sabato 11 aprile 2009

VERSO UN RINNOVAMENTO PASQUALE

Perchè dovremmo essere contenti? Quest'anno la Pasqua arriva in un momento particolarmente difficile e, come ogni bella notizia ricevuta in un momento di lutto, ci coglie impreparati: a chi dobbiamo credere? Avremmo desiderato che la data stabilita per il giorno della Felicità coincidesse con la fine reale della crisi economica o della sua ugualmente preoccupante percezione soggettiva, con la scomparsa della micro e macro criminalità, spesso legata all'immigrazione clandestina e che a Padova sembra essersi concentrata in zona Portello. Per non pensare alle vittime del terremoto, agli sfollati italiani intrappolati nella ruota della sfortuna, schiacciati dall'abusivismo edilizio e dalla devastazione ambientale. Tutti fatti che ci tengono emotivamente ancora ben lontani dalla cantata resurrezione. Una Pasqua scritta sui calendari e annunciata dal suono delle campane, ma difficilmente applicabile alla realtà anche per chi crede e si autoconvince razionalmente che la ripresa è alle porte. Siamo ancora nella fase precedente alla resurrezione, appesi ad una croce come ad un filo, sepolti nella rabbia di un licenziamento come di un tradimento, rinchiusi dalla paura dentro le nostre pericolanti prigioni arredate. Per quanto tempo dobbiamo attendere, prima di cadere definitivamente in pasto alla rassegnazione? Come se il cambiamento sognato piombasse dall'alto e da fuori, dalla capacità persuasiva di un politico o dall'efficacia di una singola legge, dagli impegni presi dopo il G20 di Londra o dalla vittoria di un partito dopo le imminenti elezioni elettorali del 6-7 giugno.
Come se far rinascere volesse dire rianimare un cadavere in decomposizione o rivitalizzare vecchi scheletri rinchiusi nei nostri armadi. E una volta riassestata la terra di un luogo ad alta sismicità, fra quanto il prossimo terremoto?
Credere in una ripresa economica nell'era della precarietà, così come credere nella ripresa di qualsiasi routine o sentimento bloccato, non significa necessariamente riappropriarsi di un modello del passato che ha funzionato per un determinato periodo. Il rinnovamento porta con sè un superamento di vecchie logiche e un'evoluzione in termini di benessere e di qualità della vita, capaci di affrontare il male alla radice. Chi ci dice che non si tratta di invertire la rotta e ricostruire dalle fondamenta?
Secondo i racconti evangelici il Cristo risorto è irriconoscibile persino dai suoi discepoli, perchè si manifesta come presenza totalmente nuova e inaspettata: quando nessuno è bisognoso all'interno di una comunità (Atti 4,32-35). I patti di solidarietà adottati all'interno di un'azienda così come l'estrema generosità verso la popolazione abruzzese non potrebbero essere allargati a tutte le persone e le situazioni in crisi? No è Impossibile. Ma se non si crede che la resurrezione inizia su questa terra, Dio non c'è più.

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