martedì 26 gennaio 2010

UN FILM PER RIFLETTERE: PUO' BASTARE?

FARE IL PRETE IN UN MONDO CHE CAMBIA

Questa mattina la sala del cinema MPX ospiterà i preti di Padova che accetterranno l'invito di guardare gratuitamente l'ultimo film di Carlo Verdone Io, loro e Laura.
In occasione dell' "Anno Sacerdotale" indetto da Benedetto XVI, il Centro padovano della comunicazione sociale assieme all'Istituto san Luca per la formazione permanente del clero, offre la proiezione di un film la cui trama ruota attorno alla figura di un prete missionario.
Un'interessante iniziativa che, aldilà delle recensioni più o meno entusiasmanti, serve a creare dibattito su un ruolo che, non solo a Padova, è in profonda crisi di identità. Anche le case editrici periodicamente sfornano libri a riguardo: da Preti. Viaggio fra gli uomini del sacro di Vittorino Andreoli a Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapedi di Candido Cannavò. Il fatto è che molti preti continuano a lasciare la parrocchia, ovvero il modello più diffuso, per inventarsi un ministero a propria misura, o addirittura per elevarsi allo stato laicale.
Un film per riflettere sull'identità e sul senso dell'essere e del fare il prete in un mondo che cambia, può servire, ma perchè non ascoltare prima di tutto i diretti interessati? Sono i preti "dissidenti", non allineati ma appassionati, e un po' ex o disobbedienti come me, a offrire materiale vivo per una riflessione comune. Storie vere, in carne ed ossa. Idee e proposte vagliate con il sudore del rifiuto sociale, senza nessun interesse personale. Quello che voglio dire è che di persone concrete, disponibili a offrire stimoli e provocazioni costruttive sulla figura del prete, ce ne sono anche a casa nostra. E molte ultimamente. Purtroppo alcune proposte di incontro sereno, in cui confrontarci, "guardarci in volto", vengono abortite per difficoltà di comunicazione e mancanza di umiltà. Sarebbe opportuno favorire lo scambio di opinioni, nello spirito della crescita comune.
Staccata la spina del dialogo, per paura che il modello classico del prete venga smontato e reinventato dal basso, senza il timbro dell'autorità, si preferisce presentarlo così come una lettrice de La Difesa del Popolo lo descrive nell'ultimo numero: "Quando nel confessionale ti dà il perdono è il Cristo che ti assolve. Quando può darsi che la sua vita non sia coerente con le sue parole: ma ti insegna la verità. Credi in questo uomo strano e misterioso: è il ministro di Dio."
Dal Vaticano però arriva una buona notizia. Fare il prete in un mondo che cambia significa finalmente accettare che la legge è uguale per tutti! Il card. Claudio Hummes assicura che "D'ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo".
Attendiamo dunque il prossimo passo: un incontro, aperto a tutti i preti, quelli dentro e quelli fuori, quelli convinti e quelli in crisi, quelli celibi e quelli sposati, magari al Multisala Pio X dove, almeno per una volta, si invertano i ruoli. Chi è abituato a parlare dovrà ascoltare, almeno per una volta!

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