domenica 27 luglio 2014

Festa di fine Ramadan


Apriamo una chiesa ai musulmani!

Quale istituzione potrebbe offrire gratuitamente o concedere a pagamento una struttura idonea a contenere centinaia di credenti musulmani per la celebrazione della fine del Ramadan?
Il comune di Padova nella figura del sindaco ha detto di no. Chi potrebbe dunque sentirsi interpellato? Chi possiede sale abbastanza capienti da ospitare un popolo in preghiera?
Credo dunque sia arrivato il momento, ed è questo, in sintonia con le scelte profetiche e controcorrente di papa Francesco, difronte alle vittime della guerra a Gaza, che la Chiesa cattolica di Padova faccia un gesto straordinario: aprire una chiesa, un teatro, un cinema... ai fedeli musulmani che cercano una "casa" per pregare insieme.
Così come scrisse il profeta Isaia "La mia sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli" (Is 56,7), dunque anche per quello musulmano.
Un tale gesto sarebbe la risposta più chiara, più forte e decisa alla domanda di unità e di pace che la maggior parte dei cittadini vuole. Io non voglio una cittadella arroccata su pregiudizi e false paure! Io voglio che il mio collega di lavoro Ibrahim possa celebrare la sua festa religiosa in un luogo decoroso e sicuro. No ai crocifissi manipolati per dividere e discriminare, sì ad una convivenza pacifica e rispettosa delle diversità. Certo, diritti e doveri valgono per tutti, ma la Chiesa di Padova sia profetica!

sabato 26 luglio 2014

A Gaza

Dicono che un giorno, qui a Gaza, si sia fermata la vergine Maria
per allattare il Bambino mentre lo portava in Egitto
per non farlo uccidere da Erode.

Dicono che la notizia comparve su tutti i rotoli della Bibbia,
in edizione straordinaria a cura di un angelo cronista
e subito a Gaza vennero dai loro deserti i Profeti per fare con le loro ombre
ombra al Bambino nel gran sole di Gaza.

Dicono che vennero i Patriarchi,
pretendendosi Nonni Onorari,
per baciare un piedino a Gesù.

La gente di Gaza era povera anche allora (dicono)
ma una donna portò un pesce arrostito e
Maria disse: " Un giorno, tu ed io, pranzeremo assieme in paradiso".

Qualcuno portò un cestino di datteri e
Giuseppe, per ringraziare, insegnò una canzone ai bambini.

Dicono che tutto questo è stato ma adesso non è più.
Adesso a Gaza i bambini muoiono di ferite e di fame.
Shemà, Israel, Shemà:
Erode è ancora vivo.

POESIA di  Ettore Masina 

di RETE RADIE' RESCH

martedì 15 luglio 2014

Crocifisso manipolato

"Ero straniero e mi avete ospitato..." Mi sento offeso e scandalizzato nel vedere l’immagine di un crocifisso violentato. Tenuto malamente in mano dal nostro sindaco Bitonci e dai suoi sostenitori leghisti. Capisco l’imbarazzo: il simbolo di una religione che predica accoglienza sta diventando l’arma per governare e dividere questa città. Ecco la bestemmia! Ecco l’avvio di un’operazione diabolica: trasformare colui che unisce (crocifisso) in colui che divide (diavolo). La parola diavolo dal greco significa appunto colui che divide. Trasformare quindi un simbolo nato “per riunire in un solo corpo i figli di Dio che erano dispersi…” in un’arma da crociata… è da scomunica! Come credente sono stanco di sentire giudizi offensivi nei confronti di qualsiasi straniero, solamente per il fatto di avere una pelle, una religione, una cultura diversa. Chi è il segretario di un partito per affermare che in Italia non c’è posto per nessun’altro immigrato? Vorrei allora chiedere ad un manipolatore di crocifissi se ha mai letto il Vangelo, o se ha mai ascoltato durante una Messa parole come queste: “Ero straniero e mi avete ospitato”? Non lo sa che quel crocifisso che lui stesso tiene in mano era straniero, extracomunitario rispetto ai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme che l’hanno ucciso? Attenzione allora a quel simbolo! Non è una semplice bandiera, uno stemma o uno striscione. E’ la rappresentazione della sofferenza umana che trova senso davanti a Dio. Riappendiamo quindi ai muri delle nostre stanze e delle nostre coscienze quei crocifissi di legno, per rispetto di tutti quei crocifissi viventi che soffrono ancora a causa di leggi ingiuste. E meditiamo: se le nostre fossero davvero radici cristiane lo potremmo riconoscere solo dai frutti, quando sapremo applicare la legge del Vangelo. Un consiglio: lasciate stare il crocifisso e continuate, mi auguro nel miglior modo possibile, a risolvere i problemi della città ascoltando tutti gli attori presenti sul territorio e aumentando il senso di collaborazione e partecipazione di tutte le comunità.

MAI PIU' VITTIME A GAZA

Mercoledì 16 Luglio 2014 MANIFESTAZIONE PER LA PACE, LA LIBERTÀ E LA GIUSTIZIA IN PALESTINA E ISRAELE Concentramento h. 19 davanti al Municipio di Padova, corteo per le vie del Centro, conclusione dinanzi al Municipio h. 20,30 MAI PIÙ VITTIME A GAZA! Oggi in parecchie città italiane stanno manifestando molte persone che credono nella pace e nella nonviolenza, affinché cessino i bombardamenti su Gaza e l’aggressione ai Palestinesi, contro la Guerra e per la Pace in Medioriente Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace, non maciullati da schegge di piombo. CHIEDIAMO: · che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte; · che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese; · che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell'Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele; · che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell'Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio. Promuovono: Associazione per la Pace, A.C.S., Agronomi e Forestali S.F., Al Quds, A.N.P.I., ARCI, Associazione Incontrarci, A.S.U., Comunità Palestinese del Veneto, Donne in Nero, CGIL, Legambiente, Mani Tese, Perilmondo onlus, Radio Cooperativa, Studentiper Per adesioni: assopacepadova@gmail.com

venerdì 23 maggio 2014

CONTINUA IL DIBATTITO, ECCO LE NOVITA'...

COMUNICATO STAMPA CHIARIMENTI SULLA LETTERA INVIATA AL PAPA DA 26 DONNE INNAMORATE DEI PRETI Egregi organi di stampa, Attraverso questo comunicato intendiamo dare dei chiarimenti sulle motivazioni che ci hanno spinto a pubblicare la lettera inviata da tutte noi al Papa, colpite dal riscontro mediatico che essa ha suscitato. Abbiamo deciso di scrivere e firmare la lettera tutte assieme perché ci siamo rese conto che ognuna di noi, nonostante la diversità delle storie personali, aveva dentro di sé una grande voglia di fare qualcosa per far cambiare le cose. Papa Francesco ha messo nei nostri cuori una speranza nuova . Tutto quello che ha detto e fatto da quando è stato eletto Pontefice ci fa credere che anche per la Chiesa sia arrivato il momento del rinnovamento. Molti si sono chiesti come ci siamo conosciute e come ci teniamo in contatto: sono degli interrogativi che fanno sorridere quando si pensa alle infinite possibilità di incontro che offre la rete. Ci sono molti blog, forum e gruppi facebook che parlano dell’argomento e che consentono di venire in contatto con persone che vivono la stessa esperienza. E’ per questo che affermiamo con assoluta cognizione di causa che il problema è molto sentito e diffuso, perché abbiamo conosciuto molte altre “sorelle” che hanno vissuto o stanno vivendo questo dramma. Non desideriamo che la curiosità sulle nostre storie personali svilisca il dibattito e lo riduca ad un pruriginoso argomento di costume. Per questo motivo non abbiamo intenzione di rilasciare delle interviste. CI PREME SOTTOLINEARE IL MOTIVO PER CUI CI SIAMO VOLUTE RIVOLGERE AL PAPA CON QUELLA MISSIVA: noi non vogliamo che i nostri uomini lascino il sacerdozio, (così come hanno dovuto fare molti preti validissimi per vivere coerentemente l'amore che era cresciuto con la loro compagna), ma vorremmo continuare ad amarli alla luce del sole, da spose, mentre esercitano il loro ministero, collaborando con loro nel progetto pastorale. Restiamo in fiduciosa attesa, nella speranza che Papa Francesco apra il suo cuore a questa richiesta di incontro e che la Chiesa, che si prepara al prossimo importante Sinodo dei Vescovi, cominci veramente a discutere di questa che è solo una regola umana.

mercoledì 21 maggio 2014

26 DONNE SCRIVONO AL PAPA

1. LA LETTERA AL PAPA DI 26 DONNE che amano un prete

Caro Papa Francesco

siamo un gruppo di donne da tutte le parti d'Italia (e non solo) che ti scrive per rompere il muro di silenzio e indifferenza con cui ci scontriamo ogni giorno. Ognuna di noi sta vivendo, ha vissuto o vorrebbe vivere una relazione d'amore con un sacerdote, di cui è innamorata. Abbiamo deciso di unire le nostre voci dopo esserci rese conto che pur nella nostra diversità, i nostri vissuti non rappresentano casi isolati, ma che tantissime donne vivono nel silenzio, e per questo, pur essendo noi un piccolo campione, ci sentiamo di parlare a nome di tutte le donne coinvolte sentimentalmente con un sacerdote o religioso. 

Come tu ben sai, sono state usate tantissime parole da chi si pone a favore del celibato opzionale, ma forse ben poco si conosce della devastante sofferenza a cui è soggetta una donna che vive con un prete la forte esperienza dell'innamoramento.
Vogliamo, con umiltà, porre ai tuoi piedi la nostra sofferenza affinchè qualcosa possa cambiare non solo per noi, ma per il bene di tutta la Chiesa. 
Si, l'amore è proprio un'esperienza forte e rigenerante, che ti rimodula dentro, che ti fa crescere con l'altro, finchè ti ritrovi a desiderare con lui quel meraviglioso sogno di una vita insieme. Cosa che con un prete non è possibile, secondo le leggi attuali della chiesa cattolica romana. 
Noi amiamo questi uomini, loro amano noi, e il più delle volte non si riesce pur con tutta la volontà possibile, a recidere un legame così solido e bello, che porta con se purtroppo tutto il dolore del "non pienamente vissuto". Una continua altalena di "tira e molla" che dilaniano l'anima. 
Quando, straziati da tanto dolore, si decide per un allontanamento definitivo, le conseguenze non sono meno devastanti e spesso resta una cicatrice a vita per entrambi. Le alternative sono l'abbandono del sacerdozio o la persistenza a vita di una relazione segreta. 

Nel primo caso la forte situazione con cui la coppia deve scontrarsi viene vissuta con grandissima sofferenza da parte di entrambi: anche noi donne desideriamo che la vocazione sacerdotale dei nostri compagni possa essere vissuta pienamente, che possano restare al servizio della comunità, a svolgere la missione che per tanti anni hanno svolto con passione e dedizione, rinvigoriti adesso ancor di più dalla forza vitale dell'amore che hanno scoperto insieme a noi, che vogliamo sostenerli e affiancarli nel loro mandato. Chi si sente chiamato al sacerdozio sceglie di vivere nel mondo, di partecipare alla vita sociale e di rendersi utile agli altri nella comunità in cui è inserito. La dolcezza e solarità di una donna può davvero essere sale e luce nel ministero di un sacerdote, per camminare insieme verso la Sua Luce e per maturare i frutti (che in due si moltiplicano esponenzialmente) da donare alla gente.

Nel secondo caso, ovvero nel mantenimento di una relazione segreta, si prospetta una vita nel continuo nascondimento, con la frustrazione di un amore non completo che non può sperare in un figlio, che non può esistere alla luce del sole. Può sembrare una situazione ipocrita, restare celibi avendo una donna accanto nel silenzio, ma purtroppo non di rado ci si vede costretti a questa dolorosa scelta per l'impossibilità di recidere un amore così forte che si è radicato comunque nel Signore. 

L'amore è davvero la forza più potente che esista! 
E allora ci chiediamo e ti chiediamo se è davvero giusto sacrificare l'Amore in virtù di un bene più alto e grande che è quello del servizio totale a Gesù e alla comunità, cosa che a nostro avviso sarebbe svolto con maggiore slancio da un sacerdote che non ha dovuto rinunciare alla sua vocazione all'amore coniugale,unitamente a quella sacerdotale, e che sarebbe anche supportato dalla moglie e dai figli. Probabilmente ne gioverebbe l'intera comunità, si respirerebbe aria di famiglia, di libertà e accoglienza. Questa nostra società ne ha bisogno!
Siamo tutti alla ricerca della propria identità, che possiamo solo trovare nel volto di Cristo; ma la chiesa ne riflette il suo volto? Noi speriamo che tu, con questa ventata di speranza che hai portato, possa davvero riuscire a ridare alla chiesa la sua dignità, liberandola dalla pretesa della Verità Assoluta, e affidandola semplicemente alla volontà di Dio. 

Siamo fiduciose che il nostro grido, rimasto per troppo tempo inespresso, venga da te accolto e compreso, per discernere quale sia la giusta strada per una Chiesa migliore. 
Se tu lo riterrai adeguato, siamo pronte e anzi ti chiediamo di essere da te convocate in un'udienza privata, per portare davanti a te umilmente le nostre storie e le nostre esperienze, sperando di poter attivamente aiutare la Chiesa, che tanto amiamo, verso una possibile strada da intraprendere con prudenza e giudizio. 

Grazie Papa Francesco! Speriamo con tutto il cuore che tu benedica questi nostri Amori, donandoci la gioia più grande che un padre vuole per i suoi figli: VEDERCI FELICI!!! 

Ti auguriamo ogni Bene. 

IL COMMENTO DEL TEOLOGO VITO MANCUSO (prete sposato)


IL MATRIMONIO È UN DIRITTO ANCHE PER I PRETI


di Vito Mancuso



Chissà come risponderà il Papa alla lettera indirizzatagli da 26 donne che (così si sono presentate) «stanno vivendo, hanno vissuto o vorrebbero vivere una relazione d’amore con un prete di cui sono innamorate».
Ignorarla non è da lui, telefonare a ogni singola firmataria è troppo macchinoso, penso non abbia altra strada che stendere a sua volta uno scritto.
Avremo così la prima epistula de coelibato presbyterorum indirizzata da un Papa a figure che fino a poco fa nella Chiesa venivano chiamate, senza molti eufemismi, concubine.
Dai frammenti della lettera riportati sulla stampa risulta che le autrici hanno voluto presentare la «devastante sofferenza a cui è soggetta una donna che vive con un prete la forte esperienza dell’innamoramento».
Il loro obiettivo, scrivono al Papa, è stato «porre con umiltà ai tuoi piedi la nostra sofferenza affinché qualcosa possa cambiare non solo per noi, ma per il bene di tutta la Chiesa».
Ecco la posta in gioco, il bene della Chiesa.
L’attuale legge ecclesiastica che lega obbligatoriamente il ministero al celibato favorisce il bene della Chiesa?
Guardando ai due millenni del cattolicesimo, ritroviamo che nel primo il celibato dei preti non era obbligatorio («fino al 1100 c’era chi lo sceglieva e chi no», così scriveva il cardinale Bergoglio).
Mentre lo divenne nel secondo in base a due motivi:
1) la progressiva valutazione negativa della sessualità, il cui esercizio era ritenuto indegno per i ministri del sacro;
2) la possibilità per le gerarchie di controllare meglio uomini privi di famiglia e di conseguenti complicate questioni ereditarie.
Così il prete cattolico del secondo millennio divenne sempre più simile al monaco.
Si tratta però di due identità del tutto diverse. Un conto è il monaco il cui voto di castità è costitutivo del codice genetico perché vuole vivere solo a solo con Dio (come dice già il termine monaco, dal greco mónos, solo, solitario); un conto è il ministro della Chiesa che determina la sua vita nel servizio alla comunità.
Il prete (diminutivo di presbitero, cioè “più anziano”) esiste in funzione della comunità, di cui è chiamato a essere “il più anziano”, cioè colui che la guida in quanto dotato di maggiore saggezza ed esperienza di vita.
Ora la questione è: la celibatizzazione forzata favorisce tale saggezza e tale esperienza? Quando i preti celibi parlano della famiglia, del sesso, dei figli e di tutti gli altri problemi della vita affettiva, di quale esperienza dispongono?
Rispondo in base alla mia esperienza: alcuni preti dispongono di moltissima esperienza, perché il celibato consente loro la conoscenza di molte famiglie, altri di pochissima o nulla, perché il celibato li fa chiudere alle relazioni in una vita solitaria e fredda.
Ne viene che il celibato ha valore positivo per alcuni, negativo per altri, e quindi deve essere lasciato, come nel primo millennio, alla libera scelta della coscienza.
Vi è poi da sottolineare che la qualità della vita spirituale non per tutti dipende dall’astinenza sessuale e meno che mai dall’essere privo di famiglia, basti pensare che quasi tutti gli apostoli erano sposati e che il Nuovo Testamento prevede esplicitamente il matrimonio dei presbiteri (cf. Tito 1,6).
Se poi guardiamo alla nostra epoca, vediamo che veri e propri giganti della fede come Pavel Florenskij, Sergej Bulgakov, Karl Barth, Paul Tillich erano sposati.
Se i nazisti non l’avessero impiccato, anche Dietrich Bonhoeffer si sarebbe sposato, ed Etty Hillesum, una delle più radiose figure della mistica femminile contemporanea, ebbe una vita sessuale molto intensa.
Anche Raimon Panikkar, prete cattolico, tra i più grandi teologi del ‘900, si sposò civilmente senza che mai la Chiesa gli abbia tolto la funzione ministeriale.
“Non è bene che l’uomo sia solo”, dichiara Genesi 2,18. Gesù però parla di “eunuchi che si sono resi tali per il regno dei cieli” (Matteo 19,12).
La bimillenaria esperienza della Chiesa cattolica si è svolta tra queste due affermazioni bibliche, privilegiando per i preti ora l’una ora l’altra.
Penso però che nessuno possa sostenere che il primo millennio cristiano privo di celibato obbligatorio sia stato inferiore rispetto al secondo.
Oggi, a terzo millennio iniziato, penso sia giunto il momento di integrare le esperienze dei due millenni precedenti e di far sì che quei preti che vivono storie d’amore clandestine (che sono molto più di 26) possano avere la possibilità di uscire alla luce del sole continuando a servire le comunità ecclesiali a cui hanno legato la vita. La loro “anzianità” non ne potrà che trarre beneficio.
Vi sono poi le molte migliaia di preti che hanno lasciato il ministero per amore di una donna (ma che rimangono preti per tutta la vita, perché il sacramento è indelebile) e che potrebbero tornare a dedicare la vita alla missione presbiterale, segnati da tanta, sofferta, anzianità.



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Pubblicato in “la Repubblica” del 19 maggio 2014

venerdì 2 maggio 2014

FESTA DEL LAVORO... CHE NON SEMPRE C'E'

Può capitare a chiunque di perdere il proprio posto di lavoro.
Crisi nazionale o aziendale, delocalizzazione, soppressione del posto di lavoro, riduzione del personale, ecc...
Per chi ha famiglia la perdita del posto di lavoro è ancor più tragica...
...ma NON LA FINE!
Perdere il lavoro per un padre di famiglia può essere meno tragico se attorno a sè, negli anni, ha costruito una rete di RELAZIONI sane.Con familiari o amici veri che per un periodo potrebbero prendersi cura di lui e della sua famiglia. Basta un po' di UMILTA' nell'accettare di aver bisogno di aiuto, per un periodo, finchè le cose non si sistemano. Chi è solo e non si è mai preoccupato di curare le relazioni si troverà davvero in difficoltà. Ecco perchè più della casa o della macchina, le relazioni umane vanno coltivate con molta attenzione.

RELAZIONI VERE + UMILTA' + IMPEGNO = LA SOLUZIONE a qualsiasi problema

Nessuna legge o decreto, di un partito o di un sindacato, potrà mai sostituirsi all'impegno personale di ciascuno nel trovare le persone giuste al momento giusto!

BUONA FESTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI!

sabato 19 aprile 2014

buona pasqua

Pasqua, festa dei macigni rotolati
Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro. Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro. È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.
(vescovo don Tonino Bello)

mercoledì 19 marzo 2014

Nel ricordo di un profeta

Impegno dei cristiani
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.
  • Il Profeta fa da sentinella: vede l'ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
  • Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
  • Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
  • Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.
don Peppe Diana

mercoledì 5 marzo 2014

Buona Quaresima

Non sono un amante del "si è sempre fatto così" e neppure del "così fan tutti", rispetto a qualche tempo fa però credo che alcuni riti siano importanti, non dettati dalla banale religiosità nè da forme di autocontrollo o autocelebrazione. Il periodo della Quaresima l'ho sempre vissuto con particolare intensità, a volte concentrandomi più sulla forma che sui contenuti, a volte invece ricevendo un gran beneficio spirituale. Ho in mente un programma da seguire in questo periodo, che tiene conto, più che delle mie debolezze, delle mie disattenzioni, pigrizie, dimenticanze, e che cerca di colmarle con passione, sogni, motivazioni. La differenza tra "fare Quaresima" e vivere dentro una crisi, è una questione di scelta e di libertà. La Quaresima si sceglie, la crisi si subisce. Vivere come vittima di una crisi economica e sociale, o vivere come protagonista della propria vita. A tutti, una Buona Quaresima!

venerdì 27 dicembre 2013

Questione di libertà

Ecco le parole "profetiche" del presidente di uno stato latino-americano
"Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per sé stessi."
José Mujica 
presidente dell'Uruguay

domenica 22 dicembre 2013

Tenere alta la testa

Tratto dalla lettera di natale di Giuseppe Stoppiglia

Degnati, o Signore, di tenermi alla tua porta, come servo sempre vigile e attento; 
mandami come messaggero per il regno a invitare tutti alle tue nozze. 
Non permettere ch’io affondi nelle sabbie mobili della noia, 
non lasciarmi intristire nell’egoismo, in pareti strette senza cielo aperto. 
Svegliami, se mi addormento nel dubbio e sotto la coltre della distrazione; 
cercami, se mi perdo nelle molte strade tra grattacieli d’inutili cose. 
Non permettere ch’io pieghi il mio cuore all’onda violenta dei molti; 
tienimi alta la testa.

Tagore

Servire la giustizia e la pace

Tratto dall'esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Mario Bergoglio

...impariamo ad accettare gli altri nel loro differente modo di essere,
di pensare e di esprimersi.
Con questo metodo, potremo assumere insieme il dovere
di servire la giustizia e la pace,
che dovrà diventare un criterio fondamentale di qualsiasi interscambio.

papa Francesco

Mentre un tempo si facevano le guerre per imporre dogmi e riti,
mentre ancora oggi le differenze creano paura e chiusura,
Mario Bergoglio si fa voce di chi, come me,
crede che il criterio fondamentale per stabilire la "bontà" di un incontro, sono i valori sociali della giustizia e della pace.

Capitani della propria anima

La morte di grandi uomini
ne esalta il loro ricordo e la loro testimonianza


Dal profondo della notte che mi avvolge,
nera come un pozzo da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze non ho arretrato nè gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte il mio capo è sanguinante, 
ma non chino.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime incombe il solo orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

Nelson Mandela

mercoledì 9 ottobre 2013

VAJONT E LAMPEDUSA

Cosa hanno in comune queste due stragi?











L'acqua non centra niente con queste due stragi.
Sì, centinaia e migliaia di persone
sono morte travolte e sommerse dall'acqua.
La diga era perfetta,
quel peschereccio costruito per andare al largo e pescare.
Di lotte per evitare le stragi erano già state fatte,
ma da gente insignificante:
contadini e montanari, clandestini ed extracomunitari.
La colpa è sempre dell'uomo, maschio e individuo,
che ha voluto sfidare la natura per trarre dei vantaggi personali,
che ha voluto far pagare fino a 2000 dollari un viaggio della morte.
No, non è l'acqua che uccide, che travolge, che distrugge...
è la sete di guadagno contro ogni resistenza morale e naturale,
che da sempre, dal 1963 al 2013, continua a mietere vittime.
Ora i superstiti della prima tragedia sono morti dalla disperazione o dall'indifferenza dello Stato,
i superstiti della seconda dovranno difendersi dall'accusa di reato di clandestinità.

lunedì 30 settembre 2013

UN PRETE AQUILANO SCRIVE A PAPA BERGOGLIO

"IL CELIBATO NON È DOGMA, CONCEDICI IL MATRIMONIO"

Un prete affida al Centro il suo appello: "Caro Francesco, modernizza la Chiesa di Roma"

Caro direttore,
chieda al Papa a nome mio e di tanti altri preti, quando la Chiesa si sveglierà nell'approvare il celibato facoltativo dei preti! Il Cardinale Martini aveva ragione a dire che la Chiesa è indietro di 200 anni. Apprezzo il celibato, ma la Bibbia, soprattutto le lettere pastorali di Paolo, ci fa capire che il celibato non va imposto. San Paolo attacca chi vieta il matrimonio definendolo falso profeta.... San Paolo scrive che i preti, vescovi e diaconi dovevano essere uomini di una sola moglie. Quindi sposati una sola volta. Rimasti vedovi, penso potevano risposarsi. Così mi insegnò pure un mio prof. della facoltà teologica. La chiesa cattolica di rito bizantino e maronita permette ai seminaristi di sposarsi, ma devono decidere prima del diaconato. Abbiamo infatti preti bizantini e maroniti sposati!
Caro Papa Francesco, ti voglio bene e mi commuovi perché parli col cuore libero...allora ti chiedo: perché la chiesa cattolica romana di rito latino non rivede la norma sul celibato obbligatorio? La trovo una norma stupida, anti biblica! Il celibato deve essere facoltativo.
Alcuni miei amici preti bravissimi sono stati costretti a lasciare il ministero perché si sono innamorati seriamente di una donna. Ora hanno famiglia, figli e sanno cosa è il sacrificio e la gioia di guidare la famiglia piccola chiesa domestica. Sono preti che potrebbero benissimo essere reinseriti nella Chiesa vista la crisi grave di vocazioni.
Preti omosessuali, che rispetto e stimo, possono invece continuare a fare i preti. Convivono pure col compagno e nessuno dice nulla. Se invece ti vedono con una donna, subito la gente bigotta e fissata inizia a pensare male quando invece non c'è nulla di male se c'è amore vero!! Siamo indietro di 200 anni...
Caro cardinal Martini, dal Cielo aiuta papa Francesco insieme allo Spirito Santo a portare la Chiesa verso nuovi orizzonti. Basta liberarsi dai pensieri farisaici e ipocriti. Il bello è che papa Giovanni Paolo II parlò bene del matrimonio dei preti quando approvò il codice di diritto canonico per le chiese orientali. Bellissimo il libro di Donald Cozzens "Verso un volto nuovo del sacerdozio" (Queriniana).
Cozzens, prete psicologo americano, scrisse questo libro dopo gli scandali dei preti pedofili. Il vescovo don Tonino Bello, morto in concetto di santità, nel libricino intervista “Chiesa di parte”, scrisse che il celibato è un dazio e ciò non va bene. Profetizzò che in futuro uomini sposati sarebbero diventati preti! Don Tonino Bello vescovo ha la stessa tempra del Papa. Peccato che pure don Tonino è salito al Cielo, ma Dio sa come fare.
Don Andrea Gallo, nel suo libro “Come un cane in Chiesa” ci aiuta a riflettere su temi che danno fastidio a certi uomini di Chiesa ultra moralisti e retrogradi.
Non voglio fare polemica, ma questa mia lettera vuole essere una critica rispettosa e costruttiva verso la Santa Sede. L'Abbè Pierre, nel suo libro “Mio Dio perché”, ci aiuta come don Gallo ad aprire gli occhi pure sulla castità repressa e bloccante.
Ben venga la castità, ma ben vengano pure i rapporti sessuali fatti con amore vero e vita! Ci vuole equilibrio e ci vuole una morale più aperta se no la scienza teologica viene meno! Ben vengano i valori e i principi! Ma sono stufo di difendere una teologia morale obsoleta e fossilizzata.
Credo nell'amore infinito di Dio. Dio ci ama e questo è il tempo della Misericordia Infinita di Dio. Poi sarà la Fine!
Cara Chiesa, ritorna alle origini e apri gli occhi!!
Caro Papa Francesco, grazie per aver scelto mons. Parolin come nuovo segretario di Stato: ha già detto che il celibato non è un dogma! E bravo pure il cardinale Hummes, ex prefetto della Congregazione per il clero che fu messo a tacere perché pure lui disse che il celibato dei preti non è un dogma.
Caro Papa Francesco, grazie per aver parlato delle lobby gay del Vaticano. Sei un papa eccezionale e senza peli sulla lingua. Non sono arrabbiato con i gay, li rispetto e li accolgo come fratelli. Sono arrabbiato con gli ipocriti e li affido alla potenza rinnovatrice di amore dello Spirito Santo.
Caro Papa se mi vuoi contattare chiama il direttore del giornale (“Il Centro” di Pescara), ma non punirmi. Anzi ti chiedo scusa se mi sono sfogato così apertamente. Prega per me, caro Papa, e se mi chiami non dirò di questa nostra mail perché ho paura di certi monsignori, vescovi e cardinali che sono indietro di 200 anni.
Ma di te caro Papa non ho paura e ti voglio tanto bene. Prega per me perché sono un po' in crisi, ma ho tanta voglia di amare, di evangelizzare, di celebrare con amore e gioia l'Eucarestia, fonte e culmine della vita cristiana. Sono in crisi perché non esiste più una Fede matura. Poca gente frequenta i sacramenti con sincerità. Gli altri lo fanno solo per tradizione ma i loro cuori sono lontani da Dio. Ogni giorno nella mia parrocchia e altrove devo lottare contro i farisei ipocriti o contro un certo fanatismo deviante. I cristiani veri sono pochi. Pazienza, meglio pochi ma buoni.
Un prete aquilano



mercoledì 11 settembre 2013

Terra calpestata, Terra da amare

I temi veri, quelli importanti, fondamentali di oggi non sono quelli classici!
Ecco perchè un teologo come Leonardo Boff non ha fatto una relazione di cristologia o di teologia dogmatica. Ma ha parlato prevalentemente di Terra, di Madre Terra, perchè se il secolo scorso è stato il secolo dei movimenti per i diritti dell'uomo, questo secolo sarà il secolo dei movimenti per i diritti della Terra. Lo sappiamo tutti, le risorse della Terra sono limitate. Terremoti, tsunami, inondazioni, cicloni e catastrofi naturali sono la conferma che se l'uomo continua a sfruttare la Terra in questo modo si arriverà ad una autodistruzione del pianeta.

"Noi siamo Terra, e abbiamo dimenticato questa dimensione.
Siamo gli ultimi arrivati, quando tutto è stato già formato, ed abbiamo il compito di curare la Terra.
Le religioni non sono la soluzione del problema, ma parte del problema.
Un Dio amante della Vita, appassionato della Vita, non lascerà che la Vita scompaia della Terra.
Ciò che manca oggi è la sensibilità, la tenerezza, la capacità di stare accanto e curare.
Cos'è il cristianesimo? Padre nostro e pane nostro."

Non sono parole di un teologo classico, ma di un uomo saggio e ispirato che non fa polemica sterile, ma che unisce alla critica una proposta di cristianesimo etico, in cui il vero povero da liberare è colei che "calpestiamo" ogni giorno...la Terra!

Un contributo più completo lo trovate nel sito dell'amico Ivano
Nei prossimi giorni potrete trovare l'intervento integrale di Leonardo Boff a Bassano sul sito di Macondo.

martedì 3 settembre 2013

Leonardo Boff a Bassano (VI)

"Il divino è più grande della Chiesa:
i diritti umani sono più importanti
della disciplina ecclesiastica".


LUNEDI' 9 SETTEMBRE 2013
ORE 20.30
ISTITUTO GRAZIANI (Via Cereria)
BASSANO DEL GRAPPA - VICENZA

per info www. macondo.it

VI ASPETTO!

martedì 30 luglio 2013

Un'estate piena di matrimoni misti!


Con il matrimonio di Isoke e Claudio (nella foto) continuano gli inviti a festeggiare l'amore misto.
Caffé macchiati, cappuccini. Panna e cioccolato. Come desiderate...
Dopo Marie Therese e Marco a Vicenza, sabato scorso siamo stati a Genova per il matrimonio di Isoke e Claudio, e siamo in attesa di quello di Serena e Narcisse a Padova.
Coppie che hanno fatto delle loro differenze ricchezza.
Differenza d'età, di cultura, di pelle, di passato...
Il tutto per celebrare un'esplosione di bellezza incrociata.
AUGURI A TUTTI VOI che incarnate l'amore profetico!



Non abbiate paura


di p. José Maria CASTILLO

Il papa Francesco sta parlando e comportandosi in maniera tale che dà motivi di speranza. Ma anche di paura. Speranza e paura che, se si pensano guardando attentamente al Vangelo, subito ci fanno venire in mente lo strano contrasto che comportano le parole di Gesù agli apostoli quando li ha inviati ad annunciare al mondo che è già vicino il “regno di Dio”.
Nelle istruzioni che Gesù ha dato a quegli uomini, c’era un comando ed un’avvertenza. Un comando: “curate i malati, cacciate i demòni” (Mt 10,1). Un’avvertenza: “non abbiate paura” (Mt 10,27. Cioè, dovete andare nella vita alleviando la sofferenza. Ma, attenzione! Perchè questo è molto pericoloso. Come? Rendere la gente più felice rappresenta un pericolo che spaventa? Ebbene, sì. Lo è.
Perchè? Perchè rimediare alla sofferenza, veramente e fino alle sue radici, è lottare contro le cause che hanno prodotto tanta sofferenza. Per questo il papa Francesco alimenta speranza. E per questo allo stesso tempo fa paura.
Quelli che si stanno arricchendo di milioni a costo della sofferenza e della perdita dei diritti fondamentali dei più abbandonati, sono individui ed istituzioni con molto potere e molta cupidigia. E scontrarsi con questa gente è molto pericoloso.
Ma la cosa più grave del problema è che, una volta che ci si è messi per quel cammino che si è intrapreso, questo papato non può fare marcia indietro. Fin dove arriverà? Fino a quando resisterà? E non ha fatto altro che iniziare. Stanno per arrivare ciò che dà speranza e ciò che è più pericoloso.

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Articolo apparso il 29 luglio 2013 sul Blog http://blogs.periodistadigital.com/teologia-sin-censura.php .
Traduzione di Lorenzo TOMMASELLI