giovedì 10 settembre 2009

I PRETI SECONDO VITTORINO ANDREOLI



Dopo aver curato la rubrica “i preti e noi” per Avvenire, lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli ha appena sfornato, con l'editrice Piemme, il libro “Preti. Viaggio fra gli uomini del sacro”. Anche la giornalista Laura Badaracchi, collaboratrice del quotidiano della CEI, ha recentemente pubblicato ”Fare il prete non è un mestiere. Una vocazione alla prova” (Edizioni dell'Asino, febbraio 2009). Ma cosa hanno di così speciale i preti per essere al centro dell'attenzione di personaggi della cultura come Andreoli che si autodefinisce non credente? “É una delle poche figure – afferma lo psichiatra - che rappresenta una coscienza che sembra staccata dalla logica di questo mondo che è tutto legato al successo e al denaro. Insomma, è uno specchio in cui sia i credenti che i non credenti possono specchiarsi e quindi meditare”. Forse che l’operaio o l’impiegato sono attaccati alla logica del denaro, perchè per mandare avanti una famiglia hanno bisogno di denaro? O forse è proprio il clero, così come è stato inteso da Costantino in poi, quando il cristianesimo è diventato religione civile, a non avere il senso del valore rispetto al denaro perchè tutto gli è dovuto? Da quello che so, molti parroci hanno fatto confluire il proprio conto personale in banca su quello comunitario della parrocchia, e con la scusa “Non ho nulla di mio” non si rendono conto di quanto costa la vita.
“Per me è sempre una figura che merita grande attenzione, - continua Andreoli - una figura di particolare interesse per i non credenti e questo mi pare che sia in logica con il messaggio del pastore che deve cercare le pecore che non sono nel gregge.” Cosa ne pensano a riguardo, ad esempio, gli atei e agnostici italiani che hanno organizzato per domenica 19 settembre il primo meeting nazionale per un paese laico e civile “Liberi di non credere”?
Andreoli immagina e descrive il prete ideale, avvolto ancora da un alone di mistero, ma non rappresentativo dell'intera realtà ecclesiale italiana. Mi son chiesto se tra i suoi intervistati vi sia qualcuno dei 41 preti che sono stati richiamati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dopo aver firmato l'appello di MicroMega sulla libertà di cura! Vengono forse citati i presbiteri delle comunità cristiane di base? O quei teologi e biblisti non completamente allineati con la posizione ufficiale del Magistero?
Già dal sottotitolo “Viaggio fra gli uomini del sacro”, mi sembra di intuire che l'autore non disponga di una profonda conoscenza delle Scritture e della ricerca teologica degli ultimi decenni. Ad una sua competenza sul piano psicologico non corrisponde un'altrettanta competenza su quello biblico e pastorale: non so se prima abbia letto “Funzionari di Dio. Psicogramma di un ideale” di Eugen Drewermann, teologo e psicanalista tedesco, e “La psicanalisi del Cristianesimo” (scaricabile da internet) di Luigi de Paoli, psichiatra e già coordinatore nazionale del movimento Noi Siamo Chiesa. Il termine “sacro” che appartiene al Primo Testamento e che significa letteralmente “separato” non fa altro che rafforzare la mentalità dualistica secondo la quale esiste un uomo sacro-religioso che si occupa delle cose celesti e uno profano-laico che si occupa invece di quelle terrene. Il primo chiaramente superiore al secondo. Mai come adesso è necessario ricucire questa diabolica separazione, poichè abbiamo bisogno di una fede collegata alla vita, che determini le nostre scelte nella logica evangelica. Le forme di intimismo religioso, di apatia sociale, di fuga spiritualistica dalle responsabilità, derivano proprio da tale visione sacralizzata della realtà.

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