esito della balcanizzazione. È la lezione permanente dell’incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre 1986, voluto da Giovanni Paolo II, che deve essere introdotto nelle scuole come simbolo di futuro. Dice il cardinale Carlo Maria Martini che il pluralismo religioso è una sfida per tutte le grandi religioni, soprattutto per quelle che si definiscono come vie universali e definitive di salvezza… se non si vuole giungere a nuovi scontri, occorrerà promuovere con forza un serio e corretto dialogo interreligioso”. A questo pluralismo delle religioni è opportuno che non corrisponda nella scuola pubblica – che è luogo per eccellenza di ricerca libera e di confronto critico – un pluralismo delle educazioni religiose parallele. Due condizioni dell’insegnamento interculturale dell’ora delle religioni – come il CEM la intende - sono la concezione della religione non come fede ma come cultura e la conseguente concezione di un metodo comparativo quale ad esempio il Syllabus di Bradford, che da tempo stiamo diffondendo nel nostro Paese.


CEM Mondialità
www.cem.coop
per info. e adesioni: cemsegreteria@saveriani.bs.it

Brescia, 21 ottobre 2009

lunedì 19 ottobre 2009

POSITIVITA' NELLA REALTA'

A volte incontro persone che si sono rassegnate a vivere lontano dal mondo mediatico, perchè falso e illusorio, oltre che parziale. Non leggono i giornali, non guardano la tv, non partecipano a manifestazioni, incontri, iniziative che riguardano fatti di attualità. Tutto sembra inutile, perchè ciò che conta - sostengono - è il cambiamento personale, interiore. Se ognuno pensasse a diventare migliore, di conseguenza il mondo cambierebbe.
Non riesco a capire però come fanno a non lasciarsi coinvolgere da certi avvenimenti legati alla storia. Certo, potrebbe essere una forma rispettabile di sopravvivenza.
In questo modo si proteggono da tutti quei messaggi negativi, distruttori, che l'informazione mediatica lancia. In effetti certe prime pagine di quotidiani sono dei veri e propri bollettini di guerra. Allora leggono un buon libro con pensieri alternativi, soprattutto di carattere psicologico. Ma la mia domanda rimane: è possibile estraniarsi dal resto del mondo in preda alla sofferenza e alle ingiustizie? Cosa posso fare non solo per me ma anche per gli altri? E soprattutto con gli altri? La mia salvezza non è forse correlata e inserita dentro un cammino comunitario di liberazione e di felicità, una felicità però che è direttamente propozionale alla giustizia che mi circonda?
La felicità dell'umanità, a mio avviso, non deriva dalla somma matematica delle felicità individuali. Ma dalla capacità di relazionarci tra di noi, con quello che di bello o brutto portiamo.

I punti che seguono e che ho preso da un sito che è comparso sul web alla voce "pensiero positivo" sono anche validi, da meditare certamente, purchè letti in chiave comunitaria e dentro alla storia.


Ognuno di noi è responsabile delle proprie esperienze

Ogni nostro pensiero crea il nostro futuro

Ognuno di noi deve fare i conti con gli schemi mentali dannosi del risentimento, della critica, del senso di colpa e dell'odio per se stessi. Sono solo pensieri e i pensieri si possono cambiare

E' necessario che ci stacchiamo dal passato e perdoniamo tutti, compresi noi stessi

Le chiavi per un cambiamento positivo sono l'approvazione di sé e l'accettazione di sé nel momento presente

Il punto di forza è sempre nel presente

CHI CI GUADAGNA?

Le indagini di Report di ieri sera mi hanno sconvolto. Sembra tutto così spaventosamente chiaro che non riesco a capire in quale mondo sto vivendo. Gli scandali nella sanità e nella scuola, dove mafia e politica spesso si intrecciano, mi trasmettono sfiducia nelle istituzioni italiane. Le due cose che più mi hanno "colpito" sono state:

- la nuova legge sulla sicurezza del 2008 favorisce la condotta immorale delle piccole-medie imprese che per riprendere l'attività, dopo essere state multate per inosservanza delle leggi in vigore, è sufficiente che paghino 1500 euro. Quindi da una parte si introduce il reato di clandestinità, dall'altra si favorisce il lavoro nero e lo sfruttramento. Chi ci guadagna?

- L'internalizzazione di operai, infermieri, tecnici, ecc... nelle aziende ospedaliere è meno costoso allo stato e più redditizio per il lavoratore rispetto alle varie cooperative che ricevono in appalto i vari servizi. Allora, perchè lo stato (assessori locali) vuole ingrassare alcuni privati quando lo stato stesso soffre di fame? Chi ci guadagna?


di Ilvo Diamanti (Repubblica 19 ottobre)

[...]Comunque, nell'immagine politica dei notiziari e dei programmi di infotaiment (informazione e intrattenimento, miscelati) continua a pesare la distinzione fra Mediaset e le altre reti. Tutti i programmi e i notiziari di Mediaset sono apprezzati dagli elettori di centrodestra - e soprattutto del PdL. Al contrario quelli della Rai e ancor più delle altre reti: Sky e La 7, in particolare. Tuttavia, questa "frattura" appare meno profonda rispetto a due anni fa. In particolare perché l'identità delle due testate leader della rete leader di ascolti - la prima - si è spostata in modo significativo a destra. Ci riferiamo a Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, e al Tg1 diretto da Minzolini. Il quale, anche per questo motivo, ha perso terreno nella classifica della fiducia degli italiani. Superato dai Tg regionali, ma anche, dal Tg3, fra quelli nazionali. Il che spiega la definizione di RaiSet. O di MediaRai. Usata polemicamente per sottolineare la fine della concorrenza e della differenza tra network. Sostituita da una sola entità televisiva, condizionata dal premier e orientata da Mediaset. Il conflitto, semmai, attraversa la Rai, dove il gradimento per il Tg 3, Ballarò (ancora il programma più affidabile nel giudizio degli italiani) e Annozero si allarga fra gli elettori di centrosinistra. La caratterizzazione politica dei programmi più popolari, in tempi di crescente contrapposizione politica, ne ha peraltro ridimensionato il grado di fiducia, negli ultimi anni. (Inversamente agli ascolti). Mentre è significativa la crescita (+10%) di Report, di Milena Gabanelli. Che è un programma di inchieste scomode per tutti. [...]

DON FRANCO BARBERO A PADOVA

Bianco e Nera, associazione interculturale,
in collaborazione con Macondo, associazione per l'incontro e la comunicazione dei popoli,
e con il contributo del consiglio di quartiere 3-est, comune di Padova

presenta:

UN NUOVO CRISTIANESIMO É POSSIBILE?
Esperienze di comunità cristiane di base, gruppi di ricerca biblica e teologica,
spiritualità di liberazione.


Interviene: FRANCO BARBERO, prete della comunità cristiana di base di Pinerolo, studioso di cristologia e di dialogo interreligioso.

Introduce: Federico Bollettin, promotore dell'iniziativa

L'incontro si svolgerà VENERDÍ 23 OTTOBRE, alle ore 21, presso la sala "Pertini" del centro commerciale La Corte, zona Mortise – Padova.

Per info: 329.1746567


Profilo del relatore
Nasce nel 1939 a Savigliano (Cn) e nel 1963 viene ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni di ministero in seminario a Pinerolo (To), viene mandato in una parrocchia periferica della città, dove si impegna nella lotta per i diritti degli operai e antimilitarista. Nel 1973 è co-fondatore, con alcuni/e uomini e donne provenienti da esperienze parrocchiali, della comunità cristiana di base di Pinerolo. Da oltre 40 anni si occupa di ricerca biblica e teologica ed è impegnato in attività di volontariato. Nel 2003, per le sue posizioni teologiche e la sua pastorale a sostegno dell'impegno di gay, lesbiche, trans per vivere liberamente la propria condizione nella chiesa, viene dimesso dallo stato clericale. Nei suoi scritti propone una "spiritualità di liberazione" in cui azione e preghiera si compenetrano con la crescita di gruppi e comunità, nel dialogo con parrocchie, preti, suore, teologi e teologhe. Il suo impegno teologico e pastorale ne fa un "itinerante" in Italia e all'estero. Il suo blog www.donfrancobarbero.blogspot.com ha quasi raggiunto le 300.000 visite in poco più di un anno.

PENSIERI SUL PLURALISMO RELIGIOSO

di Raimon Panikkar

[...]...possiamo chiamare tradizione quello che costituisce lo sfondo della nostra identità culturale, e religione quello che ci dà la nostra identità ultima. Questa è possibile soltanto all'interno di una tradizione. Tradizione e religione non sono sinonimi, ma sono in stretta connessione fra loro. I contenuti ultimi di una tradizione sono costituiti dal suo nucleo religioso. La religione dà a ogni cultura il suo contenuto ultimo, e la cultura dà ad ogni religione il suo linguaggio.
Il pluralismo è il massimo sforzo per affrontare la diversità senza abbandonare la razionalità.
Ci sono molte religioni. "Che fioriscano mille fiori!". Il pluralismo non è questo. Le religioni non sono come i fiori, perchè alcune pretendono di occupare la terra intera, rendendo impossibile la fioritura di altre religioni; vogliono crescere in modo tale da soffocare tutti i fiori vicini. Le religioni non sono come i fiori anche perchè alcuni dei loro contenuti dottrinali o morali possono apparire non solo diversi come una rosa e un tulipano, ma contradditori come un fiore e un non-fiore. Il pluralismo emerge quando la molteplicità diventa un problema intellettuale ed esistenziale, quando la contraddizione diventa acuta o quando la coesistenza sembra impossibile.

(tratto da "Identità religiosa e pluralismo", di Raimon Panikkar, Interculture n°9, Ed. Città Aperta)

IL CARRO DAVANTI AI BUOI


di p. Roger Lenaers, gesuita belga


"Fare dei sacramenti una parte fondamentale del sistema di fede è un tragico errore. Equivale a mettere il carro cattolico davanti ai buoi. Infatti, la fede va ben oltre la partecipazione ai riti. I riti cattolici al massimo rendono qualcuno membro della comunità di culto cattolico-romana, esecutore di osservanze religiose, ma non vero discepolo di Gesù. Il discepolato è un processo esistenziale continuo, che segna e cambia la nostra esistenza, e questo processo è la sola via verso una salvezza durevole". 

Tratto da p. Roger Lenaers S.J., Il sogno di Nabucodonosor, Massari editore, 2009, p. 238

venerdì 16 ottobre 2009

CARI MISSIONARI IN PARTENZA


Venerdì 16 ottobre alle ore 21 nella Cattedrale di Padova, il vescovo Antonio Mattiazzo consegnerà il crocifisso ai missionari in partenza, come segno di una chiesa che apre le braccia inviando i suoi figli ad altre chiese sorelle nel mondo. La veglia rispecchierà lo slogan dell'ottobre missionario che ha come titolo Vangelo senza confini.
Riceveranno il crocifisso: donRaffaele Sandonà, presbitero fidei donum, in partenza per la Thailandia; padre Vito Girotto, missionario della Società Missioni Africane, in partenza per il Niger; fratel Lorenzo Baccin, missionario comboniano, in partenza per l’Egitto; padre Girolamo Miante, missionario comboniano, in partenza per il Togo; suor Elisa Baù, delle Piccole figlie di San Giuseppe, in partenza per la Guinea Bissau; suor Lucia Colcera, delle Suore di San Francesco di Sales, Salesie, in partenza per l’Angola; suor Lionella Parise, delle Suore di San Francesco di Sales, Salesie, in partenza per l’Angola; la famiglia Dario Carnera e Marta Daniele, della comunità missionaria di Villaregia, in partenza per il Brasile
A questi si aggiungono dieci volontari di Medici con l’Africa – Cuamm: Andrea Atzori e Ibarburu Valbuena Ana, con i figli Josè e Maria Teresa, tecnici in partenza per il Mozambico; Michele Bona, amministrativo in partenza per l’Uganda; Corrado Cattrini, medico in partenza per l’Etiopia;
Moreno Dugaro, logista in partenza per il Sudan; Francesca Matricoti, medico in partenza per l’Etiopia; Alice Sabino, amministrativa in partenza per l’Uganda; Annalisa Saracino, medico in partenza per il Mozambico; Marco Scacchetti, medico in partenza per il Mozambico; Rossana Urso amministrativa in partenza per la Tanzania.
 
Domenica 18 ottobre la Chiesa celebra la Giornata missionaria mondiale.



LA MIA LETTERA...


Cari "missionari" in partenza,
questa sera il vescovo di Padova vi consegnerà il crocifisso.
Provo a mettermi nei vostri panni, io missionario fidei donum mancato, in attesa però di andare in Africa senza simboli religiosi nè istituzioni di sostegno.
Non è facile partire, lasciare la propria terra, andare a vivere in un paese straniero. Penso soprattutto alla famiglia in partenza per il Mozambico e a quella destinata in Brasile. Che bel coraggio!
Deve sicuramente esserci una motivazione forte che riesca a farvi rinunciare, anche solo momentaneamente, alle comodità del nostro benessere occidentale ed affrontare gli imprevisti dei Paesi cosiddetti "in via di sviluppo". A chi si schiererà dalla parte degli impoveriti e intralcerà gli interessi dei potenti, potrebbe attendergli una brutta fine. Mi raccomando, se riceverete minacce di morte, non siate imprudenti. Non abbiamo bisogno di altri martiri morti, ma di nuovi testimoni vivi.
Portate il vostro modo di essere uomini e donne, fratelli e sorelle universali. Dentro agli ospedali, nelle case, lungo le strade. Portate la vostra esperienza personale di Dio, ma non portate la chiesa di Roma, la gerarchia, la trinità, i sette sacramenti. Non portate il dualismo platonico nè la sessuofobia giudaica, il neoliberismo americano nè il berlusconismo italiano. Oppure portateli (perchè forse inscindibili) senza imporli, mostrandone i pregi e i difetti. Lo so, è questa chiesa e questo stato che vi hanno scelto, preparato e inviato. A loro dovete obbedienza e riconoscenza.
Però almeno interrogatevi, fate memoria del primo colonialismo e scovate quello attuale, più subdolo e devastante. É proprio vero che la religione cattolica è l'unica religione che Dio ha istituito sulla terra? E che una madre indigena deve osservare le regole di un papa tedesco, pena la scomunica? E poi, chi ha detto che il modello economico e politico occidentale è l'unica via per uscire dalla miseria, dalle guerre e dalle ingiustizie?
Ridate dignità e futuro ai saperi locali, incontrando e ascoltando la gente semplice. Educate, cioè tirate fuori le immense ricchezze che molti popoli hanno dimenticato e rifiutato in nome del nostro progresso, appariscente e in parte illusorio. Hanno bisogno di non sentirsi "Terzo mondo" rispetto a nessuno. Di ricevere gratuitamente quello che è stato loro tolto con la violenza.
Andate e imparate, convertitevi e salvatevi, a tal punto che vi sarà probabilmente difficile, un domani, ritornare in Italia.
Che il Signore benedica i vostri passi.
F.B.

mercoledì 14 ottobre 2009

TEOLOGIA SENZA CENSURA

l'indirizzo del Blog del p. José Maria CASTILLO, teologo tra i più prestigiosi e competenti del panorama internazionale, e autore del recente libro "Chiesa e diritti umani" edito da Gabrielli Editori è www.josemariacastillo.blogspot.com

LAICITA' IN BILICO

Mi capita spesso di usare il termine "laicità" o "laico"... consapevole però che la distinzione, così ricercata, tra religioso-laico, chiesa-stato è presente nella nostra società occidentale ma non per questo nella cultura-mentalità di altri popoli. Nel bene e nel male, nel buddismo vi è correlazione tra vita spirituale-religiosa e vita sociale-politica, così il Dalai Lama è capo spirituale e nello stesso tempo politico. Questo vale anche per l'Islam, nel bene e nel male.

Nella nostra cultura occidentale moderna è subentrata la rivendicazione della laicità dello stato, probabilmente perchè il pensiero laico (letteralmente "del popolo") è molto più dinamico ed evolutivo di quello clericale che, in Italia, influenza il sistema politico dello Stato. Se la dimensione spirituale (non prettamente religiosa) di un popolo fosse meno istituzionalizzata, cioè rimanesse un movimento, potrebbe incarnarsi più facilmente nel vissuto sociale, senza creare lotte intestine ma occasioni di dialogo e crescita.


-Maggioranza e Udc fanno decadere il provvedimento che chiedeva maggiori protezioni agli omosessuali. "I veri omofobi sono 285 onorevoli" lo slogan. "Abbiamo assistito a uno spettacolo vergognoso con interventi da parte di esponenti dell'Udc che hanno accostato l'orientamento sessuale a incesto e pedofilia", è il commento di Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay che ha annunciato una serie di iniziative per i prossimi giorni.

-Il ministro Gelmini chiede il voto per l'ora di religione cattolica al posto del giudizio, un passo forse per abolire la sua facoltatività? "Il ministro Gelmini deve garantire la laicità della scuola pubblica italiana sancita dalla nostra Costituzione" afferma il segretario generale della Flc-Cgl. Ma perchè non si introduce una nuova materia per tutti e con voto: storia delle religioni?

martedì 13 ottobre 2009

TRASVERSALITA' DI OPINIONI

LIBERI DI SCEGLIERE SUL FINE VITA

di Federico Bollettin

Sulle questioni cosiddette "eticamente sensibili" esiste un enorme varietà di posizioni e interpretazioni, sia all'interno della Chiesa cattolica sia all'interno del pensiero laico. Al centro dei dibattiti a Padova, in seguito della mozione sul testamento biologico presentata da Marina Mancin di Sinistra per Padova, è tornata alla ribalta la discussione per la libertà di cura sul fine vita. Aldilà delle dichiarazioni ufficiali e conosciute di correnti politiche e della dottrina cattolica, il pensiero dei singoli cittadini italiani sembra ancorarsi principalmente alla coscienza individuale. Un sondaggio di Ballarò riportava, al momento della morte di Eluana Englaro, che il 70% degli intervistati era contrario ad una legge dello stato e della chiesa sulla alimentazione ed alla idratazione forzata, e che la decisione di fine vita spetta all’interessato ed alla famiglia con lui. Marco Politi, vaticanista di Repubblica, mi ha fatto notare che, i fedeli presenti alla messa del papa in piazza San Pietro, interrogati da lui sulle questioni calde che riguardano ad esempio l'uso del preservativo e della pillola, il testamento biologico e i matrimoni gay, riportavano giudizi vari e contrastanti tra loro, sia per il sì che per il no. La cosa strana è che comunque si trovavano insieme a pregare nella medesima piazza. Non è raro dunque imbattersi in una trasversalità di posizioni che, se pronunciate in costesti privi di ufficialità, non hanno nè colore politico nè confessione religiosa. Per quanto riguarda il fine vita, la fondazione Don Gnocchi, che si occupa di ogni forma di fragilità umana, a partire dai bambini mutilati fino agli anziani non autosufficienti, ha distribuito nel luglio 2008 un documento su "Il valore della vita" nel quale, approposito dell'alimentazione e idratazione artificiali, afferma: “In assenza di ogni forma di coscienza-consapevolezza e di relazione visibile... questa situazione a lungo andare e nel suo procedere si può configurare come un vero e proprio accanimento, quando non si accolga l'ineluttibilità della morte e il tecnicismo sovrasti il valore della dignità della relazione”. Dunque non si esclude l'ipotesi di un'interruzione dell'intervento terapeutico qualora diventasse accanimento. Del resto si tratta di "campi che sono opinabili" come li definisce il coordinatore della comunità cristiana di base di San Paolo a Roma, don Giovanni Franzoni, che ha organizzato per venerdì 23 ottobre un'assemblea pubblica di solidarietà ai 41 preti ammoniti dal Vaticano per aver firmato l'appello "Per la libertà sul fine vita" promosso da Micromega.
Alla fin fine – ed è utile sottolinearlo ancora - la maggior parte degli italiani compie determinate scelte in campo morale non tanto sulla base di appartenenze politiche o religiose, ma su quella delle proprie responsabilità e convinzioni. Perchè allora in Italia non esiste una correlazione coerente tra le scelte individuali della maggioranza e le leggi istituzionali che dovrebbero rappresentare l'intera comunità?

(pubblicato su Il Mattino di Padova, sabato 10 ottobre)

lunedì 12 ottobre 2009

IL MALE AFRICANO



(nella foto: cattedrale di Yaoundè - Camerun)

Mentre a Roma c’è il Sinodo dei Vescovi per l’Africa
parla un teologo domenicano del Camerun


di Éloi Messi Metogo

È diventato un luogo comune dire che l’Africa è il continente di tutti i mali: catastrofi naturali, pandemie, carestie, traffico d’armi e di droga, mancanza d’infrastrutture e di attrezzature ecc. Eppure, il continente possiede immense riserve di materie prime sfruttate da più di un secolo a questa parte. Da dove viene il male africano? E cosa fare per porvi rimedio?

Le autorità tendono a spiegare ogni cosa rimandando a cause esterne: la povertà è dovuta alle fluttuazioni dei prezzi mondiali delle materie prime, al peso del debito estero e agli aggiustamenti strutturali imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale… Ma non si sa che fine faccia il denaro che ci prestano o talvolta ci danno a fondo perduto, né il ricavato della vendita del legname, del petrolio, dei diamanti, dell’uranio ecc. Il male africano è prima di tutto la chiusura politica e la cattiva gestione dei beni pubblici. Le pagine più forti dell’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa (1995) di Giovanni Paolo II sono senza dubbio quelle dedicate alla giustizia e alla pace. Il papa denuncia i governi macchiati di corruzione, lo spreco e lo storno di fondi; i regimi autoritari e oppressivi che negano ai cittadini «la libertà personale e i diritti umani fondamentali, in particolar modo la libertà d’associazione e di espressione politica, e il diritto di scegliere i propri governanti mediante libere ed eque elezioni» (n. 112). Secondo il papa, «la più grande sfida per realizzare la giustizia e la pace in Africa consiste nel gestire bene gli affari pubblici nei due campi, tra loro connessi, della politica e dell’economia» (n. 110).

Non è un caso se l’annunziato secondo Sinodo africano (ottobre 2009) ritorna su questo tema: nulla è veramente cambiato dal 1995. Sommosse a motivo della fame scoppiano qua e là a causa di manipolazioni della Costituzione da parte di governanti impopolari ma accecati dal potere. Qui, il potere di Stato è la principale fonte di reddito e dunque l’oggetto d’ogni bramosia: permette d’arricchirsi col controllo dello sfruttamento delle materie prime come coi prestiti e le donazioni concesse dai finanziatori di fondi internazionali. I governanti non si preoccupano per nulla del benessere dei propri cittadini, ma della propria sopravvivenza, che credono di poter assicurare attraverso la repressione poliziesca. La situazione è così disperata cha la maggior parte dei giovani non vede che un’unica soluzione: partire!

Ma il male africano viene anche dall’esterno. È legato al traffico d’armi e allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali del continente. Ecclesia in Africa chiedeva ai paesi ricchi «di sostenere gli sforzi dei paesi che lottano per uscire dalla povertà e dalla miseria» e aggiungeva che è nel loro interesse «scegliere la via della solidarietà, perché solo così è possibile assicurare all’umanità una pace e una armonia durature» (n. 114).

Bisogna riconoscere che, al tempo del raggiungimento dell’indipendenza, i colonizzatori si sono curati di collocare ai vertici dei nuovi Stati africani degli uomini di paglia facilmente manipolabili, al fine di preservare i propri interessi economici e strategici. I patrioti sono stati sistematicamente perseguitati e assassinati. Ancor oggi vi sono Stati occidentali che sostengono governi corrotti per inconfessabili ragioni politico-economiche. Non si risolverà il problema dell’immigrazione inasprendo la legislazione e rafforzando la sorveglianza delle forze di polizia; bisogna smetterla di frequentare dittatori che affamano i loro popoli e occorre riorganizzare il commercio internazionale. Ma la situazione è divenuta ancor più preoccupante con l’arrivo dei cinesi: investendo nell’industria, nel commercio e nei lavori pubblici, danno lavoro a numerosi disoccupati, anche se per dei salari irrisori, e contribuiscono allo sviluppo di infrastrutture e di attrezzature. Questa strategia, il cui obiettivo è l’accaparramento delle materie prime, è legittimata dai dirigenti locali: i cinesi non si preoccupano del buon governo e dei diritti dell’uomo, che non sono roba da mangiare, ma in compenso danno un contributo alla lotta contro la povertà…

Numerosi giovani, convinti che non si possa cambiare nulla, sono pronti a integrarsi nel sistema pur di riuscire. Ciò che viene chiamata la gioia di vivere degli africani in realtà non è che una lunga abitudine alla disgrazia dei sistemi politici che hanno sapientemente inculcato il culto della personalità. Mentre in teoria si vive in Stati democratici, i responsabili politici si comportano come i capi delle società feudali d’un tempo, detenendo tutto il potere e pretendendo rispetto e obbedienza da parte di sudditi e dipendenti. Le violenze che hanno contrassegnato la decolonizzazione hanno condotto a una falsa idea della politica e della democrazia. Per molti, ancor oggi, chi dice politica dice menzogna, stratagemma, inganno, fino ad arrivare all’omicidio pur di raggiungere i propri scopi. È bastato a volte che il capo di un partito si presentasse come democratico per essere eliminato dal suo avversario sostenuto dal potere coloniale, poiché la parola democrazia diventa sinonimo di sovversione.

È evidente l’urgenza di ridare alla politica e alla democrazia il loro vero senso. Ma come farlo in assenza di veri partiti d’opposizione e mentre il sistema educativo è stato distrutto dalla corruzione? Fortunatamente, il senso critico e la libertà d’espressione si sviluppano, malgrado numerose difficoltà. Il Sinodo del 1994 ha insistito sull’importanza della formazione in tutti i campi. Molti vi credono, nella chiesa e fuori di essa, e si preoccupano di educare i giovani e meno giovani al senso di responsabilità, al rispetto del bene comune e alla solidarietà. Vi è forse altro rimedio oltre a questo?

Éloi Messi Metogo
(teologo domenicano, Università cattolica dell’Africa centrale,
Yaoundé - Camerun)

venerdì 9 ottobre 2009

LIBERTA' E VERITA' DI INFORMAZIONE

NON E' VERO CHE LA RICCHEZZA DI UN PAESE SI BASA SUL PIL!

L'economia della provincia canadese dell'Alberta ha conosciuto negli ultimi tre decenni un boom petrolifero; il Prodotto Interno Lordo (PIL) è cresciuto del 401% dal 1961 al 1999. I ricercatori alternativi del Pembina Institute hanno condotto un'analisi dettagliata di questa crescita e hanno trovato che anche gli incidenti stradali sono aumentati, passando da 278 all'anno ogni 10.000 adulti nel 1961 a 408 all'anno ogni 10.000 adulti nel 1999. E' stato un bene o un male? E' stato sicuramente un bene grandissimo per l'economia.
C'è stato un incremento dell'attività dei carri attrezzi e delle officine meccaniche, è stato comprato e venduto più sangue, i medici, gli infermieri e gli avvocati hanno lavorato di più: gli incidenti stradali fanno crescere il PIL!
Il PIL ci dice che l'economia sta andando bene. Secondo gli economisti convenzionali, più il PIL è alto, meglio stiamo. Le famiglie coinvolte negli incidenti stradali si sentono meglio? Si sentiranno meglio se un'economista dirà loro che a causa della loro sofferenza l'economia è migliorata? Cosa c'è che non va in questo quadro?

QUALITA' DELL'ALIMENTAZIONE, NON QUANTITA'



(Il paradiso della frutta e verdura in uno di quei paesi cosiddetti "del terzo mondo"!)

"Il 4,4% delle famiglie residenti, vale a dire tre milioni di italiani, vive sotto la soglia di povertà alimentare. È questo il dato principale che emerge dal rapporto "La povertà alimentare in Italia. Prima indagine qualitativa e quantitativa" presentato in Campidoglio, condotto su dati del Banco alimentare da Fondazione per la Sussidiarietà - in collaborazione con l'Università Cattolica e Bicocca - e sostenuto da Banca Prossima, Banca del gruppo Intesa Sanpaolo e Nestlè.
Secondo la ricerca, una famiglia di due persone viene considerata povera se ha una spesa per cibo e bevande, in un mese, inferiore ai 222,29 euro. Questo importo (che serve ad acquistare beni primari come pane, pasta e carne) costituisce il limite minimo individuato su base nazionale, ma subisce delle oscillazioni se si considerano le diverse aree geografiche della Penisola. Per tenere conto del differente costo della vita, la ricerca ha infatti individuato diversi indici a livello regionale: così le soglie di povertà variano a Nord tra i 233-252 euro, al centro tra i 207-233 euro e nel Mezzogiorno tra i 196-207 euro. [...]" (IlSole24ore)


Con tutto rispetto per chi realmente soffre la fame nel mondo, a causa di guerre e carestie, vorrei proporvi una riflessione sui termini e sulle violenze che, in modo subdolo, il mercato moderno sta esercitando nei confronti dei suoi credenti.
"Povertà alimentare" nuovo termine coniato da banche armate e multinazionali come la Nestlè, che in primis hanno contribuito a rendere "miseri" i poveri del Sud del Mondo, e ora anche quelli del Nord. Aspettiamo di sentire parlare di "povertà culturale" per sperare di ricevere più sussidi dello Stato a favore della scuola italiana e delle iniziative di carattere culturale. O di "povertà sociale" perchè le associazioni locali non arrivino a chiudere case di accoglienza o licenziare educatori e mediatori culturali assunti con contratto a progetto.

Nessuno parla di come sarebbe giusto alimentarsi, evitando cioè i prodotti industriali scadenti e favorendo una sana alimentazione, più sobria e quindi più salutare. Un conto è spendere 233-252 euro al mese in alimenti-spazzatura, un conto è spenderli per alimenti naturali e integrali (cereali, ortaggi, legumi, ecc...) che comunque sono più economici anche se richiedono tempo nella preparazione domestica. La povertà culturale favorisce un processo di autoconvincimento che, grazie alla pubblicità, ci rende fragili di fronte alle proposte alettanti e fasulle del mercato.
Libertà di informazione e volontà di auto-informazione!

LA DOMANDA CHE INTERPELLA LA MAGGIORANZA

Pubblico una parte di una lettera aperta che Paolo, appartenente al movimento di Comunione e Liberazione, lancia a tutti i cristiani di CL, mettendo in discussione "certe scelte politiche"

Io ho iniziato a mettere in discussione tali scelte politiche da quando alcuni anni or sono due piu' due ha iniziato a non fare piu' quattro. Da un po' di tempo in Italia si è creata una spaccatura troppo evidente che rasenta ora la falsità piu' spudorata in coloro che dicono di ispirarsi ai valori Cristiani e poi, non tanto nella loro vita privata che io da peccatore non mi sento di giudicare, ma nella pratica politica quegli ideali calpestano quotidianamente. Faccio un esempio: come può essere compatibile all'interno dello stesso schieramento politico la giusta battaglia ideale sui diritti degli embrioni o contro l'aborto e la pillola del giorno dopo con la promozione di leggi sull'immigrazione che indirettamente favoriscono nell'opinione pubblica la cultura della non accoglienza, la paura del diverso, del clandestino fino alla sua criminalizzazione non per qualcosa che ha fatto ma per quello che è?
La conseguenza è la riduzione del livello sociale di percezione dei diritti di questi esseri umani col risultato di far diventare sempre piu' accettabile alla massa la morte in mare di qualche disgraziato e la mancanza di soccorso. Basterebbe solo confrontare la commozione che produsse l'affondamento nel canale di Otranto di una imbarcazione albanese con piu' di ottanta persone a bordo nel 1997 con l'insensibilità odierna di fronte a episodi simili. E' evidente che siamo cambiati e un merito lo si deve senza alcun dubbio anche alla continua caccia all'immigrato che subiamo da anni. Questa è la stessa dinamica che in altre epoche ha prodotto e permesso l'olocausto.

mercoledì 7 ottobre 2009

NOTIZIE SOFFOCATE

In Sud Africa ultimo attacco al movimento dei baraccati "Abahlali baseMjondolo" (“quelli che vivono nelle baracche” in lingua zulù) (www.abahlali.org ).
Da alcuni giorni infatti la principale baraccopoli è stata teatro di violenze e alcune persone sono state uccise. La repressione ha fatto un notevole salto di qualità.
"La realtà, purtroppo, è che nei suoi 4 anni di attività il movimento è stato continuamente bersaglio della polizia. I suoi membri sono stati arrestati innumerevoli volte, accusati di crimini mai commessi, picchiati, perseguitati, minacciati. Le manifestazioni del movimento sono state vietate e represse, e le autorità hanno cercato di rappresentare il movimento come manovrato da forze esterne e antidemocratiche. Diverse organizzazioni che si battono per la libertà di espressione e per i diritti umani hanno denunciato questi atteggiamenti deprecabili da parte delle autorità pubbliche sudafricane" sostiene Francesco Gastaldon (Attualmente a Durban) +2782 62 76 437 (francescogastaldon@gmail.com)

IL CORAGGIO DI UN'AZIENDA


Dopo le prime intimidazioni, 265 esuberi nella sede di Campodarsego, la Carraro DriveTech non esclude di accettare le proposte dei rappresentanti dei lavoratori (FIOM-FIM-UILM) che insistono sugli ammortizzatori sociali previsti dallo stato italiano: contratto di solidarietà e cassa integrazione straordinaria.

Uno spiraglio di luce fioca si intravvede nel mezzo di un periodo buio. Fatica per tutti, perchè cassa integrazione significa 750 euro al mese. Meglio di niente, naturalmente. Ma non è il caso di esultare di gioia.

L'azienda Carraro Group, leader nel settore delle trasmissioni via terra, si trova immersa dentro una grande sfida: la montagna che ha costruito (1 miliardo di fatturato previsto per il 2008) non è forse troppo alta per essere scalata (-62%)? Fede nello sviluppo illimitato, ora tensione e nervosismo tra colleghi di lavoro.
Come stanno realmente le cose? Chi si è saziato con i profitti degli ultimi anni d'oro?

Il presidente parla di coraggio, di azienda più snella, di crisi mai vista prima d'ora... tutto si può dire, purchè non si imponga a operai qualsiasi di immolarsi per il bene dell'intera azienda. Se qualcuno vuole farlo, che lo faccia in piena libertà!

martedì 6 ottobre 2009

RIPARTIRE DAL VANGELO

Di fronte a tante ingiustizie, sia a livello nazionale (vedi lodo Alfano, vedi rapporto Vaticano-Italia, vedi commercializzazione della sanità, ecc...) che a livello locale e personale, l'ascolto e l'incontro con la parola dei vangeli diventa, prima o poi, per un cristiano, la fonte da cui partire.

Per liberarci da dottrine asservite al potere dominante.

Per acquistare fiducia nella nostra coscienza.

Per costruire relazioni vere, gratuite e adulte.

Per credere e contribuire alla realizzazione del regno di Dio qui in terra.

Con queste premesse, mi sto preparando ad intrapprendere un percorso di lettura continuata e studio del vangelo di Matteo, assieme ad un gruppetto di persone che stanno aderendo alla proposta. "Vangelo e yoga" è il nome del gruppo biblico, aperto a chiunque voglia approfondire i testi cristiani, letti e interpretati da chi non ha la pretesa di imporre agli altri delle verità assolute.

UNO SFOGO PATERNO SULL'AUTORITARISMO CLERICALE

Caro Federico,

ti giro questo sfogo paterno, ti sottolineo in grassetto quello che secondo mè è l'essenziale . il resto magari sono le solite Beghe dei bravi parrocchiani. I problemi che sollevi non appartengono solo a Padova e dintorni. Non smettere di farti sentire, noi "pecore senza pastore" abbiamo bisogno di Preti come te!


Laura


CHIESA, QUELL'AUTORITARISMO CHE ALLONTANA I FEDELI


Scritto da: lettera firmata - 03/10/2009

In una lettera dettagliata ( Valsassina News) sulla gestione del catechismo a Primaluna Valsassina (Lombardia), un lettore descrive numerose perplessità: sugli orari, sulla durata, sui luoghi e le modalità. Una riflessione a tutto campo dall'interno, da parte di un fedele attivo.


Gentile Direttore,

ho esitato a lungo prima di scrivere questa lettera. Ma alla fine mi sono deciso a redigerla perché sul vostro sito ospitate link di comunità cristiane. L’informazione a carattere religioso non vi è dunque estranea.
Ne approfitto.

Nei giorni scorsi nella parrocchia di Primaluna, o meglio nella Comunità Pastorale Madonna delle Nevi, si sono tenuti gli incontri dei genitori per l’inaugurazione dell’anno catechistico.
Ho partecipato alla riunione di giovedì 1 ottobre per i genitori di terza elementare.

A grande sorpresa ho notato che i miei disagi, che spiegherò, erano condivisi in forme e per motivi diversi anche da altri genitori e dunque mi sono convinto che il problema non sta solo in una mia errata interpretazione dei fatti. Ma nei fatti stessi.

Mi spiego. Siamo al secondo anno di organizzazione “trasversale” del catechismo. I bambini sono riuniti per classi in luoghi diversi. Per esempio tutti i bambini di terza elementare della comunità andranno quest’anno a catechismo a Primaluna.

Prima annotazione. Il Parroco, luglio 2008, annunciando il progetto, aveva ben spiegato che si trattava di un esperimento che sarebbe stato sottomesso a verifica. Mi risulta che non ci sia stata una riflessione corale su come sia andato questo esperimento.

Il secondo anno risulta una continuazione del primo, con alcune leggere modifiche. Senza verifica corale.

Secondo problema, che io personalmente sento come molto serio. Il nuovo corso catechistico comporta un numero ridotto di lezioni di catechismo. I bambini di terza elementare avranno 13 ore di catechismo. Le ore mancanti saranno compensate da celebrazioni liturgiche. Mia opinione è che mai una lezione di catechismo, con tutte le dinamiche didattiche che comporta, sarà sostituita da delle celebrazioni. Le ore di catechismo mancanti sono perse. E questo a me dispiace.

Poco consolante è stato il fatto che il moderatore della riunione di giovedì scorso (uno dei coadiutori della parrocchia) ha bonariamente “deriso” la mia richiesta di avere più ore, chiedendo a tutta l’assemblea se volessero più ore di catechismo e commentando: “Roberto, sei il solo!! “ Come per dire: “povero Roberto, ma che cosa stai chiedendo?!?”

Non mi dilungo su altri problemi che giustamente sono stati denunciati dal sottoscritto e da altri genitori:
- scomodità degli orari, malgrado la buona volontà messa in opera dalla parrocchia per venire incontro alle famiglie;
- mancanza di integrazione all’interno dei nuovi gruppi di catechismo dovuti anche al fatto che i bambini sono stati delocalizzati e separati da punti di riferimento familiari;
- estraniazione completa dei genitori nella preparazione di eventi sacramentali che hanno prodotto come effetto celebrazioni tipo quella della cresima a Primaluna in giugno 2008 da annoverare tra le celebrazioni più tristi alle quali il sottoscritto abbia mai partecipato.

Morale. Il problema è molto serio e si pone a due livelli: A livello di forma e di contenuto.

La forma prima di tutto: le decisioni sono prese dai preti e subite dal resto della comunità. Deriva autoritaria che di solito avviene quando manca l’autorevolezza. Un vero peccato perché Gesù parlava con autorevolezza. Che ne abbiamo fatto della sua persona e del suo modo di rivolgersi alla gente?

Sul piano dei contenuti: se le ore di catechismo diminuiscono, vuol dire che una parte della tradizione, che è anche dottrina (nel senso nobile della parola) non è trasferita da una generazione all’altra. Peccato perché sembrerebbe che invece l’Arcivescovo (ricevuto in pompa magna da queste parti) insiste proprio sulla traditio fidei.

Forte ed alto io ho detto giovedì scorso che i nostri preti danno l’impressione:
- o di non voler lavorare,
- o di non credere alla Parola di cui sono custodi!

Termino senza però tacere sul problema di fondo che è quello dei catechisti. Una tale scelta pastorale è operata perché mancano i catechisti. Questa è una realtà.
Ma io mi attenderei che i nostri preti facciano di tutto per risolvere il problema invece di subirlo. Temo invece che una delle cause della mancanza di catechisti siano proprio i preti e la loro chiusura mentale (chiamiamolo clericalismo) che li porta a scegliere sempre e solo collaboratori prima di tutto obbedienti. Se sapessero valorizzare le risorse umane che hanno fra le mani –accettandole per quello che sono e non per quello che vorrebbero che siano- i nostri preti si accorgerebbero di quante e quali benedizioni i fedeli laici possono portare loro.

A riprova di questo fatto cito (con un certo disagio) uno scambio di battute che si sono tenute proprio giovedì scorso durante la riunione già citata. Di fronte alle mie critiche , il moderatore ha detto chiaramente e giustamente: “qui mancano catechisti, Roberto, sei pronto a fare catechismo?” “Certo che sì, ho risposto, ma a condizione di insegnare quello che voglio io”. La risposta del moderatore è stata: “Questa tua posizione è anticristiana!”.

Ecco quanto si sente dire uno che si dichiara disponibile a dare una mano a condizione di esercitare fino in fondo la propria soggettività.

Chi dichiara di avere delle idee e di difenderle, nell’attuale Chiesa, è giudicato anticristiano, ancora prima di verificare quali idee ha in testa. Almeno a Lutero hanno dato la chance di parlare prima di scomunicarlo. Oggigiorno si è scomunicati ancor prima di parlare!

Così gira il mondo nella nostra chiesa cattolica. Prima l’obbedienza e poi semmai la libertà di pensare.
Mi spiace veramente.


Presento i miei più cordiali saluti e confido in un dibattito aperto a 360°, sicuro che solo liberando il pensiero e la parola anche il vangelo ritroverà quelle strade che possono illuminare i nostri passi e quelli della nostra gioventù.

(lettera firmata)