mercoledì 31 marzo 2010

PANE DA DIVIDERE

"Il Dio di Gesù ci dona pane da dividere,
non pietre da scagliare".


(Alberto Maggi)

UN RECORD ITALIANO DA NASCONDERE

Italia: record di 4,9 miliardi di export di armamenti, in "revisione" la legge 185/90

di Giorgio Beretta

L'industria militare italiana fa il botto. Ammontano infatti a 4,9 miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazione di armamenti rilasciate dal Governo nel 2009 alle aziende del settore con un incremento di ordinativi internazionali (il 61%) sconosciuto ad altri settori dell'industria nazionale. Ed hanno superato quota 2,2 miliardi di euro le effettive consegne di materiali militari. Un duplice record che annovera il BelPaese tra i big player in quello che il "Rapporto della Presidenza del Consiglio sull'esportazione di materiali militari" pubblicato ieri definisce il "mercato globale" degli armamenti (pg. 25).

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GESU' EBREO HA FATTO IL LAICO

GIOVEDI' SANTO

Gesù non voleva sacerdoti. Questa fu la prassi originaria delle prime comunità cristiane ed è la tesi controcorrente del teologo cattolico svizzero Herbert Haag, autore del saggio Da Gesù al sacerdozio. Secondo l'ormai novantenne, già professore alla facoltà teologica di Tubinga dal '60 all'80 e collega di Benedetto XVI, coloro i quali presiedevano l'eucaristia, con l'accordo della comunità, non erano "ordinati", erano semplici membri della comunità. Oggi li definiremmo dei laici, uomini, ma anche donne, di regola sposati, ma anche non sposati. L'elemento determinante era l'incarico affidato dalla comunità. Perchè oggi non dovrebbe essere realizzabile ciò che ieri era possibile?
Domani mattina tutti i preti della diocesi di Padova sono invitati a partecipare alla Messa crismale, presieduta dal vescovo, per ricordare l'istituzione del sacerdozio durante l'ultima cena. Se Gesù, come si sostiene, ha istituito il sacerdozio della nuova alleanza, occorre chiedersi come mai non se ne trovi traccia nei primi quattrocento anni di storia della Chiesa. Gesù non disse mai che tra i suoi discepoli dovessero sorgere un nuovo sacerdozio e un nuovo culto sacrificale. Gesù ha piuttosto indicato, con parole e gesti, di non volere sacerdoti. Egli stesso non era un sacerdote, nessuno dei dodici apostoli, e nemmeno Paolo, lo erano.
Non è un caso se l'istituzione del sacerdozio nasce all'inizio del terzo secolo. Il termine "sacerdos", sacerdote, appare, per la prima volta, per designare i vescovi e anche i presbiteri cristiani, in Tertulliano. Bisogna però riconoscere che la comprensione eucaristica del terzo secolo è dominata dal tema dell'offerta del sacrificio di Gesù e non da quello della presenza. E dove si offre un sacrificio non può non esserci - stando al pensiero dell'epoca - il sacerdote. Dal quinto secolo la celebrazione dell'eucaristia richiede la partecipazione di un sacerdote che abbia ricevuto il sacramento dell'ordinazione. Dal quinto secolo si diffonde anche la concezione secondo cui l'ordinazione sacerdotale conferirebbe a chi la riceve un carattere indelebile. Questa dottrina, ulteriormente sviluppata dalla teologia medievale, è stata dichiarata dottrina di fede vincolante dal Concilio di Trento (sedicesimo secolo).
La condizione per la celebrazione dell'eucaristia non dovrebbe dunque essere un'"ordinazione", ma un "incarico". Questo può essere affidato a un uomo o a una donna, sposato o non sposato.
La crisi di vocazioni e l'abbandono di molti preti, gli scandali che tolgono credibilità all'istituzione ecclesiastica, le comunità senza pastore, dovrebbe far ripensare al ruolo e al carattere del prete, ritornando probabilmente alla concezione originaria, più fedele all'insegnamento di Gesù.

LA TESTIMONIANZA
La conversione da sacerdote a laico di un carissimo amico

[...]Io ho solo un ministero: diventare uomo. Non voglio dimenticare nulla ma attualmente sono prima di tutto uomo, Gesù rimane il mio punto di riferimento perchè da lui imparo ad essere uomo vero, con un occhio a Dio e uno al mondo. La mia Messa quotidiana è la mia vita, il mio lavoro, le relazioni che costruisco, l’amore che riesco a ricevere e a dare. Non sento nessuna nostalgia per il ministero presbiterale classicamente considerato: Gesù non ha fatto il prete, ha fatto il laico e posso assomigliargli di più adesso nella misura in cui trovo il mio modo di essere felice e comunicare felicità. Non mi vedo “in primis” ex prete nè prete in altro modo o cose del genere: sono uomo a modo mio, con la mia storia, i miei errori e le mie intuizioni. Tutto il mondo clericale di cui facevo parte mi sembra un acquario rispetto al mare aperto. Non ho mai avuto voglia di chiedere uno strapuntino sul treno della chiesa: ho il mio posto nello scompartimento, quello che trovo libero, senza dover chiedere nè scusa nè grazie. Del mio essere stato prete resta quello che ho ricevuto dalla formazione, le mie esperienze, le mie competenze. […] E.E.

lunedì 29 marzo 2010

ELEZIONI REGIONALI

CONSIDERAZIONI PERSONALI

1. L'astensionismo, fenomeno trasversale, rispecchia il clima di sfiducia nei confronti dei partiti (non della politica, speriamo!) soprattutto in una situazione di crisi dove il lavoro non appare come la priorità assoluta nei programmi.

"Votare non serve a niente! Tanto son tutti uguali."

2. I numerosi voti ai partiti minori, in modo particolare al movimento di Beppe Grillo che utilizza il web, esprimono la voglia di un cambiamento dal basso, attualmente ancora insignificante ma in continua crescita. In Piemonte ha effettivamente inciso nel risultato finale.

"Non voglio votare contro Berlusconi, ma un programma chiaro e che guardi al futuro."

3. Il senso di concretezza della campagna elettorale della Lega ha stravinto al Nord, da domani vedremo però come riuscirà a gestire il rapporto delicato con il PdL (che è in leggero declino) e soprattutto con l'ex An.

"Zaia parla come noi, è un uomo di fatti, non di parole."

4. Ha vinto il marketing, la percezione della realtà piuttosto che la realtà. Nonostante le inchieste, le censure, le irregolarità... il centrodestra continua a convincere. Perchè?

GESU' E' STATO UCCISO MENTRE COSTRUIVA IL REGNO DI DIO

ALCUNE PRECISAZIONI

Venerdì scorso ho partecipato ad una Via Crucis organizzata dalla parrocchia di Mortise, dove abito. I commenti alle letture evangeliche mi hanno "scandalizzato", forse perchè rispecchiano una teologia che ho abbandonato da qualche anno.

Qual è allora la mia visione?

1. Gesù non è morto volontariamente, Gesù è stato ucciso.
Gesù voleva vivere, amava la vita. Stava donando tutto se stesso per la predicazione del regno di Dio. Sapeva di disturbare gli interessi politici e religiosi dei responsabili del Tempio. A volte è riuscito a sfuggire a situazioni molto pericolose, che lo avrebbero portato alla morte. Ma alla fine, l'odio e l'invidia verso di lui erano talmente forti che i sacerdoti lo hanno ucciso come un sovversivo politico.

2. Gesù non è stato ucciso dai banditi, ma dai responsabili della religione alla quale apparteneva.
Gesù è nato ed è morto ebreo. Ha osservato alcune pratiche della sua religione, ma ha trasgredito, ed invitato gli altri a fare altrettanto, tutti quei precetti che, secondo lui, andavano contro il bene delle persone. I capi religiosi stavano perdendo il controllo delle coscienze e per questo hanno deciso di farlo fuori. La folla ha creduto alle false accuse contro di lui, la stessa folla che lo ha accolto festante a Gerusalemme e poi lo ha abbandonato nel momento del bisogno.

3. Gesù non è morto per noi, perchè non avrebbe mai voluto creare in noi dei sensi di colpa.
Gesù ha sempre predicato la gratuità, per quale motivo dovremmo ringraziarlo per il bene che ha fatto per noi? Il grazie che vorrebbe sentirsi dire è il nostro impegno concreto per il suo ideale: costruire su questa terra il regno di Dio.
Predicare che Gesù è morto per i nostri (e miei) peccati significa creare nel discepolo di Gesù un senso di colpa: esiste in effetti un modo per eguagliare un gesto così estremo? Nessuno potrebbe sentirsi all'altezza...

4. Gesù è vissuto per costruire il Regno di Dio.
Le vere croci non sono quelle che ci procuriamo noi, per il semplice gusto di soffrire o di sentirci i martiri incompresi. Le veri croci, o meglio le difficoltà, sono quelle che troviamo nel cercare di tradurre il messaggio di Gesù nel contesto attuale di questa società. Per fare un esempio, la croce non è un fallimento di coppia, ma la difficoltà di aprirsi a nuove relazioni, di fidarsi di persone nuove.

L'INFERNO E IL PARADISO SONO DENTRO DI NOI

UN RACCONTO ILLUMINANTE

Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.

Un angelo lo accontentò e lo condusse all’inferno. Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili, pur tuttavia i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.

“Com’e’ possibile?”, chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti!”.

“Vedi,” rispose l’angelo, “quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”.
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti.

Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico a quello visto all’inferno e, nell’immenso salone, un’infinita tavolata di gente e un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.

C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.

“Ma com’e’ possibile?”, chiese il samurai.

L’angelo sorrise.

“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.

L’inferno e il paradiso sono dentro di noi.

venerdì 26 marzo 2010

LA CRITICA NON E' PIU' UN VALORE

ASCOLTA L'INTERVENTO STRAORDINARIO DI MILENA GABANELLI (clicca qui)

[...]Siamo sull'orlo di una sconfitta civile...

[...]Domenica si va a votare, voi avete un'idea di quale sia il programma dei candidati governatori delle vostre regioni e quanti altri incarichi hanno? Non si è fornita ai cittadini la possibilità di formarsi una libera opinione. Ma al cittadino non frega granchè perchè [...] nel nostro Paese la critica non è considerata un valore e questo giustifica e spiega la ragione per cui non è compresa la gravità della prevaricazione. [...]

Milena Gabanelli

mercoledì 24 marzo 2010

PERCHE' L'ABORTO?

LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL CARD. BAGNASCO


[...]Alcune premesse sono d’obbligo. Primo: l’aborto non è un qualcosa che vuole introdurre la sinistra. È una legge dello stato, che anche la destra vuole mantenere. [...]Secondo: gli aborti sono in diminuzione. E i dati in aumento sono tragicamente quelli clandestini, non quelli legali, specie tra alcune popolazioni immigrate.Ma allora perché tornare ancora su questo tema? [...]Ed è così che tutto il resto passa in secondo piano: gli scandali, l’illegalità fatta sistema, la corruzione, la menzogna politica come linguaggio ordinario, il rifiuto del confronto democratico e la preferenza per l’insulto a distanza, tramite telegiornale. Si vota alle elezioni, regionali per giunta, che dovrebbe significare occuparsi del bene comune a livello locale: ma per i vescovi bisogna votare pensando all’aborto. Una scelta anti-federalista per definizione, oltre tutto.[...]

Stefano Allievi (leggi tutto)

LA SPERANZA

"La speranza è come una strada
di campagna,
che si forma perchè la gente
inizia a percorrerla".


(proverbio indiano)

A TRENT'ANNI DALL'UCCISIONE DI MONS ROMERO

WOJTYLA PRETESE O ESCLUSE?
Due testimonianze in contrasto tra di loro. A chi dobbiamo credere?
Ogni profeta, dopo la morte, diventa un martire "indimenticabile" sia agli occhi dell'istituzione che, in qualche modo, ha permesso quella morte sia agli occhi della povera gente per la quale ha donato la vita.
Se mons. Romero potesse parlare!


Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio e storico della Chiesa, scrive oggi su Il Corriere della Sera:

"Papa Wojtyla aveva intuito la profondità drammatica della vita di Romero. Nel 1983, in visita al Salvador dopo la contestazione del Nicaragua sandinista, pretese di andare sulla sua tomba cambiando programma. La cattedrale era chiusa. Aspettò caparbiamente che gliela aprissero e si inginocchiò stendendo le mani sulla tomba e dicendo: Romero è nostro".


Josè Maria Vigil, teologo spagnolo, scrisse invece:

[...]Romero conobbe
solo i primi diciassette mesi del pontificato
di Giovanni Paolo II, ma questo
breve tempo fu sufficiente per manifestare
il conflitto.

[...]Quando fu a Roma, la curia vaticana
gli creò delle difficoltà per concedergli
l’incontro con Giovanni Paolo II,
dovendosela procurare personalmente,
arrivando fisicamente a fianco del
Papa durante l’udienza generale per
reclamarla.

[...]Si può dire che il conflitto proseguì
dopo la sua morte: Giovanni Paolo II
escluse dal programma della sua
visita a San Salvador una visita alla
tomba di Romero, includendola poi
in modo imprevisto e fuori programma,
così che da un lato la “compì”
ma dall’altra non acconsentì a condividere
la sua devozione per Romero,
mettendo così in chiaro che non
la avallava.

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martedì 23 marzo 2010

COME RESTITUIRE LA RAI A CHI PAGA IL CANONE?

[...]Ma come restituire una volta per tutte la Rai ai suoi legittimi proprietari, cioè ai cittadini che pagano il canone, sottraendola al controllo dei partiti e dei potenti che ad ogni elezione la considerano un bottino da spartirsi per quote? Come garantire nei TG e nei GR un autentico pluralismo, dando voce non solo alla politica ma anche e soprattutto alle tantissime articolazioni della società (associazioni, sindacati, università, scuole, centri di ricerca, comunità locali)? Per quale via riportare all’interno dell’azienda l’ideazione dei palinsesti, oggi largamente delegata alle società esterne che adattano format di importazione? Quale dev’essere il corretto rapporto fra programmi e pubblicità in un autentico servizio pubblico? In che modo designare gli amministratori della Rai perché questa sia al servizio di tutti?

Gilberto Squizzato

LA TV CHE NON C’E’ (come e perché riformare la Rai), Minimum Fax, pag. 237, € 13,00

DON GALLO E IL SUO SIGARO

Cosa la immalinconisce di più?

L’ipocrisia, il fariseismo, l’indifferenza, il fascismo che leggo tra le linee, nei piccoli gesti quotidiani, nel disprezzo gratuito. Io sono un miracolato. Resistenza, democrazia, Concilio Vaticano secondo. Ho rischiato di diventar matto a forza di tragedie. Ma al tempo stesso non voglio correre il rischio di negare a chiunque mi si pari davanti, due diritti fondamentali: alla non sofferenza e al piacere.

don Gallo

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lunedì 22 marzo 2010

IL POTERE FRAGILE

"Un potere che non si confronta è un potere fragile."

Giovanni Floris

(Che tempo che fa - domenica 21 marzo)

IL PAPA E IL POTERE SACERDOTALE

"Il sacerdote, scrisse san Giovanni Maria Vianney, ha la chiave dei tesori del cielo: è lui che apre la porta, è lui il dispensiere del buon Dio, l’amministratore dei suoi beni".

Benedetto XVI

(dalla lettera ai cattolici irlandesi sugli abusi sessuali del clero)


L'opinione di Giovanni Sarubbi

E’ questa l’idea perversa che è alla base delle violenze sessuali nella chiesa e di tutti i tradimenti del Vangelo di Gesù dove non c’è posto per sacerdoti se non nel ruolo di coloro che opprimono il popolo e che alla fine decidono di crocifiggere proprio Gesù, cioè l’idea stessa che possano esserci uomini e donne liberi dal potere oppressivo delle religioni. E’ l’idea sacerdotale con il potere che la pervade l’origine di tutti i mali della chiesa cattolica. Senza mettere in discussione questa idea nessuna soluzione si potrà mai dare né alla pedofilia, né alla simonia che la infetta, né all’arricchimento di preti vescovi cardinali papi, né alla violazione di tutte le altre leggi che il cosiddetto magistero ha proclamato come sacri, santi, volere di dio ecc. e che essa stessa viola continuamente. Dice il Vangelo di Matteo che i sacerdoti impongono agli altri regole e pesi che essi neppure si sognano di considerare (cap. 23).

BERLUSCONI INVIA I SUOI DISCEPOLI

"Vi nomino missionari della verità e della libertà per andare a convincere chi ancora non è convinto"

Silvio Berlusconi

durante il comizio a p.zza san Giovanni a Roma, sabato 20 marzo

OBAMA REALIZZA UN SOGNO: SANITA' PER TUTTI

IL TEMPO DELLA RIFORMA E' ADESSO: IL REGNO DI DIO E' QUI

[...]Al cuore di questo dibattito c' è un interrogativo: continueremo ad accettare un sistema sanitario che tutela più le società assicurative che i cittadini americani? Perché se questo voto va male l'industria delle assicurazioni continuerà ad agire senza regole. Continuerà a negare copertura finanziaria e cure alla gente. Ad aumentare vertiginosamente i premi del 40 o del 50 o del 60% come hanno fatto in queste ultime settimane. E' cosa nota. Ed ecco perché i lobbisti delle assicurazioni, mentre vi parlo, stanno imperversando nelle anticamere del Congresso. Ecco perché stanno inondandoci di annunci pubblicitari contro la riforma spendendo milioni di dollari, ecco perché stanno facendo di tutto per uccidere questa legge.

Quindi, l'unica domanda è: dobbiamo permettere a questi interessi particolari di trionfare un'altra volta? O dobbiamo far sì che questo voto rappresenti la vittoria del popolo americano?

Il tempo della riforma è adesso. [...]

E se anche voi credete sia giusto, bene, ho bisogno del vostro aiuto per concludere la battaglia che loro hanno iniziato. Ho bisogno di voi al mio fianco. Proprio come quando venni qui, tre anni fa, all'inizio della nostra campagna, ho bisogno che voi bussiate alle porte e parliate ai vicini e telefoniate e facciate sentire la vostra voce, in modo che vi possano sentire sull'altra riva del fiume. Credo ancora che possiamo fare quello che è giusto fare. Credo ancora che possiamo fare quello che è difficile fare. Il bisogno è grande, l'occasione è qui. E il tempo della riforma è adesso.

Barak Obama

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sabato 20 marzo 2010

DARE E RICEVERE: LA CONDIVISIONE DEI PANI

IL GRUPPO "VANGELO E YOGA" SI INCONTRA, SI ASCOLTA E LEGGE IL CAP. 14 DI MATTEO


SCENA DI MORTE
Giovanni Battista denuncia la relazione immorale di Erode con la moglie di suo fratello Filippo, e ne paga le conseguenze. Come può il presidente di una regione ebrea non osservare la legge di Mosè?
Erode si sente in colpa, ma le critiche di Giovanni lo disturbano.
Erodiade ha lasciato suo marito per seguire Erode, per soldi, e non vuole che un profeta rovini i suoi piani. Troverà il modo per sbarazzarsi di lui.
Erode, come Pilato, per non far brutte figure davanti alla sua gente, e in fede ad una promessa fatta, fa decapitare Giovanni.
Paura di perdere voti. Di deludere le aspettative dei suoi elettori. Di non accontentare la donna che lo ha sedotto per interesse.
Alla fine sceglie di non scegliere e uccide un innocente.

SCENA DI VITA
Il miracolo della condivisione dei 5 pani e 2 pesci. Quando si condivide, ce n'è per tutti! Anzi, ce n'è in più!
Quando benediciamo (diciamo bene di) quello che abbiamo e che siamo, riusciremo a superare qualsiasi difficoltà, imprevisto, emergenza.

LA DOMANDA
E' più facile credere nel miracolo della moltiplicazione dei pani o della condivisione dei pani?
E' più facile aspettare il miracolo dal cielo o realizzarlo insieme, qui, con quello che abbiamo?

LA CONDIVISIONE
Dare e ricevere.
Dare gratuitamente, senza pretendere il contraccambio.
Nonostante le aspettative. Che bello se c'è un ritorno!
Dare senza mettersi sul gradino del benefattore.
Ricevere con gratitudine. Più di quello che si dà.
Dare quello che si è. Senza consumarsi e annullarsi.
Siamo servi inutili.
Scambio oltre la legge del mercato.
I prodotti non hanno un prezzo, conta la relazione.

"Gesù non è nel pane, ma nello spezzare il
pane"


LA SOLITA DOMANDA
E' più facile dare o ricevere?
E' più facile amare o lasciarsi amare?
Si può dare o amare qualcuno, se prima non ci si ama?

"Ama il prossimo tuo, come te stesso"

LA FATICA DI PIETRO
Fidarsi è difficile, soprattutto quando facciamo esperienza di tradimenti.
Fidarsi non è scontato. "Conosco da una vita la persona che amo ma non significa che abbia fiducia in lei".
Fidarsi è un cammino. "Lo so che è vitale, ma non ci riesco sempre".
Fidarsi di Gesù cosa vuole dire?
Mi irrigidisco e cado. "Dubito per non lasciarmi ingannare".
Fidarsi di chi potrebbe plagiarci ci rende schiavi.
Fidarsi di chi ci ama e ci lascia liberi... allora sì.

LA NOSTRA ESPERIENZA
A coppie.
Chi parte per primo?
Uno è disteso, l'altro seduto accanto.
Uno riceve, l'altro dona.
Uno tocca, preme leggermente su alcune parti del corpo dell'altro trasmettendo calore, energia.
L'altro accoglie, ascolta e si ascolta.
Poi si cambia. E' la condivisione.

CHIEDERE AIUTO

EMERGENZA DEMOCRATICA E POLITICA

[...]
Del resto, quello che più d'ogni altra cosa dobbiamo comprendere è che le mafie sono un problema internazionale e internazionalmente vanno contrastate.
L'Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista.

Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell'offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all'economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.

Sarebbe triste che i cittadini, gli elettori italiani, dovessero rivolgersi all'Onu, all'Unione Europea, all'Osce per vedere garantito un diritto che ogni democrazia occidentale deve considerare normale : la pulizia e la regolarità delle elezioni.
Dovrebbe essere normale sapere, in questo Paese, che votare non è inutile, che il voto non si regala per 50 euro, per un corso di formazione o per delle bollette pagate. Che la politica non è solo uno scambio di favori, una strada furba per ottenere qualcosa che senza pagare il potere sarebbe impossibile raggiungere. Che restare in Italia, vivere e partecipare è necessario. Che la felicità non è un sogno da bambini ma un orizzonte di diritto.

Roberto Saviano

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venerdì 19 marzo 2010

VORREI

UN SOGNO, UNA PREGHIERA, IL DESIDERIO DI MOLTI

Vorrei tanto riuscire a "spogliarmi" di tutti i condizionamenti che hanno inquinato la mia vita in questi anni.
Di tutti i meccanismi di controllo che ho dovuto mettere in moto per proteggere le persone che amo.
Mi sono un po' dimenticata di me.
Sento anch'io il bisogno di un risveglio,
di una semplicità e di un'autenticità che,
da troppo tempo,
non mi appartengono più,
ma che amo moltissimo.

LA VERA IMMAGINE DI DIO

La vera immagine di Dio, che è comunione d’amore personale, non è né il monaco né il prete celibe e neppure il papa, ma è la coppia umana che vive di un amore reciproco così intenso da essere "una carne sola". Per questo, secondo un detto rabbinico, «il celibe diminuisce l’immagine di Dio».

Vito Mancuso

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PRESENTAZIONE VIAGGIO IN CAMERUN

DICEMBRE 2010 - VIDEO FESTA TRADIZIONALE DI FOUMBAM

Domenica 28 marzo,
alle ore 16,
presso la cappella San Giuseppe Lavoratore,
via IV Strada 7,
zona industriale di Padova
(uscita tangenziale n°16)
ci sarà la presentazione del prossimo viaggio in Camerun,
previsto per dicembre 2010,
in occasione di un'importante festa tradizionale
nel villaggio di Foumbam in Camerun.

Un viaggio per chi vuole conoscere un'Africa
non raccontata dalle televisioni e dal mondo occidentale,
sperimentando l'ospitalità e la gratuità
del popolo africano.

Un viaggio per chi vuole conoscere se stesso
nell'incontro con il diverso,
e nella condivisione di gruppo.

giovedì 18 marzo 2010

LA CLANDESTINITA' DEI RAPPORTI

Non esistono solamente gli immigrati clandestini.
Esistono anche gli amanti clandestini.
Esistono rapporti clandestini.
Vissuti male perchè sbagliati. Forse.
Vissuti con la paura di essere scoperti.
Giudicati. Condannati. Espulsi.

Ho vissuti anni clandestini.
Con la paura che il mio amore,
fosse motivo di scandalo.
Un pretesto per essere licenziato.
Allontanato dall'altare.

Ho vissuti giorni clandestini,
a motivo della mia pelle bianca.
Con la paura di essere rapito,
in un Paese ricco di petrolio
e derubato del suo futuro.

Prima o poi i miti tramontano,
la clandestinità lascia il posto alla libertà,
senza bisogno di documenti, timbri e approvazioni.
E la paura lascia il posto alla verità.
Sudata. Fragile. Vera.

UNA GIORNATA ITALIANA

ECCO PERCHE' SENZA IMMIGRATI SAREMMO PERDUTI

(GUARDA VIDEO)

martedì 16 marzo 2010

SULLA PEDOFILIA NELLA CHIESA

AMARE E LASCIARSI AMARE DALLA DONNA

Ricordurre tutto il fenomeno dei preti pedofili al ruolo marginale della
donna, religiosa e laica, all'interno della Chiesa Cattolica, mi sembra
riduttivo. L'articolo della prof.ssa Lucetta Scaraffia, apparso qualche giorno
fa sull'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, potrebbe sembrare
un tentativo (malriuscito) per distogliere lo sguardo, di molti fedeli
scandalizzati, dal problema centrale. I fatti degli ultimi anni non possono non
riportare la questione sul celibato obbligatorio dei preti e ancor più sulla
visione negativa della sessualità che sottosta alla dottrina cattolica. Il noto
teologo Hans Küng, su Le Monde del 5 marzo, reclama “l’abrogazione della regola
del celibato, radice di tutti i mali”.
Ieri mattina, su Radio 24, ho ribadito l'importanza, per un prete, di trovare
il proprio equilibrio affettivo-sessuale, che permetta quindi di svolgere
serenamente il ministero pastorale. Non voglio nemmeno imporre il matrimonio,
eppure in altre confessioni cristiane è addirittura obbligatorio sposarsi prima
di ricevere l'ordinazione. Il problema è che la repressione crea devianza,
bloccare cioè le proprie pulsioni e i propri sentimenti causa, prima o poi,
un'esplosione incontrollabile.
«Le donne infatti, sia religiose che laiche – sostiene l'editorialista
dell'Osservatore Romano - sarebbero per natura più portate alla difesa dei
giovani in caso di abusi sessuali, evitando alla Chiesa il grave danno che
questi colpevoli atteggiamenti le hanno procurato».
E' comunque funzionale alla logica maschilista, pensare alla donna come il
rimedio, fosse anche il migliore, per riparare gli atroci danni compiuti da
uomini celibi. Riconsegnare valore, dignità, parola alla donna nella Chiesa
significa portarla "sopra l'altare", significa amarla e lasciarsi amare da lei.
Se i preti potessero amare e lasciarsi amare dalla donna, probabilmente la
Chiesa si arricchirebbe di un maggior spirito materno, di buon senso e di
delicatezza. Per amare, però, occorre ricollocarsi tutti sullo stesso livello,
seduti in cerchio attorno al fuoco, come avviene in alcune tribù indigene.
Purtroppo, i retaggi culturali del passato, intoccabili in nome di una
Tradizione Divina, continuano a influenzare e determinare le scelte della
Chiesa che si trova invece a vivere oggi, in questa attuale società. Il
celibato imposto, ma soprattutto la repressione dei sentimenti e di una sana
sessualità, porta il celibe per obbedienza, a vivere spesso relazioni ambigue,
che compromettono la serenità della predicazione. Rivedere alcune norme
disciplinari della dottrina cattolica e ripensare al suo ruolo in questa
società, richiede inevitabilmente il contributo autentico e autorevole di tutti
i soggetti direttamente coinvolti. Ma la svolta sembra ancora lontana!

(pubblicato oggi su Il Mattino di Padova)

lunedì 15 marzo 2010

INCONTRO CON "LA PAROLA" DI VICENZA

PERSONE LIBERE E RESPONSABILI NEL MONDO

L'incontro di ieri pomeriggio con l'associazione "La parola" di Vicenza, composta da omosessuali credenti, è stato molto bello e arricchente. Ho respirato un clima familiare, fin da subito.
Da quando incontro persone omosessuali, il mio istinto (condizionato dalla cultura dominante), mi spinge inconsciamente a verificare se le loro facce e i loro comportamenti, sono particolarmente "diversi" da quelli delle persone eterosessuali.
Ebbene no. Il tuo collega di lavoro "normale", il tuo vicino di casa "normale", il tuo fratello... potrebbe essere omosessuale. E allora che problema c'è?!

Dovevo proporre una riflessione sul tema: "Cristiani liberi e responsabili nella Chiesa di Dio" che poi invece ho modificato con "Persone libere e responsabili nel mondo".

E di persone libere e responsabili ce le avevo proprio davanti ai miei occhi, lì, sedute attorno ad un tavolo. Cosa potevo insegnare loro?

Libere di amare, di ascoltare la propria coscienza, i propri sentimenti. Di non lasciarsi condizionare dalla mentalità dominante. E soprattutto di agire senza paura. Liberi di considerarsi credenti, amici di Gesù nonostante abbiano sperimentato una chiesa troppo lenta rispetto alle scoperte scientifiche. Non è il sole a ruotare attorno alla Terra. L'omosessualità non è una malattia!

Io e loro a condividere le difficoltà di compiere scelte coraggiose. E la bellezza di sentirsi responsabili delle proprie decisioni. Non da soli, non vittime incomprese, non eroi martiri. Persone in cammino, fragili, ma sincere, vere. Amanti.

Grazie a tutto il gruppo.

sabato 13 marzo 2010

LE PARABOLE SUL REGNO DI DIO

IL GRUPPO BIBLICO "VANGELO E YOGA" SI INCONTRA, ACCOGLIE E SI LASCIA FECONDARE DAL CAP 13 DEL VANGELO DI MATTEO


Parlare in parabole era consuetudine nelle scuole rabbiniche. Racconti simili alle favole di Esopo o ai proverbi africani. Semplici nel linguaggio, misteriosi nell'interpretazione. Il messaggio non si comprende mai definitivamente e non si esaurisce nella parola scritta.

Gesù parla in parabole per descrivere il Regno di Dio e le comunità dei suoi discepoli le interpretano.
Prima sembrano rivolte ai missionari-predicatori e poi invece agli ebrei convertiti al messaggio di Gesù.

PRIMA
Il messaggio è questo: "Quando predicate (seminate), quando dovrete annunciare il mio messaggio di amore, di giustizia, di condivisione... non date giudizi sulle persone che incontrate, non spetta a voi farlo! Seminate senza pregiudizio, senza calcolo, senza escludere nessuno!"

DOPO
Il messaggio è questo: "Accogliere il messaggio di Gesù richiede una conversione, un cambiamento di vita in vista di un giudizio finale".

Il "prima" mi sembra più in sintonia con la logica del Dio di Gesù! Il "dopo" più con la logica degli uomini che, per ottenere qualcosa, devono mettere paura, dare delle scadenze, promettere un premio.

IL REGNO DI DIO: MALE E BENE CONVIVONO

Il grano cresce assieme alla zizzania. La separazione avviene dopo il raccolto.
I pesci buoni vivono assieme ai pesci cattivi. La separazione è opera del pescatore.
Bene e male due facce della stessa medaglia.
Male non è assenza di bene, forse è uno stadio necessario per arrivare al bene.

LA RELATIVIZZAZIONE (non il relativismo!) CHE DONA SERENITA'

Chi sono io per giudicare se una cosa, una scelta, una persona è giusta o sbagliata in assoluto?
Sbagliata e dannosa per me, giusta e necessaria per un altro.
Giusta oggi, sbagliata domani. Chissà!

"La malattia che all'inizio vivevo come fallimento, è diventata risorsa vitale".

"Un figlio che da una parte delude le aspettative dei genitori dall'altra esaudisce il sogno, ad esempio, della persona che ama."

"Non credo in un Dio giudice, il giudizio che uccide spesso ce lo diamo noi, l'inferno e il paradiso lo sperimentiamo già su questa terra."

"Siamo stati educati a porre tutto in contrapposizione. Bene e male, giusto e sbagliato, bianco e nero... e questo ci provoca tanta inutile sofferenza."

"Ci sono situazioni che vanno oltre la nostra possibilità di conoscenza. Affidarsi al mistero fa parte della nostra natura umana."

"La relazione con le persone diventa il metro di misura per dare senso a qualsiasi esperienza."

LA PARABOLA DI IVANO

Quando vado a funghi, raccolgo i funghi buoni e lascio vivere quelli non commestibili o velenosi. Non sono anch'essi necessari per l'ecosistema del bosco? Perchè qualcuno si permette di calpestare e distruggere i funghi che, al suo palato e alla sua salute, non sono buoni?

UN'INTERPRETAZIONE INTERESSANTE del cap.13

Gesù vuole condurre i suoi discepoli e alcuni della folla aldilà del lago di Tiberiade dove vivono popolazioni non ebree, giudicate pagane, impure, peccatrici. Vuole far attraversare il nuovo Mar Rosso, dalla schiavitù dei pregiudizi e del nazionalismo alla libertà della ricchezza delle diversità.
Un salto di qualità che non trova però accoglienza, neppure tra i suoi discepoli, ma incredulità. A Gesù non resta che sedersi e spiegare, attraverso delle parabole, l'importanza di non giudicare male una persona per il fatto che non appartiene alla stessa religione, nazionalità, cultura, ...orientamento sessuale...visione teologica...

venerdì 12 marzo 2010

FOTO E RACCONTI SUL VIAGGIO IN NIGERIA

LO STATO PIU' POPOLATO DELL'AFRICA
LO STATO DAL QUALE PROVENGONO MOLTI MIGRANTI DELLE NOSTRE CITTA'
UNO STATO RICCO DI CONDRADDIZIONI





(nella foto il quartiere Jabi ad Abujia)


SABATO SERA, ALLE ORE 21,
presso il Circolo culturale "Cameroes",
via Po, 56 Altichiero - Padova
(segui indicazioni Telenuovo)

racconterò del viaggio di famiglia in Nigeria,
attraverso alcune foto e video.

Siete tutti invitati!

mercoledì 10 marzo 2010

DENTRO AL MITO NON ESISTE CONFRONTO

A Padova, si sta parlando molto (anche a vanvera) sulla vicenda di don Paolo Spoladore, prete diocesano molto seguito e stimato, non solamente per la questione che lo ha portato al centro della stampa locale (ovvero la sua presunta parternità) ma soprattutto, e per fortuna, per il metodo della sua predicazione, così baciata dal successo.

Il mio intervento di ieri, in un editoriale de Il Mattino di Padova, che voleva far riflettere sulla dipendenza da qualsiasi leader e sui principi della filosofia di Spoladore, mi ha fatto intuire la portata del fonomeno. Ho ricevuto abbastanza e-mail e sms per capire come i sostenitori e amici di don Paolo si stanno prodigando per difenderlo appassionatamente. Ma ho anche ricevuto messaggi in sintonia con la mia posizione.

Di seguito troverete:
1. Il mio articolo "Dentro al mito non esiste confronto" (che il quotidiano purtroppo ha sostituito con un titolo più commerciale e ad effetto)
2. 2 lettere e 1 sms
3. L'articolo dell'amico don Pietro Milan, apparso oggi, sempre su Il Mattino di Padova.

1. DENTRO AL MITO NON ESISTE CONFRONTO

"Il nostro mito ci è sempre nascosto,
sono coloro che vivono in un orizzonte diverso
a svelarcelo" (Raimond Panikkar)


La scuola di pensiero sulla quale si fonda la predicazione di don Paolo Spoladore è certamente interessante e garantisce un successo indiscusso, perchè risponde ai bisogni concreti di molte persone coinvolte in diverse forme di malattia, unendo spiritualità e psicologia, musica e Sacra Scrittura. Magari altri preti avessero il coraggio di tentare strade nuove pur di risvegliare molti fedeli apatici e insoddisfatti! Ma non è questo il punto. Ogni strada è buona purchè non si imponga come La Strada. Ovvero dentro al "mito Spoladore" è possibile il confronto?
Conosco i suoi testi di riferimento, alcuni anni fa glieli chiesi e lui, con gelosia e affetto, me li diede assieme a questo semplice avvertimento: "Attento a non credere a tutto quello che dicono!"
In effetti non credo che farsi male alla mano destra o a quella sinistra, in seguito ad un incidente stradale, abbia un diverso significato. Ma nello stesso tempo sono profondamente convinto che molte malattie siano la conseguenza di traumi psicologici ed emotivi. Proprio come ci insegna la saggezza popolare: "Non arrabbiarti, altrimenti ti viene un tumore al fegato!" oppure "Dalla paura mi è venuto un infarto!" Se allarghiamo però gli orizzonti e pensiamo alle malattie o alle catastrofi naturali che tuttora causano la morte di molti esseri umani, dall'ultimo tsunami in Chile alla malaria in Camerun, dal terremoto ad Haiti alla diarrea in Somalia, non possiamo automaticamente ricondurre tutto il male alla sfera psicologica e razionale dell'individuo.
La pace, il perdono, e quindi la salute, non è sempre il frutto di un cammino volontaristico di perfezione individuale; molto spesso è un continuo percorso comunitario che si incrocia con la fragilità della natura e si arricchisce nella relazione con altre persone o esperienze. A volte è addirittura accettazione di un mistero inconoscibile, più grande di noi.
In secondo luogo, che la medicina moderna sia fortemente animata da interessi economici, e che le sue terapie siano studiate per finanziare le case farmaceutiche, è verissimo. Ma nella proposta di Spoladore, non c'è sempre qualcuno che ci guadagna?
Usare le scoperte scientifiche o le tecniche del marketing per insegnare agli altri a non lasciarsi ingannare da medici istituzionalizzati o dal marketing stesso è il lavoro di qualsiasi azienda competitiva. La candela comprata nella sede di Usiogope non costa forse quanto una scatola di aspirine?
Infine, quale soddisfazione si prova nel "trovare la verità" dopo un corso con don Paolo, mentre il proprio partner o i propri amici diventano gli ignoranti da convertire, i persecutori da evitare? "Se non frequenti il corso base non puoi capire!" Non è pericoloso sperimentare il paradiso mentale estraniandosi dalla realtà? O trascinare le persone care dentro il recinto del proprio benessere autocentrato? La liberazione reale dai mali non coincide con una percezione soggettiva di libertà, legata alla sfera delle emozioni. Tagliare il cordone ombelicale originario per poi formarne un altro con una guida, una dottrina, un comportamento, sposta semplicemente ma non risolve il problema.
Credo infatti che la dipendenza da qualsiasi leader, onesto o falso che sia, è pur sempre una forma di schiavitù, una droga che certo non finanzia organizzazioni criminali o che porta alla morte, ma che lascia i rispettivi seguaci dei fanatici bambini, con l'eterna illusione di essere diventati adulti e felici.


2.LE REAZIONI

Caro (don) Federico,
Ho sempre avuto simpatia nei tuoi confronti.
Nonostante io ti abbia visto solo una volta di persona, in occasione della tua prima messa, mi è rimasto il ricordo di una persona buona.
Ed ho sempre rispettato le tue scelte: molto meglio un sacerdote che lascia la strada per intraprenderne un'altra, che scegliere la via del sotterfugio, della doppia vita etc.
Quindi simpatia, dicevo, ma anche stima ed ammirazione, per la giovane età della tua scelta vocazionale, ma anche e soprattutto per la capacità di saper prendere certe decisioni.
Ora però, caro Federico, leggo il tuo intervento sul Mattino e resto deluso.
Innanzitutto, non mi sembra che Don Paolo sia intervenuto scrivendo ai giornalisti quando tu hai deciso di lasciare il sacerdozio e quando tutti i giornali scrivevano di te.
E poi, mi chiedo, cosa ti spinge ad affermare ciò che affermi?
Ecco, non mi aspettavo che anche tu cadessi nel calderone del chiacchiericcio e nel pastone della carta stampata, parlando un po’ a vanvera. Anzi, mi sarei aspettato un intervento a sostegno di Don Paolo, se non altro per solidarietà verso chi, come te, ha il coraggio di rompere con gli schemi tradizionali.
Ho frequentato anch’io i corsi di Don Paolo e vado molto volentieri a sentire i suoi concerti e, quindi, penso di poter aver titolo per trovare il tuo intervento totalmente fuori luogo.
Chissà, ci sarà qualche astio latente ancora da digerire. Altrimenti non mi spiego l’intervento da una persona come te.
La “vita è dura per gli artisti”, dice un mio collega. Ed è così, e sarà sempre così. Da ciò, invidie, gelosie ed altri sentimenti di avversione. Come così probabilmente sarà anche per te.
Don Paolo non solo è un artista (uno tra i più famosi ed ascoltati musicisti di musica religiosa), ma ha anche delle doti superiori ad altri. E’ quindi normalissimo ci sia chi vede in lui un punto di riferimento e che ha tagliato il cordone ombelicale senza accorgersi di averne creato un altro.
Ma non è per tutti così, credimi.
E quand’anche fosse, caro Federico, nella società moderna, dove sono venuti meno i veri riferimenti e dove basta un qualsiasi mago o santone perché la gente veda in loro una guida, avere come guida Don Paolo è sicuramente un bene.
Ti allego, a tal proposito, un mio intervento sul forum on line del Gazzettino.
Buona vita.

N.


Ciao Federico, mi è piaciuto il tuo articolo sul Mattino,
sono d'accordo con quello che dici.
In questi giorni pensavo che lo Spoladore dei primi concerti piaceva anche a me,
poi quando ha cominciato a diventare un "mito" con seguaci anche un po'
fanatici non mi è più piaciuto.
Ancora una volta mi pare di capire che i miti prima o poi cadono
e quello che veramente resta sono la vita reale e le relazioni con le persone.
Ciao.
B.


Ciao fede...Ho cercato di non pensarci e andare oltre... Ti prego, dimmi che quelle cose che ci sono sul mattino non vengono tutte da te... Non prenderla come un'offesa ma pensavo che proprio tu che hai dovuto subire e subisci tuttora il giudizio della gente, avresti capito cosa vuol dire essere additati e calunniati...in un modo che nessun essere umano merita. Scusami.
B.


3. L'OPINIONE di don Pietro Milan (cooperatore festivo)

Dal caso di don Spoladore
ai preti impreparati al dialogo


In un comunicato ufficiale sul caso Spoladore la Curia di Padova parla di dolore e di sconcerto. Di dolore lo posso anche capire, ma di sconcerto no, questo non riesco proprio a comprenderlo. E poi, sconcerto per che cosa? Perché don Paolo avrebbe un figlio? A dar credito a voci bene informate, non sarebbe l’unico sacerdote della Diocesi a trovarsi in una simile situazione. Solo che secondo una prassi collaudata riconoscere un figlio per un sacerdote comporterebbe l’allontanamento dal proprio ministero. Meglio allora non riconoscere ufficialmente nessun figlio e magari essere trasferiti ad altro luogo e ad altro incarico, meglio ancora se fuori Diocesi.

Il problema così travalica il semplice caso Spoladore, anche se il grido di dolore che sale dalla Curia padovana si guarda bene dall’a ffrontare gli interrogativi più vasti che il caso, qualora fosse comprovato, comporta e come sempre riduce il tutto a una semplice questione individuale. Lo scandalo vero, infatti, non riguarda le eventuali defezioni alla legge del celibato, ma caso mai il modo prevalentemente negativo con cui si è educato e si continua ancora a educare al celibato. Lo scandalo consiste nella obbligatorietà e nella severità della legge del celibato e nell’ossessivo gridare allo scandalo ogniqualvolta un prete, quando finalmente affronta la vita, scopre di non esservi tagliato. Lo scandalo caso mai consiste nella devastazione umana di una educazione spiritualistica che comprime fino quasi a negarla ogni affettività e nella grande sofferenza con cui molti preti, non solo quelli che lasciano ma anche molti di quelli che continuano convintamente ad esercitare il loro ministero, si sono riappropriati e si riappropriano della loro umanità.

La Curia di Padova, si dice, ha aperto un’indagine sull’i nsegnamento di don Paolo. Era ora. Ma sarebbe anche ora che si aprisse un’indagine su tanti altri insegnamenti. Sembra infatti che al momento, ma già da tempo è così, la preoccupazione predominante sia quella di «riempire i buchi», così che nessuna parrocchia rimanga senza prete. Che cosa poi e in che modo i preti insegnino, questo sembra molto meno importante.

A girare per le chiese della Diocesi capita a volte di imbattersi in celebrazioni e predicazioni che coinvolgono e fanno effettivamente riflettere, ma può anche capitare di imbattersi in proclami ossessivi, deliranti, oppure in sciatterie e parastregonerie che fanno venire la voglia di uscire di chiesa. La realtà è che la nostra tradizione veneta ha a lungo proposto come modello i preti del fare, del costruire, del restaurare (il così detto male della pietra), e ancora dell’amministrare, dell’o rganizzare, salvo poi non sapere come rendere effettivamente educative le strutture e le iniziative realizzate.

Ci troviamo così di fronte a molti preti che oltre a fornire i propri catechisti di un testo e di una guida, non sono poi in grado né di accompagnarli, né di consigliarli né di formarli, incapaci essi stessi di fare catechismo. Ci troviamo di fronte a una vasta fascia di preti che non avendo continuato a curare nel tempo la propria formazione teologica, biblica, etica e pastorale, sono ormai incapaci di proporre una catechesi adeguata per quei laici che cercano un sostegno alla propria ricerca di fede. Non parliamo poi del dialogo con le generazioni più giovani. E questo è, purtroppo, il punto di arrivo di una deriva durata oltre due decenni, in cui a partire dall’alto è predominata la paura di affrontare i problemi o forse anche la speranza che il dilazionarne la soluzione potesse automaticamente risolverli.

Come meravigliarsi, allora, se la gente va in cerca di guru, di apparizioni, di guarigioni, di emozioni, magari anche di identità chiuse e paurose? Che cosa viene offerto loro in alternativa di valido e di costruttivo?

martedì 9 marzo 2010

LICENZIATO, RIPRENDE A FARE IL VUCCUMPRA'


ESEMPI DI CORAGGIO CONTRO LA DEPRESSIONE DA CRISI

C'è chi non ha mai percepito gli effetti di questa crisi, chi invece tuttora ne risente e si abbatte, chi compie gesti estremi per la disperazione. Chi infine si rimbocca le maniche ed è disposto a scendere dalle scale di uno status raggiunto con fatica fino a ricevere umiliazioni assieme a qualche spicciolo. "Non vogliamo niente! Va' a lavorare..." É la storia di James, operaio nigeriano precario, licenziato qualche mese fa, con moglie e quattro figli a carico. Le reazioni spontanee: "Chi gli ha detto di fare quattro figli? Non sa che la vita in Italia costa? Scommetto che al suo Paese non esistono gli assegni familiari!"
Non c'è il tempo per cadere in depressione nè la disonestà per incassare soldi facili, e James recupera un vecchio borsone, riposto sotto il letto matrimoniale, da riempire di fazzoletti, accendini e calze made in China. La periferia di Padova non lo aspetta, non risponde ai citofoni, non apre i cancelli. Ma James sale in autobus di buon mattino, cammina per ore, lavora come autonomo e automa lungo i cigli delle strade, sperando di portare a casa qualcosa, fosse anche qualche scatoletta di tonno. "Non è facile!" mi ripete in inglese. Ma, nonostante tutto, sorride canticchiando il mitico Bob Marley "...perchè ogni piccolo problema, si risolverà!"
Quale coraggio e quale dose di autostima comporta una simile scelta! Ripartire da capo, annullare i fortunati risultati raggiunti, sentirsi ripetere frasi come queste: "Fannullone! Le spalle per lavorare ce le hai...". Nessuno lo conosce, conosce la sua storia, le ragioni che lo spingono a fare il libero commerciante senza partita iva, senza certezze, senza stipendio. "Non mi serve niente. Tieni un euro" gli risponde un'anima buona, infilando la mano tra le sbarre del cancello, con diffidenza. E James non si offende, anzi, capisce, accetta la monetina ringraziando da buon cristiano colonizzato: "Dio ti benedica!"
Il futuro prossimo non promette bene, quasi quasi vorrebbe tornare in Nigeria, da sconfitto, a sopravvivere da sottosviluppato in un Paese dove non esistono le bollette del riscaldamento o le tasse sui rifiuti. Dove non serve mandare i figli all'asilo perchè c'è sempre qualcuno disponibile ad accudirli. Vorrebbe tornare, ma qualcosa lo trattiene: finchè il conto in banca, frutto di molte notti in fabbrica, non si sarà prosciugato completamente, James non rinuncerà a perseguire il suo sogno italiano.
Il giorno in cui un padre africano si ucciderà in seguito ad un licenziamento o a un qualsiasi fallimento, allora potremmo dire che si sarà perfettamente integrato nella nostra società!

lunedì 8 marzo 2010

DON CESARE CONTARINI RISPONDE?

LE QUATTRO PAROLE CHE RICORRONO SPESSO

Leggendo oggi su Il Mattino di Padova l'articolo sul "caso Spoladore" di don Cesare Contarini, attuale rettore del Collegio Barbarigo di Padova, ho riscontrato alcune retoriche somiglianze con un altro suo articolo che scrisse su La Difesa del Popolo, settimanale diocesano che al tempo dirigeva, proprio sul mio conto. Casualità?

Se un prete sbaglia, allora è un uomo, non un santo. Ma se è un uomo perchè non si mette sullo stesso livello dei laici quando è ora di fare delle scelte all'interno della Chiesa-popolo di Dio?

Se un'articolo turba la sensibilità delle gerarchie, allora il giornalista è malizioso o le cifre sono fuori dalla realtà.

Se i fatti sono troppo evidenti, si tira in ballo la fede come mezzo per guardare "oltre".

Infine, per apparire uomini di carità cristiana, si abusa del termine "fraternità" per augurare agli altri quello che, chi predica, probabilmente non la pratica.


CONFRONTATE LE DUE LETTERE E TROVATE LE QUATTRO PAROLE!

1. ERRORE-FRAGILITA'
2. DUBBIO
3. FEDE
4. FRATERNITA'


"Esce” un prete su quattro? Fanta-statistiche fuori dalla realtà

di Cesare Contarini

I preti fanno notizia. E certe notizie fanno colpo. Magari durano un giorno, ma intanto il botto è fatto. Così è stato per la presentazione del romanzo (dai molti tratti autobiografici) di Federico Bollettin, prete diocesano uscito dal ministero da qualche tempo e ora sposato con una donna africana. Nessuno vuole mettere sotto processo i percorsi personali e la fatica di decidere cosa fare della propria vita, anche se magari sarebbe corretto riconoscere gli aiuti ricevuti... E in ogni caso ci si poteva attendere un minimo di eleganza nel fare nomi e cognomi, nel pronunciare giudizi sugli altri, nel valutare la vita quotidiana di persone con cui si è camminato insieme; e anche nel dare i numeri.
Quello che ha impressionato molti è la cifra “sparata”: «su 76 ordinati, 19 preti usciti; e quindi un prete su quattro se ne va». Percentuali che dicono, come minimo, gravi ignoranze statistico-matematiche; sperando non ci sia malizia... È come dire che in tre anni si sposano cento coppie e cinquanta si separano: e dunque, fallirebbe un matrimonio su due. Solo che il conto va fatto su tutti i matrimoni degli anni precedenti, come – nel nostro caso – su tutti gli oltre 750 preti della diocesi di Padova. In realtà, su 76 ordinati nell’ultimo decennio si contano 2 (dico due) “uscite”.
Poi è da chiedersi anche dov’è finita la più elementare serietà giornalistica: a Padova le notizie si verificano o no? Non sorge il dubbio o è fastidioso rischiare di risolverlo? E se si spiega come sono in realtà i numeri, perché non tenerne conto? Questo vale anche per la chiesa universale: 100 mila preti sposati è un dato proprio privo di fondamento.
Le cifre non dicono tutto, ovviamente. “Dentro” ai numeri ci sono le persone, c’è il vissuto normale, attivo e sereno di tanti preti che, con pregi e limiti, si spendono generosamente qui e altrove. Nessuna “struttura” è perfetta, a volte i consigli per migliorare è più facile darli che attuarli, ma va riconosciuto il cammino percorso in diocesi: da Borca ad Asiago, per chi ha accolto l’invito a mettersi in gioco, c’è stata ampia possibilità di confrontarsi e crescere, nell’ottica di unificare fede e vita, persona e servizio ministeriale.
Strada da fare? Molta, certamente: da qui al paradiso ogni giornata è fatta di impegno e confronto, vigilanza e possibilità di errore, dedizione e tentazioni di chiusura... Tutta la vita della chiesa – ogni persona – è segnata da questo oscillare, la storia e l’esperienza lo testimoniano. E allora è meglio invocare con umiltà il Signore e ringraziarlo per il bene ricevuto e fatto, vivere con cordialità la fraternità, gestire con sapienza il limite e superare il negativo. Nella luce della fede che sostiene la speranza e dà vigore alla carità.

(giovedì 6 novembre 2008)


I preti? Uomini come gli altri
fatti di carne e fragilità


di Cesare Contarini

L’episodio raccontato dal mattino di ieri, pur con qualche aspetto difficilmente credibile, aggiunge, dopo varie vicende delle ultime settimane, altre domande e dubbi sui preti: ma cosa sta capitando, come mai tutte queste debolezze e miserie? Nel disgusto per comportamenti censurabili, nell’amarezza per amici che non ritrovano più il senso delle proprie scelte, resta in me un pensiero certo, un’idea «solida»: noi preti siamo uomini, uomini come gli altri. Cioè fatti di carne, e dunque di fragilità innata e mai archiviata; a confronto con un mondo che misura tutto e tutti con i criteri del successo, del denaro, della soddisfazione e gratificazione personale, a volte anche schiacciando i più deboli; con impegni tanto grandi e situazioni così complesse che a volte ci si sente oppressi, tanto più se il peso è accentuato da una «solitudine» più subìta che interpretata come possibilità di servizio libero e liberante.

Uomini come gli altri: non per autogiustificare la categoria, né per invocare sanatorie! Ma per ricordare che è stato così sempre: Dio ha voluto salvare il mondo servendosi non di angeli (il vescovo Antonio lo ricorda spesso) ma di uomini e donne, accettando in partenza i rischi connessi con la fragilità umana. Il Figlio di Dio, addirittura, ha scelto di farsi uomo, assumendo su di sé tutto il peso della carne umana, «cardine di salvezza», e ha affidato i suoi tesori più preziosi - il vangelo, i segni della sua grazia, la sua comunità stessa - a uomini normali, dagli apostoli a ciascuno di noi. Solo con occhi di fede si può capire il mistero di una Chiesa che attraversa i secoli consapevole della debolezza dei suoi elementi ma forte della presenza del suo Signore, che è fedele nonostante le infedeltà degli uomini e capace di rigenerare le comunità dopo le prove più dure.

Un’obiezione arriva subito, inevitabile: chi sta all’altare e sul pulpito non dovrebbe fare certe cose. Pienamente d’accordo: il dovere della coerenza con un messaggio così alto come quello del vangelo impegna primariamente chi lo annuncia «professionalmente». Anche per evitare quel duro rimprovero di Gesù («Fate quello che dicono, non fate quello che fanno»): parole che, ogni volta che tornano a messa, sono per me - e non solo per me, certo - tra le più difficili da ripetere e commentare. Perché ogni giorno misuro i limiti miei, degli amici preti, dei cristiani... E quando le azioni non sono all’altezza delle parole, quando si sperimenta il peccato anche «dentro il tempio»? Di solito non è per ipocrisia o cattiva volontà, né per imbrogliare gli altri: semplicemente per debolezza o malattia.

E allora? Al di là dell’idea di superare il celibato obbligatorio dei preti (che non pare all’orizzonte) o della delusione che porta allo scoramento, a me sembrano consigliabili due strade: misericordia e fraternità. Utili sempre nella vita sociale ed ecclesiale, preziose e indispensabili nelle vicende difficili o ingarbugliate. In concreto, vuol dire aiutare chi sbaglia e accogliere senza pregiudizi, sentirsi fratello e non censore; e se è necessario isolare chi costituisce pericolo per altri, occorre comunque tendere la mano a chi è fragile o malato, con generosità di cuore... Vuol dire anche far crescere il «noi» dell’essere Chiesa, riporre battute e sorrisetti maliziosi e sentire sulla propria carne la sofferenza altrui... Vuol dire pure scoprire e raccontare il tanto bene che c’è: anche grazie ai preti - la maggioranza - che non finiscono sui giornali o in tv.
rettore dell'Istituto Barbarigo, Padova
(08 marzo 2010)

VOLTI DI DONNE

Maria G. Di Rienzo, scrittrice e attivista della non violenza,
ha raccontato, oggi, al direttivo del FIM-CISL di Padova,
VOLTI DI DONNE


LA TESI

Dagli studi scientifici degli ultimi decenni (Margherita Mead in particolare), si può affermare che non esiste nella specie umana una differenza di genere legata al comportamento o a ruoli specifici, genitoriali o lavorativi.

LA DOMANDA
La donna che accudisce i figli e tiene pulita la casa, e l'uomo che, lavorando, porta a casa lo stipendio, è un modello universale e transculturale? E poi cosa significa che un modello è più naturale di un altro?

LA TESI
La violenza sulle donne di religione islamica o cristiana copta alle quali si impone l'infibulazione ed altre pratiche simili, non ha nessun fondamento religioso o culturale, ma semplicemente risponde al diabolico bisogno di potere e di denaro.

LA DOMANDA
Quali violenze, in nome del potere e del denaro, vengono fatte alle nostre donne italiane? Che siano operaie o impiegate, insegnanti o badanti?

IL CORPO DELLE DONNE


(tratto da www.ilcorpodelledonne.net)

Questa è la copertina di D di Repubblica di questa settimana.

Il primo principio del marketing, a cui ogni impresa con obbiettivi di profitto si ispira, è che la pubblicità di un prodotto sarà di successo quanto meglio interpreta i desideri, espressi o meno, dei potenziali acquirenti.


DUNQUE:

A chi si rivolge questa pubblicità?

Chi comprerà questi mutandoni la prossima primavera?

Esiste qualcuna tra di voi che abbia più di 8 anni, che pensa di star bene con queste mutande?

Esiste qualcuna tra di voi che conosce qualcuna tra le amiche che starà bene con queste mutande?


A chi piace una ragazza così brutalmente magra?

Chi non è disturbato nel guardare una ragazza così sofferente?

Perché la ragazza non sorride?


“IL RE E’ NUDO!” lo vedo, anzi lo vediamo!

QUESTE PUBBLICITA’ NON CI PIACCIONO.

Bisogna farlo sapere agli stilisti e a chi si occupa delle loro campagne pubblicitarie.

Non è un commento banale, credetemi.

Manca un ponte, un collegamento tra chi crea queste campagne e i potenziali acquirenti.

domenica 7 marzo 2010

RELIGIONE DELL'INCARNAZIONE O DELLA SPIRITUALIZZAZIONE?

LA REPRESSIONE CHE CREA DEVIANZA

Come mai proprio il cattolicesimo, la "religione dell'incarnazione", l'unica fra tutte le religioni del mondo, ad aver incarnato Dio, ha così paura del corpo e della carne?

Umberto Galimberti

Ma perché il fenomeno degli abusi sessuali è così diffuso proprio nelle Chiese cattoliche dirette da uomini non sposati?

Beninteso, queste devianze non sono esclusivamente dovute al celibato. Ma esso è strutturalmente l'espressione più rilevante della relazione distorta che la gerarchia cattolica ha con la sessualità, la stessa che determina il suo rapporto con il problema della contraccezione e molti altri.

Hans Kung

sabato 6 marzo 2010

ELEZIONI FARSA

ATTO DI VIOLENZA POLITICA

Quanto ha fatto ieri Napolitano mi ricorda il comportamento di Vittorio Emanuele III quando Mussolini ordinò la marcia su Roma. Poteva fermarlo, scelse di chinare la testa. Ieri, Napolitano poteva, anzi, doveva non firmare quel decreto, ma ha scelto di chinare la testa. Speriamo non finisca come nel 1922. Per questo potremmo anche chiedere l'impeachment del presidente Napolitano perchè quello accaduto ieri travalica ruoli e funzioni della presidenza della Repubblica.

(on Massimo Donadi -Idv)

MISERICORDIA IO VOGLIO

IL GRUPPO BIBLICO "VANGELO E YOGA" HA LETTO E MEDITATO IL CAP 12 DI MATTEO

Un ritornello ci martella continuamente: C'è qualcuno più grande del Tempio! Fare il bene viene prima di qualsiasi legge! "Misericordia io voglio e non sacrificio"

La trasgressione del precetto del riposo sabbatico da parte di Gesù ebreo, ci interpella: che rapporto abbiamo con le leggi? Con la religione?

Per molti, l'educazione ricevuta ci imprigiona ancora dentro la comodità di un obbedienza sterile e rigida. Quanto è più liberante, ma estremamente difficile, servirsi delle leggi (necessarie) senza però essere schiacciati da esse! Il prezzo da pagare è solitudine, incomprensione, pazienza. Come si saranno sentite le persone guarite da Gesù in giorno di sabato? Salvate attraverso la trasgressione di una legge religiosa? Essere accettati dalle persone pie sarà stato davvero faticoso!

BISOGNI PRIMARI, BUON SENSO, AMORE, mettono continuamente in discussione le leggi fatte dagli uomini. In nome di Dio e del Denaro. Rubare per fame non è peccato.

Essere superiori alle leggi, saper prendere ciò che è buono e lasciar cadere ciò che è inutile o dannoso, è un continuo esercizio...
Ciò che è bene per me lo è automaticamente anche per gli altri?

Se il giudizio degli altri mi pesa ancora, se ho la sensazione di essere perseguitato, non sono realmente in pace con me stesso. Devo ancora convincermi che la trasgressione ad una legge che considero contingente, relativa, dannosa, era davvero necessaria per il bene mio e degli altri.

Gesù non abolisce tutte le leggi ebraiche. Continua a frequentare la sinagoga in giorno di sabato, ad esempio, ma è molto incazzato sull'assurdità di molti precetti. Non accetta che un poveraccio resti immobile davanti alla propria capra (unica fonte di sostentamento) che sta cadendo in un burrone, soltanto perchè di sabato un ebreo non deve muovere un dito!

Misericordia non è assistenzialismo, buonismo, anarchia, ingenuità.
A volte costa rimproverare, mettere dei paletti, dire dei no, ma se il fine è il bene della persona e non la legge per la legge, ben venga.

LA DOMANDA

Quante parole d'amore, di speranza, di positività, ci diciamo e seminiamo in un giorno?

LA PREGHIERA

Il gruppo ricorda con affetto, porta nel cuore, offre a Dio, l'amico Nerio. Riposi in pace.

venerdì 5 marzo 2010

IN RICORDO DI NERIO

IMPOTENTI DI FRONTE A UN AMICO CHE SI TOGLIE LA VITA

Appena tornato dalla Nigeria, alcune notizie mi hanno già riportato brutalmente dentro a questa realtà. Tra queste la morte di un amico, conosciuto di recente, in occasione di un incontro a Padova con don Franco Barbero e durante le prime serate del gruppo biblico "Vangelo e yoga".
Una persona intelligente, in continua ricerca, rispettosa e aperta al dialogo. Mi aveva invitato al suo gruppo di Vicenza "La Parola" per una riflessione su "Cristiani liberi e responsabili nella chiesa di Dio" prevista per il 14 marzo prossimo. La sua scelta lascia sconvolti tutti. Soffriva ma non lo faceva pesare. E chi lo conosceva si starà ancora colpevolizzando per non essergli stato più vicino. Aveva dentro di sè pesi insopportabili o resi insopportabili da altri: la società, la Chiesa, l'educazione...altri soggetti anonimi e vaghi.
Non voglio pubblicare tutto quello che mi ha scritto e che mi ha detto, soltanto due lettere, che denotano sì la sofferenza ma anche una grande generosità e sensibilità.

Dio Padre,
accogli Nerio nel tuo abbraccio materno,
fa' che sperimenti la pace del non giudizio,
e donaci la forza
per reagire
alle parole di morte
di questa società,
seminando speranza.

REAGIRE CON LA PROPRIA FRAGILITA'

Caro Federico,
ti ringrazio molto per quanto mi scrivi.
Hai ragione quando dici che i sensi di colpa mi sono stati trasmessi da questa Chiesa e da questa società però purtroppo questa è stata la mia realtà di vita e non un’altra. In questa Chiesa sono stato educato e cresciuto e in questa società mi sono trovato a vivere e convivere.
E a tutto questo io ho reagito con le mie forze,
con la mia fragilità,
con la mia sensibilità...



LA CONDIVISIONE

Ho voglia di raccontarti questa piccola storia:

Una settimana fa mi chiedevo che cosa portare a te e alla tua famiglia come regalo di Natale sapendo che quasi certamente sarei venuto ieri a trovarvi.

Fra le varie idee che mi erano venute alla mente ho scelto quello che mi sembrava più utile e anche più originale: un bel cesto natalizio!

Ma non di quelli che trovi nei vari supermercati già belli confezionati e super-incelofanati bensì un vero e proprio cesto, trovato in cantina fra le cose che conservo della mia famiglia, di quelli che si usavano e si usano ancora per andare a funghi o per raccogliere frutta, castagne etc…

Volevo infatti portarvi in dono, dei prodotti tipici della mia città o comunque della nostra terra. Ci ho messo quindi due scatole di “bigoli de Bassan”, una bottiglia de “tajadea”, della mostarda, del cioccolato, del riso, dei datteri, una sacchetto di farina gialla “vicentina” e qualcos’altro…..

Causa la neve che mi sono ritrovato sabato al mio risveglio e dopo averci sentiti al telefono, non sono più venuto…… rimandando l’incontro, come ben sai.

Sai che fine ha fatto il “tuo” cesto, che avevo preparato con tanta cura?

Nel primo pomeriggio mi chiama una ragazza rumena con cui sono in contatto da alcuni mesi e che ho un po’ aiutato. Vive qui a Bassano con una sorellina di 16 anni e con la sua bambina di appena 3 anni, una bambina molto bella avuta da suo marito che poco dopo la nascita l’ha abbandonata, non avendo assolutamente voglia di assumersi la responsabilità di una famiglia.

Questa ragazza (ha appena 25 anni) non ha un lavoro e da tanti mesi attende che la Questura la chiami per regolarizzare la sua presenza qui in Italia.

Mi ha chiesto se potevo darle qualcosa per acquistare da mangiare e per dei medicinali per la bambina che ha problemi intestinali dovuti alla scarsa e scorretta alimentazione.

Mi sono poi incontrato con lei verso le 15.30 (c’era un freddo boia!) e le ho dato buona parte di ciò che c’era nel tuo cesto, tranne ovviamente la bottiglia di “tajadea” essendo un liquore alcolico.

Venerdì prossimo è la festa cristiana del Natale e penso che vivere la con-divisione con chi è nel bisogno sia lo spirito giusto per “fare spazio” a Dio nella nostra vita e nel nostro cuore.

Non ti ho raccontato questa storia perché tu mi dica che sono bravo e buono, avevo semplicemente voglia di raccontarla a qualcuno e tu hai la sensibilità giusta per capirla e valutarla nel modo giusto.

LIBERACI DAL MALE

DAL MARE E DAI MARONI

"Un amico sacerdote ci ha raccontato che gli emigranti di fede cattolica che salgono sulle barche della speranza, in mezzo al mare pregano recitando il Padre Nostro, e quando arrivano al “liberaci dal male”, aggiungono dal “mare” e dai “Maroni”."

(dalla lettera della Rete Radiè Resch di marzo 2010)

mercoledì 3 marzo 2010

TORNATI DALLA NIGERIA

RIPENSO E CONFRONTO

Sono tornato dal caldo della Nigeria
e mi ritrovo al freddo di un Paese più organizzato e sicuro,
meno colorato e meno contento.
Qui posso uscire di casa tranquillamente,
ma non trovo nessuno per strada.
Qui posso fidarmi di tutti,
ma non ho bisogno di nessuno.
Qui i servizi sono più efficenti,
e non serve spiegarsi, contrattare...entrare in relazione.

Ho atteso per tre ore, sotto il sole, la partenza di un pulmino. Assurdo.
Là si parte soltanto quando si è pieni, strapieni.
Durante il viaggio però i passeggeri parlano e discutono. Confusione.
Là nessuno disturba nessuno.
Le braccia sudate toccano le spalle del vicino. Contatto.
Là si vive il corpo con naturalezza.

Sono tornato nell'ordine,
i rifiuti non si vedono lungo le strade, eppure ne produciamo molti di più.
Le nostre auto non emettono quel fumo nero, eppure l'aria è più inquinata.
La sanità e la scuola sono accessibili a tutti,
e questo non è davvero scontato.

Grazie a Dio, stiamo tutti bene.