martedì 22 settembre 2009

PERIODO DI LICENZIAMENTI

"Se mi lascieranno a casa, come farò a mantenere la mia famiglia?" mi dice un collega africano. "Se fossi da solo, non sarebbe un problema! Il fatto è che ho una moglie e una bambina di pochi mesi."

Tempo di assemblee sindacali nelle aziende in crisi, di continue trattavive. Si arriverà ad un accordo che riesca ad evitare i licenziamenti utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dallo stato?
Cassa d'integrazione ordinaria e straordinaria, patti di solidarietà, pre-pensionamento... basteranno a far dormire sonni tranquilli i lavoratori a rischio?
Periodo di licenziamenti, periodo di lotta tra poveri. Cresce il nervosismo dentro la fabbrica, le supposizioni degli uni sugli altri creano divisioni intestine. Con quali criteri la dirigenza stabilirà chi resta e chi invece va a casa? C'è chi ha paura di discriminazioni, favoritismi e ingiustizie. Chi ha più diritto a restare? Ognuno porta le sue ragioni. Quanto siamo schiavi di questo mercato oscillante! Padrone dei nostri umori, come la Luna. E quando alla base c'è divisione, il potente ha già vinto!

L'INDEBITAMENTO PUBBLICO

di Herbert Anders


[...]L'indebitamento cresce per i vari meccanismi con cui il grande capitale
riesce a sottrarsi alla partecipazione delle spese sociali.

Molte imprese transnazionali (TNC) minacciano di trasferire gli impianti
all'estero per gli alti costi di produzione nei paesi ricchi. I governi in
genere reagiscono con agevolazioni delle tasse esattamente per coloro che
finanziariamente sono gli elementi più forti dello stato.
● L'ininterrotta tecnologizzazione delle imprese causa un continuo aumento
della disoccupazione che crea grandi buchi nel budget dello stato che si
deve incaricare delle conseguenze sociali.
● Gli enormi guadagni realizzati dalle grandi imprese spesso non sono più
investiti nell'economia reale, ma finiscono sul mercato della speculazione
degli affari finanziari e sono quindi sottratti al circuito socialmente utile.
● Le TNC inoltre approfittano dei vari meccanismi transnazionali a loro
disposizione per poter sottrarre le tasse allo stato, fatturando grandi cifre
in paesi che garantiscono loro importanti agevolazioni fiscali.

Tutti questi meccanismi producono un crescente indebitamento dello stato che
da un lato si vede deprivato dalle tasse dei suoi più fortunati
protagonisti, mentre dall'altro deve distribuire il peso sociale
creato dalla loro spregiudicata politica di licenziamenti sui
suoi elementi più deboli, i lavoratori. Il colmo di questo
ricatto del grande capitale consiste nel fatto che sono le
stesse imprese ad elargire poi dei prestiti allo stato che li
ripaga con degli interessi notevoli. Il loro guadagno
dall'evasione delle tasse si svolge quindi su due fronti: nel
diretto risparmio di uscite e nel recupero di soldi tramite i debiti dello stato nei
loro confronti.
Ciò significa ancora una volta, che a pochi soggetti privati è permesso di
arricchirsi oltre ogni misura sulle spalle dei dipendenti che devono rispondere
alle esigenze dello stato tramite tasse sempre più alte che loro non sono in grado
di evadere.
Conseguentemente la classe media impoverisce, il che causa una
nuova e crescente domanda al servizio pubblico dello stato – e il cerchio
diabolico si chiude. In altre parole: L'accumulo del capitale da parte di pochi
individui porta l'insieme dello stato in rovina. Il bene pubblico viene sacrificato
per gli interessi di pochi privati.

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