Il vangelo della domenica (Lc 21, 5-19)
"Di tutto quello che ammirate non resterà pietra su pietra che non venga distrutta".
Il Tempio di Gerusalemme viene distrutto...
le nostre convinzioni vengono spesso distrutte, i nostri punti di riferimento, gli argini di un fiume in piena, le aspettative nella politica, le relazioni affettive, i contratti di lavoro...
La distruzione: rovina o riscatto? Fine o nuovo inizio? Inutile o necessario?
"L'alluvione a Vicenza è stata occasione di grande solidarietà tra i cittadini" racconta Ivano. Sofferenze e dolori ormai attraversati vengono ricordati come grandi occasioni di crescita umana e spirituale.
La fine del mondo: reale o inventata? La stiamo già vivendo o deve ancora venire?
"Io ho un po' paura del giudizio finale di Dio!" ci hanno inculcato per secoli. Pedagogicamente ha funzionato? E' servito per amarci di più? Compiere (o non compiere) un gesto per paura di andare a finire all'inferno non è forse troppo poco?
"Io ho paura che questo mondo diventi un inferno!" sarebbe un passo più in là. Ma più che mosso dalla paura vorrei essere mosso dalla passione, dal desiderio, dall'amore.
Lasciare ai miei figli un mondo migliore.
Essere felice relativizzando le cose.
Cercare l'armonia sociale prima del benessere individuale.
I martiri: servono davvero? A che cosa?
Ho come l'impressione che abbiamo ancora troppo bisogno di mitizzare un individuo che rappresenti una perfezione ultraterrena. Tutti possiamo essere perseguitati, ma guai a noi se ce lo cerchiamo soltanto per il gusto di fare i martiri! Arrivano le processioni, le incensazioni, le cassette per le offerte... martire come una star,
400 partecipanti al suo corso!
E' possibile uscire dal mito del mercato rimanendo dentro la storia, attraverso scelte critiche e responsabili, e sentirsi diversi, sfigati, "fuori moda", soli... è questa, secondo me, la sfida di oggi.
giovedì 11 novembre 2010
Nutriamoci del contrasto!
Bianco & nero II
Io sono nero
tu sei bianca.
Andiamo aldilà
del colore
Nutriamoci del contrasto.
Fioriamo sulla differenza.
Cresciamo sulla diversità.
Camuffiamoci nel chiaroscuro
del nostro essere.
Viviamo nell'unità dell'amore.
Barolong Seboni
poeta e scrittore del Botswana
Io sono nero
tu sei bianca.
Andiamo aldilà
del colore
Nutriamoci del contrasto.
Fioriamo sulla differenza.
Cresciamo sulla diversità.
Camuffiamoci nel chiaroscuro
del nostro essere.
Viviamo nell'unità dell'amore.
Barolong Seboni
poeta e scrittore del Botswana
martedì 9 novembre 2010
Verso l'unità del sindacato
METALMECCANICI: CGIL, TAVOLO CON IMPRESE SFIDA DA ACCETTARE
(ANSA) - ROMA, 8 NOV - La produttività è un tema vero "sul quale accettare la sfida": la Cgil risponde così, con il segretario confederale Vincenzo Scudiere, alla richiesta del Comitato centrale della Fiom di abbandonare il tavolo aperto con la Confindustria sulla produttività.
Nessuna disponibilita' della Cgil quindi a fare un passo indietro così come chiesto dalla Fiom sui tavoli aperti mentre si chiede però di mantenere aperto il dialogo con i metalmeccanici, a partire dai contratti di lavoro. "E' necessario un incontro a breve - dice Scudiere - tra le segreterie di Cgil e Fiom per affrontare seriamente le questioni in campo".
"Questa è la fase - precisa - in cui la Cgil deve tornare in campo con delle proposte e sarebbe un peccato se su queste non si ritrovasse la Fiom. La produttività è un tema vero sul quale accettare la sfida proponendo la sua alternativa a quanti individuano nel lavoro le origini della scarsa produttività del Paese". (ANSA).
(ANSA) - ROMA, 8 NOV - La produttività è un tema vero "sul quale accettare la sfida": la Cgil risponde così, con il segretario confederale Vincenzo Scudiere, alla richiesta del Comitato centrale della Fiom di abbandonare il tavolo aperto con la Confindustria sulla produttività.
Nessuna disponibilita' della Cgil quindi a fare un passo indietro così come chiesto dalla Fiom sui tavoli aperti mentre si chiede però di mantenere aperto il dialogo con i metalmeccanici, a partire dai contratti di lavoro. "E' necessario un incontro a breve - dice Scudiere - tra le segreterie di Cgil e Fiom per affrontare seriamente le questioni in campo".
"Questa è la fase - precisa - in cui la Cgil deve tornare in campo con delle proposte e sarebbe un peccato se su queste non si ritrovasse la Fiom. La produttività è un tema vero sul quale accettare la sfida proponendo la sua alternativa a quanti individuano nel lavoro le origini della scarsa produttività del Paese". (ANSA).
Dati confortanti
Una tv diversa è possibile
Ottimi risultati per la prima puntata della coppia Fazio-Saviano con Benigni, Vendola e Abbado: 7,6 milioni di spettatori e il 25,48% di share. Battuto il Grande Fratello, seguito da 4 milioni 850mila spettatori.
Guarda il video di Vendola e i 27 sinonimi di omosessuale (clicca qui)
Guarda il video di Benigni su Berlusconi (clicca qui)
E non c'è niente da ridere!!!
Ottimi risultati per la prima puntata della coppia Fazio-Saviano con Benigni, Vendola e Abbado: 7,6 milioni di spettatori e il 25,48% di share. Battuto il Grande Fratello, seguito da 4 milioni 850mila spettatori.
Guarda il video di Vendola e i 27 sinonimi di omosessuale (clicca qui)
Guarda il video di Benigni su Berlusconi (clicca qui)
E non c'è niente da ridere!!!
lunedì 8 novembre 2010
Questioni di "integrazione"
Anche a Padova il multiculturalismo è fallito
Il multiculturalismo è fallito. Per la Merkel, per Zaia, per molti altri e anche per me. Diverse etnie non possono vivere l'una accanto all'altra come diversi prodotti di un supermercato. Nella prima corsia a destra: scuole speciali per i figli di immigrati o per bambini che presentano un ritardo mentale. A sinistra: quartiere cinese, ghetti abitati da africani e monolocali subaffittati. Nella seconda corsia in fondo un reparto transculturale suddiviso ulteriormente per categoria: quartiere gay e a luci rosse, piazza per universitari di sinistra e piazza per figli di papà.
L'integrazione secondo il modello multiculturale prevede la convivenza delle diversità, fianco e fianco, ma con una linea di separazione che difende e cristallizza ciascuna identità. Nei quartieri popolari gli operai, nelle zone residenziali avvocati e dottori. Nei condomini dell'Ater famiglie in difficoltà, nel centro storico appartamenti in affitto a studenti. Negli uffici i bianchi, nelle concerie i neri. Buon cuore per le Ruby bisognose, intransigenza per i Salem che hanno sbagliato soltanto una volta. Un quartiere, un ghetto, un pregiudizio, un problema. Un universo accanto all'altro. Uno di qua, uno di là. Senza alcuna possibilità di interazione, di fecondazione e di arricchimento reciproco. Proprio in questo sta il fallimento del multiculturalismo, del ghetto in via Anelli, della percezione di paura nei confronti dell'immigrato clandestino. Germania e Padania fanno quindi un passo indietro, sperando che l'integrazione secondo il modello assimilatorio potrà funzionare. Ma la Francia delle banlieu parigine ci ha insegnato che non è possibile. Forzare menti diverse a pensare allo stesso modo, fedi diverse a pregare allo stesso modo e tradizioni diverse a comportarsi allo stesso modo, crea confusione, violenta e patologica. "Nuovi italiani" li definisce l'ultimo rapporto della Caritas nazionale, riferendosi ai cinque milioni di immigrati regolari presenti nel nostro Paese. Ma i miei figli, nati a Padova, da madre nigeriana e padre italiano, saranno nello stesso tempo africani e italiani. Nulla di cui vergognarsi. Una fortuna in più, non un problema. Un bagaglio culturale più ricco, aperto, elastico, dinamico. Fuori dalla scuola elementare alcune bambine padovane toccano incuriosite le treccine di mia figlia, toccano qualcosa di nuovo e lo ammirano. E imparano. Ecco le culture che si incontrano, che crescono assieme nella scuola pubblica, veri centri di Intercultura.
L'unica alternativa rimane un'integrazione secondo uno stile interculturale, dove la contaminazione viene accolta come fattore positivo e necessario per l'evoluzione di una società.
(pubblicato su Il Mattino di Padova, il 6.11.10)
Il multiculturalismo è fallito. Per la Merkel, per Zaia, per molti altri e anche per me. Diverse etnie non possono vivere l'una accanto all'altra come diversi prodotti di un supermercato. Nella prima corsia a destra: scuole speciali per i figli di immigrati o per bambini che presentano un ritardo mentale. A sinistra: quartiere cinese, ghetti abitati da africani e monolocali subaffittati. Nella seconda corsia in fondo un reparto transculturale suddiviso ulteriormente per categoria: quartiere gay e a luci rosse, piazza per universitari di sinistra e piazza per figli di papà.
L'integrazione secondo il modello multiculturale prevede la convivenza delle diversità, fianco e fianco, ma con una linea di separazione che difende e cristallizza ciascuna identità. Nei quartieri popolari gli operai, nelle zone residenziali avvocati e dottori. Nei condomini dell'Ater famiglie in difficoltà, nel centro storico appartamenti in affitto a studenti. Negli uffici i bianchi, nelle concerie i neri. Buon cuore per le Ruby bisognose, intransigenza per i Salem che hanno sbagliato soltanto una volta. Un quartiere, un ghetto, un pregiudizio, un problema. Un universo accanto all'altro. Uno di qua, uno di là. Senza alcuna possibilità di interazione, di fecondazione e di arricchimento reciproco. Proprio in questo sta il fallimento del multiculturalismo, del ghetto in via Anelli, della percezione di paura nei confronti dell'immigrato clandestino. Germania e Padania fanno quindi un passo indietro, sperando che l'integrazione secondo il modello assimilatorio potrà funzionare. Ma la Francia delle banlieu parigine ci ha insegnato che non è possibile. Forzare menti diverse a pensare allo stesso modo, fedi diverse a pregare allo stesso modo e tradizioni diverse a comportarsi allo stesso modo, crea confusione, violenta e patologica. "Nuovi italiani" li definisce l'ultimo rapporto della Caritas nazionale, riferendosi ai cinque milioni di immigrati regolari presenti nel nostro Paese. Ma i miei figli, nati a Padova, da madre nigeriana e padre italiano, saranno nello stesso tempo africani e italiani. Nulla di cui vergognarsi. Una fortuna in più, non un problema. Un bagaglio culturale più ricco, aperto, elastico, dinamico. Fuori dalla scuola elementare alcune bambine padovane toccano incuriosite le treccine di mia figlia, toccano qualcosa di nuovo e lo ammirano. E imparano. Ecco le culture che si incontrano, che crescono assieme nella scuola pubblica, veri centri di Intercultura.
L'unica alternativa rimane un'integrazione secondo uno stile interculturale, dove la contaminazione viene accolta come fattore positivo e necessario per l'evoluzione di una società.
(pubblicato su Il Mattino di Padova, il 6.11.10)
sabato 6 novembre 2010
L'appello
Giustizia ed equità per chi manifestò contro la guerra
Il 5 novembre 2010 è cominciato il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell'ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio.
Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi - molto divergenti – delle forze dell'ordine e dei manifestanti.
Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti.
Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l'ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto - in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l'esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d'appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi "esemplari" a chicchessia.
Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità.
Firma l'appello (clicca qui)
Il 5 novembre 2010 è cominciato il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell'ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio.
Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi - molto divergenti – delle forze dell'ordine e dei manifestanti.
Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti.
Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l'ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto - in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l'esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d'appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi "esemplari" a chicchessia.
Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità.
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venerdì 5 novembre 2010
Alluvionati a sorte

Strade allagate
Nella stessa città, Padova, alcuni come me hanno seguito l'inondazione del Bacchiglione dai giornali o dalle televisioni, altri hanno dovuto abbandonare la propria casa o sistemarsi nei piani superiori.
Sembra strano che per molti non sia successo niente, tanta pioggia e basta, e per alcuni si sia trasformata in tragedia. Due-tre morti, pochi per attirare l'attenzione dei media nazionali. Migliaia di sfollati invece, case danneggiate, auto distrutte. Stato di calamità naturale.
Dove vivo io non si nota nulla di strano. Soltanto qualche chilometro più in là, famiglie disperate, in mezzo al fango.
Da decenni non accadeva un fenomeno del genere. La gente si considerava fortunata, fino a qualche giorno fa.
Siamo sempre stati abituati ad aiutare gli altri, vedremo se riusciremo ad aiutarci l'un con l'altro. Anche tra vicini di casa, fratelli coltelli e parenti serpenti. Questione di sopravvivenza. Gesti di solidarietà non mancano, nella struttura parrocchiale di Polverara sono ospitate una 50 di persone, per lo più immigrati. Mancano però altre forze per dare coraggio e speranza a molte famiglie.
Ecco le iniziative di solidarietà!
Progetto Ngambè-Tikar
IL TETTO

Continua la costruzione del Centro di Formazione per i Giovani del villaggio di Ngambè-Tikar in Camerun, a 350 km a nord di Yaoundè.
Durante il viaggio a dicembre, vedremo con i nostri occhi il lavoro di questi ultimi mesi, sarà davvero emozionante! Tutto è nato da un'accoglienza, poi si è trasformata in collaborazione ed ora si concretizza in un progetto di sviluppo della realtà locale. Domani sera a Saccolongo (Pd), 200 persone si incontreranno per sostenere questo progetto e per conoscere i nuovi partecipanti al viaggio in Camerun dal 7 al 19 dicembre 2010.

Continua la costruzione del Centro di Formazione per i Giovani del villaggio di Ngambè-Tikar in Camerun, a 350 km a nord di Yaoundè.
Durante il viaggio a dicembre, vedremo con i nostri occhi il lavoro di questi ultimi mesi, sarà davvero emozionante! Tutto è nato da un'accoglienza, poi si è trasformata in collaborazione ed ora si concretizza in un progetto di sviluppo della realtà locale. Domani sera a Saccolongo (Pd), 200 persone si incontreranno per sostenere questo progetto e per conoscere i nuovi partecipanti al viaggio in Camerun dal 7 al 19 dicembre 2010.
Prostitute a casa, escort a cena
di Marco Bracconi
Un buon governo, nel terzo millennio, non si muove ideologicamente. Non va per titoli, e non butta l’acqua sporca con il bambino. Sa distinguere. Sa che ci sono negri e persone di colore, per esempio, e che i primi vanno stipati nei Cpa mentre i secondi vanno tirati fuori in qualche modo dalle questure. Non solo. Questo moderno governo, che non fa di tutta l’erba un fascio, sa che ci sono omosessuali e froci, e allora questi li sfotte nei motoshow e quegli altri li piazza alla direzione di Chi.
Se si vuole un’altra prova di questo talento nel cogliere le sottili differenze della contemporaneità basta ascoltare le parole pronunciate oggi da Berlusconi e Maroni (video). L’annunciato giro di vite sulla prostituzione è la dimostrazione che ci sono prostitute e prostitute. Quelle che battono per strada, che vanno cacciate col foglio di via, e quelle in tubino nero che invece si invitano a cena per fare il coretto sulle canzoni di Apicella.
Quelle si chiamano mignotte, queste escort.
Non è certo colpa di Berlusconi se la lingua italiana, dai tempi di Dante, è tanto ricca da avere almeno due nomi per dire la stessa identica cosa.
Un buon governo, nel terzo millennio, non si muove ideologicamente. Non va per titoli, e non butta l’acqua sporca con il bambino. Sa distinguere. Sa che ci sono negri e persone di colore, per esempio, e che i primi vanno stipati nei Cpa mentre i secondi vanno tirati fuori in qualche modo dalle questure. Non solo. Questo moderno governo, che non fa di tutta l’erba un fascio, sa che ci sono omosessuali e froci, e allora questi li sfotte nei motoshow e quegli altri li piazza alla direzione di Chi.
Se si vuole un’altra prova di questo talento nel cogliere le sottili differenze della contemporaneità basta ascoltare le parole pronunciate oggi da Berlusconi e Maroni (video). L’annunciato giro di vite sulla prostituzione è la dimostrazione che ci sono prostitute e prostitute. Quelle che battono per strada, che vanno cacciate col foglio di via, e quelle in tubino nero che invece si invitano a cena per fare il coretto sulle canzoni di Apicella.
Quelle si chiamano mignotte, queste escort.
Non è certo colpa di Berlusconi se la lingua italiana, dai tempi di Dante, è tanto ricca da avere almeno due nomi per dire la stessa identica cosa.
giovedì 4 novembre 2010
Notizie in evidenza
Stati Uniti: Obama accetta la sconfitta elettorale, e si impegna ad ascoltare di più la gente e i repubblicani. Non dà la colpa agli altri, non accusa nessuno, non falsifica l'informazione pubblica.
Alluvione in Veneto: i veneti, colpiti dall'inondazione di questi giorni, denunciano la poca solidarietà espressa dalle parti politiche nazionali, fatta eccezione della Lega. La rabbia degli sfollati.
Svolta nel sindacato: Auguri a Susanna Camusso, nuova leader della CGIL (6 milioni di iscritti in Italia), sperando che il sindacato possa ritrovare indipendenza e unità.
Berlusconi lifestyle: c'è chi non ne vuole parlare dicendo che sono altri i problemi del Paese, c'è chi ritiene di avere il diritto di conoscere gli usi e costumi del proprio presidente del consiglio.
Alluvione in Veneto: i veneti, colpiti dall'inondazione di questi giorni, denunciano la poca solidarietà espressa dalle parti politiche nazionali, fatta eccezione della Lega. La rabbia degli sfollati.
Svolta nel sindacato: Auguri a Susanna Camusso, nuova leader della CGIL (6 milioni di iscritti in Italia), sperando che il sindacato possa ritrovare indipendenza e unità.
Berlusconi lifestyle: c'è chi non ne vuole parlare dicendo che sono altri i problemi del Paese, c'è chi ritiene di avere il diritto di conoscere gli usi e costumi del proprio presidente del consiglio.
martedì 2 novembre 2010
Siamo alla frutta
Botta
Berlusconi: Meglio essere puttanieri che gay!
Risposta
Vendola: Le tue barzellette razziste sono una minuscola enciclopedia dell'imbecillità!
Berlusconi: Meglio essere puttanieri che gay!
Risposta
Vendola: Le tue barzellette razziste sono una minuscola enciclopedia dell'imbecillità!
Verso un clima tropicale
lunedì 1 novembre 2010
4 novembre
Mai più lutti, mai più guerre
Esprimiamo solidarietà ai prigionieri di coscienza arrestati per il loro impegno pacifista. Proposta di Beati Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento e PeaceLink
La prima guerra mondiale fu un orrendo massacro che costò, solo all'Italia, 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti (molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste)
Il 4 novembre dovrebbe essere un giorno di lutto e di memoria. Non c'è nulla da festeggiare o celebrare.
Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.
Dissociamoci da ogni ipocrisia.
Contro la retorica militarista, il 4 novembre invitiamo i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere arcobaleno, a partecipare alla manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso (con un volantino, una bandiera che sventola, un cartello appeso al collo … la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: facciamolo correttamente, con educazione e civiltà, ma facciamolo!).
Davanti al dramma della guerra in Afghanistan, nella quale siamo coinvolti come italiani, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di celebrare con una “festa” la vittoria di una guerra? C’è solo da vergognarsi, e tacere per rispetto delle vittime di tutte le guerre. L’unico vero modo per celebrare il ricordo di una guerra, è quello di impegnarsi con la nonviolenza affinchè non ci siano più guerre. Come ha detto il grande scrittore Lev Tolstoj, profeta della nonviolenza, nel capolavoro “Guerra e pace”, le guerre non si vincono, le guerre si perdono e basta.
Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone
Chi la festeggia oggi e' un ignorante
Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: MAI PIU' LA GUERRA!
Sosteniamo l'impegno nonviolento dei disertori, degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che sono impegnati nella Resistenza contro la guerra e il militarismo.
Ci impegniamo oggi, ricordando che coloro che si rifiutarono di combattere venivano fucilati dai carabinieri italiani.
Ricordando gli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti.
Ci impegniamo oggi contro tutte le guerre in nome dei disertori che non vollero partecipare a quella che papa Benedetto XV definì "un'inutile strage".
Associazione PeaceLink
Esprimiamo solidarietà ai prigionieri di coscienza arrestati per il loro impegno pacifista. Proposta di Beati Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento e PeaceLink
La prima guerra mondiale fu un orrendo massacro che costò, solo all'Italia, 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti (molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste)
Il 4 novembre dovrebbe essere un giorno di lutto e di memoria. Non c'è nulla da festeggiare o celebrare.
Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.
Dissociamoci da ogni ipocrisia.
Contro la retorica militarista, il 4 novembre invitiamo i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere arcobaleno, a partecipare alla manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso (con un volantino, una bandiera che sventola, un cartello appeso al collo … la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: facciamolo correttamente, con educazione e civiltà, ma facciamolo!).
Davanti al dramma della guerra in Afghanistan, nella quale siamo coinvolti come italiani, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di celebrare con una “festa” la vittoria di una guerra? C’è solo da vergognarsi, e tacere per rispetto delle vittime di tutte le guerre. L’unico vero modo per celebrare il ricordo di una guerra, è quello di impegnarsi con la nonviolenza affinchè non ci siano più guerre. Come ha detto il grande scrittore Lev Tolstoj, profeta della nonviolenza, nel capolavoro “Guerra e pace”, le guerre non si vincono, le guerre si perdono e basta.
Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone
Chi la festeggia oggi e' un ignorante
Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: MAI PIU' LA GUERRA!
Sosteniamo l'impegno nonviolento dei disertori, degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che sono impegnati nella Resistenza contro la guerra e il militarismo.
Ci impegniamo oggi, ricordando che coloro che si rifiutarono di combattere venivano fucilati dai carabinieri italiani.
Ricordando gli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti.
Ci impegniamo oggi contro tutte le guerre in nome dei disertori che non vollero partecipare a quella che papa Benedetto XV definì "un'inutile strage".
Associazione PeaceLink
sabato 30 ottobre 2010
Notizie di famiglia
E' morto don Carlo Facchin, 88 anni, prete salesiano di Padova. Ecco un articolo del '92 che lo vide protagonista in una riflessione sul dissenso e la democrazia nella Chiesa e nello Stato. Nessuno lo conosce? Capirete il perchè!
Il prete denuncia la Curia
di Stefano Lorenzetto
Prima ha scritto al Papa, dandogli del tu. Voleva che gli restituisse le copie di un suo libro, sequestrate per ordine del vescovo. Ma siccome Sua Santita' non gli ha risposto, ha deciso di rivolgersi a un' autorita' piu' terrena, la magistratura italiana. Non si puo' dire che la prudenza curiale faccia parte del corredo genetico di don Carlo Facchin, 70 anni, salesiano di origine padovana, abitante a Verona, dove fino a pochi anni fa insegnava. Ci sono voluti 406 anni perche' un papa, Paolo VI, abolisse nel '65 l'Indice delle opere contrarie alla fede e alla morale cattolica. Ma per il prete l'anatema letterario e' stato inesorabile. La vicenda ha inizio nel ' 90, quando don Facchin firma un contratto con Pierantonio Marchetti, dell' editrice Sat Verona, per tre quarti di proprieta' della Curia. Paga 10 milioni perche' venga dato alle stampe un libro intitolato "A proposito dell' immoralita' ". Sottotitolo: "Dissenso e democrazia nello Stato e nella Chiesa". Non e' il primo che scrive. Ma diventa subito l' ultimo. Il 2 gennaio '91 riceve una lettera: il vescovo ausiliare e vicario generale della diocesi, monsignor Andrea Veggio, gli ordina "formalmente di ritirare, entro 10 giorni, la pubblicazione da tutte le librerie cittadine e dall' editrice Sat e di portarla in Curia". Il presule, inoltre, "chiede all' autore di rivedere le sue idee e di ritornare figlio obbediente della Chiesa, madre e maestra". Che cosa ci sara' di tanto scandaloso in quelle pagine? Don Facchin non riesce a spiegarselo. La risposta non tarda ad arrivargli, sempre dalla Curia, sotto forma di giudizio anonimo: "Il piu' grande guaio del libro e' il concetto fondamentalmente protestantico di Chiesa. Inneggia alla parita' assoluta fra chierici e laici, in nome di una rivendicazione "socialista" che pone la democrazia alla vetta della scala dei valori. Non trova alcun elemento positivo nell' educazione seminaristica. Non capisce la morale sessuale. Non capisce la dottrina della Chiesa in campo politico". E via bacchettando. Conclusione dello sconosciuto inquisitore: "Mi auguro che il confratello non abbia diffuso tali idee a scuola e spero che la stampa anticlericale non abbia mai in mano il volume". Don Facchin si inchina. La Sat ritira le 2.060 copie giacenti e le deposita in Curia. Ma l'autore invia nel contempo una bella letterina all' editore Marchetti: "Come credenti era giusto obbedire ai nostri superiori. Ora veda di non comportarsi, come cittadino, da persona dimezzata. In base al Vangelo ("l' operaio ha diritto alla sua mercede") e alle leggi sul lavoro, devo esigere il pagamento delle duemila copie vendute alla Curia: a 20 mila lire l'una, fanno 40 milioni". Figurarsi se il vescovo ausiliare accetta di sborsare la somma. Anzi, il prete viene espulso dalla diocesi con la formula del "recusetur". E da Roma il superiore dei salesiani minaccia di sospenderlo "a divinis". Lui non demorde. E si rivolge al Papa: "Amato fratello, ti invio questo mio scritto mediante il servizio Postacelere...". Silenzio anche dal Vaticano, come previsto dall' autore: "Se non mi giungesse risposta, vorra' dire che non ti e' stato consegnato, benche' fosse contrassegnato all' esterno col termine "personale". A don Facchin non resta che recarsi in questura e sporgere denuncia: "Chiedo che si proceda contro i responsabili. Per due anni si sono presi gioco di me. Chiedo inoltre la restituzione delle copie del libro e anche il pagamento dei danni arrecati per il perdurare del sequestro". Il volume e' gia' sul tavolo del procuratore capo Stefano Dragone. Lo Stato che difende un prete dalla Chiesa.
(tratto dal Corriere della Sera del 16 settembre 1992)
Il prete denuncia la Curia
di Stefano Lorenzetto
Prima ha scritto al Papa, dandogli del tu. Voleva che gli restituisse le copie di un suo libro, sequestrate per ordine del vescovo. Ma siccome Sua Santita' non gli ha risposto, ha deciso di rivolgersi a un' autorita' piu' terrena, la magistratura italiana. Non si puo' dire che la prudenza curiale faccia parte del corredo genetico di don Carlo Facchin, 70 anni, salesiano di origine padovana, abitante a Verona, dove fino a pochi anni fa insegnava. Ci sono voluti 406 anni perche' un papa, Paolo VI, abolisse nel '65 l'Indice delle opere contrarie alla fede e alla morale cattolica. Ma per il prete l'anatema letterario e' stato inesorabile. La vicenda ha inizio nel ' 90, quando don Facchin firma un contratto con Pierantonio Marchetti, dell' editrice Sat Verona, per tre quarti di proprieta' della Curia. Paga 10 milioni perche' venga dato alle stampe un libro intitolato "A proposito dell' immoralita' ". Sottotitolo: "Dissenso e democrazia nello Stato e nella Chiesa". Non e' il primo che scrive. Ma diventa subito l' ultimo. Il 2 gennaio '91 riceve una lettera: il vescovo ausiliare e vicario generale della diocesi, monsignor Andrea Veggio, gli ordina "formalmente di ritirare, entro 10 giorni, la pubblicazione da tutte le librerie cittadine e dall' editrice Sat e di portarla in Curia". Il presule, inoltre, "chiede all' autore di rivedere le sue idee e di ritornare figlio obbediente della Chiesa, madre e maestra". Che cosa ci sara' di tanto scandaloso in quelle pagine? Don Facchin non riesce a spiegarselo. La risposta non tarda ad arrivargli, sempre dalla Curia, sotto forma di giudizio anonimo: "Il piu' grande guaio del libro e' il concetto fondamentalmente protestantico di Chiesa. Inneggia alla parita' assoluta fra chierici e laici, in nome di una rivendicazione "socialista" che pone la democrazia alla vetta della scala dei valori. Non trova alcun elemento positivo nell' educazione seminaristica. Non capisce la morale sessuale. Non capisce la dottrina della Chiesa in campo politico". E via bacchettando. Conclusione dello sconosciuto inquisitore: "Mi auguro che il confratello non abbia diffuso tali idee a scuola e spero che la stampa anticlericale non abbia mai in mano il volume". Don Facchin si inchina. La Sat ritira le 2.060 copie giacenti e le deposita in Curia. Ma l'autore invia nel contempo una bella letterina all' editore Marchetti: "Come credenti era giusto obbedire ai nostri superiori. Ora veda di non comportarsi, come cittadino, da persona dimezzata. In base al Vangelo ("l' operaio ha diritto alla sua mercede") e alle leggi sul lavoro, devo esigere il pagamento delle duemila copie vendute alla Curia: a 20 mila lire l'una, fanno 40 milioni". Figurarsi se il vescovo ausiliare accetta di sborsare la somma. Anzi, il prete viene espulso dalla diocesi con la formula del "recusetur". E da Roma il superiore dei salesiani minaccia di sospenderlo "a divinis". Lui non demorde. E si rivolge al Papa: "Amato fratello, ti invio questo mio scritto mediante il servizio Postacelere...". Silenzio anche dal Vaticano, come previsto dall' autore: "Se non mi giungesse risposta, vorra' dire che non ti e' stato consegnato, benche' fosse contrassegnato all' esterno col termine "personale". A don Facchin non resta che recarsi in questura e sporgere denuncia: "Chiedo che si proceda contro i responsabili. Per due anni si sono presi gioco di me. Chiedo inoltre la restituzione delle copie del libro e anche il pagamento dei danni arrecati per il perdurare del sequestro". Il volume e' gia' sul tavolo del procuratore capo Stefano Dragone. Lo Stato che difende un prete dalla Chiesa.
(tratto dal Corriere della Sera del 16 settembre 1992)
venerdì 29 ottobre 2010
Gesù e Zaccheo
Il vangelo di domenica 31 ottobre (Lc 19,1-10)
Gesù non fa preferenze di persona. Incontra il povero come il ricco. L'operaio come l'imprenditore. L'eterosessuale come l'omosessuale. Non è condizionato da ideologie, compagnie o sponsor. Incontra tutti coloro che semplicemente gli aprono la porta. Senza quei maledetti pregiudizi. Da colui che la tiene chiusa, non può e non vuole entrare. Tranquilli!
Da un incontro sincero con la parola di Gesù, o dall'incontro sincero con una persona che ci vuole bene, che ci dice la verità... avviene un cambiamento, in noi, in lui. Zaccheo cambia, non credo però improvvisamente. Anche Gesù cambia. Credo piuttosto in un cammino di conversione dovuto alla relazione autentica con Gesù e se stesso. Non credo al miracolo del tutto e subito, ma al miracolo della fatica. Non credo al miracolo che viene da fuori, ma a quello che viene da dentro.
Zaccheo era un arricchito alle spalle dei più poveri. Quanti Zaccheo oggi? E dentro di me? Il frutto della sua conversione: restituire quanto aveva rubato. Ecco il principio del sacramento della riconciliazione: se ho rubato, restituisco. Se ho fatto del male, faccio del bene. E la vita continua.
Testimonianze
1.Signore è colui che dà e condivide con gli altri, ricco è colui che ha e trattiene per sè. Allora Gesù l'ha detto: "E' più difficile per un cammello entrare nella cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno".
Alberto Maggi
2.Dio ha un'economia più simile allo spreco che all'accumulazione o alla taccagneria.
Antonietta Potente
3.Usiamo i soldi come se non esistesse il Vangelo, e leggiamo il Vangelo come se non esistessero i soldi!
Alex Zanotelli
4.E' strano associare Gesù ai soldi. Ma, secondo me, è altrettanto inutile demonizzarli. Semplicemente lui ne ha parlato pochissimo e ne ha gestiti altrettanto pochi, almeno così sembra dai vangeli.
Stefania Salomone
5.Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
Francesco d'Assisi
6.Zaccheo è per me la testimonianza di un cammino molto concreto dall’egoismo alla condivisione, ma è anche la “parabola” di un viaggio interiore che va dalla “curiosità“ alla conversione.
Franco Barbero
Gesù non fa preferenze di persona. Incontra il povero come il ricco. L'operaio come l'imprenditore. L'eterosessuale come l'omosessuale. Non è condizionato da ideologie, compagnie o sponsor. Incontra tutti coloro che semplicemente gli aprono la porta. Senza quei maledetti pregiudizi. Da colui che la tiene chiusa, non può e non vuole entrare. Tranquilli!
Da un incontro sincero con la parola di Gesù, o dall'incontro sincero con una persona che ci vuole bene, che ci dice la verità... avviene un cambiamento, in noi, in lui. Zaccheo cambia, non credo però improvvisamente. Anche Gesù cambia. Credo piuttosto in un cammino di conversione dovuto alla relazione autentica con Gesù e se stesso. Non credo al miracolo del tutto e subito, ma al miracolo della fatica. Non credo al miracolo che viene da fuori, ma a quello che viene da dentro.
Zaccheo era un arricchito alle spalle dei più poveri. Quanti Zaccheo oggi? E dentro di me? Il frutto della sua conversione: restituire quanto aveva rubato. Ecco il principio del sacramento della riconciliazione: se ho rubato, restituisco. Se ho fatto del male, faccio del bene. E la vita continua.
Testimonianze
1.Signore è colui che dà e condivide con gli altri, ricco è colui che ha e trattiene per sè. Allora Gesù l'ha detto: "E' più difficile per un cammello entrare nella cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno".
Alberto Maggi
2.Dio ha un'economia più simile allo spreco che all'accumulazione o alla taccagneria.
Antonietta Potente
3.Usiamo i soldi come se non esistesse il Vangelo, e leggiamo il Vangelo come se non esistessero i soldi!
Alex Zanotelli
4.E' strano associare Gesù ai soldi. Ma, secondo me, è altrettanto inutile demonizzarli. Semplicemente lui ne ha parlato pochissimo e ne ha gestiti altrettanto pochi, almeno così sembra dai vangeli.
Stefania Salomone
5.Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
Francesco d'Assisi
6.Zaccheo è per me la testimonianza di un cammino molto concreto dall’egoismo alla condivisione, ma è anche la “parabola” di un viaggio interiore che va dalla “curiosità“ alla conversione.
Franco Barbero
Ci sono anch'io...
Ho saputo da un articolo apparso sul Gazzettino del 19.10.10 che sull'ultimo libro di Vittorino Andreoli, "Preti di carta" (Ed. Piemme), che raccoglie "storie di santi ed eretici, asceti e libertini, esorcisti e guaritori", ci sono anch'io. Come mai? Quale onore?! Non lo sapevo, forse avrà citato alcuni miei interventi, o le notizie su di me stampate sulla "carta". Però...sarei curioso di sapere cosa ha scritto. Che strano, sull'annuario dei preti di Padova il mio nome è stato cancellato, mentre su alcuni libri di nazionale diffusione viene inserito. Non c'è qualcosa che non funziona?
mercoledì 27 ottobre 2010
Un libro, una sfida

“Il libro è una miniera di materiali di riflessione che può tornare utile a tutti questi figli e figlie che cercano percorsi di fede liberante creativamente ribelle”.
Enzo Mazzi
Breve recensione
Dal regista e giornalista Gilberto Squizzato un libro (Gabrielli Editori) che è un viaggio alla riscoperta del Vangelo di Gesù di Nazareth, come la sua spiegazione ai figli "nell'età del nichilismo". A suo modo è un testo teologico e insieme evangelico, che si pone come un annuncio, alimentandosi ai risultati della ricerca teologica interconfessionale più aggiornata e agli studi biblici più recenti e rigorosi, oltre che facendo ampio ricorso all'analisi storico-critica dei testi. Al tempo stesso questo libro vuol essere ed è un'opera semplice e comprensibile rivolta ai non addetti ai lavori (come appunto i due figli dell'autore, assunti come paradigma della nuova condizione e cultura giovanile) e proprio per questo motivo è scritta in un linguaggio piano, discorsivo, divulgativo. La sfida di Gilberto Squizzato è infatti quella di "tradurre" il Credo cristiano e il Padre Nostro - e dunque il Vangelo di Gesù di Nazareth - in un linguaggio comprensibile agli uomini del nostro tempo. Prefazioni in forma di testimonial di: Franco Barbero, Paolo Farinella, Giovanni Franzoni, Giuseppe Genna, Giuseppe Giulietti, Enzo Mazzi, Alessandro Zaccuri.
E le donne? (ndr)
lunedì 25 ottobre 2010
Segni di speranza
Piccole soddisfazioni
Un ricercatore di filosofia dell'Università del Salento mi scrive:
"Ho letto con piacere e attenzione il tuo libro, e condivido pienamente le tue posizioni. Ma credo che il problema sia quello di una radicale reimpostazione
teologica delle diverse questioni dogmatiche".
Un prete sposato della chiesa vetero cattolica mi scrive:
"Ho appena finito di leggere per la prima volta il tuo libro. Devo dire che il Boss-Papà ti ha donato numerosi carismi...non ultimo quello di narrare il vangelo in maniera sublime e a mo' di romanzo. Mi sono commosso leggendo la tua storia. Anche perchè ho molte cose in comune con te. Sono stato anche io un presbitero romano ordinato nel 2000, nel 2003 ho lasciato dopo aver studiato ecclesiologia ad indirizzo ecumenico al Laterano, nel 2010 mi sono sposato con una ragazza africana(Nigeriana). Già nel 2003 ho deciso di incardinarmi nella chiesa vetero cattolica ed ora sono un prete sposato lavoratore felice che esercita e ha sempre esercitato il suo ministero.
In questi giorni, per caso o per provvidenza, sto incontrando alcuni preti di Padova che mi salutano con affetto e che mi chiedono come sto, cosa faccio, cosa ne penso di questa Chiesa... insomma, respiro curiosità e stima, e tutto questo, lo devo dire, mi rende ancora AFFEZIONATO alla chiesa del dialogo e del confronto.
Un ricercatore di filosofia dell'Università del Salento mi scrive:
"Ho letto con piacere e attenzione il tuo libro, e condivido pienamente le tue posizioni. Ma credo che il problema sia quello di una radicale reimpostazione
teologica delle diverse questioni dogmatiche".
Un prete sposato della chiesa vetero cattolica mi scrive:
"Ho appena finito di leggere per la prima volta il tuo libro. Devo dire che il Boss-Papà ti ha donato numerosi carismi...non ultimo quello di narrare il vangelo in maniera sublime e a mo' di romanzo. Mi sono commosso leggendo la tua storia. Anche perchè ho molte cose in comune con te. Sono stato anche io un presbitero romano ordinato nel 2000, nel 2003 ho lasciato dopo aver studiato ecclesiologia ad indirizzo ecumenico al Laterano, nel 2010 mi sono sposato con una ragazza africana(Nigeriana). Già nel 2003 ho deciso di incardinarmi nella chiesa vetero cattolica ed ora sono un prete sposato lavoratore felice che esercita e ha sempre esercitato il suo ministero.
In questi giorni, per caso o per provvidenza, sto incontrando alcuni preti di Padova che mi salutano con affetto e che mi chiedono come sto, cosa faccio, cosa ne penso di questa Chiesa... insomma, respiro curiosità e stima, e tutto questo, lo devo dire, mi rende ancora AFFEZIONATO alla chiesa del dialogo e del confronto.
domenica 24 ottobre 2010
Resistenza!
Localismo e consumo critico: contro un'informazione suadente
"I consumatori devono riprendere l’abitudine di consumare ciò che serve, scegliendo i prodotti della propria regione, diminuendo, tra l’altro, l’addizionale sui prodotti stessi che gravano a causa dei trasporti.
La maggior parte dei polli provengono dal Nord-Est d’Italia; si tratta di animali gonfiati con vitamine, antibiotici, integratori, il tutto a discapito della qualità quando non dannosi.
Anche le acque minerali viaggiano con costi e disagi enormi per la viabilità e l’inquinamento che causano i mezzi su ruote, mentre le acque regionali vengono snobbate in obbedienza alla carica ossessiva della pubblicità.
Resistenza… per resistere al fascino dell’informazione suadente, per non cadere nella trappola della moda o delle abitudini che vengono proiettate come status di vita.
Disporre di venti case, e vantarsene non può diventare il sogno segreto dell’italiano medio, deve rimanere per ciò che è in realtà: una spacconata degna di un parvenu che affida al possesso e all’opulenza la sua dimensione umana, sociale, politica, imprenditoriale, non disponendo di altri argomenti più credibili."
Rosario Amico Roxas (leggi tutto)
"I consumatori devono riprendere l’abitudine di consumare ciò che serve, scegliendo i prodotti della propria regione, diminuendo, tra l’altro, l’addizionale sui prodotti stessi che gravano a causa dei trasporti.
La maggior parte dei polli provengono dal Nord-Est d’Italia; si tratta di animali gonfiati con vitamine, antibiotici, integratori, il tutto a discapito della qualità quando non dannosi.
Anche le acque minerali viaggiano con costi e disagi enormi per la viabilità e l’inquinamento che causano i mezzi su ruote, mentre le acque regionali vengono snobbate in obbedienza alla carica ossessiva della pubblicità.
Resistenza… per resistere al fascino dell’informazione suadente, per non cadere nella trappola della moda o delle abitudini che vengono proiettate come status di vita.
Disporre di venti case, e vantarsene non può diventare il sogno segreto dell’italiano medio, deve rimanere per ciò che è in realtà: una spacconata degna di un parvenu che affida al possesso e all’opulenza la sua dimensione umana, sociale, politica, imprenditoriale, non disponendo di altri argomenti più credibili."
Rosario Amico Roxas (leggi tutto)
venerdì 22 ottobre 2010
E' possibile un capitalismo umano?
L’ultimo libro di Muhammad Yunus, “Si può fare!”, spiega come il “business sociale” possa creare un “capitalismo più umano”. Un ossimoro ancora più forte di quello che smaschera Serge Latouche sotto il nome di "sviluppo sostenibile". O è sviluppo o è sostenibile, non sono parole neutre. Esiste quindi un modo umano di mettere il capitale al centro delle relazioni?
mercoledì 20 ottobre 2010
No agli sprechi!
Ricevo e pubblico volentieri
Aldilà delle opinioni politiche di ognuno di noi, credo che sia veramente
triste che, il governo (e il suo capo) spenda soldi dei contribuenti per
pubblicizzare il proprio operato (col libro che sta per essere spedito
alle famiglie italiane).
Credo che i soldi delle spedizioni e delle pubblicazioni possano essere
spesi in situazioni dove vengono invece effettuati dei tagli, come la scuola pubblica!
A questo punto, invito chi fosse interessato ad andare sul sito:
http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp
e inserire il seguente testo:
"Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio
Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di
governo", mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo,
essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n.
675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13
comma e). Desidero inoltre che la spesa relativa che si risparmierà venga
messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione
e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l'attenzione porgo
distinti saluti."
e inviarlo.
Non servira' allo scopo forse, ma...
CHE NON SI DICA CHE ERAVAMO D'ACCORDO!
Aldilà delle opinioni politiche di ognuno di noi, credo che sia veramente
triste che, il governo (e il suo capo) spenda soldi dei contribuenti per
pubblicizzare il proprio operato (col libro che sta per essere spedito
alle famiglie italiane).
Credo che i soldi delle spedizioni e delle pubblicazioni possano essere
spesi in situazioni dove vengono invece effettuati dei tagli, come la scuola pubblica!
A questo punto, invito chi fosse interessato ad andare sul sito:
http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp
e inserire il seguente testo:
"Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio
Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di
governo", mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo,
essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n.
675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13
comma e). Desidero inoltre che la spesa relativa che si risparmierà venga
messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione
e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l'attenzione porgo
distinti saluti."
e inviarlo.
Non servira' allo scopo forse, ma...
CHE NON SI DICA CHE ERAVAMO D'ACCORDO!
C'era una volta la democrazia...
Lodo-Alfano retroattivo: ulteriore schiaffo alla democrazia

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle
(politico, generale e oratore greco, dell'allora partito democratico)

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle
(politico, generale e oratore greco, dell'allora partito democratico)
lunedì 18 ottobre 2010
Germania: il multiculturalismo è fallito?
Angela Merkel, cancelliere tedesco, nei giorni scorsi ha lapidariamente dichiarato:
“Il tentativo di costruire una società multiculturale in Germania è totalmente fallito”.
“Il cosiddetto concetto multiculturale, dove le persone vivono felicemente fianco a fianco, non funziona. Gli immigranti devono fare di più per integrarsi, incluso imparare il tedesco”.
(leggi l'articolo di Bruno Gambarella)
Non so se sia semplicemente campagna elettorale in vista delle elezioni del 2011, comunque il problema sollevato è serio e attuale. Il multiculturalismo, l'assemblaggio cioè di comunità di origine culturale diversa, non può essere il fine di una società. Forse un passaggio che tende a creare una società interculturale, dove non esistono ghetti, via Anelli come China Town, scuole speciali per disabili, zingari e altre categorie classificate "inferiori", ma occasioni di scambio, di arricchimento reciproco.
“Il tentativo di costruire una società multiculturale in Germania è totalmente fallito”.
“Il cosiddetto concetto multiculturale, dove le persone vivono felicemente fianco a fianco, non funziona. Gli immigranti devono fare di più per integrarsi, incluso imparare il tedesco”.
(leggi l'articolo di Bruno Gambarella)
Non so se sia semplicemente campagna elettorale in vista delle elezioni del 2011, comunque il problema sollevato è serio e attuale. Il multiculturalismo, l'assemblaggio cioè di comunità di origine culturale diversa, non può essere il fine di una società. Forse un passaggio che tende a creare una società interculturale, dove non esistono ghetti, via Anelli come China Town, scuole speciali per disabili, zingari e altre categorie classificate "inferiori", ma occasioni di scambio, di arricchimento reciproco.
giovedì 14 ottobre 2010
In due sabati, due manifestazioni
Solo uniti saremo credibili!
"La Fim Cisl - attraverso una lettera che il responsabile dell'Ufficio Stampa, Rosario Iaccarino, ha inviato alle maggiori testate tv e radio - chiede maggiore rispetto del pluralismo sindacale e più considerazione in termini di visibilità e di spazi, affinché venga proposta e ristabilita una lettura veritiera degli eventi sindacali".
Una manifestazione di sabato, allora, nasconde anche le debolezze della Fiom pur mettendola nei fatti alla testa di un movimento di opposizione. "È la prima volta che succede", commentava ieri il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi.
"La Fim Cisl - attraverso una lettera che il responsabile dell'Ufficio Stampa, Rosario Iaccarino, ha inviato alle maggiori testate tv e radio - chiede maggiore rispetto del pluralismo sindacale e più considerazione in termini di visibilità e di spazi, affinché venga proposta e ristabilita una lettura veritiera degli eventi sindacali".
Una manifestazione di sabato, allora, nasconde anche le debolezze della Fiom pur mettendola nei fatti alla testa di un movimento di opposizione. "È la prima volta che succede", commentava ieri il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi.
Cercasi Buoni Samaritani
I fatti pubblicizzati parlano di violenza: realtà certamente. I buoni samaritani, che per fortuna esistono e non attirano l'attenzione dei media, continuano a fermarsi ogni volta che si accorgono di una persona in difficoltà.
Violenza e indifferenza, un connubio perfetto! L'omissione di soccorso nei confronti della donna stesa a terra con un pugno nella metropolitana di Milano, non è avvenuto in un Paese come l'Afghanistan. Esportiamo democrazia nonostante ce ne sia immenso bisogno qui, dove i mostri hanno la faccia da zio e per un cane siamo disposti ad uccidere un essere umano.
Sarà perchè si trattava di una rumena? O semplicemnte perchè è scomparso l'altruismo dalle radici cristiane? Rimasta a terra per troppo tempo, visibile solamente alle telecamere nascoste, come se un gesto civile fosse di competenza soltanto degli organi di sicurezza. Forse tutti aspettavano l'arrivo della polizia, forse le menti erano sovra pensiero o forse vi era paura di non essere all'altezza nel soccorrerla adeguatamente o l'abitudine di passare sempre oltre per non perder tempo.
Una donna per terra, allontana gli sguardi. A Padova un semplice velo allontana clienti da un panificio gestito da una coppia tunisina. Se fosse bianco assomiglierebbe a quello che indossano alcune monache di clausura. Un semplice velo riesce a far chiudere un esercizio e ostacolare quel processo di integrazione così invocato per la nostra città. Sottigliezze per palati raffinati. Un pane buono nelle mani di una musulmana col velo diventa magicamente vecchio, pericoloso, infettivo. Offesa come uno schiaffo, violento e gratuito. Boicottaggio ideologico che rivela un basso livello culturale. Fino a quando dobbiamo aspettare perchè anche a Padova, come nella maggiorparte delle città multietniche europee, i pregiudizi non offuschino la verità?
Violenza e indifferenza, un connubio perfetto! L'omissione di soccorso nei confronti della donna stesa a terra con un pugno nella metropolitana di Milano, non è avvenuto in un Paese come l'Afghanistan. Esportiamo democrazia nonostante ce ne sia immenso bisogno qui, dove i mostri hanno la faccia da zio e per un cane siamo disposti ad uccidere un essere umano.
Sarà perchè si trattava di una rumena? O semplicemnte perchè è scomparso l'altruismo dalle radici cristiane? Rimasta a terra per troppo tempo, visibile solamente alle telecamere nascoste, come se un gesto civile fosse di competenza soltanto degli organi di sicurezza. Forse tutti aspettavano l'arrivo della polizia, forse le menti erano sovra pensiero o forse vi era paura di non essere all'altezza nel soccorrerla adeguatamente o l'abitudine di passare sempre oltre per non perder tempo.
Una donna per terra, allontana gli sguardi. A Padova un semplice velo allontana clienti da un panificio gestito da una coppia tunisina. Se fosse bianco assomiglierebbe a quello che indossano alcune monache di clausura. Un semplice velo riesce a far chiudere un esercizio e ostacolare quel processo di integrazione così invocato per la nostra città. Sottigliezze per palati raffinati. Un pane buono nelle mani di una musulmana col velo diventa magicamente vecchio, pericoloso, infettivo. Offesa come uno schiaffo, violento e gratuito. Boicottaggio ideologico che rivela un basso livello culturale. Fino a quando dobbiamo aspettare perchè anche a Padova, come nella maggiorparte delle città multietniche europee, i pregiudizi non offuschino la verità?
Hooligans serbi: attenzione agli equivoci!
di Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
[...]Di fatto, tanti in Italia in queste ore si stanno sbizzarrendo a collegare, in buona o cattiva fede ma comunque impropriamente, le violenze degli "hooligans" con le presunte crudeltà dei partigiani jugoslavi, riassunte con la parolina in codice "foibe". Prima dunque di entrare nel merito della questione "hooligans serbi", è necessario sgombrare il campo dal primo e più penoso equivoco: tra i due argomenti - quello delle "foibe" e quello degli "hooligans" - non esiste alcun collegamento possibile se non quello dettato dal ben noto sillogismo razzista italiano, per cui slavi = barbari = infoibatori.
(leggi tutto)
[...]Di fatto, tanti in Italia in queste ore si stanno sbizzarrendo a collegare, in buona o cattiva fede ma comunque impropriamente, le violenze degli "hooligans" con le presunte crudeltà dei partigiani jugoslavi, riassunte con la parolina in codice "foibe". Prima dunque di entrare nel merito della questione "hooligans serbi", è necessario sgombrare il campo dal primo e più penoso equivoco: tra i due argomenti - quello delle "foibe" e quello degli "hooligans" - non esiste alcun collegamento possibile se non quello dettato dal ben noto sillogismo razzista italiano, per cui slavi = barbari = infoibatori.
(leggi tutto)
mercoledì 13 ottobre 2010
Afghanistan
"Il nostro ministro della Difesa Ignazio La Russa, è l'unico che non si rende conto che le bombe sono la causa e non la soluzione del disastro"
Pino Arlacchi,
relatore della "Nuova strategia in Afghanistan" al Parlamento europeo
Pino Arlacchi,
relatore della "Nuova strategia in Afghanistan" al Parlamento europeo
domenica 10 ottobre 2010
Libero dalla tradizione, si lascia salvare
(dal commento al vangelo della domenica di Alberto Maggi)
E infatti “Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio”, rendere gloria a Dio era un privilegio considerato esclusivo di Israele, “all’infuori di questo straniero”.
Il termine ‘straniero’, adoperato soltanto da Luca nel Nuovo Testamento, è lo stesso che si ritrovava nella cancellata, nella palizzata, che divideva nel tempio l’ingresso dei pagani da quello dei giudei. Anche i non ebrei potevano entrare nel tempio, ma c’era una palizzata, un recinto, con delle targhe, dove c’era scritto: “che nessun straniero”, lo stesso termine adoperato qui da Luca, “entri all’interno della palizzata del recinto, perché, se viene sorpreso, dovrà incolpare se stesso della morte che seguirà”.
Quindi era proibito avvicinarsi al Signore. Qui invece è il Signore che attira gli stranieri e cosa dice? “E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»”
Sono stati purificati tutti e dieci, ma soltanto per quello che ritorna e riconosce l’autore di questa purificazione, solo per questo si parla di fede.
Quindi è la prova, come dicevamo all’inizio, che la fede non è un dono che Dio fa agli uomini ‐ il dono d’amore Dio lo fa a tutti quanti questi lebbrosi ‐, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa a tutti quanti.
E infatti “Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio”, rendere gloria a Dio era un privilegio considerato esclusivo di Israele, “all’infuori di questo straniero”.
Il termine ‘straniero’, adoperato soltanto da Luca nel Nuovo Testamento, è lo stesso che si ritrovava nella cancellata, nella palizzata, che divideva nel tempio l’ingresso dei pagani da quello dei giudei. Anche i non ebrei potevano entrare nel tempio, ma c’era una palizzata, un recinto, con delle targhe, dove c’era scritto: “che nessun straniero”, lo stesso termine adoperato qui da Luca, “entri all’interno della palizzata del recinto, perché, se viene sorpreso, dovrà incolpare se stesso della morte che seguirà”.
Quindi era proibito avvicinarsi al Signore. Qui invece è il Signore che attira gli stranieri e cosa dice? “E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»”
Sono stati purificati tutti e dieci, ma soltanto per quello che ritorna e riconosce l’autore di questa purificazione, solo per questo si parla di fede.
Quindi è la prova, come dicevamo all’inizio, che la fede non è un dono che Dio fa agli uomini ‐ il dono d’amore Dio lo fa a tutti quanti questi lebbrosi ‐, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa a tutti quanti.
sabato 9 ottobre 2010
Non volevano essere eroi!
Volevano forse tornare a casa...
Altri 4 vittime in Afganistan. 34 dall'inizio della nostra occupazione nel 2004. Anche Zaia della Lega spinge al rientro delle truppe, persino lui! Di nuovo le solite dichiarazioni dal mondo politico, come da copione.
E mi fa sorridere sentire parlare di eroi, soprattutto quando leggo la confessione dell'unico ferito fuori pericolo: "Mi sono rotto di stare qui!" E se fosse morto lo avremmo chiamato eroe. Inconsapevole di esserlo. Anzi, stanco di stare lì come possibile eroe, come portatore di pace e di democrazia. Ecco l'assurdo: il linguaggio usato serve per giustificare violenza, guerra, armi, morte... contro la volontà dei diretti interessati, forse consapevoli di trovarsi inutilmente lì, ma ormai troppo tardi...
Altri 4 vittime in Afganistan. 34 dall'inizio della nostra occupazione nel 2004. Anche Zaia della Lega spinge al rientro delle truppe, persino lui! Di nuovo le solite dichiarazioni dal mondo politico, come da copione.
E mi fa sorridere sentire parlare di eroi, soprattutto quando leggo la confessione dell'unico ferito fuori pericolo: "Mi sono rotto di stare qui!" E se fosse morto lo avremmo chiamato eroe. Inconsapevole di esserlo. Anzi, stanco di stare lì come possibile eroe, come portatore di pace e di democrazia. Ecco l'assurdo: il linguaggio usato serve per giustificare violenza, guerra, armi, morte... contro la volontà dei diretti interessati, forse consapevoli di trovarsi inutilmente lì, ma ormai troppo tardi...
La manifestazione riparatoria
100.000 in piazza del Popolo
Oggi sono stato alla manifestazione organizzata dalla CISL e UIL a Roma, in piazza del popolo, per chiedere al governo di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, alle famiglie e di investire nello sviluppo. Una mossa che qualcuno legge e sente come riparazione a quella (grave) assenza allo sciopero indetto dalla CGIL contro l'ultima manovra finanziaria. Veniamo agli interventi dei due segretari.
Un paio di battute di Angeletti mi deludono profondamente: dice di non sentire la mancanza della CGIL. Ed io, invece, avrei iniziato il discorso proprio così: pur davanti ad una piazza gremita, oltre le aspettative, non me la sento di esultare, quando il sindacalismo italiano è in crisi, soprattutto perchè diviso...
Bonanni è stato più intelligente, ha toccato un po' tutti gli aspetti della vita del nostro Paese, dall'economia alla politica, dalla scuola ai pubblici ministeri. Pronuncia i nomi di due colpevoli: Tremonti e Gelmini, ma chiede a tutti responsabilità. Però, la vera spina al fianco rimane il comportamento della Fiom sulla vicenda di Pomigliano, che Bonanni giudica come un non voler portare lavoro in Italia. Si spera che con la nuova segretaria generale, Susanna Camusso, migliori il clima di dialogo perchè il sindacato, pur accogliendo il pluralismo, ritorni ad essere unito.
Oggi sono stato alla manifestazione organizzata dalla CISL e UIL a Roma, in piazza del popolo, per chiedere al governo di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, alle famiglie e di investire nello sviluppo. Una mossa che qualcuno legge e sente come riparazione a quella (grave) assenza allo sciopero indetto dalla CGIL contro l'ultima manovra finanziaria. Veniamo agli interventi dei due segretari.
Un paio di battute di Angeletti mi deludono profondamente: dice di non sentire la mancanza della CGIL. Ed io, invece, avrei iniziato il discorso proprio così: pur davanti ad una piazza gremita, oltre le aspettative, non me la sento di esultare, quando il sindacalismo italiano è in crisi, soprattutto perchè diviso...
Bonanni è stato più intelligente, ha toccato un po' tutti gli aspetti della vita del nostro Paese, dall'economia alla politica, dalla scuola ai pubblici ministeri. Pronuncia i nomi di due colpevoli: Tremonti e Gelmini, ma chiede a tutti responsabilità. Però, la vera spina al fianco rimane il comportamento della Fiom sulla vicenda di Pomigliano, che Bonanni giudica come un non voler portare lavoro in Italia. Si spera che con la nuova segretaria generale, Susanna Camusso, migliori il clima di dialogo perchè il sindacato, pur accogliendo il pluralismo, ritorni ad essere unito.
giovedì 7 ottobre 2010
Sarah, uccisa da un familiare
Non rapita da un clandestino!
L'assassinio di Sarah Scazzi ad opera dello zio ci invita nuovamente a riflettere su come le maggiori violenze avvengano all'interno delle famiglie e non ad opera di sconosciuti, stranieri, immigrati, clandestini.
La campagna per la sicurezza dovrebbe interessare i rapporti affettivi in crisi. Questa è la principale causa di morte!
Cara Lega, la minaccia alla nostra sicurezza non viene da fuori, ma da dentro! Amara constatazione, ancora poco pubblicizzata, perchè forse inguaribile con eserciti, leggi e ordinanze.
L'assassinio di Sarah Scazzi ad opera dello zio ci invita nuovamente a riflettere su come le maggiori violenze avvengano all'interno delle famiglie e non ad opera di sconosciuti, stranieri, immigrati, clandestini.
La campagna per la sicurezza dovrebbe interessare i rapporti affettivi in crisi. Questa è la principale causa di morte!
Cara Lega, la minaccia alla nostra sicurezza non viene da fuori, ma da dentro! Amara constatazione, ancora poco pubblicizzata, perchè forse inguaribile con eserciti, leggi e ordinanze.
L'invenzione della scarsità
C'era un tempo in cui...
...quando la scarsità veniva percepita come uno degli aspetti della pienezza cosmica, come una dimensione della necessità e come una molla indispensabile all'abbondanza, essa diventava creatrice di cultura e di spirito comunitario, e contribuiva all'edificazione di tutto un sistema di difese immunitarie. [...] Alcune cose, questo è chiaro, erano più scarse o più inaccessibili di altre, ma non rappresentavano una mancanza nè trave, nè intollerabile. Esse evocavano, se mai, la fragilità delkla condizione umana di fronte alla necessità e inducevano, semplicemente, ciascuno a mettere a frutto le proprie qualità, innate o acquisite. [...] Lo sviluppo, nonostante il suo bilancio disastroso, continua a creare illusioni nelle numerose popolazioni che lo prendono per ciò che non è mai stato: la speranza di un miglioramento.
(tratto da "Quando la povertà diventa miseria", Majid Rahnema, Gli struzzi Einaudi)
...quando la scarsità veniva percepita come uno degli aspetti della pienezza cosmica, come una dimensione della necessità e come una molla indispensabile all'abbondanza, essa diventava creatrice di cultura e di spirito comunitario, e contribuiva all'edificazione di tutto un sistema di difese immunitarie. [...] Alcune cose, questo è chiaro, erano più scarse o più inaccessibili di altre, ma non rappresentavano una mancanza nè trave, nè intollerabile. Esse evocavano, se mai, la fragilità delkla condizione umana di fronte alla necessità e inducevano, semplicemente, ciascuno a mettere a frutto le proprie qualità, innate o acquisite. [...] Lo sviluppo, nonostante il suo bilancio disastroso, continua a creare illusioni nelle numerose popolazioni che lo prendono per ciò che non è mai stato: la speranza di un miglioramento.
(tratto da "Quando la povertà diventa miseria", Majid Rahnema, Gli struzzi Einaudi)
Vent'anni fa, le proposte inascoltate per evitare la crisi attuale
In piena crisi economica...
...la proposta di avviare un lavoro di ricostruzione, riarmonizzazione, rigenerazione, era già stata fatta quasi vent'anni fa, nella dichiarazione dell'International Network for Cultural Alternatives to Development (Incad).
Ecco i primi passi compiere:
1. Cancellare progressivamente (al ritmo del 20 per cento all'anno) tutti i debiti dei paesi del Sud contratti per progetti di sviluppo.
2. Ridurre il reddito pro capite nei paesi del Nord al livello del 1960.
3. Arrestare con mezzi adeguati l'utilizzazione illimitata del petrolio.
4. Ridurre la quantità di elettricità utilizzata a un ritmo che permetta di annullare, nell'arco di dieci anni, tutti i progetti di centrali nucleari.
5. Decostruire il modello globale di educazione che incoraggia e sostiene gli Stati-nazione e il loro sviluppo; [...]
6. Avviare, al Nord come al Sud, una campagna massiccia di programmi per un'altra educazione delle èlite socio-professionali a proposito della perversità dello sviluppo; [...]
7. Trasformare tutte le agenzie di aiuto allo sviluppo in cooperative decentrate che abbiano come programma l'acquisizione e la rigenerazione della conoscenza e il riconoscimento dei modi di vita e del saper fare delle diverse culture del mondo,[...].
(tratto da "Come sopravvivere allo sviluppo", Serge Latouche, Bollati Boringhieri)
...la proposta di avviare un lavoro di ricostruzione, riarmonizzazione, rigenerazione, era già stata fatta quasi vent'anni fa, nella dichiarazione dell'International Network for Cultural Alternatives to Development (Incad).
Ecco i primi passi compiere:
1. Cancellare progressivamente (al ritmo del 20 per cento all'anno) tutti i debiti dei paesi del Sud contratti per progetti di sviluppo.
2. Ridurre il reddito pro capite nei paesi del Nord al livello del 1960.
3. Arrestare con mezzi adeguati l'utilizzazione illimitata del petrolio.
4. Ridurre la quantità di elettricità utilizzata a un ritmo che permetta di annullare, nell'arco di dieci anni, tutti i progetti di centrali nucleari.
5. Decostruire il modello globale di educazione che incoraggia e sostiene gli Stati-nazione e il loro sviluppo; [...]
6. Avviare, al Nord come al Sud, una campagna massiccia di programmi per un'altra educazione delle èlite socio-professionali a proposito della perversità dello sviluppo; [...]
7. Trasformare tutte le agenzie di aiuto allo sviluppo in cooperative decentrate che abbiano come programma l'acquisizione e la rigenerazione della conoscenza e il riconoscimento dei modi di vita e del saper fare delle diverse culture del mondo,[...].
(tratto da "Come sopravvivere allo sviluppo", Serge Latouche, Bollati Boringhieri)
martedì 5 ottobre 2010
Si parla tanto di violenza
Violenza di uomini nei confronti delle donne
Violenza di padri musulmani nei confronti di figlie troppo occidentali
Violenza di donne troppo provocanti nei confronti di uomini deboli
Violenza di un sindacato contro un altro
Violenza di uno scienziato nei confronti della vita
Violenza della Chiesa nei confronti della libertà
Violenza di multinazionali nei confronti degli operai
Violenza negli stadi, negli ospedali, fuori dalle scuole e dentro le mura domestiche
Violenza della natura nei confronti degli esseri umani
Violenza sotto le coperte, dietro le televisioni, dentro le dottrine
Cercasi vocazioni alla non-violenza coerente:
Non si può difendere un embrione e uccidere la diversità di pensiero!
Violenza di padri musulmani nei confronti di figlie troppo occidentali
Violenza di donne troppo provocanti nei confronti di uomini deboli
Violenza di un sindacato contro un altro
Violenza di uno scienziato nei confronti della vita
Violenza della Chiesa nei confronti della libertà
Violenza di multinazionali nei confronti degli operai
Violenza negli stadi, negli ospedali, fuori dalle scuole e dentro le mura domestiche
Violenza della natura nei confronti degli esseri umani
Violenza sotto le coperte, dietro le televisioni, dentro le dottrine
Cercasi vocazioni alla non-violenza coerente:
Non si può difendere un embrione e uccidere la diversità di pensiero!
Siamo tutti eretici?
Non abbiamo ancora imparato quante verità sono risultate poi menzogna e quante eresie del passato sono ora opinione comune? Com’è possibile che ancora confondiamo la fede con delle credenze e la identifichiamo con formulazioni, e non abbiamo appreso che merita fede solo l’Indicibile al di là della parola?
José Arregui (teologo basco costretto al silenzio dal vescovo di San Sebastián mons. José Ignacio Munilla e poi indotto a lasciare l’ordine francescano)
Leggi Le Radici di Gesù
José Arregui (teologo basco costretto al silenzio dal vescovo di San Sebastián mons. José Ignacio Munilla e poi indotto a lasciare l’ordine francescano)
Leggi Le Radici di Gesù
Gruppo Biblico "Vangelo e Yoga"
Programma ottobre-dicembre 2010
Gesù e...
Approfondimento della figura di Gesù,
raccontato nei vangeli della Domenica,
attraverso esercizi di yoga e di condivisione
Martedì 12 ottobre: Gesù e la giustizia
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti...? (Lc 18,7)
Martedì 26 ottobre: Gesù e i soldi
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere Gesù... (Lc 19,2)
Martedì 9 novembre: Gesù e il culto
Di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta. (Lc 21,6)
Martedì 23 novembre: Gesù e il giudizio finale
Siate pronti, perchè nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. (Mt 24,44)
Lunedì 6 dicembre: Gesù e le delusioni
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11, 3)
Martedì 21 dicembre: Gesù vero uomo
E il Verbo si fece carne... (Gv 1,14)
L'incontro del gruppo biblico "Vangelo e yoga" inizia alle ore 21, presso il Centro Studi W. Reich in via Vicenza 12, a Padova, ed è aperto a chiunque voglia parteciparvi.
Gesù e...
Approfondimento della figura di Gesù,
raccontato nei vangeli della Domenica,
attraverso esercizi di yoga e di condivisione
Martedì 12 ottobre: Gesù e la giustizia
E Dio non farà giustizia ai suoi eletti...? (Lc 18,7)
Martedì 26 ottobre: Gesù e i soldi
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere Gesù... (Lc 19,2)
Martedì 9 novembre: Gesù e il culto
Di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta. (Lc 21,6)
Martedì 23 novembre: Gesù e il giudizio finale
Siate pronti, perchè nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. (Mt 24,44)
Lunedì 6 dicembre: Gesù e le delusioni
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11, 3)
Martedì 21 dicembre: Gesù vero uomo
E il Verbo si fece carne... (Gv 1,14)
L'incontro del gruppo biblico "Vangelo e yoga" inizia alle ore 21, presso il Centro Studi W. Reich in via Vicenza 12, a Padova, ed è aperto a chiunque voglia parteciparvi.
lunedì 4 ottobre 2010
Francesco d'Assisi: seguito o tradito?
Tre testi, tre autori, tre pennellate
1. Oggi – riprese Francesco – la nostra vocazione è revocata in dubbio. Molti frati considerano con una punta d'invidia forme di vita religiosa più e meglio organizzate, più efficienti e più solide. Essi vorrebbero che noi le adottassimo. Io temo che essi aspirino a ciò, preoccupati solo di apparire inferiori agli altri. Essi aspirano a farsi un posto al sole. Io, per conto mio, non sono contrario a queste forme di vita religiosa già approvate dalla Madre Chiesa. Ma il Signore non mi ha chiamato perchè io fondassi un Ordine potente, nè una Università, nè una macchina da guerra per combattere gli eretici. […] Lui stesso mi ha rivelato che noi s'aveva a vivere secondo la forma del santo Vangelo; vivere, semplicemente vivere, insomma. Vivere soltanto, ma intensamente. Vivere secondo l'umiltà e la povertà dell'altissimo Signore Gesù Cristo, trascurando ogni volontà di dominazione, ogni forma di prestigio, ed ogni possesso di beni materiali. E mi sono convinto fino all'evidenza che questa vita secondo la forma del Vangelo è tale che non si possono ad essa applicare i princìpi organizzativi degli altri Ordini, senza ilò rischio di venirne distrutta.
(tratto da Eloi Leclerc, LA SAPIENZA DI UN POVERO, Edizioni Biblioteca Francescana)
2. “Quello che dici è meraviglioso, Francesco. Ma per soccorrere I poveri non è necessario farsi poveri. E' vero anzi il contrario. Con che cosa li potresti altrimenti aiutare?”
“Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
(tratto da Mario Bertin, FRANCESCO, Città Aperta Edizioni)
3. "In principio era la paura, e la paura era presso la legge, e la paura era la vostra unica legge. Guardami, me ne vado. Non m'inchino più davanti alle vostre leggi, ho trovato il mio solo signore. Metterò a profitto la tua esperienza negli affari. Tratterò direttamente con l'eterno, impegnerò fino all'ultimo soldo la mia anima e riceverò in cambio tutta la creazione. […] Sarò ricco in modo ben diverso dal tuo. Sarò ricco per tutto ciò che perderò."
(tratto da Christian Bobin, FRANCESCO E L'INFINITAMENTE PICCOLO, Edizioni San Paolo)
1. Oggi – riprese Francesco – la nostra vocazione è revocata in dubbio. Molti frati considerano con una punta d'invidia forme di vita religiosa più e meglio organizzate, più efficienti e più solide. Essi vorrebbero che noi le adottassimo. Io temo che essi aspirino a ciò, preoccupati solo di apparire inferiori agli altri. Essi aspirano a farsi un posto al sole. Io, per conto mio, non sono contrario a queste forme di vita religiosa già approvate dalla Madre Chiesa. Ma il Signore non mi ha chiamato perchè io fondassi un Ordine potente, nè una Università, nè una macchina da guerra per combattere gli eretici. […] Lui stesso mi ha rivelato che noi s'aveva a vivere secondo la forma del santo Vangelo; vivere, semplicemente vivere, insomma. Vivere soltanto, ma intensamente. Vivere secondo l'umiltà e la povertà dell'altissimo Signore Gesù Cristo, trascurando ogni volontà di dominazione, ogni forma di prestigio, ed ogni possesso di beni materiali. E mi sono convinto fino all'evidenza che questa vita secondo la forma del Vangelo è tale che non si possono ad essa applicare i princìpi organizzativi degli altri Ordini, senza ilò rischio di venirne distrutta.
(tratto da Eloi Leclerc, LA SAPIENZA DI UN POVERO, Edizioni Biblioteca Francescana)
2. “Quello che dici è meraviglioso, Francesco. Ma per soccorrere I poveri non è necessario farsi poveri. E' vero anzi il contrario. Con che cosa li potresti altrimenti aiutare?”
“Poni di dare ai poveri tutto quello che hai. Quanti ne potresti soccorrere? Certamente solo una piccola parte di quelli che affollano, non dico le strade del mondo, ma le strade di Assisi. E poi? Ecco. Una volta che hai dato tutto, che cosa potrai fare ancora? Non ti resta allora che fare il cammino insieme a loro, per trovare insieme una strada che sbuchi da qualche parte. Per dare almeno un barlume di significato all'esistenza. Ne potrai aiutare di più con la tua povertà che con le tue ricchezze, Bernardo. Starsene indifferenti di fronte alla sofferenza, di fronte alla povertà: ecco dove è il vero peccato.
(tratto da Mario Bertin, FRANCESCO, Città Aperta Edizioni)
3. "In principio era la paura, e la paura era presso la legge, e la paura era la vostra unica legge. Guardami, me ne vado. Non m'inchino più davanti alle vostre leggi, ho trovato il mio solo signore. Metterò a profitto la tua esperienza negli affari. Tratterò direttamente con l'eterno, impegnerò fino all'ultimo soldo la mia anima e riceverò in cambio tutta la creazione. […] Sarò ricco in modo ben diverso dal tuo. Sarò ricco per tutto ciò che perderò."
(tratto da Christian Bobin, FRANCESCO E L'INFINITAMENTE PICCOLO, Edizioni San Paolo)
domenica 3 ottobre 2010
La fede riguarda i rapporti tra di noi!
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». (Lc 17,5-10)
"Quindi la fede non è un dono che Dio fa e quindi può essere accresciuto da Dio, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa. E questo dono d’amore deve essere manifestato in una altrettanta offerta d’amore agli altri." (Alberto Maggi, commentando la lettura evangelica di oggi)
Avete mai sentito dire questa frase: La fede è un dono di Dio, non tutti possono riceverlo! E secondo voi Dio dona la fede a uno sì e all'altro no, facendo distinzioni? Come se qualcuno fosse migliore di altri, da meritarsela?
Nessuna ingiustizia nella logica di Dio. Gesù viene ucciso, ma la sua parola non è morta, è risorta, vive ancora oggi. Gli errori umani sono scritti nella nostra natura.
Nella logica dell'uomo però, fa comodo credere che esistano dei privilegiati da Dio, che esista una predestinazione, pretesti deresponsabilizzanti.
La fede riguarda i rapporti tra di noi. Fiducia negli altri e in se stessi.
"Quindi la fede non è un dono che Dio fa e quindi può essere accresciuto da Dio, ma la fede è la risposta degli uomini al dono d’amore che Dio fa. E questo dono d’amore deve essere manifestato in una altrettanta offerta d’amore agli altri." (Alberto Maggi, commentando la lettura evangelica di oggi)
Avete mai sentito dire questa frase: La fede è un dono di Dio, non tutti possono riceverlo! E secondo voi Dio dona la fede a uno sì e all'altro no, facendo distinzioni? Come se qualcuno fosse migliore di altri, da meritarsela?
Nessuna ingiustizia nella logica di Dio. Gesù viene ucciso, ma la sua parola non è morta, è risorta, vive ancora oggi. Gli errori umani sono scritti nella nostra natura.
Nella logica dell'uomo però, fa comodo credere che esistano dei privilegiati da Dio, che esista una predestinazione, pretesti deresponsabilizzanti.
La fede riguarda i rapporti tra di noi. Fiducia negli altri e in se stessi.
sabato 2 ottobre 2010
In autobus
La condizione principale richiesta perchè uno straniero sia un bravo straniero, cioè integrato perfettamente, è che non sia rumoroso, faccia silenzio, non disturbi la quiete di un condominio.
"Il cinese che mi abita di sotto è una brava persona, non lo sento mai!" dice una signora dall'accento meridionale seduta proprio di fronte a me, in autobus.
"La famiglia di neri, da me, è invece molto rumorosa - ribatte l'amica - bambini che saltano e giocano, anche di sera. Sono proprio maleducati!"
Come se non ci fosse.
Ecco il modello di straniero che vorremmo.
Che non si veda per strada, magari assieme ad un altro, e ad un altro ancora, mentre formano un gruppo.
"Siamo diventati ormai minoranza" continua la signora del Sud.
E contemporaneamente, dietro le mie spalle, una ragazza marocchina cede il posto ad un anziano. "Se vuoi, si sieda!" Un po' al "tu", un po' al "lei". Linguisticamente imperfetta, umanamente perfetta. Perchè si è fatta sentire, e nel modo giusto!
"Il cinese che mi abita di sotto è una brava persona, non lo sento mai!" dice una signora dall'accento meridionale seduta proprio di fronte a me, in autobus.
"La famiglia di neri, da me, è invece molto rumorosa - ribatte l'amica - bambini che saltano e giocano, anche di sera. Sono proprio maleducati!"
Come se non ci fosse.
Ecco il modello di straniero che vorremmo.
Che non si veda per strada, magari assieme ad un altro, e ad un altro ancora, mentre formano un gruppo.
"Siamo diventati ormai minoranza" continua la signora del Sud.
E contemporaneamente, dietro le mie spalle, una ragazza marocchina cede il posto ad un anziano. "Se vuoi, si sieda!" Un po' al "tu", un po' al "lei". Linguisticamente imperfetta, umanamente perfetta. Perchè si è fatta sentire, e nel modo giusto!
La mia confusione
Si dice: per superare la crisi occorre investire nello sviluppo, occorre comprare, spendere, far girare il mercato.
Mi chiedo però: perchè devo cambiare la mia televisione (con tubo catodico) o la mia vecchia auto (del '96) se entrambe funzionano ancora?
Perchè devo comprare i vestitini dei miei figli se ho amici che me li "passano" gratuitamente?
Se acquisto alcuni prodotti alimentari direttamente dal produttore, so che tolgo lavoro alle ditte di trasporto o ai supermercati...
In molti casi non vi sembra che questo sistema ci chieda di scavare una buca perchè c'è qualcun'altro che deve riempirla? Non è assurdo???????
Esisterà un'alternativa!
Mi chiedo però: perchè devo cambiare la mia televisione (con tubo catodico) o la mia vecchia auto (del '96) se entrambe funzionano ancora?
Perchè devo comprare i vestitini dei miei figli se ho amici che me li "passano" gratuitamente?
Se acquisto alcuni prodotti alimentari direttamente dal produttore, so che tolgo lavoro alle ditte di trasporto o ai supermercati...
In molti casi non vi sembra che questo sistema ci chieda di scavare una buca perchè c'è qualcun'altro che deve riempirla? Non è assurdo???????
Esisterà un'alternativa!
giovedì 30 settembre 2010
Come difenderci dall'informazione che imbroglia
I 10 consigli di Noam Chomsky
Attenti alla strategia della distrazione: prende per mano il pubblico e lo porta dove vogliono i padroni del potere. Rimanda le decisioni impopolari nei giorni delle vacanze quando nessuno vuole sapere cosa fanno i politici. Chi vota viene trattato come un bambino: «adesso vi spieghiamo qual è la vera verità»
Leggi tutto cliccando qui
Attenti alla strategia della distrazione: prende per mano il pubblico e lo porta dove vogliono i padroni del potere. Rimanda le decisioni impopolari nei giorni delle vacanze quando nessuno vuole sapere cosa fanno i politici. Chi vota viene trattato come un bambino: «adesso vi spieghiamo qual è la vera verità»
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mercoledì 29 settembre 2010
Serve ancora sostegno...
In questo blog, da qualche mese, viene ospitato l'affetto e la comprensione per una donna, mamma e papà di un bambino nato da un noto prete padovano, che continua a negare questa paternità e a predicare contemporaneamente la forza del perdono.
Vi invito a guardare i commenti al post "Manda un messaggio di sostegno"
Il passare del tempo non deve smorzare l'impegno per la giustizia e la ricerca della verità. Provata da continue assenze e silenzi. Nascosta da melodie magiche che incantano il buon senso.
Possiamo anche ospitare la rabbia: perchèèèèè?
Perchè alcune persone che incontro mi chiedono ancora se è vero? Perchè è così difficile essere uno qualsiasi? Perchè è così difficile amare (un figlio, una donna, un uomo...) per chi predica l'amore?
Vi invito a guardare i commenti al post "Manda un messaggio di sostegno"
Il passare del tempo non deve smorzare l'impegno per la giustizia e la ricerca della verità. Provata da continue assenze e silenzi. Nascosta da melodie magiche che incantano il buon senso.
Possiamo anche ospitare la rabbia: perchèèèèè?
Perchè alcune persone che incontro mi chiedono ancora se è vero? Perchè è così difficile essere uno qualsiasi? Perchè è così difficile amare (un figlio, una donna, un uomo...) per chi predica l'amore?
domenica 26 settembre 2010
Le vittime cercano la parola
...da Il Fatto Quotidiano di oggi.
"LA CHIESA RISPONDERÀ DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ”
Nasce a Verona l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili sul modello americano
di Marco Politi
Le vittime cercano la parola. Uomini e donne abusati dai preti nell’infanzia escono allo scoperto per rivendicare i loro diritti. A Verona li ha invitati il Gruppo “La Colpa”. Sono un centinaio di persone venute alla Gran Guardia, praticamente di fronte all’Arena, all’insegna di un ma nifesto dove un ragazzo trasci na la sua croce, issato sulle spalle di un chierico minaccio so. Tra loro una quarantina di vittime e familiari. L’atmosfera è molto particolare. Loro, ex ragazzi con i capelli un po’ spruzzati di grigio, si so no ritrovati con il coraggio, la timidezza, la speranza e l’imbarazzo di chi per la prima volta in Italia deve dire all’opinione pubblica “Subivo in silenzio”. Tra gli stuprati c’è chi parla, chi si limita ad ascoltare, chi si na sconde, chi non se l’è sentita di venire e affida il suo racconto ad una mail. Fa impressione ve dere qualcuno degli ex allievi del “Provolo ” (l’istituto vero nese per sordomuti, gestito dal clero, dov’è scoppiato uno scandalo nazionale) che artico la faticosamente le parole, mi mando il suo irrigidirsi quando il prete o l’assistente laico co minciava ad accarezzarlo. Gianni Bisoli racconta al Fatto il suo calvario iniziato a 13 anni con il prete che lo seguiva in bagno, lo chiamava di notte dal dormitorio, se lo portava in gi ro in macchina e lo sodomizza-va. Per quattro volte, racconta, fu portato anche dal vescovo dell’epoca, che lo molestò. C’è chi comincia il suo raccon to e bruscamente lo interrom pe, perché non ce la fa a proseguire. Francesco da Padova ce la fa. E ricorda quei preti e quelle suore, che con la scusa di punire iniziavano a toccare. La cosa peggiore, dice, era sa pere che i genitori non avrebbero creduto o avrebbero mi nimizzato: “E allora ti senti in colpa e anche bugiardo”.
Regalini, dolcetti e caramelle
INTERVIENE una donna ed è felice di non dover tacere. “Scusate se parlo disordinatamente – dice – perché sono tesa”. Ricorda le confessioni con il prete, che le chiedeva dove si grattasse sotto la gonna. Tornano ossessi vamente nei discorsi i “regalini ” dei predatori alle vittime. La caramella, il dolcetto, il gelato. Tra i messaggi di chi ha avuto vergo gna a venire c’è quello di un uo mo, che odia ancora oggi la “caramella al rabarbaro” e non ha dimenticato la riposta che il ve scovo della sua città diede a sua madre, che era andata a denun ciare le molestie del sacerdote amico di famiglia: “Il vescovo sconsigliò assolutamente di fare denunce per il bene mio (che ero adolescente) e per non dare dolore alla madre del prete!”. Una reazione classica da parte della gerarchia. “In Italia – sotto -linea Salvatore Domolo, ex sa cerdote e uno degli organizzatori del convegno – si è tentato di distinguere il prete pedofilo dall’istituzione, dimenticando l’assoluta complicità della gerarchia in questo enorme crimine”. C’è sempre stato il silenzio e l’atteggiamento della Chiesa di voler “difendere la propria immagine”, risolvendo il problema attraverso lo spostamento del colpevole da una parrocchia all’altra. Anche Domolo, che si è sbattezzato nel 2009, quando era ragazzo è stato abusato da un prete, poi si è fatto prete lui stesso e quando sono riemerse le angosce il suo padre spirituale lo accompagnava personalmente (e assisteva) alle sedute di terapia. “Così l’istituzione controlla. E quando non controlla, tenta di spiritualizzare il p ro bl e m a ”, affogandolo nell’ideologia di una prova di sofferenza redentiva. Ma i conti non tornano. Un messaggio arrivato al convegno è un grido: “Dall’età di dieci anni, hanno abusato di me per quattro anni. Poi ne sono uscito. Sono infelice. Ho perso il lavoro, ho tentato per tre volte il suici dio, il matrimonio è fallito, i figli mi odiano. Ho paura di avere tendenze pedofile, guardo i ra gazzi in piscina… aiutatemi pri ma che mi uccida!”. Francesco Zanardi di Savona si è trasformato da vittima in detec tive. Racconta che il prete-pre datore Luciano Massaferro, già condannato a tre anni di carce re, se n’è andato in Svizzera e ora è tornato segretamente in Ligu ria. Un altro prete pedofilo pa kistano, Yousuf Dominic, cac ciato da Londra, emigrato nel Texas dove ha commesso altri crimini, aveva trovato ospitalità recentemente in un convento ligure. (Forse sentendosi scoper to, è morto d’infarto pochi gior ni fa).
Testimonianze infinite. Ma nel convegno ci si è presi l’impegno di costruire una rete, un coordinamento delle “vittime italiane” per farsi sentire come negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania. A Roma, preannuncia Marco Lodi Rizzini, è in programma per il 31 ottobre una grande riunione delle associazioni internaziona li di abusati dal clero per chiama re il Vaticano alle sue responsa bilità. “Crimini contro l’umanità”, è l’accusa riecheggiata a Verona .
Perché l’inerzia della gerarchia è diffusa. A Verona, dopo violenti polemiche, il vescovo Zenti e il rappresentante delle vittime del “P rovolo”, Giorgio Dalla Ber nardina, si sono incontrati a luglio per deporre le armi ed è stato deciso di istituire una commissione d’inchiesta . Don Bruno Fasan, portavoce della diocesi, comunica che una prima relazione è già sta ta mandata nel 2009 alla Con gregazione per la Dottrina della fede. Ora, spiega, sono in corso audizioni degli ex allievi del “Provolo ”. Replica Dalla Bernardina: “Tutte parole, nien te fatti, Chiediamo un confron to pubblico tra le vittime e i col pe voli”.
E il cardinal Bagnasco non risponde
NEGLI ALTRI PAESI europei l’episcopato ha istituito commissioni d’inchiesta, numeri verdi e responsabili nazionali per ascoltare le vittime. In Italia non è successo finora nulla. Domani si riunisce il Consiglio permanente della Cei. C’è da vedere se porterà novità. Intanto Roberto Mirabile, presidente dell’associazione anti-pedofilia “Caramella Buona”, sta cercando da mesi di incontrare il cardinale Angelo Bagnasco per informarlo di due gravi casi. Il cardinale non vuole, il segretario non dà risposte, la segreteria telefonica è muta.
"LA CHIESA RISPONDERÀ DI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ”
Nasce a Verona l’associazione italiana delle vittime dei preti pedofili sul modello americano
di Marco Politi
Le vittime cercano la parola. Uomini e donne abusati dai preti nell’infanzia escono allo scoperto per rivendicare i loro diritti. A Verona li ha invitati il Gruppo “La Colpa”. Sono un centinaio di persone venute alla Gran Guardia, praticamente di fronte all’Arena, all’insegna di un ma nifesto dove un ragazzo trasci na la sua croce, issato sulle spalle di un chierico minaccio so. Tra loro una quarantina di vittime e familiari. L’atmosfera è molto particolare. Loro, ex ragazzi con i capelli un po’ spruzzati di grigio, si so no ritrovati con il coraggio, la timidezza, la speranza e l’imbarazzo di chi per la prima volta in Italia deve dire all’opinione pubblica “Subivo in silenzio”. Tra gli stuprati c’è chi parla, chi si limita ad ascoltare, chi si na sconde, chi non se l’è sentita di venire e affida il suo racconto ad una mail. Fa impressione ve dere qualcuno degli ex allievi del “Provolo ” (l’istituto vero nese per sordomuti, gestito dal clero, dov’è scoppiato uno scandalo nazionale) che artico la faticosamente le parole, mi mando il suo irrigidirsi quando il prete o l’assistente laico co minciava ad accarezzarlo. Gianni Bisoli racconta al Fatto il suo calvario iniziato a 13 anni con il prete che lo seguiva in bagno, lo chiamava di notte dal dormitorio, se lo portava in gi ro in macchina e lo sodomizza-va. Per quattro volte, racconta, fu portato anche dal vescovo dell’epoca, che lo molestò. C’è chi comincia il suo raccon to e bruscamente lo interrom pe, perché non ce la fa a proseguire. Francesco da Padova ce la fa. E ricorda quei preti e quelle suore, che con la scusa di punire iniziavano a toccare. La cosa peggiore, dice, era sa pere che i genitori non avrebbero creduto o avrebbero mi nimizzato: “E allora ti senti in colpa e anche bugiardo”.
Regalini, dolcetti e caramelle
INTERVIENE una donna ed è felice di non dover tacere. “Scusate se parlo disordinatamente – dice – perché sono tesa”. Ricorda le confessioni con il prete, che le chiedeva dove si grattasse sotto la gonna. Tornano ossessi vamente nei discorsi i “regalini ” dei predatori alle vittime. La caramella, il dolcetto, il gelato. Tra i messaggi di chi ha avuto vergo gna a venire c’è quello di un uo mo, che odia ancora oggi la “caramella al rabarbaro” e non ha dimenticato la riposta che il ve scovo della sua città diede a sua madre, che era andata a denun ciare le molestie del sacerdote amico di famiglia: “Il vescovo sconsigliò assolutamente di fare denunce per il bene mio (che ero adolescente) e per non dare dolore alla madre del prete!”. Una reazione classica da parte della gerarchia. “In Italia – sotto -linea Salvatore Domolo, ex sa cerdote e uno degli organizzatori del convegno – si è tentato di distinguere il prete pedofilo dall’istituzione, dimenticando l’assoluta complicità della gerarchia in questo enorme crimine”. C’è sempre stato il silenzio e l’atteggiamento della Chiesa di voler “difendere la propria immagine”, risolvendo il problema attraverso lo spostamento del colpevole da una parrocchia all’altra. Anche Domolo, che si è sbattezzato nel 2009, quando era ragazzo è stato abusato da un prete, poi si è fatto prete lui stesso e quando sono riemerse le angosce il suo padre spirituale lo accompagnava personalmente (e assisteva) alle sedute di terapia. “Così l’istituzione controlla. E quando non controlla, tenta di spiritualizzare il p ro bl e m a ”, affogandolo nell’ideologia di una prova di sofferenza redentiva. Ma i conti non tornano. Un messaggio arrivato al convegno è un grido: “Dall’età di dieci anni, hanno abusato di me per quattro anni. Poi ne sono uscito. Sono infelice. Ho perso il lavoro, ho tentato per tre volte il suici dio, il matrimonio è fallito, i figli mi odiano. Ho paura di avere tendenze pedofile, guardo i ra gazzi in piscina… aiutatemi pri ma che mi uccida!”. Francesco Zanardi di Savona si è trasformato da vittima in detec tive. Racconta che il prete-pre datore Luciano Massaferro, già condannato a tre anni di carce re, se n’è andato in Svizzera e ora è tornato segretamente in Ligu ria. Un altro prete pedofilo pa kistano, Yousuf Dominic, cac ciato da Londra, emigrato nel Texas dove ha commesso altri crimini, aveva trovato ospitalità recentemente in un convento ligure. (Forse sentendosi scoper to, è morto d’infarto pochi gior ni fa).
Testimonianze infinite. Ma nel convegno ci si è presi l’impegno di costruire una rete, un coordinamento delle “vittime italiane” per farsi sentire come negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania. A Roma, preannuncia Marco Lodi Rizzini, è in programma per il 31 ottobre una grande riunione delle associazioni internaziona li di abusati dal clero per chiama re il Vaticano alle sue responsa bilità. “Crimini contro l’umanità”, è l’accusa riecheggiata a Verona .
Perché l’inerzia della gerarchia è diffusa. A Verona, dopo violenti polemiche, il vescovo Zenti e il rappresentante delle vittime del “P rovolo”, Giorgio Dalla Ber nardina, si sono incontrati a luglio per deporre le armi ed è stato deciso di istituire una commissione d’inchiesta . Don Bruno Fasan, portavoce della diocesi, comunica che una prima relazione è già sta ta mandata nel 2009 alla Con gregazione per la Dottrina della fede. Ora, spiega, sono in corso audizioni degli ex allievi del “Provolo ”. Replica Dalla Bernardina: “Tutte parole, nien te fatti, Chiediamo un confron to pubblico tra le vittime e i col pe voli”.
E il cardinal Bagnasco non risponde
NEGLI ALTRI PAESI europei l’episcopato ha istituito commissioni d’inchiesta, numeri verdi e responsabili nazionali per ascoltare le vittime. In Italia non è successo finora nulla. Domani si riunisce il Consiglio permanente della Cei. C’è da vedere se porterà novità. Intanto Roberto Mirabile, presidente dell’associazione anti-pedofilia “Caramella Buona”, sta cercando da mesi di incontrare il cardinale Angelo Bagnasco per informarlo di due gravi casi. Il cardinale non vuole, il segretario non dà risposte, la segreteria telefonica è muta.
venerdì 24 settembre 2010
Il senso dell'umorismo
Il senso dell'umorismo è la qualità più importante in una persona.
Se hai il senso dell'umorismo
(non l'ironia o il sarcasmo, che sono un'altra cosa...)
non ti prendi sul serio.
E allora non puoi essere cattivo,
non puoi essere stupido,
non puoi essere volgare.
Il senso dell'umorismo è il modo migliore per conservare la dignità nei momenti difficili.
Il senso dell'umorismo è una qualità etica.
(G.Carofiglio)
Se hai il senso dell'umorismo
(non l'ironia o il sarcasmo, che sono un'altra cosa...)
non ti prendi sul serio.
E allora non puoi essere cattivo,
non puoi essere stupido,
non puoi essere volgare.
Il senso dell'umorismo è il modo migliore per conservare la dignità nei momenti difficili.
Il senso dell'umorismo è una qualità etica.
(G.Carofiglio)
lunedì 20 settembre 2010
L'Africa che attira e inquieta

Andare in Africa
senza lo scopo di fare volontariato,
senza una proposta da agenzia turistica,
senza un safari, un'esperienza da brivido, un volantino con l'offerta...
non è facile.
Non ci sono monumenti da visitare, piramidi o chiese.
Le spiagge selvagge e le fogne a cielo aperto, non attirano i turisti.
Forse la frutta esotica, la musica, il basso costo della vita.
Da crisi perenne.
O da perenne umanità, oltre la competitività.
Il cambio è sempre lo stesso in Camerun: 1 euro, 650 franchi CFA.
Il gruppo si sta formando.
Dal 7 al 19 dicembre partirà per un lungo viaggio.
Nemmeno due settimane, pare poco.
Eppure sembrerà un'eternità. Perchè la vita vissuta a ritmo naturale è più lunga.
60 anni in Africa non sono i 60 anni in Italia.
Ci sono ancora due posti disponibili.
Forse quel posto è tuo.
Come convincerti che l'Africa non è malattie, fame, terrore e serpenti?
Lo so, l'Africa è anche qua. Perchè andare là?
Pensieri da aspirante sindacalista
"Sviluppo non è più sinonimo di occupazione" è la frase che politici, economisti e imprenditori ripetono da mesi. Per salvare un'azienda bisogna licenziare, per essere competitivi sul mercato occorre ridurre l'organico, per andare avanti occorre per forza lasciare a casa qualcuno. Una scusa intelligente per i soliti furbi? La nave è troppo carica, bisogna gettare la zavorra - ci dicono. O sarà la fine per tutti! Scena apocalittica, come se le responsabilità di una crescita ingiusta siano da attribuire al fato!
Il sistema ce lo impone, capite che è la regola del gioco che siamo obbligati a giocare. La ripresa non è un ritorno all'impennata del 2007. Non è questione di tempo. Lo avevano predetto gli economisti critici già negli anni 60. Se la Germania è in testa all'Europa, è perchè la Grecia e la Spagna sono affondate. Non esiste una crescita equa, che vale per tutti. Se uno si salva, è perchè ce n'è un'altro che crepa. Purtroppo è questa la logica, il motore del nostro sistema occidentale. Mi chiedo se sia possibile offrire e creare proposte alternative, o piuttosto andarsene in qualche villaggio sperduto nella foresta africana...
Il sistema ce lo impone, capite che è la regola del gioco che siamo obbligati a giocare. La ripresa non è un ritorno all'impennata del 2007. Non è questione di tempo. Lo avevano predetto gli economisti critici già negli anni 60. Se la Germania è in testa all'Europa, è perchè la Grecia e la Spagna sono affondate. Non esiste una crescita equa, che vale per tutti. Se uno si salva, è perchè ce n'è un'altro che crepa. Purtroppo è questa la logica, il motore del nostro sistema occidentale. Mi chiedo se sia possibile offrire e creare proposte alternative, o piuttosto andarsene in qualche villaggio sperduto nella foresta africana...
L'altra faccia della medaglia
Le manifestazioni di opposizione alla visita di Benedetto XVI a Londra...
censurate dalla stampa italiana.
(guarda il video)
censurate dalla stampa italiana.
(guarda il video)
domenica 19 settembre 2010
Traslocando...
...apro scatoloni di libri, rimasti chiusi per alcuni anni. Ne prendo uno, e leggo una pagina di Ivan Illich, scritta 40 anni fa. Mi accorgo di come sto delegando, a strutture esterne come la scuola e l'ospedale, l'intero compito di educare e guarire.
Ci sono valori non commerciabili
[...]Le scuole producono istruzione, i veicoli a motore locomozione, e la medicina produce assistenza. Questi outputs sono articoli che hanno tutte le caratteristiche di merci. I loro costi di produzione si possono aggiungere o sottrarre al prodotto nazionale lordo, la loro scarsità si può misurare in termini di valore marginale e se ne può stabilire il prezzo in equivalenti monetari. Per la loro stessa natura questi prodotti creano un mercato. Come l'istruzione scolastica e il trasporto motorizzato, la cura medica è il risultato di una produzione di merci ad alta intensità di capitale; i servizi prodotti sono fatti per altri, non con altri nè per chi le produce.
A causa della nostra visione del mondo ormai industrializzata, spesso si trascura che ognuna di queste merci conbtinua ad essere in concorrenza con un valore d'uso non commerciabile che gli individui producono liberamente, ciascuno per proprio conto. L'essere umano impara osservando e facendo, si muove sulle proprie gambe, guarisce, si prende cura della propria salute e contribuisce alla buona salute degli altri. Tutte queste attività hanno dei valori d'uso che non sono alienabili su un mercato. L'apprendimento dotato di valore, il movimento corporeo, l'azione di guarire, per la maggior parte non figurano nel prodotto nazionale lordo.
La gente impara la lingua materna,
si muove,
fa figli e li alleva,
recupera l'uso di ossa rotte,
prepara il cibo locale,
e fa queste cose con maggiore o minore competenza e piacere.
Queste sono tutte attività ricche di valore che il più delle volte non si fanno nè possono essere fatte per denaro, ma che possono essere svalorizzate se c'è troppo denaro in giro. .[...]
(tratto da Nemesi Medica. L'espropriazione della salute di Ivan Illich)
Ci sono valori non commerciabili
[...]Le scuole producono istruzione, i veicoli a motore locomozione, e la medicina produce assistenza. Questi outputs sono articoli che hanno tutte le caratteristiche di merci. I loro costi di produzione si possono aggiungere o sottrarre al prodotto nazionale lordo, la loro scarsità si può misurare in termini di valore marginale e se ne può stabilire il prezzo in equivalenti monetari. Per la loro stessa natura questi prodotti creano un mercato. Come l'istruzione scolastica e il trasporto motorizzato, la cura medica è il risultato di una produzione di merci ad alta intensità di capitale; i servizi prodotti sono fatti per altri, non con altri nè per chi le produce.
A causa della nostra visione del mondo ormai industrializzata, spesso si trascura che ognuna di queste merci conbtinua ad essere in concorrenza con un valore d'uso non commerciabile che gli individui producono liberamente, ciascuno per proprio conto. L'essere umano impara osservando e facendo, si muove sulle proprie gambe, guarisce, si prende cura della propria salute e contribuisce alla buona salute degli altri. Tutte queste attività hanno dei valori d'uso che non sono alienabili su un mercato. L'apprendimento dotato di valore, il movimento corporeo, l'azione di guarire, per la maggior parte non figurano nel prodotto nazionale lordo.
La gente impara la lingua materna,
si muove,
fa figli e li alleva,
recupera l'uso di ossa rotte,
prepara il cibo locale,
e fa queste cose con maggiore o minore competenza e piacere.
Queste sono tutte attività ricche di valore che il più delle volte non si fanno nè possono essere fatte per denaro, ma che possono essere svalorizzate se c'è troppo denaro in giro. .[...]
(tratto da Nemesi Medica. L'espropriazione della salute di Ivan Illich)
sabato 18 settembre 2010
Voluti, ma non benvenuti
"Wanted but not Welcome": un sconvolgente video montato dai migranti verso il nostro Paese (guarda il video)
Fratello migrante
Se lavori sei qualcuno,
solo se produci,
e sei conveniente
al padrone di turno.
Se hai un documento,
un pezzo di carta
con un bollo e un timbro,
sei un essere umano,
come tutti gli altri.
Se rifiuti un certo tipo di lavoro,
sei un fannullone.
Se ti ribelli a leggi ingiuste,
sei un ingrato.
Se ti diverti con poco,
sei un pericolo.
Se sbagli,
son tutti così.
Caro fratello migrante,
necessario al nostro sistema
basato sulla competizione e lo sfruttamento,
sii il benvenuto,
nonostante tutto,
aldilà di documenti e competenze professionali.
Nel nostro Paese,
c'è posto per voi!
Finchè vedo sempre più auto di lusso,
sempre più rifiuti riutilizzabili,
e sempre meno bambini...
c'è posto per voi!
Siate i benvenuti!
Fratello migrante
Se lavori sei qualcuno,
solo se produci,
e sei conveniente
al padrone di turno.
Se hai un documento,
un pezzo di carta
con un bollo e un timbro,
sei un essere umano,
come tutti gli altri.
Se rifiuti un certo tipo di lavoro,
sei un fannullone.
Se ti ribelli a leggi ingiuste,
sei un ingrato.
Se ti diverti con poco,
sei un pericolo.
Se sbagli,
son tutti così.
Caro fratello migrante,
necessario al nostro sistema
basato sulla competizione e lo sfruttamento,
sii il benvenuto,
nonostante tutto,
aldilà di documenti e competenze professionali.
Nel nostro Paese,
c'è posto per voi!
Finchè vedo sempre più auto di lusso,
sempre più rifiuti riutilizzabili,
e sempre meno bambini...
c'è posto per voi!
Siate i benvenuti!
giovedì 16 settembre 2010
Continua il dibattito
Una lettera, una risposta
Carissimo Federico,
dopo aver letto le notizie su don Romano Frigo avevo deciso di mantenere il silenzio sia per rispetto verso un confratello che dignitosamente sta riflettendo sul futuro della propria vita, sia perché la reazione ufficiale della diocesi, pur contraddistinta da espressioni di rammarico e di sofferenza, mi è sembrata pur essa rispettosa. E soprattutto perché il problema del celibato non è l’unico problema della Chiesa, di questa Chiesa così pronta a dichiarare e intervenire quando si tratta della società civile, inerte e muta quando si tratta di giudicare e di fare scelte al proprio interno. Poi ho letto il tuo intervento sul Mattino di mercoledì 8 settembre e la tua provocatoria domanda di organizzare un incontro sul tema del celibato dei preti o, comunque, perché qualcuno abbia il coraggio di uscire allo scoperto e di battere un colpo. Chi pensi che ti risponda?
Non penso che ti risponderanno i preti che amministrano o che ambiscono di amministrare grosse parrocchie. Tu sai bene che il requisito essenziale per raggiungere simili traguardi è che queste persone siano “sicure”, perfettamente consone con la sensibilità e la visione pastorale di chi sta in alto.
Non penso nemmeno che ti risponderanno gli altri sacerdoti, abituati magari ad esprimersi liberamente e spesso pure criticamente su questo e su molti altri temi quando si trovano tra di loro o in mezzo alla gente. Alcuni non lo faranno perché, a entrare in questo discorso, si sentiranno a disagio come se stessero mettendo in pericolo la loro vocazione; altri sceglieranno il silenzio perché, a intervenire pubblicamente, avranno paura di incorrere nei richiami dei superiori; altri poi non vorranno rischiare di scoprirsi, altri infine non ti risponderanno perché convinti dell’inutilità di mettersi a parlare con una gerarchia che invece di affrontare i problemi li nega o li elude.
Il problema, vedi, sta proprio qui, in una gerarchia che da circa tre decenni ha scelto di vivere di nostalgie e di conservazione delle forme del passato e che, impaurita, non è in grado di leggere il presente e tanto meno di progettare il futuro. D’altra parte, salvo qualche comprensibile e augurabile errore, quali sono i criteri con i quali a partire da Giovanni Paolo II sono stati scelti i nostri vescovi? Non certo quelli della competenza, della capacità di leggere il presente e di rinnovare coraggiosamente la pastorale, ma piuttosto di essere esecutori obbedienti e silenziosi delle direttive impartite da una autoreferenziale e conservatrice curia romana che, strada facendo, si è liberata del peso ingombrante del Concilio. Per non parlare delle nostre curie locali.
Pensi che questi ti risponderanno, che risponderanno a te che hai mancato di parola? Pensi che organizzeranno degli incontri in cui discutere di celibato, di preti sposati e non sposati rischiando così di incorrere nella censura vaticana, visto che la discussione di questo e di altri argomenti è severamente vietata? Pensi che organizzeranno degli incontri per dibattere su questo tema, importante ma anche secondario, quando su molti altri temi della pastorale sia a livello generale che locale non si muove una foglia? Forse io sono un pessimista. Ma è pessimista l’obiettivo che si limita a fotografare il panorama che gli sta davanti?
Con questo non voglio dire che la tua domanda sia sbagliata. Ti auguro anzi che qualcuno ti risponda e si faccia vivo. Ma se non vorrai continuare a essere una voce che grida nel deserto, non aspettare che qualcuno dall’alto si metta a organizzare qualcosa. Incomincia a formare un gruppo stabile di laici e di sacerdoti che sui vari problemi della Chiesa e della diocesi (non solo sul celibato) abbiano il coraggio di far sentire la loro voce.
Don Pietro Milan
(pubblicata martedì scorso su Il Mattino di Padova)
Carissimo Pietro,
ti ringrazio per la tua lettera-reazione al mio articolo, tutto questo serve per tenere acceso il dibattito, anche se lettere come quella di ieri, di una signora credo, pubblicata nella pagina dei lettori, ci dicono come molta gente voglia dei preti funzionari del sacro.
Apprezzo il tuo intervento, anche se vorrei fare alcune precisazioni.
La mia proposta, già fatta in precedenza, non è quella di un convegno sul tema del celibato, ma di un incontro dove preti, celibi e sposati, donne e membri di comunità... possano raccontarsi liberamente davanti al vescovo, e responsabili vari. Non un convegno dunque, ma un'occasione di incontro vero. Informale se vuoi, non pubblicizzato.
In secondo luogo, caro Pietro, ci tengo a dirti che il celibato non è un tema da dibattere... Un prete che si innamora e costruisce un sano rapporto di coppia, e magari forma una famiglia, comincia a vedere tutto il resto con occhi altri. Dalla Chiesa in generale ai sacramenti, alla pastorale, al Vangelo stesso. Lavoro, economia, scuola... Tutto ha colori nuovi. Non si tratta dunque di discutere su una precisa norma disciplinare della dottrina cattolica, ma di ri-pensare il modo di fare chiesa, di leggere e mettere in pratica il vangelo. Non con occhi maschilisti, clericali e sessuofobici... ma alla luce di relazioni d'amore che allargano gli orizzonti. In questo senso le donne dei preti in carica, vorrebbero essere ascoltate, ma senza mettere nei guai il loro irraggiungibile amato.
Infine, vorrei proporti di usare meno possibile il termine veterotestamentario “sacerdote” che si fonda sulla cultura del sacro come separazione dal mondo. Meglio il semplice prete o presbitero, che indica il ministero, il ruolo di coordinatore all'interno di una comunità. Sono sottigliezze lo so, ma se riuscissimo a togliere quel “don” davanti al nome (a me lo tolgono volentieri, per fortuna!), quando ci firmiamo, per comparire come tutti gli altri, compresi dottori e professori... sarebbe un segno di incarnazione e non di separazione. In effetti, se non siamo noi ad educare la gente ad un linguaggio più preciso e coerente al messaggio di Gesù, chi dovrebbe farlo?
All'interno del gruppo biblico che coordino, dove sono presenti persone belle e differenti, certe riflessioni già le faccio, c'è un forte senso critico e nello stesso tempo propositivo... chissà magari col tempo ci faremo sentire! Ma la strada è ancora lunga, e di questo ne sono terribilmente consapevole. Il titolo-giudizio che la redazione ha messo alla tua lettera è severo, ma realistico: questa Chiesa, intesa come gerarchia, non sa ascoltare.
Con affetto e stima,
Federico
Carissimo Federico,
dopo aver letto le notizie su don Romano Frigo avevo deciso di mantenere il silenzio sia per rispetto verso un confratello che dignitosamente sta riflettendo sul futuro della propria vita, sia perché la reazione ufficiale della diocesi, pur contraddistinta da espressioni di rammarico e di sofferenza, mi è sembrata pur essa rispettosa. E soprattutto perché il problema del celibato non è l’unico problema della Chiesa, di questa Chiesa così pronta a dichiarare e intervenire quando si tratta della società civile, inerte e muta quando si tratta di giudicare e di fare scelte al proprio interno. Poi ho letto il tuo intervento sul Mattino di mercoledì 8 settembre e la tua provocatoria domanda di organizzare un incontro sul tema del celibato dei preti o, comunque, perché qualcuno abbia il coraggio di uscire allo scoperto e di battere un colpo. Chi pensi che ti risponda?
Non penso che ti risponderanno i preti che amministrano o che ambiscono di amministrare grosse parrocchie. Tu sai bene che il requisito essenziale per raggiungere simili traguardi è che queste persone siano “sicure”, perfettamente consone con la sensibilità e la visione pastorale di chi sta in alto.
Non penso nemmeno che ti risponderanno gli altri sacerdoti, abituati magari ad esprimersi liberamente e spesso pure criticamente su questo e su molti altri temi quando si trovano tra di loro o in mezzo alla gente. Alcuni non lo faranno perché, a entrare in questo discorso, si sentiranno a disagio come se stessero mettendo in pericolo la loro vocazione; altri sceglieranno il silenzio perché, a intervenire pubblicamente, avranno paura di incorrere nei richiami dei superiori; altri poi non vorranno rischiare di scoprirsi, altri infine non ti risponderanno perché convinti dell’inutilità di mettersi a parlare con una gerarchia che invece di affrontare i problemi li nega o li elude.
Il problema, vedi, sta proprio qui, in una gerarchia che da circa tre decenni ha scelto di vivere di nostalgie e di conservazione delle forme del passato e che, impaurita, non è in grado di leggere il presente e tanto meno di progettare il futuro. D’altra parte, salvo qualche comprensibile e augurabile errore, quali sono i criteri con i quali a partire da Giovanni Paolo II sono stati scelti i nostri vescovi? Non certo quelli della competenza, della capacità di leggere il presente e di rinnovare coraggiosamente la pastorale, ma piuttosto di essere esecutori obbedienti e silenziosi delle direttive impartite da una autoreferenziale e conservatrice curia romana che, strada facendo, si è liberata del peso ingombrante del Concilio. Per non parlare delle nostre curie locali.
Pensi che questi ti risponderanno, che risponderanno a te che hai mancato di parola? Pensi che organizzeranno degli incontri in cui discutere di celibato, di preti sposati e non sposati rischiando così di incorrere nella censura vaticana, visto che la discussione di questo e di altri argomenti è severamente vietata? Pensi che organizzeranno degli incontri per dibattere su questo tema, importante ma anche secondario, quando su molti altri temi della pastorale sia a livello generale che locale non si muove una foglia? Forse io sono un pessimista. Ma è pessimista l’obiettivo che si limita a fotografare il panorama che gli sta davanti?
Con questo non voglio dire che la tua domanda sia sbagliata. Ti auguro anzi che qualcuno ti risponda e si faccia vivo. Ma se non vorrai continuare a essere una voce che grida nel deserto, non aspettare che qualcuno dall’alto si metta a organizzare qualcosa. Incomincia a formare un gruppo stabile di laici e di sacerdoti che sui vari problemi della Chiesa e della diocesi (non solo sul celibato) abbiano il coraggio di far sentire la loro voce.
Don Pietro Milan
(pubblicata martedì scorso su Il Mattino di Padova)
Carissimo Pietro,
ti ringrazio per la tua lettera-reazione al mio articolo, tutto questo serve per tenere acceso il dibattito, anche se lettere come quella di ieri, di una signora credo, pubblicata nella pagina dei lettori, ci dicono come molta gente voglia dei preti funzionari del sacro.
Apprezzo il tuo intervento, anche se vorrei fare alcune precisazioni.
La mia proposta, già fatta in precedenza, non è quella di un convegno sul tema del celibato, ma di un incontro dove preti, celibi e sposati, donne e membri di comunità... possano raccontarsi liberamente davanti al vescovo, e responsabili vari. Non un convegno dunque, ma un'occasione di incontro vero. Informale se vuoi, non pubblicizzato.
In secondo luogo, caro Pietro, ci tengo a dirti che il celibato non è un tema da dibattere... Un prete che si innamora e costruisce un sano rapporto di coppia, e magari forma una famiglia, comincia a vedere tutto il resto con occhi altri. Dalla Chiesa in generale ai sacramenti, alla pastorale, al Vangelo stesso. Lavoro, economia, scuola... Tutto ha colori nuovi. Non si tratta dunque di discutere su una precisa norma disciplinare della dottrina cattolica, ma di ri-pensare il modo di fare chiesa, di leggere e mettere in pratica il vangelo. Non con occhi maschilisti, clericali e sessuofobici... ma alla luce di relazioni d'amore che allargano gli orizzonti. In questo senso le donne dei preti in carica, vorrebbero essere ascoltate, ma senza mettere nei guai il loro irraggiungibile amato.
Infine, vorrei proporti di usare meno possibile il termine veterotestamentario “sacerdote” che si fonda sulla cultura del sacro come separazione dal mondo. Meglio il semplice prete o presbitero, che indica il ministero, il ruolo di coordinatore all'interno di una comunità. Sono sottigliezze lo so, ma se riuscissimo a togliere quel “don” davanti al nome (a me lo tolgono volentieri, per fortuna!), quando ci firmiamo, per comparire come tutti gli altri, compresi dottori e professori... sarebbe un segno di incarnazione e non di separazione. In effetti, se non siamo noi ad educare la gente ad un linguaggio più preciso e coerente al messaggio di Gesù, chi dovrebbe farlo?
All'interno del gruppo biblico che coordino, dove sono presenti persone belle e differenti, certe riflessioni già le faccio, c'è un forte senso critico e nello stesso tempo propositivo... chissà magari col tempo ci faremo sentire! Ma la strada è ancora lunga, e di questo ne sono terribilmente consapevole. Il titolo-giudizio che la redazione ha messo alla tua lettera è severo, ma realistico: questa Chiesa, intesa come gerarchia, non sa ascoltare.
Con affetto e stima,
Federico
mercoledì 15 settembre 2010
Italia: quinto esportatore di armi
Contratti record col Sud del mondo
LItalia si è attestata anche nel 2009 tra i cinque maggiori fornitori internazionali di armamenti e le sue esportazioni sono state dirette soprattutto ai Paesi in via di sviluppo. Lo si apprende dal rapporto consegnato venerdì scorso al Congresso degli Stati Uniti. Nonostante il calo di ordinativi dovuto alla recessione mondiale i contratti conclusi nel 2009 dalle ditte italiane ammontano a 2,7 miliardi di dollari, dei quali quasi il 90% (2,4 miliardi) stipulati con nazioni in via di sviluppo. E' per lItalia la cifra record di contratti con queste nazioni a dimostrazione che le esportazioni militari italiane sono sempre più rivolte verso i paesi del Sud del mondo.
Giorgio Beretta
LItalia si è attestata anche nel 2009 tra i cinque maggiori fornitori internazionali di armamenti e le sue esportazioni sono state dirette soprattutto ai Paesi in via di sviluppo. Lo si apprende dal rapporto consegnato venerdì scorso al Congresso degli Stati Uniti. Nonostante il calo di ordinativi dovuto alla recessione mondiale i contratti conclusi nel 2009 dalle ditte italiane ammontano a 2,7 miliardi di dollari, dei quali quasi il 90% (2,4 miliardi) stipulati con nazioni in via di sviluppo. E' per lItalia la cifra record di contratti con queste nazioni a dimostrazione che le esportazioni militari italiane sono sempre più rivolte verso i paesi del Sud del mondo.
Giorgio Beretta
lunedì 13 settembre 2010
Lucca: un altro prete si sposa
Lettera di don Andrea Ruberti alla sua comunità per spiegare i motivi della sua scelta.
Carissime amiche e preziosi amici,
la scelta della quale voglio rendervi partecipi con questa mia lettera mi riempie di gioia e al contempo è stata anche fonte di non poca sofferenza e frutto di un lungo e faticoso discernimento.
Per quanto sia inevitabilmente, purtroppo, una scelta di "rottura", la vivo e la vedo in un cammino di profonda linearità nella mia maturazione umana, di fede e come presbitero.
La fatica e la difficoltà che mi hanno accompagnato in questi ultimi tempi non hanno riguardato il mio essere prete ma il modo di viverlo.
È una riflessione e una maturazione che mi accompagna da tempo e che adesso mi chiede di scegliere per vivere con coerenza e verità quello che penso e quello che sento.
Prima di tutto scegliere una coerenza intellettuale: credo che per una vera e necessaria riforma della chiesa sia indispensabile un altro modello di ministero. Almeno lo avverto importante per me: il prete come uomo altro, separato, quasi un supercristiano, uomo del sacro mi è sempre stato stretto, tanto più ora. Per costruire una chiesa comunione, corresponsabile, vedo determinante che il presbitero, come nei primi secoli, sia uno della comunità, scelto dalla comunità per presiedere alla comunione dei fratelli e delle sorelle con i quali condivide la stessa vita.
Poi scegliere una coerenza affettiva. Mi sono portato dentro in questi anni il desiderio di una vita di coppia, di una relazione intima e speciale con una persona e non voglio più negarla, né nasconderla, né metterla da parte. Mi sembra che mi chieda questo la mia autenticità di vita.
Non credo sarei un prete peggiore di quello che sono solo per il fatto di avere una donna accanto, ma il celibato obbligatorio è una regola determinante per mantenere quel modello di prete che contesto. La legge del celibato obbligatorio per i preti entra tardi nella prassi della chiesa e lo fa cedendo ad una visione negativa della sessualità e al recupero in ambito ecclesiale di norme di purità rituale del giudaismo e del paganesimo e contribuendo decisamente a costruire una figura di prete che sia un po' un cristiano speciale, staccato dal resto della comunità.
È incredibile per me ogni volta pensare a come le condizioni determinanti per la chiesa cattolica per vivere il ministero siano l'essere maschio e l'essere celibe, due condizioni che niente dicono sulla capacità, sulle competenze, sui carismi... Nella mia preghiera di questi giorni mi sono soffermato, ed è stato ancora una volta di consolazione, sul brano del vangelo che la liturgia ci ha consegnato il 17 agosto: Mt 19,23-30. A Pietro che chiede cosa otterranno coloro che hanno lasciato tutto per seguirlo Gesù risponde: "Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna". È sorprendente come da questo elenco manchi la moglie (o il marito). Gesù non chiede ai suoi di lasciare la compagna o il compagno di una vita. L'annuncio del regno non è in contrasto con l'amore concreto e feriale di una vita a due come molti di voi in mille occasioni mi avete mostrato con la vita.
Scelgo la vita di coppia, ma non scelgo di non essere più prete. Non guardo a questi preziosi quindici anni di ministero come si può stare davanti ad uno sbaglio. Lo studio e l'insegnamento della teologia, lo spezzare la Parola nella comunità ed essere lì dentro ministro le avverto anche oggi cose mie. Sono e rimarrò prete, ma il dono fatto dallo Spirito alla chiesa con la mia ordinazione dovrà trovare altri modi di esprimersi perché la mia chiesa non lo ritiene più utile.
Paradossalmente avessi vissuto nel nascondimento il mio desiderio di vita a due, o semplicemente avessi continuato a non dichiararlo, niente sarebbe successo. Le scelte di verità, di dignità e di chiarezza spesso costano, ma sono felice di pagarne tutto il prezzo.
Questo per me chiede la libertà.
Spero vivamente che non ci perderemo. Ho vissuto il ministero in questi anni mettendo al primo posto non il ruolo, ma le relazioni e tengo molto all'amicizia con ciascuno e ciascuna di voi: da parte mia farò di tutto per continuare a coltivarle, non ho alcuna intenzione di sparire né dalla vita ecclesiale, né da Viareggio.
Vi abbraccio tutti con tanto affetto.
Andrea
San Vito (Lucca), 11 settembre 2010
Carissime amiche e preziosi amici,
la scelta della quale voglio rendervi partecipi con questa mia lettera mi riempie di gioia e al contempo è stata anche fonte di non poca sofferenza e frutto di un lungo e faticoso discernimento.
Per quanto sia inevitabilmente, purtroppo, una scelta di "rottura", la vivo e la vedo in un cammino di profonda linearità nella mia maturazione umana, di fede e come presbitero.
La fatica e la difficoltà che mi hanno accompagnato in questi ultimi tempi non hanno riguardato il mio essere prete ma il modo di viverlo.
È una riflessione e una maturazione che mi accompagna da tempo e che adesso mi chiede di scegliere per vivere con coerenza e verità quello che penso e quello che sento.
Prima di tutto scegliere una coerenza intellettuale: credo che per una vera e necessaria riforma della chiesa sia indispensabile un altro modello di ministero. Almeno lo avverto importante per me: il prete come uomo altro, separato, quasi un supercristiano, uomo del sacro mi è sempre stato stretto, tanto più ora. Per costruire una chiesa comunione, corresponsabile, vedo determinante che il presbitero, come nei primi secoli, sia uno della comunità, scelto dalla comunità per presiedere alla comunione dei fratelli e delle sorelle con i quali condivide la stessa vita.
Poi scegliere una coerenza affettiva. Mi sono portato dentro in questi anni il desiderio di una vita di coppia, di una relazione intima e speciale con una persona e non voglio più negarla, né nasconderla, né metterla da parte. Mi sembra che mi chieda questo la mia autenticità di vita.
Non credo sarei un prete peggiore di quello che sono solo per il fatto di avere una donna accanto, ma il celibato obbligatorio è una regola determinante per mantenere quel modello di prete che contesto. La legge del celibato obbligatorio per i preti entra tardi nella prassi della chiesa e lo fa cedendo ad una visione negativa della sessualità e al recupero in ambito ecclesiale di norme di purità rituale del giudaismo e del paganesimo e contribuendo decisamente a costruire una figura di prete che sia un po' un cristiano speciale, staccato dal resto della comunità.
È incredibile per me ogni volta pensare a come le condizioni determinanti per la chiesa cattolica per vivere il ministero siano l'essere maschio e l'essere celibe, due condizioni che niente dicono sulla capacità, sulle competenze, sui carismi... Nella mia preghiera di questi giorni mi sono soffermato, ed è stato ancora una volta di consolazione, sul brano del vangelo che la liturgia ci ha consegnato il 17 agosto: Mt 19,23-30. A Pietro che chiede cosa otterranno coloro che hanno lasciato tutto per seguirlo Gesù risponde: "Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna". È sorprendente come da questo elenco manchi la moglie (o il marito). Gesù non chiede ai suoi di lasciare la compagna o il compagno di una vita. L'annuncio del regno non è in contrasto con l'amore concreto e feriale di una vita a due come molti di voi in mille occasioni mi avete mostrato con la vita.
Scelgo la vita di coppia, ma non scelgo di non essere più prete. Non guardo a questi preziosi quindici anni di ministero come si può stare davanti ad uno sbaglio. Lo studio e l'insegnamento della teologia, lo spezzare la Parola nella comunità ed essere lì dentro ministro le avverto anche oggi cose mie. Sono e rimarrò prete, ma il dono fatto dallo Spirito alla chiesa con la mia ordinazione dovrà trovare altri modi di esprimersi perché la mia chiesa non lo ritiene più utile.
Paradossalmente avessi vissuto nel nascondimento il mio desiderio di vita a due, o semplicemente avessi continuato a non dichiararlo, niente sarebbe successo. Le scelte di verità, di dignità e di chiarezza spesso costano, ma sono felice di pagarne tutto il prezzo.
Questo per me chiede la libertà.
Spero vivamente che non ci perderemo. Ho vissuto il ministero in questi anni mettendo al primo posto non il ruolo, ma le relazioni e tengo molto all'amicizia con ciascuno e ciascuna di voi: da parte mia farò di tutto per continuare a coltivarle, non ho alcuna intenzione di sparire né dalla vita ecclesiale, né da Viareggio.
Vi abbraccio tutti con tanto affetto.
Andrea
San Vito (Lucca), 11 settembre 2010
venerdì 10 settembre 2010
La proposta di Bollettin: una ottima iniziativa
(da Il Mattino di Padova di ieri)
Caro Direttore,
mi è stato segnalato l'articolo di Federico Bollettin che, sul suo giornale, invita la chiesa padovana ad un incontro con i preti che hanno lasciato il ministero o che sono innamorati.
La proposta è bellissima ed auguro a Federico che la sua chiesa la prenda sul serio.
Forse i tempi cambiano.
In lettere private ho più volte sollecitato qualche vescovo, anni orsono, in questa direzione.
Ho sostenuto (e continuo a sostenere) che un vescovo non cessa di essere padre di un prete solo per il fatto che questi si sposa.
Purtroppo ebbi solo risposte cortesi, ma di diniego.
L'argomento scotta e continua a scottare per la gerarchia che preferisce far finta di non vedere e di non sapere piuttosto che affrontare il problema.
Se la chiesa padovana avesse il coraggio di accogliere la proposta di Bollettin non solo compirebbe un gesto profetico, ma s'accorgerebbe che questi suoi figli con le loro mogli ed i loro figli sono una ricchezza umana e cristiana.
Un prete che lascia il ministero, infatti, si trova di punto in bianco dall'altra parte dell'altare e sulla strada.
Non ha un lavoro (e spesso gli studi compiuti non gli consentono qualifiche accademiche per poter accedere a concorsi pubblici o privati), non ha una casa e si deve reinventare la vita.
Nulla di grave, per carità!
Proprio in questi ultimi due anni abbiamo visto troppe scene di gente che raccoglie gli effetti personali nello scatolone e abbandona forzatamente un posto di lavoro a causa della pesantissima recessione in essere. Ma il prete si chiede il motivo per cui per la sua comunità diocesana che ha servito per anni, non esiste più. Dall'annuario ecclesiastico diocesano viene cancellato non solo come prete nel ministero, ma anche dall'elenco dell'anno dell'ordinazione sacerdotale (ma non ero "sacerdos in aeternum", si chiede un po' dubbioso?); se chiede la dispensa per contrarre matrimonio religioso è sottoposto ad un processo canonico in cui sua moglie non è neppure coinvolta; nessuno dei confratelli si fa vivo e s'interessa a lui, alla sua famiglia, ai suoi bisogni. Diventa un lebbroso ecclesiastico, con tanti saluti alla carità cristiana ed all'attenzione agli altri che magari sente predicare dal proprio vescovo se per caso gli punge vaghezza di assistere al solenne pontificale della festa del patrono.
Spesso - negli anni passati - ho sollecitato i Pastori a coinvolgere noi preti che abbiamo lasciato il ministero ricordando loro che non siamo proprio dei reprobi, che la nostra esperienza potrebbe servire anzitutto per migliorare il progetto educativo dei seminari e, quindi, per esplorare nuove strade di servizi ministeriali che potrebbero portare a considerare seriamente la necessità di un sacerdozio uxorato (come fu per quasi mille anni nella comunità cristiana) che coinvolga non solo l'uomo, ma anche la donna (perchè uomo e donna sono persone, entrambe amate da Dio).
Ma dalla chiesa istituzionale viene solo il silenzio.
La chiesa istituzionale continua a pascersi di megaconvegni che sono spesso pieni di vuote parole; si chiude nelle cattedrali e riveste abiti sontuosi celebrando liturgie piene d'incenso compiendo gesti incomprensibili ai più; si raduna in seduta plenaria a Roma interrogandosi sui motivi della carenza del clero e dell'abbandono della pratica religiosa, ma non osa affrontare il tema del sacerdozio sia sul piano teologico che spirituale e pastorale.
La chiesa istituzionale continua a pregare ed a far pregare nelle preghiere dei fedeli delle messe domenicali perchè "il Signore susciti sante vocazioni" e non osa interrogarsi sul motivo per il quale il Signore non sembra esaudire questo desiderio quando un vescovo deve accorpare le parrocchie assegnando il servizio religioso ad un solo prete che corre come un saltamartino fra una parrocchia e l'altra e si sente, la sera, più funzionario di Dio che apostolo del Vangelo.
Grazie per l'ospitalità.
Molto cordialmente
Ernesto Miragoli
www.webalice.it/miragoli
Caro Direttore,
mi è stato segnalato l'articolo di Federico Bollettin che, sul suo giornale, invita la chiesa padovana ad un incontro con i preti che hanno lasciato il ministero o che sono innamorati.
La proposta è bellissima ed auguro a Federico che la sua chiesa la prenda sul serio.
Forse i tempi cambiano.
In lettere private ho più volte sollecitato qualche vescovo, anni orsono, in questa direzione.
Ho sostenuto (e continuo a sostenere) che un vescovo non cessa di essere padre di un prete solo per il fatto che questi si sposa.
Purtroppo ebbi solo risposte cortesi, ma di diniego.
L'argomento scotta e continua a scottare per la gerarchia che preferisce far finta di non vedere e di non sapere piuttosto che affrontare il problema.
Se la chiesa padovana avesse il coraggio di accogliere la proposta di Bollettin non solo compirebbe un gesto profetico, ma s'accorgerebbe che questi suoi figli con le loro mogli ed i loro figli sono una ricchezza umana e cristiana.
Un prete che lascia il ministero, infatti, si trova di punto in bianco dall'altra parte dell'altare e sulla strada.
Non ha un lavoro (e spesso gli studi compiuti non gli consentono qualifiche accademiche per poter accedere a concorsi pubblici o privati), non ha una casa e si deve reinventare la vita.
Nulla di grave, per carità!
Proprio in questi ultimi due anni abbiamo visto troppe scene di gente che raccoglie gli effetti personali nello scatolone e abbandona forzatamente un posto di lavoro a causa della pesantissima recessione in essere. Ma il prete si chiede il motivo per cui per la sua comunità diocesana che ha servito per anni, non esiste più. Dall'annuario ecclesiastico diocesano viene cancellato non solo come prete nel ministero, ma anche dall'elenco dell'anno dell'ordinazione sacerdotale (ma non ero "sacerdos in aeternum", si chiede un po' dubbioso?); se chiede la dispensa per contrarre matrimonio religioso è sottoposto ad un processo canonico in cui sua moglie non è neppure coinvolta; nessuno dei confratelli si fa vivo e s'interessa a lui, alla sua famiglia, ai suoi bisogni. Diventa un lebbroso ecclesiastico, con tanti saluti alla carità cristiana ed all'attenzione agli altri che magari sente predicare dal proprio vescovo se per caso gli punge vaghezza di assistere al solenne pontificale della festa del patrono.
Spesso - negli anni passati - ho sollecitato i Pastori a coinvolgere noi preti che abbiamo lasciato il ministero ricordando loro che non siamo proprio dei reprobi, che la nostra esperienza potrebbe servire anzitutto per migliorare il progetto educativo dei seminari e, quindi, per esplorare nuove strade di servizi ministeriali che potrebbero portare a considerare seriamente la necessità di un sacerdozio uxorato (come fu per quasi mille anni nella comunità cristiana) che coinvolga non solo l'uomo, ma anche la donna (perchè uomo e donna sono persone, entrambe amate da Dio).
Ma dalla chiesa istituzionale viene solo il silenzio.
La chiesa istituzionale continua a pascersi di megaconvegni che sono spesso pieni di vuote parole; si chiude nelle cattedrali e riveste abiti sontuosi celebrando liturgie piene d'incenso compiendo gesti incomprensibili ai più; si raduna in seduta plenaria a Roma interrogandosi sui motivi della carenza del clero e dell'abbandono della pratica religiosa, ma non osa affrontare il tema del sacerdozio sia sul piano teologico che spirituale e pastorale.
La chiesa istituzionale continua a pregare ed a far pregare nelle preghiere dei fedeli delle messe domenicali perchè "il Signore susciti sante vocazioni" e non osa interrogarsi sul motivo per il quale il Signore non sembra esaudire questo desiderio quando un vescovo deve accorpare le parrocchie assegnando il servizio religioso ad un solo prete che corre come un saltamartino fra una parrocchia e l'altra e si sente, la sera, più funzionario di Dio che apostolo del Vangelo.
Grazie per l'ospitalità.
Molto cordialmente
Ernesto Miragoli
www.webalice.it/miragoli
giovedì 9 settembre 2010
Non si può dividere il mondo in sacro e profano
Un pezzo di omelia di Alberto Maggi, biblista dei Servi di Maria, ultimamente bacchettato dai vescovi (leggi qui). Quando un messaggio ha troppo successo e toglie fedeli e offerte alle chiese... ma soprattutto libera le persone da schiavitù e dipendenze (anche religiose...) allora diventa un problema serio!
Vangelo di domenica 12 settembre... commento
[...]Cento pecore, dieci monete rappresentano un tutt’uno (100,10: se togliamo l’1 c’è lo zero, si perde tutto).
L’umanità per Gesù è indivisibile, non si può dividere il mondo in sacro (i 99 «giusti» o buoni) e profano (i cattivi).
Così facevano i farisei, quelli che «si ritenevano giusti », “separati”
(pharisaios vuol dire “separato” dalla massa).
Nell’ambito di Dio “ci sarà gioia nel cielo per…(v. 7); …vi è gioia davanti
agli angeli di Dio…” (v. 10) i valori si invertono: i perdenti, i diseredati, gli
emarginati dalla società religiosa se si emendano attivano la loro capacità di fare
festa e la condividono con gli altri.
Quelli che si ritengono giusti e sicuri di se stessi, quelli che disprezzano
chiunque non la pensi come loro, non hanno la capacità, né sentono il bisogno di
conversione, e quindi di far festa.
Sono degli ipocriti, che curano solo la loro immagine, ripiegati su se stessi,
annoiati.
Vangelo di domenica 12 settembre... commento
[...]Cento pecore, dieci monete rappresentano un tutt’uno (100,10: se togliamo l’1 c’è lo zero, si perde tutto).
L’umanità per Gesù è indivisibile, non si può dividere il mondo in sacro (i 99 «giusti» o buoni) e profano (i cattivi).
Così facevano i farisei, quelli che «si ritenevano giusti », “separati”
(pharisaios vuol dire “separato” dalla massa).
Nell’ambito di Dio “ci sarà gioia nel cielo per…(v. 7); …vi è gioia davanti
agli angeli di Dio…” (v. 10) i valori si invertono: i perdenti, i diseredati, gli
emarginati dalla società religiosa se si emendano attivano la loro capacità di fare
festa e la condividono con gli altri.
Quelli che si ritengono giusti e sicuri di se stessi, quelli che disprezzano
chiunque non la pensi come loro, non hanno la capacità, né sentono il bisogno di
conversione, e quindi di far festa.
Sono degli ipocriti, che curano solo la loro immagine, ripiegati su se stessi,
annoiati.
Corano al rogo? Un'assurda iniziativa personale
I battisti italiani prendono le distanze dal pastore statunitense Terry Jones:
"La tradizione battista ha fatto della libertà e del rispetto di tutte le fedi uno dei punti irrinunciabili del suo insegnamento ed è incompatibile con l'intolleranza e la violenza espressa dal gesto di dar fuoco al Corano" (www.ucebi.it)
"La tradizione battista ha fatto della libertà e del rispetto di tutte le fedi uno dei punti irrinunciabili del suo insegnamento ed è incompatibile con l'intolleranza e la violenza espressa dal gesto di dar fuoco al Corano" (www.ucebi.it)
Ciascuno cresce solo se sognato
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci, una vita per la non-violenza
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
Danilo Dolci, una vita per la non-violenza
mercoledì 8 settembre 2010
Una proposta per la diocesi di Padova
La proposta: organizziamo un incontro
di Federico Bollettin
Un uomo che si innamora, o una donna che si innamora, non possono rappresentare una debolezza, nè un motivo di sofferenza per alcuno. Nemmeno se l'uomo in questione è anche prete. Così rispondo all'autore del comunicato stampa, che si firma "Diocesi di Padova", in merito alla decisione di don Romano Frigo, compagno di strada.
La comunità dei preti padovani che si innamorano e che credono nell'amore aumenta come un monito: esiste una realtà bella, ricca, complessa che non viene però ascoltata, accolta, interpellata. Minoranza lapidata con il giudizio, l'emarginazione, la pacca sulla spalla se ti mostri pentito, in un regime di ipocrisia e di ingiustizia.
La ributto come una proposta: perchè la Diocesi di Padova non organizza un incontro con tutti quei preti, o che si sono già sposati, o che stanno vivendo una relazione affettiva significativa, o che credono nell'opzione facoltativa del celibato? E soprattutto, perchè non ascoltare le donne e le comunità coinvolte?
Già alcuni tentativi di riunire i preti sposati della diocesi di Padova sono stati abortiti da un "non è opportuno", che rivela molta paura e poca profezia. Non si tratta di fare un referendum ecclesiale o di cambiare le norme della dottrina cattolica. I fatti parlano di una realtà presente, che si sta piano piano rivelando, e che domanda particolare interesse. E se fosse anche per il semplice gusto di sedersi insieme attorno ad un tavolo e ascoltare, con rispetto e assenza di giudizio, le testimonianze di preti e donne che amano e condividono la passione per il Regno di Dio... sarebbe già un grandissimo passo in avanti. Non è banale, perchè si evita di creare divisioni insanabili sulla base di regole disciplinari relative. Si offre un luogo e un'occasione di dialogo e di confronto serio. Non strutturato, lasciando spazio all'evento. Forse non verranno tutti, il timore di uscire allo scoperto è ancora forte, o forse si provocherà un ulteriore effetto a catena, non lo so. Ma il messaggio avrà una forza dirompente: Chiesa, casa di Dio per tutti, realmente, concretamente. E se ultimamente vi è un'attenzione particolare agli immigrati, anche le dichiarazioni del papa sull'accoglienza dei rom è significativa, non resta che aprire le braccia ai propri figli o vicini di casa. Come dire, è più facile accogliere e aiutare un individuo bisognoso, in quanto "inferiore", piuttosto che accettare il confronto alla pari con un tuo "simile". Se altri credono in questa proposta, si facciano sentire!
(pubblicato oggi su "Il Mattino di Padova")
di Federico Bollettin
Un uomo che si innamora, o una donna che si innamora, non possono rappresentare una debolezza, nè un motivo di sofferenza per alcuno. Nemmeno se l'uomo in questione è anche prete. Così rispondo all'autore del comunicato stampa, che si firma "Diocesi di Padova", in merito alla decisione di don Romano Frigo, compagno di strada.
La comunità dei preti padovani che si innamorano e che credono nell'amore aumenta come un monito: esiste una realtà bella, ricca, complessa che non viene però ascoltata, accolta, interpellata. Minoranza lapidata con il giudizio, l'emarginazione, la pacca sulla spalla se ti mostri pentito, in un regime di ipocrisia e di ingiustizia.
La ributto come una proposta: perchè la Diocesi di Padova non organizza un incontro con tutti quei preti, o che si sono già sposati, o che stanno vivendo una relazione affettiva significativa, o che credono nell'opzione facoltativa del celibato? E soprattutto, perchè non ascoltare le donne e le comunità coinvolte?
Già alcuni tentativi di riunire i preti sposati della diocesi di Padova sono stati abortiti da un "non è opportuno", che rivela molta paura e poca profezia. Non si tratta di fare un referendum ecclesiale o di cambiare le norme della dottrina cattolica. I fatti parlano di una realtà presente, che si sta piano piano rivelando, e che domanda particolare interesse. E se fosse anche per il semplice gusto di sedersi insieme attorno ad un tavolo e ascoltare, con rispetto e assenza di giudizio, le testimonianze di preti e donne che amano e condividono la passione per il Regno di Dio... sarebbe già un grandissimo passo in avanti. Non è banale, perchè si evita di creare divisioni insanabili sulla base di regole disciplinari relative. Si offre un luogo e un'occasione di dialogo e di confronto serio. Non strutturato, lasciando spazio all'evento. Forse non verranno tutti, il timore di uscire allo scoperto è ancora forte, o forse si provocherà un ulteriore effetto a catena, non lo so. Ma il messaggio avrà una forza dirompente: Chiesa, casa di Dio per tutti, realmente, concretamente. E se ultimamente vi è un'attenzione particolare agli immigrati, anche le dichiarazioni del papa sull'accoglienza dei rom è significativa, non resta che aprire le braccia ai propri figli o vicini di casa. Come dire, è più facile accogliere e aiutare un individuo bisognoso, in quanto "inferiore", piuttosto che accettare il confronto alla pari con un tuo "simile". Se altri credono in questa proposta, si facciano sentire!
(pubblicato oggi su "Il Mattino di Padova")
lunedì 6 settembre 2010
La pazienza
Sentite questa bella definizione di pazienza, del filosofo Roberto Mancini...
Pazienza:
non scaricare sugli altri
le conseguenze di una sofferenza
che ci è capitata
o che ci siamo procurati.
Facile?
Pazienza:
non scaricare sugli altri
le conseguenze di una sofferenza
che ci è capitata
o che ci siamo procurati.
Facile?
Anno sabbatico per innamoramento
Ce ne fossero di notizie così!
Ho accolto con gioia la notizia di un nuovo compagno di strada! Stando ai giornali, don Romano Frigo, parroco di Cervarese Santa Croce, diocesi di Padova, ha deciso di prendersi un anno sabbatico per "innamoramento". Lui non ha rilasciato dichiarazioni, ma i parrocchiani lo hanno intuito e si stanno mettendo in discussione. Nulla di nuovo, la processione si allarga, i preti che accolgono l'amore aumentano... ma dall'alto nessun segnale di ascolto.
Un giornalista del Corriere del Veneto mi ha rintracciato per chiedermi cosa sta succedendo tra i preti. Anche lui, che non è del mestiere, si è accorto che situazioni del genere compaiono spesso sui giornali, e si interroga sul perchè.
Un mio compagno di ordinazione mi dice che, secondo lui, i tempi stanno cambiando, qualcosa di nuovo arriverà prima o poi, è giunto il momento di rivedere la dottrina.
Una donna mi manda un messaggio ringraziandomi per il mio impegno, ma dichiarando che "...la battaglia è persa in partenza".
Riporto alcuni passaggi (che trovo in un articolo) della predica di ieri sera, durante la messa nella chiesa di Cervarese Santa Croce, dove il celebrante si riferisce a don Romano.
Sentite quanta saggezza!!!
«Quando ci si innamora fortemente di una persona si tende a dedicarle tutte le attenzioni del mondo e ci si dimentica di tutto ciò che è altrettanto importante. Anche del Signore, che invece vorrebbe che noi fossimo un tantino più attenti e innamorati di lui». «Cari cristiani a volte ci si fa abbagliare dalla luce di una delle tante stelle che brillano, ma noi dobbiamo seguire la stella che ci irradia la luce giusta e che ci indica la strada maestra».
A voi i commenti!
Ho accolto con gioia la notizia di un nuovo compagno di strada! Stando ai giornali, don Romano Frigo, parroco di Cervarese Santa Croce, diocesi di Padova, ha deciso di prendersi un anno sabbatico per "innamoramento". Lui non ha rilasciato dichiarazioni, ma i parrocchiani lo hanno intuito e si stanno mettendo in discussione. Nulla di nuovo, la processione si allarga, i preti che accolgono l'amore aumentano... ma dall'alto nessun segnale di ascolto.
Un giornalista del Corriere del Veneto mi ha rintracciato per chiedermi cosa sta succedendo tra i preti. Anche lui, che non è del mestiere, si è accorto che situazioni del genere compaiono spesso sui giornali, e si interroga sul perchè.
Un mio compagno di ordinazione mi dice che, secondo lui, i tempi stanno cambiando, qualcosa di nuovo arriverà prima o poi, è giunto il momento di rivedere la dottrina.
Una donna mi manda un messaggio ringraziandomi per il mio impegno, ma dichiarando che "...la battaglia è persa in partenza".
Riporto alcuni passaggi (che trovo in un articolo) della predica di ieri sera, durante la messa nella chiesa di Cervarese Santa Croce, dove il celebrante si riferisce a don Romano.
Sentite quanta saggezza!!!
«Quando ci si innamora fortemente di una persona si tende a dedicarle tutte le attenzioni del mondo e ci si dimentica di tutto ciò che è altrettanto importante. Anche del Signore, che invece vorrebbe che noi fossimo un tantino più attenti e innamorati di lui». «Cari cristiani a volte ci si fa abbagliare dalla luce di una delle tante stelle che brillano, ma noi dobbiamo seguire la stella che ci irradia la luce giusta e che ci indica la strada maestra».
A voi i commenti!
domenica 5 settembre 2010
Dopo un funerale
Ieri ho partecipato ad un funerale di un familiare.
Il linguaggio della liturgia era vecchio, lontano dalla gente. Il momento più vivo e partecipato è stato quello degli interventi spontanei. Il figlio del defunto, i colleghi di lavoro, gli amici... hanno espresso in modo semplice, appassionato, concreto... la loro sofferenza, rabbia, speranza. L'eucarestia, il ringraziamento... l'ho respirato proprio in questo momento. Non nelle formule arcaiche di un messale preconfezionato. Il rito è importante, deve restare. Ma occorre dare spazio al sentire popolare, reale. Creare partecipazione, democrazia anche all'interno della chiesa. Il prete è semmai un coordinatore delle espressioni della gente, non il ripetitore di uno scherma prefissato, lontano dalla gente appunto. Raccontare la favoletta a lieto fine per assopire gli animi non sempre funziona. Mi sono riscoperto pensante, libero, in ricerca, onesto... E' questa la bellezza di un cristianesimo adulto, centrato nel cuore del messaggio.
Ma il rito ci vuole, non per abitudine, per sola tradizione, per apparenza. Ci vuole perchè naturale, insito cioè nella natura dell'uomo.
Solamente una cosa manca: maggiore spazio ai sentimenti e alle relazioni, all'incontro e al racconto.
Il linguaggio della liturgia era vecchio, lontano dalla gente. Il momento più vivo e partecipato è stato quello degli interventi spontanei. Il figlio del defunto, i colleghi di lavoro, gli amici... hanno espresso in modo semplice, appassionato, concreto... la loro sofferenza, rabbia, speranza. L'eucarestia, il ringraziamento... l'ho respirato proprio in questo momento. Non nelle formule arcaiche di un messale preconfezionato. Il rito è importante, deve restare. Ma occorre dare spazio al sentire popolare, reale. Creare partecipazione, democrazia anche all'interno della chiesa. Il prete è semmai un coordinatore delle espressioni della gente, non il ripetitore di uno scherma prefissato, lontano dalla gente appunto. Raccontare la favoletta a lieto fine per assopire gli animi non sempre funziona. Mi sono riscoperto pensante, libero, in ricerca, onesto... E' questa la bellezza di un cristianesimo adulto, centrato nel cuore del messaggio.
Ma il rito ci vuole, non per abitudine, per sola tradizione, per apparenza. Ci vuole perchè naturale, insito cioè nella natura dell'uomo.
Solamente una cosa manca: maggiore spazio ai sentimenti e alle relazioni, all'incontro e al racconto.
giovedì 2 settembre 2010
Mi sono innamorata di un prete
E' uscito questa settimana un articolo sulla rivista Grazia "Mi sono innamorata di un prete", dove tre donne raccontano la loro esperienza. Una di loro, Stefania, è una mia amica. Alla fine c'è anche un mio breve intervento. Rispetto ad altre interviste fatte, questa mi sembra quella più rispettosa e fedele. La giornalista, Cristina Giudici, che ringrazio, ha tralasciato le solite notizie da gossip e si è concentrata sulle reali testimonianze.
Due sottili precisazioni:
1. I preti non prendono i voti (come i religiosi), ma vengono ordinati. La promessa di celibato è puramente funzionale al ministero (secondo la dottrina cattolica).
2. Il titolo, alla mia intervista, "ex sacerdote sposato" è impreciso: andrebbe corretto con un semplice "prete sposato".
Due sottili precisazioni:
1. I preti non prendono i voti (come i religiosi), ma vengono ordinati. La promessa di celibato è puramente funzionale al ministero (secondo la dottrina cattolica).
2. Il titolo, alla mia intervista, "ex sacerdote sposato" è impreciso: andrebbe corretto con un semplice "prete sposato".
mercoledì 1 settembre 2010
Una cosa bella
Nella grande savana,
ogni mamma africana
culla il suo bimbo dagli occhi neri,
e...sono dolci i suoi pensieri.
Nell'Oriente lontano,
ogni mamma tiene il suo bimbo per mano:
lo guarda e sorride felice
ascoltando quello che le dice.
Se penso a quello che tu fai con me,
mamma, che differenza c'è?
E lo sai che cosa ho capito?
Una cosa bella che adesso ti dico:
qualunque sia il suo colore,
ogni mamma tiene il suo bimbo nel cuore.
ogni mamma africana
culla il suo bimbo dagli occhi neri,
e...sono dolci i suoi pensieri.
Nell'Oriente lontano,
ogni mamma tiene il suo bimbo per mano:
lo guarda e sorride felice
ascoltando quello che le dice.
Se penso a quello che tu fai con me,
mamma, che differenza c'è?
E lo sai che cosa ho capito?
Una cosa bella che adesso ti dico:
qualunque sia il suo colore,
ogni mamma tiene il suo bimbo nel cuore.
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