giovedì 13 settembre 2012

50 anni dal Concilio VAT II

Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri

Era l'undici settembre del 1962 quando Giovanni XXIII, un mese prima dell'inizio del Concilio, rivolse un radiomessaggio ai fedeli in cui gli invitava a costruire la "primavera della Chiesa". A cinquant'anni da quel discorso, 99 movimenti, associazioni e gruppi di base e 28 riviste, rappresentativi di una vasta e variegata area ecclesiale italiana, hanno deciso di ricordare l'inizio del Concilio Vaticano II nella forte convinzione dello straordinario rinnovamento che esso portò nella storia della Chiesa cattolica, per riflettere sul passato per costruire il futuro.


Per questo è stata convocata l'assemblea "Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri" per sabato 15 settembre a Roma dalle 10 alle 18 presso l'Istituto Massimo all'EUR, a cui interverranno uomini e donne, laici, religiosi e preti, in una sinfonia di voci degna di un anniversario conciliare: la biblista Rosanna Virgili, lo storico Giovanni Turbanti, i teologi don Carlo Molari e Cettina Militello, il saggista Raniero La Valle con un saluto di mons. Loris Capovilla (saranno presenti anche mons. Luigi Bettazzi, Giovanni Franzoni, Paolo Ricca, Felice Scalia e Adriana Valerio, oltre ai responsabili di tutte le organizzazioni promotrici). 


Perché, come ricorda Raniero La Valle, "Il Concilio non può essere messo da parte, perché in esso si sono riversati tutti i venti Concili del passato e perciò delegittimare il Vaticano II significherebbe infirmare l’intero patrimonio di fede; e dirò che nello sviluppo della Tradizione della Chiesa, dai tempi apostolici ad oggi, c’è anche la tradizione dei discepoli, di cui l’assemblea del 15 settembre può essere considerata un momento peculiare".


Tra le tante realtà che hanno aderito all'iniziativa troviamo il Progetto Gionata su fede e omosessuali (www.gionata.org) ed in rappresentanza dei gruppi di cristiani omosessuali Italiani Il Guado di Milano e l'associazione Nuova Proposta di Roma che, nel suo messaggio di adesione all'iniziativa, ricorda che "Come gruppo di donne ed uomini che si dicono omosessuali e che si scommettono credenti, vorremmo contribuire a questa importante e significativa assemblea segnalando la solitudine in cui vive la maggior parte delle persone omosessuali e transessuali cristiane"  che nella "Gaudium et Spes rispecchiano perfettamente l’idea che abbiamo di Chiesa e di Chiesa che vorremmo avere, che vorremmo essere. Una Chiesa capace di vivere nel presente (gli “uomini d’oggi”), di guardare alle gioie ed alle speranze, alle tristezze ed alle angosce dell’umanità tutta non con gli occhi di chi giudica e di chi paternalisticamente concede".

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