domenica 28 giugno 2009

DIETRO LE SPALLE

Dietro le spalle
le raffinerie di petrolio.
Dietro la pelle nera
l'oro nero.
Sulla barca molte reti e pochi pesci.
Pochi per noi, abbastanza per loro.
Sulle cisterne molto denaro e poca giustizia.
Molto per noi, poca per loro.
Due uomini nudi
pescatori di giornata.
Penetrano il mare con i remi
con forza e naturalezza.
Il sole tramonta,
la terra li aspetta,
la tavola imbadita di pesce fresco arrostito
con baton di manioca e platano bollito.
E il fumo continua a salire verso il cielo.




( pescatori di Limbè - Camerun)

mercoledì 24 giugno 2009

LA CHIESA CATTOLICA IN CAMERUN

Sono appena tornato da un viaggio in Camerun. Della visita del papa non rimane che la sua foto assieme al presidente Paul Biya appesa sulla vetrina di qualche edicola della capitale. Due capi di stato a confronto, sbiaditi dalla forte umidità. Mentre passeggio noto ancora la loro immagine stampata sulle stoffe che le donne africane usano per creare i coloratissimi vestiti tradizionali. Mi presento come italiano e subito un tale, cattolico osservante, mi chiede un poster di Benedetto XVI, da appendere nell'ufficio della sua fanta-associazione. Mi accorgo infatti che si tratta di un bugiardo, un ciarlatano che prova ad intenerire il cuore degli occidentali per ricevere fondi per la sua associazione che non c'è. Lo evito ma non gli nego il poster desiderato.
Ho un amico in Camerun, si chiama Etienne ed è parroco di Ombessa, una cittadina di qualche migliaio di abitanti. É stato il primo camerunense ad aiutarmi gratuitamente, quando nel 2007 un imprevisto mi aveva obbligato a chiedere aiuto. Mi ospitò nella sua canonica assieme ad un gruppo di giovani padovani. Da allora ci manteniamo in contatto.
Gli spiego la situazione in Italia, parrocchia del papa, le difficoltà che incontrano i movimenti di riforma e chiedo a lui di raccontarmi la situazione dei preti in Camerun. Mi risponde senza mezzi termini: «Credevo che in Italia, "Paese sviluppato", ci fosse più democrazia all'interno della Chiesa cattolica! Qui i vescovi non possono alzare la voce su alcune questioni come il celibato obbligatorio dei preti altrimenti perderebbero i finanziamenti che arrivano dal Nord del mondo. Comunque la maggior parte dei vescovi, e non solo dei preti, ha moglie e figli, ma non lo dichiara pubblicamente. E spesso sono i preti più bravi a lasciare il ministero!»
Parla in generale, fatica a condividere con me la sua situazione personale. Ma riesco ad intravvedere qualcosa, oltre le parole. É dispiaciuto per l'improvviso spostamento di una giovane suora con la quale collabora. Sono una squadra, li vedo, li sento. Sono belli e mi fanno tenerezza. Lei lo chiama "padre" e lui "sorella", anche in privato?
Organizza un incontro con gli adolescenti della parrocchia. Francesco, un mio compagno di viaggio, rivolge loro la classica domanda: “Qual è il vostro sogno?” Su 20 partecipanti 5 ragazzi vogliono diventare preti e una ragazzina suora. Incredibile! Le vocazioni non sembrano essere in crisi, lì dove l'ordinazione sacerdotale ti garantisce una bella casa con la televisione, un automobile seminuova e una cuoca discreta. Proprio in questi giorni un altro mio compagno di ordinazione ha comunicato al vescovo Mattiazzo di lasciare il ministero ufficiale. Non crede nell'obbedienza al vescovo, nel celibato obbligatorio, nella presunzione dell'istituzione cattolica. Dunque tra non molto avremo in Italia un clero composto quasi interamente da giovanotti africani e indiani. Giocheranno a fare i preti in cambio di uno stipendio in grado di mantenere tutta la loro famiglia d'origine. E li chiamiamo sottosviluppati?!

domenica 21 giugno 2009

IL CREDO DI FREI BETTO


Credo nel Dio liberato dal Vaticano e da tutte le religioni esistenti e che esisteranno.
Il Dio che è antecedente a tutti i battesimi, pre-esistente ai sacramenti e che và oltre tutte le dottrine religiose.
Libero dai teologi, si dirama gratuitamente nel cuore di tutti, credenti e atei, buoni e cattivi, di quelli che si credono salvati e di quelli che si credono figli della perdizione, e anche di quelli che sono indifferenti al mistero di ciò che sarà dopo la morte.
Credo nel Dio che non ha religione...

(nella foto: arcobaleno sopra il cielo di Ngabè-Tikar, Camerun)

ROBERT VACHON DALL'IIM

Ho ricevuto una bellissima lettera da Robert Vachon, co-fondatore dell'Intercultural Institute of Montreal, che si congratula con me per il libro "Bianco e nera" che gli ho inviato tramite Kalpana.

"As I receved the book I devoured it in one hour. Then I read the book again more slowly. Now I am meditating it even more slowly.
You should know that the title means a lot to me and so does its content. Congratulations on your courage and perspicaty! I am with you 100%. And I feel your suffering and joy. It is a great book and should be translated in many languages. It has great depth and is very inspiring. Congratulations to both of you!"

Verso la fine Robert mi chiede di approfondire le radici culturali di Kate, la sua famiglia africana, i suoi ancestri. Perchè - sostiene- che non si può comprendere Kate senza conoscere la sua famiglia e la sua storia. "No Kate without her family and ancestors!!!"

Grazie Robert, è un'osservazione interessante, fatta da un appassionato di interculturalità, che mi rimanda alla sorgente. Il prossimo viaggio in Africa, in Nigeria, mi aiuterà a incontrare e conoscere la famiglia di Fidelia.

DIO HA SCONFESSATO LA TORRE DI BABELE

Commentando l'undicesimo capitolo della Genesi, Panikkar afferma che a Babele Dio ha sconfessato il tentativo di creare la grande torre che unificasse le varie tribù: "...il Signore... non sembra ben disposto verso simili imprese umane e, una volta ancora, li disperde su tutta la terra...". E Panikkar si chiede: "Che cosa accadrebbe se noi semplicemente smettessimo di affannarci a costruire questa tremenda torre unitaria? Che cosa, se invece dovessimo rimanere nelle nostre belle piccole capanne e case e focolari domestici e cupole e incominciassimo a costruire sentieri di comunicazione (invece che solo di trasporto), che potrebbero col tempo convertirsi in vie di comunione, fra diverse tribù, stili di vita, religioni, filosofie, colori, razze e tutto il resto?"

Il fondamento filosofico del pluralismo risiede nel pluralismo della realtà: la verità esiste, ma non è unica nel senso in cui noi l'intendiamo, perchè l'uomo non la esaurisce e non ne ha il monopolio.

(tratto da "Raimon Panikkar, L'altro come esperienza di rivelazione, L'altrapagina, 2008)

L'UMANITA'

-Che cosa l'ha sorpreso di più dell'umanità?

"Gli uomini: perchè perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute; perchè pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente e nè il futuro; perchè vivono come se non dovessero morire mai e perchè muoiono come se non avessero mai vissuto".

(Dalai Lama)

giovedì 18 giugno 2009

PADOVA AL BALLOTTAGGIO

Domenica 21 e lunedì 22 giugno i residenti nel comune di Padova verranno chiamati nuovamente alle urne per votare il loro sindaco. Zanonato o Marin.
I dibattiti televisivi si sono concentrati sul tema della sicurezza legata all'immigrazione. Certo non si potrà accusare la giunta Zanonato di essere stata leggera con i delinquenti!
Io mi preoccupo piuttosto della mentalità che si sta creando. Mi fa paura il clima di sospetto, di violenza fisica e verbale, di discriminazione verso tutto ciò che è straniero.
Riporto il racconto di una mia carissima amica che si è trovata dentro ad una scena incredibile. Non voglio che la mia città sia una prigione nè un cimitero, nè un oasi di gente ordinata e indifferente o un grande centro commerciale.
Gli stranieri che frequento hanno apprezzato Zanonato, e riconoscono tanti diritti e agevolazioni che l'attuale amministrazione ha offerto agli immigrati. Non mancano aspetti da migliorare, per una distribuzione equa e giusta delle risorse, ma la nostra città è un buon esempio di città multietnica, vivibile e attiva. A parte episodi come quello sotto riportato!

Ieri pomeriggio sono andata in un parco all'arcella con un amico africano e siccome c'erano tutte le panchine al sole ci siamo seduti sull'erba. Ce la stavamo raccontando, quando arrivano un uomo ed una donna, seguiti da tre bimbi. I due adulti, con arroganza, ci dicono che non possiamo stare lì, perchè è un parco giochi. E poi mi chiedono immediatamente se io sono rumena. Chissà che film si erano fatti nella loro piccola testolina?

Io ho risposto che ero italiana ed ho chiesto dove c'era scritto che noi non potevamo stare lì, allora hanno iniziato a dire, che no noi potevamo rimanere nel parco ma almeno dovevamo sederci su una panchina e non fare cose sporche. Quando fin a quel momento non avevamo fatto altro che parlare!!!!

Cavolo, più ci penso a tutta la dinamica e più mi fa incazzare, se avessi risposto che sì, sono rumena, avrebbe fatto qualche differenza? E se il mio amico fosse stato italiano, ci avrebbero parlato allo stesso modo? Non lo so, fatto sta che siamo ridotti proprio male, se ora è vietato anche sedere nell'erba di un parco.

E poi quei tre bimbi avevano già la faccia da inquisitori, come gli adulti, anche loro nel ruolo di vigilantes. Il problema è che sono vigilantes di che cosa????

erika

mercoledì 17 giugno 2009

MONOGAMIA O POLIGAMIA?


Durante la celebrazione del matrimonio di Narcisse e Emilie presso il municipio di un quartiere della capitale del Camerun, Yaoundè, il sindaco (donna) chiede allo sposo se vuole essere monogamo o poligamo, se vuole cioè sposare una sola donna oppure più di una. Credo che questo succeda in molti stati africani, non soltanto in quelli musulmani.
La domanda mi spiazza: mi sembra lontana anni luce dalla mia realtà culturale... comunque la rispetto.

Narcisse "ha scelto" di essere monogamo, per la gioia di sua moglie. L'unica nota negativa è che la scelta spetta all'uomo, mentre dovrebbe essere il frutto di una decisione di coppia.

Sullo sfondo la foto di Paul Biya, 26 anni al potere. Recentemente ha accolto il Papa durante la visita in Camerun. Ha fatto la sua comparsa, anche se di solito risiede in Svizzera, lontano dalla sua gente e dai suoi problemi.

SIAMO TORNATI (SANI E SALVI!)


(foto di gruppo assieme agli amici del villaggio di Ngambè-Tikar)

Ci vorrà qualche giorno prima di abituarci di nuovo ai ritmi occidentali, alle strade asfaltate e alla pelle bianca.
Oggi in fabbrica ho chiesto ad un collega italiano se poteva sostituirmi cinque minuti per andare ai servizi, e lui mi ha risposto "Non è un mio problema!" Subito la mia mente è tornata in Africa, a Yaoundè, quando un altro mio collega camerunese mi ha ospitato a casa sua cedendomi il suo letto e dormendo per terra.

Ci vorrà qualche giorno prima di renderci conto che la nostra super organizzazione crea distacco, e spesso indifferenza.

Intanto lasciamo parlare le foto, le stoffe che abbiamo acquistato nel quartiere musulmano della capitale, gli oggetti artigianali e la terra rossa appiccicata sui pantaloni chiari. Ci vorrà qualche lavaggio prima di toglierla dai nostri vestiti.
E se non si toglierà più dai nostri ricordi: il mal d'Africa ci avrà contagiato.

sabato 30 maggio 2009

SONO IN CAMERUN


Domani sera, domenica 31 maggio, io e gli altri compagni di viaggio atterreremo a Douala, capitale economica del Camerun. Da lì inizierà un viaggio nell'Africa vera, quella non raccontata dai mass media, quella che smantellerà i nostri luoghi comuni sul continente nero.

"ATTENTI ALLE MALATTIE!" ci ripetono gli amici che ci vedono partire con troppo entusiasmo.
“CHISSÁ QUANTO CALDO!” mi ricorda l'anziana vicina di casa.
“TROVERETE DEL CIBO COMMESTIBILE?” è la preoccupazione dei buongustai.
Ma soprattutto: “NON C'É IL RISCHIO DI RAPIMENTI, AGGRESSIONI, FURTI?”

... come se là, per forza, deve essere sempre peggio di qua! Ma chi l'ha detto?

Attese, desideri, preoccupazioni, sensazioni... attraversano la mente dei coraggiosi partecipanti: COME SARÁ QUESTA BENEDETTA (da chi?) AFRICA?

L'Africa non esiste, esistono le afriche, esiste la nostra esperienza di Lei. Donna Africa.
DOUALA, LIMBE, YAOUNDE, NGAMBE-TIKAR.
Città, villaggi, persone, colori. Tanta frutta, rigorosamente biologica.

“Ho sempre desiderato conoscere l'Africa – afferma Francesco, impiegato all'Agripolis di Legnaro –
ma ho deciso di farlo attraverso un viaggio che mi permetta di vivere alcuni giorni a contatto con la
gente”. “Immagino l'Africa come una terra di colori – aggiunge Luisella, infermiera all'ospedale
civile di Padova – ma quello che mi preoccupa maggiormente è non conoscere la lingua, in questo
caso il francese”. “Non ho aspettative – sottolinea Mirca, medico terapista del linguaggio – ma ho
sempre ritenuto l'Africa l'ombelico del mondo, e non voglio certo perdermi questa occasione!”

Non ci resta che partire...

P.S. Torneremo lunedì 15 giugno.

mercoledì 27 maggio 2009

E CHE VINCA... LA GIUSTIZIA!

Ieri, martedì 26 maggio, il figlio di Ken Saro Wiwa, leader nigeriano assassinato alcuni anni fa mentre difendeva il suo popolo Ogoni dallo sfruttamento delle multinazionali petrolifere, ha aperto il processo a New York contro la Shell.
Ken Saro denunciava l'inganno delle compagnie petrolifere che occupano il delta del Niger e che incassano tutti i proventi dell'attività di estrazione del petrolio, lasciando nella miseria le popolazioni che camminano sopra quella stessa terra.
Attualmente l'1% della popolazione nigeriana detiene l'80% della ricchezza nazionale.
Nel suo testamento Ken Saro scrisse profeticamente: “La giustizia vincerà” e dopo alcuni anni dalla sua morte il territorio del popolo Ogoni viene risparmiato dall'assalto salvaggio delle multinazionali.
BUONA LOTTA NON-VIOLENTA al figlio di Ken Saro e che VINCA LA GIUSTIZIA!

martedì 26 maggio 2009

PERMESSO DI SOGGIORNO IN NOME DI DIO

I comboniani di Castelvolturno stanno consegnando agli immigrati non regolari "permessi di soggiorno in nome di Dio", in preparazione alla Giornata mondiale dei Rifugiati che si celebrerà il prossimo 20 giugno.
Un gesto simbolico e ricco di significato evangelico e profondamente umano.
Il nome di Dio ultimamente viene abusato per difendere interessi personali ed egoistici. In nome di Dio si sono compiuti i crimini più atroci dell'umanità!

Perchè allora non usarlo anche per dare dignità a persone in difficoltà, emigrate da terre "svuotate" dalla nostra ingordigia e impoverite dalla corruzione?

PER UN CONSIGLIO COMUNALE MULTIETNICO

Padova è una città multietnica, così come molte città italiane. Per questo motivo è necessario che il consiglio comunale rappresenti le differenze culturali presenti sul territorio.

Uno straniero in Italia può votare soltanto se ha ottenuto la cittadinanza italiana, e spesso il riconoscimento avviene dopo 10-15 anni di regolare permanenza. Attualmente sono pochi gli stranieri che potranno votare alle prossime elezioni del 6-7 giugno, e quindi la loro voce non avrà nessun peso.
Tutti i partiti stanno parlando di loro, ma loro non possono esprimere un pensiero. Sono obbligati a rispettare le leggi italiane ma non hanno il diritto di votare.

Dal momento che conosco un candidato consigliere che proviene da una terra martoriata come la Palestina, vorrei proporlo ad amici e conoscenti come persona seria ed affidabile, aldilà del partito che rappresenta.
Gharaba Jamil si candida con il Partito dell'Italia dei Valori, come consigliere del comune di Padova (scheda azzurra), a sostegno del sindaco Zanonato.
“Vivo a Padova da oltre trent’anni. Nella nostra città ho passato la maggior parte della mia vita. A Padova ho completato i miei studi universitari, a Padova ho incontrato mia moglie, cresciuto i miei 2 figli, faccio il medico dentista. Sono sempre stato impegnato socialmente e politicamente nell'ambito della vita della nostra cara città, mi sono impegnato perchè a Padova si vivesse con reciproca comprensione e sicurezza tra tutte le comunità nel rispetto delle diverse culture e contro il degrado”.

Lascio al dottor Gharaba queste mie domande provocatorie ma fondamentali:

*Come dare voce alle minoranze etniche e religiose?

*In una società multietnica ha ancora senso imporre una visione monoculturale (occidentale)?

*Come promuovere una convivenza pacifica nel rispetto di norme stabilite insieme?

*Riusciranno le comunità musulmane ad aprirsi al dialogo con la comunità civile, e viceversa?

domenica 24 maggio 2009

42 ANNI AL POTERE!

Giovedì scorso il presidente del Gabon Omar Bongo, 73 anni, è stato ricoverato da due settimane in gravi condizioni in una clinica di Barcellona, e le sue condizioni, giudicate serie, sono stabili. L'anziano leader, che detiene il primato di longevità alla testa di un paese africano, è da 42 anni alla guida della nazione dell'Africa occidentale, dove giunse al potere con un colpo di stato nel 1967. Il Gabon è il quinto paese esportatore di petrolio del continente.

DDL SICUREZZA: GLI IMMIGRATI REGOLARI SE NE ANDRANNO?

Il nuovo ddl sulla sicurezza dovrebbe incutere timore a tutti gli immigrati clandestini presenti in Italia e a tutti gli extracomunitari che si trovano sulle coste libiche, pronti per raggiungere il Bel Paese. Riguardo alle nuove norme da adottare per arginare il fenomeno della criminalità e della delinquenza legata soprattutto all'immigrazione irregolare, sono stati interpellati gli stranieri onesti presenti in Italia da alcuni anni?
A non credere nell'emendamento della Lega, è anche mia moglie Fidelia, nigeriana, in attesa ormai della cittadinanza italiana. “Qualcuno se ne tornerà a casa, ma non di certo i delinquenti o i clandestini”. Mi vuole far capire che ad andarsene dall'Italia saranno gli stranieri che negli ultimi anni hanno lavorato in regola e sono riusciti a raccimolare un po' di soldi, quelli necessari per tornare al loro Paese d'origine e iniziare una piccola attività redditizia. Il clima di razzismo e di discriminazione, la difficoltà nell'ottenere il passaporto italiano e la pesante burocrazia per rinnovare il permesso di soggiorno stanno scoraggiando proprio gli immigrati che finora hanno cercato di integrarsi nel nostro sistema. Si sentono in qualche modo traditi, perchè non vedono premiato il loro impegno e la loro onestà. Sono stanchi dei giudizi generalizzanti e stanno pensando seriamente di lasciare l'Italia.
Dall'altra parte, invece, chi dovrebbe andarsene non lo farà mai, per i motivi che noi probabilmente non conosciamo. “Chi non ha guadagnato niente, in modo particolare i clandestini che non possono essere assunti con un regolare contratto di lavoro, - continua Fidelia - non potranno mai presentarsi davanti alle loro famiglie a mani vuote, dopo che queste hanno venduto tutto per comprare al loro figlio un biglietto d'aereo per l'Europa.” Lo stesso discorso vale anche per chi sta incassando un sacco di soldi attraverso lo spaccio di droga e lo sfruttamento alla prostituzione. “Se hanno trovato il modo per iniziare questo business, troveranno anche le strategie per fuggire ai controlli e risultare “regolari” davanti alla legge. E poi, qualche mese nelle vostre carceri attrezzate ad albergo, non sconvolgerà di certo i loro piani!”
Insomma questo effetto boomerang del nuovo ddl sulla sicurezza non era stato previsto, nonostante esistano Paesi europei dove ormai è presente la terza-quarta generazione di immigrati e il tempo medio per l'attesa del rinnovo di un permesso di soggiorno si aggira attorno a due giorni lavorativi, e non a due anni. E se gli stranieri che lavorano nelle linee di montaggio di molte fabbriche torneranno ai loro Paesi, i nostri giovani laureati prenderanno il loro posto?

sabato 23 maggio 2009

INTERVISTA A TETTAMANZI: IL FUTURO DI MILANO

Una città smarrita, frantumata, incattivita. Cadono i miti in questa Milano con poco orgoglio e molte paure. Era la città dell’accoglienza. Oggi si discute di apartheid in metrò. Soffia un vento di intolleranza: e a volte il Duomo sembra un fortino assediato. Tempo fa sventolava uno striscione della Lega: «Vescovo di Kabul». C’è chi esagera, anche con le minacce. Il cardinale Dionigi Tettamanzi considera gli immigrati una risorsa e parla a una città che ha perso un po’ della sua anima. «La diversità è sempre un problema — dice — ma noi dobbiamo avere la vista lunga dei profeti, preparare il domani. L’integrazione è più avanti di quel che si pensi: basta imparare dal mondo dei ragazzi, recuperare un po’ della loro saggezza». C’è una paura che nasce dall’egoismo, dall’assenza di visione. «Alla Milano di oggi manca la consapevolezza del suo ruolo, della sua responsabilità verso i propri abitanti e il Paese, della sua vocazione europea». Non c’è futuro senza solidarietà, gli ha scritto una giovane studentessa. La lettera è diventata il titolo del suo ultimo libro. Con la crisi bisogna ritessere tessuti sociali sfilacciati, riscoprire la sobrietà, lavorare per una convivenza più umana. «Dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità — spiega — chi non lo fa non è solo inutile, è anche dannoso». La notte di Natale ha messo a disposizione dei nuovi poveri e di chi ha perso il posto qualcosa di suo e poi ha detto: ai poveri le case dei preti. Certi immobili del clero sono troppo grandi, possono essere usati da chi ha più biso¬gno. È il concetto del buon samaritano. Si sono perse queste pratiche solidali nella città di Milano? «No. La solidarietà non si è persa a Milano. Ne ho prove concrete. Il Fondo Famiglia-Lavoro ha raccolto in poco più di quattro mesi 4,3 milioni di euro tra la gente. E al tempo stesso nelle parrocchie sono state donate ingenti quantità di denaro per i terremotati d’Abruzzo, in Quaresima dalle mille comunità della Diocesi sono scaturiti senza clamore altrettanti rivoli di solidarietà che hanno dissetato i bisogni di tanti poveri assistiti dai missionari».

Questo è un Paese che riesce a dare il meglio nei momenti di difficoltà. Milano è risorta dalle macerie con un progetto di speranza e di accoglienza...
«Ricordo quei giorni, c’erano le macerie ma anche molti fermenti positivi. Oggi vedo tanta generosità, nonostante la crisi. Ma c’è una condizione che fonda la solidarietà: come si può essere solidali se non a partire da una prossimità offerta e da una condivisione sperimentata? È l’individualismo a minare la solidarietà. Questa forma di solitudine genera in sequenza paura, chiusura, rifiuto dell’altro, specie se portatore di una diversità. Come purtroppo accade verso gli immigrati».

Trova una maggior difficoltà nella borghesia di oggi a donare un po’ del superfluo per chi ha bisogno?
«Da sempre l’esercizio della carità — un esercizio discreto, silenzioso, evangelico — è patrimonio per tante famiglie di ogni estrazione sociale. È un modo per essere responsabili verso la società. Piuttosto mi domando se esista ancora la borghesia della Milano dei decenni scorsi...».

Dov’è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente in questi giorni. Qual è la Milano che si vede dalla stanza del cardinale?
«Milano è una città che sfugge alle semplificazioni immediate e chiede tempo e perspicacia per essere conosciuta e amata. Io vedo una Milano generosa nell’aiutare ma talora diffidente ad aprirsi e a intrecciare legami di conoscenza e arricchimento reciproco, specie se l’altro è portatore di qualche diversità. Vedo anche una città piena di energia, di creatività, di risorse, con la fatica però a fare sistema, a dare piena espressione alle proprie potenzialità attraverso progetti concreti e condivisi di grande respiro e di corale coinvolgimento. L’Expo rappresenta, in questo senso, una grande chance».

Tra polemiche e ritardi, la partenza però non è stata incoraggiante. Bisognerebbe spiegare a Milano cos’è Milano, riunire le tante radici positive in un disegno comune...
«Ci sono oggi tante città impenetrabili: la città della fiera, la città della moda, della finanza, di un gruppo etnico, le periferie, il centro storico... Ma solo una città che ritrova l’ambizione della propria identità civica — pensata come sintesi viva delle sue tante originalità — può tornare a fare appassionare al bene comune e a suscitare il desiderio di una partecipazione responsabile. Una città così ritiene dovere fondamentale garantire un’abitazione decorosa ai suoi abitanti, si preoccupa di tutelare tutti e in modo particolare i deboli. Se invece si alimentano le contrapposizioni questa identità non si realizza, l’atteggiamento della corresponsabilità decresce e scompare, ad alcune categorie di persone non vengono riconosciuti tutti i diritti».

Esiste una vocazione per la Milano del futuro?
«Milano può e deve ritrovare la sua vocazione di capitale morale del Paese, di crocevia dei popoli e di laboratorio italiano della metropoli postmoderna».

Oggi sono più i segnali di allarme o quelli di speranza?
«Io dico che c’è una speranza Milano che può contagiare il Paese intero. Incontro la speranza visitando le parrocchie, seguendo il lavoro pastorale dei miei preti, delle associazioni, del volontariato. Ma questa speranza perché non ha visibilità? Perché non fa notizia? Perché anche i media non si assumono la responsabilità di far circolare la speranza? Servono occhi di speranza per riconoscere quanto c'è di positivo e anche per suscitarlo».

Che cosa chiede il cardinale a chi governa una città complessa?
«Di stare vicino alla gente, alle necessità materiali e spirituali del vivere quotidiano; ma insieme di coltivare una grande apertura al senso alto della politica. Occorre ricondurre tutte le scelte amministrative ad una grande, organica visione di città, consapevoli che Milano è parte e protagonista del sistema Paese. La responsabilità della vita della città e del territorio non può ricadere solo sui suoi amministratori. Tutti sono responsabili di tutto. Ma è compito degli amministratori mettere i cittadini e le associazioni nelle condizioni di dare il proprio insostituibile contributo a beneficio di tutti».

C’è a suo giudizio un rallentamento del processo di integrazione influenzato da calcoli elettorali?
«C’è una fatica della nostra società a confrontarsi con l’immigrazione, una realtà che è un problema ma che resta una opportunità. È all’immigrazione che Milano deve non poco della sua fortuna: questa città è frutto di ripetuti e successivi processi di integrazione. È una memoria da recuperare, una memoria che è incarnata anche dalla sapienza biblica nel libro del Levitico: "Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri"».

Come dovrebbe essere la politica dell’accoglienza nella legalità?
«Occorre intervenire per regolare doverosamente il fenomeno migratorio, garantendo la legalità, attivandosi di concerto con le altre nazioni e le istituzioni sovranazionali, sempre nel rispetto dell’inviolabile dignità di ogni persona. Una dignità spesso umiliata nei paesi d’origine degli immigrati: non possiamo dimenticare da quali condizioni fuggono coloro che bussano alle nostre porte. La politica deve muoversi — ma qui le lacune sono evidenti — sul piano della progettazione, per immaginare e realizzare modelli di convivenza e di integrazione, aggregando tutte quelle forze sociali, culturali, educative, istituzionali che ne hanno competenza. Chiesa compresa».

In una recente omelia ha detto che da questa crisi si può uscire migliori. Ne è ancora convinto?
«Cito una frase dell’economista Marco Vitale che mi ha colpito. "Se la crisi aiuterà questa mutazione dovremo essere grati alla crisi, perché ci avrà aiutato a trasformare la paura in energia". Sperimentiamo la paura perché sentiamo venir meno le facili certezze sulle quali abbiamo fondato tanto della nostra vita. Aiutare a trasformare la paura in energia è anche compito delle Istituzioni, della politica, delle agenzie educative, della Chiesa. E la solidarietà è un’energia che si sta già sprigionando. Vorrei che lasciasse il segno».

venerdì 22 maggio 2009

RITA, LA SANTA DELLE CAUSE PERSE!

Oggi,secondo il calendario cattolico, si celebra la memoria di santa Rita, la santa delle cause perse! In tale occasione Andrea Furin, cosciente dell'"inutilità" di tale operazione, consegnerà per le vie del centro di Padova un volantino che ha scritto "con rabbia" - così ci tiene a sottolineare - ma che rispecchia il suo pensiero e che ci tiene a divulgarlo.
E' scritto sotto forma di test, e il risultato mostra se la persona è affetta dal VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS"





Ti sta bene che la Chiesa predichi in un freddo teologichese e non riesca a parlare ai cuori?

Ascolti di più i religiosi piuttosto che leggere il vangelo nel segreto della tua stanza?

Sei d'accordo che la Chiesa Cattolica destini il 20% dell'8per1000 in opere di carità mentre il resto vada all'edilizia, alla catechesi, al sostentamento del clero, ivi compresi i lussi della Curia Vaticana?

Sei d'accordo che il Governo destini fondi alle scuole cattoliche e tagli a quelle pubbliche?

Ti va bene che si predichi una doppia morale, una per i ricchi e una per i "normali"?

Ti sta bene la posizione della Chiesa sull'omosessualità, quando i comportamenti sessuali dei religiosi sono spesso coperti?

Ritieni contro natura l'omosessualità e non il celibato obbligatorio dei preti?

Ti va bene che a Natale il papa abbia sfoggiato un mantello damascato d'oro dall'apertura alare di 7-8 metri, mitria con incastonati gemme e diamanti, ecc..., e poi parli di povertà?

Ti sta bene che la politica italiana sia spesso un pappagallo dei cardinali?

Trovi sensate le posizioni ecclesiastiche in materia di testamento biologico, anche considerando le ultime parole di Giovanni Paolo II "Lasciatemi andare alla Casa del Padre"?

Pensi che il preservativo non serva alla lotta contro l'Aids?

Sei d'accordo con la revoca della scomunica ai lefevbriani fatta da Benedetto XVI, pochi giorni prima dell'anniversario del Concilio Vaticano II, vanificando l'operato di due papi precedenti?

Sei contrario alle coppie di fatto, al matrimonio dei preti, al sacerdozio femminile, ai sacramenti ai divorziati risposati?
Consideri meno grave lo stupro dell'aborto (vedi il caso della bambina di Recife, primi di marzo 2009?

Pensi anche tu che disgrazie come gli tsunami siano dei "castighi divini" come ha affermato mons. Wagner di Linz (che Benedetto XVI stava per nominare vescovo a febbraio) a proposito dell'uragano Katrina di New Orleans e dello Tsunami del 2004?

Ancora: sul terremoto dell'Abruzzo credi anche tu, come è stato detto dal direttore di Radio Maria, che "il Signore ha voluto che in questa Settimana Santa anche loro [gli abitanti abruzzesi] partecipassero alla sofferenza della Sua passione"?

Pensi che gli animali sinao creature inferiori e senza un'anima?

Preferisci una Chiesa fatta di paramenti, incensi, riti, cricifissi, ad una chiesa che tenti di ritrovare Cristo in chi è emarginato, disagiato, sofferente?

Affermeresti, se fosse il papa a farlo, che 1+1=3?

SE HAI RISPOSTO "sI'" ALLA MAGGIOR PARTE DELLE DOMANDE FAI ATTENZIONE: SEI AFFETTO DA VNCV: "VATICAN: A NON-CHRISTIAN VIRUS", "VATICANO: UN VIRUS NON CRISTIANO"

per un confronto su questo testo scrivi a andrea.furin@slacky.it

mercoledì 20 maggio 2009

DDL SICUREZZA: VITA ANCORA PIU' DURA PER GLI STRANIERI IN ITALIA

Diventa reato l'immigrazione clandestina
L’immigrazione clandestina diventa un reato. L’articolo 21 del disegno di legge introduce nell’ordinamento italiano il reato di “ingresso e soggiorno illegale”. La pena è un’ammenda da 5mila a 10mila euro. Questo renderà anche possibile denunciare i clandestini all’autorità giudiziaria. E potrebbe quindi far tornare medici-spia e presidi-spia. “A parte la discussione sul diritto ad essere curati che andrebbe difeso - ha commentato Narducci - non riesco a capire come il Governo non valuti le conseguenze di carattere epidemiologico che potrebbero derivare da una tale disposizione anche di fronte al pericolo di nuove epidemie che dovrebbero essere stroncate al loro insorgere. Ma cosa ci possiamo aspettare da un Governo che lascia in balia delle onde, su una nave naufraga, due donne incinte di cui una già cadavere? Non è omissione di soccorso? Dov’è finita la pietas umana tipicamente latina? Spero che ci sia un ravvedimento e si riconsiderino le decisioni prese. Si lasci che i medici, mantenendo fede al giuramento di Ippocrate, guardino il malato semplicemente come una persona da curare e non come un nemico da cacciare”.

Fino a sei mesi nei "Cie" per l'identificazione
L’extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.

Via libera alle ronde leghiste ma non potranno essere armate
Le ronde, cavallo di battaglia della Lega, sono previste nell’articolo 46. La norma prevede che gli enti locali «saranno legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazione tra cittadini» per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di grave disagio sociale o di pericolo per la sicurezza pubblica. In base ad un emendamento di Felice Casson (Pd) le ronde non potranno però girare armate e cooperare fattivamente con la polizia, come era previsto nel testo approvato dalla Commissione giustizia di palazzo Madama. Contraria alla norma l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Sarà un boomerang per la sicurezza».

Una tassa da 80 a 200 euro per avere o rinnovare il permesso di soggiorno
Per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno degli immigrati si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce anche il “Fondo rimpatri” per far tornare gli stranieri ai paesi di origine. Attualmente il costo del rilascio del permesso di soggiorno è di circa 72 euro ed è finalizzato alla mera copertura dei costi di erogazione del servizio, analogamente a quanto avviene per il rilascio del documento d’identità ai cittadini italiani. La modifica introdotta dal disegno di legge appare quindi discriminatoria e irragionevole.


Carcere a chi affitta casa ai clandestini
Si rischia il carcere fino a tre anni, se si dà alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipulazione o del rinnovo del contratto di locazione. Per questa tipologia di nuovo reato deve configurarsi però anche un "ingiusto profitto".

I bambini invisibili
L’art. 6 del testo unico sull’immigrazione, rende incerta la possibilità di compiere atti riguardanti lo stato civile e l’accesso ai servizi pubblici agli stranieri che non abbiano il permesso di soggiorno. La norma conseguenzialmente impedirebbe la registrazione della nascita di figli di cittadini stranieri irregolari e, in barba alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e l’art. 31 della Costituzione, scoraggia, di fatto, la protezione del minore e della maternità.

QUALE DIO?

(tratto da una riflessione di Alberto Maggi, biblista)

Il 22 aprile Rita Levi Montalcini, grande donna e grande scienziato, ha compiuto ben 100 anni, cento anni in splendida forma intellettuale e morale. Alla richiesta se credesse o no in un dio, la Montalcini ha risposto: “Invidio chi ha la fede. Io non credo in Dio. Non posso credere in un dio che ci premia e ci punisce”.
Le faceva quasi eco, una settimana dopo su Repubblica, nella sua tanto breve quanto interessante Amaca, Michele Serra, il quale prendendo spunto da quei fonda-mentalisti religiosi, sia cristiani che islamici, per i quali l’influenza suina era un castigo di Dio, scriveva che:
“Una delle prove dell’inesistenza di Dio, perlomeno del Dio pedante e cattivo invocato in questi casi, sta nel fatto che alcuni dei suoi seguaci in terra non vengano folgora-ti all’istante ogni volta che dicono una cazzata” (Miche-le Serra, La Repubblica, L’amaca, 29 aprile 2009).
Immediatamente ho pensato a Padre Livio, il famigerato conduttore di Radio Maria il quale nel suo farneticante commento quotidiano ha affermato che, con il terremoto in Abruzzo, il Signore ha voluto associare gli uomini alle sue sofferenze (si era durante la settimana santa). Affermazione di fronte alla quale viene spontaneo chiedere al Signore che, già che c’è, associ alle sue sofferenze anche Padre Livio e tutta Radio Maria…
Uno scienziato, un intellettuale e un prete, tre atei, che in maniera diversa hanno parlato di dio, ma quale dio? Quale è il dio che rifiutano, il dio verso il quale sono indifferenti, che non conoscono, o che manipolano?

sabato 16 maggio 2009

LE PRATICHE FALLIMENTARI DI INTEGRAZIONE

Riporto alcune riflessioni di Bruno Amoroso, co-direttore della rivista Interculture. Troppo "alte" forse per chi governa il nostro paese, intento piuttosto a ricevere voti in campagna elettorale. Il nuovo ddl sull'immigrazione e sulla presunta sicurezza, è di un livello molto basso, scadente oltre che discriminatorio, perchè affronta il fenomeno dell'immigrazione come un problema e non come una realtà da accettare, anche da chi non vuole accoglierla come ricchezza.
Ho paura che misure restrittive non faranno altro che aumentare la rabbia e l'odio tra tutti.
Le pratiche di integrazione sono state finora fallimentari, come osserva Amoroso. Ne nasce quindi una auto-riflessione sul rapporto con l'altro, il diverso.


[...] "L'interesse per l'intercultura si è esteso in Europa per il crescere di comunità di provenienza da altri paesi dentro i confini degli Stati nazionali. Avvertire un problema non è di per sé garanzia di corrette interpretazioni e soluzioni.
Il nostro radicamento in forme di pensiero acquisite con la pratica di integrazione ritenuta necessaria per consentire anche ad altri di accedere alla superiorità dei nostri sistemi ha prodotto una interpretazione particolare dell'intercultura. Questa è concepita come un metodo di trasmissione dei nostri valori e sistemi ad altre culture e comunità. L'idea base è il travaso da un recipiente pieno, il nostro, a un recipiente vuoto, il loro, pronto a lasciarsi riempire dai nostri contenuti. L'ipotesi che forme e valori possano essere diversi e che questo debba influenzare le forme di organizzazione della convivenza viene respinta come un abbassamento del livello di qualità della nostra esistenza, giusta e quindi non negoziabile, piuttosto che un suo possibile arricchimento.


Qual è il bilancio di queste pratiche di integrazione? Il bilancio è fallimentare, come dimostrano gli eventi recenti verificatisi in paesi che hanno introdotto pratiche diverse e con diversi livelli di efficienza. Gli approcci adottati possono ridursi schematicamente a quattro:

1)Inserimento: si tollera l'altro con le sue peculiarità culturali, ma lo si considera “straniero”, cioè diverso a titolo permanente ed irriducibile. Questa pratica è stata utilizzata spesso in vari paesi per esigenze di occupazione in settori particolari dell'industria, o per i rifugiati politici in situazioni di emergenza, ma ha funzionato solo fino a quando si è trattato di presenze limitate numericamente e nel tempo.

2)Assimilazione: si accetta l'altro, ma non la sua “diversità”; lo si riceve senza discriminazioni ma a condizione che rinunci alle sue specificità ed adotti al più presto i valori ed i comportamenti della società di accoglienza. Queste pratiche adottate in numerosi paesi europei (Francia, Inghilterra, Belgio ecc...) negano la diversità e comportano quindi una compressione di valori e di culture diverse. Le identità represse riemergono poi sotto forma di nostalgia e di rancore, dando luogo ad esplosioni di ira, specialmente se sopravvengono delusioni per aspettative non realizzatesi e promesse tradite. I fatti di Londra e Parigi possono spiegarsi così.

3)Integrazione: è un processo nel quale ci si preoccupa di difendere i valori fondamentali della società di inserimento, e si punta ad un graduale inserimento dei “nuovi venuti”. L'insediamento prolungato produce effetti di reazione e di rivolta che, contrariamente alle previsioni, tendono ad accentuarsi con la seconda e terza generazione di emigrati (Paesi nordici).

4)Il melting-pot, cioè la coabitazione tra gruppi etnici nazionali diversi, ciascuno dentro i propri ambiti culturali e spaziali, ma imponendo a tutti il rispetto delle leggi e procedure imposte dallo Stato e dettate dalla cultura dominante. Pratica tipica degli stati Uniti e Canada, ma che va diffondendosi in Europa. Il carattere instabile di queste costruzioni sociali è dimostrato dal permanere del razzismo nelle società che la praticano". (prof. Bruno Amoroso)