martedì 28 febbraio 2012

Contraddizioni all'italiana

1. Finti poveri senza dignità e veri poveri con una grande dignità

Da una parte, un evasore finto povero di Limena (Padova) affita in nero a clandestini,
un amministratore di condominio 72enne, milionario, con la faccia tosta di chiedere prestazioni sociali agevolate al proprio Comune, dichiarando un patrimonio mobiliare e immobiliare pari a zero.
Dall'altra a Vicenza un clochard restituisce un borsello con 500 euro, dichiarando: "Non li voglio, sono troppi soldi. Ho fatto solo il mio dovere".

2. Stipendi operai tra i più bassi in Europa e stipendi dirigenti e politici tra i più alti al mondo

Secondo i dati Eurostat, pubblicati nel rapporto ‘Labour market statistics’ e relativi all’anno 2009, lo stipendio medio annuo di un lavoratore italiano è stato di 23.406 euro contro i 48.914 di un lavoratore del Lussemburgo, i 44.412 di un lavoratore olandese, i 41.00 di un lavoratore tedesco, i 40.698 di un lavoratore belga.

I nostri lavoratori guadagnano di più solo di un lavoratore di Malta, Slovacchia, Slovenia e Portogallo e si collocano in fondo alla graduatoria dei redditi europei.
Contro questi dati relativi ai lavoratori, stride il livello degli stipendi dei manager italiani, che invece risultano i più alti in Europa.
La media per il 2008 dei nostri manager si è attestata su circa 2,15 milioni di euro, a fronte di una media europea pari a circa 1,82 milioni (secondo una ricerca di Assonime).

3. La terra che diede i natali ai più grandi navigatori della storia, da Cristoforo Colombo ad Amerigo Vespucci, è diventata la patria di comandanti imprudenti di immense navi oltre la misura d'uomo.

4. Gli italiani (e coloro che sono stati eletti) sembrano preferire le faraoniche opere come TAV, MOSE, treni superveloci Roma-MIlano, gli F-35... rispetto ad una efficienza minima dei servizi pubblici di base.

giovedì 9 febbraio 2012

L'unica pensione sicura!

Mai come in questi mesi sto vivendo a contatto con la gente, operai, famiglie, immigrati... oltre al fatto che anch'io come padre, marito e lavoratore sono DENTRO le dinamiche quotidiane della vita.
Di fronte a quanto sta succedendo nel nostro Paese, tra scandali (quale partito si salva? quale nave è così sicura?) e tentativi di riforma (mercato del lavoro, legge elettorale, sistema fiscale, ecc...), osservo incuriosito le reazioni della gente e mi interrogo...

1. La gente preferisce schierarsi con chi contesta tutto e tutti, accusa e grida. Perchè in un certo modo rappresenta quel malessere interiore che è più collegato con il mondo delle relazioni affettive che con quello economico.

2. La sicurezza, la stabilità, la fiducia... sono sempre più esperienze che vengono collegate alla quantità di denaro e di servizi piuttosto che alla qualità delle relazioni, familiari, comunitarie, ecc...

3. La crescita è ormai sinonimo di mercato libero e di azioni commerciali. Sembra quasi che un Paese cresce, si sviluppa, è felice, sta bene... solamente se circolano soldi liquidi. Fanno girare il mercato, si dice. Ma un operaio sarà veramente più felice se il suo stipendio aumenterà di qualche centinaio di euro? Sarà veramente più felice se dentro ad un centro commerciale potrà comprare un prodotto in più?

4. A volte, come rappresentante sindacale, mi sembra di lottare per difendere i capricci di alcuni lavoratori, ho proprio la sensazione di aiutarli a scavarsi la fossa di una superficialità culturale che porta solo a tanta rabbia e cattiveria. Assisto a continue scenate che oltre ad essere sterili non fanno altro che rovinare il fegato di molti lavoratori. Avrei voglia di proporre un altro stile di vita, più fondato sulle relazioni che sul denaro. Ormai è questa la vera lotta di classe, da una parte "padroni e operai" indistintamente, soli a difendere i propri capricci individuali, dall'altra persone che cercano di creare relazioni, comunità, famiglia, amicizia... vero sostegno, unica pensione sicura!

Religione e marketing

La fede non è un prodotto come gli altri

intervista di Nadia Henni-Moulaï a Éric Jaffrain

Lei parla della Chiesa come un “prodotto”. Che cosa significa?
Da diversi anni, la Chiesa (cattolica) presenta la religione come si presenta un prodotto di consumo, usando l’approccio nato dal marketing commerciale. A mio avviso, si tratta di un errore strategico fondamentale: la Chiesa non deve vendere se stessa, ma il suo prodotto centrale. Non si vende la fede come uno spazzolino da denti.

La Chiesa sarebbe quindi un’azienda...
Assolutamente! Ma che manca di chiarezza nella sua visione, nella sua missione e nei suoi prodotti. La sua strategia d’impresa è troppo legata alla propria marca, in quanto cerca di venderla come prodotto centrale. Oggi, la Chiesa difende più la propria azienda che Dio, nel senso che il packaging (riti, forme di devozione, atmosfera, gerarchia) diventa il modo di consumo inaggirabile. In questo, l’istituzione si è sostituita alla figura divina: prima di tutto, non siete credenti, ma cattolici. (continua)

mercoledì 18 gennaio 2012

Dalle tragedie, l'uomo dovrebbe imparare

Pensieri

In ogni tragedia,
l'istinto umano è abituato a cercare il colpevole
e l'eroe.

Un colpevole da condannare (o difendere)
e un eroe da esaltare (o pubblicizzare).

Ciò che è accaduto nell'isola del Giglio,
rappresenta ciò che è accaduto nella scena politica del nostro Paese.
Il comandante lascia la nave dopo averla condotta in acque troppo basse, e mentre il grido di aiuto dei suoi passeggeri si faceva sempre più forte.

Più in basso di così si poteva andare?
Più sordi di così si poteva essere?

Lo scoglio maledetto è sempre stato lì,
la natura non perdona il capriccio dell'uomo,
di caricare più di quattro mila persone dentro una nave.
Opere faraoniche che non prevedono l'errore umano o l'imprevedibilità della natura.

Dalle tragedie, l'uomo dovrebbe imparare...

mercoledì 4 gennaio 2012

Il calendario del 2012: anno del cambiamento!

Scarica il calendario (clicca qui)

Quest'anno non finirà il mondo.

Quest'anno inizierà un mondo nuovo,

un cambiamento verso un mondo fatto

per te, per me, per noi.

Un mondo di idee nuove, un mondo migliore.

Il mondo che tutti vorremmo,

inizierà dal cambiamento dentro di te!

Non aver paura di sognare il mondo che vorresti!

sabato 24 dicembre 2011

E' ancora natale

Finchè facciamo nascere dei bambini,

finchè abbiamo dei sogni,

finchè le cose più importanti non si possono comprare...

allora è ancora natale


Auguri

Federico

lunedì 12 dicembre 2011

Lo sciopero unitario e gli impiegati indifferenti

La muraglia umana e il prezzo della dignità

Con il presidio delle portinerie alla Carraro di Campodarsego FIM e FIOM si sono riunite: otto ore di sciopero per tutti, operai e impiegati. Contro la manovra Monti (e Berlusconi) che colpisce i soliti noti. Ladri di bistecche e caramelle, famiglie monoreddito, insomma lavoratori dipendenti e pensionati.
Una muraglia umana per impedire, in forma non violenta, che qualcuno entri dentro l'officina. Mentre l'adesione degli operai è stata totale, quella degli impiegati è stata parziale. Ci siamo trovati a dover bloccare e discutere con giovani impiegati che volevano raggiungere i loro uffici, fregandosene della nostra presenza. "A questo sciopero non ci credo", "ho molto lavoro da fare" ed altre le scuse che accompagnavano il loro dissenso a questa forma di protesta che i nostri padri hanno utilizzato per ottenere quei diritti di cui noi ora beneficiamo.
Con quale faccia scavalcavano il nostro grido di giustizia, per noi e per loro?

Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
don Lorenzo Milani - Lettera ai cappellani militari

mercoledì 7 dicembre 2011

I soldi sono del diavolo?

Pubblico questo articolo dell'amico Marco Politi, che pone il problema dei privilegi del Vaticano. E' forse accettabile che alcune strutture, utilizzate per il culto e per la carità (il vescovo di Padova li definisce "prontosoccorso dei comuni") vengano esentate da Ici, ma la maggior parte hanno altre funzioni. Inoltre ci sono molte altre ingiustizie che hanno già fatto perdere la fede degli italiani nella Chiesa...

La Chiesa non fa sacrifici
La Chiesa si autoesenta, sacrifici mai. Resta attaccata ai suoi privilegi, ma è prodiga di consigli sull’equità della manovra. È da agosto che l’opinione pubblica aspetta dalla Cei un segnale di disponibilità ad aiutare lo Stato a ripianare il suo debito colossale. In tempi passati i vescovi fondevano l’oro dei sacri calici per sostenere la difesa di un regno invaso. Ora che il nemico finanziario è molto più subdolo e spietato, non succede nulla. Dalla gerarchia non è giunto il più piccolo segnale di “rinuncia”. Solo la dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, che ha affermato: “Il problema dell’Ici è un problema particolare, da studiare e approfondire”. Eppure quello che pensano gli italiani è chiarissimo. Sono contrari all’esenzione dell’Ici, sono contrari a spolpare le casse dello Stato ai danni della scuola pubblica, perché credono al principio costituzionale che chi fonda una scuola privata la paga con i propri soldi. Soprattutto gli italiani sono convinti a grande maggioranza che la Chiesa predica bene e razzola male. Vedere per credere l’indagine del professor Garelli sulla “Religione all’italiana”.

Quando si parla di soldi, la gerarchia ecclesiastica si rifugia subito nel vittimismo, accusa complotti da parte dei nemici della Chiesa, si attacca a errori di conteggio sbagliati per qualche dettaglio o di chi mette sullo stesso piano la Cei (organismo nazionale) e il Vaticano, realtà internazionale. Nessuno trascura l’aiuto sistematico che è venuto in questi anni alle fasce più povere da parrocchie, episcopato e organizzazioni come la Caritas o Sant’Egidio. Ma ora è il momento di gesti straordinari e di uno sfoltimento di privilegi come avviene in tutto il Paese. Ci sono fatti molto precisi su cui la gerarchia non ha mai dato risposta e che costituiscono privilegi inaccettabili specialmente nella drammatica situazione economica attraversata dal Paese. Ne elenchiamo alcuni, che indignano egualmente credenti e diversamente credenti.

Non limitare l’esenzione Ici agli edifici strettamente di culto è un’evasione fiscale legalizzata. L’attuale sistema di conteggio dell’ 8 per mille è truffaldino perché non tiene conto del fatto che quasi due terzi dei contribuenti – non mettendo la crocetta sulla dichiarazione delle tasse – intendono lasciare i soldi allo Stato. In Spagna, dove è stato a suo tempo copiato il sistema italiano, si conteggiano giustamente soltanto i “voti espressi”. In Germania il finanziamento alle chiese luterana e cattolica avviene con una “tassa ecclesiastica” che grava direttamente sul cittadino. Se il contribuente non vuole, si cancella.

L’attuale sistema dell’ 8 per mille è uscito fuori controllo. Doveva garantire una somma più o meno equivalente alla vecchia “congrua” data dallo Stato ai sacerdoti, ma essendo agganciata all’Irpef la somma che il bilancio statale passa alla Cei è cresciuta a dismisura. Nel 1989 la Chiesa prendeva 406 miliardi di lire all’anno, oggi il miliardo di euro che incassa equivale a quasi 2.000 miliardi di lire. Cinque volte di più! L’ 8 per mille è stato pensato (ed è approvato come principio dalla maggioranza degli italiani) per finanziare il clero in cura d’anime e l’edilizia di culto in primo luogo. Ciò nonostante la Chiesa si fa pagare ancora una volta a parte i cappellani nelle forze armate, nella polizia, negli ospedali, nelle carceri, persino nei cimiteri. Si tratta di decine di milioni di euro. Nessuno ignora quanti splendidi preti siano impegnati specialmente nelle prigioni, ma è il sistema del pagamento aggiuntivo che non è accettabile. Lo stesso vale per le decine di milioni aggiuntivi versati dallo Stato, dalle regioni e dai comuni per l’edilizia di culto, che è già coperta dall’ 8 per mille.

Per non parlare dei milioni di euro elargiti ogni anno attraverso la famigerata “Legge mancia”. Invitando a uno stile di vita più sobrio per la festa di Sant’Ambrogio in Milano, il cardinale Scola afferma che con gli anni si è stravolto il concetto di “diritti”. In un clima di benessere e “senza fare i conti con le risorse veramente disponibili si sono avanzate pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato”. Verissimo. C’è da aggiungere che anche la Chiesa ha partecipato alla gara. Non è bastato che gli insegnanti di Religione venissero stipendiati dallo Stato, si è preteso che da personale extra-ruolo venissero anche statalizzati.

Contemporaneamente si è iniziato a mungere le casse statali per finanziare le scuole cattoliche. Altrove in Europa lo fanno, ma non c’è l’ 8 per mille. È l’ingordigia nel ricorso ai fondi statali che spaventa.
Quanto al Vaticano, i Trattati lateranensi garantiscono ad esempio un adeguato fornimento d’acqua al territorio papale. Non è prepotenza il rifiuto di contribuire allo smaltimento delle acque sporche? Costa all’Italia 4 milioni di euro l’anno. Cifra su cifra ci sono centinaia di milioni che possono essere risparmiati.
Il premier Monti può fare tre cose subito. Decretare che, come accade in Germania e altri Paesi, i finanziamenti statali vanno solo a enti che pubblicano il bilancio integrale di patrimoni e redditi: così gli italiani e lo Stato conosceranno il patrimonio delle diocesi. Limitare l’esenzione dell’Ici esclusivamente agli edifici di culto. Attivare la commissione paritetica prevista dall’art. 49 della legge istitutiva dell’ 8 per mille per rivedere la somma del gettito. Sarebbe molto europeo.

Da Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2011

lunedì 5 dicembre 2011

Col bollettino parrocchiale...un parroco si espone

Pubblico la lettera che un parroco della periferia di Padova, don Franco Scarmoncin, ha inserito sul bollettino parrocchiale di domenica scorsa.

LETTERA IMMAGINARIA
2° parte


Cari politici di destra e di sinistra, ora avete alcuni mesi davanti con il nuovo Governo Monti e tutti ci auguriamo che facciate quanto non avete fatto in 20 anni di vita parlamentare; poi dimettetevi in massa e sparite.
Mi auguro che fintanto rimarrete in Parlamento, spero ancora per poco, troviate l'intesa per approvare in fretta:
- la riduzione del numero dei voi parlamentari... metà almeno di voi possono tornarsene a casa, vi abbiamo già fin troppo mantenuti gratis.
- Il taglio dei vostri stipendi a cinque mila euro mensili, fin da subito; via ogni emolumento, prebenda, servizi gratuiti, ecc... se non vi bastano cinque mila euro, statevene a casa.
- L'eliminazione delle guardie del corpo per voi politici; se avete paura... non entrate in politica e fate un altro mestiere.
- La legge per ridurre a due legislature la vostra permanenza in Parlamento; poi tornate a lavorare come tutti;
- il rifiuto della "legge mancia" di 150 milioni di euro, inserita in quest'ultima finanziaria, per interventi da eseguire nei vostri rispettivi collegi elettorali. Noi cittadini stiamo tirando la cinghia e voi non vi vergognate di assegnarvi un "premio" di buona uscita per assicurarvi il collegio elettorale. Ma non vi vergognate della vostra spudoratezza?!
- Eliminazione dalle liste elettorali di personaggi inquisiti o sotto inchiesta.
- La patrimoniale del 5% sui capitali, liquidi e solidi, (Chiesa compresa) per quanti possiedono case, barche al mare, alberghi, industrie, ecc.
- La lotta agli evasori fiscali, che non sono tra i poveri, ma piuttosto tra gli imprenditori, gli industriali, manager della finanza, tra i commercianti, tra i liberi professionisti, gli iscritti all'albo professionale di medici, avvocati, architetti, notai, banchieri, ecc... Cercate tra quel 10% di popolazione che possiede l'80% della ricchezza nazionale; non tassate sempre i poveri cristi di operai e pensionati, solo perchè sono in tanti...
- L'introduzione dell'ICI , tolta stupidamente per scopi elettorali, impedendo così ai Comuni di continuare a fornirci i servizi di cui abbiamo necessità.
- Il taglio drastico delle spese militari: fermate la guerra, restituite agli americani i 130 aerei supersonici costati 30 miliardi di euro; i generali restituiscano le 19 Maserati blindate regalate da quell'incompetente di La Russa.
- L'eliminazione di tutte le auto blindate; usate le vostre auto, come facciamo tutti noi. Se avete paura che qualche arrabbiato vi possa accoppare, non fate i politici o i magistrati e statevene a casa vostra.
- La possibilità di rintracciare i percorsi monetari oltre le 200 euro.
- La soppressione di ogni sussidio all'editoria; i giornali devono mantenersi da soli; se non ce la fanno... è segno che non sono interessanti o dicono fesserie non meritevoli di essere lette.
- Un tetto massimo per gli stipendi, pensioni e liquidazioni da lavoro. Certe liquidazioni sono uno scandalo !
- L'impedimento all'accumulo di incarichi ministeriali e governativi. Non siete in grado di fare bene neppure un lavoro, immaginarsi se ne potete fare due !
- Il varo di una legge che impedisca di entrare in politica chi ha patrimoni consistenti (neppure il sindaco di paese); può fare politica solamente chi non possiede aziende o interessi da difendere.
- La revisione dell'attuale legge elettorale che toglie ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti e lascia mano libera alle segreterie di partito.
- Un limite di sbarramento (es. 4%) ad ogni partito per entrare in Parlamento.
- Il blocco per ogni "mercato delle vacche": che un parlamentare non possa passare da un partito ad un altro; se non condivide più la linea del sua partito se ne va a casa.
- L'obbligo della buona educazione per i personaggi pubblici. Noi pretendiamo che quanti ci rappresentano, nelle loro apparizioni alla TV, siano più seri ed educati. Se i politici desiderano essere considerati "onorevoli", devono comportarsi come tali: dito medio alzato, barzellette, parolacce, litigi, calci, rutti e compagnia bella... sono roba da ragazzi maleducati, giovani allo sbando e ubriaconi da osteria !
- La soppressione delle Province.
- La Revisione del Codice civile e penale... Se lavorate 15 ore in tre mesi e la settimana si chiude al giovedì pomeriggio è evidente che riuscirete a combinare ben poco.
- La Revisione del sistema giudiziario. I processi devono venire celebrati entro un anno dalla denuncia; una volta aperto il procedimento giudiziario, questo non deve subire interruzioni o rinvii. Ci deve essere un limite anche per gli azzecca-garbugli e per le furbizie dei mafiosi.
E chi viene condannato (già primo grado di giudizio) sconta la pena per intero, senza condoni o premi buona condotta.
- La riforma delle norme sul lavoro e favorire la possibilità di impiego per i giovani. Se non avete idee di come favorire il lavoro ai giovani... o ridare spazio all'economia e alle imprese: chiedete aiuto a gente preparata: agricoltori, operai, artigiani, a qualche industriale o imprenditore, forse questa gente vi può suggerire qualche idea. Bisogna essere anche umili e chiedere consiglio quando da soli non si arriva a nulla.
- Il part-time nel lavoro;
- la pensione minima a tutti i cittadini, di almeno 1000 euro mensili;
- una politica seria a favore della famiglia: aiutare le famiglie con agevolazioni nel lavoro, assegni famigliari, esenzioni da spese mediche e scolastiche, ecc...
- L'eliminazione di ogni tipo di pubblicità nelle televisioni pubbliche statali, o si toglie il canone.Inoltre è necessario sottrarre la TV all'ingerenza dei partiti.

Di tutto questo, che è la mia aspirazione e credo di tutti i cittadini, non avete fatto praticamente nulla in questi 20 ultimi anni, al di là di parole, promesse, furbate, chiacchiere: "noi siamo il partito del fare", "noi siamo il partito dell'amore"... "in tre mesi sistemeremo tutto"... "ghe pensi mi", ecc....
Vergognatevi e chiedete scusa a tutti gli italiani (tutti voi politici di destra e di sinistra...); non sarà sufficiente, ma almeno capiremo che avete ancora una coscienza e siccome siamo "buoni e comprensivi", qualcuno potrà anche perdonarvi il male che ci avete fatto.


In fede
don franco

domenica 4 dicembre 2011

Un bel regalo


Alberto Maggi
Versetti pericolosi
"Neppure io ti condanno"



«Alberto Maggi è il frate più simpatico e più pericoloso che io conosca. Dolce e ribelle allo stesso tempo, conosce a memoria la Bibbia e la interpreta sempre a servizio della giustizia, mai del potere. Per questo dà parecchio fastidio a qualcuno, ed è la gioia di molti. Le frasi di Alberto non sono semplici parole, ma pugni e sorrisi, a seconda. Quello che è sicuro, è che lasciano sempre il segno, come dimostra il grande seguito di lettori appassionati in tutta Italia».
Vito Mancuso

Versetti pericolosi è un libro dirompente e illuminante che racconta la figura di Gesù Cristo come mai è stata raccontata.

Maggi va ben oltre la tesi secondo cui la Chiesa avrebbe frainteso le parole di Gesù, mostrando piuttosto come il suo messaggio rivoluzionario, lo scandalo della misericordia da lui annunciata e praticata, non sia stato capito, né ben visto già dai suoi discepoli e dalle prime comunità cristiane. Fin dall’inizio, infatti, l’immagine di un Dio-Amore presentata da Gesù sconcertò i suoi contemporanei e fece scandalo. Con acribia e sapienza, Maggi ci conduce lungo il vangelo di Luca: un viaggio capace di stravolgere il modo comune di guardare alle cose. Seppur la forza di Gesù fosse proprio quella di amare tutti, peccatori ed emarginati in primis, sorde alle sue parole le prime comunità cristiane preferirono censurarlo e bandirono quindi il brano ritenuto più scandaloso di tutti: il perdono di Gesù alla donna adultera. Questi Versetti pericolosi, tratti dal vangelo di Luca e censurati dai primi cristiani, furono inseriti soltanto in un secondo momento, dopo secoli di ostracismo, nel vangelo di Giovanni.

Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche “Marianum” e “Gregoriana” (Roma) e all’“École Biblique et Archéologique française” di Gerusalemme. Direttore del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” a Montefano, ha pubblicato tra gli altri: Roba da preti, Nostra Signora degli Eretici, Come leggere il vangelo (e non perdere la fede), Parabole come pietre.

A Padova gli immigrati scelgono i loro rappresentanti























Un passo verso il diritto di cittadinanza

Per molti l'iniziativa promossa dal comune di Padova e dal sindaco Zanonato doveva essere inutile. Pareva che ai cittadini "extracomunitari" non interessasse far sentire la loro voce! E invece in massa si sono riversati nei pressi della Fiera per votare i loro rappresentanti. Un successo che vuole dirci una cosa molto importante: ci sono uomini e donne che vivono e che lavorano... che vogliono essere qualcuno per questa società! La “Commissione per la rappresentanza dei cittadini stranieri” potrà presentare proposte proprie o esprimere pareri su quelle all’esame dei vari organismi che governano il Comune. Il Presidente o il Vice Presidente della Commissione parteciperà infatti al Consiglio comunale, mentre suoi membri delegati prenderanno parte ai lavori delle Commissioni Consiliari e dei Consigli di Quartiere.

Leggi i risultati!

Ha vinto un cinese, il proprietario di un ristorante. Candidandosi da solo, ha fatto riversare su di lui tutti i voti del popolo cinese residente a Padova. Questa vittoria ha soddisfatto uno di quei leghisti che vorrebbero gli immigrati copie identiche di noi veneti... La sfida sarà piuttosto mettere nelle mani di un cittadino immigrato la rappresentanza di tutte le comunità straniere presenti sul territorio.

Padova ci ha provato, ora tocca agli altri comuni. La multiculturalità dovuta all'immigrazione non è una minaccia da eliminare ma un fatto storico, una realtà da accogliere e da gestire nel miglior modo possibile.

martedì 25 ottobre 2011

Il futuro delle comunità cristiane di base


Il 23 ottobre è morto don Enzo Mazzi, fondatore della comunità cristiana di base dell'Isolotto a Firenze. Da non confondere con il don Mazzi (Antonio) che compare sempre nella tv commerciale.

"L’Isolotto fu l’incontro di preti non assimilati al sistema con una popolazione sradicata da altri luoghi che si ritrovò ad iniziare una vita in un quartiere in cui si doveva ricominciare da zero. Una realtà urbanistica sociologica assolutamente originaria che rese possibile ai suoi abitanti di organizzarsi e strutturarsi autonomamente."


Morto un papa, se ne fa un altro. Morto un fondatore non se ne fa un altro! Un carisma non si può programmare. Morto don Mazzi, quale sarà il futuro della comunità di base dell'Isolotto? Nei prossimi anni moriranno anche altri fondatori ultrasettantenni di comunità e movimenti di base che, ispirati dal Vaticano II e dal '68, hanno lottato per una Chiesa altra. E dopo? Se le comunità moriranno o si istituzionalizzeranno, a cosa saranno servite disobbedienze, digiuni, manifestazioni e martiri?

Ecco il passaggio epocale: dal leader carismatico alla comunità profetica. O all'indifferenza e all'appiattimento totale. E' qui la sfida.
Saranno le comunità, i gruppi, le famiglie a costruire una cultura che permetterà di continuare la lotta per una Chiesa altra. Ognuno sarà responsabile delle proprie scelte e contribuirà nel suo piccolo a creare mentalità.

mercoledì 12 ottobre 2011

Paternità negata e riconosciuta

Questo articolo è stato rimosso su richiesta dell'interessato.
"La Verità non ha bisogno di avvocati né testimoni...si fa strada da sola!"

lunedì 3 ottobre 2011

Francesco e basta



Santo? No, grazie.

Francesco come avrebbe potuto scrivere e imporre una legge mentre con tutta la sua vita non faceva che testimoniare ed esaltare la gratuità e la libertà dello spirito?

Perchè le cose diventavano preziose solo nel momento in cui erano spogliate della loro utilità. Solo allora apparivano nel loro splendore.

Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potrai soccorrere? Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.

La Chiesa è una istituzione. E ogni istituzione per esistere, per restare nella storia, ha bisogno di regolamenti, ha bisogno di norme e di leggi. Francesco dice che la Chiesa deve essere soltanto testimone del vangelo. Se c'è una regola, ci sarà un ordine. Ci saranno dei conventi. Ci saranno degli orari. Ci sarà chi comanda e chi obbedisce. E ciò vuol dire uccidere Francesco.

(tratto da "M. BERTIN, Francesco, Città aperta edizioni")

martedì 20 settembre 2011

Imparare dalle esperienze

Tanti corsi, troppi!
Mi è appena arrivata una mail con la proposta di un corso su come gestire i conflitti, organizzato dal Centro Italiano Sviluppo Psicologia. Non è il primo che organizza questo tipo di corsi. Ormai sono diffusissimi a tutti i livelli e per tutte le categorie sociali. Appena ho letto le domande su cui si fonda il corso, mi è sorta questa breve riflessione.
Qualche anno fa, quando non esistevano questi corsi, le risposte alle domande che riporto sotto venivano trovate attraverso l'esperienza. Come dire no? Dicendo semplicemente no. Punto. Come fare le richieste? Facendo un primo tentativo. Un secondo. Un terzo. Fino ad imparare a fare delle richieste. Tutto qui. L'esperienza, fatta di tentativi, di fallimenti e di passi in avanti, era l'unica scuola, l'unico corso. In più vi erano i consigli degli amici, più o meno saggi.
Adesso sembra che per imparare qualcosa bisogna fare il corso. E se non ho successo è colpa del corso o di chi l'ha tenuto!
In effetti il corso in esame non ha molte pretese, perchè dice di offrire parole, contenuti, idee... è la vita poi il vero campo dell'esperienza!

Di cosa parliamo?
Come dire di no

Come difendersi dagli aggressivi

Come fare le richieste

Come gestire i rapporti conflittuali

Come fare e ricevere i complimenti

Come fare le critiche costruttive

Come usare la comunicazione non verbale

Come reagire alle critiche

Come reagire alle persone che insistono

martedì 13 settembre 2011

Matrimoni gay, tra profezia e cattolicesimo

Il fatto
Don Franco Barbero benedice l'amore di una coppia di donne in un agriturismo sui colli Euganei. Il quotidiano locale di Padova ne riporta la notizia ma l'ufficio stampa della Curia fa le sue "precisazioni". Nasce infine una lettera aperta di don Franco rivolta al vescovo di Padova che, come al solito, andrà nel dimenticatoio!


La reazione
Il matrimonio cristiano è un'altra cosa

In riferimento alla notizia pubblicata sul Mattino di Padova di martedì 6 settembre (pag. 14) in nome di un corretto uso dei termini e per evitare facili fraintendimenti su una materia tanto delicata quanto basilare per la vita sociale e per la vita cristiana, si precisa che l’unione fra due donne di cui si parla nell’articolo, non si può definire né tanto meno ha la valenza di matrimonio in senso cristiano. Nulla togliendo, infatti, al rispetto per la dignità delle persone e all’esistenza di un affetto tra due persone anche dello stesso sesso, l’amore sponsale rimanda all’amore biblicamente definito come unione tra un uomo e una donna.

Pertanto quello riferito dall’articolo, per la Chiesa, è in primo luogo un atto invalido, in quanto non si è celebrato il sacramento del matrimonio, che prevede il consenso tra un uomo e una donna battezzati, e inoltre è un atto illecito in quanto Franco Barbero risulta essere dimesso dallo stato clericale e come tale non è annoverato nella Chiesa tra i ministri ordinati, non può celebrare l’Eucaristia e gli altri sacramenti, né assumere incarichi propri dei chierici o attribuirsi titoli sacerdotali e portare abiti ecclesiastici.

Ufficio stampa Diocesi di Padova

Padova, 6 settembre 2011

Il confronto
Caro vescovo,
sabato 4 settembre ho benedetto le nozze di due donne omosessuali sui Colli Euganei. E' stata una celebrazione partecipata nella quale ho incontrato persone attente e disponibili ad accogliere il messaggio di Gesù di Nazaret. Con sorpresa ho letto una bella cronaca sul mattino di Padova e poi il suo comunicato. Ciò che un vescovo può dire rispetto alle persone omosessuali, si sa già prima che lui apra la bocca; ma io voglio solo proporle due riflessioni.

Come può dichiarare invalido questo atto quando la sua validità non dipende né da lei né da me, ma dalla realtà del dono che Dio ha accordato a queste due donne? E se imparassimo a scoprire i mille modi in cui Dio fa scorrere l'amore in tutte le arterie del mondo? Il rischio è quello di ripetere regole ecclesiastiche che la scienza e l'esegesi storico-crtitica hanno sepolto da decenni. Dio non si ferma alle mappe della nostra Chiesa.

Ma, signor vescovo, io le chiedo di partecipare a questa gioia. Voglio dirle che ormai milioni di gay e lesbiche vivono senza contraddizione l'esperienza di fede e l'esperienza dell'amore omosessuale, in tutta pace, sotto il sorriso di Dio. E' davvero un tempo nuovo, un tempo di grazia: sono cristiani e cristiane adulti/e, che finalmente non hanno più bisogno di chiedere permesso. Ne incontro a decine di migliaia. Per me come prete -tale sono da48 anni e tale resto- questa è una constatazione che mi allarga il cuore. Davvero il Vangelo libera, responsabilizza, fa crescere, alimenta l'amore. Perchè lei non partecipa a questa gioia nel vedere che esistono questi cristiani e cristiane usciti/e dalla minore età? Si tratta di discepoli del nazareno più autonomi, meno pastorizzati, più felici di essere ciò che sono e più capaci di assumere la responsabilità di un amore profondo e fedele.

Le esprimo queste riflessioni in evidente ed aperto dissenso, con rispetto e con viva cordialità.

don Franco

13 settembre 2011

venerdì 9 settembre 2011

Io e Dio



Mancuso: il primato della coscienza contro la chiesa dell'obbedienza

di Gustavo Zagrebelsky in “la Repubblica” del 9 settembre 2011

Su questo libro non mancheranno discussioni e polemiche. Che sia ignorato è impossibile, se non altro perché esprime intelligenza e sensibilità che è di molti nel mondo cattolico, più di quanti si palesino. Le sue tesi si sviluppano dall’interno del messaggio cristiano, della “buona novella”. Vito Mancuso, che tenacemente si professa cattolico, cerca il confronto, un confronto non facile. Lui si considera “dentro”; ma l’ortodossia lo colloca “fuori”. Tutto si svolge con rispetto, ma l’accusa mossa al discorso ch’egli va svolgendo da tempo è radicale. La sua sarebbe, negli esiti, una teologia confortevole e consolatoria, segno di tempi permissivi, relativisti e ostili alle durezze della verità cristiana; nelle premesse, sarebbe la riproposizione di un, nella storia del cristianesimo, mai sopito spirito gnostico. Uno “gnostico à la page”?
Il motivo conduttore del libro Io e Dio (Garzanti) è il primato della coscienza e dell’autenticità sulla gerarchia e sulla tradizione, nei discorsi sul “divino”. Siamo nel campo della “teologia fondamentale”, cioè dell’atteggiamento verso a ciò che chiamiamo Dio e delle “vie” e dei mezzi per conoscerlo: in breve, delle ragioni a priori della fede religiosa. Ma, la teologia fondamentale è la base di ogni altra teologia. La teologia morale, in particolare, riguarda l’agire giusto, ovunque la presenza di Dio possa essere rilevante: la politica, l’economia, la cultura, il tempo libero, l’amore e la sessualità, la scienza… La teologia aspira alla totalità della vita. Si comprende così la portata del rovesciamento, dall’autorità che vincola alla coscienza che libera. Quella di Mancuso vuole essere, tanto nel conoscere quanto nell’agire, una teologia liberante, non opprimente. Le sue categorie non sono il divieto, il peccato e la pena, ma la libertà, la responsabilità e la felicità. Sullo sfondo, non c’è il terrore dell’inferno ma la chiamata alla vita buona.

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mercoledì 31 agosto 2011

Gli appelli e la laicità

Una lettera di Paolo Rabassini a proposito degli appelli come quello di Alex Zanotelli.

Salve,
ho ricevuto l'appello di Alex Zanotelli tramite un'amica. L'ho firmato perché lo condivido pienamente. Però sento di fare alcuni appunti, non solo su questo, ma su altri analogi appelli fatti da cattolici definiti "di strada" che, pur non essendo credente, apprezzo moltissimo. Infatti essi si richiamano sempre a certi valori accreditandoli sempre e solo ai credenti, soprattutto cattolici, come se questi valori fossero una loro prerogativa esclusiva. Cioè non parlano mai di valori universali che dovrebbero appartenere a tutti. In loro, mi dispiace dirlo, manca una vera laicità, quella laicità che spesso possiamo trovare in quei laici aperti a tutte le culture. Nello specifico dell’appello, fra l’altro, ho trovato una grossa falsità: - non è il “Vangelo di Gesù” che ha inventato la strada della “non violenza”, ma questa è stata cercata e concretizzata da soggetti appartenenti a culture e religioni diverse. [...]

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Dalla base... si può!

In attesa dello sciopero generale indetto (in forma solitaria) dalla CGIL ma che contesta gli stessi punti che contestano gli altri sindacati confederali, si sta muovendo qualcosa, grazie ad una pressione insistente che parte dalla base, nella speranza che si riesca a fare qualcosa insieme anche tra sindacati. Come hanno fatto i sindaci dei nostri comuni, dandoci una bella lezione! Quando si tratta di manovre inique e ingiuste, i colori e le ideologie slittano in secondo piano.
Ecco la lettera di un delegato FIM-CISL della Carraro di Campodarsego, che sottolinea il disagio reale e che vuole dare voce ai malesseri e alle richieste degli operai.


Voglio portare anch'io una mia piccola riflessione.
In fabbrica rappresento 180 iscritti FIM.
Sono tanti? Sono pochi? Non lo so, quello che so è che faccio una fatica bestiale a mantenerli iscritti.
Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma attualmente è più facile perdere una tessera che farla!
Sono questi NOSTRI ISCRITTI che mi chiedono di fare sciopero contro una manovra che tocca sempre e solo noi miseri operai.
Quando leggono che la CISL non sciopera perchè “veniamo da una brutta crisi e che questa crisi non è passata...” mi vengono a dire:
“MAURO, IO VOGLIO SCIOPERARE, PERCHE' NON SONO QUESTE OTTO ORE IN CUI NON SCIOPERO CHE MI FANNO RICCO, MA SONO LE ORE IN CUI STO A GUARDARE STO GOVERNO CHE MI DERUBA A FARMI DIVENTARE POVERO!”
Dulcis in fundo, con lo stravolgimento della manovra fatta ieri sera con l'attacco di nuovo alle pensioni, stamattina me ne hanno dette di tutti i colori.
La CISL cerca martiri o delegati?
Paradosso dei paradossi, la FIOM mi ricorda le parole di Bonanni e Angeletti alla nostra ultima manifestazione di giugno: “LA PROSSIMA VOLTA SARA' SCIOPERO!”.
Ripeto, sono adulto e vaccinato e so difendermi... ma mi sto incazzando.

Mauro Gallato, delegato FIM Carraro DriveTech

Minacce per l'accoglienza

Succede in una parrocchia della Bassa padovana, Borgoforte, guidata da don Daniele Marangon. Riporto la lettera che alcuni parrocchiani (anonimi ma non troppo, vista la scrittura!) hanno appeso nella struttura dove sono stati ospitati cinque profughi.

«Caro don Daniele, core voci in arivo profughi in patronato. Noi citadini siamo contrari, se dovese avenire in due tre persone siamo decise di incendiare il patronato con profughi dentro».

(leggi l'articolo da Il Mattino di Padova)

Esprimo chiaramente tutta la mia solidarietà al parroco e soffro nel vedere tanto odio proprio all'interno di comunità che si definiscono "cristiane"!