martedì 28 dicembre 2010

Elezioni in Sudan

Il reportage di Paolo Rumiz su Repubblica

Il 9 gennaio la parte Sud del Paese, cristiana e animista, voterà per staccarsi dal Nord a maggioranza islamica. Se Khartoum non riconoscerà l'indipendenza, scoppierà un nuovo conflitto. A sostenere lo sforzo della regione meridionale c'è l'Occidente, con gli Stati Uniti in prima fila: tutti pronti ad avviare l'estrazione di petrolio dalle paludi. (leggi tutto)

sabato 25 dicembre 2010

Cara mamma e bambino

Ricevo e pubblico

Abbiamo già pubblicato questo post su un altro sito, ma è propbabile che qui la mamma torni più volentieri e si senta piu accolta. Quindi se a Federico non dispiace lo posizioniamo anche qui.
Sarebbe stato bello questo spazio fosse più frequentato. Ma, si sa... come ai tempi di Gesù e poi Francesco: l'Amore non è amato. Quindi: Buon Natale... che dio ci conceda ancora Tempo per cambiare e rinnovare.

Salvatore A.- Emma U.


Cara Mamma e Bambino,
non perché si avvicina il Natale festeggiato dalla chiesa che parla con voce più forte, ma semplicemente perché abbiamo chiesto un segno e questo è apparso ed ha allontanato un po’ il dubbio: sullo scrivere o meno.

E perché per noi il Natale è quando accade la nascita di qualcosa o qualcuno di nuovo
Che non c’era prima. Un’idea nuova, un modo di fare gli auguri con parole nuove,
una ruga di espressione, un'attenzione. E soprattutto una persona nuova. Del tutto nuova, come un bambino neo nato dal basso o magari rinnovata, dall’alto.


Non abbiamo altro mezzo che questo per raggiungere te e con te quelle le maternità
vissute, in ogni tempo e luogo, tra incertezze, fatiche, rifiuti, tentennamenti, paure, umiliazioni, offese, ferite, violenza, freddo, morte. Uomini presenti, ma distanti, assenti, contrari.

Non conosciamo i fatti o non possiamo leggerli dall’esterno,ma abbiamo letto tra queste righe smarrimento e dolore e non siamo rimasti indifferenti.
Perché di tutte le morti possibili, quella che non vorremmo incontrare è proprio quella provocata dal virus diffuso dell’indifferenza e della presunzione. Nessuna appartenenza religiosa ci preserva dal temibile contagio.
Abbiamo provato a sostenere il tuo progetto attraverso qualche contributo sul sito attraverso il quale avevamo condiviso la tua storia ma come era prevedibile, è prevalsa su tutto e tutti, comprese le buone intenzioni, la necessità di preservare uno status quo di comodità e false certezze.

Il contrario del Natale, appunto.

Il Natale accade anche per ricordarci che ogni parto e ogni nascita rappresenta per la mamma che crea e per il bambino creato, un percorso difficile e talvolta traumatico, urgente da sconvolgere molti equilibri. Da quelli più micro (penso al miracolo prodigioso che avviene nel corpo della donna)a quelli macro.
Nessun pianeta dell’universo rimane estraneo (indifferente) ad un evento tale e così come lo influenza, altrettanto ne viene influenzato (alcune partorienti ben lo sanno anche se poi dimenticano )
Pertanto, mamma e bambino, non sentitevi abbandonati ,esclusi, invisibili o temibili. Quando accade è perché ogni tanto la lente del vs cannocchiale si appanna o è fuori fuoco. La vita e cio che vi contiene entrambi è più grande e generoso/a di tutto cio che offende e mette alla prova ogni giorno voi, la vostra vita e quindi anche la nostra

Gli angeli sospesi tra terra e cielo sono la conferma ai nostri dubbi: ogni cosa che nasce è stata desiderata da ciò che non ha nome, che non si puo nominare (definire con parole) talmente è immenso. Quando gliene attribuiamo insistentemente uno (di nome) è perché proiettiamo su lui certe dinamiche ancora umane da cui non ci siamo liberati. Ricorda. La maturità religiosa non certifica quella spirituale, anzi. Spesso l’una annulla l’altra.
La grotta è dove abitiamo, tra oscurità (i nostri occhi che non vedono), freddo (il nostro cuore che non è ben alimentato), roccia (la nostra abitudinarietà, durezza e rigidità...)
Maria e Giuseppe siamo noi. Sono un maschile e un femminile che non si conoscono e si sono frequentati pochissimo, ma vengono riunificati da un figlio.

Il nostro augurio attraverso le parole tradotte da chi ama e diffonde conoscenza.... gratis. Non per professione, né per ottenere alcunché.
Non citiamo testualmente, poiché non sono state scritte, ma solo ascoltate e ricordate.

Vi desideriamo:
Abbondanza di Sentimento, che è la capacità di superare ogni divisione creata o subita.
La Forza che è l'opposto del precedente dono e cioè la capacità di percepire i confini che ci separano e le differenze;
L'Armonia che è la capacità di trovare equilibrio e sintesi tra Sentimento e Forza.

Se abbiamo tutto questo già ricevuto, questa volta proviamo allora a donare,


Buon Natale

(Per commentare ulteriormente, rispondere e interagire vi rimando al post del forum Manda un messaggio di sostegno)

venerdì 24 dicembre 2010

Auguri sussurrati

natale è accoglienza

Mi-Vi auguro di accogliere
un sentimento,
un pensiero,
una persona,
un evento...
imprevisto,
scomodo,
pericoloso,
da tempo rigettato,
rifiutato e nascosto.

Aldilà delle categorie
del buono
o del cattivo!

Due pensieri autentici e liberi

Mi piacerebbe festeggiare la fine della paura; la paura che abbiamo tutti di lasciarci davvero interpellare da dubbi e incertezze, di lasciarci scuotere. Mi piacerebbe festeggiare la fine della paura di ascoltare. Ci stiamo abituando ad una vita urlata. E alzare la voce non è un modo per superare la paura di non essere visti e ascoltati?

Stefania Salomone


In questo clima di incertezza e di paura, vediamo che c'è il ritorno a forme religiose, che sono delle vere alienazioni perchè riscoprono un Dio estraneo al mondo, un Dio che s'incontra quando si fugge dal mondo. Questo non è il Dio di Gesù e soprattutto non è il Dio dell'uomo, perchè non si può realizzare un autentico cammino verso Dio senza passare per la relazione primordiale, costitutiva, che è il rapporto con l'altro, con il Tu.

Giuseppe Stoppiglia

mercoledì 22 dicembre 2010

L'arte di cucinare



Sulla testa un pezzo di legno,
quanto basta per cucinare
il pranzo per i bianchi.

Cous-cous di mais,
ovvero polenta:
tutto il mondo è paese.

Una mattinata intera per preparare
un pranzo semplice e genuino,
polenta con sugo di arachidi,
da gustare senza posate.

Marie cucina,
e non lascia rifiuti,
ciò che non si mangia
ritorna alla terra,
senza bisogno di intermediari autorizzati.

Noi mangiamo,
con le mani,
con la bocca,
con gli occhi,
piatto unico.

Ci vuol tempo e pazienza,
per un'opera d'arte da far mangiare!

Arrivano i bianchi!



A Ngambè-Tikar non c'è elettricità,
non ci sono pozzi,
non ci sono strade asfaltate,
non c'è la rete.

A Ngambè-Tikar
una donna ci offre papaia e banane,
una mamma dorme per terra con i suoi bambini
per lasciarci dormire sul letto.

L'ospite è sacro,
il bianco ha i soldi,
bisogna trattarlo bene.

E' possibile costruire relazioni autentiche,
nella terra ricca di contraddizioni e ambiguità?

Terapia antidepressiva

Lontani dall'Italia per un paio di settimane!

Rimanere fuori Italia per qualche giorno fa bene. Senza televisione, cellulare. Senza le solite baruffe di partito. In Camerun siamo famosi per le scarpe e la mafia. Ma più simpatici dei francesi, i loro colonizzatori.

Lontano dall'Italia per guardarmi da fuori. Quante cose faccio per abitudine? Per il semplice bisogno di fare?

Il ritmo africano mi innervosisce, e poi condanno lo stress che stanca. Dove sta l'equilibrio?

Lo choc da rientro: il freddo ci rinchiude dentro le case. Là la vita si svolge sempre fuori, lungo le strade. E' soltanto la conseguenza di un fattore meteorologico?

martedì 21 dicembre 2010

Son tornato

Dalla sabbia alla neve...

lunedì 6 dicembre 2010

Sono in Camerun























Dal 7 al 19 dicembre

...a mangiar mango, ananas, banane
...a respirare terra rossa
...a disintossicarmi da troppa cultura
...a riscoprirmi uomo

Una panoramica sull'immigrazione


Un libro, un regalo di intercultura

Nel sito che vi propongo di visitare http://www.bibmondo.it/att/migrazione/index.html, ci sono molti libri interessanti. Percorsi di lettura 2010. Percorsi di migrazione a cura di Mauro di Vieste.

Dateci un'occhiata!

Fede e Storia

Il pessimismo del papa

Nel 1972 il teologo Joseph Ratzinger scriveva: Lo scandalo più grave della fede cristiana sta nella sua mancanza di incidenza storica. Essa non ha cambiato il mondo ma se la fede non produca nulla, allora anche tutto quello che si può dire è vuota teoria.
Gli eventi dal tempo di quella data non hanno smentito il pensiero pessimista dell'attuale papa.

Le considerazioni di Arturo Paoli, piccolo fratello di Charles de Foucault

Che cosa erano le comunità ecclesiali di base realizzate in Brasile come progetto uscito dal Concilio appena chiuso, se non una "incidenza storica" della fede sulle condizioni reali dei "senza terra"? Era facile convincere il Papa appena eletto, che veniva da una esperienza di lotta contro il comunismo, che queste comunità non erano altro che un "cattocomunismo" come cercava di convincere Reagan, Presidente di una nazione che ha sempre cercato il predominio sull'America Latina.

giovedì 2 dicembre 2010

Una tragica analisi

Dalle grandi crisi economiche,
si esce con le guerre,
che "rilanciano il mercato".
La storia insegna.
E' successo dopo la crisi del '29,
con la seconda guerra mondiale.
La situazione in Korea può essere un'anticipazione?


Roberto Schiattarella (economista)

lunedì 29 novembre 2010

Cosa sta succedendo a Rio?

(tratto dalla newsletter di Macondo)

A Rio ormai è guerra aperta. La versione ufficiale dice che i capi del traffico rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Catanduvas (a centinaia di chilometri da Rio) hanno ordinato l’attacco frontale alla città, hanno imposto ai loro uomini di seminare il panico. Il motivo sarebbe quello di “protestare” contro le UPP, unidade de polícia pacificadora, ossia i battaglioni speciali che occupano permanentemente altre favelas importanti, togliendo così spazio e potere ai narcotrafficanti e ripristinando una “normalità”.

(leggi tutto)

sabato 27 novembre 2010

Vari modi per attendere...

I domenica di Avvento (Mt 24, 37-44)

Attesa e Speranza
E' più bello attendere quando l'ideale è forte, il sogno è grande, le motivazioni sono radicali. Attendere la nascita di un figlio: solo una madre sa cosa significa! Attendere che il mondo cambi, con la speranza che sia migliore. Che questa Chiesa cambi, non solo papa, ma anche mentalità. Sì, rimango con la speranza che...

Attesa e Impotenza
E' più umano attendere quando accettiamo l'esperienza del limite, nostro, degli altri, di Dio... Vorrei cambiare Io il mondo, scovare le ingiustizie e risolvere i problemi, trovare la cura efficace alle malattie più diffuse in questa società... E se non ci riesco? Frustrazione, delusione, rabbia... Metto del mio, certamente, e attendo. Arrivo a qualche compromesso, non devo sentirmi giudicato. Arrivo a qualche conquista, bene, non sono l'unico. Non sono indispensabile! I sistemi, le istituzioni, le religoni, le economie, le persone... sono complessità, imperfette per natura.

Attesa e Pazienza
L'agricoltore attende e si prepara all'arrivo della primavera. L'attesa paziente è attesa attiva. Che fortifica lo spirito. Come posso insegnare ai miei figli ad essere pazienti? I risultati non arrivano subito, a scuola occorre studiare, i bei voti arriveranno. E io che insegno la pazienza, sono davvero paziente?

Attesa e Impegno
Per non lasciarsi vivere. Dio ha le nostre mani per intervenire... La religione non può diventare irresponsabilità ("Tanto è Dio che decide!"). Essere pronti, svegli, attivi, con la testa e il cuore in questo mondo, quello reale. Con tutti i suoi limiti... Puoi anche spegnere tutto e seguire la tua coscienza o il guru del momento e programmarti una vita da asceta. Ma è stare in questo mondo la vera sfida!

"Non aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni" (Madre Teresa) Non sono un suo fan, ma mi piace questa sua frase!

Qual è il tuo modo di attendere?

giovedì 25 novembre 2010

Una reazione al mio articolo

Che ne pensate?

Leggo sul "Mattino di Padova" di oggi, in prima pagina, l'articolo di Federico Bollettin "Chiesa, sessualità e preservativo".

Non ritengo inutile precisare che l'autore di quanto sopra è un sacerdote cattolico, il famoso "prete innamorato" di cui si occuparono le cronache.
Lo dico perchè mi risulta che un sacerdote cattolico dovrebbe conoscere e insegnare la dottrina, anziché "interpretarla" a proprio piacimento.
Ebbene, si dà il caso che la primarietà del "bonum prolis" tra i fini del matrimonio non sia, come parrebbe dall'articolo, la bizzarra trovata di qualche Padre della Chiesa un po' sessuofobo, ma dottrina costante della Chiesa, ribadita nello scorso secolo, tra l'altro, dalla "Casti connubii" di Pio XI e dalla "Humanae Vitae" di Paolo VI. La sessualità viene così "mortificata"? No, viene solo indirizzata al suo fine naturale, ricordando che N.S. Gesù Cristo e la Sua Santissima Madre per primi diedero l'esempio della perfetta castità additandola come modello a tutti i cristiani e in primis proprio ai sacerdoti. Anzi, gesù stesso, rispondendo in Luc. 20, 35-6 alla capziosa obiezione dei Sadducei circa la donna dei sette mariti, dà esplicitamente come causa dell'esservi o non esservi il matrimonio la possibilità o l'impossibilità di voler generare figliuoli per rimedio della mortalità. In cielo infatti (dice) "non si ammoglieranno né si mariteranno perché non possono morire". Invece per il signor Bollettin la "corporeità" è nientemeno che "il luogo privilegiato per incontrare Dio". Ma "il luogo privilegiato per incontrare Dio" non è la Sua casa, la chiesa?
"Fare all'amore per il gusto e il piacere di volersi bene ed essere felici, senza l'ossessione di dover procreare ad ogni costo, è un'esperienza che genera Vita": ma di quale "vita" sta parlando? Qual è la "vita" generata dalle coppie omosessuali? E' certo una metafora, ma è lecito usare le metafore per camuffare la realtà? Su questa base il sig. Bollettin, "sacerdote cattolico", non solo fa una grottesca caricatura della dottrina che dovrebbe predicare, non solo vorrebbe che si scindesse intenzionalmente il coniugio dalla procreazione, quasi che questa fosse una fastidiosa conseguenza, un fastidioso "effetto collaterale" di quello e non il suo fine primario oggettivo, non solo vorrebbe sfigurare con la contraccezione la natura stessa dell'amore coniugale, che è di per sé fecondo, non solo insulta San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino di cui dovrebbe invece porsi umilmente alla scuola, ma vorrebbe addirittura (bestemmia inconcepibile per un laico, figuriamoci per un sacerdote) legittimare il peccato contro natura, che la Chiesa di cui si dice ministro condanna come colpa gravissima, che grida vendetta al cospetto di Dio. In questo senso egli naturalmente non si accontenta della già blasfema "apertura" di Joseph Ratzinger ma auspica che la Chiesa, piegandosi ai capricci dei "preti innamorati", cambi la dottrina bimillenaria che, ricordo, non è nemmeno sua ma che le è solo stata data in deposito per essere difesa e tramandata senza cambiarne uno iota. Cianciando di un "amore" che si esprimerebbe nei piaceri carnali, sganciati dal loro fine naturale, mentre, come ricorda Romano Amerio, l'amore cristiano si pone nella sfera della dilezione amicale, dell'agape, "per la quale nessuno dei due coniugi vuole l'altro, ma al di sopra di questo amore di concupiscenza vuole all'altro e con l'altro il proprio perfezionamento personale", non in quella della sensualità, dell'eros. Anche perchè, ricorda sempre il grande ticinese, la congiunzione carnale è proprio il momento della massima divisione tra le persone, "perdendosi nell'amplesso e la coscienza di sé e la coscienza dellaltro".
Dico, c'era bisogno di duemila anni di Cristianesimo per sentire ripetere sciocchezze come queste del "prete innamorato"? I pagani non dicevano cose diverse. La grande novità del messaggio cristiano, l'aveva capito un ateo intelligente come Prezzolini, è proprio la sua predicazione della castità: la verginità come condizione ideale, il matrimonio come scelta subordinata, non certo spregevole ma inferiore nella scala assiologica, e giustificato primariamente dal fine procreativo. Il che significa che la procreazione non deve mai essere positivamente esclusa.
Naturalmente nessuna censura pioverà sul capo del "prete innamorato": diciamo la verità, mica ha contestato l'autorità di Ratzinger. E, soprattutto, non ha "negato l'Olocausto".

Franco Damiani

mercoledì 24 novembre 2010

Chiesa, sessualità e preservativo

(pubblicato su Il Mattino di Padova di oggi)

L'apertura del papa all'uso eccezionale del preservativo fa notizia. C'è voglia di parlarne. In ogni caso si ripete quello che spesso è accaduto nel corso della storia della Chiesa: le grandi riforme partono dalla base. All'autorità non resta che riconoscere, tollerare e giustificare una pratica ormai diffusa tra i fedeli. Già da anni, associazioni cattoliche, missionari laici e religiosi, consigliano e consegnano profilattici come prevenzione all'Hiv. Anche coppie e fidanzati credenti non ne disdegnano l'uso quando lo ritengono opportuno. La realtà è che il libero arbitrio e il buon senso hanno prevalso sui dictat degli ultimi pontefici. Si attende quindi un'enciclica o un documento, che rassicuri il popolo cattolico e affermi con umiltà gli errori commessi dall'alto. Ma una riflessione seria e positiva sulla sessualità dovrebbe andare oltre le disposizioni pratiche sull'uso del preservativo. Al momento vi è un'apertura, ma ancora superficiale. La percezione è che si scelga il male minore, e non si proponga un'etica nuova, incarnata nella complessità di questa società. É come se le conclusioni ufficiali della Chiesa arrivino sempre in ritardo, anche di poco, rispetto a quelle che le persone comuni deducono con l'esperienza umana e di fede.
Il punto cruciale riguarda la questione teologica della superiorità, in una relazione sessuale, del fine procreativo rispetto a quello unitivo.
San Girolamo ammette l'uso della sessualità solo in funzione della procreazione. Sant'Ambrogio afferma che il matrimonio, pur essendo buono, implica certe cose per cui persino le persone sposate arrossiscono di loro stesse. Per non parlare di sant'Agostino che nei Soliloquia scrive: “Quanto a me, penso che le relazioni sessuali vadano radicalmente evitate. Penso che nulla avvilisca l'uomo quanto le carezze di una donna e i rapporti corporali che fanno parte del matrimonio”. La maggior parte dei Padri della Chiesa e dei santi ci hanno trasmesso una mentalità secondo la quale la sfera della sessualità, e più in generale quella della corporeità, viene vista come qualcosa da cui liberarci per avvicinarci a Dio. Non il luogo privilegiato per incontrare Dio.
Ecco perchè è ancora difficile predicare la bellezza dell'amore in quanto tale. Fare all'amore per il gusto e il piacere di volersi bene ed essere felici, senza l'ossessione di dover procreare ad ogni costo, è un'esperienza che genera Vita. In quest'ottica, le coppie sterili e le coppie gay avrebbero gli stessi diritti delle coppie eterosessuali fertili. Esistono molti modi per generare vita da una relazione d'amore sincero e adulto. Non è certo l'uso di un preservativo a determinare se una coppia è aperta alla vita oppure no.

lunedì 22 novembre 2010

L'alluvione insegna

Un signore di Veggiano (Padova), colpito dall'inondazione, rifiuta l'offerta in denaro di un industriale.
"Il mio datore di lavoro, come pure amici e familiari, ci hanno già sostenuto economicamente, fornendoci anche i primi elettrodomestici". Ritenendosi perciò già fortunato, risponde al benefattore: "Consegnate quei soldi ad un'altra famiglia più bisognosa!"

"I veneti non pagano le tasse? Risultato? Un povero veneto, vittima dell'alluvione, se non paga le tasse resta povero come prima e senza più casa o fattoria. Un ricco veneto, invece, si ritrova ricco il doppio! Ecco la cultura fortemente territorialista della Lega" afferma Ascanio Celestini, teatrante poliedrico.

venerdì 19 novembre 2010

La comunità pakistana di Modena e Reggio Emilia...

... è contro i matrimoni imposti, e crede nella parità uomo-donna

La comunità pakistana di Modena e Reggio Emilia non trova le parole per esprimere la propria rabbia ed il proprio sdegno per il drammatico omicidio di Shenaz Begum, per aver difeso la figlia Nosheen Butt dal padre che la voleva costringere ad un matrimonio imposto.
Noi crediamo che questi episodi isolati di violenza contro le donne infrangano il lavoro sincero degli immigrati che hanno la volontà di convivere con le tradizioni del paese ospitante, distruggano l’immagine della maggioranza degli immigrati, che è contro la violenza e crede nella parità uomo e donna, interpretino male le tradizioni degli immigrati stessi.
Crediamo che fare il padrone dei propri figli non abbia niente a che fare con nessuna religione e nessuna cultura civile. Nella legge pakistana un matrimonio combinato o una promessa di matrimonio di un minorenne non ha nessun valore giuridico. Secondo la religione Islamica, praticata dal 97% degli abitanti nel Pakistan, “chi ammazza un essere umano è come se ammazzasse tutta l’umanità”. La religione e la tradizione islamica non dicono che il matrimonio va imposto o combinato.
Questi casi, seppur isolati, ci preoccupano per il nostro futuro in Italia. I casi isolati vanno isolati. Noi riteniamo che questa cultura, che prende di mira le donne e che fino a pochi anni fa era presente in molte parti del mondo, vada combattuta insieme. Dobbiamo cercare tutte le soluzioni possibili per sconfiggere questo pensiero, non soltanto perché rappresenta un problema di convivenza tra i cittadini immigrati e gli italiani, ma perché crediamo alla sacralità della vita e alla parità tra uomo e donna.
Se il caso di Nosheen, in cui la madre ha difeso la figlia (cosa che non si era vista nel caso di Hina di Brescia e Saana di Pordenone), dà un segnale chiaro che la metà del nostro cammino è stata fatta, ora ci manca un altro pezzo che dobbiamo fare tutti insieme, prendendo le distanze dalla mentalità malata che crede nella supremazia dell’uomo.
L’Associazione Pakistana di Reggio Emilia e la comunità pakistana condannano duramente questa idea ed esprimono tutta la solidarietà a Nosheen. (...)

(tratto da www.uominincammino.it)

giovedì 18 novembre 2010

La paura del cambiamento e la perdita del potere


I dispersi dell'Argentina e i nuovi dispersi

Vera Vigevani Jarach, di origini italiane e cofondatrice del movimento delle "Madres de Plaza de Mayo" in Argentina, è stata ospite questa sera al cinema Esperia di Chiesanuova a Padova.
Per fare memoria.
Io c'ero.
La figlia Franca, diciottenne, fu prelevata in un bar di Buenos Aires insieme ad altri compagni di classe il 26 giugno 1976. Di lei non si seppe più nulla fino a quando, poco tempo fa, si è avuta la certezza da una sopravvissuta al campo di concentramento dell'ESMA che era tra le vittime dei voli della morte.
"La paura del cambiamento" ha spinto i militari argentini a rapire e uccidere giovani, avvocati, psicologi, giornalisti e artisti, piccoli imprenditori... speranze di un futuro nuovo.
Il colpo di stato civile-militare ha trovato l'appoggio e l'indifferenza di molte istituzioni. Tra cui la Chiesa-gerarchica nella figura del suo nunzio Pio Laghi. "Non è che non ci ascoltasse - ha detto Vera - ci dava una pacca sulla spalla, ci diceva poverine, ma poi andava a giocare a tennis con un generale dei militari".
Il silenzio è stato grande protagonista degli atroci crimini.
Cosa ci insegna?
La repressione un tempo violenta oggi è diventata non violenta, ma più pericolosa. Non si vede più il sangue, e può sembrare democratica. Ostacolare la libertà di stampa è forse l'ultima tecnica per continuare la repressione del cambiamento, del nuovo, dei giovani.

Dal Kashmir a Savona

Una testimonianza di integrazione

di Zahoor Ahmad Zargar

www.famigliazargar.com

Quando sono venuto a vivere qui dal Kashmir, molti anni fa, mia moglie (che è savonese) si era accorta che mio padre usava nelle sue lettere frasi tipo “luce dei miei occhi” e mi chiedeva di raccontarle in che modo rispondessi io ai miei parenti. Noi, infatti, usiamo molte immagini e paragoni nell’esprimerci, così mi aveva proposto di scrivere qualcosa sostenendo che sarebbe piaciuto agli italiani, dato che lo stile letterario varia da paese a paese.
All’inizio, stendevo i testi in urdu e poi, insieme con lei, cercavamo di tradurli fedelmente: così è nata la poesia Liguria, ad esempio. Una persona che viene da fuori, infatti, rimane subito affascinata dal paesaggio; in seguito, però, si scontra con l’isolamento e con una mentalità assai provinciale: mentre il mondo diventava globale, qui si voleva vivere come prima, fare ciò che era sempre stato fatto, perdendo opportunità preziose e non capendo che l’incontro e il confronto con altre realtà arricchisce. È come quando si entra in una stanza chiusa e si sente puzza, ma chi è dentro non se ne accorge. Naturalmente, non c’era intenzione di offendere, ma di risvegliare le coscienze, scuotere con una provocazione per uscire dallo stagno. Poi, ho osservato anche il modo di fare dei savonesi, per me inconsueto: chiuso, senza colore; ho paragonato il comportamento della gente di questo paese con quello della mia. Così ho immaginato di scrivere una lettera a mia sorella (“Lettera a Mabuba”) dove raccontavo la perdita della vita sociale con il progresso, come avviene in tutto il mondo, la mancanza di solidarietà… In apparenza, tutti sembrano felici, hanno molta materialità, ma dentro gli manca tutto. Non conta quanti palazzi, automobili si abbiano, se si sia stati fuori a divertirsi per tutta la notte: poi si torna a casa, si è soli e si sta ingannando la realtà! E’ come con i braccialetti ciui-mui che le ragazzine del mio paese usano: sono tanto belli, ma si rompono subito, ferendo i polsi… Ricordo che una signora che l’aveva letta è venuta nel mio negozio e ha pianto per tanto tempo! In questo modo, mi sono fatto conoscere localmente e, dato che sono musulmano, tanti venivano da me a domandare se anche noi musulmani potessimo avere un luogo dove pregare. Nel 1998, siamo riusciti ad affittare un locale ma, soprattutto, ne abbiamo fatto un luogo di vicinanza per far conoscere culture differenti agli italiani (noi stessi immigrati veniamo da paesi molto dissimili con vari usi, lingue e tradizioni) e meglio l’Italia agli stranieri. Per questo abbiamo organizzato, negli anni, convegni, dibattiti, abbiamo accolto alunni e insegnanti di molte scuole per parlare, incontrarci, far conoscere le nostre feste, le nostre preghiere, i tanti punti di contatto che ci legano. Credo che siamo riusciti a trasmettere il nostro messaggio qui a Savona, perché alle nostre manifestazioni è sempre venuta tanta gente, oltre a importanti rappresentanti istituzionali e delle altre religioni. Lo stesso messaggio abbiamo cercato di portare in Liguria e nel resto d’Italia, avendo io ricoperto varie cariche nella comunità. Gli stranieri amano questo paese come seconda patria, qui lavorano e i loro fi gli vanno a scuola, qui cercano di migliorare se stessi e l’ambiente che li circonda. Gli italiani devono dar loro la possibilità di vivere in modo degno. L’integrazione avviene quando le due parti si avvicinano e si rispettano. Per me, l’integrazione, invece, è iniziata proprio attraverso la scrittura e, in un secondo momento, è proseguita nel volontariato per la mia Comunità.

Io credo

Io credo alle verità
di tutte le grandi religioni del mondo.
Non ci sarà pace durevole sulla terra
fino a quando non impareremo non solo a tollerare,
ma anche ad avere riguardo
per le fedi diverse dalla nostra.
Uno studio rispettoso dei detti
dei vari maestri dell’umanità
è un passo in direzione di questa stima reciproca.


Mahatma Ghandi

lunedì 15 novembre 2010

Il Brasile guidato da una donna


... per la prima volta

Il Brasile ha eletto al secondo turno, il 31 ottobre, il suo nuovo Presidente della Repubblica. E’ una donna: Dilma Rousseff, già favorita alla vigilia con il 55% delle intenzioni di voto, ha raggiunto il 56% dei voti validi.
Quando Lula passerà la fascia presidenziale a Dilma, avrà le lacrime agli occhi. Perfino gli avversari si commuoveranno: per la prima volta nella storia il Paese sarà guidato da una donna. Cinquantasei milioni di voti, il destino di una nazione. Trasformare il Brasile in un colosso internazionale, dare finalmente dignità al suo popolo, alla sua gente.

(Leggi i commenti di Bruna Peyrot e di Edith Moniz e Paolo D’Aprile sul sito di Macondo)

Il fine non giustifica i mezzi

[...]
E' evidente che se per combattere un male,
usassi anche la più leggera violenza,
un altro male sopravverrebbe,
poi un secondo, un terzo;
e così milioni di violenze isolate,
genererebbero di nuovo questo terribile flagello
che regna e ci opprime...
Il cristiano sa che
solo combattendo il male col bene e con la verità,
egli fa tutto ciò che può per compiere la volontà del Padre.
Non si può spegnere il fuoco col fuoco,
asciugare l'acqua coll'acqua,
combattere il male col male.


Lev Tolstoj

(lettera all'amico Engelngardt, 1882)

Lettera aperta a Raimon Pannikar

C’è qualcosa peggiore del terrorismo: l’antiterrorismo.

L’Occidente deve disarmare la cultura.

L’ossessione della sicurezza è figlia della ragione armata.

(Raimon Pannikar)

Lettera aperta a Raimon Pannikar, a due mesi dalla sua scomparsa, scritta dal suo più grande amico in Italia, Achille Rossi di Città di Castello, in occasione di un convegno organizzato da Cipax.

Carissimo Raimon,
sono passati appena due mesi dalla tua scomparsa, ma la tua presenza è più viva che mai nel mio spirito. Ti vedo ancora lì nel tuo studio tappezzato di libri, seduto su quella poltrona che negli ultimi tempi chiamavi scherzosamente “il trono”, quasi per alleggerire di fronte ai tuoi ospiti il peso della malattia. Vorrei continuare con te una conversazione sulla pace iniziata un quarto di secolo fa a Città di Castello. Ci invitavi allora a “disarmare la cultura” sostenendo che la nostra è una cultura armata non tanto perché possiede la bomba atomica, ma perché adopera la ragione come un arma per vincere o per convincere. E spingevi la tua tesi fino ad affermare che c’è una continuità fra una ragione che deve controllare e inseguire la certezza e la deterrenza nucleare: devo possedere l’arma più sicura di quella del mio avversario. Rimproveravi all’Occidente di vivere in una cultura di sfiducia e di guerra. Quelle tue affermazioni, che allora ci sembravano un po’ esagerate, oggi si rivelano invece profetiche. Dopo le due guerre del Golfo, la Bosnia, il Rwanda e l’Afghanistan, il militarismo è ritornato in forze e ha colonizzato la cultura. L’avversario va sconfitto e distrutto per raggiungere la sicurezza e la pace, ci dicono tutti i maîtres à penser e gli imbonitori televisivi. Sulla scia di questa convinzione in Italia abbiamo fatto di meglio: il Ministero della pubblica istruzione, d’accordo con quello della Difesa, ha autorizzato alcune scuole a insegnare ai giovani l’uso delle armi. “Progetto sicurezza” l’hanno battezzato. Tu saresti rimasto sbalordito di fronte a un provvedimento simile e avresti esclamato «non mi dire!», come facevi tutte le volte che ti descrivevo la situazione italiana.
L’ossessione della sicurezza, figlia della ragione armata, ha partorito un movimento localista e xenofobo come la Lega, che proclama la lotta agli immigrati rei di averci rubato il lavoro, portato le malattie, distrutto la nostra identità. Ti saresti stupito che un fenomeno che avrebbe potuto portare a una fecondazione reciproca tra le culture fosse interpretato in una forma così negativa e anticristiana. L’altro fa parte di noi, ci avevi ripetuto nel Convegno del 2006, è l’altra parte che non abbiamo ancora sviluppato o che forse non conosciamo. L’incontro con lui è esperienza di rivelazione, perché ci rivela la nostra incompletezza e la nostra complementarità.

(leggi tutto)

giovedì 11 novembre 2010

Tutto cade... ri-costruire si può!

Il vangelo della domenica (Lc 21, 5-19)

"Di tutto quello che ammirate non resterà pietra su pietra che non venga distrutta".

Il Tempio di Gerusalemme viene distrutto...
le nostre convinzioni vengono spesso distrutte, i nostri punti di riferimento, gli argini di un fiume in piena, le aspettative nella politica, le relazioni affettive, i contratti di lavoro...

La distruzione: rovina o riscatto? Fine o nuovo inizio? Inutile o necessario?

"L'alluvione a Vicenza è stata occasione di grande solidarietà tra i cittadini" racconta Ivano. Sofferenze e dolori ormai attraversati vengono ricordati come grandi occasioni di crescita umana e spirituale.

La fine del mondo: reale o inventata? La stiamo già vivendo o deve ancora venire?

"Io ho un po' paura del giudizio finale di Dio!" ci hanno inculcato per secoli. Pedagogicamente ha funzionato? E' servito per amarci di più? Compiere (o non compiere) un gesto per paura di andare a finire all'inferno non è forse troppo poco?
"Io ho paura che questo mondo diventi un inferno!" sarebbe un passo più in là. Ma più che mosso dalla paura vorrei essere mosso dalla passione, dal desiderio, dall'amore.
Lasciare ai miei figli un mondo migliore.
Essere felice relativizzando le cose.
Cercare l'armonia sociale prima del benessere individuale.

I martiri: servono davvero? A che cosa?
Ho come l'impressione che abbiamo ancora troppo bisogno di mitizzare un individuo che rappresenti una perfezione ultraterrena. Tutti possiamo essere perseguitati, ma guai a noi se ce lo cerchiamo soltanto per il gusto di fare i martiri! Arrivano le processioni, le incensazioni, le cassette per le offerte... martire come una star,
400 partecipanti al suo corso!
E' possibile uscire dal mito del mercato rimanendo dentro la storia, attraverso scelte critiche e responsabili, e sentirsi diversi, sfigati, "fuori moda", soli... è questa, secondo me, la sfida di oggi.

Nutriamoci del contrasto!

Bianco & nero II

Io sono nero
tu sei bianca.
Andiamo aldilà
del colore
Nutriamoci del contrasto.
Fioriamo sulla differenza.
Cresciamo sulla diversità.
Camuffiamoci nel chiaroscuro
del nostro essere.
Viviamo nell'unità dell'amore.


Barolong Seboni

poeta e scrittore del Botswana

martedì 9 novembre 2010

La passerella


Berlusconi a Padova

Verso l'unità del sindacato

METALMECCANICI: CGIL, TAVOLO CON IMPRESE SFIDA DA ACCETTARE

(ANSA) - ROMA, 8 NOV - La produttività è un tema vero "sul quale accettare la sfida": la Cgil risponde così, con il segretario confederale Vincenzo Scudiere, alla richiesta del Comitato centrale della Fiom di abbandonare il tavolo aperto con la Confindustria sulla produttività.
Nessuna disponibilita' della Cgil quindi a fare un passo indietro così come chiesto dalla Fiom sui tavoli aperti mentre si chiede però di mantenere aperto il dialogo con i metalmeccanici, a partire dai contratti di lavoro. "E' necessario un incontro a breve - dice Scudiere - tra le segreterie di Cgil e Fiom per affrontare seriamente le questioni in campo".
"Questa è la fase - precisa - in cui la Cgil deve tornare in campo con delle proposte e sarebbe un peccato se su queste non si ritrovasse la Fiom. La produttività è un tema vero sul quale accettare la sfida proponendo la sua alternativa a quanti individuano nel lavoro le origini della scarsa produttività del Paese". (ANSA).

Dati confortanti

Una tv diversa è possibile

Ottimi risultati per la prima puntata della coppia Fazio-Saviano con Benigni, Vendola e Abbado: 7,6 milioni di spettatori e il 25,48% di share. Battuto il Grande Fratello, seguito da 4 milioni 850mila spettatori.

Guarda il video di Vendola e i 27 sinonimi di omosessuale (clicca qui)

Guarda il video di Benigni su Berlusconi (clicca qui)

E non c'è niente da ridere!!!

lunedì 8 novembre 2010

Questioni di "integrazione"

Anche a Padova il multiculturalismo è fallito

Il multiculturalismo è fallito. Per la Merkel, per Zaia, per molti altri e anche per me. Diverse etnie non possono vivere l'una accanto all'altra come diversi prodotti di un supermercato. Nella prima corsia a destra: scuole speciali per i figli di immigrati o per bambini che presentano un ritardo mentale. A sinistra: quartiere cinese, ghetti abitati da africani e monolocali subaffittati. Nella seconda corsia in fondo un reparto transculturale suddiviso ulteriormente per categoria: quartiere gay e a luci rosse, piazza per universitari di sinistra e piazza per figli di papà.
L'integrazione secondo il modello multiculturale prevede la convivenza delle diversità, fianco e fianco, ma con una linea di separazione che difende e cristallizza ciascuna identità. Nei quartieri popolari gli operai, nelle zone residenziali avvocati e dottori. Nei condomini dell'Ater famiglie in difficoltà, nel centro storico appartamenti in affitto a studenti. Negli uffici i bianchi, nelle concerie i neri. Buon cuore per le Ruby bisognose, intransigenza per i Salem che hanno sbagliato soltanto una volta. Un quartiere, un ghetto, un pregiudizio, un problema. Un universo accanto all'altro. Uno di qua, uno di là. Senza alcuna possibilità di interazione, di fecondazione e di arricchimento reciproco. Proprio in questo sta il fallimento del multiculturalismo, del ghetto in via Anelli, della percezione di paura nei confronti dell'immigrato clandestino. Germania e Padania fanno quindi un passo indietro, sperando che l'integrazione secondo il modello assimilatorio potrà funzionare. Ma la Francia delle banlieu parigine ci ha insegnato che non è possibile. Forzare menti diverse a pensare allo stesso modo, fedi diverse a pregare allo stesso modo e tradizioni diverse a comportarsi allo stesso modo, crea confusione, violenta e patologica. "Nuovi italiani" li definisce l'ultimo rapporto della Caritas nazionale, riferendosi ai cinque milioni di immigrati regolari presenti nel nostro Paese. Ma i miei figli, nati a Padova, da madre nigeriana e padre italiano, saranno nello stesso tempo africani e italiani. Nulla di cui vergognarsi. Una fortuna in più, non un problema. Un bagaglio culturale più ricco, aperto, elastico, dinamico. Fuori dalla scuola elementare alcune bambine padovane toccano incuriosite le treccine di mia figlia, toccano qualcosa di nuovo e lo ammirano. E imparano. Ecco le culture che si incontrano, che crescono assieme nella scuola pubblica, veri centri di Intercultura.
L'unica alternativa rimane un'integrazione secondo uno stile interculturale, dove la contaminazione viene accolta come fattore positivo e necessario per l'evoluzione di una società.

(pubblicato su Il Mattino di Padova, il 6.11.10)

sabato 6 novembre 2010

L'appello

Giustizia ed equità per chi manifestò contro la guerra

Il 5 novembre 2010 è cominciato il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell'ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio.

Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi - molto divergenti – delle forze dell'ordine e dei manifestanti.

Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti.

Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l'ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto - in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l'esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d'appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi "esemplari" a chicchessia.

Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità.

Firma l'appello (clicca qui)

venerdì 5 novembre 2010

Alluvionati a sorte



Strade allagate

Nella stessa città, Padova, alcuni come me hanno seguito l'inondazione del Bacchiglione dai giornali o dalle televisioni, altri hanno dovuto abbandonare la propria casa o sistemarsi nei piani superiori.
Sembra strano che per molti non sia successo niente, tanta pioggia e basta, e per alcuni si sia trasformata in tragedia. Due-tre morti, pochi per attirare l'attenzione dei media nazionali. Migliaia di sfollati invece, case danneggiate, auto distrutte. Stato di calamità naturale.
Dove vivo io non si nota nulla di strano. Soltanto qualche chilometro più in là, famiglie disperate, in mezzo al fango.
Da decenni non accadeva un fenomeno del genere. La gente si considerava fortunata, fino a qualche giorno fa.
Siamo sempre stati abituati ad aiutare gli altri, vedremo se riusciremo ad aiutarci l'un con l'altro. Anche tra vicini di casa, fratelli coltelli e parenti serpenti. Questione di sopravvivenza. Gesti di solidarietà non mancano, nella struttura parrocchiale di Polverara sono ospitate una 50 di persone, per lo più immigrati. Mancano però altre forze per dare coraggio e speranza a molte famiglie.
Ecco le iniziative di solidarietà!

Progetto Ngambè-Tikar

IL TETTO


Continua la costruzione del Centro di Formazione per i Giovani del villaggio di Ngambè-Tikar in Camerun, a 350 km a nord di Yaoundè.
Durante il viaggio a dicembre, vedremo con i nostri occhi il lavoro di questi ultimi mesi, sarà davvero emozionante! Tutto è nato da un'accoglienza, poi si è trasformata in collaborazione ed ora si concretizza in un progetto di sviluppo della realtà locale. Domani sera a Saccolongo (Pd), 200 persone si incontreranno per sostenere questo progetto e per conoscere i nuovi partecipanti al viaggio in Camerun dal 7 al 19 dicembre 2010.

Prostitute a casa, escort a cena

di Marco Bracconi

Un buon governo, nel terzo millennio, non si muove ideologicamente. Non va per titoli, e non butta l’acqua sporca con il bambino. Sa distinguere. Sa che ci sono negri e persone di colore, per esempio, e che i primi vanno stipati nei Cpa mentre i secondi vanno tirati fuori in qualche modo dalle questure. Non solo. Questo moderno governo, che non fa di tutta l’erba un fascio, sa che ci sono omosessuali e froci, e allora questi li sfotte nei motoshow e quegli altri li piazza alla direzione di Chi.

Se si vuole un’altra prova di questo talento nel cogliere le sottili differenze della contemporaneità basta ascoltare le parole pronunciate oggi da Berlusconi e Maroni (video). L’annunciato giro di vite sulla prostituzione è la dimostrazione che ci sono prostitute e prostitute. Quelle che battono per strada, che vanno cacciate col foglio di via, e quelle in tubino nero che invece si invitano a cena per fare il coretto sulle canzoni di Apicella.

Quelle si chiamano mignotte, queste escort.

Non è certo colpa di Berlusconi se la lingua italiana, dai tempi di Dante, è tanto ricca da avere almeno due nomi per dire la stessa identica cosa.

giovedì 4 novembre 2010

Notizie in evidenza

Stati Uniti: Obama accetta la sconfitta elettorale, e si impegna ad ascoltare di più la gente e i repubblicani. Non dà la colpa agli altri, non accusa nessuno, non falsifica l'informazione pubblica.

Alluvione in Veneto: i veneti, colpiti dall'inondazione di questi giorni, denunciano la poca solidarietà espressa dalle parti politiche nazionali, fatta eccezione della Lega. La rabbia degli sfollati.

Svolta nel sindacato: Auguri a Susanna Camusso, nuova leader della CGIL (6 milioni di iscritti in Italia), sperando che il sindacato possa ritrovare indipendenza e unità.

Berlusconi lifestyle: c'è chi non ne vuole parlare dicendo che sono altri i problemi del Paese, c'è chi ritiene di avere il diritto di conoscere gli usi e costumi del proprio presidente del consiglio.

martedì 2 novembre 2010

Siamo alla frutta

Botta
Berlusconi: Meglio essere puttanieri che gay!
Risposta
Vendola: Le tue barzellette razziste sono una minuscola enciclopedia dell'imbecillità!

Verso un clima tropicale

stagione secca e stagione delle piogge


Foto suggestiva e allarmante
(nella foto: Tencarola (Pd): Bacchiglione by night)

lunedì 1 novembre 2010

4 novembre

Mai più lutti, mai più guerre

Esprimiamo solidarietà ai prigionieri di coscienza arrestati per il loro impegno pacifista. Proposta di Beati Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento e PeaceLink

La prima guerra mondiale fu un orrendo massacro che costò, solo all'Italia, 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti (molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste)

Il 4 novembre dovrebbe essere un giorno di lutto e di memoria. Non c'è nulla da festeggiare o celebrare.
Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.
Dissociamoci da ogni ipocrisia.

Contro la retorica militarista, il 4 novembre invitiamo i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere arcobaleno, a partecipare alla manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso (con un volantino, una bandiera che sventola, un cartello appeso al collo … la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: facciamolo correttamente, con educazione e civiltà, ma facciamolo!).

Davanti al dramma della guerra in Afghanistan, nella quale siamo coinvolti come italiani, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di celebrare con una “festa” la vittoria di una guerra? C’è solo da vergognarsi, e tacere per rispetto delle vittime di tutte le guerre. L’unico vero modo per celebrare il ricordo di una guerra, è quello di impegnarsi con la nonviolenza affinchè non ci siano più guerre. Come ha detto il grande scrittore Lev Tolstoj, profeta della nonviolenza, nel capolavoro “Guerra e pace”, le guerre non si vincono, le guerre si perdono e basta.

Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone
Chi la festeggia oggi e' un ignorante
Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: MAI PIU' LA GUERRA!

Sosteniamo l'impegno nonviolento dei disertori, degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che sono impegnati nella Resistenza contro la guerra e il militarismo.
Ci impegniamo oggi, ricordando che coloro che si rifiutarono di combattere venivano fucilati dai carabinieri italiani.
Ricordando gli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti.
Ci impegniamo oggi contro tutte le guerre in nome dei disertori che non vollero partecipare a quella che papa Benedetto XV definì "un'inutile strage".


Associazione PeaceLink

sabato 30 ottobre 2010

Notizie di famiglia

E' morto don Carlo Facchin, 88 anni, prete salesiano di Padova. Ecco un articolo del '92 che lo vide protagonista in una riflessione sul dissenso e la democrazia nella Chiesa e nello Stato. Nessuno lo conosce? Capirete il perchè!

Il prete denuncia la Curia

di Stefano Lorenzetto

Prima ha scritto al Papa, dandogli del tu. Voleva che gli restituisse le copie di un suo libro, sequestrate per ordine del vescovo. Ma siccome Sua Santita' non gli ha risposto, ha deciso di rivolgersi a un' autorita' piu' terrena, la magistratura italiana. Non si puo' dire che la prudenza curiale faccia parte del corredo genetico di don Carlo Facchin, 70 anni, salesiano di origine padovana, abitante a Verona, dove fino a pochi anni fa insegnava. Ci sono voluti 406 anni perche' un papa, Paolo VI, abolisse nel '65 l'Indice delle opere contrarie alla fede e alla morale cattolica. Ma per il prete l'anatema letterario e' stato inesorabile. La vicenda ha inizio nel ' 90, quando don Facchin firma un contratto con Pierantonio Marchetti, dell' editrice Sat Verona, per tre quarti di proprieta' della Curia. Paga 10 milioni perche' venga dato alle stampe un libro intitolato "A proposito dell' immoralita' ". Sottotitolo: "Dissenso e democrazia nello Stato e nella Chiesa". Non e' il primo che scrive. Ma diventa subito l' ultimo. Il 2 gennaio '91 riceve una lettera: il vescovo ausiliare e vicario generale della diocesi, monsignor Andrea Veggio, gli ordina "formalmente di ritirare, entro 10 giorni, la pubblicazione da tutte le librerie cittadine e dall' editrice Sat e di portarla in Curia". Il presule, inoltre, "chiede all' autore di rivedere le sue idee e di ritornare figlio obbediente della Chiesa, madre e maestra". Che cosa ci sara' di tanto scandaloso in quelle pagine? Don Facchin non riesce a spiegarselo. La risposta non tarda ad arrivargli, sempre dalla Curia, sotto forma di giudizio anonimo: "Il piu' grande guaio del libro e' il concetto fondamentalmente protestantico di Chiesa. Inneggia alla parita' assoluta fra chierici e laici, in nome di una rivendicazione "socialista" che pone la democrazia alla vetta della scala dei valori. Non trova alcun elemento positivo nell' educazione seminaristica. Non capisce la morale sessuale. Non capisce la dottrina della Chiesa in campo politico". E via bacchettando. Conclusione dello sconosciuto inquisitore: "Mi auguro che il confratello non abbia diffuso tali idee a scuola e spero che la stampa anticlericale non abbia mai in mano il volume". Don Facchin si inchina. La Sat ritira le 2.060 copie giacenti e le deposita in Curia. Ma l'autore invia nel contempo una bella letterina all' editore Marchetti: "Come credenti era giusto obbedire ai nostri superiori. Ora veda di non comportarsi, come cittadino, da persona dimezzata. In base al Vangelo ("l' operaio ha diritto alla sua mercede") e alle leggi sul lavoro, devo esigere il pagamento delle duemila copie vendute alla Curia: a 20 mila lire l'una, fanno 40 milioni". Figurarsi se il vescovo ausiliare accetta di sborsare la somma. Anzi, il prete viene espulso dalla diocesi con la formula del "recusetur". E da Roma il superiore dei salesiani minaccia di sospenderlo "a divinis". Lui non demorde. E si rivolge al Papa: "Amato fratello, ti invio questo mio scritto mediante il servizio Postacelere...". Silenzio anche dal Vaticano, come previsto dall' autore: "Se non mi giungesse risposta, vorra' dire che non ti e' stato consegnato, benche' fosse contrassegnato all' esterno col termine "personale". A don Facchin non resta che recarsi in questura e sporgere denuncia: "Chiedo che si proceda contro i responsabili. Per due anni si sono presi gioco di me. Chiedo inoltre la restituzione delle copie del libro e anche il pagamento dei danni arrecati per il perdurare del sequestro". Il volume e' gia' sul tavolo del procuratore capo Stefano Dragone. Lo Stato che difende un prete dalla Chiesa.


(tratto dal Corriere della Sera del 16 settembre 1992)

venerdì 29 ottobre 2010

Gesù e Zaccheo

Il vangelo di domenica 31 ottobre (Lc 19,1-10)

Gesù non fa preferenze di persona. Incontra il povero come il ricco. L'operaio come l'imprenditore. L'eterosessuale come l'omosessuale. Non è condizionato da ideologie, compagnie o sponsor. Incontra tutti coloro che semplicemente gli aprono la porta. Senza quei maledetti pregiudizi. Da colui che la tiene chiusa, non può e non vuole entrare. Tranquilli!
Da un incontro sincero con la parola di Gesù, o dall'incontro sincero con una persona che ci vuole bene, che ci dice la verità... avviene un cambiamento, in noi, in lui. Zaccheo cambia, non credo però improvvisamente. Anche Gesù cambia. Credo piuttosto in un cammino di conversione dovuto alla relazione autentica con Gesù e se stesso. Non credo al miracolo del tutto e subito, ma al miracolo della fatica. Non credo al miracolo che viene da fuori, ma a quello che viene da dentro.
Zaccheo era un arricchito alle spalle dei più poveri. Quanti Zaccheo oggi? E dentro di me? Il frutto della sua conversione: restituire quanto aveva rubato. Ecco il principio del sacramento della riconciliazione: se ho rubato, restituisco. Se ho fatto del male, faccio del bene. E la vita continua.

Testimonianze

1.Signore è colui che dà e condivide con gli altri, ricco è colui che ha e trattiene per sè. Allora Gesù l'ha detto: "E' più difficile per un cammello entrare nella cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno".
Alberto Maggi

2.Dio ha un'economia più simile allo spreco che all'accumulazione o alla taccagneria.
Antonietta Potente

3.Usiamo i soldi come se non esistesse il Vangelo, e leggiamo il Vangelo come se non esistessero i soldi!
Alex Zanotelli

4.E' strano associare Gesù ai soldi. Ma, secondo me, è altrettanto inutile demonizzarli. Semplicemente lui ne ha parlato pochissimo e ne ha gestiti altrettanto pochi, almeno così sembra dai vangeli.
Stefania Salomone

5.Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
Francesco d'Assisi

6.Zaccheo è per me la testimonianza di un cammino molto concreto dall’egoismo alla condivisione, ma è anche la “parabola” di un viaggio interiore che va dalla “curiosità“ alla conversione. 
Franco Barbero

Ci sono anch'io...

Ho saputo da un articolo apparso sul Gazzettino del 19.10.10 che sull'ultimo libro di Vittorino Andreoli, "Preti di carta" (Ed. Piemme), che raccoglie "storie di santi ed eretici, asceti e libertini, esorcisti e guaritori", ci sono anch'io. Come mai? Quale onore?! Non lo sapevo, forse avrà citato alcuni miei interventi, o le notizie su di me stampate sulla "carta". Però...sarei curioso di sapere cosa ha scritto. Che strano, sull'annuario dei preti di Padova il mio nome è stato cancellato, mentre su alcuni libri di nazionale diffusione viene inserito. Non c'è qualcosa che non funziona?

mercoledì 27 ottobre 2010

Un libro, una sfida





“Il libro è una miniera di materiali di riflessione che può tornare utile a tutti questi figli e figlie che cercano percorsi di fede liberante creativamente ribelle”.
Enzo Mazzi


Breve recensione
Dal regista e giornalista Gilberto Squizzato un libro (Gabrielli Editori) che è un viaggio alla riscoperta del Vangelo di Gesù di Nazareth, come la sua spiegazione ai figli "nell'età del nichilismo". A suo modo è un testo teologico e insieme evangelico, che si pone come un annuncio, alimentandosi ai risultati della ricerca teologica interconfessionale più aggiornata e agli studi biblici più recenti e rigorosi, oltre che facendo ampio ricorso all'analisi storico-critica dei testi. Al tempo stesso questo libro vuol essere ed è un'opera semplice e comprensibile rivolta ai non addetti ai lavori (come appunto i due figli dell'autore, assunti come paradigma della nuova condizione e cultura giovanile) e proprio per questo motivo è scritta in un linguaggio piano, discorsivo, divulgativo. La sfida di Gilberto Squizzato è infatti quella di "tradurre" il Credo cristiano e il Padre Nostro - e dunque il Vangelo di Gesù di Nazareth - in un linguaggio comprensibile agli uomini del nostro tempo. Prefazioni in forma di testimonial di: Franco Barbero, Paolo Farinella, Giovanni Franzoni, Giuseppe Genna, Giuseppe Giulietti, Enzo Mazzi, Alessandro Zaccuri.

E le donne? (ndr)

lunedì 25 ottobre 2010

Segni di speranza

Piccole soddisfazioni

Un ricercatore di filosofia dell'Università del Salento mi scrive:

"Ho letto con piacere e attenzione il tuo libro, e condivido pienamente le tue posizioni. Ma credo che il problema sia quello di una radicale reimpostazione
teologica delle diverse questioni dogmatiche".

Un prete sposato della chiesa vetero cattolica mi scrive:

"Ho appena finito di leggere per la prima volta il tuo libro. Devo dire che il Boss-Papà ti ha donato numerosi carismi...non ultimo quello di narrare il vangelo in maniera sublime e a mo' di romanzo. Mi sono commosso leggendo la tua storia. Anche perchè ho molte cose in comune con te. Sono stato anche io un presbitero romano ordinato nel 2000, nel 2003 ho lasciato dopo aver studiato ecclesiologia ad indirizzo ecumenico al Laterano, nel 2010 mi sono sposato con una ragazza africana(Nigeriana). Già nel 2003 ho deciso di incardinarmi nella chiesa vetero cattolica ed ora sono un prete sposato lavoratore felice che esercita e ha sempre esercitato il suo ministero.

In questi giorni, per caso o per provvidenza, sto incontrando alcuni preti di Padova che mi salutano con affetto e che mi chiedono come sto, cosa faccio, cosa ne penso di questa Chiesa... insomma, respiro curiosità e stima, e tutto questo, lo devo dire, mi rende ancora AFFEZIONATO alla chiesa del dialogo e del confronto.

domenica 24 ottobre 2010

Resistenza!

Localismo e consumo critico: contro un'informazione suadente

"I consumatori devono riprendere l’abitudine di consumare ciò che serve, scegliendo i prodotti della propria regione, diminuendo, tra l’altro, l’addizionale sui prodotti stessi che gravano a causa dei trasporti.

La maggior parte dei polli provengono dal Nord-Est d’Italia; si tratta di animali gonfiati con vitamine, antibiotici, integratori, il tutto a discapito della qualità quando non dannosi.

Anche le acque minerali viaggiano con costi e disagi enormi per la viabilità e l’inquinamento che causano i mezzi su ruote, mentre le acque regionali vengono snobbate in obbedienza alla carica ossessiva della pubblicità.

Resistenza… per resistere al fascino dell’informazione suadente, per non cadere nella trappola della moda o delle abitudini che vengono proiettate come status di vita.

Disporre di venti case, e vantarsene non può diventare il sogno segreto dell’italiano medio, deve rimanere per ciò che è in realtà: una spacconata degna di un parvenu che affida al possesso e all’opulenza la sua dimensione umana, sociale, politica, imprenditoriale, non disponendo di altri argomenti più credibili."

Rosario Amico Roxas (leggi tutto)

venerdì 22 ottobre 2010

E' possibile un capitalismo umano?

L’ultimo libro di Muhammad Yunus, “Si può fare!”, spiega come il “business sociale” possa creare un “capitalismo più umano”. Un ossimoro ancora più forte di quello che smaschera Serge Latouche sotto il nome di "sviluppo sostenibile". O è sviluppo o è sostenibile, non sono parole neutre. Esiste quindi un modo umano di mettere il capitale al centro delle relazioni?

mercoledì 20 ottobre 2010

No agli sprechi!

Ricevo e pubblico volentieri

Aldilà delle opinioni politiche di ognuno di noi, credo che sia veramente
triste che, il governo (e il suo capo) spenda soldi dei contribuenti per
pubblicizzare il proprio operato (col libro che sta per essere spedito
alle famiglie italiane).

Credo che i soldi delle spedizioni e delle pubblicazioni possano essere
spesi in situazioni dove vengono invece effettuati dei tagli, come la scuola pubblica!

A questo punto, invito chi fosse interessato ad andare sul sito:
http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp

e inserire il seguente testo:

"Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio
Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di
governo", mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo,
essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n.
675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13
comma e). Desidero inoltre che la spesa relativa che si risparmierà venga
messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione
e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l'attenzione porgo
distinti saluti."

e inviarlo.

Non servira' allo scopo forse, ma...

CHE NON SI DICA CHE ERAVAMO D'ACCORDO!

C'era una volta la democrazia...

Lodo-Alfano retroattivo: ulteriore schiaffo alla democrazia


Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.


Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Pericle

(politico, generale e oratore greco, dell'allora partito democratico)

lunedì 18 ottobre 2010

Germania: il multiculturalismo è fallito?

Angela Merkel, cancelliere tedesco, nei giorni scorsi ha lapidariamente dichiarato:
“Il tentativo di costruire una società multiculturale in Germania è totalmente fallito”.
“Il cosiddetto concetto multiculturale, dove le persone vivono felicemente fianco a fianco, non funziona. Gli immigranti devono fare di più per integrarsi, incluso imparare il tedesco”.

(leggi l'articolo di Bruno Gambarella)

Non so se sia semplicemente campagna elettorale in vista delle elezioni del 2011, comunque il problema sollevato è serio e attuale. Il multiculturalismo, l'assemblaggio cioè di comunità di origine culturale diversa, non può essere il fine di una società. Forse un passaggio che tende a creare una società interculturale, dove non esistono ghetti, via Anelli come China Town, scuole speciali per disabili, zingari e altre categorie classificate "inferiori", ma occasioni di scambio, di arricchimento reciproco.

giovedì 14 ottobre 2010

In due sabati, due manifestazioni

Solo uniti saremo credibili!

"La Fim Cisl - attraverso una lettera che il responsabile dell'Ufficio Stampa, Rosario Iaccarino, ha inviato alle maggiori testate tv e radio - chiede maggiore rispetto del pluralismo sindacale e più considerazione in termini di visibilità e di spazi, affinché venga proposta e ristabilita una lettura veritiera degli eventi sindacali".

Una manifestazione di sabato, allora, nasconde anche le debolezze della Fiom pur mettendola nei fatti alla testa di un movimento di opposizione. "È la prima volta che succede", commentava ieri il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi.

Da ridere...

Cercasi Buoni Samaritani

I fatti pubblicizzati parlano di violenza: realtà certamente. I buoni samaritani, che per fortuna esistono e non attirano l'attenzione dei media, continuano a fermarsi ogni volta che si accorgono di una persona in difficoltà.

Violenza e indifferenza, un connubio perfetto! L'omissione di soccorso nei confronti della donna stesa a terra con un pugno nella metropolitana di Milano, non è avvenuto in un Paese come l'Afghanistan. Esportiamo democrazia nonostante ce ne sia immenso bisogno qui, dove i mostri hanno la faccia da zio e per un cane siamo disposti ad uccidere un essere umano.
Sarà perchè si trattava di una rumena? O semplicemnte perchè è scomparso l'altruismo dalle radici cristiane? Rimasta a terra per troppo tempo, visibile solamente alle telecamere nascoste, come se un gesto civile fosse di competenza soltanto degli organi di sicurezza. Forse tutti aspettavano l'arrivo della polizia, forse le menti erano sovra pensiero o forse vi era paura di non essere all'altezza nel soccorrerla adeguatamente o l'abitudine di passare sempre oltre per non perder tempo.
Una donna per terra, allontana gli sguardi. A Padova un semplice velo allontana clienti da un panificio gestito da una coppia tunisina. Se fosse bianco assomiglierebbe a quello che indossano alcune monache di clausura. Un semplice velo riesce a far chiudere un esercizio e ostacolare quel processo di integrazione così invocato per la nostra città. Sottigliezze per palati raffinati. Un pane buono nelle mani di una musulmana col velo diventa magicamente vecchio, pericoloso, infettivo. Offesa come uno schiaffo, violento e gratuito. Boicottaggio ideologico che rivela un basso livello culturale. Fino a quando dobbiamo aspettare perchè anche a Padova, come nella maggiorparte delle città multietniche europee, i pregiudizi non offuschino la verità?

Hooligans serbi: attenzione agli equivoci!

di Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus

[...]Di fatto, tanti in Italia in queste ore si stanno sbizzarrendo a collegare, in buona o cattiva fede ma comunque impropriamente, le violenze degli "hooligans" con le presunte crudeltà dei partigiani jugoslavi, riassunte con la parolina in codice "foibe". Prima dunque di entrare nel merito della questione "hooligans serbi", è necessario sgombrare il campo dal primo e più penoso equivoco: tra i due argomenti - quello delle "foibe" e quello degli "hooligans" - non esiste alcun collegamento possibile se non quello dettato dal ben noto sillogismo razzista italiano, per cui slavi = barbari = infoibatori.

(leggi tutto)

mercoledì 13 ottobre 2010

Afghanistan

"Il nostro ministro della Difesa Ignazio La Russa, è l'unico che non si rende conto che le bombe sono la causa e non la soluzione del disastro"

Pino Arlacchi,
relatore della "Nuova strategia in Afghanistan" al Parlamento europeo

domenica 10 ottobre 2010

Libero dalla tradizione, si lascia salvare

(dal commento al vangelo della domenica di Alberto Maggi)


E infatti “Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio”, rendere gloria a Dio era un privilegio considerato esclusivo di Israele, “all’infuori di questo straniero”.
Il termine ‘straniero’, adoperato soltanto da Luca nel Nuovo Testamento, è lo stesso che si ritrovava nella cancellata, nella palizzata, che divideva nel tempio l’ingresso dei pagani da quello dei giudei. Anche i non ebrei potevano entrare nel tempio, ma c’era una palizzata, un recinto, con delle targhe, dove c’era scritto: “che nessun straniero”, lo stesso termine adoperato qui da Luca, “entri all’interno della palizzata del recinto, perché, se viene sorpreso, dovrà incolpare se stesso della morte che seguirà”.
Quindi era proibito avvicinarsi al Signore. Qui invece è il Signore che attira gli stranieri e cosa dice? “E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»”
Sono stati purificati tutti e dieci, ma soltanto per quello che ritorna e riconosce l’autore di questa purificazione, solo per questo si parla di fede.
Quindi è la prova, come dicevamo all’inizio, che la fede non è un dono che Dio fa agli uomini ‐ il dono d’amore Dio lo fa a tutti quanti questi lebbrosi ‐, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa a tutti quanti.

sabato 9 ottobre 2010

Non volevano essere eroi!

Volevano forse tornare a casa...

Altri 4 vittime in Afganistan. 34 dall'inizio della nostra occupazione nel 2004. Anche Zaia della Lega spinge al rientro delle truppe, persino lui! Di nuovo le solite dichiarazioni dal mondo politico, come da copione.
E mi fa sorridere sentire parlare di eroi, soprattutto quando leggo la confessione dell'unico ferito fuori pericolo: "Mi sono rotto di stare qui!" E se fosse morto lo avremmo chiamato eroe. Inconsapevole di esserlo. Anzi, stanco di stare lì come possibile eroe, come portatore di pace e di democrazia. Ecco l'assurdo: il linguaggio usato serve per giustificare violenza, guerra, armi, morte... contro la volontà dei diretti interessati, forse consapevoli di trovarsi inutilmente lì, ma ormai troppo tardi...

La manifestazione riparatoria

100.000 in piazza del Popolo

Oggi sono stato alla manifestazione organizzata dalla CISL e UIL a Roma, in piazza del popolo, per chiedere al governo di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, alle famiglie e di investire nello sviluppo. Una mossa che qualcuno legge e sente come riparazione a quella (grave) assenza allo sciopero indetto dalla CGIL contro l'ultima manovra finanziaria. Veniamo agli interventi dei due segretari.
Un paio di battute di Angeletti mi deludono profondamente: dice di non sentire la mancanza della CGIL. Ed io, invece, avrei iniziato il discorso proprio così: pur davanti ad una piazza gremita, oltre le aspettative, non me la sento di esultare, quando il sindacalismo italiano è in crisi, soprattutto perchè diviso...
Bonanni è stato più intelligente, ha toccato un po' tutti gli aspetti della vita del nostro Paese, dall'economia alla politica, dalla scuola ai pubblici ministeri. Pronuncia i nomi di due colpevoli: Tremonti e Gelmini, ma chiede a tutti responsabilità. Però, la vera spina al fianco rimane il comportamento della Fiom sulla vicenda di Pomigliano, che Bonanni giudica come un non voler portare lavoro in Italia. Si spera che con la nuova segretaria generale, Susanna Camusso, migliori il clima di dialogo perchè il sindacato, pur accogliendo il pluralismo, ritorni ad essere unito.

giovedì 7 ottobre 2010

Sarah, uccisa da un familiare

Non rapita da un clandestino!

L'assassinio di Sarah Scazzi ad opera dello zio ci invita nuovamente a riflettere su come le maggiori violenze avvengano all'interno delle famiglie e non ad opera di sconosciuti, stranieri, immigrati, clandestini.
La campagna per la sicurezza dovrebbe interessare i rapporti affettivi in crisi. Questa è la principale causa di morte!
Cara Lega, la minaccia alla nostra sicurezza non viene da fuori, ma da dentro! Amara constatazione, ancora poco pubblicizzata, perchè forse inguaribile con eserciti, leggi e ordinanze.

L'invenzione della scarsità

C'era un tempo in cui...

...quando la scarsità veniva percepita come uno degli aspetti della pienezza cosmica, come una dimensione della necessità e come una molla indispensabile all'abbondanza, essa diventava creatrice di cultura e di spirito comunitario, e contribuiva all'edificazione di tutto un sistema di difese immunitarie. [...] Alcune cose, questo è chiaro, erano più scarse o più inaccessibili di altre, ma non rappresentavano una mancanza nè trave, nè intollerabile. Esse evocavano, se mai, la fragilità delkla condizione umana di fronte alla necessità e inducevano, semplicemente, ciascuno a mettere a frutto le proprie qualità, innate o acquisite. [...] Lo sviluppo, nonostante il suo bilancio disastroso, continua a creare illusioni nelle numerose popolazioni che lo prendono per ciò che non è mai stato: la speranza di un miglioramento.

(tratto da "Quando la povertà diventa miseria", Majid Rahnema, Gli struzzi Einaudi)

Vent'anni fa, le proposte inascoltate per evitare la crisi attuale

In piena crisi economica...

...la proposta di avviare un lavoro di ricostruzione, riarmonizzazione, rigenerazione, era già stata fatta quasi vent'anni fa, nella dichiarazione dell'International Network for Cultural Alternatives to Development (Incad).
Ecco i primi passi compiere:


1. Cancellare progressivamente (al ritmo del 20 per cento all'anno) tutti i debiti dei paesi del Sud contratti per progetti di sviluppo.
2. Ridurre il reddito pro capite nei paesi del Nord al livello del 1960.
3. Arrestare con mezzi adeguati l'utilizzazione illimitata del petrolio.
4. Ridurre la quantità di elettricità utilizzata a un ritmo che permetta di annullare, nell'arco di dieci anni, tutti i progetti di centrali nucleari.
5. Decostruire il modello globale di educazione che incoraggia e sostiene gli Stati-nazione e il loro sviluppo; [...]
6. Avviare, al Nord come al Sud, una campagna massiccia di programmi per un'altra educazione delle èlite socio-professionali a proposito della perversità dello sviluppo; [...]
7. Trasformare tutte le agenzie di aiuto allo sviluppo in cooperative decentrate che abbiano come programma l'acquisizione e la rigenerazione della conoscenza e il riconoscimento dei modi di vita e del saper fare delle diverse culture del mondo,[...].

(tratto da "Come sopravvivere allo sviluppo", Serge Latouche, Bollati Boringhieri)

martedì 5 ottobre 2010

Si parla tanto di violenza

Violenza di uomini nei confronti delle donne

Violenza di padri musulmani nei confronti di figlie troppo occidentali

Violenza di donne troppo provocanti nei confronti di uomini deboli

Violenza di un sindacato contro un altro

Violenza di uno scienziato nei confronti della vita

Violenza della Chiesa nei confronti della libertà

Violenza di multinazionali nei confronti degli operai

Violenza negli stadi, negli ospedali, fuori dalle scuole e dentro le mura domestiche

Violenza della natura nei confronti degli esseri umani

Violenza sotto le coperte, dietro le televisioni, dentro le dottrine

Cercasi vocazioni alla non-violenza coerente:

Non si può difendere un embrione e uccidere la diversità di pensiero!

Siamo tutti eretici?

Non abbiamo ancora imparato quante verità sono risultate poi menzogna e quante eresie del passato sono ora opinione comune? Com’è possibile che ancora confondiamo la fede con delle credenze e la identifichiamo con formulazioni, e non abbiamo appreso che merita fede solo l’Indicibile al di là della parola?

José Arregui (teologo basco costretto al silenzio dal vescovo di San Sebastián mons. José Ignacio Munilla e poi indotto a lasciare l’ordine francescano)

Leggi Le Radici di Gesù

Gruppo Biblico "Vangelo e Yoga"

Programma ottobre-dicembre 2010

Gesù e...

Approfondimento della figura di Gesù,
raccontato nei vangeli della Domenica,
attraverso esercizi di yoga e di condivisione




Martedì 12 ottobre: Gesù e la giustizia

E Dio non farà giustizia ai suoi eletti...? (Lc 18,7)

Martedì 26 ottobre: Gesù e i soldi

Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere Gesù... (Lc 19,2)

Martedì 9 novembre: Gesù e il culto

Di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta. (Lc 21,6)

Martedì 23 novembre: Gesù e il giudizio finale

Siate pronti, perchè nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. (Mt 24,44)

Lunedì 6 dicembre: Gesù e le delusioni

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11, 3)

Martedì 21 dicembre: Gesù vero uomo

E il Verbo si fece carne... (Gv 1,14)


L'incontro del gruppo biblico "Vangelo e yoga" inizia alle ore 21, presso il Centro Studi W. Reich in via Vicenza 12, a Padova, ed è aperto a chiunque voglia parteciparvi.

lunedì 4 ottobre 2010

Francesco d'Assisi: seguito o tradito?

Tre testi, tre autori, tre pennellate

1. Oggi – riprese Francesco – la nostra vocazione è revocata in dubbio. Molti frati considerano con una punta d'invidia forme di vita religiosa più e meglio organizzate, più efficienti e più solide. Essi vorrebbero che noi le adottassimo. Io temo che essi aspirino a ciò, preoccupati solo di apparire inferiori agli altri. Essi aspirano a farsi un posto al sole. Io, per conto mio, non sono contrario a queste forme di vita religiosa già approvate dalla Madre Chiesa. Ma il Signore non mi ha chiamato perchè io fondassi un Ordine potente, nè una Università, nè una macchina da guerra per combattere gli eretici. […] Lui stesso mi ha rivelato che noi s'aveva a vivere secondo la forma del santo Vangelo; vivere, semplicemente vivere, insomma. Vivere soltanto, ma intensamente. Vivere secondo l'umiltà e la povertà dell'altissimo Signore Gesù Cristo, trascurando ogni volontà di dominazione, ogni forma di prestigio, ed ogni possesso di beni materiali. E mi sono convinto fino all'evidenza che questa vita secondo la forma del Vangelo è tale che non si possono ad essa applicare i princìpi organizzativi degli altri Ordini, senza ilò rischio di venirne distrutta.
(tratto da Eloi Leclerc, LA SAPIENZA DI UN POVERO, Edizioni Biblioteca Francescana)

2. “Quello che dici è meraviglioso, Francesco. Ma per soccorrere I poveri non è necessario farsi poveri. E' vero anzi il contrario. Con che cosa li potresti altrimenti aiutare?”
“Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
(tratto da Mario Bertin, FRANCESCO, Città Aperta Edizioni)

3. "In principio era la paura, e la paura era presso la legge, e la paura era la vostra unica legge. Guardami, me ne vado. Non m'inchino più davanti alle vostre leggi, ho trovato il mio solo signore. Metterò a profitto la tua esperienza negli affari. Tratterò direttamente con l'eterno, impegnerò fino all'ultimo soldo la mia anima e riceverò in cambio tutta la creazione. […] Sarò ricco in modo ben diverso dal tuo. Sarò ricco per tutto ciò che perderò."
(tratto da Christian Bobin, FRANCESCO E L'INFINITAMENTE PICCOLO, Edizioni San Paolo)

domenica 3 ottobre 2010

La fede riguarda i rapporti tra di noi!

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». (Lc 17,5-10)

"Quindi la fede non è un dono che Dio fa e quindi può essere accresciuto da Dio, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa. E questo dono d’amore deve essere manifestato in una altrettanta offerta d’amore agli altri." (Alberto Maggi, commentando la lettura evangelica di oggi)

Avete mai sentito dire questa frase: La fede è un dono di Dio, non tutti possono riceverlo! E secondo voi Dio dona la fede a uno sì e all'altro no, facendo distinzioni? Come se qualcuno fosse migliore di altri, da meritarsela?

Nessuna ingiustizia nella logica di Dio. Gesù viene ucciso, ma la sua parola non è morta, è risorta, vive ancora oggi. Gli errori umani sono scritti nella nostra natura.

Nella logica dell'uomo però, fa comodo credere che esistano dei privilegiati da Dio, che esista una predestinazione, pretesti deresponsabilizzanti.

La fede riguarda i rapporti tra di noi. Fiducia negli altri e in se stessi.

sabato 2 ottobre 2010

In autobus

La condizione principale richiesta perchè uno straniero sia un bravo straniero, cioè integrato perfettamente, è che non sia rumoroso, faccia silenzio, non disturbi la quiete di un condominio.
"Il cinese che mi abita di sotto è una brava persona, non lo sento mai!" dice una signora dall'accento meridionale seduta proprio di fronte a me, in autobus.
"La famiglia di neri, da me, è invece molto rumorosa - ribatte l'amica - bambini che saltano e giocano, anche di sera. Sono proprio maleducati!"
Come se non ci fosse.
Ecco il modello di straniero che vorremmo.
Che non si veda per strada, magari assieme ad un altro, e ad un altro ancora, mentre formano un gruppo.
"Siamo diventati ormai minoranza" continua la signora del Sud.
E contemporaneamente, dietro le mie spalle, una ragazza marocchina cede il posto ad un anziano. "Se vuoi, si sieda!" Un po' al "tu", un po' al "lei". Linguisticamente imperfetta, umanamente perfetta. Perchè si è fatta sentire, e nel modo giusto!

La mia confusione

Si dice: per superare la crisi occorre investire nello sviluppo, occorre comprare, spendere, far girare il mercato.
Mi chiedo però: perchè devo cambiare la mia televisione (con tubo catodico) o la mia vecchia auto (del '96) se entrambe funzionano ancora?
Perchè devo comprare i vestitini dei miei figli se ho amici che me li "passano" gratuitamente?
Se acquisto alcuni prodotti alimentari direttamente dal produttore, so che tolgo lavoro alle ditte di trasporto o ai supermercati...
In molti casi non vi sembra che questo sistema ci chieda di scavare una buca perchè c'è qualcun'altro che deve riempirla? Non è assurdo???????
Esisterà un'alternativa!

giovedì 30 settembre 2010

Come difenderci dall'informazione che imbroglia

I 10 consigli di Noam Chomsky

Attenti alla strategia della distrazione: prende per mano il pubblico e lo porta dove vogliono i padroni del potere. Rimanda le decisioni impopolari nei giorni delle vacanze quando nessuno vuole sapere cosa fanno i politici. Chi vota viene trattato come un bambino: «adesso vi spieghiamo qual è la vera verità»

Leggi tutto cliccando qui

mercoledì 29 settembre 2010

Serve ancora sostegno...

In questo blog, da qualche mese, viene ospitato l'affetto e la comprensione per una donna, mamma e papà di un bambino nato da un noto prete padovano, che continua a negare questa paternità e a predicare contemporaneamente la forza del perdono.
Vi invito a guardare i commenti al post "Manda un messaggio di sostegno"
Il passare del tempo non deve smorzare l'impegno per la giustizia e la ricerca della verità. Provata da continue assenze e silenzi. Nascosta da melodie magiche che incantano il buon senso.
Possiamo anche ospitare la rabbia: perchèèèèè?
Perchè alcune persone che incontro mi chiedono ancora se è vero? Perchè è così difficile essere uno qualsiasi? Perchè è così difficile amare (un figlio, una donna, un uomo...) per chi predica l'amore?

domenica 26 settembre 2010

Le vittime cercano la parola

...da Il Fatto Quotidiano di oggi.

"LA CHIESA RISPONDERÀ DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ”

Nasce a Verona l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili sul modello americano


di Marco Politi

Le vittime cercano la parola. Uomini e donne abusati dai preti nell’infanzia escono allo scoperto per rivendicare i loro diritti. A Verona li ha invitati il Gruppo “La Colpa”. Sono un centinaio di persone venute alla Gran Guardia, praticamente di fronte all’Arena, all’insegna di un ma nifesto dove un ragazzo trasci na la sua croce, issato sulle spalle di un chierico minaccio so. Tra loro una quarantina di vittime e familiari. L’atmosfera è molto particolare. Loro, ex ragazzi con i capelli un po’ spruzzati di grigio, si so no ritrovati con il coraggio, la timidezza, la speranza e l’imbarazzo di chi per la prima volta in Italia deve dire all’opinione pubblica “Subivo in silenzio”. Tra gli stuprati c’è chi parla, chi si limita ad ascoltare, chi si na sconde, chi non se l’è sentita di venire e affida il suo racconto ad una mail. Fa impressione ve dere qualcuno degli ex allievi del “Provolo ” (l’istituto vero nese per sordomuti, gestito dal clero, dov’è scoppiato uno scandalo nazionale) che artico la faticosamente le parole, mi mando il suo irrigidirsi quando il prete o l’assistente laico co minciava ad accarezzarlo. Gianni Bisoli racconta al Fatto il suo calvario iniziato a 13 anni con il prete che lo seguiva in bagno, lo chiamava di notte dal dormitorio, se lo portava in gi ro in macchina e lo sodomizza-va. Per quattro volte, racconta, fu portato anche dal vescovo dell’epoca, che lo molestò. C’è chi comincia il suo raccon to e bruscamente lo interrom pe, perché non ce la fa a pro­seguire. Francesco da Padova ce la fa. E ricorda quei preti e quelle suore, che con la scusa di punire iniziavano a toccare. La cosa peggiore, dice, era sa pere che i genitori non avreb­bero creduto o avrebbero mi nimizzato: “E allora ti senti in colpa e anche bugiardo”.
Regalini, dolcetti e caramelle
INTERVIENE una donna ed è felice di non dover tacere. “Scusate se parlo disordinatamente – dice – perché sono tesa”. Ricorda le confessioni con il prete, che le chiedeva dove si grattasse sotto la gonna. Tornano ossessi vamente nei discorsi i “regalini ” dei predatori alle vittime. La ca­ramella, il dolcetto, il gelato. Tra i messaggi di chi ha avuto vergo gna a venire c’è quello di un uo mo, che odia ancora oggi la “caramella al rabarbaro” e non ha dimenticato la riposta che il ve scovo della sua città diede a sua madre, che era andata a denun ciare le molestie del sacerdote amico di famiglia: “Il vescovo sconsigliò assolutamente di fare denunce per il bene mio (che ero adolescente) e per non dare dolore alla madre del prete!”. Una reazione classica da parte della gerarchia. “In Italia – sotto -linea Salvatore Domolo, ex sa cerdote e uno degli organizzatori del convegno – si è tentato di distinguere il prete pedofilo dall’istituzione, dimenticando l’assoluta complicità della gerarchia in questo enorme crimine”. C’è sempre stato il silenzio e l’atteggiamento della Chiesa di voler “difendere la propria immagine”, risolvendo il problema attraverso lo spostamento del colpevole da una parrocchia all’altra. Anche Domolo, che si è sbattezzato nel 2009, quando era ragazzo è stato abusato da un prete, poi si è fatto prete lui stesso e quando sono riemerse le angosce il suo padre spirituale lo accompagnava personalmente (e assisteva) alle sedute di terapia. “Così l’istituzione controlla. E quando non controlla, tenta di spiritualizzare il p ro bl e m a ”, affogandolo nell’ideologia di una prova di sofferenza redentiva. Ma i conti non tornano. Un messaggio arrivato al convegno è un grido: “Dall’età di dieci anni, hanno abusato di me per quattro anni. Poi ne sono uscito. Sono infelice. Ho perso il lavoro, ho tentato per tre volte il suici dio, il matrimonio è fallito, i figli mi odiano. Ho paura di avere tendenze pedofile, guardo i ra gazzi in piscina… aiutatemi pri ma che mi uccida!”. Francesco Zanardi di Savona si è trasformato da vittima in detec tive. Racconta che il prete-pre datore Luciano Massaferro, già condannato a tre anni di carce re, se n’è andato in Svizzera e ora è tornato segretamente in Ligu ria. Un altro prete pedofilo pa kistano, Yousuf Dominic, cac ciato da Londra, emigrato nel Texas dove ha commesso altri crimini, aveva trovato ospitalità recentemente in un convento ligure. (Forse sentendosi scoper to, è morto d’infarto pochi gior ni fa).
Testimonianze infinite. Ma nel convegno ci si è presi l’impegno di costruire una rete, un coordinamento delle “vittime italiane” per farsi sentire come negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania. A Roma, preannuncia Marco Lodi Rizzini, è in programma per il 31 ottobre una grande riunione delle associazioni internaziona li di abusati dal clero per chiama re il Vaticano alle sue responsa bilità. “Crimini contro l’umanità”, è l’accusa riecheggiata a Verona .
Perché l’inerzia della gerarchia è diffusa. A Verona, dopo violenti polemiche, il vescovo Zenti e il rappresentante delle vittime del “P rovolo”, Giorgio Dalla Ber nardina, si sono incontrati a luglio per deporre le armi ed è stato deciso di istituire una commissione d’inchiesta . Don Bruno Fasan, portavoce della diocesi, comunica che una prima relazione è già sta ta mandata nel 2009 alla Con gregazione per la Dottrina della fede. Ora, spiega, sono in corso audizioni degli ex allievi del “Provolo ”. Replica Dalla Bernardina: “Tutte parole, nien te fatti, Chiediamo un confron to pubblico tra le vittime e i col pe voli”.
E il cardinal Bagnasco non risponde
NEGLI ALTRI PAESI europei l’episcopato ha istituito com­missioni d’inchiesta, numeri verdi e responsabili nazionali per ascoltare le vittime. In Italia non è successo finora nulla. Domani si riunisce il Consiglio permanente della Cei. C’è da vedere se porterà novità. Intanto Roberto Mirabile, presidente dell’associazione anti-pedofilia “Caramella Buona”, sta cercando da mesi di incontrare il cardinale Angelo Bagnasco per informarlo di due gravi casi. Il car­dinale non vuole, il segretario non dà risposte, la segreteria telefonica è muta.