sabato 3 ottobre 2009

L'INCONTRO CON MARCO POLITI



(da sinistra: Marco Politi e Giuseppe Stoppiglia)

Ieri, una serata assieme a Marco Politi. L'incontro diretto con l'autore di un libro che, l'ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, si è rifiutato di recensire. Poter vedere, ascoltare e interrogare un uomo di cultura come Politi è stato molto piacevole, nonostante il tema fosse scottante: Chiesa del no, indagine sugli italiani e sulla libertà di coscienza. Nel suo libro - sottolinea Stoppiglia nel suo intervento introduttivo - l'autorevole giornalista di Repubblica, racconta l'incontro con diverse persone, le ascolta senza giudicarle, e rilancia al lettore la palla delle conclusioni, mai assolute ma si spera rispettose e oneste.
L'accento romano coinvolge i partecipanti. Politi usa lo stile narrativo, descrive alcuni suoi incontri, di gente comune e nello stesso tempo straordinaria.
Non mancano gli interventi di un pubblico attento, curioso e sbalordito da certe rivelazioni confidenziali. Politi conosce troppo bene i monsignori del Vaticano e ogni tanto, ci svela le loro debolezze. Quella del "profilattico bucato" credo resterà nella mente di tutti per un bel po'!

I PUNTI IN QUESTIONE

- Alla fin fine, la maggior parte degli italiani compie determinate scelte, seguendo il buon senso e ascoltando la propria coscienza, e non le direttive della dottrina cattolica.

- Credenti (cattolici) e diversamente credenti si trovano molto spesso in sintonia rispetto ai cosiddetti "temi eticamente sensibili". Che strano!

- La situazione italiana è unica al mondo: il Vaticano può ancora influire nelle scelte dello stato, perchè condiziona quella piccola fetta di politici ed elettori che possono fare la differenza. Fino a quando?

- Noi italiani non diciamo in faccia quello che non ci piace. Preferiamo
tacere, "mandare giù", e magari poi borbottiamo infastiditi alle spalle degli interessati. Così le cose non cambieranno mai, o avranno bisogno di molto tempo per cambiare.

-All'interno della Chiesa Cattolica esiste una varietà di pensieri, esperienze, cammini, così diversi e a volte opposti. Eppure il ritornello che percepiamo continuamente proviene sempre da una piccola e sempre la stessa fetta di chiesa. Se ci guardiamo attorno possiamo scoprire cammini autentici di liberazione e di fedeltà al Vangelo.

Aggiungo di seguito un mio articolo pubblicato oggi su Il Mattino di Padova.

CHIESA DEL NO E LIBERTA' DI COSCIENZA

Prendo spunto dal titolo dell'ultimo libro di Marco Politi, editorialista e autorevole vaticanista di Repubblica, che ieri ha presentato a Padova, La Chiesa del no. Indagine sugli italiani e sulla libertà di coscienza, per riportare nuovamente l'attenzione sul ruolo che la Chiesa-istituzione esercita nelle scelte politiche dello Stato italiano. Scrive Politi: «...la Chiesa-istituzione tenta di affermare una sua egemonia sulle leggi. Nell'illusione che le norme possano riuscire a imporre un modello di vita, quando gli stessi credenti hanno già imboccato altre strade. Nel paese dove ha sede il papato la Chiesa rifiuta di accettare di sentirsi “parte” della società», e tantomeno “lievito” o “sale” per usare due immagini dei vangeli.
Che una certa Chiesa stia difendendo i propri principi-interessi, non c'è dubbio ed è una cosa normale, il problema è che li vuole imporre, con dolcezza o prepotenza, da partito politico o da religione civile, anche a chi non si ritiene cattolico o, in quanto cristiano, avrebbe delle ragioni serie per rifiutarli. Inizia la sfilza di quei precisi no, che non sempre vengono accompagnati da altrettanti precisi sì, ovvero da proposte positive, concrete, dal sapore liberatorio. No al testamento biologico, no alle firme di quei 41 preti italiani, tra i quali due padovani, ad un appello lanciato da Micromega per la libertà di cura. Quale eresia nella seguente affermazione: «La decisione di porre fine ad una parvenza di esistenza è di pertinenza esclusiva della persona interessata che ha il diritto di esporla preventivamente in un testamento, oppure alla famiglia di concerto con il medico che agisce in scienza e coscienza»? No alla pillola Ru-486; sì alla vita "piena". E ancora: no al preservativo, sia in Italia che in Africa, in mano ad adolescenti irresponsabili così come ad adulti responsabili; sì all'amore "vero". No alle coppie di fatto, ai Pacs e ai Dico; sì alla famiglia "naturale". No al ritiro immediato delle truppe militari italiane in guerra; sì alla pace. No ad un nuovo direttore di Avvenire che renda il quotidiano della CEI rappresentativo di tutti i cattolici e non solo di quelli “ubbidienti” e “ortodossi"; sì ad una informazione cristiana. E infine: no al respingimento dei barconi di clandestini; sì all'accoglienza senza limiti dello straniero. No ai comportamenti berlusconiani in materia di morale sessuale; sì ad una maggiore sobrietà per chi riveste cariche pubbliche. É giusto, anzi giustissimo, mettere dei paletti lungo quel percorso di crescita nel quale il "bambino" ha profondamente bisogno di essere accompagnato. Se educato alla responsabilità, anche il bambino della fede può diventare cristiano adulto, in grado cioè di discernere il bene dal male, nelle sue mille sfaccettature, per se stesso e per la comunità dove vive. Ma se viene privato di tale consapevolezza, come farà a rendersene conto? Sarà costretto a vivere da eterno fanciullo, cresciuto alla scuola dei divieti, da una Chiesa madre che, spinta da un amore possessivo, non vuole lasciar andare i propri figli sulla via dell'autonomia e delle libere scelte. A questo proposito il papa a Praga ha ricordato - riprendendo un concetto dell'ex presidente Ceco, Vaclav Havel - che la libertà deve essere sempre congiunta alla verità. Ma allora, a quale libertà dobbiamo credere?

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