lunedì 1 agosto 2011

Una ragazza di Benin City da non dimenticare


Maris Davis,
ti fa male ricordare,
ma adesso che sei in cielo,
la tua storia
è per non dimenticare.



Da piccola, alla periferia di Benin City, sognavo che il papà la smettesse di maltrattare mamma che era la sua seconda moglie. In Nigeria anche oggi è permessa la poligamia. La mamma sopportava tutto pur di farci mangiare…9 tra fratelli e sorelle, 5 dalla moglie uno e 4 dalla moglie due, e mia madre (moglie due) doveva provvedere a tutti, anche ai figli non suoi.
Un Angelo, la nonna materna, mi ha portato via da quell’inferno. Se non fosse stato per lei avrei subìto l’odiosa pratica dell’infibulazione (taglio del clitoride) anch’io come le mie sorelle. Questa grande donna mi ha fatto studiare pagando i miei studi fino al diploma (in Nigeria si paga anche per andare alla scuola dell’obbligo).
Finiti gli studi sognavo l’Europa, e allora mio padre, per farmi contenta, mi ha “VENDUTA” in cambio di pochi dollari a dei “signori eleganti” e ben vestiti che mi hanno fatto arrivare in Italia 1995 Prima città Torino, e quei “signori eleganti” mi presero a forza e, alla presenza della mia prima madame, mi violentarono (ripetutamente per tre giorni di seguito), mi dissero che dovevo imparare il mestiere. Non avevo ancora compiuto i miei 21 anni.

1995–1997: Mi fa male ricordare. Davanti al mio marciapiede c’era sempre la “coda”, ero giovane e carina, e ho imparato l’italiano quasi subito, non bene come adesso, ma mi facevo capire. Quando la “madame” intuiva che mi ero fatta troppi amici italiani, mi “vendevano” ad un altro gruppo di nigeriani eleganti che mi portavano in un’altra città… e così io dovevo iniziare da capo a ricostruirmi le mie amicizie. Il debito che dovevo pagare a “quei signori” era di 60 mila dollari (un’enormità).
Quindi da Torino a Verona, poi a Padova ed infine a Udine. Ero stanca e depressa, non mi interessava più nulla se loro minacciavano la mia famiglia in Nigeria, non mi interessava più nulla della mia vita…

1997: I clienti mi parlavano spesso della Caritas e di altre organizzazioni (tipo Don Benzi). Volevo morire, ma prima di morire io, volevo farla pagare a quei bastardi… dopo appena tre giorni che ero a Udine chiesi ad un “bravo cliente” se sapeva dov’era la Caritas, e così mi accompagnò in via Treppo.
La dolcezza di una signora, la bontà di una poliziotta, e alcune connazionali che ho trovato lì, mi convinsero a denunciare tutte le madame e tutti quei“signori eleganti”. E’ stata una settimana straziante perché mi hanno fatto ricordare tutto, con tutti i numeri della rubrica del mio cellulare (per la maggior parte clienti) messi sotto controllo.

1997-1999: Ho vissuto in una così detta Casa Protetta assieme ad altre ragazze, quasi tutte albanesi. Ma subito alla Caritas hanno visto che ero diplomata e che avrei potuto frequentare l’Università. Mi fecero avere i documenti e mi iscrissero sotto falso nome: Chantal Blessing Dana. Così diventai Chantal B. Dana, nome a me particolarmente caro. Per due anni ho frequentato la facoltà di Informatica, senza saltare un esame, come qualsiasi altra studentessa modello. Nessuno dei miei compagni di studi ha mai sospettato del mio passato, ero solo una ragazza nigeriana che era venuta a studiare in Italia. Il mio Permesso di Soggiorno non era stato rilasciato perché avevo collaborato con la giustizia, ma semplicemente per “Studio”.
All’inizio del 1999 conobbi un signore sulla quarantina, friulano, che si era appena separato dalla moglie e che viveva solo. Io però non ne volevo più sapere di uomini, lui sapeva tutto di me perché faceva volontariato proprio alla Caritas, e per me aveva un’attenzione particolare e così ci scambiammo il numero telefonico, e qualche volta abbiamo passato anche bei momenti insieme (a parlare).

Maggio 1999: Un giorno, come tutte le mattine di quella primavera, ero sull’autobus che mi avrebbe portata al polo universitario dei Rizzi. Scesi alla solita fermata in via Cotonificio e mentre camminavo una macchina si affiancò a me, e senza che potessi gridare o chiedere aiuto mi ritrovai dentro sul sedile posteriore… Mi legarono mani e piedi, e mi misero un cappuccio in testa… La mafia nigeriana mi aveva ritrovata… Il giorno dopo ero già a Girona, in Spagna. Anche adesso mi sto chiedendo come abbiamo fatto, io credo qualche mia confidenza di troppo con amiche nigeriane che, magariper soldi, mi hanno tradita.
Quello che so è che in quel momento ero ripiombata all’inferno. I miei documenti italiani stracciati con rabbia davanti ai miei occhi, il mio cellulare buttato violentemente contro il muro della stanza in cui ero rinchiusa, tutte le mie cose (vestiti, scarpe, ricordi, foto, ecc…), tutte le mie amicizie, tutto ancora in Italia, in quel momento non mi era rimasto nulla, solo le botte di “quei signori” e le mie lacrime.

1999–2003: Non voglio ricordare, ma… La differenza con l’Italia, è stata quella che in Spagna, anziché la strada, c’erano i night club, le feste private, le case dei clienti, e così via… e poi anche le donne, i filmini, mi facevano fare le cose più odiose perché sapevano che in Italia avevo fatto delle denunce. Non potevo uscire in strada (sola), ma dovevo lavorare esclusivamente in posti chiusi… dove ero più facilmente controllata. Ogni santo giorno avrei voluto morire, ma ogni santo giorno vedevo “una luce”, quella luce è stata la mia speranza per 4 anni.
Da Tenerife a Ibiza, da Valencia a Barcellona, ed infine Madrid. Purtroppo ero molto richiesta, ero stanca e depressa ma nessuno, dico nessun cliente ha avuto mai pietà di me. Alla fine del 2003, ero la controfigura di me stessa, sempre ammalata e febbricitante, ero ridotta ad uno straccio che avrebbe voluto chiudere gli occhi… per sempre!
E così un giorno “quei bastardi” mi dissero che il mio debito era pagato, e mi abbandonarono al mio destino. Così mal messa ormai non servivo più ai loro scopi, ero diventata un peso anche per loro. All’improvviso mi sono ritrovata senza un posto per dormire, senza documenti validi, ma solo una valigia dove c’era tutta la mia vita e 700 euro che ero riuscita a nascondere per me.
Per fortuna una mano misericordiosa (un’amica) mi ospitò nella sua camera che aveva in affitto presso una famiglia di nigeriani ad Alcalà de Henares (una trentina di km. da Madrid).

2004: … ero depressa, stavo giorni e giorni chiusa in quella cameretta a dormire o a guardare fisso il soffitto. Mio padre era mancato due anni prima, ma ormai avevo interrotto anche i rapporti con la mamma, i miei fratelli e le mie sorelle in Nigeria.
Venne l’estate, e comprai una macchina da cucire di seconda mano, ricordandomi che da ragazza avevo imparato a fare i vestiti e a rammendare. Un giorno, frugando tra le poche cose della mia valigia, trovai una piccola agenda di qualche anno prima nella quale era ancora annotato un numero di cellulare italiano e a fianco di quel numero c’era un nome: Florindo. Acquistai 5 euro di credito e chiamai quel numero e con mia grande sorpresa qualcuno rispose, era proprio lui che grazie a Dio aveva mantenuto lo stesso numero per tutti quegli anni. Quella luce che vedevo così lontana (la Speranza), da quel giorno iniziò a cambiare direzione e si avvicinava sempre di più il Sogno di tornare a vivere per davvero.
Ci sentivamo anche due o tre volte al giorno, iniziai a sorridere, a uscire, ripresi ad andare in Chiesa, e soprattutto ripresi i contatti con la mia famiglia in Nigeria.
Il 15 agosto di quell’anno alle 9 di mattina Florindo mi chiamò e mi disse: “Sono appena partito da Udine, domani mattina presto conto di essere a Madrid, tieniti pronta”. Duemila chilometri in macchina da solo, 23 ore di guida quasi senza dormire, una pazzia fatta solo per me.
Il primo incontro fu proprio alla Stazione di Atocha. In ottobre Florindo ritornò (questa volta in aereo) e affittò un appartamento tutto per me, all’attico di un condominio di 5 piani. Era nuovo e grandissimo, tre camere, tripli servizi, soggiorno, cucina e due terrazze immense e anche la piscina comune in giardino. Tutto per me… ma non mi sono dimenticata di quella mano misericordiosa, quell’amica che mi ospitò quando non avevo nulla… e la invitai a vivere con me nella nuova casa.

2004–2006: Quasi tre anni che sono serviti per ricostruire tutti i miei documenti …, anni nei quali ho però subito un intervento chirurgico in conseguenza della tante violenze passate. Ora non potrò più essere mamma, uno dei tanti segni incancellabili che “quei bastardi” mi hanno lasciato. Un episodio che però ho vissuto serenamente perché al mio fianco avevo l’uomo che amavo e che amo.
Anni nei quali, con quella macchina da cucire sgangherata, ero riuscita a farmi una clientela che apprezzava i miei vestiti e il mio lavoro di sarta. Così sono riuscita a guadagnarmi i primi soldi tutti veramente miei.
Il 27 ottobre 2006, presso il Comune di Parla (Comunidad de Madrid), io e Florindo abbiamo coronato il nostro sogno d’amore …
Poco più di un mese dopo sono finalmente tornata in Italia, a Udine… nella stessa città da dove, più di sette anni prima, un manipolo di “bestie umane” mi aveva prelevato a forza e mi aveva fatto “sparire”. Ma ora la Chanty era tornata e per prima cosa ha voluto ricominciare da dove era stata interrotta… sono ritornata a studiare, ho dato tutti gli esami che mi mancavano per prendere la laurea breve (novembre 2007). Un documento che per me ha un valore e un significato unico, che va al di là del semplice titolo di studio.

2010: Ci sono voluti più di sei anni di serenità, di cure amorevoli, di preghiere continue per avere il coraggio di raccontare, di buttare fuori il dolore che mi tenevo dentro ormai da troppo tempo. …
Anche a distanza di anni, capita che venga assalita da ricordi spiacevoli, mi sveglio nel cuore della notte di soprassalto, ma poi allungo la mia mano e accarezzo il viso dell’unico uomo che abbia saputo donarsi a me senza mai chiedere nulla in cambio. Il mio unico amore…

Maris Davis
(ci ha lasciati il 16 luglio 2011)

sabato 30 luglio 2011

Inizia il Ramadan: tradizione e integrazione

L'appello dell'amico e collega Abdoulaye Fall

“Tolleranza e rispetto delle tradizioni, dei costumi e della religione dell’altro. E’ l’appello che vogliamo lanciare ancora una volta alla vigilia del Ramadan, il mese sacro che trentamila musulmani residenti nella nostra provincia osserveranno rigorosamente. Sono comportamenti che la Cisl ritiene da sempre fondamentali per una convivenza civile ed un’integrazione solidale nelle nostre comunità”.

Questo il messaggio lanciato da Abdoulaye Laity Fall, segretario confederale della Cisl padovana.

“Ai padovani – precisa il sindacalista di origini senegalesi – vogliamo rivolgere un forte invito a comprendere quelli che possono apparire a prima vista dei disagi (come il capire il musulmano che nel mese di agosto, solitamente caldo, si astiene dal bere acqua, oppure perché più debole nella produzione per via del digiuno), così come rivolgiamo l’appello anche agli immigrati invitandoli a rispettare le proprie usanze in modo discreto e con il massimo impegno come lo prevede la religione musulmana”.

“Con il Ramadan, dall’alba fino al tramonto, è prevista l’astensione da ogni tipo di cibo, bevanda e da qualsiasi tipo di contatto sessuale. In aggiunta a questa componente fisica, l’aspetto spirituale del digiuno si manifesta in un’enfasi maggiore nell’astenersi del fare pettegolezzo, dal dire menzogne, oscenità ed in generale dal fare qualsiasi atto peccaminoso. Il digiuno è universalmente noto come un mezzo per ottenere l’auto-disciplina e la vicinanza a Dio”.

“Quest’anno – prosegue Fall – chiediamo particolare collaborazione anche ai datori di lavoro. Molti di loro mettono a disposizione locali aziendali per la preghiera, autorizzano la preparazione e la somministrazione di alimenti specifici e concedono massima flessibilità nella fruizione delle ferie. E’ con quest’atteggiamento di disponibilità che si evitano disagi e malintesi. Visto che non vengono fruite pause per alimentarsi, non dovrebbero generare problemi le due pause nell’arco del turno di lavoro in cui l’immigrato si raccoglie in preghiera per alcuni minuti. Autorizzare questi brevi distacchi dal ciclo produttivo significa soddisfare i suoi bisogni. E’ quanto noi auspichiamo”.

(leggi tutto)

martedì 26 luglio 2011

Roba da preti!

Il giudizio di Giuseppe Serrone

Preti sposati a Radio 24: Bollettin e Castagnaro non ci rappresentano

Nella prima parte del programma di Roberto Bonaldi (ascltato su Radio 24 del 14 luglio 2011 è stato affrontato con interviste a Bollettin e Castagnaro il tema preti sposati. Preti sposati - Storie di pentiti di mafia - Italia in controluce - Radio 24

Segnaliamo l'esistenza dell'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati che da anni è impegnata sulle problematiche dei preti sposati delle donne e dei diritti civili e religiosi con un blog e un sito internet:

sito http://nuovisacerdoti.altervista.org


blog http://sacerdotisposati.splinder.com

Bollettin e Castagnaro non rappresentano pienamente i sacerdoti sposati: il loro intervento è riduttivo delle problematiche scottanti delle famiglie dei sacerdoti sposati...

Prevale ancora la logica della divisione tra i preti sposati...

L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati si fa portatrice da anni di un percorso unitario sopratutto per quanto riguarda l'immagine che si offre della nostra causa ai media (immagine offuscata in questi ultimi anni da Sante Sguotti e da Milingo e dai loro staff, che hanno curato più i loro interessi che la causa).

Percorso unitario largamente disatteso: si preferisce lavorare isolatamente e così diperdiamo le forze....


La mia risposta

Caro Giuseppe,
non è la prima volta che mi citi in giudizio sul tuo sito, per esternare gratuitamente la tua contrarietà ad alcune mie riflessioni.
Non ci conosciamo di persona. All'inizio della mia vicenda c'era stato addirittura un tuo interessamento nei miei confronti. Poi il silenzio, e infine questi tuoi interventi di critica alla persona, più che sui contenuti di quanto affermo.

Quando parlo, o rilascio interviste, non mi presento mai come portavoce dei preti sposati italiani. Se lo aggiunge il giornalista di turno, forse ci scandalizza? Ma posso dire tranquillamente di rappresentare i sentimenti di un piccolo gruppetto con il quale mi confronto, sul territorio dove abito. Inoltre non ho la pretesa di portare avanti la causa dei preti sposati per l'abolizione del celibato obbligatorio. Sto semplicemente mettendo in circolo la mia esperienza per camminare insieme sulla via dell'onestà e della libertà. I titoli, le associazioni, i movimenti, ecc... per ora non mi interessano.
Mi piacerebbe però conoscere meglio la tua associazione, sapere chi sono i tuoi collaboratori, gli altri preti che con te si impegnano da anni su questo fronte.
E' vero che sarebbe più producente mettersi insieme, costruendo un percorso unitario... ma saresti disposto a metterti in cerchio con tanti altri?
Pensa un po' che il nome che hai dato alla tua associazione non mi piace. Gesù non è stato sacerdote, e quindi nemmeno chi lo segue deve considerarsi sacerdote! Un piccolo esempio per dire che, prima di tentare strade comuni, occorre incontrarsi di persona, conoscersi, ed avere l'umiltà di farsi compagno piuttosto che imporsi come capo.
Spero che questa mia riflessione apra un dibattito costruttivo,
con sincerità

Federico

domenica 24 luglio 2011

L'informazione non generalizzi sullo straniero!

"Se in una cassetta di mele, ce ne sono due o tre di marce, non si può buttare via tutta la cassetta!"

Con questa immagine, un collega di origine nigeriana mi spiegava che non si può generalizzare, non si può fare di un erba un fascio. Anche se nelle prime pagine dei quotidiani di Padova le notizie di questi ultimi giorni mettevano in evidenza crimini compiuti da persone di origine straniera, bisogna fare alcune doverose osservazioni.

Finalmente anche i titoli riportano la nazionalità precisa di chi commette un reato. Mi spiego, fino a qualche anno fa, i giornalisti avrebbero scritto: "Nero accoltella marocchino". Adesso precisano: "Nigeriano accoltella tunisino". Può sembrare una sottigliezza ma non è così. A Padova ci sono rappresentanti di tutta l'area del Magreb e dell'Africa sub-sahariana. Un marocchino non è un tunisino o un algerino, un nigeriano non è un congolese, un senegalese non è un camerunese. Così come un norvegese non è un italiano, o un veneto non è un siciliano.
Precisare ci permette di non etichettare, di non assolutizzare.
Gli slogan, le notizie da prima pagina, le frasi ad affetto, le leggi... tendono a generalizzare, forse per necessità, ma creano la cultura del facile giudizio.

I problemi legati all'integrazione ci sono e sono pesanti. La repressione non solo non basta ma può creare effetti contrari.
La scuola ha in mano un grande potere, ho grande speranza per il futuro!

giovedì 21 luglio 2011

Lotta per l'autenticità

Una riflessione di Stefania Salomone*

Liberi di spirito
"La ricerca del senso delle cose, questo mi sta a cuore. Ho capito che avventurarsi in questa ricerca è già un traguardo. Sentirsi liberi di cercarlo, senza accontentarsi di risposte già preconfezionate da qualcuno che è pronto a venderle al mercato nero, come la farina in tempo di guerra. Potremmo definirla “libera ricerca spirituale”, se questo termine non fosse già sufficientemente abusato. Si tratta in sostanza di tuffarsi profondamente dentro se stessi per riportare alla luce il progetto originario, quello che in fondo siamo da sempre senza esserne consapevoli.
Mentre si sprofonda ecco che si smuovono le correnti interiori e le maree diventano ingovernabili, impetuose. Se fosse proprio questo ciò che chiamiamo Dio? Qualcosa di totalmente e assolutamente creativo, ma che lo diventa solo nella misura in cui noi lo portiamo alla luce.
E' da un pezzo che non riesco più ad immaginare un Dio-persona che si trova chissà dove, quello a cui ci si rivolge per chiedere o per ringraziare. O quello da temere, così caro alle religioni sempre meno spirituali; quello che si offende, che porta rancore, all'occorrenza anche per l'eternità. Una presenza che ha contraddistinto la formazione religiosa della gran parte dei cattolici, istruiti a sopportare la vendetta di un Padre irascibile e permaloso che per ciascuno ha previsto specifici piani spesso incomprensibili. Meno li si capisce e più si ricorre alle gettonate teorie che svuotano il pensiero e lo riempiono di assurde certezze capaci di trasformare la bellezza in senso di colpa e la passione in delitto.
È quel che accade quando le nostre scelte sono dettate dalla paura di sbagliare, o peggio ancora di trasgredire, specie laddove la presunta mancanza riguarda una legge “divina”. Nella mia esperienza con le “donne dei preti” riscontro con dolore quanto questa paura sia presente e determini le azioni e i gesti sia della donna che del chierico. La prima annaspa nel tentativo di liberarsi dalla trappola dorata di una relazione impari, condizionata dalla superiorità dell’uomo sacro che impone tempi e modalità fortemente penalizzanti ad una storia già di per sé complicata. Il secondo cerca di vivere la relazione occultando il senso di colpa per aver tradito l’istituzione, i confratelli e le aspettative che tutti ripongono in lui. In molti casi, specie se si tratta di preti giovani, questa condizione mortificante è superata dalla consapevolezza che il celibato obbligatorio non è un dogma di fede e le relazioni sono affrontate con maggiore disinvoltura. Forse troppa, stando alle testimonianze delle loro compagne, spesso abbandonate perché la storia “sta diventando troppo seria”, salvo poi constatare che un’altra donna, meno impegnativa e pretenziosa, era già nell’aria. Ma anche così il celibato è salvo.
Ecco, allora da qui la domanda: qual è il senso di tutto questo? E come uscirne? Combattere affinché l’istituzione ecclesiastica decida per l’abolizione di questa norma o cercare la forza e la strada per superare ed eliminare ciò che impedisce di essere autentici?"

* Segreteria del Gruppo romano di Noi Siamo Chiesa e coordinatrice del Blog “Amore Negato”, che tratta di celibato e delle “donne dei preti” (http://www.ildialogo.org/phpBB302) sul sito “Il Dialogo”

lunedì 11 luglio 2011

Il valore delle persone

Cosa rende buono il seminatore?
la quantità del seme sparso? dei solchi praticati? dei campi trattati? del raccolto? del ricavato? il numero dei giorni che lui vivrà?

Cosa rende buono il pastore?
il numero di pecore, di recinti, di cani da guardia, di lana venduta, il numero dei giorni che lui vivrà?

venerdì 8 luglio 2011

Cosa resterà di noi?

Quando muore una persona che vive sulla strada, che chiede l'elemosina ai semafori, che bivacca sotto i ponti, che ogni tanto commette qualche furterello... ci si aspetterebbe silenzio assoluto.
Se poi questa morte avviene tragicamente, come nel caso di Barbara, la reazione dei soliti leghisti rozzi è ormai di routine: "Che li tirino tutti sotto!"
E invece no, per Barbara arrivano una serie di messaggi di affetto, di amicizia che mi hanno colpito. Per lei si usa il termine clochard, non è una barbona o una "senza fissa dimora" qualsiasi. Tra l'altro era molto giovane, 39 anni, e - da come la ricordano chi l'ha incontrata - trasmetteva allegria e...caramelle.
Di seguito alcuni commenti...

Ciao Barbara, proprio mercoledi mi hai salutato!!!!! Ti ricorderò sempre!!!!!Un bacio lassu'!!!!

Noooooooooooo... quando smontavamo notte ci rallegrava al semaforo anche se magari nessuno le dava nemmeno uno spicciolo... che vita ingiusta e che gente senza cuore che c'è in giro... come puoi non fermarti a soccorrere qualcuno?? Ma quando invece si tratta di guardare dove c'è un incidente.. perchè vi fermate tutti?? Senza parole...

Cara Barbara....Conserverò ancora più gelosamente la caramella che mi hai regalato a Natale....non ce l'aspettavamo...chi lavora vicino a dove tutti i giorni arrivavi tu con la tua bici non ti scorderà mai....

... apriva gli specchietti del mio scooter, per "specchiarsi"!

Che tristezza! Proprio l'altro ieri sera, mercoledì, rientravo al dipartimento di Matematica sulle 19 e lei era lì di sotto, alle panchine, come faceva spesso. Cantava.

mercoledì 6 luglio 2011

L'analisi di Leonardo Boff

Nell’ultimo articolo ho ventilato l’idea, sostenuta da minoranze, che staremmo davanti ad una crisi sistemica e terminale del capitalismo e non davanti a una crisi ciclica. Detto in altre parole: sono state distrutte le condizioni della sua riproduzione, sia dalla parte della devastazione della natura e dei limiti raggiunti dei suoi beni e servizi, sia da parte della disorganizzazione radicale delle relazioni sociali, dominate dall’economia di mercato, con il predominio del capitale finanziario.
La tendenza dominante è pensare che è possibile uscire dalla crisi, tornando a quello che c’era prima, con piccole correzioni, garantendo la crescita, riscattando impieghi e assicurando guadagni. Pertanto gli affari continueranno as usual, come sempre.
(leggi tutto l'articolo)

sabato 2 luglio 2011

La punizione che educa


Incontro con Cesare Moreno, "maestro di strada" a Napoli

Le frasi che riporto sono prese da alcune riflessioni di Cesare Moreno, maestro di strada a Napoli. Insegnante delle scuole elementari in aspettativa, sta svolgendo il suo servizio tra gli adolescenti abbandonati a loro stessi, nei quartieri di una Napoli con molti problemi. Non pretende di "salvarli" ma semplicemente di incontrarli e farli sentire amati, importanti, cittadini con un futuro davanti.
Mi ha colpito la sua lettura pedagogica sulla punizione. La punizione che educa è una punizione che non è espressione di violenza ma che permette a chi ha sbagliato di riscattarsi, di pagare onestamente il suo debito, di metterci una pietra sopra e ripartire da capo senza sensi di colpa o posizioni svantaggiate.


[...]Mi interrogo sul concetto di punizione. Mi è molto più chiaro il concetto di repressione, ossia quello di una azione che impedisce la realizzazione di offese alla legge, alla persona, alla comunità. Punizione invece ha il sapore di una sorta di espiazione, che quindi dovrebbe portare ad una interiorizzazione delle dolorose conseguenze dell’errore.


Le violazioni e le lacerazioni ci sono e sono pesanti. Cosa fare? Se noi siamo riusciti a costruire attraverso il confronto sistematico una piccola comunità, ogni lacerazione nel tessuto diventa una sorta di ‘scomunica’ (i nostri ragazzini del resto usano il termine ‘scompagno’ per mettere qualcuno fuori le regole dell’amicizia): noi sottolineiamo la reciprocità della scomunica: il singolo non riconosce la comunità come propria e la comunità non riconosce il singolo come proprio  membro. Da un movimento espulsivo reciproco occorre generare un movimento di ricomposizione, un appetenza del gruppo a ricostituire la propria unità che diventa anche spazio interiore di ciascuno a riaffermare una identità più forte attraverso ciò che il gruppo aiuta ad elaborare. Il lavoro dell’educatore consiste appunto in questo, nell’accompagnare il gruppo ed il singolo a ritrovare se stessi ogni volta che ci si perde, ogni volta che i “mal di pancia” - le emozioni elementari - prendono il sopravvento sul pensiero e sui legami.

Tutto questo lo chiamiamo “riparazione”, ossia un movimento teso a riparare quanto si è lacerato. Sotto questo aspetto se noi vogliamo ritornare al termine ‘punizione’ potremmo affermare il “diritto alla punizione”  come diritto a poter essere riammessi nella comunità; anzi potremmo dire che la comunità istituisce la nozione stessa di diritto come possibilità di regolare inclusioni ed esclusioni. La riparazione porta con sé anche gesti concreti tesi a ripristinare ‘lo stato dei luoghi’: luoghi fisici, luoghi dell’animo. Quando ci sono danni materiali i ragazzi possono anche essere chiamati a ripararli trasformando questo lavoro in una vera e propria unità didattica e non semplicemente una sanzione da pagare. Oppure, e questo è più significativo, ci sono formali scuse (non le abbiamo imposte  ma ci vengono offerte spontaneamente  dai giovani quando la discussione sull’errore ha raggiunto il suo scopo) o riconoscimento pubblico dell’errore.

In questo modo, attraverso la rievocazione e la ricostruzione dell’errore e dei suoi motivi, l’errore stesso può essere ‘archiviato’ il giovane riprende in mano il processo di crescita della persona e il suo posto nella crescita del gruppo.  Ancora più interessante è la ricostruzione e la riflessione su tutto il processo di rielaborazione dell’errore, perché in qualche modo si prende coscienza che la ‘sanzione’ è in realtà un aiuto a rientrare, che il gruppo ti offre una possibilità di riparazione.

mercoledì 29 giugno 2011

Angelo Scola e il meticciato

Riporto stralci di un'intervista che il nuovo cardinale di Milano, Angelo Scola, ha rilasciato quattro anni fa, sul tema del meticciato.

(Un dato di fatto)"...in questo momento sul pianeta 2 miliardi di persone sono in procinto di emigrare. Questo fa capire meglio che quando parlo di “meticciato” nomino un processo in atto, non un progetto o una mia idea...”

(Un'esperienza reale)“Uno dei processi che caratterizzano in maniera clamorosa questa nostra epoca è questo mescolamento, un mescolamento di popoli e perciò di culture e di civiltà. Quando dico meticciato, perciò, non nomino un’ipotesi teorica, non dico un’idea della Storia che deve realizzarsi. Non dico un mio modello, registro, semplicemente, un dato di realtà. I processi della realtà, in cui siamo volenti o nolenti dentro, si possono accompagnare criticamente, non siamo noi a produrli. Io marco molto la specificazione che ho dato alla definizione di meticciato, ho parlato di meticciato di civiltà e di culture…”

(Una sfida per tutti)“La grande lentezza di risposte di noi europei: questo processo ci ha letteralmente sorpreso. Siamo, come diceva Eliot, uomini “un po’ impagliati”, che discettano nei loro salotti piuttosto che guardare in faccia i processi della realtà e della vita. Auguriamoci di saper reagire perché, in ogni caso, la mind europea è alla radice del confronto tra civiltà e culture a livello planetario. Il meticciato ci riguarda direttamente non solo perché “questi ci vengono in casa”, ma ancor di più perché penso che mancherebbe la grammatica stessa per intenderci se noi europei ci chiamassimo fuori”.

Mio augurio: La Chiesa ha davvero bisogno di confrontarsi con la realtà!

sabato 25 giugno 2011

Chiesa profetica

Domenica 26, durante il nostro culto,
benediremo l’unione di vita di una coppia di fratelli gay,
Ciro e Guido



Tutto era iniziato oltre un anno fa, quando Ciro e Guido, entrambi evangelici (Guido valdese, Ciro di un’altra chiesa sorella) avevano scritto una lettera profonda e toccante al Concistoro della chiesa valdese di Milano chiedendo di poter condividere la gioia del loro amore davanti a fratelli e sorelle di chiesa, e ricevendo una benedizione pubblica, all’interno cioè di un culto domenicale, della propria unione di vita.
Si dicevano pronti ad aspettare che la loro comunità fosse pronta, senza precorrere o bruciare i tempi lunghi della “democrazia” e delle discipline della Chiesa valdese o affrettare la necessaria approvazione Sinodale dell’atto.
«Nelle nostre Chiese, valdesi e metodiste, si era cominciato da molto tempo a dibattere della possibilità di testimoniare, anche a livello liturgico, l’accoglienza e il riconoscimento delle unioni di vita di persone dello stesso sesso, consci come siamo che ogni patto d’amore realizzato nella libertà, nella responsabilità e nella piena reciprocità per i credenti è prezioso agli occhi di Dio e si nutre della sua promessa” - commenta il pastore Giuseppe Platone, della chiesa valdese di Milano – ma solo grazie a questa lettera di richiesta al nostro Concistoro da parte di Ciro e Guido e poi alla bella e a tratti animata discussione del successivo Sinodo dell’agosto 2010, si è arrivati a una decisione ufficiale e condivisa a larghissima maggioranza».

domenica 19 giugno 2011

Notizie di famiglia

Sorpresa!
Doveva essere un maschietto...
ed invece è nata lei!

Ieri, sabato 18 giugno 2011,
in Ecuador,
è nata Mikela,
figlia di padre Fabio Lazzaro,
e madre Olga.


"Feliz por el nacimiento de mi hija Mikela..y por las muchas bendiciones de Dios que sigue acompañàndome para que pueda dar testimonio de El."

Fabio Lazzaro

Dio si è umanizzato

...e lo si incontra in ogni donna e in ogni uomo

Una chicca del discorso di investitura del teologo spagnolo Josè Maria Castillo, in occasione del conferimento della laurea honoris causa da parte dell’Università di Granada il 13 maggio scorso: primo teologo spagnolo ad essere insignito di quest’onore!


La teologia cristiana è abituata a parlare dell’incarnazione di Dio. (...)

È notevole la resistenza mostrata quasi sempre dai teologi cristiani nel parlare dell’“umanizzazione” di Dio. Se “il divino” è situato a un livello infinitamente superiore all’“umano”, al pensiero cristiano ha ripugnato l’uso di un linguaggio che potesse rappresentare, o almeno, insinuare un abbassamento della divinità nell’ umanità.
(...) È ciò che si avverte nella formula finale del concilio di Calcedonia (a. 451), in cui la Chiesa si vide obbligata a dire che Gesù Cristo è «perfetto nell’umanità», ma in maniera che in lui c’è «una sola persona», che è la persona divina. Il che equivale a dire che in Gesù esiste un’umanità perfetta senza persona umana.

Un’affermazione strana che il popolo e la pietà popolare hanno interiorizzato in modo tale che, tra i cristiani educati alla migliore formazione teologica, esiste la convinzione che Gesù fu, naturalmente, umano. Ma realmente meno umano che divino. Che è la stessa cosa che dire che in Gesù prevalse la divinità sull’umanità, cioè il “monofisismo larvato” che molti cristiani portano avanti senza il minimo problema.

Molti cristiani si inquietano se si mette in discussione in qualunque maniera la divinità di Cristo. Ma raramente si agitano se si parla di Gesù come una specie di essere celestiale mascherato da uomo.

venerdì 17 giugno 2011

Nella coppia le donne fanno la differenza

Un simpatico aneddoto

Si racconta che una volta il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, andò a cena fuori con la moglie Michelle e, volendo fare qualcosa di diverso e fuori dalla routine, decise di andare in un normale ristorante e non, come al solito, in uno di lusso. Seduti al tavolo, il proprietario si avvicinò e chiese alle guardie del corpo di permettergli di andare a salutare la moglie del presidente. E così fece. Una volta andato via il proprietario, Obama chiese a Michelle:
"Perché quell'uomo aveva tanto interesse a salutarti?"
La moglie rispose: "In gioventù quest'uomo è stato per lungo tempo innamorato di me."
Il presidente disse: "Ah, questo significa che se lo avessi sposato, oggi saresti la proprietaria di questo ristorante!
Michelle rispose: "No, tesoro ... Se avessi sposato quell'uomo, lui sarebbe l’attuale presidente degli Stati Uniti d'America!"

mercoledì 15 giugno 2011

Dalle conferenze all'incontro

Si moltiplicano le feste multietniche.
Ho già pubblicato post simili, ma ci tengo a riproporre questa riflessione.
Un conto è parlare di incontro tra i popoli, un conto è viverlo, sperimentarlo sulla propria pelle.
Recentemente ho partecipato ad una festa di una importante associazione che promuove l'incontro tra i popoli. Oltre al fatto che mi è parso di vedere troppe teste bianche, mi ha colpito l'impronta troppo intellettuale della festa. Si è parlato di "come bisogna vivere", tutti i relatori (tranne uno) erano uomini, maschi, preti e mezzi preti. Lo schema, vincente di qualche anno fa, ora si presenta vecchio, superato, in attesa di qualcosa di nuovo.
Le feste multietniche, dove ogni popolo presenta ed espone i propri piatti titici, le musiche tradizionali e le stoffe colorate, sono importanti. Per rompere il ghiaccio in questo nordest impaurito dalla diversità e dalla novità.
Ma vanno da subito arricchite, superate con esperienze di incontro reale dove si affrontano i problemi di un territorio sotto vari punti di vista culturali.
Ho visto che questo è possibile. Mi è capitato in due occasioni, alla presentazione di un libro di un'amica ivoriana e ad un dibattito con un rappresentante della Lega, di ascoltare gli interventi di alcuni immigrati, italiani a tutti gli effetti, che conoscevano la costituzione italiana, le leggi e i programmi politici, più di me. Rivendicavano il loro diritto al voto, in un Paese dove pagano le tasse.
Invitavano a non generalizzare e considerare tutti gli stranieri dei delinquenti.
Ci ricordavano che l'Italia non ha ancora creato una politica sull'immigrazione che guardi al futuro, e non si preoccupi solo dell'immediato.
Insomma, qualcosa in più delle classiche feste multietniche si può!

venerdì 10 giugno 2011

Sora Aqua

Laudato si', mi' Signore, per sora Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

(dal Cantico delle Creature, di Francesco di Assisi)

"Quando tutto sarà privato...saremo privati di tutto..."

lunedì 6 giugno 2011

Verso il referendum: BattiQuorum!


Un'esperienza di partecipazione

Continuo a ricevere mail che invitano ad andare a votare al referendum domenica e lunedì prossimi, e di votare SI'.
Non si è fatta pubblicità, anche la televisione e radio pubblica non ne hanno parlato in modo chiaro e aperto.
Però c'è una rete di cittadini adulti che mi sorprende!
Credo che si raggiungerà il quorum e che vincerà il sì. Ho come la sensazione che ogni restrizione antidemocratica educhi gli italiani a partecipare attivamente nelle scelte del nostro Paese. Strano, ma vero. Bastian contrari!
C'è una rete di contatti, di informazioni, di passaparola che non costa nulla e che ci rende protagonisti e responsabili. Su temi fondamentali come quelli contenuti nel referendum.
Sono fiducioso, e intravvedo una ventata di primavera italiana.
Non si può svuotare il mare con un cucchiaio, ma è anche vero che il mare è fatto di tante, tantissime gocce.

domenica 5 giugno 2011

Dalla comunicazione alla relazione

Una sottigliezza fondamentale

Si moltiplicano i corsi sulle tecniche di comunicazione. Del resto una società fondata sul marketing ha bisogno di lanciare sempre nuovi prodotti!
Conosco uomini esperti di comunicazione ma estremamente carenti sul piano delle relazioni interpersonali.
La comunicazione efficace ha bisogno di tecniche persuasive, di strumenti tecnologici al passo con i tempi.
Una relazione vera implica un rapporto autentico. Posso anche mostrarmi nella mia nudità più cruda, ma più vera. Esprimo dei sentimenti, condivido le mie emozioni, mi mostro per quello che sono. A volte pronto a dare, altre volte pronto a ricevere.
E' questa la bellezza della relazione, che molto spesso viene confusa con l'abilità di comunicare, di trasmettere un messaggio che non necessariamente viene incarnato da colui che lo trasmette. Il mondo ha bisogno di testimoni più che di maestri, disse qualcuno di autorevole.
E poi: Gesù ha portato la verità, oppure è la verità?

domenica 29 maggio 2011

Il programma di Pisapia

Basta cultura della paura, coltiverò la fiducia"


(...) Se mi chiedessero quale idea ho io, risponderei con le parole di don Lorenzo Milani che diceva "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia". (...)

"La mia minigonna è il velo"


Hind Talibi, una studentessa di Scienze politiche, di origine marocchina, figlia di Ahmed Talibi, responsabile della comunità islamica di via Anelli, è stata aggredita ieri sera, in via Santa Maria Assunta, da una donna che ha tentato di strapparle il velo. Una volta ripresasi dallo choc, la ventiduenne si è recata in Questura dove ha denunciato l'episodio di intolleranza.

La giovane, che è la referente della comunità islamica femminile di Padova, stava percorrendo a piedi, con la bicicletta a mano, via Santa Maria Assunta, nelle vicinanze del cinema Porto Astra. A un tratto è stata avvicinata da una cinquantenne, italiana, che l'ha apostrofata: «Musulmana di m..., togliti questo velo. Cosa lo porti a fare, con questo caldo». (continua l'articolo)
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Ho visto il suo volto in un'intervista televisiva. Dolce, intelligente, solare. Mi ha colpito quando ha detto: "La mia minigonna è il velo. Come la minigonna è simbolo di libertà, così il mio velo è simbolo di libertà".
Allora ho capito che la libertà dipende dal grado di consapevolezza e di scelta volontaria.
Per questo una donna che indossa una minigonna può essere più schiava di una donna che indossa un velo.

sabato 21 maggio 2011

L'Italia ignora il libro "Sex and the Vatican"

(tratto da "Il fatto quotidiano")

Prometteva di stimolare la discussione e creare un po’ di scalpore, secondo la notizia dell’Ansa del 18 aprile. E in effetti sembrava proprio così quando il libro di Carmelo Abbate, Sex and the Vatican, è stato pubblicato lo scorso mese. Il libro è il risultato di un’inchiesta dell’autore, pubblicata l’anno scorso dal settimanale Panorama, sulla doppia vita di alcuni preti gay a Roma.

Sex and the Vatican, tuttavia, va molto più a fondo. Parla di problemi tabù per la Chiesa cattolica come le donne che diventano amanti di preti e dei loro figli (e dei loro aborti). Riporta i dettagli delle presunte violenze sessuali subite dalle suore ad opera di preti. E conclude che gran parte del clero conduce una doppia vita a causa del peso enorme imposto loro dall’insistenza del Vaticano sulla necessità di condurre una vita di celibato e castità.

Converrete che si tratta di un argomento scabroso. L’edizione francese è schizzata al numero 12 della classifica dei saggi più venduti di Amazon.fr e la prima edizione è andata esaurita in meno di una settimana. Abbate è stato intervistato a lungo durante uno dei programmi di attualità televisivi francesi in prima serata. Ci sono stati articoli su di lui e sul suo libro in diversi quotidiani francesi. Al momento la televisione francese sta preparando un documentario basato sulle sue rivelazioni.

In Italia, al contrario, la pubblicazione di Sex and the Vatican è stata accolta da un muro di imbarazzato silenzio. È come se il libro non fosse mai stato pubblicato. Prima di scrivere questo articolo, ho fatto una ricerca nella banca dati Factiva dei giornali per controllare che la mia impressione soggettiva fosse corretta. La ricerca ha indicato che, a parte la notizia dell’Ansa (e una estesa presentazione su Panorama), l’unico articolo su Sex and the Vatican nella stampa italiana è apparso il 27 aprile su un quotidiano finanziario milanese a bassa tiratura, Finanza e Mercati.

Naturalmente ci saranno quelli che ritengono il libro di Abbate solo un caso di sensazionalismo becero. Tuttavia i suoi meriti e demeriti non sono stati neppure discussi, in Italia. Tutto ciò è inquietante per almeno una ragione, o forse due. Ciò mostra che, nonostante la fine della Democrazia Cristiana, la vita pubblica italiana continua ad essere influenzata dalla Chiesa cattolica in un modo che è profondamente non salutare. La questione, che senza dubbio non sarà mai risolta, è se il silenzio che ha avvolto Sex and the Vatican è il risultato di un’autocensura e un malposto senso di rispetto da parte dei giornalisti italiani, o se è dovuto ad un intervento diretto delle gerarchie ecclesiali.

Se la ragione fosse quest’ultima, allora il libro di Abbate è stato trattato in un modo che rispecchia esattamente le principali accuse contro la Chiesa cattolica negli scandali di abusi sessuali degli ultimi anni: invece di occuparsi delle cause del problema, i leader della Chiesa lo hanno occultato facendo finta che non esistesse. I preti e i monaci che sono stati trovati colpevoli di abusi (e in molti casi anche di violenze sessuali) nei confronti di bambini o adolescenti, sono stati trasferiti in altre diocesi o comunità; le accuse sono state soffocate e gli accusatori discreditati, perché la considerazione più importante non era l’eliminazione delle mele marce, ma la protezione della reputazione dell’industria da cui provenivano.

Qualunque sia il grado di coinvolgimento della Chiesa nella sepoltura mediatica di Sex and the Vatican, l’ipocrisia che si indovina è la stessa dei vescovi che per decenni hanno fatto finta di non vedere i preti che erano noti o sospetti assalitori.

La settimana prossima il Vaticano pubblicherà un nuovo documento per i vescovi, con le indicazioni su come comportarsi nei casi di abusi sessuali. Ci si aspetta di trovare linee guida su come comportarsi con le vittime, come collaborare con le autorità civili, come proteggere i bambini ed educare i futuri preti. Ma tutto ciò avrà un’efficacia limitata se il comportamento di fondo della Chiesa resterà invariato. E la storia di Sex and the Vatican dà motivo di credere che sia così.

Articolo originale: Italy shuts out Sex and the Vatican di John Hooper, Guardian.co.uk

Lettera ai dottori del tempio

di Agostino*

Sono rimasto molto scosso per la vicenda di don Seppia e,
a distanza di qualche giorno dall'inizio di questa "sporca vicenda",
vorrei esprimere alcuni dei miei flash mentali che invadono in modo turbolento e caotico la mia zucca.
Un aiuto illuminante mi è venuto dalla Parola di Dio e in particolare ho ritrovato una serie di indicazioni nel Cap.18 del Vangelo di Matteo.

«[…] In quel tempo si avvicinarono a Gesù i discepoli per dirgli: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?» Egli, chiamato a sé un fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli.
Chi dunque si farà piccolo come questo fanciullo, questi sarà il più grande nel regno dei cieli. Se uno accoglie un solo fanciullo come questo nel mio nome, accoglie me.
Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare.
Guai al mondo per gli scandali! Infatti, se è inevitabile che avvengano scandali, guai però a quell’uomo per mezzo del quale avviene lo scandalo.
Se la tua mano o il tuo piede ti è di scandalo, taglialo e gettalo via da te.
È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un solo occhio, che essere gettato con due occhi nella Geenna del fuoco.
Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli, poiché vi dico che i loro angeli nei cieli contemplano continuamente il volto del Padre mio che è nei cieli.
Infatti, il Figlio dell’uomo è venuto a trarre in salvo ciò che era perito.
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di esse si smarrisce, non lascia le novantanove sui monti e va in cerca di quella smarrita?
E se gli capita di trovarla, in verità vi dico: si rallegrerà per essa più che delle altre novantanove che non si erano smarrite.
Proprio questo è il volere del Padre vostro che è nei cieli: che neanche uno di questi piccoli si perda.
Se il tuo fratello pecca, va’, riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai riacquistato il tuo fratello. Se invece non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, affinché sulla bocca di due testimoni si stabilisca ogni cosa. Se non ascolterà neppure loro, deferiscilo alla chiesa e se neppure alla chiesa darà ascolto, sia egli per te come il pagano e il pubblicano […]»

Un uomo di Dio come don Seppia conoscerà questo testo e in questi giorni sarà sicuramente ossessionato da quei primi versetti del capitolo.
Io non posso e non voglio giudicare:sarà la giustizia italiana a far emergere colpe e colpevoli!
In questo momento però vorrei rivolgermi a "quel pastore":
caro Monsignor Vescovo Ordinario della Diocesi di Genova perchè non hai lasciato le tue 99 pecorelle, già belle accomodate e arricchite,per andare in cerca di questa smarrita?
Perchè hai permesso che i "lupi" la sbranasssero e a sua volta l'abbruttissero al punto da trasformarla in un loro simile?
Dove eri?
In che cosa eri affacendato?
E voi, suoi confratelli nel sacerdozio dove eravate?
Che cosa vuol dire essere sacerdoti in Cristo?
Non è forse stato anche lui, don Riccardo, unto con il Sacro Crisma?
O il vostro è superiore o magari diverso dal suo?

Uno dei capisaldi della nostra fede cristiana è il perdono.
Ma ancor prima e a volte molto più semplice e coinvolgente è la "CORREZIONE FRATERNA".
Non c'è stato neppure un cristiano che abbia avuto, non dico il coraggio, ma l'accortezza, la delicatezza e l'amore per dire:
"Non è questa la via del comandamento dell'amore! Sei uscito di strada! Stai sbagliando!"??
Potrei raccontare storie di sacerdoti lasciati soli a perpetrare una colpa assurda, ma anche di preti persi nelle scelte del Popolo di Dio, dove la libertà dei Figli di Dio è rimessa alla partecipazione e alle scelte dei cristiani seriamente impegnati nella comunità parrocchiale.
Mi sembra di rilevare da una parte tutta la povera umanità che regna nella vita di ognuno, dall'altra la tracotanza del fariseo che in prima fila si bea di non essere come il pubblicano.
E allora,sempre illuminato dall "Parola" leggo nel Capitolo 5 del Vangelo di Matteo:
«[…] Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa si dovrà dare sapore ai cibi? A null’altro sarà più buono, se non ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; una città posta su un monte non può restare nascosta.
Nemmeno si accende una lucerna per metterla sotto il moggio; la si pone invece sul candelabro affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini, affinché, vedano le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli […]»


Oggi, ancora più di ieri, orgoglioso e fiero della mia vocazione sacerdotale, arricchita dall'amore sponsale con colei che condivide il mio cammino umano e spirituale,
INVITO TUTTI I FRATELLI NELLA FEDE AD AVERE LA POVERTA' E LA LIMPIDEZZA DELLE BEATITUDINI EVANGELICHE NELLO SGUARDO, NELLA PAROLA E NELLE AZIONI.

Agostino
(prete sposato)

mercoledì 18 maggio 2011

Un'iniziativa interessante

Giovedì 19 maggio “Corri per Padova” …dice NO alla violenza contro le donne!


“Corri per Padova” è la periodica manifestazione sportiva promossa dalla Polizia di Stato e dal Comune di Padova che nel prossimo appuntamento sostiene i servizi di Gruppo Polis a favore delle donne vittime di violenza.

Giovedì 19 maggio, infatti, a partire dalle 20.30, in Prato della Valle alla partenza della corsa, potrai donare 5 euro destinati al Gruppo Polis, ricevendo in cambio un kit di ringraziamento composto da buoni sconto immediatamente fruibili offerti da otto esercizi commerciali padovani:
- Supermercati Despar (buono di 10 euro su 30 euro di spesa)
- Libreria Lovat (sconto 15%)
- Centro Sportivo Plebiscito (sconto 50% per paddle)
- NonsoloSport (sconto 10%)
- Profumerie Beauty Star (sconto 10%)
- Zed Concerti (sconto 5,10 euro per concerto Jovanotti e 5,25 euro per concerto Jamiroquai)
- Promovies (sconto 1 euro per spettacoli ai Giardini dell’Arena di Padova)
- Fuori di Campo agricoltura biologica (sconto 10% su prodotti biologici)

Sono 1000 i kit a disposizione dei primi che vorranno aderire a questa iniziativa.
Inoltre, sono distribuiti in modo casuale nei kit 10 biglietti di tribuna per la partita Padova-Livorno, offerti dal Calcio Padova e 15 buoni acquisto da 10 euro offerti da Librerie Lovat.

Il volantino CorriXPadova_19maggio per un’occasione da non lasciarsi scappare!

I kit saranno poi eventualmente disponibili -fino ad esaurimento- a partire da venerdì 20 maggio presso la sede del Gruppo Polis.
Per info sulla disponibilità contattare Stefano Zaramella (tel. 049/8900506, mail: s.zaramella@gruppopolis.it)

Avere o essere la verità

[...]Gesù non afferma di avere la verità, Gesù non dice: “Io ho la verità”, ma “Io sono la verità”.
E non chiede ai discepoli di avere la verità, ma di essere la verità. Grande è la differenza. Chi ha la verità, per il fatto stesso di possederla, si ritiene in grado di giudicare, e condannare chi non la pensa come lui. Essere nella verità significa essere inseriti nello stesso dinamismo d’amore di Dio che vede il bene dell’uomo come valore assoluto. Essere nella verità significa non separarsi da nessuno, ma essere accanto a tutti in un atteggiamento d’amore che si trasforma in servizio.[...]

(brano tratto dal commento di Alberto Maggi al vangelo di domenica prossima)

Domanda

Se Cristo bussasse alla vostra porta, lo riconoscereste?

mercoledì 11 maggio 2011

In principio era la gioia

Vi segnalo questo testo molto interessante

Matthew Fox, IN PRINCIPIO ERA LA GIOIA. Original blessing, Editore Fazi, 2011, Pagine 423.

SILVIA LANZI:"In principio era la gioia" sembra davvero una rivoluzione copernicana della fede. Ma quanto della fede originale - cattolica o quantomeno cristiana - rimane nell'opera?


MATTHEW FOX: La dottrina del peccato originale non è assolutamente una dottrina che fa parte della fede cristiana cattolica originale.
Fu adottata da Agostino per primo alla fine del secolo quarto, all’incirca quando la chiesa ereditava l’impero romano da gestire. Nessun ebreo aveva mai sentito parlare del peccato originale, incluso Gesù. Non c’è nella Bibbia.

Si tratta di una dottrina molto utile per dare supporto all’impero perché mette in dubbio le persone riguardo alla loro stessa esistenza, le confonde riguardo al loro diritto all’esistenza, e le prepara ad accettare relazioni di dominio.
È uno strumento della vergogna, e controlla le persone per mezzo della vergogna. Quindi è assai patriarcale e nutre il patriarcato.

Mette anche dei dubbi nella testa dei gruppi oppressi: le donne, i gay, le lesbiche, le persone di colore, ecc. ecc. Contribuisce all’odio di sé e all’interiorizzazione dell’oppressione.

É stata anche rivalutata dalla società dei consumi. Il capitalismo consumistico si nutre dell’ideologia del peccato originale, che dice: “Tu noi hai ciò che conta dentro di te, per cui devi comprare qualcosa per essere a posto. Compra qualcosa per uscire dalla vergogna!”

Al contrario, la benedizione originaria è l’opposto della teologia basata sulla vergogna. Siamo tutti nati nobili, abbiamo una storia di 13,7 milardi di anni. Abbiamo tutti una meravigliosa opera da compiere in questa vita.

Per quanto riguarda il mio lavoro, ho passato quarant’anni a recuperare la più antica tradizione spirituale della Bibbia, la spiritualità del creato, e la tradizione meravigliosa dei nostri antenati, i grandi mistici e profeti Ildegarda di Bingen, Meister Eckhart, Tommaso d’Aquino, Francesco d’Assisi, Dante, Giuliana di Norwich e molti altri che fanno parte della tradizione della benedizione originaria (Ildegarda la chiama “sapienza originaria”).

Ho anche sviluppato una pedagogia che ci permette di riportare alla luce il mistico o il profeta/guerriero spirituale, che c’è in ognuno e ognuna. Le due identità vanno insieme. Tutti siamo chiamati ad essere dei mistici, cioè degli amanti della vita, e dei profeti, cioè dei difensori della giustizia.

Un noto studioso della Bibbia, John Dominic Crossan, ha scritto recentemente che per San Paolo (il primo autore dei libri cristiani della Bibbia) non si può essere cristiani senza essere dei mistici. Invece di inventarci una cristolatria siamo chiamati ad essere “in Cristo” e a diventare “piccoli Cristi”.

Gli studiosi della Bibbia hanno ormai raggiunto un consenso: Gesù come figura storica deriva dalla tradizione della Sapienza, che è la tradizione mistica che mette al centro il creato. Dovremmo rinnovare la nostre radici cristiane ritornando alle radici che hanno ispirato Gesù.

La tradizione della Sapienza è basata sulla natura, è femminista (la Sapienza è femminile per la Bibbia e in tutto il resto del mondo), è cosmica, rende onore alla creatività, è amica dei profeti e quindi lotta per la giustizia sociale ed ecologica e non ha paura di “divertirsi” nell’universo proprio come fa la Sapienza nel libro dei Proverbi al capitolo 7.

domenica 8 maggio 2011

Veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia

Dio ci ha insegnato a non chiamar profano o impuro alcun uomo (At 10,28)

Mancano pochi giorni all'inizio delle veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia che avranno luogo dal 12 al 29 maggio 2011 in 18 città italiane e in 8 città straniere in Spagna, Perù e Kirghizistan e che saranno organizzate in Italia, per il quinto anno consecutivo, in chiese valdesi, cattoliche e battiste in collaborazione con i gruppi di cristiani omosessuali.



Soprattutto quest'anno numerose veglie di preghiera saranno ospitate pubblicamente in numerose parrocchie cattoliche. Questo avverrà a Milano dove la Curia ha dato per il terzo anno consecutivo la disponibilità di una chiesa, nella Diocesi di Cremona dove l’anno scorso fu proprio il Vescovo Lanfranconi a presiederla, ma anche in città come Padova, Genova, Firenze e Bologna.



Ma non a Palermo dove l'Arcivescovo della Diocesi Palermitana ha ingiunto, il 4 maggio 2011, al parroco della parrocchia di S. Lucia di Palermo di non far effettuare la veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia in programma nella chiesa palermitana il 12 maggio 2011, preghiera organizzata da “Ali d'Aquila”, un gruppo di cristiani gay e lesbiche che dal 2008 si riunisce nella chiesa di San Francesco Saverio all'Albergheria di Palermo, in collaborazione con la comunità cristiana Kairòs, la comunità cattolica di San Francesco Saverio, la Chiesa Valdese di via Spezio e la Chiesa Evangelica Luterana di Palermo.



L'iniziativa della Curia palermitana cade a un mese esatto dalla lettera che il gruppo Ali d'aquila avevano scritto all'arcivescovo e al vescovo ausiliare di Palermo, chiedendo la loro adesione alla veglia perché: “Vorremmo che questo momento di preghiera – si legge nella lettera – sia il primo passo per avviare con Voi, pastori di questa diocesi e nostri fratelli in Cristo, un dialogo che sentiamo urgente e imprescindibile per la nostra vita di cristiani”. Per tutta risposta il parroco della chiesa palermitana è stato invitato dalla Curia a “sospendere” la veglia prevista nella sua parrocchia.

Gli organizzatori della veglia, vista la decisione della curia, hanno fatto sapere che intendono perciò vegliare, sempre il 12 maggio alle 21, nella piazza di fronte alla chiesa di Santa Lucia per "continuare a pregare anche dinanzi ad una porta chiusa” in comunione con i tanti momenti di preghiera che quest'anno si svolgeranno in tante comunità cristiane diverse in 26 città diverse tutte unite in preghiera per ricordare le troppe persone vittime della violenza dell'omofobia perché ‘Dio ci ha insegnato a non chiamar profano o impuro alcun uomo’ (Atti 10,28)

giovedì 5 maggio 2011

Votiamo per l'acqua bene comune

Ecco come fanno a tapparci la bocca!

Ciao a tutti,

confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti.
Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.

'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

domenica 1 maggio 2011

Una settimana al villaggio


Viaggio in Africa dal 17 al 27 agosto 2011

1 settimana (piena) al Villaggio di Ngambè-Tikar (Camerun)
...per disintossicarci dall'attivismo occidentale e riscoprire la semplicità

Esperienza unica, per conoscere un pezzetto d'Africa autentica,
senza il filtro di istituzioni e chiese,
semplicemente a contatto con la gente.


La giornata tipo:
-sveglia con la luce dell'alba, con il canto del gallo e le voci dei bambini
-colazione al mercato
-incontro con un saggio del villaggio
-pranzo al ristorante di Marie
-riposo
-attività al Centro di Formazione per i Giovani (ognuno può mettere a disposizione le proprie capacità!)
-cena al ristorante di Marie
-serata organizzata dall'associazione AJD (Associazione dei Giovani per lo Sviluppo), musica, balli...


Note tecniche:
- Volo da Bologna a Yaoundè con Royal Air Maroc
- Vaccino febbre gialla obbligatorio
- Prezzo: 300 euro di iscrizione (per spese visto e di organizzazione) + prezzo biglietto aereo + 100/200 euro per i trasporti interni.
- Il vitto e l'alloggio sarà offerto dai ragazzi dell'Associazione AJD (con la quale collaboriamo per lo sviluppo della realtà giovanile), saremo infatti accolti nelle famiglie.

Per ulteriori informazioni sono a vostra disposizione!

Primo maggio: festa dell'uguaglianza

...e dei lavoratori

Marco Paolini a Padova, ospite di CGIL, CISL e UIL, ricorda che il primo maggio è la festa dell'uguaglianza. Da non confondere con la confidenza! Non ha fatto nomi, ma l'applauso spontaneo è stato più che eloquente. C'è chi compra persone, leggi, democrazia con i sorrisi, le pacche sulla spalle, gli inviti a cena. E in cambio di una confidenza interessata elimina l'uguaglianza.

Poi legge don Milani. Un inno alla libertà di coscienza, alla responsabilità e all'essere adulti. Mentre un milione di fedeli festeggia la beatificazione di Giovanni Paolo II, c'è chi festeggia in piazza, superando alcune inutili divisioni, la beatificazione del lavoro. Quello onesto, quello sicuro, quello che favorisce il bene della comunità.

La piazza rimane il luogo della manifestazione, della protesta, del sentire popolare, della democrazia. E mentre abbiamo sostenuto e apprezzato le rivolte non violente nel Magreb contro alcuni dittatori - sostiene il segretario della CGIL - in Italia i movimenti dal basso fanno paura.

sabato 30 aprile 2011

La vera beatificazione, senza grandi spese


"Anche se mi uccideranno... risorgerò nel popolo salvadoregno"

Il primo maggio preghiamo Mons. Romero dichiarato martire e santo di tutte le Americhe per volontà del popolo di Dio

Care sorelle e cari fratelli che siete attivi nell’ecumenismo,
vi invio questo Appello invitandovi a celebrare la santificazione del martire san Oscar Romero il prossimo primo maggio.
Essa è stata decisa dai popoli poveri dell’America latina e dai seguaci di Gesù nel mondo intero. Questa celebrazione deve incoraggiarci a capire più a fondo lo spirito del Vangelo; nello stesso tempo le chiese dei paesi del primo mondo sono spinte a riconsiderare il loro modo di pensare e di agire.
Voi sapete che Oscar Arnulfo Romero, che era un conservatore, è stato nominato arcivescovo di San Salvador nel 1977. E’ in quel periodo che la persecuzione sanguinosa dei cristiani si scatenò nel Salvador e Romero dovette reagire in un certo modo. Le bare dei catechisti ammazzati, dei chierichetti e dei preti, e le lacrime versate sopra di essi, lo sconvolsero profondamente. Così, Oscar Romero si dimostrò sempre più, nella sua azione pastorale, un vescovo intrepido e intervenne in favore degli ultimi e di quelli che venivano torturati e perseguitati. Da quel momento si mise contro il regime politico del suo paese, contro il consigliere per la sicurezza del Presidente degli Stati Uniti e i potenti cardinali della curia romana.
Nella primavera del 1979, il vescovo Romero non riuscì a farsi ascoltare dal papa Giovanni Paolo II, che non riusciva a capire il suo impegno e che rifiutava di sostenere le sue attività. Romero espresse la sua grande delusione dicendo: “Non penso di tornare a Roma una seconda volta… Il Papa non mi capisce”. Giovanni Paolo II non si mostrò interessato né alla foto di un prete indiano che era stato ucciso da poco, né ai documenti che dimostravano la persecuzione dei cristiani da parte delle milizie delle classi dominanti. Invece il papa gli consigliò di trovare un accordo col governo del Salvador.
San Romero d’America sapeva bene di essere in grande pericolo. Ma nessuno lo fermava nel denunciare le ingiustizie, nello scomunicare gli uomini politici del regime e di seguire Gesù di Nazareth, il cui insegnamento è quello di resistere alla violenza ma con metodi non violenti. Egli non chiudeva gli occhi davanti agli assassinii innumerevoli commessi per eliminare i cristiani. Un giorno-durante un’omelia- Romero disse: “La vendetta è una scelta che noi rifiutiamo completamente. Preghiamo come Gesù: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Ogni essere umano è considerato figlio di Dio, e nello stesso momento egli è a lui simile. E’ per questa ragione che San Oscar Romero non esitò a difendere la dignità di ogni uomo con un coraggio fermissimo. Ai sicari a pagamento e ai soldati semplici reclutati dalla giunta militare egli indirizzò queste parole: “Colui che tortura un altro è un assassino…… Nessuno ha il diritto di aggredire un altro uomo, perché l’uomo è l’immagine di Dio”. Un giorno prima del suo assassinio, egli pubblicamente invitò i soldati a rifiutarsi di obbedire agli ordini: “In nome di Dio e in nome di questo popolo sofferente io vi imploro, io vi do questo ordine : Smettete di opprimere gli uomini!” Un fucilata di un sicario lo colpì mentre celebrava la messa. Egli cadde davanti all’altare.
La beatificazione di San Oscar Romero fatta dal popolo non è un atto arrogante. Sappiamo bene che è solo Dio che legge nel cuore dell’uomo, tanto che noi possiamo capire solo raramente le cose con i suoi occhi. Ma questa “beatificazione”, senza grandi spese da parte delle autorità ecclesiastiche per procedure costose, invia a tutti una buona notizia che vuole essere lo specchio dello Spirito di Dio: la vita del nostro fratello San Oscar Romero ci indica come avere coraggio come lui, se ci impegnamo a seguire il Vangelo di Gesù.

Roma, 28 aprile 2011
[traduzione di Vittorio Bellavite]

mercoledì 27 aprile 2011

Un altro Mussolini

Elsa Morante, nel 1945 scrisse di Mussolini:

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente
durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo
onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la
privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale,
una parte per astuzia,
una parte per interesse e tornaconto personale.
La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali,
ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano,
se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto,
pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere,
sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano,
di eloquenza volgare ma di facile effetto,
è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto,
sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito,
un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere,
i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza,
offensivo per il buon senso della gente
e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto,
cattolico senza credere in Dio,
presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,
buon padre di famiglia ma con numerose amanti,
si serve di coloro che disprezza,
si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori;
mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare,
ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere,
si immagina sempre di essere il personaggio che
vuole rappresentare."

Elsa Morante

domenica 24 aprile 2011

Karol Wojtyla il grande oscurantista




Micromega offre un buon contributo sulla figura "controversa" di Karol Wojtyla, a pochi giorni dalla sua beatificazione.

Tra i vari interventi, quelli più critici di Hans Kung e di Giovanni Franzoni, e quelli più clementi di Andrea Riccardi e di Vincenzo Paglia.

Ve lo consiglio, come strumento di analisi e di confronto, che di sicuro non verrà anche solo accennato nell'orgia di devozione celebrativa a cui siamo abituati.

Compratevelo!

sabato 23 aprile 2011

Buona pasqua di resurrezione

Uscire dal sepolcro non è facile,
abbandonare tutto ciò che puzza da morto, da vecchio, da chiuso.
Da sicuro.
Grazie a voi,
che condividete con me un cammino di rinascita,
di sincerità e umanità.

Un abbraccio e tanti auguri.

federico e fidelia

venerdì 22 aprile 2011

Rio de Janeiro: una Pasqua difficile

L’uomo è un animale difficile da capire, giustifica l’uccidere e si organizza per uccidere.

di Mauro Furlan

Cari amici,
ho lasciato passare un po’ di tempo prima di scrivere perché è successo qualcosa difficile da capire ed accettare.

Il giorno sette di aprile, alle otto di mattina, un giovane di 23 anni è entrato nella scuola che aveva frequentato, a Realengo, periferia di Rio de Janeiro, e con la scusa di ritirare il documento con i voti degli anni scolastici è salito al primo piano della scuola. E’ entrato in due classi, ha sparato con due pistole, ha ucciso 12 alunni di 13-14 anni e feriti altri 20. Ragazze, in maggioranza.

Un poliziotto è intervenuto ferendolo e subito il giovane si è ucciso.

Dentro di me ho sentito un dolore grande.

Uccidere dei ragazzi è assurdo, illogico, nulla può motivare un accanimento verso tale fascia di età. Chi convive con loro come educatore o professore, sa quanta bellezza e carica vitale porta con sé questa fase adolescenziale della vita.

Di stragi dentro alle scuole si sentiva parlare di paesi lontani ed evoluti (Stati Uniti). Adesso questo fatto orribile è accaduto vicino a me e l’ho vissuto come se in quella scuola ci fosse mio figlio di 14 anni.

Le indagini hanno messo a nudo come il giovane avesse una storia di problemi psicologici (madre schizofrenica), difficoltà di relazione e in quella scuola era stato vittima di bullismo. Lui ha lasciato vari messaggi, molto sconnessi, per spiegare il suo gesto, mescolando sofferenza patita, rabbia contro un mondo malvagio, bisogno di fare un gesto eclatante ispirato all’ attentato dell’11 di settembre.

Resta inconcepibile il motivo che porta a scegliere una scuola come luogo per comunicare il proprio dramma o la propria follia, e come vittime innocenti e sacrificali dei ragazzi di 13-14 anni.

La televisione e la radio hanno presentato l’argomento con forte carica emotiva, infiniti dettagli, sfruttando al massimo l’ evento e facendo pure qualche gaff dovuta al voler spiegare in fretta l’ accaduto.

Adesso la vita in quella scuola sta tornando lentamente alla normalità. Le classi dove è stato compiuto il massacro diventeranno museo. Gli psicologi stanno aiutano i ragazzi che hanno vissuto il dramma a recuperare. Si fanno attività varie per elaborare il lutto e andare avanti.

L’ episodio drammatico ha sollevato due grosse riflessioni.

La prima riguarda la quantità di armi in circolazione.

Il giovane ha comprato illegalmente pistole e proiettili e forse ha imparato a sparare guardando internet. Alcuni movimenti e alcuni politici vogliono fare un nuovo referendum per proibire la vendita delle armi. Quello che sicuramente si farà è un’ altra campagna affinché la gente che tiene armi illegali in casa le consegni: in cambio avranno del denaro.

I vari movimenti a favore del disarmo dicono apertamente che le armi usate normalmente per compiere atti criminali sono tutte rubate a persone che le avevano regolarmente comprate per uso personale.



La seconda riflessione riguarda il bullismo, fenomeno diffusissimo in Brasile. Gli esperti sono intervenuti per aiutare a individuare e riconoscere i segnali della presenza di atti di bullismo e le difficoltà di relazione tra ragazzi.

Per vigilare e prevenire si stanno istallando telecamere nelle scuole e si assumono delle guardie, pensando che ciò possa aumentare il senso di sicurezza delle istituzioni.

Io riconosco che la quantità di armi in circolazione è grandissima. Moltissime sono illegali. E’ impressionante la quantità di crimini compiuti con uso di armi e che hanno per effetto la morte di persone. Il Brasile è un paese violentissimo. Acquistare illegalmente un’ arma è facile e assoldare un killer di professione non costa molto.

Ma anche questa riflessione mi sembra non sia sufficiente per lasciarmi la coscienza tranquilla e proseguire.

Mi sembra che manchi una riflessione più profonda su questa società che fa della morte uno spettacolo, che coltiva la solitudine, che condanna un individuo come pazzo ma non fa un’ autocritica. Non si parla di ingiustizia, di disuguaglianza, di esclusione, di gestione del potere. Un animale rabbioso come questo non nasce in un giorno e non nasce da solo.

La vita continua, tutto è tornato alla normalità, le pagine dei giornali e la tv ne parlano sempre meno. Resta un fatto di cronaca. Ma un fatto così terribile rimane dentro, crea fantasmi e nuovi mostri se non lo si decodifica e lo si elabora in modo collettivo.

Questa Pasqua è dura da vivere. Ogni Pasqua è dura da vivere se si pensa che Gesù è vittima di un assassinio organizzato dallo stato romano assieme ai responsabili dello stato ebraico.

L’uomo è un animale difficile da capire, giustifica l’uccidere e si organizza per uccidere.

Buona Pasqua da Rio de Janeiro!

Mauro Milse, Rafael e Matteo

mercoledì 20 aprile 2011

L'autonomia dello straniero



di Federico Bollettin

(pubblicato su Il Mattino di Padova di oggi)

Con il corpo e le braccia sono qui, dentro le nostre fabbriche, lungo le strade. Ma con la testa sono ancora lì, nei loro Paesi d'origine. Ecco perchè - secondo Mandoyan Bamba, mediatrice culturale nel comune di Padova e scrittrice - molti immigrati che vivono in Italia non riescono ancora ad affermarsi a livello professionale, o comunque non riescono a realizzarsi come uomini e come donne.
Nata in Costa d'Avorio ma da vent'anni in Italia, Mandoyan non possiamo definirla africana. E neppure italiana. E' semplicemente lei. Pelle nera per gioco, mi prende in contropiede quando, ascoltandola con interesse, realizzo che la sua proprietà di linguaggio supera largamente la mia, così arrivo a chiederle il significato di alcuni vocaboli italiani. Anche il nome delle pietre e i cristalli che usa per fare reiki. E i tarocchi. Una miniera insomma di energia, di conoscenze, di inaspettate ricchezze al solito bianco prevenuto.
Nella nostra multietnica città non le manca lavoro. Come un angelo entra nelle scuole, a stretto contatto con bambini e ragazzi, favorendo il dialogo e accorciando le distanze che separano le differenze.
Le sue radici sono piantate qui. La sua testa e il suo cuore sono nel luogo dove vive ogni giorno. Lo racconta brillantemente nel suo libro E' tutto un gioco. Cronistoria di un risveglio (Altro Mondo editore).
"La strada verso l'autonomia è lunga, e in salita" scrive Mandoyan. Non si vergogna di criticare i comportamenti di molti suoi conterranei che incarnano una mentalità vecchia, "la mentalità secondo la quale – continua – la tua vita non appartiene a te: appartiene agli avi, ai genitori, al clan, a Dio, a tutto, a tutti, tranne che a te." Una nuova forma di schiavitù per molti immigrati che, oltre alle difficoltà legate all'integrazione, devono fare i conti con le pressioni dei loro innumerevoli familiari di laggiù. Chiedono soldi principalmente, inventando nuovi bisogni. Un legame economico-mentale-emotivo che crea dipendenza, e alla fine molta frustrazione. E se non deciderà di prendere in mano la propria vita, l'immigrato (e i suoi figli) rimarrà "lo straniero" in eterno, non solo qui ma anche nella terra da dove è scappato.

(*Mandoyan Bamba presenterà il suo libro il 28 aprile alle ore 18 presso il Circolo Culturale Cameroes ad Altichiero, Padova)

lunedì 18 aprile 2011

Un dettaglio che sfugge alla Lega Nord!

"Maroni, Calderoli e Borghezio hanno detto e ripetuto, nei giorni scorsi, che vogliono l’Italia fuori dall’Unione Europea.
Forse non hanno considerato che, in quel modo... diventiamo tutti extracomunitari!"

Pietro Ichino

domenica 17 aprile 2011

Aprimi fratello

Ho bussato alla tua porta
ho bussato al tuo cuore
per avere un letto
per avere del fuoco
perché mai respingermi?
Aprimi fratello!

Perché domandarmi
se sono dell'Africa
se sono dell'America
se sono dell'Asia
se sono dell'Europa?
Aprimi fratello!

Perché domandarmi
quant'è lungo il mio naso
quant'è spessa la mia bocca
di che colore ho la pelle
che nome hanno i miei dei?
Aprimi fratello!

Io non sono nero
io non sono rosso
io non sono giallo
io non sono bianco
non sono altro che un uomo.
Aprimi fratello!

Aprimi la porta
aprimi il tuo cuore
perché sono un uomo
l'uomo di tutti i tempi
l'uomo di tutti i cieli
l'uomo che ti somiglia!

Rene Philombe

sabato 16 aprile 2011

"Restiamo umani"

Ciao Vittorio,
"restiamo umani" era la tua esortazione alla fine di ogni
messaggio.
Restiamolo, anche di fronte alla tua fine così crudele e
ingiusta.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza, a trentasei anni, poche ore dopo
il suo sequestro.
Uomo di pace e giornalista coraggioso, aveva scelto di
vivere a Gaza e di raccontare giorno per giorno la lotta per la
sopravvivenza dei palestinesi rinchiusi nell' assedio.

Lunedì 18 aprile, in occasione dell' ultima serata del cineforum dedicato
alla Palestina, lo ricorderemo insieme.
Alle ore 20.45, Fronte del Porto, proiezione di "Vietato sognare" di
Barbara Cupisti. Sarà con noi la regista del film.


http://www.zoes.it/it/content/blog/ciao-vittorio

lunedì 11 aprile 2011

Ultimissime dalla Costa d'Avorio

ABIDJAN - Il presidente uscente della Costa D'Avorio Laurent Gbagbo è stato arrestato dalle forze del capo di stato Alassane Ouattara e condotto, insieme alla moglie Simone e al figlio, al Golf Hotel, quartier generale del presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Lo ha precisato l'ambasciatore francese ad Abidjan, Jean-Marc Simon... (leggi tutto)

Un altro esempio di popolo coraggioso, responsabile della propria sovranità.
Auguri al presidente eletto Ouattara!

Amore negato

Un lamento di donna, appena lasciata da un giovane prete.
Lui fragile, confuso, impaurito dall'amore, obbediente alle indicazioni dei superiori a non sporcarsi le mani con l'amore carnale.
Lei triste, ferita, delusa, in cerca di un senso...



E' successo

...che lui ha scelto se stesso e la maledetta istituzione lasciando andare me
E' successo che ancora una volta ho toccato con mano che il bene non vince su tutto
E' successo che ho in bocca il sapore amaro dell'egoismo e dell'ipocrisia
E' successo che mi sono illusa e delusa
E' successo che sono così triste e sconsolata da non vedere una via d'uscita
E' successo che la ragione mi sta abbandonando.
Ciao Federico.

domenica 10 aprile 2011

Domani avremo fame

Poesia di Joseph M. Tala (Camerun)

Domani
Avremo fame domani
Fame di un mondo
Che apra alla gioia ed alla condivisione
Avremo fame domani
Fame di amare
Fame di speranza
Fame di orgoglio
Fame di un mondo senza ambiguità.

Avremo fame domani
Della presenza di altri
Della presenza di tutti gli uomini
Di questa vita disabitata
Morsa dalla solitudine.
Avremo fame domani
Non di bassezze e di tristi vergogne
Avremo fame domani
Di tenerezza sbocciata
Lontano dal filo spinato della segregazione.

Avremo fame domani
Non di falsi amici dal cuore doppio
Non di cuori vigliacchi e volgarmente avidi
Disseccati dall’egoismo.

Avremo fame domani
Fame di guarire il mondo
Dalla sua trasudante miseria
Fame di combattere il male
Ed i suoi molti complici.
Avremo fame domani
Fame di preparare il mondo
Alla fastosa fortuna della Fraternità.

Fame di uno sforzo su noi stessi
Perché nasca l’Uomo
E rinasca il mondo
Fame perché sbocci la speranza
Di un mondo nuovo e stellato.

Avremo fame domani
Di quelle strade scoscese
Che portano alla città
Lontano dai rovi del disprezzo
Dell’odio
Del rancore.

Avremo fame domani
Di generosi costruttori di cittadelle
Che in luogo d’intonare
I canti tribali
Dell’odio e della razza
Faranno crescere
Fraternamente
Fianco a fianco
Malgrado le loro diversità
Tutte le razze
La gialla e la bianca e la nera
In una sinfonia
Di fraternità.
Avremo fame domani
Perché tutti gli uomini
Spezzando le loro catene
E facendo una catena
Conducano il mondo alla fonte della condivisione.

Joseph M. Tala

sabato 9 aprile 2011

Un'altra guerra per eliminare il dittatore


Costa D'Avorio

Ad Abidjan sono in corso ormai da dieci giorni violenti combattimenti tra le forze del presidente uscente Laurent Gbagbo e del Capo di Stato legittimo, Alassane Ouattara. La crisi politica in Costa d'Avorio rischia di sfociare in una vera e propria guerra civile tra i sostenitori di Gbagbo e di Ouattara; secondo i dati diffusi dall'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) almeno un milione di persone avrebbe lasciato Abidjan per timore delle violenze.

Gbagbo, autoproclamatosi vincitore delle presidenziali del 28 novembre scorso, non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale: secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale infatti Ouattara era risultato vincitore con il 54% dei voti ma il Consiglio costituzionale, vicino al Presidente uscente, aveva invalidato numerose schede proclamando Gbabgo vincitore con il 51% delle preferenze.

Risorgere è lasciare andare

Come mi piace leggere il racconto della resurrezione di Lazzaro come un percorso di liberazione e auto-consapevolezza!
Marta e Maria aspettano invano l'intervento miracoloso di Gesù, ma ognuno di noi deve fare i conti con la morte, con la propria morte e quella di altri. I miracoli, quelli che creano discriminazione, non servono a salvarsi.
Gesù arriva solo per piangere, per essere e mostrarsi vero uomo.
E per farsi compagno nel dolore.
Un pianto che non è disperazione, ma sofferenza aperta alla vita, al futuro, alla libertà.
Quella pietra davanti al sepolcro è scomoda, ci fa sentire la puzza della morte. Gesù la vuole togliere per aprire la strada alla rinascita di Lazzaro.
Gli scheletri dentro l'armadio vengono lasciati andare, le ferite del passato e i vecchi rancori vengono serenamente accolti e lasciati andare.
Ecco come resuscitare le persone: lasciandole andare. Per la loro strada, lungo il sentiero faticoso della libertà, offrendo sempre la nostra amicizia.

Ecco i referendum

Cerchiamo di diffondere a più persone questo documento per chiarire idee e scenari sui referendum abrogativi del 12-13-giugno 2011, che “pagheremo” a caro prezzo se non parteciperemo “attivamente”….

E' molto importante per me, per te, per i tuoi amici, per i tuoi figli e per i tuoi nipoti, presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011. E' l'unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.
Il referendum avrà quattro quesiti, uno più importante dell'altro. Ve li elenco in maniera molto molto stringata.
Per ogni approfondimento andate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia

Primo quesito (Acqua)
Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico? SI

Secondo quesito (Acqua)
Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? SI

Terzo quesito (Centrali Nucleari)
Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano? SI

Quarto quesito (Legittimo Impedimento)
Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica? SI

Come per ogni referendum, non basterà che vincano i SI ma bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.
La verà unità di noi tutti per far valere i nostri diritti di cittadini, capaci di dare una forte risposta a leggi che remano contro di noi.

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domenica 3 aprile 2011

Compassione, la più umana delle virtù

di Leonardo Boff

Tre avvenimenti terribili: il terremoto in Giappone, seguito da un devastante tsunami, la fuoriuscita deleteria di gas radioattivi dalla centrale nucleare colpita e gli smottamenti distruttori avvenuti nelle città montagnose intorno a Rio de Janeiro, hanno provocato in noi due tipi di reazioni: compassione e solidarietà.

Inizialmente irrompe la com-passione. La compassione tra le virtù umane è forse la più umana di tutte, perché non solamente ci apre all’altro, in quanto espressione di amore sofferente, ma all’altro reso vittima e umiliato. Poco importa l’ideologia, la religione, lo status sociale e culturale delle persone. La compassione annulla questa differenza e fa stendere la mano alle vittime. Rimanere cinicamente indifferenti, indica una suprema disumanità che ci trasforma in nemici della nostra stessa umanità. Davanti alla disgrazia dell’altro non si può che diventare come il samaritano misericordioso della parabola biblica.

La com-passione implica, assume la passione dell’altro. Significa trasferirsi nelle vesti dell’altro per stare insieme a lui, per soffrire con lui, per piangere con lui, per sentire con lui il lacerarsi del cuore. Magari non abbiamo niente da dargli e perfino le parole ci muoiono in gola. Ma l’importante è essere con lui e non permettere mai che possa soffrire da solo. Anche se stiamo a migliaia di chilometri di distanza dai nostri fratelli giapponesi o accanto ai nostri vicini delle città intorno a Rio, la loro sofferenza è la nostra sofferenza, la loro disperazione è la nostra disperazione, il grido lancinante lanciato al cielo che chiede: “perché, Dio mio, perché?” è il nostro grido lancinante. E dividiamo lo stesso dolore per non ricevere nessuna spiegazione plausibile. E anche se questa esistesse, non sarebbe in grado di disfare la devastazione, non riuscirebbe a ricostruire le case distrutte né potrebbe resuscitare i familiari morti, specialmente i bambini innocenti.

La compassione ha un che di singolare: non esige nessuna riflessione previa, né argomenti che le diano un fondamento. Essa semplicemente si impone perché siamo essenzialmente esseri compassionevoli. La compassione nega di per sé la nozione del biologo Richard Dawkins sul “gene egoista”. O il presupposto di Charles Darwin che vuole la competizione e il trionfo del più forte come reggenti dell’evoluzione. Al contrario, non esistono geni solitari, ma tutti sono inter-retro-connessi e noi umani siamo tessuti in infinite tele di relazioni che ci trasformano in esseri di cooperazione e solidarietà. Un numero sempre crescente di scienziati provenienti dalla meccanica quantica, dall’astrofisica e dalla bio-antropologia sostengono la tesi che la legge suprema del processo cosmo-genico è l’intrecciarsi di tutti con tutti e non la competizione escludente. Il sottile equilibrio della Terra, considerata come un super organismo che si auto regola, richiede la cooperazione di un infinito numero di fattori che interagiscono vicendevolmente, con le energie dell’universo, con l’atmosfera, con la biosfera e con lo stesso sistema-Terra. Questa cooperazione è responsabile del suo equilibrio, adesso perturbato dall’eccessiva pressione che la nostra società consumista, esageratamente dispendiosa, esercita su ogni ecosistema e che si manifesta nella crisi ecologica generalizzata.

Nella compassione avviene l’incontro di tutte le religioni, dell’oriente e dell’occidente, di tutte le etiche, di tutte le filosofie e di tutte le culture. Al centro c’è la dignità e l’autorità di chi soffre, che provoca in noi la compassione attiva.

La seconda reazione, affine alla compassione, è la solidarietà. Essa ubbidisce alla stessa logica. Andiamo incontro all’altro per salvargli la vita, portargli acqua, alimento, accoglienza e specialmente calore umano. Sappiamo dall’antropogenesi che ci siamo resi umani quando abbiamo superato la fase della ricerca individuale dei mezzi di sussistenza ed abbiamo cominciato a cercarli collettivamente e a distribuirli, cooperando, tra tutti. Quello che ci ha umanizzato ieri, ci umanizzerà oggi. Per questo è cosi commovente assistere a come tanti si mobilitano in ogni luogo per aiutare le vittime e, per mezzo della solidarietà, danno loro ciò di cui necessitano, soprattutto la speranza di che, nonostante la disgrazia, vivere vale ancora la pena.

Leonardo Boff

(leggi l'articolo originale in portoghese http://amaivos.uol.com.br/amaivos09/noticia/noticia.asp?cod_noticia=17456&cod_canal=85)